...ci tengo a tediare ulteriormente i forumisti aggiungendo che il Vinsanto Diletti sarebbe un attimino da studio enologico . Le componenti che portano un vino ad invecchiamenti estremi sono una sintesi (equilibrata ma su valori alti ) di (lasciando perdere la qualità del tappo ):
- Acidità
- Polifenoli
- Estratti
- Concentrazione di zuccheri (in caso di vini dolci)
- Alcool (escludendo vini dolci - dolci)
- Probabili gas antiossidanti disciolti
Di tutto questo, difficile comprendere quali di questi fattori abbiano influenzato una stabilità al limite dell'assurdo di un vino come il vinsanto bevuto ieri . Io una mia idea me la sono fatta , ma discutiamone....
Tornando a noi:
- Tignanello 1994 : e qui ci scappa la sorpresa della giornata , perché vino in formissima e , soprattutto, con caratteristiche deliziose. Più del valore assoluto (comunque di rilievo) senz'altro la grande sorpresa piacevole , per cui l'esaltazione forse sopra le righe . Ma non mi sorprende più di tanto, perché l'anno scorso abbiamo aperto in deverse occasioni Tignanello ben più vecchi ('77 e '78) con esiti altrettanto esaltanti. L'annata, poi, si sta rivelando meno peregrina dell'ipotizzato, probabile che la si fosse inizialmente sottovalutata , soprattutto relativamente alle capacità di invecchiamento. Comunque è rosso chiaro con qualche nuance granata, un po' crepuscolare otticamente ma assai caratteristico più di un grande Sangiovese che di Cabernet che sta caratterizzando l'ultimo ventennio. Sta i fatto che il sottobosco che emana è fragrante, rugiadoso , di bella presenza scenica, non corpulento ma elegantissimo . Così come elegante è la bocca, setosa ma pulsante , perché l'acidità è in perfetto equilibrio con l'insieme. Direi gran riuscita e una bella levata di cappello per questo vino così bistrattato e ormai relegato da tutti gli appassionati a "banal wine" . Si è preso una bella (e meritata) rivincita .
- Latour 1975 : qui, invece , ci scappa una "clamorosa" conferma , perché l'affinità quasi sessuale che mi lega a questo vino mi comporterebbe un occhio di riguardo a prescindere, ma questo era buono forte. Ananta non epica (per la critica) ma dura e scontrosa da giovane, oggi si rivela di equilibri e corrispondenza di umani sensi sensoriali come pochi. E' vivo nel colore con qualche ruga d0espressione granata. Il naso è in continua evoluzione nel bicchiere , dal goudron deciso iniziale (catramone clamoroso) con contorno di fruttini di rovo, ad una ben più evoluta liquirizia e ginepro , fondo bruno e chiodi di garofano. Mai domo, nel bicchiere da sempre sensazioni nuove con l'ossigenazione. L'ho riservato al "piatto forte" della giornata, quegli splendidi uccelletti che ne hanno sposato le caratteristiche addirittura esaltandole . connubio da 100/100 . Limitandomi a Latour di sabato, che pagava solo una lunghezza non infinita e intensità olfattive solo "normali "per Latour" , direi però non meno di

(scusate se sono un po' ipercritico causa le centinaia di bocce bevute) .
Vinsanto Diletti Milleottocentoerotti: vino decisamente emozionale , splendido per conservazione (irreale) e per caratteristiche che lo pongono prossimo ai grandissimi vini dolci sparsi qua e là ne pianeta, pur non vantando quarti nobiliari paragonabili . Fatta la tara allo stupore generale e al desiderio di ergerlo all'olimpo enologico, sta di fatto che è fenomeno quasi paranormale per l'integrità che dimostra. Oro antico (ne abbiamo visti anche assurdi giallo canarino in versioni passate), profumi orientaleggianti quasi fosse una nenia ammaliatrice, con confetture in bella evidenza , mai urlato , sempre con grande dignità che l'età impone . La bocca soave, ben equilibrata , non stucchevole, un po' di volatile o qualcosa che ci assomiglia al retronaso , come un residuo antico di solfatara in disuso . Ho trovato grande sapidità e la solita acidità accentuatissima . E' vino da centellinare , questa volta per il leggero incenso e zafferano mi ha mandato a Barsac ... ripeto vino emozionale a cui non do voto, come non l'ho mai dato ai grandi leviatani della storia enologica mondiale , forse per rispetto , forse per un fuori scala che tocca più le corde emotive che una scala fruibile in canali convenzionali di giudizio...
(però io un

glielo do...)