...quando è elemento equilibratore perfettamente integrato nella tradizione , come nel caso specifico del Lambrusco Maestri con acidità e carica tannica incredibile, io lo apprezzo senza meno. Infatti era, tra l'altro, un blended con Fortanina e Lancellotta proprio per immettere "zucchero naturale" nell'assemblaggio ...Ma ho sentito nella mia giovanissima vita anche sontuosi Salamino e Grasparossa di Castelvetro o Marani (e , buon ultimo, anche il Viadanese) in questa variante. Il Lambrusco nella storia nacque "amabile" o "abboccato" come si diceva una volta, proprio per non affettare la lingua ai malcapitati che lo bevevano tal quale . Fa eccezione Modena dove il Sorbara è vitigno "muriatico" che ha mantenuto inalterato il suo corredo sensoriale dall'alba dei tempi, ma per magrezza e struttura generale, pur con qualche eccezione (ne ho sentiti di amabili più che discreti, quest'anno) è destinato a rimanere tale nel cuore degli appassionati. Sarebbe come contestare alcuni Kabinett perché con residuo zuccherino ...darmagi90 ha scritto:Beh, che dire?
Complimenti!
Ci sarà qualche piccola dimenticanza ma la descrizione è precisa, corretta e completa.
OK, manca una citazione specifica per i colli piacentini ma anche dei vini delle sabbie ferraresi, ma è la prima volta che vedo descritta così bene l'Emilia Romagna.
"Although Lambrusco is deeply loved in its native territory, it lacks respect abroad."
Chissà perchè?![]()
L'autrice ha sapientemente celato la propria opinione a proposito del residuo zuccherino spesso caratterizzante il lambrusco.
Io, personalmente, lo detesto.
Mi piacerebeb sapere come la pensano altri.
..ormai parlare di Lambrusco è come parlare di Chianti, anzi, molto peggio dal punto di vista delle possibili varianti. Per gli amanti del "colfondo" ci sono gli ancestrali, con residuo zuccherino decisamente basso, ma difficilissimi da gestire sia come qualità media , parlo tecnicamente, che come rifermentazione in bottiglia, sempre problematica perché difficilmente replicabile anno per anno. E' affascinante , la adoro , ma abbisogna anche di esperienza sia di produzione che di servizio perché sono in pochissimi a disconoscere questa fondamentale fase nell'accostarsi ad un ancestrale. Poi ci sono i Metodo Classico, anche questi secchissimi, formidabili per corredo aromatico che da un Lambrusco non ti aspetti. Il rischio di snaturare la vera essenza del Lambrusco è però palese, ci vuole davvero maestria e in pochi raggiungono i superbi risultati di cantine che hanno esperienza ultradecennale sulla tipologia ed una massa critica tecnico/culturale (e colturale) all'altezza. Poi ci sono le variabili territoriali che, moltiplicate per quelle varietali, compongono un quadro non "articolato" ma "disarticolato" per risultati ottenuti. Quindi, anche in questo caso, la tecnica (perché il Lambrusco è un grandissimo vino "tecnico") prende il sopravvento e ci sono piccoli capolavori come emerite ciofeche , attenuate dalla fortuna di poterlo bere freddo , con temperature che riescono a mascherare difetti tecnici inenarrabili. Paradossalmente , per un amante del "piccolo è bello" qual son io, le migliori risultanze sensoriali del Lambrusco le ho avute da chi in cantina e vigna ci sa fare tecnicamente , mentre l'artigiano fine a se stesso produce il più delle volte prodotti , usando un eufemismo politically correct, discutibili (perché affermare "che fanno cagare" è perlomeno ingeneroso verso il lavoro della terra che sempre duro è...)... tutto ciò, chiaramente, da chi di Lambrusco ne capisce come me o te che ci viviamo e ci siamo cresciuti, mica come Monica Lerner(...è ovvio) ...darmagi90 ha scritto:Marco, non mi sono espresso bene.
Mi riferisco particolarmente a residui che considero eccessivi.
Poi, come dici giustamente tu, la tradizione è proprio quella di mantenere un certo residuo che, fra l'altro, mitiga certe asprezze e ruvidità del lambrusco.
Però penso sia giusto anche tenere presente dell'evoluzione del gusto e soprattutto della tecnologia ogii a disposizione.
Voglio dire, va bene la tradizione, però non possiamo nemmeno fossilizzarci su posizioni arcaiche solo per mero rispetto della tradizione.
Se riusciamo ad avere vini meno ruvidi ch ein passato e che, quindi, necessitino di meno residuo per risultare equilirati, secondo me ci guadagnerebbe la percezione aromatica.
A volte ho l'mpressione che un eccesso di zucchero mi attenui anche la percezione retrolfattiva.
Poi, va bene tutto, soprattutto con un bello zampone nel piatto...
... l'ho premesso: contestualizzato all'esigenza tecnico/produttiva/caratteriale del vino, oltreché di tradizione, il residuo zuccherino ha la sua funzione, soprattutto per il Maestri ed il Marani. Mio padre produceva quello che era considerato l'antesignano dei grandi vini odierni a "fermentazione ancestrale in bottiglia" quarant'anni fa (era enologo della più grande cantina di Parma) e il migliore in assoluto della provincia (non per autolode ma affermato dai membri della commissione del Consorzio di tutela di cui , successivamente, diventò presidente . Fior di produttori attuali con padri "storici" , se leggono, possono testimoniarlo pure qui...) , secchissimo, ma ostiava come un pazzo per produrlo e tutte le volte squoteva la testa dicendo che i milanesi lo adoravano proprio perché secco (era venduto totalmente in prenotazione) ma l'anima del vero Lambrusco Maestri era un'altra...darmagi90 ha scritto:Non avevo mai guardato al lambrusco sotto questo aspetto ma, in effetti, hai ragione.
Vi è una tale variabilità di uve, strutture, ventagli aromatici, colore, tecniche di vinificazione e rifermentazione...
Che li accomuna ci rimangono solo le bolle?
In fondo, si va da terreni collinari, prevalentemente calcarei ed argillosi, ai terreni fini in prossimità del Po, passando per territori pianeggianti di varia profondità e composizione.
Un numero di uve che, per caratteristiche, si differenziano assai fra di loro.
E' vero, il quadro non può che essere "disarticolato".
Tuttavia, in questo contesto variegato e complicato, scusa se adesso lo dico in maniera esplicita e fuori da ogni metafora, non vorrei che lo zucchero fosse utilizzato, insieme alla temperatura di servizio, più a mascherare difetti che non ad esltare qualità.
...questo non è sintetizzare ma "banalizzare" . Nel "pianeta Lambrusco" si stanno facendo passi da gigante e rappresenterà nel futuro quel che oggi rappresenta il Prosecco per le bolle bianche: un fenomeno di vino quotidiano per piacevolezza e articolazione della proposta, prezzi mediamente ottimi, reperibilità ...beh , quest'ultimo aspetto non saprei, comunque ottima perché il bacino di produzione è davvero vasto ...chiara67 ha scritto:Se posso sintetizzare.
Il lambrusco secco lo puo' fare solo qualcuno con un gran manico.
Altrimenti e' imbevibile.
Alberto ha scritto:Mi sorprende venire a conoscenza solo ora, all'alba del (mio) mezzo del cammin di nostra vita, che Bologna è situata in Romagna.![]()
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vinogodi ha scritto:...questo non è sintetizzare ma "banalizzare" . Nel "pianeta Lambrusco" si stanno facendo passi da gigante e rappresenterà nel futuro quel che oggi rappresenta il Prosecco per le bolle bianche: un fenomeno di vino quotidiano per piacevolezza e articolazione della proposta, prezzi mediamente ottimi, reperibilità ...beh , quest'ultimo aspetto non saprei, comunque ottima perché il bacino di produzione è davvero vasto ...chiara67 ha scritto:Se posso sintetizzare.
Il lambrusco secco lo puo' fare solo qualcuno con un gran manico.
Altrimenti e' imbevibile.
darmagi90 ha scritto:Alberto ha scritto:Mi sorprende venire a conoscenza solo ora, all'alba del (mio) mezzo del cammin di nostra vita, che Bologna è situata in Romagna.![]()
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Caro Alberto, come certamente saprai, la geografia politica ed amministrativa è una cosa, quella culturale un'altra.
Bologna, città e provincia, appartengono a quella che viene definita Emilia.
Tuttavia, già Imola, pur in provincia di Bologna, è già culturalmente appartenente alla Romagna.
Adesso mi pioveranno insulti da ogni dove, ne sono consapevole ma anche solo linguisticamente la cosa è piuttosto evidente, a mio modo di vedere.
Stessa cosa dicasi per la parte della provincia di Pesaro che confina con quella di Rimini.
Il termine Romagna è nato nel tardo impero romano, quando Bologna (e quindi l'Emilia) erano sotto il dominio longobardo, mentre la Romagna era sotto il dominio dell'Impero Romano d'Oriente.
Di qui il nome di Romagna, quindi romana, per distinguerlo dalla parte d'Italia longobarda.
La Romagna è una regione storica, i cui confini sono oggi leggibili dal dialetto proprio di questa regione.
darmagi90 ha scritto:Infatti, Alberto.
Ho scritto chiaramente che Bologna, come città e gran parte della provincia, appartiene all'Emilia.
La Romagna comincia fra Castel San Pietro e Imola, comunque in provincia di Bologna.
Se hai dimestichezza col dialetto Romagnolo te ne accorgi subito.
Da questo punto di vista, la Romagna è proprio una regione storica (nel senso che si è formata in epoca antica ed ha mantenuto la propria identità) e, come dici tu, non solo linguisticamente ma anche ampelograficamente parlando.
Evidentemente, dalla spartizione di questa porzione di territorio fra Longobardi e Bizantini, si è mantenuta una certa identità culturale che ancora oggi contraddistingue la Romagna, al di là dei confini amministrativi delle Regioni.
Diciamo che la Lerner ha tagliato un po' col machete, dicendo Bologna quando avrebbe forse fatto meglio a parlare di Imola (per altro piuttosto conosciuta per via del circuito del Santerno).
Alberto ha scritto:Più che altro, la tipa, i vini dei Colli Bolognesi non se li è cacati di striscio...per dirla così, all'etoniana...
darmagi90 ha scritto:Alberto ha scritto:Più che altro, la tipa, i vini dei Colli Bolognesi non se li è cacati di striscio...per dirla così, all'etoniana...
Eh, ha usato il machete in tutti i sensi.
Però non dobbiamo seguire ogni volta l'insana tentazione di assecondare il nostro diabolico campanilismo e provincialismo.
Condivido la felicità che mi è sembrato di cogliere nel titolo dato da Ivo.
Finalmente si parla anche di Emilia Romagna, magari in questo caso in maniera un po' incompleta e con qualche inesattezza.
Ma che je frega ad un americano o a un cinese se Bologna è in Emilia o in Romagna?
Per me è buono che se ne parli e che si ponga l'attenzione sul fatto che è una regione che ha una grande varietà di territori, uve e vini molto diversi fra loro.
Chi fosse interessato approfondirà.
Come diceva quel tale? Ah, sì:
Non importa se bene o male, l'importante è che se ne parli.
giucas ha scritto:....... ma ha anche bevuto ?....
Alberto ha scritto:...poi la Storia ha certamente un peso ed è giusto riconoscerlo (Romagna e Bologna territorio pontificio, il resto dell'Emilia invece suddivisa tra i vari ducati) ma fino a un certo punto, altrimenti possiamo dire che siccome Brescia e Bergamo sono stati Terra di San Marco per quattro secoli, allora non sono città lombarde ma venete...![]()
gmi1 ha scritto:Sei sempre preciso e dettagliato Mauro, per la nostra regione ti voto come punto di aggregazione e riferimento...poi, se pensiamo a quante tipologie di vini sono disponibili nella nostra regione... beh, era ora che se ne parlasse e conoscesse di piú al di fuori del nostro orticello... non trovi???
darmagi90 ha scritto:Il mio augurio è che questo possa fungere da motivazione e stimolo per altri produttori ad orientarsi verso una produzione di maggiore qualità.
Poi per me il Lambrusco sarà sempre un vino poco più che "simpatico", pur essedovi affezionato per ragioni storiche e culturali.
Ma anche qui, ha ragione da vendere Vinogodi.
E' un vino poco impegnativo, frizzante, con prezzi molto acessibili e con una disponibilità in termini di produzione veramente da fare massa.
A tavola funziona bene...
Potrebbe benissimo essere un vino simile al Prosecco ma in rosso.
Per quanto riguarda il mercato, s'intende.
Mica puoi bere solo Barolo e Bordeaux!
gmi1 ha scritto:É proprio nella unicitá del Lambrusco che si deve battere, ha tutte le potenzialitá per sfondare a livello globale... porto le esperienze con I miei colleghi stranieri, gli svedesi sono TUTTI innamorati del Lambrusco, e di diverse tipologie, cosí come I giapponesi e I sud americani.... chi poi vive qua a Modena alcuni anni se lo imbottiglia personalmente, bevendolo quotidianamente... il rischio é l'escalation repentina dei prezzi, con la ricerca di produzioni estremizzate in tutti I sensi, non ultima un packaging eccessivo che incide troppo sul prezzo.... conosco tanti produttori che ci hanno messo anni e anni per entrare nella catena Systembolaget svedese (circa 1000 punti vendita) pur vincendo fior di selezioni di assaggio, perche il prezzo era eccessivo.... cosí per anni e anni erano disponibili solo produzioni scadenti che hanno fatto solo male al Lambrusco.... per fortuna le cose stanno cambiando, I migliori produttori con I migliori prodotti sono ora disponibili, ma il prezzo rimane una cosa che si deve tenere sotto controllo...
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