Messaggioda zampaflex » 27 gen 2026 13:07
La situazione delle pensioni, come esce dall'ultimo rapporto di Itinerari Previdenziali presentato di recente.
Le (orribili) Quote hanno abbassato l’età della pensione anticipata a 61,7 anni, invertendo un trend al rialzo innescato dalla legge Fornero nel 2012 e interrotto con Quota 100 nel 2019 e poi proseguito con Quota 102 e 103. E questo mentre l’età media teorica (ed effettiva, almeno nel 2024) per la pensione di vecchiaia è a 67,5 anni. Nel quinquennio delle Quote il numero dei pensionati in Italia – che si era sgonfiato fino ai 16 milioni dai 16,8 milioni del 2008 – ha ripreso a salire di oltre 306mila.
Le Quote sono costate alla collettività, tra 2021 e 2024, 44 miliardi in maggiori oneri pensionistici e 25 miliardi in minori contribuzioni ( !!! ).
Di fronte alla «più grande transizione demografica di tutti i tempi», dice Brambilla (fondatore di Itinerari Previdenziali), serve «un serio cambio di rotta del Paese che al momento naviga a vista e senza una bussola». Basta Quote («un ritorno alla giungla»), basta anticipi della pensione, basta deroghe e salvaguardie (ce ne sono state ben 9 dopo la legge Fornero), «se non per chi ha una storia contributiva molto lunga o per le lavoratrici madri»: questa la tesi. Nel 2019 l’età media effettiva di pensionamento anticipato era di 62,4 anni contro i 59,8 anni del 2012. Nel 2024, come detto, siamo a 61,7 anni. Per Brambilla, non resta che applicare in modo «puntuale» i due «stabilizzatori automatici» del sistema. Ovvero l’adeguamento all’aspettativa di vita sia dell’età che dei coefficienti di trasformazione, quei moltiplicatori che traducono l’ultima retribuzione in pensione.
I conti della previdenza italiana, «malgrado i molti catastrofisti», reggono. «E dovrebbero farlo anche tra 10-15 anni quando la maggior parte dei baby boomer, nati tra il dopoguerra e il 1980, si saranno pensionati», osserva Brambilla. Il rapporto attivi/pensionati nel 2024 ha toccato 1,48, «il miglior dato di sempre tra quelli registrati dal Rapporto». Non lontano dalla soglia di sicurezza dell’1,5, anche se «l’obiettivo per l’Italia potrebbe essere 1,6-1,7».
Nel 2024 la spesa per le pensioni è cresciuta del 5,7% sull’anno prima raggiungendo i 364 miliardi totali, al lordo delle tasse, soprattutto per via della rivalutazione all’inflazione. Ma se togliamo la spesa assistenziale, quella non coperta in tutto o in parte dai contributi versati dai lavoratori, arriviamo a 258 miliardi. Si scende così da un livello rispetto al Pil del 16,6% all’11,77%, in linea con la media Ue del 12,4%. Escludendo poi anche l’Irpef pagata sulle pensioni erogate, IRPEF che ritorna allo Stato, si arriva all’8,54%. «La spesa per assistenza è cresciuta a dismisura, tre volte più rapidamente di quella per le pensioni, con effetti potenzialmente distorsivi»
Chi sono gli assistiti
Il Rapporto li elenca e li conta: «I pensionati totalmente o parzialmente assistiti sono 7,2 milioni, pari al 44% del totale, per una spesa di 35,8 miliardi all’anno». Nel 2024 risultano circa 4 milioni di assegni interamente assistenziali per un costo di 25,4 miliardi: invalidità civile, indennità di accompagnamento, assegni sociali, pensioni di guerra. A cui sommare 3,2 milioni di prestazioni parzialmente assistenziali, coperte in piccola parte dai contributi: maggiorazioni sociali e integrazioni al minimo che sono, da sole, oltre 2 milioni.
Se si tenesse conto solo dei percettori di pensioni “pure”, «il numero dei pensionati italiani scenderebbe da 16,3 a 13,5 milioni».
Quanti sono i pensionati
Il 2024 conta 75.723 pensionati in più rispetto al 2023. Un rialzo piccolo (+0,47%) per un totale di 16,3 milioni di pensionati e 23 milioni di pensioni. In media ogni pensionato riceve 1,4 assegni per un importo medio di 15.821 euro (erano 15.141 euro nel 2023). Tra 2008 e 2024 le pensioni previdenziali sono calate del 5%, quelle assistenziali cresciute del 12%. Su 3,6 residenti italiani almeno uno è pensionato, «un dato obiettivamente molto elevato, se si tiene conto che il picco dell’invecchiamento della nostra popolazione verrà toccato nel 2045».
Una curiosità, rilevata dal Rapporto. «A causa delle eccessive anticipazioni del passato e degli ultimi 13 anni, sono attualmente in pagamento oltre 2 milioni di prestazioni da oltre 30 anni, ci cui circa 800mila da oltre 40 anni». Le pensioni di anzianità o anticipate per varie ragioni (ad esempio prepensionamenti e Quote) hanno in media una durata superiore a 31 anni. Le vecchiaia di oltre 25 anni. Le reversibilità di oltre 14 anni. È questo il conto che viene presentato alle nuove generazioni.
Non progredi est regredi