Nexus1990 ha scritto:tenente Drogo ha scritto:Nexus1990 ha scritto:tenente Drogo ha scritto:Trabateo ha scritto:La Grazia
Altro capolavoro della coppia Sorrentino-Servillo, non ai livelli de La Grande Bellezza, ma altro loro film che va assolutamente visto...erano anni che non vedevo una sala di un cinema gremita (sold out)
è bellissimo
Sorrentino in stato di grazia
il suo più bel film degli ultimi anni
Non ci voleva molto
ecco un altro detrattore di Sorrentino, un autore divisivo
per me il più grande regista italiano vivente
Non sono per niente un detrattore di Sorrentino, che considero un grandissimo regista. Gli ultimi due film sono oggettivamente dei brutti film
personalmente non direi che "Parthenope" sia un brutto film, ma certamente non è pienamente riuscito.
"E' stata la mano di Dio" invece secondo me bellissimo, in un impeto di narcisismo copio-incollo la mini recensione che avevo postato su Facebook:
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Tre piani della mia lettura di “E’ stata la mano di Dio”
Primo piano: il Bildungsroman
E’ il piano più evidente, quello che coincide con la trama del film. E’ il romanzo di formazione di un adolescente, il rapporto conflittuale con il padre, l’intesa con la madre, poi il tragico e forzato distacco, l’abbandono della città natale. E nel corso del cammino un’iniziazione sessuale decisamente originale che Sorrentino mette in scena giocando contemporaneamente sul registro della tenerezza e del grottesco.
Secondo piano: Napoli
E’ la Napoli crudele, spietata e compassionevole dei mille personaggi che chi ha frequentato la città può riconoscere come familiari, la Napoli dell’intellettuale che ama l’iperbole e potrebbe suicidarsi se Maradona non viene ingaggiato, la Napoli delle famiglie allargate che sparlano di chi non appartiene al clan. La Napoli dissacrante dove solo il Napoli è sacro, la Napoli pagana dove il calcio è una religione. La Napoli degli scherzi cattivi, del “non è vero che siete buoni”, la Napoli interclassista dove allo stadio il ragazzo borghese e il contrabbandiere si incontrano e nasce un’amicizia, la Napoli dove tutti sono in balia del destino (se la sorella del contrabbandiere avesse fatto in tempo a rispondere alla telefonata del protagonista, ci sarebbe stata un’altra storia), la Napoli del monaciello e della superstizione.
Terzo piano:
E’ il piano più astratto e si intreccia con il romanzo di formazione. E’ la nascita di un autore e una riflessione sulla creazione. Significativamente il protagonista, invece di correre a consolare la bella e giovane attrice insultata dal vecchio regista, corre proprio da lui, a cercare un’illuminazione, che però riceverà solo indirettamente. Più che un faro un oracolo: “Non ti disunire”. La vocazione si è ormai manifestata e l’urgenza di raccontare qualcosa emerge irrefrenabile. Ma cosa raccontare? Ecco il dilemma dell’autore. L’autobiografia si fa introspezione. Sorrentino non racconta solo storie. Come i veri cineasti non si limita a filmare sceneggiature. Il suo cinema va oltre il racconto filmato e anela a una dimensione che non è formalismo sterile ma potenza visiva. Ma quell’imbarazzo di non saper cosa raccontare è la scintilla che innesca la creazione, e l’autore ormai maturo la rivede nel giovane alle prese con il tormento della creazione artistica.
