zampaflex ha scritto:bobbisolo ha scritto:Cambiare presidente negli USA non cambierà il destino europeo.
...
è che l’Europa ha meno strumenti per affrontare la pace globale nel lungo termine, perché richiederebbe riforme industriali profonde e dolorose.
Sulla prima affermazione non sono d'accordo: se la postura sarà quella Trump/Vance/Heritage Foundation attualmente in vigore, cioé pressioni per fare emergere governi populisti di destra più o meno estrema, nazionalisti, antieuropeisti con l'obiettivo di dividere (la UE) e comandare ed assoggettare economicamente, otterranno una reazione potentemente contraria.
Se invece tornassimo a linee atlantistiche, gli USA potrebbero contare su fedeli alleati qui (certamente più impegnati direttamente di quanto sia finora) come è stato per gli ultimi ottant'anni.
Sappiamo bene che già da diversi anni (credo da Trump I, e l'idea non è affatto stata cancellata sotto Biden) che la Cina è stata identificata non più come partner commerciale ma come nemico esistenziale: per cui gli sforzi per proiettare quanta più potenza possibile nel Pacifico invece che nell'Atlantico continueranno.
L'idea sbagliatissima della amministrazione Trump è che prendere a calci l'Europa che tanto non risponderebbe, porterebbe ad acquisti sontuosi di merci e beni made in USA, specie in ambito difesa. Succederà, ma in misura molto inferiore alle loro sguaiate previsioni.
Sulla seconda la questione non riguarda la sfera industriale, dato che una capacità tecnologica non si improvvisa ma richiede anni per essere sviluppata (semmai si organizzeranno meglio le industrie nazionali già attive, e lo stallo del progetto del caccia di sesta generazione franco-tedesco posto di fronte alla razionale vitalità di quello italo-britto-nipponico mostra la strada), quanto la sfera dei diritti sociali, dove la sguaiata richiesta degli americani è di diventare come loro: carne da macello in economia, anarchia imprenditoriale, morte dell'antitrust, pascoli liberi per gli affamati ubercapitalisti che hanno sponsorizzato la campagna elettorale.
E' evidente il paradigma meno spese sociali -> più spese per acquistare merci americane / meno legislazione sovranazionale -> meno vincoli per le aziende iuessei, specie tech.
Capisco il punto che fai, ma per me la distinzione centrale è questa:
il graduale disimpegno degli USA dall’Europa non nasce da Trump e non finisce con lui.
É un trend strategico iniziato almeno con Obama (pivot to Asia), proseguito con Trump e non invertito da Biden.
La priorità strutturale USA oggi è la Cina, non l’Atlantico.
E questo non cambia col prossimo inquilino della Casa Bianca.
Se la postura di Washington sarà conflittuale, aggressiva o divisiva, produrrà reazioni contrarie in Europa.
Se sarà cooperativa, produrrà coordinamento.
Ma in entrambi i casi, gli USA guarderanno al Pacifico, non a noi.
Di qui il mio punto:
l'Europa deve prepararsi a cavarsela da sola, non perché voglia farlo, ma perché è costretta dalle circostanze.
Sulla seconda questione:
sono d'accordo che gli USA puntano alla deregolamentazione e alla pressione per ridurre la "protezione sociale" europea.
Questo è esattamente il motivo per cui penso che l'Europa, per non diventare carne da macello,
debba costruirsi una sua autonomia industriale, senza importare acriticamente il modello americano.
Altrimenti finiamo nella situazione peggiore: dipendenti industrialmente dagli USA e incapaci di mantenerci come modello sociale alternativo.
Quindi la strada non è trumpismo vs atlantismo nostalgico,
ma autonomia europea competitiva.