gmi1 ha scritto:una mia riflessione é che l'approccio e l'esposizione del mondo del vino si debba adeguare a nuove tendenze e ai nuovi modi di agire delle giovani generazioni (e non solo, soprattutto in paesi come gli USA e Scandinavia).
ho fatto i corsi nel 92-93, proprio in zona Modena, a Vignola, stava nascendo il boom del vino, di conoscerlo, giudicarlo, consigliarlo e via discorrendo, con anche tutte le sue degenerazioni che ne sono conseguite, soprattutto per interessi, sia personali che di organizzazioni.
ora peró le scelte e i gusti stanno cambiando, mi viene da pensare in primis a cose tipo gli abbinamenti cibo/vino, concetti che non vengono piú accettati perché noiosi e con poco senso, oltre ad esposizioni su come bere il vino, i tanti bicchieri di forme astruse e cose simili.... anche qua si deve innovare, andando incontro a nuove richieste e tendenze, incuriosendo chi non é ancora attratto da questo mondo.
detto questo capisco il perché di questa ritornata difficoltá nell'organizzare corsi con adeguata partecipazione, io stesso nel 93 non riuscii a farlo partire a Carpi
La mia sensazione è che oggi con internet e i social, tutto dev'essere veloce, immediato, anche i corsi, l'apprendimento, il risultato.
Chi si approccia con curiosità al mondovino forse non vuol perder tempo e lezioni per imparare tecnicismi e altre info attinenti ma poco glamour a volte troppo paludose (crasi di paludate+pallose).
Inoltre spesso ai corsi vengono proposti vini veramente entry entry level che "scaldano" e stimolano poco la passione dei neofiti.
Se le bicchierate tra appassionati hanno invece così successo è perché innanzitutto sono presenti bottiglie di un certo livello e perché con l'atmosfera meno "scolastica" dei corsi ufficiali si è più predisposti ad ascoltare e imparare da chi ha più esperienza di bevute.
Sogno che le associazioni di sommelier spostino le sedi nelle osterie che hanno buone bottiglie di fascia media in cantina o a casa di vinogodi
