Parliamo di guerra

Dove discutere, confrontarsi o scherzare sempre in modo civile su argomenti attinenti al mondo del food&wine e non solo.

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fly666
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Re: Parliamo di guerra

Messaggioda fly666 » 21 apr 2026 18:34

vinogodi ha scritto:
fly666 ha scritto:Come candidato premier vedo bene sia la Schlein che Silvia Salis, forse Conte e Renzi sono figure troppo divisive oltre ad aver già dato prova di sè...
ps. credo che siamo andati off topic commentando nel thread sbagliato :P
.... però l'intervento permette una disamina politica finalmente costruttiva e condivisibile. Io dico Silvia Salis come premier perchè è topa mentre Schlein turba i sonni ( in senso negativo) di qualsiasi maschio eterosessuale non affetto da perversioni da psicanalisi, per cui finchè c'è la logorroica ( ed incomprensibile) fanciulla di passaporto svizzero/statunitense/italiano, la destra è favorita per un concetto non di "inclusione" ma di "esclusione" :lol: ... 8)


A giudicare anche da qualche commento precedente che ne apprezzava l'operato, ed essendo noto il discredito quasi generale sulla figura di Conte, direi che le primarie del forum vedono vincitrice Silvia Salis :P
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bobbisolo
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Re: Parliamo di guerra

Messaggioda bobbisolo » 23 apr 2026 14:58

Salvatore Minolfi – lafionda.org – «He may be a son-of-a-bitch, but he is our son-of-a-bitch…» Nel giro di ventiquattro ore, l’Unione Europea ha approvato il ventesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia e nel contempo ha respinto la richiesta di sospendere l’Accordo di Associazione UE-Israele, richiesta formalmente avanzata da Spagna, Irlanda e Slovenia, in ragione dei crimini di guerra commessi negli ultimi due anni e mezzo a Gaza, in Cisgiordania, in Libano e per l’annessione di fatto con cui Tel Aviv sta concludendo cinquantanove (59) anni di indisturbata occupazione militare dei territori palestinesi.

Non vale la pena commentare l’ulteriore dimostrazione dello stato di abiezione politica e morale in cui sono sprofondate le classi dirigenti del Vecchio Continente. Questa fine miserabile e ingloriosa non era un destino necessario. L’abbiamo semplicemente scelto. Ma le forme e i modi in cui tutto ciò è accaduto, nell’ultimo quarto di secolo, sembrano determinare un percorso irreversibile. L’Unione Europea non sopravviverà alle proprie carognate.

Ora abbracciamo la dottrina del “doppio standard” senza alcuna vergogna e senza alcuna preoccupazione di doverla camuffare in qualche modo. Dei tanti elementi che compongono la storia della nostra civiltà, abbiamo deciso di conservare ed esaltare innanzitutto quelli che ci riconnettono al nostro passato coloniale, utilizzando, a mo’ di aggiornamento, la mediazione ‘teorica’ offerta nell’ultimo trentennio dalla cultura neoconservatrice americana.

La Kaja Kallas (che pure conta come il due di coppe) potrebbe tranquillamente dire di Netanyahu, ciò che per decenni i signori di Washington hanno detto dei più immondi governanti in giro per il mondo: «Sarà pure un figlio di puttana, ma è pur sempre il nostro figlio di puttana».

La famosa espressione (“He may be a son-of-a-bitch, but he is our son-of-a-bitch”) viene tradizionalmente attribuita a Cordell Hull, Segretario di Stato USA, che l’avrebbe pronunciata nel 1939, riferendosi al dittatore dominicano Rafael Trujillo. Gli Stati Uniti non comandavano ancora il mondo, ma nel loro emisfero facevano il bello e il cattivo tempo già da più di un secolo.

Dopo la seconda guerra mondiale, soprattutto in America Latina, la frase compendiava fedelmente l’orientamento dominante nella politica estera americana, con l’esplicita rivendicazione del diritto al “doppio standard”. Si trattava di un orientamento, come si suol dire, “bipartisan”.

Un discorso analogo lo faceva, infatti, anche John F. Kennedy (secondo la testimonianza di Arthur M. Schlesinger jr., suo collaboratore e biografo) agli esordi della sua Amministrazione, sempre ragionando sulle prospettive della Repubblica Dominicana di Rafael Trujillo (un dittatore che, peraltro, sarebbe morto in un attentato pochi mesi dopo). Kennedy sosteneva che non si poteva rinunciare ai tradizionali dittatori sudamericani, finché l’alternativa era qualcosa di simile alla rivoluzione castrista.

Sempre nel contesto della guerra fredda, in un famoso articolo scritto su «Commentary» (“Dictatorships and Double Standards”, 1979) la repubblicana Jeane Kirkpatrick, ambasciatrice americana alle Nazioni Unite, sostenne che per gli Stati Uniti era moralmente e strategicamente più accettabile sostenere un dittatore autoritario ‘amichevole’ che rischiare l’ascesa di un regime comunista (un “male” maggiore e definitivo).

Ed è così che per quasi cinquant’anni, gli Stati Uniti sostennero, a spada tratta, ‘campioni’ come Syngman Rhee, Bao Dai, Chiang Kai-shek, Ngo Dinh Diem, Rafael Trujillo, Fulgencio Batista, Anastasio Somoza, Park Chung Hee, Nguyen Cao Ky, Suharto, Mobutu, Pinochet, and Chun Doo Hwan, ecc. ecc.

Anni dopo, l’eminente storico americano John Lewis Gaddis (un Pulitzer Prize e una National Humanities Medal), nell’intento di rassicurarci, avrebbe precisato, senza vergogna, che: “Regimi come quelli di Somoza in Nicaragua o di Trujillo nella Repubblica Dominicana potevano essere sgradevoli, ma rientravano nella categoria dei regimi benigni perché non rappresentavano una seria minaccia per gli interessi degli Stati Uniti e in alcuni casi li promuovevano addirittura” (“We Now Know”, 1997).

Tuttavia, finita la guerra fredda, le cose non cambiarono. Anzi, peggiorarono. Irving Kristol, il “padrino” dei neoconservatori americani, rivendicò qualcosa in più del tradizionale diritto degli Stati Uniti al doppio standard: “La verità è che non solo la nostra politica estera ha un doppio standard rispetto a ciò che oggi viene definito “diritti umani”, ma che noi abbiamo anche un triplo ed un quadruplo standard. Per meglio dire, noi abbiamo tanti standard quanti ne richiedono le circostanze – la qual cosa è proprio come essa dovrebbe essere” (“Defining Our National Interest”, 1991).

All’epoca in cui Irving Kristol (e, dopo di lui, il figlio William) diceva e scriveva quelle cose – cioè nell’immediato dopo guerra fredda – in generale ai principali dirigenti politici europei si rizzavano i capelli in testa. Non erano santi, ci mancherebbe. Ma che si trattasse di un Mitterrand o di uno Schmidt, oppure di uno Chirac, di un Kohl o di uno Schröder (per non parlare di tanti dirigenti della tanto vituperata Prima Repubblica italiana), credo che avessero alle spalle un tirocinio politico molto più severo: erano cresciuti tra le macerie del Vecchio Continente e conoscevano il dramma e i costi degli ultimi conati dell’imperialismo europeo, del conflitto mondiale e della guerra civile che ne erano derivati.

Fondata o meno che fosse, dopo l’89, le classi dirigenti europee erano ancora in grado di esibire una propria pretesa ‘diversità’, rispetto all’alleato americano, al punto da sedurre Gorbaciov e l’ultima nomenklatura sovietica. Un equivoco terribile e fatale.

Era solo questione di anni. La distruzione neoliberista del contratto sociale europeo e la parallela affermazione dell’ecosistema unipolare avrebbero dato alla luce una generazione di dirigenti ignoranti e pusillanimi, cresciuti parassitariamente nel demoralizzante vassallaggio politico e nella subalternità culturale ai nuovi padroni americani. Alla vigilia dell’invasione dell’Irak (tra gennaio e febbraio 2003), con l’aiuto degli Stati “valvassini” dell’ex-Patto di Varsavia e dei paesi Baltici (manovrati dal puparo americano) fu stroncata l’ultima resistenza dei francesi e dei tedeschi.

Iniziava l’epoca dei Borrell, Kallas, von der Leyen… E, ahimé, oggi bisogna prenderli sul serio.

Oggi c’è uno Stato dell’apartheid, razzista, sterminista, fondato sul suprematismo ebraico; uno Stato che pratica una quotidiana violenza coloniale, al tempo stesso grottesca e sanguinaria; uno Stato che non ha confini dichiarati e destabilizza tutti gli altri Stati della regione; uno Stato cogestito da un’élite etno-nazionalista e da esponenti di un messianismo fanatizzante; uno Stato i cui dirigenti hanno dichiarato pubblicamente e ai quattro venti le loro intenzioni genocidarie, prima di metterle in pratica con agghiacciante sistematicità.

Questo Stato è ASSOCIATO all’Unione Europea.

Oggi, per interrompere questa vergogna, basterebbe il semplice appello al comune senso del pudore.

Ma se l’Europa dei Borrell, Kallas, von der Leyen, Merz, Meloni ecc. ecc. non vuole prendere questa decisione, è perché ha evidentemente le sue buone ragioni. SIMILES CUM SIMILIBUS CONGREGANTUR.

No, decisamente l’Europa non sopravviverà alle proprie carognate…
littlewood
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Re: Parliamo di guerra

Messaggioda littlewood » 23 apr 2026 20:24

bobbisolo ha scritto:Salvatore Minolfi – lafionda.org – «He may be a son-of-a-bitch, but he is our son-of-a-bitch…» Nel giro di ventiquattro ore, l’Unione Europea ha approvato il ventesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia e nel contempo ha respinto la richiesta di sospendere l’Accordo di Associazione UE-Israele, richiesta formalmente avanzata da Spagna, Irlanda e Slovenia, in ragione dei crimini di guerra commessi negli ultimi due anni e mezzo a Gaza, in Cisgiordania, in Libano e per l’annessione di fatto con cui Tel Aviv sta concludendo cinquantanove (59) anni di indisturbata occupazione militare dei territori palestinesi.

Non vale la pena commentare l’ulteriore dimostrazione dello stato di abiezione politica e morale in cui sono sprofondate le classi dirigenti del Vecchio Continente. Questa fine miserabile e ingloriosa non era un destino necessario. L’abbiamo semplicemente scelto. Ma le forme e i modi in cui tutto ciò è accaduto, nell’ultimo quarto di secolo, sembrano determinare un percorso irreversibile. L’Unione Europea non sopravviverà alle proprie carognate.

Ora abbracciamo la dottrina del “doppio standard” senza alcuna vergogna e senza alcuna preoccupazione di doverla camuffare in qualche modo. Dei tanti elementi che compongono la storia della nostra civiltà, abbiamo deciso di conservare ed esaltare innanzitutto quelli che ci riconnettono al nostro passato coloniale, utilizzando, a mo’ di aggiornamento, la mediazione ‘teorica’ offerta nell’ultimo trentennio dalla cultura neoconservatrice americana.

La Kaja Kallas (che pure conta come il due di coppe) potrebbe tranquillamente dire di Netanyahu, ciò che per decenni i signori di Washington hanno detto dei più immondi governanti in giro per il mondo: «Sarà pure un figlio di puttana, ma è pur sempre il nostro figlio di puttana».

La famosa espressione (“He may be a son-of-a-bitch, but he is our son-of-a-bitch”) viene tradizionalmente attribuita a Cordell Hull, Segretario di Stato USA, che l’avrebbe pronunciata nel 1939, riferendosi al dittatore dominicano Rafael Trujillo. Gli Stati Uniti non comandavano ancora il mondo, ma nel loro emisfero facevano il bello e il cattivo tempo già da più di un secolo.

Dopo la seconda guerra mondiale, soprattutto in America Latina, la frase compendiava fedelmente l’orientamento dominante nella politica estera americana, con l’esplicita rivendicazione del diritto al “doppio standard”. Si trattava di un orientamento, come si suol dire, “bipartisan”.

Un discorso analogo lo faceva, infatti, anche John F. Kennedy (secondo la testimonianza di Arthur M. Schlesinger jr., suo collaboratore e biografo) agli esordi della sua Amministrazione, sempre ragionando sulle prospettive della Repubblica Dominicana di Rafael Trujillo (un dittatore che, peraltro, sarebbe morto in un attentato pochi mesi dopo). Kennedy sosteneva che non si poteva rinunciare ai tradizionali dittatori sudamericani, finché l’alternativa era qualcosa di simile alla rivoluzione castrista.

Sempre nel contesto della guerra fredda, in un famoso articolo scritto su «Commentary» (“Dictatorships and Double Standards”, 1979) la repubblicana Jeane Kirkpatrick, ambasciatrice americana alle Nazioni Unite, sostenne che per gli Stati Uniti era moralmente e strategicamente più accettabile sostenere un dittatore autoritario ‘amichevole’ che rischiare l’ascesa di un regime comunista (un “male” maggiore e definitivo).

Ed è così che per quasi cinquant’anni, gli Stati Uniti sostennero, a spada tratta, ‘campioni’ come Syngman Rhee, Bao Dai, Chiang Kai-shek, Ngo Dinh Diem, Rafael Trujillo, Fulgencio Batista, Anastasio Somoza, Park Chung Hee, Nguyen Cao Ky, Suharto, Mobutu, Pinochet, and Chun Doo Hwan, ecc. ecc.

Anni dopo, l’eminente storico americano John Lewis Gaddis (un Pulitzer Prize e una National Humanities Medal), nell’intento di rassicurarci, avrebbe precisato, senza vergogna, che: “Regimi come quelli di Somoza in Nicaragua o di Trujillo nella Repubblica Dominicana potevano essere sgradevoli, ma rientravano nella categoria dei regimi benigni perché non rappresentavano una seria minaccia per gli interessi degli Stati Uniti e in alcuni casi li promuovevano addirittura” (“We Now Know”, 1997).

Tuttavia, finita la guerra fredda, le cose non cambiarono. Anzi, peggiorarono. Irving Kristol, il “padrino” dei neoconservatori americani, rivendicò qualcosa in più del tradizionale diritto degli Stati Uniti al doppio standard: “La verità è che non solo la nostra politica estera ha un doppio standard rispetto a ciò che oggi viene definito “diritti umani”, ma che noi abbiamo anche un triplo ed un quadruplo standard. Per meglio dire, noi abbiamo tanti standard quanti ne richiedono le circostanze – la qual cosa è proprio come essa dovrebbe essere” (“Defining Our National Interest”, 1991).

All’epoca in cui Irving Kristol (e, dopo di lui, il figlio William) diceva e scriveva quelle cose – cioè nell’immediato dopo guerra fredda – in generale ai principali dirigenti politici europei si rizzavano i capelli in testa. Non erano santi, ci mancherebbe. Ma che si trattasse di un Mitterrand o di uno Schmidt, oppure di uno Chirac, di un Kohl o di uno Schröder (per non parlare di tanti dirigenti della tanto vituperata Prima Repubblica italiana), credo che avessero alle spalle un tirocinio politico molto più severo: erano cresciuti tra le macerie del Vecchio Continente e conoscevano il dramma e i costi degli ultimi conati dell’imperialismo europeo, del conflitto mondiale e della guerra civile che ne erano derivati.

Fondata o meno che fosse, dopo l’89, le classi dirigenti europee erano ancora in grado di esibire una propria pretesa ‘diversità’, rispetto all’alleato americano, al punto da sedurre Gorbaciov e l’ultima nomenklatura sovietica. Un equivoco terribile e fatale.

Era solo questione di anni. La distruzione neoliberista del contratto sociale europeo e la parallela affermazione dell’ecosistema unipolare avrebbero dato alla luce una generazione di dirigenti ignoranti e pusillanimi, cresciuti parassitariamente nel demoralizzante vassallaggio politico e nella subalternità culturale ai nuovi padroni americani. Alla vigilia dell’invasione dell’Irak (tra gennaio e febbraio 2003), con l’aiuto degli Stati “valvassini” dell’ex-Patto di Varsavia e dei paesi Baltici (manovrati dal puparo americano) fu stroncata l’ultima resistenza dei francesi e dei tedeschi.

Iniziava l’epoca dei Borrell, Kallas, von der Leyen… E, ahimé, oggi bisogna prenderli sul serio.

Oggi c’è uno Stato dell’apartheid, razzista, sterminista, fondato sul suprematismo ebraico; uno Stato che pratica una quotidiana violenza coloniale, al tempo stesso grottesca e sanguinaria; uno Stato che non ha confini dichiarati e destabilizza tutti gli altri Stati della regione; uno Stato cogestito da un’élite etno-nazionalista e da esponenti di un messianismo fanatizzante; uno Stato i cui dirigenti hanno dichiarato pubblicamente e ai quattro venti le loro intenzioni genocidarie, prima di metterle in pratica con agghiacciante sistematicità.

Questo Stato è ASSOCIATO all’Unione Europea.

Oggi, per interrompere questa vergogna, basterebbe il semplice appello al comune senso del pudore.

Ma se l’Europa dei Borrell, Kallas, von der Leyen, Merz, Meloni ecc. ecc. non vuole prendere questa decisione, è perché ha evidentemente le sue buone ragioni. SIMILES CUM SIMILIBUS CONGREGANTUR.

No, decisamente l’Europa non sopravviverà alle proprie carognate…

" Sedurre gorbaciov e l' ultima nomenklatura sovietica,,....solo questa frase dice tutto su chi ha scritto questa solita accozzaglia di puttanate messe assieme in un minestrone delirante! Cambia disco ragazzo ormai questo e' usurato...
slowshow10
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Re: Parliamo di guerra

Messaggioda slowshow10 » 24 apr 2026 07:09

bobbisolo ha scritto:Salvatore Minolfi – lafionda.org – «He may be a son-of-a-bitch, but he is our son-of-a-bitch…» Nel giro di ventiquattro ore, l’Unione Europea ha approvato il ventesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia e nel contempo ha respinto la richiesta di sospendere l’Accordo di Associazione UE-Israele, richiesta formalmente avanzata da Spagna, Irlanda e Slovenia, in ragione dei crimini di guerra commessi negli ultimi due anni e mezzo a Gaza, in Cisgiordania, in Libano e per l’annessione di fatto con cui Tel Aviv sta concludendo cinquantanove (59) anni di indisturbata occupazione militare dei territori palestinesi.

Non vale la pena commentare l’ulteriore dimostrazione dello stato di abiezione politica e morale in cui sono sprofondate le classi dirigenti del Vecchio Continente. Questa fine miserabile e ingloriosa non era un destino necessario. L’abbiamo semplicemente scelto. Ma le forme e i modi in cui tutto ciò è accaduto, nell’ultimo quarto di secolo, sembrano determinare un percorso irreversibile. L’Unione Europea non sopravviverà alle proprie carognate.

Ora abbracciamo la dottrina del “doppio standard” senza alcuna vergogna e senza alcuna preoccupazione di doverla camuffare in qualche modo. Dei tanti elementi che compongono la storia della nostra civiltà, abbiamo deciso di conservare ed esaltare innanzitutto quelli che ci riconnettono al nostro passato coloniale, utilizzando, a mo’ di aggiornamento, la mediazione ‘teorica’ offerta nell’ultimo trentennio dalla cultura neoconservatrice americana.

La Kaja Kallas (che pure conta come il due di coppe) potrebbe tranquillamente dire di Netanyahu, ciò che per decenni i signori di Washington hanno detto dei più immondi governanti in giro per il mondo: «Sarà pure un figlio di puttana, ma è pur sempre il nostro figlio di puttana».

La famosa espressione (“He may be a son-of-a-bitch, but he is our son-of-a-bitch”) viene tradizionalmente attribuita a Cordell Hull, Segretario di Stato USA, che l’avrebbe pronunciata nel 1939, riferendosi al dittatore dominicano Rafael Trujillo. Gli Stati Uniti non comandavano ancora il mondo, ma nel loro emisfero facevano il bello e il cattivo tempo già da più di un secolo.

Dopo la seconda guerra mondiale, soprattutto in America Latina, la frase compendiava fedelmente l’orientamento dominante nella politica estera americana, con l’esplicita rivendicazione del diritto al “doppio standard”. Si trattava di un orientamento, come si suol dire, “bipartisan”.

Un discorso analogo lo faceva, infatti, anche John F. Kennedy (secondo la testimonianza di Arthur M. Schlesinger jr., suo collaboratore e biografo) agli esordi della sua Amministrazione, sempre ragionando sulle prospettive della Repubblica Dominicana di Rafael Trujillo (un dittatore che, peraltro, sarebbe morto in un attentato pochi mesi dopo). Kennedy sosteneva che non si poteva rinunciare ai tradizionali dittatori sudamericani, finché l’alternativa era qualcosa di simile alla rivoluzione castrista.

Sempre nel contesto della guerra fredda, in un famoso articolo scritto su «Commentary» (“Dictatorships and Double Standards”, 1979) la repubblicana Jeane Kirkpatrick, ambasciatrice americana alle Nazioni Unite, sostenne che per gli Stati Uniti era moralmente e strategicamente più accettabile sostenere un dittatore autoritario ‘amichevole’ che rischiare l’ascesa di un regime comunista (un “male” maggiore e definitivo).

Ed è così che per quasi cinquant’anni, gli Stati Uniti sostennero, a spada tratta, ‘campioni’ come Syngman Rhee, Bao Dai, Chiang Kai-shek, Ngo Dinh Diem, Rafael Trujillo, Fulgencio Batista, Anastasio Somoza, Park Chung Hee, Nguyen Cao Ky, Suharto, Mobutu, Pinochet, and Chun Doo Hwan, ecc. ecc.

Anni dopo, l’eminente storico americano John Lewis Gaddis (un Pulitzer Prize e una National Humanities Medal), nell’intento di rassicurarci, avrebbe precisato, senza vergogna, che: “Regimi come quelli di Somoza in Nicaragua o di Trujillo nella Repubblica Dominicana potevano essere sgradevoli, ma rientravano nella categoria dei regimi benigni perché non rappresentavano una seria minaccia per gli interessi degli Stati Uniti e in alcuni casi li promuovevano addirittura” (“We Now Know”, 1997).

Tuttavia, finita la guerra fredda, le cose non cambiarono. Anzi, peggiorarono. Irving Kristol, il “padrino” dei neoconservatori americani, rivendicò qualcosa in più del tradizionale diritto degli Stati Uniti al doppio standard: “La verità è che non solo la nostra politica estera ha un doppio standard rispetto a ciò che oggi viene definito “diritti umani”, ma che noi abbiamo anche un triplo ed un quadruplo standard. Per meglio dire, noi abbiamo tanti standard quanti ne richiedono le circostanze – la qual cosa è proprio come essa dovrebbe essere” (“Defining Our National Interest”, 1991).

All’epoca in cui Irving Kristol (e, dopo di lui, il figlio William) diceva e scriveva quelle cose – cioè nell’immediato dopo guerra fredda – in generale ai principali dirigenti politici europei si rizzavano i capelli in testa. Non erano santi, ci mancherebbe. Ma che si trattasse di un Mitterrand o di uno Schmidt, oppure di uno Chirac, di un Kohl o di uno Schröder (per non parlare di tanti dirigenti della tanto vituperata Prima Repubblica italiana), credo che avessero alle spalle un tirocinio politico molto più severo: erano cresciuti tra le macerie del Vecchio Continente e conoscevano il dramma e i costi degli ultimi conati dell’imperialismo europeo, del conflitto mondiale e della guerra civile che ne erano derivati.

Fondata o meno che fosse, dopo l’89, le classi dirigenti europee erano ancora in grado di esibire una propria pretesa ‘diversità’, rispetto all’alleato americano, al punto da sedurre Gorbaciov e l’ultima nomenklatura sovietica. Un equivoco terribile e fatale.

Era solo questione di anni. La distruzione neoliberista del contratto sociale europeo e la parallela affermazione dell’ecosistema unipolare avrebbero dato alla luce una generazione di dirigenti ignoranti e pusillanimi, cresciuti parassitariamente nel demoralizzante vassallaggio politico e nella subalternità culturale ai nuovi padroni americani. Alla vigilia dell’invasione dell’Irak (tra gennaio e febbraio 2003), con l’aiuto degli Stati “valvassini” dell’ex-Patto di Varsavia e dei paesi Baltici (manovrati dal puparo americano) fu stroncata l’ultima resistenza dei francesi e dei tedeschi.

Iniziava l’epoca dei Borrell, Kallas, von der Leyen… E, ahimé, oggi bisogna prenderli sul serio.

Oggi c’è uno Stato dell’apartheid, razzista, sterminista, fondato sul suprematismo ebraico; uno Stato che pratica una quotidiana violenza coloniale, al tempo stesso grottesca e sanguinaria; uno Stato che non ha confini dichiarati e destabilizza tutti gli altri Stati della regione; uno Stato cogestito da un’élite etno-nazionalista e da esponenti di un messianismo fanatizzante; uno Stato i cui dirigenti hanno dichiarato pubblicamente e ai quattro venti le loro intenzioni genocidarie, prima di metterle in pratica con agghiacciante sistematicità.

Questo Stato è ASSOCIATO all’Unione Europea.

Oggi, per interrompere questa vergogna, basterebbe il semplice appello al comune senso del pudore.

Ma se l’Europa dei Borrell, Kallas, von der Leyen, Merz, Meloni ecc. ecc. non vuole prendere questa decisione, è perché ha evidentemente le sue buone ragioni. SIMILES CUM SIMILIBUS CONGREGANTUR.

No, decisamente l’Europa non sopravviverà alle proprie carognate…


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Re: Parliamo di guerra

Messaggioda zampaflex » 24 apr 2026 10:38

Un dato di fatto (il respingimento della richiesta di sospensione dell'accordo di partenariato).
Un commento (vergogna all'Europa che non ha sospeso l'accordo).
In mezzo il 90% dell'intervento, che parla di storie americane e non contiene nulla riguardo all'Europa.

Si poteva fare di meglio. Molto meglio. Articolazione di pensiero inesistente.
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bobbisolo
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Re: Parliamo di guerra

Messaggioda bobbisolo » 24 apr 2026 11:34

zampaflex ha scritto:Un dato di fatto (il respingimento della richiesta di sospensione dell'accordo di partenariato).
Un commento (vergogna all'Europa che non ha sospeso l'accordo).
In mezzo il 90% dell'intervento, che parla di storie americane e non contiene nulla riguardo all'Europa.

Si poteva fare di meglio. Molto meglio. Articolazione di pensiero inesistente.


Dire che "parla per il 90% di America" e quindi "non contiene nulla sull’Europa" è una lettura davvero pigra.
Le storie americane non sono un diversivo: sono il fondamento del ragionamento. Servono a mostrare che il doppio standard non è un incidente, ma una dottrina di potenza già consolidata, che l’Europa ha semplicemente adottato senza pudore e spegnendo il cervello.
Il punto dell’articolo è proprio questo: l’UE non è più un soggetto morale autonomo, ma un’appendice che ripete i paradigmi degli Stati Uniti quando le conviene.
Chi non vede questo, evidentemente, non si è ancora tolto la kippah dagli occhi.
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Re: Parliamo di guerra

Messaggioda littlewood » 24 apr 2026 12:46

bobbisolo ha scritto:
zampaflex ha scritto:Un dato di fatto (il respingimento della richiesta di sospensione dell'accordo di partenariato).
Un commento (vergogna all'Europa che non ha sospeso l'accordo).
In mezzo il 90% dell'intervento, che parla di storie americane e non contiene nulla riguardo all'Europa.

Si poteva fare di meglio. Molto meglio. Articolazione di pensiero inesistente.


Dire che "parla per il 90% di America" e quindi "non contiene nulla sull’Europa" è una lettura davvero pigra.
Le storie americane non sono un diversivo: sono il fondamento del ragionamento. Servono a mostrare che il doppio standard non è un incidente, ma una dottrina di potenza già consolidata, che l’Europa ha semplicemente adottato senza pudore e spegnendo il cervello.
Il punto dell’articolo è proprio questo: l’UE non è più un soggetto morale autonomo, ma un’appendice che ripete i paradigmi degli Stati Uniti quando le conviene.
Chi non vede questo, evidentemente, non si è ancora tolto la kippah dagli occhi.

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Re: Parliamo di guerra

Messaggioda l'oste » 01 mag 2026 20:13

Da Rai news :

Picchiati gli attivisti della Flotilla: "40 ore di crudeltà deliberata"175 sequestrati sulle navi israeliane senza acqua e cibo, picchiati e trascinati con le mani legate. Paura per due attivisti deportati in Israele.

Gli attivisti della Global Sumud Flotilla sbarcati a Creta dopo esser stati intercettati in acque internazionali dall'esercito israeliano denunciano le violenze die militari di Tel Aviv: "40 ore di crudeltà deliberata" a bordo di una nave militare.
Un comunicato diffuso sui social è accompagnato da video e testimonianze delle persone sequestrate da Israele. 
"Sono stati loro negati cibo e acqua sufficienti. Sono stati costretti a dormire sul pavimento, che veniva deliberatamente e ripetutamente allagato", afferma la Global Sumud Flotilla, denunciando anche come, "quando i militari hanno cercato di sequestrare due partecipanti", ovvero gli attivisti Saif Abu Keshek e Thiago Ávila, i loro compagni "hanno opposto resistenza pacifica" e "la risposta è stata di pura violenza": pugni, calci e persone "trascinate sul ponte con le mani legate dietro la schiena"

Giammarco Sicuro (Rai news)
Non importa chi sarà l'ultimo a spegnere la luce. E' già buio.

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Re: Parliamo di guerra

Messaggioda mennella » 02 mag 2026 10:00

Ennesimo modo per governo ed esercito israeliano per rendersi apprezzati dal mondo.

Da non dimenticare il povero estremista ebreo osservante che ha preso a calci una suora.
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Re: Parliamo di guerra

Messaggioda l'oste » 02 mag 2026 12:12

mennella ha scritto:Ennesimo modo per governo ed esercito israeliano per rendersi apprezzati dal mondo.

Da non dimenticare il povero estremista ebreo osservante che ha preso a calci una suora.

A loro non interessa essere apprezzati dal mondo, non riconoscono alcuna autorità esterna, non gli importa se il loro popolo subirà ovunque conseguenze terroristiche, anzi a loro fa comodo come giustificazione per abusare con ferocia.
Vogliono governare il maggior numero di terre intorno a loro, eliminare ogni musulmano, donne e bambini soprattutto.
Il progetto è iniziato decenni fa e usano con falso vittimismo la shoah e l'ebraismo per applicare una dittatura etnica di estrema destra, il Sionismo.
Non importa chi sarà l'ultimo a spegnere la luce. E' già buio.

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Re: Parliamo di guerra

Messaggioda tenente Drogo » 02 mag 2026 13:46

l'oste ha scritto:
...

Vogliono governare il maggior numero di terre intorno a loro, eliminare ogni musulmano, donne e bambini soprattutto.

....



e allora spiegami come mai hanno firmato un trattato di pace con la Giordania e l'Egitto, che sono, calvinisti?
e poi gli Accordi di Abramo con gli Emirati e i buoni rapporti con i sauditi

dire che sei prevenuto e male informato è dire poco
I comunisti mi trattavano da fascista, i fascisti da comunista.
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Re: Parliamo di guerra

Messaggioda tenente Drogo » 02 mag 2026 14:15

e ci sono due milioni di arabi musulmani cittadini di Israele

vogliamo dire che non esistono discriminazioni?
che è tutto rose e fiori?
no ovviamente, ma neanche generalizzazioni estreme
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Re: Parliamo di guerra

Messaggioda l'oste » 03 mag 2026 08:09

Arrampicarsi sugli specchi sporchi di sangue è la specialità dei Sionisti.
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Re: Parliamo di guerra

Messaggioda fly666 » 03 mag 2026 17:50

l'oste ha scritto:Arrampicarsi sugli specchi sporchi di sangue è la specialità dei Sionisti.


Caro Oste, il Sionismo è un movimento politico complesso e con diverse correnti, questa tua è una generalizzazione alla pari di quella che vede tutti gli "arabi" terroristi... il governo attuale di Israele è da condannare per il mancato rispetto del diritto internazionale, i crimini di guerra e la violazione dei diritti del popolo palestinese, ma la sua condotta non deriva, secondo me, da un presunto ideale sionista ma semplicemente da crudeltà morale, desiderio di potere e interessi sovranazionali di carattere economico e strategico.
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Re: Parliamo di guerra

Messaggioda l'oste » 03 mag 2026 20:26

fly666 ha scritto:
l'oste ha scritto:Arrampicarsi sugli specchi sporchi di sangue è la specialità dei Sionisti.


Caro Oste, il Sionismo è un movimento politico complesso e con diverse correnti, questa tua è una generalizzazione alla pari di quella che vede tutti gli "arabi" terroristi... il governo attuale di Israele è da condannare per il mancato rispetto del diritto internazionale, i crimini di guerra e la violazione dei diritti del popolo palestinese, ma la sua condotta non deriva, secondo me, da un presunto ideale sionista ma semplicemente da crudeltà morale, desiderio di potere e interessi sovranazionali di carattere economico e strategico.

Il Sionismo, concordo con te, ha molte facce, dal protosionismo al sionismo "sociale" ma purtroppo dal '48 in poi il potere in Isarele è stato praticamente sempre in mano alla destra estrema ed ha mostrato solo il lato violento, intollerante, colonialista che stermina e deporta (nakba, Gaza, Jenin...) popoli che che nel corso dei secoli sono diventati gli abitanti legittimi delle "terre promesse".
Che vi siano interessi economici e di potere è evidente, considera che il Sionismo ha tra i suoi finanziatori i capitali di società, lobbies commerciali, militari e famiglie enormemente facoltose.
Infatti i fondi illimitati e l'alleanza incrollabile con gli States hanno permesso ad Israele di avere esercito, servizi segreti ed armamenti tra i più efficaci e avanzati al mondo. Un discreto vantaggio se si usa la forza.
Hai oggettivamente ragione a dire che sputando sul diritto internazionale, sulle risoluzioni ONU ed a compiere crimini di guerra, si tradisca l'ideale probabilmente originario del Sionismo, facendo diventare Israele uno degli stati più deprecabili, discutibili ed arroganti a livello internazionale.
Le loro azioni di governo (questo attuale più di tutti), sono i primi traditori dei diritti religiosi e storici degli ebrei e di una forma pacifica di convivenza tra i popoli, primo dogma di ogni religione.
Se la "religione sionista" giustifica tutto questo massacro infinito, è una religione aliena all'umanità.

* Il comunismo nasce inizialmente come movimento economico/filosofico prima che politico. Marx ed Engels non hanno inventato i gulag e nemmeno loro teorizzavano invasioni, deportazioni, prigioni disumane.
Ma l'aberrazione degli originali principi economico sociali in nome del potere autoritario, hanno trasfigurato in dittature sanguinarie un ideale nato contro il capitale in mano a pochi e in favore dei diritti del popolo, della classe produttiva più numerosa e per l'uguaglianza tra le classi.
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Re: Parliamo di guerra

Messaggioda tenente Drogo » 04 mag 2026 00:00

l'oste ha scritto:
Il Sionismo, concordo con te, ha molte facce, dal protosionismo al sionismo "sociale" ma purtroppo dal '48 in poi il potere in Isarele è stato praticamente sempre in mano alla destra estrema



dal 1948 al 1977 governi laburisti
dal 1977 al 2001 alternanza tra destra e sinistra
dal 2001 a oggi destra
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Re: Parliamo di guerra

Messaggioda zampaflex » 04 mag 2026 10:03

tenente Drogo ha scritto:
l'oste ha scritto:
Il Sionismo, concordo con te, ha molte facce, dal protosionismo al sionismo "sociale" ma purtroppo dal '48 in poi il potere in Isarele è stato praticamente sempre in mano alla destra estrema



dal 1948 al 1977 governi laburisti
dal 1977 al 2001 alternanza tra destra e sinistra
dal 2001 a oggi destra


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Re: Parliamo di guerra

Messaggioda l'oste » 04 mag 2026 15:36

tenente Drogo ha scritto:
dal 1977 al 2001 alternanza tra destra e sinistra

Dal 1977 al 1984 Israele è stato il regno di Begin, già inviso a importanti ebrei (famosa la lettera di Albert Einstein e altri scienziati contro di lui), fondatore del Likud, un leader poco pacifico, nonostante il Nobel per la pacificazione con l'Egitto e gli Accordi di restituzione di alcuni territori.
A parte il breve periodo di pochi anni dei governi di unità nazionale/laburisti nei primi anni '80, poi dal 1992 al 1996 hanno effettivamente governato i laburisti per il "processo di pace" con Rabin vincitore delle elezioni del 1992 al governo fino al suo assassinio nel 1995.
Dopo di lui Shimon Peres fino al '96.
Dal 1996 è iniziata l'era buia Nethanhyahu che dura ormai da 30 anni.
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Re: Parliamo di guerra

Messaggioda tenente Drogo » 05 mag 2026 17:15

andatelo a dire a Erri De Luca che è fascista

Immagine
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Re: Parliamo di guerra

Messaggioda fly666 » 05 mag 2026 17:28

Il problema rimane sempre che il leader dell'attuale governo di Israele ha più volte escluso la creazione di uno stato di Palestina indipendente sotto il suo mandato, dichiarandosi quindi contrario alla soluzione a due stati.
Allora secondo Erri De Luca Nethanyahu uguale Hamas ?
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Re: Parliamo di guerra

Messaggioda tenente Drogo » 05 mag 2026 18:38

fly666 ha scritto:Il problema rimane sempre che il leader dell'attuale governo di Israele ha più volte escluso la creazione di uno stato di Palestina indipendente sotto il suo mandato, dichiarandosi quindi contrario alla soluzione a due stati.
Allora secondo Erri De Luca Nethanyahu uguale Hamas ?


non so cosa pensa lui
io penso siano entrambi estremisti
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Re: Parliamo di guerra

Messaggioda bobbisolo » 05 mag 2026 19:24

fly666 ha scritto:Il problema rimane sempre che il leader dell'attuale governo di Israele ha più volte escluso la creazione di uno stato di Palestina indipendente sotto il suo mandato, dichiarandosi quindi contrario alla soluzione a due stati.
Allora secondo Erri De Luca Nethanyahu uguale Hamas ?


Come può essere definito democratico uno Stato che si fonda su un privilegio etno-nazionale esclusivo?
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Re: Parliamo di guerra

Messaggioda fly666 » 05 mag 2026 19:36

bobbisolo ha scritto:
fly666 ha scritto:Il problema rimane sempre che il leader dell'attuale governo di Israele ha più volte escluso la creazione di uno stato di Palestina indipendente sotto il suo mandato, dichiarandosi quindi contrario alla soluzione a due stati.
Allora secondo Erri De Luca Nethanyahu uguale Hamas ?


Come può essere definito democratico uno Stato che si fonda su un privilegio etno-nazionale esclusivo?


Penso che lo stato di Israele possa definirsi democratico in quanto tale pretesa di esclusività pur sostenuta e portata avanti dal governo attuale non è iscritta come diritto nelle sue leggi, così che un cambio di governo attraverso le prossime elezioni potrebbe portare col tempo al tentativo di realizzare la soluzione a due stati che in molti ed anche io si augurano.
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Re: Parliamo di guerra

Messaggioda bobbisolo » 05 mag 2026 19:40

fly666 ha scritto:
bobbisolo ha scritto:
fly666 ha scritto:Il problema rimane sempre che il leader dell'attuale governo di Israele ha più volte escluso la creazione di uno stato di Palestina indipendente sotto il suo mandato, dichiarandosi quindi contrario alla soluzione a due stati.
Allora secondo Erri De Luca Nethanyahu uguale Hamas ?


Come può essere definito democratico uno Stato che si fonda su un privilegio etno-nazionale esclusivo?


Penso che lo stato di Israele possa definirsi democratico in quanto tale pretesa di esclusività pur sostenuta e portata avanti dal governo attuale non è iscritta come diritto nelle sue leggi


La Knesset descrive le Basic Laws come il nucleo del quadro costituzionale israeliano, e la Basic Law: Israel — The Nation State of the Jewish People afferma esplicitamente che il diritto all’autodeterminazione nazionale nello Stato di Israele è “exclusive to the Jewish People”. Quindi dire che questa pretesa di esclusività “non è iscritta come diritto nelle sue leggi” non regge.
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Messaggioda fly666 » 05 mag 2026 19:56

bobbisolo ha scritto:
fly666 ha scritto:
bobbisolo ha scritto:
fly666 ha scritto:Il problema rimane sempre che il leader dell'attuale governo di Israele ha più volte escluso la creazione di uno stato di Palestina indipendente sotto il suo mandato, dichiarandosi quindi contrario alla soluzione a due stati.
Allora secondo Erri De Luca Nethanyahu uguale Hamas ?


Come può essere definito democratico uno Stato che si fonda su un privilegio etno-nazionale esclusivo?


Penso che lo stato di Israele possa definirsi democratico in quanto tale pretesa di esclusività pur sostenuta e portata avanti dal governo attuale non è iscritta come diritto nelle sue leggi


La Knesset descrive le Basic Laws come il nucleo del quadro costituzionale israeliano, e la Basic Law: Israel — The Nation State of the Jewish People afferma esplicitamente che il diritto all’autodeterminazione nazionale nello Stato di Israele è “exclusive to the Jewish People”. Quindi dire che questa pretesa di esclusività “non è iscritta come diritto nelle sue leggi” non regge.


Non so risponderti con esattezza a causa delle mie scarse conoscenze giuridiche ma penso che la legge, approvata nel 2018, preveda la possibilità di essere modificata da successive norme di legge in seguito a cambiamenti del diciamo spirito dei tempi... io in questo vedo l'aspetto democratico dello stato di Israele ma per dire al vero al momento questa legge mi sembra creare una forma di stato più simile a una teocrazia che ad una democrazia.
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