Diario economico

Dove discutere, confrontarsi o scherzare sempre in modo civile su argomenti attinenti al mondo del food&wine e non solo.

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Re: Diario economico

Messaggioda zampaflex » 16 mar 2026 12:27

Martin Wolf, editorialista del Financial Times:

“Capital Economics considers three scenarios.
The first is of a short, sharp conflict, lasting about two weeks. The estimate is of a loss of around 1.4 per cent of global annual oil exports and a similar proportion of LNG exports.
The second is of a conflict lasting three months, but with limited longer-term damage to facilities. The estimate for this is of a loss of 5-6 per cent of world exports of crude and LNG in 2026.
The third is also of a conflict lasting three months, but with longer-lasting damage to capacity, notably to Iran’s Kharg Island. The estimate here is of a loss of 8-9 per cent of world exports of oil and LNG, with an impact into 2027. Oil prices could hit $150 a barrel and prices of gas in the EU (per megawatt hour) could hit €120. According to Capital Economics, the only comparable global supply shock to this last possibility was “from the late-1970s to the mid-1980s.”

La società di investimenti Vanguard ha pubblicato uno schema con gli impatti su PIL e inflazione nelle macroaree.
Per l'europa, ogni mese di guerra vale un calo del primo di un decimo di punto ed un aumento della seconda di due.
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Re: Diario economico

Messaggioda zampaflex » 15 apr 2026 12:34

Come sempre, "it's the economy, stupid!"

Il fallimento dell’Orbánomics. Ecco perché dopo sedici anni ha perso le elezioni
Walter Galbiati, vicedirettore di Repubblica

C’è un prima e un dopo che segna l’inizio dell’involuzione del potere di Viktor Orbán rimasto al comando dell’Ungheria per 16 anni. Lo spartiacque sono state la pandemia e l’invasione russa dell’Ucraina che insieme con il blocco dei fondi Ue hanno messo in luce tutte le contraddizioni dell’Orbánomics, il cui fallimento è da annoverare tra le principali cause della sconfitta elettorale del Fidesz, il partito di estrema destra ungherese.

L’arrivo al potere. Era stata una crisi economica, quella finanziaria del 2007 innescata dai mutui subprime, poi estesasi ai mercati globali e culminata con il fallimento di Lehman Brothers, a riportare al potere dopo otto anni di opposizione lo stesso Orbán, che nel 1998 a 35 anni era stato il più giovane primo ministro dell’Ungheria.

La recessione. Nel 2009, il Paese si trovava in una recessione profonda con il Pil crollato del 6,8%. Il default era stato sventato solo grazie a 20 miliardi di euro di aiuti elargiti dal Fondo monetario internazionale e dall’Unione europea l’anno prima.

Le elezioni del 2010. In questo clima gli ungheresi sono andati al voto nell’aprile 2010 e a vincere è stata la coalizione formata dal Partito popolare cristiano democratico e dagli ultraconservatori del Fidesz, capace di catalizzare il malcontento per la situazione economica.

La vittoria è stata netta, perché hanno incassato il 52,7% dei voti, abbastanza per ottenere i due terzi in Parlamento e avviare le riforme costituzionali.

L’Orbánomics. Orbán, diventato primo ministro, ha lanciato una nuova stagione economica, basata, come molte politiche populiste sul paradosso del cosiddetto “socialismo per i ricchi e capitalismo per i poveri”, poiché lo Stato interviene per tutelare le grandi imprese e le élite finanziarie, mentre impone la logica del mercato alle classi popolari.

La flat tax. Uno dei più grandi favori ai ceti abbienti, rendendoli uguali ai poveri nel pagare le tasse, è stata l’introduzione della flat tax al 16% sui redditi delle persone fisiche, abolendo i due precedenti scaglioni del 18 e del 36%, ridotta poi ulteriormente al 15% nel 2016.

La corporate tax. Anche per le aziende l’aliquota è stata abbassata dal 16% al 10%, per poi portarla al 9% nel 2017, introducendo così la più bassa aliquota per il reddito delle società dell’Unione europea.

Aumento dell’Iva. Per compensare il taglio alle imposte dirette, nel 2012 Orbán ha poi chiuso il cerchio aumentando quelle indirette, tasse che colpiscono tutti indistintamente, alzando l’lva dal 25 al 27%.

L’economia sovranista. Sul fronte della strategia industriale, l’Orbánomics ha sviluppato un’economia “sovranista” con un ruolo più incisivo dello Stato in settori considerati strategici dal punto di vista del controllo politico e cercando di ridurre la dipendenza dai capitali stranieri.

Agevolazioni pre- … Secondo quanto calcolato dal Centro per gli Studi sull’Europa Orientale (Osw), prima di Orbán tra il 2004 e il 2010 sono stati stanziati 612,2 milioni di dollari di agevolazioni, il 98% delle quali sono finite a società internazionali e solo il 2% a entità nazionali.

… e post Orbán. Dopo il suo avvento, nel periodo 2011-2018, il governo ha più che raddoppiato l’entità del sostegno alle imprese nazionali portandolo a circa 1,3 miliardi di dollari, incrementando anche le proprie partecipazioni dirette attraverso fondi di investimento o appoggiando oligarchi vicino al partito di Orbán.

Tasse straordinarie. Per favorire ulteriormente le imprese ungheresi, il governo ha introdotto imposte straordinarie su settori dominati per lo più da gruppi stranieri, come banche, energia, vendite al dettaglio e telecomunicazioni.

Più manifattura. Allo stesso tempo, Orbán ha cercato di potenziare la presenza delle aziende manifatturiere in Ungheria, con le quali sono stati conclusi decine di accordi di cooperazione strategici.

Il governo ha attirato soprattutto i capitali dell’industria automobilistica tedesca (Audi, Mercedes e Bmw), un settore che oggi rappresenta il 25% delle esportazioni del Paese.

Lavoro low cost. Il lavoro è arrivato, la disoccupazione è scesa, ma a ingolosire le imprese sono stati soprattutto i bassi costi. Nel 2024 il salario lordo medio annuo ungherese ammontava a 18.500 euro, collocando il Paese al terzultimo posto nell’Unione europea, davanti solo a Bulgaria e Grecia.

Il risvolto della medaglia. La crescente politicizzazione della sfera economica ha visto anche l’aumento della corruzione soprattutto a partire dal 2010, con un trattamento preferenziale riservato alle imprese legate alla coalizione di governo.

Il sistema degli appalti. “Gli appalti pubblici – ha scritto in un report Ilona Gizińska, ricercatrice presso l’Osw - sono diventati un meccanismo chiave per l’accumulo di ricchezza da parte di un’élite imprenditoriale fedele al governo”.

Gli anni ruggenti. Dal 2010 al 2022, a parte una scivolata iniziale che ha visto il Paese in recessione nel 2012 (Pil -1,3%), la Orbánomics ha comunque riscosso successo, grazie anche a un contesto internazionale favorevole.

I numeri. Secondo i calcoli di Ubs, in questi 13 anni, il Pil ungherese ha avuto una crescita media del 2,8% con una inflazione del 3,7%, il debito è calato del 6,3% e la disoccupazione del 6,5%.

Il supporto della Ue. Una forte spinta ai conti è arrivata dai finanziamenti europei. Nel periodo 2014-2020, secondo le stime di Osw, l’Ungheria è stato il Paese che nella regione ha ricevuto più soldi di tutti dall’Unione europea in rapporto al Pil, con una media del 3,2% all'anno. Se poi si estende il raffronto al periodo 2010-2022, Ubs calcola che i fondi europei sono stati pari 3,4% del Pil.

La prima frenata. Il colpo d’arresto alla corsa dell’Orbánomics è arrivato con la pandemia. Nel 2020, la crisi riporta l’Ungheria in recessione (-4,3%), il debito torna all’80% del Pil e il deficit al 7%. Ma a schizzare è soprattutto l’inflazione che nel 2021 sfonda il tetto del 5%.

La seconda frenata. Con la guerra in Ucraina, i prezzi subiscono un’ulteriore impennata, Nel 2022 il costo della vita si attesta al 14,6% e nel 2023 addirittura al 17,1% con il Pil che torna in negativo (-0,9%).

Il legame con la Russia. L’Ungheria si mostra particolarmente vulnerabile al secondo shock a causa della sua forte dipendenza dalle forniture russe di gas e petrolio e di una politica decennale di contenimento amministrativo dei prezzi dell’energia.

Il peso dei sussidi. Secondo i calcoli dell’Osw, nell’aprile 2022 i consumatori ungheresi pagavano circa il 60% in meno per l’elettricità e il 75% in meno per il gas rispetto alla media Ue. Il tutto grazie al sostegno dello Stato.

Prima dello scoppio della guerra, il programma di sussidi costava al bilancio circa 1,17 miliardi di euro all'anno, mentre nel 2022 il suo costo è raddoppiato superando i 2,6 miliardi di euro.

Il rialzo dei tassi. Ad aggravare la crisi economica è subentrata la politica restrittiva della Banca centrale ungherese. Nell’aprile 2022, il tasso di base si attestava al 5,4%, ma sotto la pressione di un’inflazione in rapido aumento, a luglio era stato portato al 13%.

E questo livello è stato mantenuto per molti mesi, limitando in modo significativo gli investimenti e la ripresa economica.

L’Ue toglie il supporto. Il colpo di grazia alla Orbánomics è arrivato dall’Unione europea. Nel dicembre 2022 la Commissione ha preso una decisione senza precedenti, congelare i fondi Ue, privando l’Ungheria di un motore chiave per la sua crescita.

I motivi. Nel convincere l’Europa a muovere contro Orbán e la sua teoria dello Stato illiberale, hanno pesato soprattutto il deterioramento dello stato di diritto nel Paese, la mancanza di indipendenza giudiziaria, la corruzione diffusa e il mancato rispetto dei diritti fondamentali.

La ripicca. Come risposta, Orbán si è opposto alla politica di sostegno europeo alla guerra in Ucraina e ha posto il veto al via libera al nuovo blocco di sanzioni contro la Russia.

Il buco. L’Ungheria avrebbe dovuto ricevere dall’Unione europea circa 22 miliardi di euro dal Fondo di coesione e 5,8 miliardi di euro dal Meccanismo per la ripresa e la resilienza (RRF), per un totale pari a circa il 20% del Pil.

Il confronto impietoso. Come visto qui sopra, Ubs ha calcolato che dal 2010 al 2022 i fondi europei erano stati in media pari al 3,4% del Pil, mentre tra il 2023 e il 2025 si sono attestati all’1%. Una riduzione drastica che ha condizionato le performance del Paese.

Il crollo. Rispetto ai 13 anni precedenti, dal 2023 al 2025 il Pil è cresciuto solo dello 0,1% con una inflazione media dell’8,7%. Il debito è salito dello 0,9% e la disoccupazione dello 0,5%.

L’Orbánomics, che per oltre dieci anni ha spinto il Paese basando la crescita sull’afflusso di capitali esteri, le esportazioni e i bassi salari, di fronte alla crisi ha messo in luce tutte le sue debolezze strutturali.

L’oligarchizzazione dell’economia e il sistema clientelare degli appalti hanno indebolito la concorrenza e l’innovazione. Con il blocco dei fondi europei e la crisi energetica, i nodi sono venuti al pettine.

La protesta si è materializzata nel voto a favore di Péter Magyar, anche lui conservatore come il suo partito Tisza, ma a differenza di Orbán europeista. Il suo primo compito sarà di andare a Bruxelles e chiedere di sbloccare i fondi ancora rimasti a disposizione (circa 17 miliardi) per riattivare la crescita, anche perché l’80% del budget statale è stato bruciato da Orbán nei primi tre mesi dell’anno nel tentativo disperato di vincere le elezioni.
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Re: Diario economico

Messaggioda zampaflex » 26 apr 2026 09:13

La caccia al ricco si alza di livello ed intensità.
La Turchia compie una mossa proponendo una esenzione ventennale quasi totale per gli stranieri che si stabilissero nel paese.
Obiettivo triplice.
Catturare I già fuoriusciti che stavano nel Golfo e che con la guerra in corso stanno cambiando idea sulla propria collocazione.
Fornire una opzione alla classe media indopakistana che sta bene ma vive in un posto di melma (perché quelle nazioni tali sono).
Invogliare trasferimenti di unità produttive da paesi a costo del lavoro più alto, in primis Europa, anche dell'est.

Io non ci andrei mai, ma gli squallidi personaggi che cercano un paradiso fiscale qualunque, anche sotto le dittature, pur di pagare meno, saranno sicuramente interessati.

https://www.imidaily.com/tax/erdogan-proposes-20-year-tax-holiday-on-foreign-income-for-new-residents/
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Re: Diario economico

Messaggioda zampaflex » 29 apr 2026 14:37

https://x.com/Ruffino_Lorenzo/status/2049404721559949395

Rispetto al 2001, i dipendenti hanno un reddito dichiarato minore del 9% (aggiustato per l'inflazione), mentre i pensionati in crescita del 37% e i lavoratori autonomi del 67%.
Nel 2001, il reddito da pensione era il 61% di quello da dipendente e ora è il 92%.
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Re: Diario economico

Messaggioda zampaflex » 11 mag 2026 21:40

La cosa peggiore di internet?
La facilità del commercio, specie su articoli dematerializzati, ha permesso la creazione di un ceto di parassiti che si introducono tra offerta e domanda reale e creano scarsità fantasma, aumentando il costo dei beni.
Quanto mai più vero che per i biglietti dei concerti dove l'antico bagarinaggio era obbligato a volumi limitati e incideva poco, mentre oggi si è stati costretti a emanare leggi per tentare di arginare il fenomeno pernicioso.
Ed ecco quindi una coppia di infami, vigliacchi, sanguisughe e indegni approfittatori. E pure evasori.
Vent'anni di carcere non glieli toglierebbe nessuno in un sistema penale anglosassone.
Da noi, invece, nazione di truffaldini, sicuramente si alzeranno voci di clemenza.

[url]Guadagnano un milione col secondary ticketing e lo nascondono al fisco | ANSA.it https://share.google/xQpDo53LsZHECkK2Q[/url]
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Re: Diario economico

Messaggioda zampaflex » 20 mag 2026 22:03

C’era un problema con le tasse: il governo l’ha risolto
Ha restituito quasi del tutto quelle in più versate per effetto del “fiscal drag”, ha calcolato l'Istat.

https://www.ilpost.it/2026/05/20/persone-senza-figli-fiscal-drag-imposte-irpef-inflazione/
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Re: Diario economico

Messaggioda zampaflex » 21 mag 2026 07:33

Salta quasi un colloquio su tre perché non si presenta nessun candidato. A fare fatica a reperire personale sono soprattutto le piccole imprese. A lanciare l’allarme è uno studio della Cgia, che ha analizzato la serie storica dei risultati emersi dalle periodiche interviste realizzate agli imprenditori italiani da Unioncamere e dal ministero del Lavoro nell’ambito del Sistema Informativo Excelsior. Dall’analisi emerge che nel 2017 le assunzioni andate a vuoto per assenza di candidati erano state poco meno di 400.000 (9,7% del totale previsto). Nel 2025, invece, il fenomeno si è verificato in 1.750.000 casi, vale a dire oltre il 30%, con picchi che hanno toccato il 39% nelle costruzioni, il 35,2 nel legno-mobile e poco meno del 35% tra le aziende multiutility.

Il confronto tra regioni e province
Nel 2025 a fronte di 5,8 milioni di assunzioni previste, 2,7 milioni (47%) di lavoratori sono stati di difficile reperimento, di cui 1,7 milioni (30,2%) per mancanza di candidati, 765.500 per preparazione inadeguata (13) e 216.400 (3,7) per altri motivi. Le regioni dove si fa più fatica a trovare il personale per la mancanza di candidati sono: Valle d'Aosta che nel 2025 ha visto fallire la selezione nel 39,5% dei casi, Trentino-Alto Adige (39%), Friuli- Venezia Giulia (37,4%), Veneto (33,5%) ed Emilia-Romagna (33%). La meno in difficoltà è la Puglia con 25 casi su 100. Tra le cinque regioni d’Italia più in difficoltà, ben quattro si trovano nel Nordest.


Mettendo a confronto le province, quella più in difficoltà è Trento che nel 2025 ha visto andare a «vuoto» il 40 per cento delle selezioni di lavoro. Seguono Aosta con il 39,5, Udine con il 39,1, Bolzano con il 38,1 e Belluno con il 37,7. Le province dove il rischio che i colloqui vadano a vuoto è minore sono Avellino (24,4%), Taranto (24%) e Bari (23,9).

Le cause
Il problema non è nuovo. Secondo l’ultimo report del Cnel e di Unioncamere, le imprese fanno fatica a coprire le posizioni lavorative ricercate in 46 casi su 100. Le ragioni sono diverse. Innanzitutto i giovani sono meno rispetto al passato. A ridurre ulteriormente il bacino di manodopera immediatamente disponibile è l’aumento degli inattivi. Le imprese lamentano anche il fatto che il sistema scolastico non riesce a formare in quantità sufficiente quelle figure tecniche o specializzate di cui loro hanno bisogno. Inoltre, come ricorda la Cgia, procedure lunghe, colloqui multipli, tempi di risposta infiniti o annunci poco chiari scoraggiano molti candidati
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Re: Diario economico

Messaggioda Tex Willer » 21 mag 2026 08:47

zampaflex ha scritto:Salta quasi un colloquio su tre perché non si presenta nessun candidato. A fare fatica a reperire personale sono soprattutto le piccole imprese. A lanciare l’allarme è uno studio della Cgia, che ha analizzato la serie storica dei risultati emersi dalle periodiche interviste realizzate agli imprenditori italiani da Unioncamere e dal ministero del Lavoro nell’ambito del Sistema Informativo Excelsior. Dall’analisi emerge che nel 2017 le assunzioni andate a vuoto per assenza di candidati erano state poco meno di 400.000 (9,7% del totale previsto). Nel 2025, invece, il fenomeno si è verificato in 1.750.000 casi, vale a dire oltre il 30%, con picchi che hanno toccato il 39% nelle costruzioni, il 35,2 nel legno-mobile e poco meno del 35% tra le aziende multiutility.

Il confronto tra regioni e province
Nel 2025 a fronte di 5,8 milioni di assunzioni previste, 2,7 milioni (47%) di lavoratori sono stati di difficile reperimento, di cui 1,7 milioni (30,2%) per mancanza di candidati, 765.500 per preparazione inadeguata (13) e 216.400 (3,7) per altri motivi. Le regioni dove si fa più fatica a trovare il personale per la mancanza di candidati sono: Valle d'Aosta che nel 2025 ha visto fallire la selezione nel 39,5% dei casi, Trentino-Alto Adige (39%), Friuli- Venezia Giulia (37,4%), Veneto (33,5%) ed Emilia-Romagna (33%). La meno in difficoltà è la Puglia con 25 casi su 100. Tra le cinque regioni d’Italia più in difficoltà, ben quattro si trovano nel Nordest.


Mettendo a confronto le province, quella più in difficoltà è Trento che nel 2025 ha visto andare a «vuoto» il 40 per cento delle selezioni di lavoro. Seguono Aosta con il 39,5, Udine con il 39,1, Bolzano con il 38,1 e Belluno con il 37,7. Le province dove il rischio che i colloqui vadano a vuoto è minore sono Avellino (24,4%), Taranto (24%) e Bari (23,9).

Le cause
Il problema non è nuovo. Secondo l’ultimo report del Cnel e di Unioncamere, le imprese fanno fatica a coprire le posizioni lavorative ricercate in 46 casi su 100. Le ragioni sono diverse. Innanzitutto i giovani sono meno rispetto al passato. A ridurre ulteriormente il bacino di manodopera immediatamente disponibile è l’aumento degli inattivi. Le imprese lamentano anche il fatto che il sistema scolastico non riesce a formare in quantità sufficiente quelle figure tecniche o specializzate di cui loro hanno bisogno. Inoltre, come ricorda la Cgia, procedure lunghe, colloqui multipli, tempi di risposta infiniti o annunci poco chiari scoraggiano molti candidati

E tu pensa che nel campo largo c'è chi reintroduce il reddito di cittadinanza. Bisognerebbe capire su che basi,giuste le osservazioni qui sopra.
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Re: Diario economico

Messaggioda zampaflex » 21 mag 2026 09:11

Tex Willer ha scritto:E tu pensa che nel campo largo c'è chi reintroduce il reddito di cittadinanza. Bisognerebbe capire su che basi,giuste le osservazioni qui sopra.

Perché quel partito di cretini che lo vuole è votato da fannulloni.
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Re: Diario economico

Messaggioda Tex Willer » 21 mag 2026 09:12

zampaflex ha scritto:
Tex Willer ha scritto:E tu pensa che nel campo largo c'è chi reintroduce il reddito di cittadinanza. Bisognerebbe capire su che basi,giuste le osservazioni qui sopra.

Perché quel partito di cretini che lo vuole è votato da fannulloni.

Chi potrebbe governare con questi ?
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Re: Diario economico

Messaggioda zampaflex » 21 mag 2026 09:16

Recupero un post su LinkedIn a proposito dei tassisti.

In Italia ce ne sono 25.000 che dichiarano un reddito annuale LORDO di 19.000 euro (dati 2023 o 2024, non lo so con precisione).

Nella sola Parigi ce ne sono 19.000 più 40.000 NCC e il reddito medio NETTO dichiarato nel 2024 è stato di 22.000 euro, se dipendenti (autonomi non trovato).

(divertitevi se volete a scoprire il reddito medio per professione in francia... https://www.insee.fr/fr/outil-interactif/5369554/salaires-par-profession-dans-le-secteur-prive? )
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Re: Diario economico

Messaggioda zampaflex » 21 mag 2026 09:20

Tex Willer ha scritto:
zampaflex ha scritto:
Tex Willer ha scritto:E tu pensa che nel campo largo c'è chi reintroduce il reddito di cittadinanza. Bisognerebbe capire su che basi,giuste le osservazioni qui sopra.

Perché quel partito di cretini che lo vuole è votato da fannulloni.

Chi potrebbe governare con questi ?


Tu (e pure Nico) vuoi provare a farmi dire che l'attuale governo sia meglio dell'alternativa. Dopo quattro anni e mezzo di nulla cosmico, nuovi reati ad minchiam e prebende agli amichetti, mi pare che si dovrebbe capire che questo centrodestra è totalmente inadeguato e che valga la pena cambiare.
Caveat: purché la parte progressista non retroguardista-identitaria del PD prenda il sopravvento, se no vedremo cose stupide anche con loro.
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Re: Diario economico

Messaggioda tenente Drogo » 21 mag 2026 14:29

zampaflex ha scritto:Caveat: purché la parte progressista non retroguardista-identitaria del PD prenda il sopravvento, se no vedremo cose stupide anche con loro.


ma è ovvio che in alleanza con Conte prenderebbero il sopravvento
vedremmo cose stupide e anche pericolose per l'economia, quindi è il primo pericolo da arginare
I comunisti mi trattavano da fascista, i fascisti da comunista.
Tutto questo ha aiutato il film.
(Sam Fuller, a proposito di "The Steel Helmet")

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Re: Diario economico

Messaggioda Tex Willer » 21 mag 2026 15:27

zampaflex ha scritto:
Tex Willer ha scritto:
zampaflex ha scritto:
Tex Willer ha scritto:E tu pensa che nel campo largo c'è chi reintroduce il reddito di cittadinanza. Bisognerebbe capire su che basi,giuste le osservazioni qui sopra.

Perché quel partito di cretini che lo vuole è votato da fannulloni.

Chi potrebbe governare con questi ?


Tu (e pure Nico) vuoi provare a farmi dire che l'attuale governo sia meglio dell'alternativa. Dopo quattro anni e mezzo di nulla cosmico, nuovi reati ad minchiam e prebende agli amichetti, mi pare che si dovrebbe capire che questo centrodestra è totalmente inadeguato e che valga la pena cambiare.
Caveat: purché la parte progressista non retroguardista-identitaria del PD prenda il sopravvento, se no vedremo cose stupide anche con loro.

Un governo con dentro Salvini equivale ad un governo con dentro Conte. Se ci pensi Conte e Salvini avevano governato insieme , con i risultati ben noti.
Per cui stavo domandando a te,e lo domando anche ad altri ,che pero' preferiscono non rispondere,cosa e' meglio per il futuro del nostro Paese.
Mi piacerebbe che Schlein e Meloni si smarcassero dalla presenza di chi ne limita i movimenti e si confrontassero senza condizionamenti con i programmi da proporre agli elettori: potrebbe essere piu' semplice scegliere.Chi vince governa,se governa male alle elezioni successive vincera' un altro. Invece da anni si sta in una posizione di stallo, dove Renzi o Calenda o Vannacci fanno la differenza , e mi domando se si possa andare avanti cosi'
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Re: Diario economico

Messaggioda tenente Drogo » 21 mag 2026 19:20

scordiamoci che un futuro eventuale governo di centrosinistra faccia le riforme di cui l'Italia avrebbe bisogno

non le farebbe neanche un governo di centrodestra, ma almeno, se proseguisse la linea attuale, non sfascerebbe i conti pubblici con bonus e redditi di cittadinanza

e anche la politica estera proseguirebbe in modo decente, niente di trascendentale ma decente

è vero che sia a destra sia a sinistra ci sono spine nel fianco che lavorano per la Russia, però mi sembra che Meloni finora abbia ben arginato Salvini mentre su Schlein vs. Conte non ci metterei la mano sul fuoco
oltretutto c'è AVS con il suo riflesso pavloviano da vecchia sinistra antioccidentale

sicché secondo me la priorità è evitare che il campo largo governi anche se temo che finiranno per andare al potere grazie alla "generazione Gaza"
I comunisti mi trattavano da fascista, i fascisti da comunista.
Tutto questo ha aiutato il film.
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Re: Diario economico

Messaggioda zampaflex » 22 mag 2026 09:19

tenente Drogo ha scritto:scordiamoci che un futuro eventuale governo di centrosinistra faccia le riforme di cui l'Italia avrebbe bisogno

non le farebbe neanche un governo di centrodestra, ma almeno, se proseguisse la linea attuale, non sfascerebbe i conti pubblici con bonus e redditi di cittadinanza



Ma come? Eddai...questo governo non sta sfasciando i conti solo perché limitato dalle spese vecchie (Superbonus) per il quale abbiamo sforato e suddetto governo ha cercato di rientrare nel limite del 3% per chiudere la procedura di infrazione e passare la finanziaria superelettorale del quinto anno. Lo stanno dicendo da cinque anni! Vogliono spendere di più ma non possono perché altrimenti l'Europa ci castiga!
Nel frattempo però hanno trovato il modo di spostare il carico fiscale dai lavoratori autonomi ai dipendenti ed alle grandi aziende con fantasiosissimi e pericolosissimi provvedimenti su "extraprofitti" che sono un insulto alla logica economica.
E sempre nel frattempo hanno non gestito le crisi industriali che stanno sul tavolo del Ministero dell'industria ad un livello tale che i lanzichenecchi sarebbero ricordati con rimpianto ed affetto.
Ridatece Renzi e Calenda, altroché!
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Re: Diario economico

Messaggioda tenente Drogo » 22 mag 2026 11:04

zampaflex ha scritto:
tenente Drogo ha scritto:scordiamoci che un futuro eventuale governo di centrosinistra faccia le riforme di cui l'Italia avrebbe bisogno

non le farebbe neanche un governo di centrodestra, ma almeno, se proseguisse la linea attuale, non sfascerebbe i conti pubblici con bonus e redditi di cittadinanza



Ma come? Eddai...questo governo non sta sfasciando i conti solo perché limitato dalle spese vecchie (Superbonus) per il quale abbiamo sforato e suddetto governo ha cercato di rientrare nel limite del 3 per chiudere la procedura di infrazione e passare la finanziaria superelettorale dell'quinto anno. Lo stanno dicendo da cinque anni! Vogliono spendere di più ma non possono perché altrimenti l'Europa ci castiga!
Nel frattempo però hanno trovato il modo di spostare il carico fiscale dai lavoratori autonomi ai dipendenti ed alle grandi aziende con fantasiosissimi e pericolosissimi provvedimenti su "extraprofitti" che sono un insulto alla logica economica.
E sempre nel frattempo hanno non gestito le crisi industriali che stanno sul tavolo del Ministero dell'industria ad un livello tale che i lanzichenecchi sarebbero ricordati con rimpianto ed affetto.
Ridatece Renzi e Calenda, altroché!


ma magari
e invece corri il rischio di ritrovarti Conte e Fratoianni
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Tutto questo ha aiutato il film.
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Re: Diario economico

Messaggioda l'oste » 22 mag 2026 23:34

tenente Drogo ha scritto:scordiamoci che un futuro eventuale governo di centrosinistra faccia le riforme di cui l'Italia avrebbe bisogno
Riforme tipo il referendum sulla giustizia?
:lol: :lol: :lol:
tenente Drogo ha scritto:non le farebbe neanche un governo di centrodestra, ma almeno, se proseguisse la linea attuale, non sfascerebbe i conti pubblici con bonus e redditi di cittadinanza
Giusto, la "linea attuale" li sfascerebbe con "ponti" pubblici e redditi di amichettanza.
:lol: :lol: :lol:
tenente Drogo ha scritto:e anche la politica estera proseguirebbe in modo decente, niente di trascendentale ma decente
:lol: :lol: :lol:
Leccare il culo a Usraele è cosa buona e decente.

tenente Drogo ha scritto:sicché secondo me la priorità è evitare che il campo largo governi anche se temo che finiranno per andare al potere grazie alla "generazione Gaza"
Che andassero all'estero in Spagna 'sti cazzo di giovani che vogliono votare in Italia.
Non importa chi sarà l'ultimo a spegnere la luce. E' già buio.

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Re: Diario economico

Messaggioda Tex Willer » 23 mag 2026 07:45

Reddito di cittadinanza,bonus 110%, rapporto deficit/pil all' 8%. Avanti tutta,verso il baratro ed oltre.
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Re: Diario economico

Messaggioda zampaflex » 23 mag 2026 17:24

Articolo inaspettatamente ricco ed importante

https://www.varesenews.it/2026/05/a-varese-un-colloquio-su-tre-va-deserto-il-lavoro-ce-ma-salari-e-sistema-non-reggono-piu/2583382/

Con numeri su reddito, tassazione, flussi aziendali, eccetera.

Ma Giorgetti queste cose le fa leggere alla Meloni?

Mi sa di no.
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Re: Diario economico

Messaggioda tenente Drogo » 23 mag 2026 19:19

zampaflex ha scritto:Articolo inaspettatamente ricco ed importante

https://www.varesenews.it/2026/05/a-varese-un-colloquio-su-tre-va-deserto-il-lavoro-ce-ma-salari-e-sistema-non-reggono-piu/2583382/

Con numeri su reddito, tassazione, flussi aziendali, eccetera.

Ma Giorgetti queste cose le fa leggere alla Meloni?

Mi sa di no.


ci penseranno Conte e Schlein
I comunisti mi trattavano da fascista, i fascisti da comunista.
Tutto questo ha aiutato il film.
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Re: Diario economico

Messaggioda zampaflex » 25 mag 2026 15:16

Si è parlato tanto della scarsa crescita italiana rispetto alle altre economie, senza mai affrontarne le cause, che sono due:
- la demografia (l'Italia è stato uno dei tre soli grandi paesi ad averlo subito nel periodo 2020-2025);
- i deficit pubblici primari, cioé al netto del pagamento degli interessi sul debito; che da noi hanno gonfiato i redditi nazionali fino al 1992, dopo di che il flusso si è fermato mentre gli altri paesi continuavano o incrementavano.

Qui alcuni grafici e dati.
https://osservatoriocpi.unicatt.it/ocpi-pubblicazioni-l-alto-tasso-di-crescita-del-pil-pro-capite-dell-italia-eccezione-o-cambio-di-marcia
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Re: Diario economico

Messaggioda Tex Willer » 26 mag 2026 19:44

zampaflex ha scritto:Si è parlato tanto della scarsa crescita italiana rispetto alle altre economie, senza mai affrontarne le cause, che sono due:
- la demografia (l'Italia è stato uno dei tre soli grandi paesi ad averlo subito nel periodo 2020-2025);
- i deficit pubblici primari, cioé al netto del pagamento degli interessi sul debito; che da noi hanno gonfiato i redditi nazionali fino al 1992, dopo di che il flusso si è fermato mentre gli altri paesi continuavano o incrementavano.

Qui alcuni grafici e dati.
https://osservatoriocpi.unicatt.it/ocpi-pubblicazioni-l-alto-tasso-di-crescita-del-pil-pro-capite-dell-italia-eccezione-o-cambio-di-marcia

Sono tante altre le cause. Formazione, ricerca,burocrazia,sistema giudiziario, sistema elettorale, risorse mal utilizzate, italiani....
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Re: Diario economico

Messaggioda tenente Drogo » 26 mag 2026 20:54

Tex Willer ha scritto:
zampaflex ha scritto:Si è parlato tanto della scarsa crescita italiana rispetto alle altre economie, senza mai affrontarne le cause, che sono due:
- la demografia (l'Italia è stato uno dei tre soli grandi paesi ad averlo subito nel periodo 2020-2025);
- i deficit pubblici primari, cioé al netto del pagamento degli interessi sul debito; che da noi hanno gonfiato i redditi nazionali fino al 1992, dopo di che il flusso si è fermato mentre gli altri paesi continuavano o incrementavano.

Qui alcuni grafici e dati.
https://osservatoriocpi.unicatt.it/ocpi-pubblicazioni-l-alto-tasso-di-crescita-del-pil-pro-capite-dell-italia-eccezione-o-cambio-di-marcia

Sono tante altre le cause. Formazione, ricerca,burocrazia,sistema giudiziario, sistema elettorale, risorse mal utilizzate, italiani....


e la scarsa produttività
si lavora anche tanto, quantitativamente, ma con poco valore aggiunto
scontiamo la mancanza di investimenti in educazione, formazione, ricerca

anche la lentezza della giustizia civile, la giungla delle normative, l'incertezza sulle regole sono freni agli investimenti industriali
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Re: Diario economico

Messaggioda zampaflex » 27 mag 2026 08:58

tenente Drogo ha scritto:
Tex Willer ha scritto:
zampaflex ha scritto:Si è parlato tanto della scarsa crescita italiana rispetto alle altre economie, senza mai affrontarne le cause, che sono due:
- la demografia (l'Italia è stato uno dei tre soli grandi paesi ad averlo subito nel periodo 2020-2025);
- i deficit pubblici primari, cioé al netto del pagamento degli interessi sul debito; che da noi hanno gonfiato i redditi nazionali fino al 1992, dopo di che il flusso si è fermato mentre gli altri paesi continuavano o incrementavano.

Qui alcuni grafici e dati.
https://osservatoriocpi.unicatt.it/ocpi-pubblicazioni-l-alto-tasso-di-crescita-del-pil-pro-capite-dell-italia-eccezione-o-cambio-di-marcia

Sono tante altre le cause. Formazione, ricerca,burocrazia,sistema giudiziario, sistema elettorale, risorse mal utilizzate, italiani....


e la scarsa produttività
si lavora anche tanto, quantitativamente, ma con poco valore aggiunto
scontiamo la mancanza di investimenti in educazione, formazione, ricerca

anche la lentezza della giustizia civile, la giungla delle normative, l'incertezza sulle regole sono freni agli investimenti industriali


Tutto vero, ma a livello macroeconomico la crescita della popolazione porta con sé anche un aumento del PIL, a parità di produttività e tasso di occupazione.
Negli USA in questo momento si sta osservando un fenomeno mai visto prima: calo degli occupati con aumento PIL e ciò succede perché la quota dei nuovi pensionati e gli immigrati clandestini o quasi che sono scappati è superiore ai nuovi ingressi sul mercato del lavoro, mentre la costante propensione al taglio dei costi ed all'aumento della produttività da parte delle aziende compensa la minore disponibilità di manodopera.
PERO, però, occhio. I settori che stanno mantenendo o accrescendo l'occupazione sono sanità e servizi. Non potranno farlo all'infinito.

In Italia il PIL pro capite è aumentato proprio perché, nonostante la crescita nominale sia anemica, uno dei fattori produttori (manodopera, popolazione) è in calo. Perciò l'output stabile viene diviso tra meno teste.
La cosa gravissima per il futuro è che questo governaccio voglia fare più spesa pubblica ("mo' cowbells!", cit.) quando il nuovo valore aggiunto creato per ogni ulteriore euro di deficit è inferiore all'unità, e perciò ogni euro di deficit non viene ripagato da un più che proporzionale aumento di PIL. Si chiama moltiplicatore del reddito, e da noi è negativo da troppo tempo.
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