Diario economico

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Trabateo
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Re: Diario economico

Messaggioda Trabateo » 17 dic 2025 15:29

tenente Drogo ha scritto:non c'è tetto al contante in Svezia
non è il tetto al contante che contrasta l'evasione


Infatti, notoriamente, gli Svedesi hanno la stessa propensione a evadere degli Italiani.
Anche in Austria non c'è un limite al tetto dei contanti, se è per questo, ma la proporzione di cui sopra rimane tale e quale.
Un passo alla volta, un respiro alla volta.
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tenente Drogo
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Re: Diario economico

Messaggioda tenente Drogo » 17 dic 2025 15:47

in passato in Italia c'è stato un tetto più basso, anche 1000 euro mi pare
si evadeva di meno?

sarebbe interessante vedere un grafico con i tetti al contante nelle varie epoche e il livello dell'evasione in Italia

se si scopre che più basso è il tetto e più bassa l'evasione cambio idea e chiedo scusa
I comunisti mi trattavano da fascista, i fascisti da comunista.
Tutto questo ha aiutato il film.
(Sam Fuller, a proposito di "The Steel Helmet")

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Re: Diario economico

Messaggioda vinogodi » 17 dic 2025 15:49

tenente Drogo ha scritto:
Ludi ha scritto:
tenente Drogo ha scritto:
ma secondo te il tetto al contante può impedire l'evasione se uno vuole evadere?


scusa se intervengo: di per sé non basta, ovviamente, ma innalzarlo è un chiaro segnale di favore o quantomeno di indifferenza per la diffusione dei pagamenti in nero.
Ma al di là di quello: a cosa serve alzare il tetto di uso del contante? A tuo avviso c'è questa straordinaria e indifferibile esigenza di consentire di pagare in banconote un debito di 5.000 o addirittura 10.000 euro?


io pago con la carta di credito anche un caffè
...io prendo la pensione in nero e pretendo di poter pagare in contanti, soprattutto i vini anche sopra i 10.000 Euro. Se pago in contanti e senza fattura, Romanee Conti e i Grands Cru di Leroy me li danno con il 25% di sconto...scusate se e' poco... 8)
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Re: Diario economico

Messaggioda Tex Willer » 17 dic 2025 16:10

zampaflex ha scritto:
tenente Drogo ha scritto:
zampaflex ha scritto:
tenente Drogo ha scritto:non c'è tetto al contante in Svezia
non è il tetto al contante che contrasta l'evasione

Hai torto marcio: in Svezia non c'è tetto perché sono molto più onesti e quindi non ce n'è reale bisogno.
Questa è una stima del 2019 in mancanza di meglio:
https://www.statista.com/chart/17133/tax-evasion-cost-to-eu-countries/?srsltid=AfmBOopqOwqYdt9z0C_rdG9AiDXvnoK8hPH82uF67AiGaWtsvcYCqZrm
Credo in parte strutturato su questo report del gruppo parlamentare socialista presso il parlamento europeo:
https://www.socialistsanddemocrats.eu/sites/default/files/2019-01/the_european_tax_gap_en_190123.pdf

A parte, ho trovato questa ponderosa pubblicazione, cercando dati, e la riporto perché molto interessante.
https://www.taxobservatory.eu//www-site/uploads/2023/10/global_tax_evasion_report_24.pdf


ma secondo te il tetto al contante può impedire l'evasione se uno vuole evadere?




E poi diciamolo chiaramente: le persone oneste non pagano in contanti!

Guarda hai davvero ragione.
I ricchi non evadono il fisco,lo eludono, e quindi sono onesti fino a quando non li beccano Gli idraulici sono i veri delinquenti, quelli che si fanno pagare in contanti per frodare il fisco di qualche spicciolo. Mica come Elkann,per dire uno di quelli onesti almeno per te,che risparmia qualche miliardo di imposte e poi se la cava pagando un terzo sull'unghia.
Dai , il mondo presto sara' degli onesti, che pagano i migliori avvocati e fiscalisti per restare tali ,ma accade che qualche volta anche questo non basti.
ps: il controllo di come uno paga,di come utilizza i suoi soldi,del perche' li utilizza e' un requisito dei regimi totalitari, e' una limitazione della liberta' personale di poter disporre dei propri beni senza renderne pubblico il motivo.Sta ad uno stato democratico dotersi di strumenti efficaci di controllo. Le tasse le paghiamo anche per questo.
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Re: Diario economico

Messaggioda Ludi » 17 dic 2025 18:16

tenente Drogo ha scritto:in passato in Italia c'è stato un tetto più basso, anche 1000 euro mi pare
si evadeva di meno?

sarebbe interessante vedere un grafico con i tetti al contante nelle varie epoche e il livello dell'evasione in Italia

se si scopre che più basso è il tetto e più bassa l'evasione cambio idea e chiedo scusa


difficile estrapolare dei dati. In generale, il livello di evasione fiscale dipende dalla percezione dei cittadini sul livello di attenzione del governo per il fenomeno.
Ad esempio, nel 1994 (governo Berlusconi) l'evasione IVA passò dal 30 al 36%; nel 1996 (governo Prodi) passò dal 36 al 27% circa.
In altri termini: le variabili che influiscono sull'evasione sono molte e complesse; ricordo però che le misure di limitazione dell'uso del contante hanno principalmente scopo di prevenire il riciclaggio, che è fenomeno diverso dall'evasione, anche se spesso quest'ultima ne è il presupposto.
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Re: Diario economico

Messaggioda Trabateo » 17 dic 2025 19:22

Tex Willer ha scritto:...Sta ad uno stato democratico dotersi di strumenti efficaci di controllo. Le tasse le paghiamo anche per questo.


Chi le paga...io vorrei tanto che lo stato si dotasse di strumenti di controllo efficaci, che le strade non avessero le buche o che fossero riparate in fretta, che la Sanità Pubblica funzionasse come un orologio svizzero, etc, etc, etc, io le tasse le pago tutte, fino all'ultimo centesimo, ma la domanda è sempre quella? Chi le paga le tasse? Quante tasse paga? Le paga tutte o solo in parte? Le paga in proporzione oppure ha agevolazioni fiscali che io non posso avere? E soprattutto gli viene dato modo di evaderle/eluderle? Ecco, io ho il sacrosanto diritto a incazzarmi per tutto questo perché io le tasse, le mie tasse, le pago tutte, fino all'ultimo centesimo.

PS: se non trovi il nesso, te lo spiego io.
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Re: Diario economico

Messaggioda zampaflex » 17 dic 2025 20:43

Tex Willer ha scritto:I ricchi non evadono il fisco,lo eludono...
ps: il controllo di come uno paga,di come utilizza i suoi soldi,del perche' li utilizza e' un requisito dei regimi totalitari, e' una limitazione della liberta' personale di poter disporre dei propri beni senza renderne pubblico il motivo.Sta ad uno stato democratico dotersi di strumenti efficaci di controllo. Le tasse le paghiamo anche per questo.

a) indubbiamente, ci sono anche le statistiche, specie per le società; ma quando hai tanto, è più facile venire a prenderti, in realtà (a meno che non hai decenni di storia di occultamento come la allegra famigliola di cui sopra, che ha probabilmente riempito l'album delle figurine dei paradisi fiscali);
b) qui sbagli però: lo stato non ti dice dove spenderli; ti dice di farlo in maniera tracciabile rispettando i tuoi concittadini che pagano le tasse al posto tuo.
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Re: Diario economico

Messaggioda Ludi » 18 dic 2025 09:29

Tex Willer ha scritto:ps: il controllo di come uno paga,di come utilizza i suoi soldi,del perche' li utilizza e' un requisito dei regimi totalitari, e' una limitazione della liberta' personale di poter disporre dei propri beni senza renderne pubblico il motivo.Sta ad uno stato democratico dotersi di strumenti efficaci di controllo. Le tasse le paghiamo anche per questo.


non è lo Stato a monitorare come una persona spende il proprio denaro; sono i gestori (privati) dei servizi di pagamento, semmai. Gli stessi che fanno parte dell'economia dei Big Data, cui interessano - tra l'altro - soprattutto le attività delle persone sulle piattaforme social.
Sono ormai oltre 20 anni (22, per la precisione) che faccio ricerca sui sistemi di pagamento, e ciò che ho percepito è l'ineluttabilità della progressiva scomparsa del contante, non per motivi giuridici, ma per motivi economici.
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Re: Diario economico

Messaggioda Tex Willer » 18 dic 2025 10:39

Ludi ha scritto:
Tex Willer ha scritto:ps: il controllo di come uno paga,di come utilizza i suoi soldi,del perche' li utilizza e' un requisito dei regimi totalitari, e' una limitazione della liberta' personale di poter disporre dei propri beni senza renderne pubblico il motivo.Sta ad uno stato democratico dotersi di strumenti efficaci di controllo. Le tasse le paghiamo anche per questo.


non è lo Stato a monitorare come una persona spende il proprio denaro; sono i gestori (privati) dei servizi di pagamento, semmai. Gli stessi che fanno parte dell'economia dei Big Data, cui interessano - tra l'altro - soprattutto le attività delle persone sulle piattaforme social.
Sono ormai oltre 20 anni (22, per la precisione) che faccio ricerca sui sistemi di pagamento, e ciò che ho percepito è l'ineluttabilità della progressiva scomparsa del contante, non per motivi giuridici, ma per motivi economici.

Passare dai gestori allo Stato è un passo breve. In Cina accade.Accadrà anche qui,si accettano scommesse.
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Re: Diario economico

Messaggioda Tex Willer » 18 dic 2025 10:45

zampaflex ha scritto:
Tex Willer ha scritto:I ricchi non evadono il fisco,lo eludono...
ps: il controllo di come uno paga,di come utilizza i suoi soldi,del perche' li utilizza e' un requisito dei regimi totalitari, e' una limitazione della liberta' personale di poter disporre dei propri beni senza renderne pubblico il motivo.Sta ad uno stato democratico dotersi di strumenti efficaci di controllo. Le tasse le paghiamo anche per questo.

a) indubbiamente, ci sono anche le statistiche, specie per le società; ma quando hai tanto, è più facile venire a prenderti, in realtà (a meno che non hai decenni di storia di occultamento come la allegra famigliola di cui sopra, che ha probabilmente riempito l'album delle figurine dei paradisi fiscali);
b) qui sbagli però: lo stato non ti dice dove spenderli; ti dice di farlo in maniera tracciabile rispettando i tuoi concittadini che pagano le tasse al posto tuo.

A me il termine tracciare fa un certo effetto. Lo vedo in contrasto con il termine libertà;ma sicuramente è un problema mio ,sconto il gap generazionale.
Riguardo alla lotta all'evasione credo che le risorse siano più che sufficenti, accade che la produttività del sistema tende a 0. E' assurdo che ci siano evasori totali con la villa a Porto Rotondo e lo yacht. E' assurdo che nel 90% dei casi i tempi per l'esecuzione delle azioni di recupero siano tali che chi deve pagare ha già tolto tutto di mezzo,oppure è morto da tempo.
Il contante non risolve il problema dell'evasione.
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Re: Diario economico

Messaggioda Ludi » 18 dic 2025 12:02

Tex Willer ha scritto:
Ludi ha scritto:
Tex Willer ha scritto:ps: il controllo di come uno paga,di come utilizza i suoi soldi,del perche' li utilizza e' un requisito dei regimi totalitari, e' una limitazione della liberta' personale di poter disporre dei propri beni senza renderne pubblico il motivo.Sta ad uno stato democratico dotersi di strumenti efficaci di controllo. Le tasse le paghiamo anche per questo.


non è lo Stato a monitorare come una persona spende il proprio denaro; sono i gestori (privati) dei servizi di pagamento, semmai. Gli stessi che fanno parte dell'economia dei Big Data, cui interessano - tra l'altro - soprattutto le attività delle persone sulle piattaforme social.
Sono ormai oltre 20 anni (22, per la precisione) che faccio ricerca sui sistemi di pagamento, e ciò che ho percepito è l'ineluttabilità della progressiva scomparsa del contante, non per motivi giuridici, ma per motivi economici.

Passare dai gestori allo Stato è un passo breve. In Cina accade.Accadrà anche qui,si accettano scommesse.


veramente a me da molta più inquietudine che i miei dati di pagamento (ma ancor più quelli comportamentali) li abbiano Amazon e Meta piuttosto che li abbia l'Agenzia delle Entrate...se non l'hai già letto, ti consiglio di acquistare "Il capitalismo della sorveglianza" di Shoshana Zuboff, che spiega molto efficacemente i meccanismi di azione di Big Data
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Re: Diario economico

Messaggioda zampaflex » 18 dic 2025 15:44

Contante si, contante no,
se famo du' spaghi (semicit.)

Affitti brevi o no?

A fare una completa radiografia del settore è stato adesso Lombardini 22, il più grande studio di progettazione in Italia con oltre 500 dipendenti. Lo studio, il cui ceo è Francio Guidi, ha affidato a Marco Marcatili (ex Nomisma) la guida di una nuova entità per approfondire i temi urbanistici su cui si accentra il dibattito.
Il primo dato è che se ci sono meno abitazioni in affitto nelle città ciò è dovuto soltanto in parte agli affitti brevi. Il male più grande, infatti, è che il numero delle abitazioni sfitte è ovunque in Italia molto elevato: a Milano è del 13,5 per cento del totale; a Roma dell’11,2; a Napoli del 16,9; a Torino del 15,7. E si arriva a punte di oltre il 20 per cento a Palermo, Messina, Reggio Calabria, Catania e Messina. Qui gli Airbnb e assimilati non c’entrano niente, sono i proprietari che, per una serie di motivi, non
vogliono affittare. O non possono, e questo potrebbe essere il caso di città che restano ai margini dei flussi turistici come Reggio Calabria o Messina, dove forse è anche difficile trovare inquilini solventi.
Un secondo dato è che se gli affitti brevi non ci fossero si… dovrebbero inventare, se vogliamo continuare a ospitare i turisti. Perché le presenze turistiche negli alloggi extralberghieri sono una percentuale considerevole del totale in ognuna delle
città metropolitane, come mette in luce la ricerca. A Roma sono circa la metà delle presenze alberghiere (14 milioni contro quasi 29 milioni). A Milano sono 4,5 milioni contro 9,5 milioni circa. A Venezia quasi appaiano le presenze in hotel: 6,3 milioni
contro 7 milioni. A Firenze 3 milioni contro 6,2. A Catania sono più della metà delle presenze in albergo. Soltanto Napoli, tra i grandi centri metropolitani, vede un numero ridotto di presenze in appartamenti dedicati agli affitti brevi: 836 mila presenze contro gli oltre 3 milioni negli alberghi. La conclusione è chiara: «Senza affitti brevi — commenta Marcatili — non avremmo la capacità di assorbire i flussi turistici in molte delle città italiane, né di sostenere i numeri determinati da eventi, fiere e picchi stagionali». Se insomma improvvisamente scomparissero gli affitti brevi dovremmo rinunciare ai turisti e perdere gran parte del loro contributo al Pil che Lombardini 22 stima in ben 66 miliardi.
[osservazione probabilmente viziata dalla committenza, mio parere]
Nonostante si parli quasi sempre di affitti brevi nelle grandi città, in realtà più della metà, il 55 per cento, avviene in aree non urbane. E questo porta soltanto benefici: «Le piccole citta toscane, ad esempio — dice Marcatili — hanno registrato una considerevole crescita turistica da 1,75 volte a 4 volte grazie agli affitti brevi. Questi ultimi permettono un turismo diffuso in luoghi dove manca l’offerta turistica tradizionale».
Nei centri minori non c’è quindi alcun effetto negativo sui residenti, ma soltanto benefici derivanti dalla possibilità di attrarre turisti in aree dove non sorgono alberghi.

Per le famiglie mettere sul mercato una casa da destinare ad affitto breve significa portare a casa rendimenti netti compresi tra il 3,7 e il 4,9 per cento annuo, a seconda della località. Questi rendimenti sono superiori a quelli dei titoli di Stato,
oggi compresi tra il 2,5 e 3,5 per cento. Gli affitti brevi vincono anche sugli affitti lunghi: rispetto a questi ultimi producono un reddito superiore da almeno 2,3 volte a 4,4 volte.
[credevo che la redditività degli affitti brevi fosse superiore: così, per me non è mediamente vincente]

Tra il 2 e il 5 per cento del patrimonio immobiliare abbandonato è stato riconvertito in uso turistico, evitando degrado e inutilizzo e mettendo in moto investimenti. In particolare, molti centri minori o rurali privi di strutture alberghiere sono stati
rivitalizzati. I lati negativi si concentrano nelle città a vocazione turistica. L’offerta di affitti lunghi è diminuita del 36 per cento in Italia ma nei centri turistici si arriva fino al 66 per cento. Dal lato dei prezzi, Lombardini 22 ha calcolato che ogni aumento dell’1 per cento delle case cedute in affitto breve provoca una crescita nel prezzo medio dell’affitto dello 0,618 per cento. Inoltre, tra il 10 e il 20 per cento dell’aumento degli affitti urbani è attribuibile agli affitti brevi. La crescita degli affitti brevi provoca una sequenza deleteria di espulsione di studenti, famiglie e anziani. A Venezia — caso limite — tra il 1951 e il 2024 c’è stata una riduzione del 72 per cento dei residenti. A Firenze e Bologna la concentrazione delle case in affitto breve supera il 30 per cento del totale.

Si aggiunge quest'altro articolo che mette sale sulle ferite.
https://roma.repubblica.it/cronaca/2025/12/18/news/bed_and_breakfast_roma_dati_dicembre_2025-425046743/?ref=RHLM-BG-P3-S3-T1-fattidelgiorno34

Sono 18.869 (il 55,7% del totale) gli immobili destinati agli affitti brevi presenti sulla principale piattaforma del settore, Airbnb, che risultano quasi sempre vuoti: annunci che negli ultimi sei mesi non hanno mai ricevuto una recensione oppure che, nell’arco di un intero anno, sono stati affittati per meno di 60 notti. Un numero enorme, che racconta una città trasformata dal turismo ma anche segnata da un utilizzo selvaggio del patrimonio abitativo dei privati. Si tratta di case sottratte al mercato degli affitti a lungo termine. Un paradosso che pesa come un macigno in una città dove trovare una casa in affitto è diventato sempre più difficile e costoso — secondo il centro studi di Immobiliare.it entro la fine del 2026 i canoni per le locazioni aumenteranno del 4,2% e i prezzi al metro quadro saliranno a 19 euro al metro quadrato.
A fotografare questa situazione sono i dati di Inside Airbnb, aggiornati di recente, quasi alla chiusura dell’Anno Santo, un periodo che ha rappresentare un boom senza precedenti per il settore turistico: due mesi fa i pellegrini che da inizio 2025 avevano attraversato la Porta Santa erano già 30milioni.In totale, a Roma, gli annunci sulla piattaforma — tra appartamenti interi e singole stanze — sono 33.855. Ma di questi, quelli effettivamente utilizzati con una certa continuità per accogliere i turisti sono 14.986 (il 44,3%). Tutti gli altri restano ai margini o magari vengono concessi in nero, lontano da controlli e regolamenti. Ed è proprio a partire da questo dato che il racconto degli affitti brevi perde definitivamente l’aura del grande affare. Perché se è vero che chi è riuscito ad affittare in maniera continuativa — in media per 170 notti l’anno — ha incassato circa 159 euro al giorno, arrivando a un guadagno annuo di 27.267 euro, è altrettanto vero che questa è una condizione riservata a una minoranza.
Se infatti il calcolo viene esteso all’intero bacino dei 33.855 appartamenti e stanze singole presenti su Airbnb, la media delle notti prenotate scende a sole 84 l’anno — meno di tre mesi, per capirci — con un guadagno che si ferma a circa 13.645 euro. Una cifra che, per molti proprietari, soprattutto per chi ha sostenuto costi per ristrutturare e adeguare l’immobile all’accoglienza turistica, non consente nemmeno di rientrare dell’investimento iniziale.
E infatti, la mano invisibile dell'economia di mercato agisce: i principali portali immobiliari raccontano una tendenza che nei prossimi mesi potrebbe cambiare il volto del mercato: molte case finora destinate agli affitti brevi stanno tornando sul mercato degli affitti a lungo termine, ma a canoni decisamente più alti.
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Re: Diario economico

Messaggioda zampaflex » 22 dic 2025 09:03

https://www.ilpost.it/2025/12/21/padri-nord-europa/

I papà di Copenhagen sono diversi
Per gli italiani che visitano la città è molto evidente: c'entrano i lunghi congedi parentali della Danimarca e in generale dei paesi del nord Europa
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Re: Diario economico

Messaggioda zampaflex » 04 gen 2026 13:28

Anche questo è un argomento importante per il futuro: se si restringe il campo dei votanti a praticamente una sola classe anagrafica, le istanze saranno meno varie, la visione del futuro monocola, la rigidità della politica verso gli stress improvvisi, interni ed esterni, massima.

nelle ultime
consultazioni comunali, del 2021, a
Milano si è recato alle urne meno
del 48% degli elettori, all’interno
peraltro di una tendenza tutta in
costante discesa. Dal 78% della
prima volta in cui si eleggeva
direttamente il sindaco, nel 1993,
si è passati al 67% del 2011, al 55%
del 2016 fino all’attuale 47,7%. Una
partecipazione di oltre il 30% in
meno nell’arco degli ultimi
trent’anni.
E all’interno di questa fuga dalle
urne, I giovani milanesi detengono
il record negativo di
partecipazione, più delle
casalinghe, più dei cittadini con
basso titolo di studio, più dei
pensionati e dei commercianti: il
tasso di partecipazione dei
milanesi con meno di 35 anni è del
33%, contro il 58% dei più anziani,
dai 55 anni in su.
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Re: Diario economico

Messaggioda zampaflex » 06 gen 2026 17:21

According to Senators Hawley and Blumenthal, Meta earns up to $16 billion per year hosting advertising for scams and banned goods on its platform and shows users 15 billion higher risk ads every day that show clear signs of being fraudulent (illicit gambling, payment scams, crypto scams, AI deepfake sex services and fake offers of federal benefits).
“Meta’s central, facilitating role in scams against consumers is unprecedented: by its own employees’ assessment, Meta was involved in one-third of all successful scams in the US and was unmatched by other Big Tech platforms”. Source: Blumenthal/Hawley Press release November 24, 2025

Ci credo che poi loro e gli altri giganti del tech danno fondi a questa amministrazione e sostengono le campagne "libertarie" spacciate dal Sig. Musk...
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Re: Diario economico

Messaggioda bobbisolo » 07 gen 2026 11:01

zampaflex ha scritto:According to Senators Hawley and Blumenthal, Meta earns up to $16 billion per year hosting advertising for scams and banned goods on its platform and shows users 15 billion higher risk ads every day that show clear signs of being fraudulent (illicit gambling, payment scams, crypto scams, AI deepfake sex services and fake offers of federal benefits).
“Meta’s central, facilitating role in scams against consumers is unprecedented: by its own employees’ assessment, Meta was involved in one-third of all successful scams in the US and was unmatched by other Big Tech platforms”. Source: Blumenthal/Hawley Press release November 24, 2025

Ci credo che poi loro e gli altri giganti del tech danno fondi a questa amministrazione e sostengono le campagne "libertarie" spacciate dal Sig. Musk...


Parlare di big tech legate a questa o quella amministrazione è una semplificazione comoda.
Lo stesso valeva con Obama e Biden.
In realtà queste finanziano e influenzano trasversalmente istituzioni e decisori politici, qualunque sia il governo, per tutelare un modello di business fondato su bassa responsabilità e scarsa regolamentazione.
Chiamale sceme.
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Re: Diario economico

Messaggioda zampaflex » 07 gen 2026 12:06

bobbisolo ha scritto:
zampaflex ha scritto:According to Senators Hawley and Blumenthal, Meta earns up to $16 billion per year hosting advertising for scams and banned goods on its platform and shows users 15 billion higher risk ads every day that show clear signs of being fraudulent (illicit gambling, payment scams, crypto scams, AI deepfake sex services and fake offers of federal benefits).
“Meta’s central, facilitating role in scams against consumers is unprecedented: by its own employees’ assessment, Meta was involved in one-third of all successful scams in the US and was unmatched by other Big Tech platforms”. Source: Blumenthal/Hawley Press release November 24, 2025

Ci credo che poi loro e gli altri giganti del tech danno fondi a questa amministrazione e sostengono le campagne "libertarie" spacciate dal Sig. Musk...


Parlare di big tech legate a questa o quella amministrazione è una semplificazione comoda.
Lo stesso valeva con Obama e Biden.
In realtà queste finanziano e influenzano trasversalmente istituzioni e decisori politici, qualunque sia il governo, per tutelare un modello di business fondato su bassa responsabilità e scarsa regolamentazione.
Chiamale sceme.


Vero che prima finanziavano i dem, ma le amministrazioni dem portavano avanti la propria piattaforma ideologica (che comprendeva eguaglianza, controllo dei contenuti, concorrenza).
Adesso grazie al grimaldello muschioso ed alla stramberia nazionalista della nuova amministrazione carotonica, gli oligopolisti hanno gettato la maschera e si stanno sfogando cancellando tutti i programmi di inclusione e verifica, monetizzando come ossessi, influenzando e imponendo, infiltrando e corrompendo. E siccome sono dei lunatici arroganti, nessuno di loro vuole essere da meno di Musk e del suo puparo Thiel (personaggio orribile) e stanno facendo gara a chi si incattivisce di più.

Accomunare rep e dem in questo caso, oltre ad essere totalmente sbagliato, tradisce una impostazione ideologica enormemente fuorviante e una profonda mancanza di conoscenza delle dinamiche del piccolo mondo dei technoligarchi.
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Re: Diario economico

Messaggioda bobbisolo » 07 gen 2026 12:30

zampaflex ha scritto:
bobbisolo ha scritto:
zampaflex ha scritto:According to Senators Hawley and Blumenthal, Meta earns up to $16 billion per year hosting advertising for scams and banned goods on its platform and shows users 15 billion higher risk ads every day that show clear signs of being fraudulent (illicit gambling, payment scams, crypto scams, AI deepfake sex services and fake offers of federal benefits).
“Meta’s central, facilitating role in scams against consumers is unprecedented: by its own employees’ assessment, Meta was involved in one-third of all successful scams in the US and was unmatched by other Big Tech platforms”. Source: Blumenthal/Hawley Press release November 24, 2025

Ci credo che poi loro e gli altri giganti del tech danno fondi a questa amministrazione e sostengono le campagne "libertarie" spacciate dal Sig. Musk...


Parlare di big tech legate a questa o quella amministrazione è una semplificazione comoda.
Lo stesso valeva con Obama e Biden.
In realtà queste finanziano e influenzano trasversalmente istituzioni e decisori politici, qualunque sia il governo, per tutelare un modello di business fondato su bassa responsabilità e scarsa regolamentazione.
Chiamale sceme.


Vero che prima finanziavano i dem, ma le amministrazioni dem portavano avanti la propria piattaforma ideologica (che comprendeva eguaglianza, controllo dei contenuti, concorrenza).
Adesso grazie al grimaldello muschioso ed alla stramberia nazionalista della nuova amministrazione carotonica, gli oligopolisti hanno gettato la maschera e si stanno sfogando cancellando tutti i programmi di inclusione e verifica, monetizzando come ossessi, influenzando e imponendo, infiltrando e corrompendo. E siccome sono dei lunatici arroganti, nessuno di loro vuole essere da meno di Musk e del suo puparo Thiel (personaggio orribile) e stanno facendo gara a chi si incattivisce di più.

Accomunare rep e dem in questo caso, oltre ad essere totalmente sbagliato, tradisce una impostazione ideologica enormemente fuorviante e una profonda mancanza di conoscenza delle dinamiche del piccolo mondo dei technoligarchi.


Abbiamo ragione entrambi, senza bisogno di attacchi ad hominem mascherati da critica pseudo-scientifica.. il meccanisimo di influenza delle big tech è sistemico e prescinde dal colore politico, così come c'è stato un effettivo cambio di tono e passo, con Trump e musk: siamo passati da una lobby che agiva dietro le quinte ad una che è senza vergogna nell'elusione della responsabilità sociale.
Credo però che ciò che rimanga costante sia che le aziende citate perseguono gli stessi obiettivi di profitto e potere, dem o rep, limiti morali o no. Mi spiego meglio: le restrizioni dem sono limiti spesso più simbolici che effettivi e le big tech riescono ad aggirarli garantendo quella minima compliance e facendo lobbying, spesso anche grazie a scappatoie legali trovate dai loro pool di avvocati.. con i rep. la differenza è solo il grado di libertà immediata, ma non la sostanza. Anche qui le aziende perseguono gli stessi obiettivi di profitto e potere.
Sono disponibile a citare esempi concreti.

Doverosa aggiunta: siccome mi attribuisci da diverso tempo e come in questo caso, giudizi morali che non ho espresso, ti chiedo di riformulare, per cortesia.
Su questo tema non sono più disponibile a passarci sopra.
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Re: Diario economico

Messaggioda zampaflex » 07 gen 2026 13:46

bobbisolo ha scritto:
zampaflex ha scritto:
bobbisolo ha scritto:
zampaflex ha scritto:According to Senators Hawley and Blumenthal, Meta earns up to $16 billion per year hosting advertising for scams and banned goods on its platform and shows users 15 billion higher risk ads every day that show clear signs of being fraudulent (illicit gambling, payment scams, crypto scams, AI deepfake sex services and fake offers of federal benefits).
“Meta’s central, facilitating role in scams against consumers is unprecedented: by its own employees’ assessment, Meta was involved in one-third of all successful scams in the US and was unmatched by other Big Tech platforms”. Source: Blumenthal/Hawley Press release November 24, 2025

Ci credo che poi loro e gli altri giganti del tech danno fondi a questa amministrazione e sostengono le campagne "libertarie" spacciate dal Sig. Musk...


Parlare di big tech legate a questa o quella amministrazione è una semplificazione comoda.
Lo stesso valeva con Obama e Biden.
In realtà queste finanziano e influenzano trasversalmente istituzioni e decisori politici, qualunque sia il governo, per tutelare un modello di business fondato su bassa responsabilità e scarsa regolamentazione.
Chiamale sceme.


Vero che prima finanziavano i dem, ma le amministrazioni dem portavano avanti la propria piattaforma ideologica (che comprendeva eguaglianza, controllo dei contenuti, concorrenza).
Adesso grazie al grimaldello muschioso ed alla stramberia nazionalista della nuova amministrazione carotonica, gli oligopolisti hanno gettato la maschera e si stanno sfogando cancellando tutti i programmi di inclusione e verifica, monetizzando come ossessi, influenzando e imponendo, infiltrando e corrompendo. E siccome sono dei lunatici arroganti, nessuno di loro vuole essere da meno di Musk e del suo puparo Thiel (personaggio orribile) e stanno facendo gara a chi si incattivisce di più.

Accomunare rep e dem in questo caso, oltre ad essere totalmente sbagliato, tradisce una impostazione ideologica enormemente fuorviante e una profonda mancanza di conoscenza delle dinamiche del piccolo mondo dei technoligarchi.


Abbiamo ragione entrambi, senza bisogno di attacchi ad hominem mascherati da critica pseudo-scientifica.. il meccanisimo di influenza delle big tech è sistemico e prescinde dal colore politico, così come c'è stato un effettivo cambio di tono e passo, con Trump e musk: siamo passati da una lobby che agiva dietro le quinte ad una che è senza vergogna nell'elusione della responsabilità sociale.
Credo però che ciò che rimanga costante sia che le aziende citate perseguono gli stessi obiettivi di profitto e potere, dem o rep, limiti morali o no. Mi spiego meglio: le restrizioni dem sono limiti spesso più simbolici che effettivi e le big tech riescono ad aggirarli garantendo quella minima compliance e facendo lobbying, spesso anche grazie a scappatoie legali trovate dai loro pool di avvocati.. con i rep. la differenza è solo il grado di libertà immediata, ma non la sostanza. Anche qui le aziende perseguono gli stessi obiettivi di profitto e potere.
Sono disponibile a citare esempi concreti.

Doverosa aggiunta: siccome mi attribuisci da diverso tempo e come in questo caso, giudizi morali che non ho espresso, ti chiedo di riformulare, per cortesia.
Su questo tema non sono più disponibile a passarci sopra.


Ma io non sono assolutamente d'accordo con te che il colore politico non abbia fatto nessuna differenza nei loro confronti, ma proprio no (global web tax? antitrust? controllo contenuti? appalti statali? e via andare...). E di fronte allo sciorinarsi dei fatti che chiunque avesse avuto un minimo di attenzione verso il mondo dell'economia, avrebbe potuto cogliere, non vedo come potrei non contestarti una visione strabica del mondo.
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Re: Diario economico

Messaggioda bobbisolo » 07 gen 2026 14:50

zampaflex ha scritto:
bobbisolo ha scritto:
zampaflex ha scritto:
bobbisolo ha scritto:
zampaflex ha scritto:According to Senators Hawley and Blumenthal, Meta earns up to $16 billion per year hosting advertising for scams and banned goods on its platform and shows users 15 billion higher risk ads every day that show clear signs of being fraudulent (illicit gambling, payment scams, crypto scams, AI deepfake sex services and fake offers of federal benefits).
“Meta’s central, facilitating role in scams against consumers is unprecedented: by its own employees’ assessment, Meta was involved in one-third of all successful scams in the US and was unmatched by other Big Tech platforms”. Source: Blumenthal/Hawley Press release November 24, 2025

Ci credo che poi loro e gli altri giganti del tech danno fondi a questa amministrazione e sostengono le campagne "libertarie" spacciate dal Sig. Musk...


Parlare di big tech legate a questa o quella amministrazione è una semplificazione comoda.
Lo stesso valeva con Obama e Biden.
In realtà queste finanziano e influenzano trasversalmente istituzioni e decisori politici, qualunque sia il governo, per tutelare un modello di business fondato su bassa responsabilità e scarsa regolamentazione.
Chiamale sceme.


Vero che prima finanziavano i dem, ma le amministrazioni dem portavano avanti la propria piattaforma ideologica (che comprendeva eguaglianza, controllo dei contenuti, concorrenza).
Adesso grazie al grimaldello muschioso ed alla stramberia nazionalista della nuova amministrazione carotonica, gli oligopolisti hanno gettato la maschera e si stanno sfogando cancellando tutti i programmi di inclusione e verifica, monetizzando come ossessi, influenzando e imponendo, infiltrando e corrompendo. E siccome sono dei lunatici arroganti, nessuno di loro vuole essere da meno di Musk e del suo puparo Thiel (personaggio orribile) e stanno facendo gara a chi si incattivisce di più.

Accomunare rep e dem in questo caso, oltre ad essere totalmente sbagliato, tradisce una impostazione ideologica enormemente fuorviante e una profonda mancanza di conoscenza delle dinamiche del piccolo mondo dei technoligarchi.


Abbiamo ragione entrambi, senza bisogno di attacchi ad hominem mascherati da critica pseudo-scientifica.. il meccanisimo di influenza delle big tech è sistemico e prescinde dal colore politico, così come c'è stato un effettivo cambio di tono e passo, con Trump e musk: siamo passati da una lobby che agiva dietro le quinte ad una che è senza vergogna nell'elusione della responsabilità sociale.
Credo però che ciò che rimanga costante sia che le aziende citate perseguono gli stessi obiettivi di profitto e potere, dem o rep, limiti morali o no. Mi spiego meglio: le restrizioni dem sono limiti spesso più simbolici che effettivi e le big tech riescono ad aggirarli garantendo quella minima compliance e facendo lobbying, spesso anche grazie a scappatoie legali trovate dai loro pool di avvocati.. con i rep. la differenza è solo il grado di libertà immediata, ma non la sostanza. Anche qui le aziende perseguono gli stessi obiettivi di profitto e potere.
Sono disponibile a citare esempi concreti.

Doverosa aggiunta: siccome mi attribuisci da diverso tempo e come in questo caso, giudizi morali che non ho espresso, ti chiedo di riformulare, per cortesia.
Su questo tema non sono più disponibile a passarci sopra.


Ma io non sono assolutamente d'accordo con te che il colore politico non abbia fatto nessuna differenza nei loro confronti, ma proprio no (global web tax? antitrust? controllo contenuti? appalti statali? e via andare...). E di fronte allo sciorinarsi dei fatti che chiunque avesse avuto un minimo di attenzione verso il mondo dell'economia, avrebbe potuto cogliere, non vedo come potrei non contestarti una visione strabica del mondo.


Noto con dispiacere che continui a condire le tue risposte con giudizi sulla mia persona (visione strabica, minimo di attenzione) invece di limitarti al merito. Questo atteggiamento squalifica il tuo argomento, non il mio.

Andiamo ai fatti concreti che citi: Global Web Tax, Antitrust e controllo contenuti. Guardiamo i risultati reali, non le intenzioni sulla carta. Sotto l'amministrazione Biden (e con Lina Khan alla FTC, quella che per la cronaca criticò duramente l'amministrazione Obama per aver permesso le acquisizioni di wapp e instagram da parte di Meta), le Big Tech hanno registrato profitti record e consolidato i loro monopoli. Le multe comminate? Per loro sono semplici cost of doing business, voci di bilancio calcolate, non deterrenti reali. Le cause Antitrust? Spesso azioni di facciata che si impantanano per anni senza scalfire il dominio di mercato di queste aziende.
Se anche un'amministrazione amica dell'uguaglianza e del controllo ha permesso a Zuckerberg di compare Instagram per 1 mld (che oggi ne vale centinaia), significa che il potere di lobbying di queste aziende è più forte di qualsiasi ''piattaforma ideologica''. Caro Antitrust, dov'eri?

La mia "visione strabica" vede una realtà in cui, nonostante le "intenzioni nobili'"dei Dem, il potere delle Big Tech è aumentato, non diminuito. Quindi ribadisco la mia analisi asettica e priva di ideologia: il sistema permette a questi giganti di prosperare sia quando devono saltare gli ostacoli normativi (Dem), sia quando hanno l'autostrada spianata (Rep/Musk). Cambia la fatica che devono fare, non il risultato finale del loro dominio. Se per te riconoscere questo dato di fatto economico significa avere una visione distorta, allora temo che stiamo guardando due film diversi.
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Re: Diario economico

Messaggioda zampaflex » 07 gen 2026 15:52

Questa è, finalmente, una spiegazione ben rappresentata.
E' sicuramente interesse della politica americana a 360 mantenere una dominanza tecnologica rispetto al resto del mondo (business is business is good for the nation), ma se al posto di Trump II avessimo avuto un presidente democratico, io sono convinto che le storture che adesso, col programma della Heritage Foundation (perché non è mica tutta farina del sacco di Trump), stiamo osservando e subendo, non ci sarebbero state. Anche se per esempio sulla Corte Suprema la destra reazionaria si è mossa per tempo, lavorando almeno da trent'anni preparando i propri candidati, allevandoli per uno scopo, coltivando le occasioni per un ribaltone con nomine giovani che quindi avrebbero occupato le poltrone a lungo; e consentendo quindi questa maggioranza indegna della propria storia che si è espressa su cause sapientemente pilotate, distruttive, archeologiche, scandalose.
Dura è la vita del pasionario a stelle e strisce, speranzoso di potere creare un mondo di eguali, di fronte alla rabbia ed alla determinazione di finanziatori come i Koch e la congerie di miliardari che si porta appresso. L'assalto alla libertà di stampa (intesa come libertà di pubblicare notizie sgradite alla maggioranza) è cosa recente, del 2025 e non prima. Le iniziative in politica estera, radicalmente mutate. Lo sfondamento del bilancio pubblico prosegue a ritmo incessante, l'atteggiamento verso gli alleati di una vita ridotti a sudditi tartassati non si è mai visto in ottant'anni. Ministri che starebbero meglio in un circo presiedono alla salute e alla difesa, mentre il morbillo esplode nelle zone dove si è diffusa la stupida idea che i vaccini siano sbagliati e torna ad essere minaccia mortale.
Si può proseguire per ore. Il cambio di passo è drammatico.
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Re: Diario economico

Messaggioda bobbisolo » 07 gen 2026 16:12

zampaflex ha scritto:Questa è, finalmente, una spiegazione ben rappresentata.
E' sicuramente interesse della politica americana a 360 mantenere una dominanza tecnologica rispetto al resto del mondo (business is business is good for the nation), ma se al posto di Trump II avessimo avuto un presidente democratico, io sono convinto che le storture che adesso, col programma della Heritage Foundation (perché non è mica tutta farina del sacco di Trump), stiamo osservando e subendo, non ci sarebbero state. Anche se per esempio sulla Corte Suprema la destra reazionaria si è mossa per tempo, lavorando almeno da trent'anni preparando i propri candidati, allevandoli per uno scopo, coltivando le occasioni per un ribaltone con nomine giovani che quindi avrebbero occupato le poltrone a lungo; e consentendo quindi questa maggioranza indegna della propria storia che si è espressa su cause sapientemente pilotate, distruttive, archeologiche, scandalose.
Dura è la vita del pasionario a stelle e strisce, speranzoso di potere creare un mondo di eguali, di fronte alla rabbia ed alla determinazione di finanziatori come i Koch e la congerie di miliardari che si porta appresso. L'assalto alla libertà di stampa (intesa come libertà di pubblicare notizie sgradite alla maggioranza) è cosa recente, del 2025 e non prima. Le iniziative in politica estera, radicalmente mutate. Lo sfondamento del bilancio pubblico prosegue a ritmo incessante, l'atteggiamento verso gli alleati di una vita ridotti a sudditi tartassati non si è mai visto in ottant'anni. Ministri che starebbero meglio in un circo presiedono alla salute e alla difesa, mentre il morbillo esplode nelle zone dove si è diffusa la stupida idea che i vaccini siano sbagliati e torna ad essere minaccia mortale.
Si può proseguire per ore. Il cambio di passo è drammatico.


Prendo atto che il tono è cambiato e che il punto centrale del mio discorso viene finalmente riconosciuto, seppur in forma piuttosto... ellittica...

Quello che descrivi sul cambio di passo politico, istituzionale e culturale sotto Trump II è reale e riguarda un piano diverso dal mio: quello normativo, valoriale e geopolitico. Su molti di questi aspetti possiamo anche essere d'accordo.

Io però mi sono volutamente concentrato su un livello più strutturale: il rapporto tra Big Tech e potere, che negli ultimi 15 anni mostra una continuità sistemica indipendente dal colore politico. Le amministrazioni possono accelerare, frenare o peggiorare gli effetti collaterali, ma non hanno mai invertito la traiettoria.

Se distinguiamo questi 2 piani, giudizio politico e analisi economico-strutturale, il quadro diventa più chiaro e, credo, meno ideologico.
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Re: Diario economico

Messaggioda zampaflex » 08 gen 2026 10:34

Un altro articolo sulla demenziale gestione italiana dell'energia, tra amici degli uccelli (ma non se con la polenta) e antimodernità e bieca ignoranza da parte della orribile maggioranza governativa.

https://www.corriere.it/economia/energie/26_gennaio_08/elettricita-perche-l-italia-paga-piu-di-tutti-e-la-spagna-che-ha-sfruttato-meglio-il-solare-meno-ddd43fb9-3e22-4da8-a639-3c197a9e9xlk.shtml

Elettricità, perché l’Italia paga più di tutti? E la Spagna (che ha sfruttato meglio il solare) meno?
Madrid ha stroncato il legame tra i prezzi dell’energia elettrica e la volatilità delle fonti, come il gas. Lo ha fatto grazie alle rinnovabili. L’Italia s’interroga sul disaccoppiamento da tempo [ma non fa nemmeno un misero passo avanti].

Secondo un’analisi del think tank energetico Ember, la rapida crescita dell’eolico e del solare in Spagna ha ridotto del 75% l’influenza del gas e del carbone sui prezzi dell’elettricità dal 2019 ad oggi, ha riportato di recente la rivista economica Business People. Madrid ha così troncato il legame tra i prezzi dell’energia elettrica e la volatilità dei fossili. Una relazione che ha influito sul prezzo dell’elettricità in Spagna solo nel 19% delle ore nel 2025, la quota più bassa in Europa. Di conseguenza, il prezzo all’ingrosso dell’elettricità è stato inferiore del 32% rispetto alla media Ue.

In Italia la dipendenza dal prezzo del gas
D’altronde il prezzo dell’elettricità in Italia è storicamente legato a quello del gas naturale, utilizzato per la sua produzione. Da noi questa dipendenza è maggiore rispetto ad altri Paesi. I principali fornitori di metano in Europa usano come riferimento l’indice Title Transfer Facility (Ttf), un mercato virtuale per lo scambio del gas naturale all’ingrosso. In Italia viene preso come riferimento l’indice Pvs (Punto di Scambio Virtuale).

Il disaccoppiamento
In molti parlano di “fenomeni speculativi” nella formazione del prezzo dell’indice Ttf invitando Bruxelles a «correggere un meccanismo che incide in modo anomalo sui costi energetici di famiglie e imprese e sulla competitività delle industrie europee». Quel che è certo è che la conformazione del mercato elettrico italiano rende i prezzi più volatili e sensibili alle dinamiche del mercato del metano, creando svantaggi competitivi. In molti Paesi le riforme hanno permesso di separare il mercato del gas da quello dell’elettricità, riducendo l’impatto dei prezzi del primo su quelli della seconda. Come in Spagna.

Le rinnovabili
L’eolico e il solare hanno soddisfatto quasi la metà della domanda di elettricità del Paese iberico (46%), rispetto al 27% dello stesso periodo del 2019. Per contro, la generazione da fonti fossili ha rappresentato solo il 20% della domanda di elettricità in Spagna, molto meno che in Germania (41%) e in Italia (43%). Il nostro manifatturiero sta pagando anche per questo un conto salatissimo. «Se a chi fa auto a Saragozza l’energia costa 55 euro a megawattora, noi non possiamo stare a 110 o 140», attacca il leader di Azione Carlo Calenda.

Il fabbisogno industriale
Quel che è certo è che l’Italia ha un fabbisogno di circa 300 terawattora l’anno, di cui un terzo è consumo industriale. «Stanno scadendo molte concessioni idroelettriche, che da sole pesano per il 20% del nostro mix energetico. Le grandi concessionarie come Enel, A2A o Edison oggi producono al costo di 20 euro a megawattora e, solo in Lombardia, versano un altro contributo di 25 euro alla regione», rincara Calenda che sostiene che sarebbe necessario fare una scelta con «rinnovi delle concessioni senza gara, ma solo se si impegnano a vendere elettricità alle imprese a 65 euro a megawattora. Non più a 110-140 euro come ora».

I bonus dei manager
«Tutto questo pesa sulla bolletta elettrica degli italiani per circa il 20% del totale, 13,5 miliardi», attacca Calenda, secondo cui «il problema è che il regolatore, Arera, e i piani alti delle amministrazioni ministeriali sono colonizzati da parte delle grandi imprese dell’energia». Come non è giusto che «i bonus dei manager del settore siano parametrati anche agli utili registrati nei business regolati, dove il profitto viene deciso dall’Arera». Un cortocircuito. A ciò si aggiunga il peso di oneri sulla bolletta energetica, che influenza il costo finale. Siamo vessati per il debito pubblico. Le tasse servono a garantire gettiti erariali, le cosiddette coperture finanziarie utili nelle manovre di Bilancio per finanziare pensioni, sanità e scuola.
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Re: Diario economico

Messaggioda Tex Willer » 08 gen 2026 12:42

zampaflex ha scritto:Un altro articolo sulla demenziale gestione italiana dell'energia, tra amici degli uccelli (ma non se con la polenta) e antimodernità e bieca ignoranza da parte della orribile maggioranza governativa.

https://www.corriere.it/economia/energie/26_gennaio_08/elettricita-perche-l-italia-paga-piu-di-tutti-e-la-spagna-che-ha-sfruttato-meglio-il-solare-meno-ddd43fb9-3e22-4da8-a639-3c197a9e9xlk.shtml

Elettricità, perché l’Italia paga più di tutti? E la Spagna (che ha sfruttato meglio il solare) meno?
Madrid ha stroncato il legame tra i prezzi dell’energia elettrica e la volatilità delle fonti, come il gas. Lo ha fatto grazie alle rinnovabili. L’Italia s’interroga sul disaccoppiamento da tempo [ma non fa nemmeno un misero passo avanti].

Secondo un’analisi del think tank energetico Ember, la rapida crescita dell’eolico e del solare in Spagna ha ridotto del 75% l’influenza del gas e del carbone sui prezzi dell’elettricità dal 2019 ad oggi, ha riportato di recente la rivista economica Business People. Madrid ha così troncato il legame tra i prezzi dell’energia elettrica e la volatilità dei fossili. Una relazione che ha influito sul prezzo dell’elettricità in Spagna solo nel 19% delle ore nel 2025, la quota più bassa in Europa. Di conseguenza, il prezzo all’ingrosso dell’elettricità è stato inferiore del 32% rispetto alla media Ue.

In Italia la dipendenza dal prezzo del gas
D’altronde il prezzo dell’elettricità in Italia è storicamente legato a quello del gas naturale, utilizzato per la sua produzione. Da noi questa dipendenza è maggiore rispetto ad altri Paesi. I principali fornitori di metano in Europa usano come riferimento l’indice Title Transfer Facility (Ttf), un mercato virtuale per lo scambio del gas naturale all’ingrosso. In Italia viene preso come riferimento l’indice Pvs (Punto di Scambio Virtuale).

Il disaccoppiamento
In molti parlano di “fenomeni speculativi” nella formazione del prezzo dell’indice Ttf invitando Bruxelles a «correggere un meccanismo che incide in modo anomalo sui costi energetici di famiglie e imprese e sulla competitività delle industrie europee». Quel che è certo è che la conformazione del mercato elettrico italiano rende i prezzi più volatili e sensibili alle dinamiche del mercato del metano, creando svantaggi competitivi. In molti Paesi le riforme hanno permesso di separare il mercato del gas da quello dell’elettricità, riducendo l’impatto dei prezzi del primo su quelli della seconda. Come in Spagna.

Le rinnovabili
L’eolico e il solare hanno soddisfatto quasi la metà della domanda di elettricità del Paese iberico (46%), rispetto al 27% dello stesso periodo del 2019. Per contro, la generazione da fonti fossili ha rappresentato solo il 20% della domanda di elettricità in Spagna, molto meno che in Germania (41%) e in Italia (43%). Il nostro manifatturiero sta pagando anche per questo un conto salatissimo. «Se a chi fa auto a Saragozza l’energia costa 55 euro a megawattora, noi non possiamo stare a 110 o 140», attacca il leader di Azione Carlo Calenda.

Il fabbisogno industriale
Quel che è certo è che l’Italia ha un fabbisogno di circa 300 terawattora l’anno, di cui un terzo è consumo industriale. «Stanno scadendo molte concessioni idroelettriche, che da sole pesano per il 20% del nostro mix energetico. Le grandi concessionarie come Enel, A2A o Edison oggi producono al costo di 20 euro a megawattora e, solo in Lombardia, versano un altro contributo di 25 euro alla regione», rincara Calenda che sostiene che sarebbe necessario fare una scelta con «rinnovi delle concessioni senza gara, ma solo se si impegnano a vendere elettricità alle imprese a 65 euro a megawattora. Non più a 110-140 euro come ora».

I bonus dei manager
«Tutto questo pesa sulla bolletta elettrica degli italiani per circa il 20% del totale, 13,5 miliardi», attacca Calenda, secondo cui «il problema è che il regolatore, Arera, e i piani alti delle amministrazioni ministeriali sono colonizzati da parte delle grandi imprese dell’energia». Come non è giusto che «i bonus dei manager del settore siano parametrati anche agli utili registrati nei business regolati, dove il profitto viene deciso dall’Arera». Un cortocircuito. A ciò si aggiunga il peso di oneri sulla bolletta energetica, che influenza il costo finale. Siamo vessati per il debito pubblico. Le tasse servono a garantire gettiti erariali, le cosiddette coperture finanziarie utili nelle manovre di Bilancio per finanziare pensioni, sanità e scuola.

Tutto condivisibile,tranne il nesso con la attuale maggioranza di governo. La quale non sta facendo nulla sulle rinnovabili,esattamente come le meggioranze che l'hanno preceduta(di cui ha fatto parte,anche da ministro,il censore Calenda che stimo,non fosse che talvolta sembra vivere in un altra dimensione)
Se qualcosa è gratis, il prodotto sei tu
"E’ più facile imbrogliare la gente che convincere la gente che è stata imbrogliata” Mark Twain
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Re: Diario economico

Messaggioda zampaflex » 08 gen 2026 15:52

Tex Willer ha scritto:Tutto condivisibile,tranne il nesso con la attuale maggioranza di governo. La quale non sta facendo nulla sulle rinnovabili,esattamente come le meggioranze che l'hanno preceduta(di cui ha fatto parte,anche da ministro,il censore Calenda che stimo,non fosse che talvolta sembra vivere in un altra dimensione)

Il nesso sta soprattutto nella mancata gestione del disaccoppiamento.
Se ne parla dall'esplosione dei costi di gas e quindi elettricità del 2022, ed il governo Meloni è entrato in carica in quel momento. Ogni tanto ci pensano, non arrivano ad alcuna conclusione, e lasciano stare.
Se il ministro per l'Industria fosse stato Calenda invece di quel beccamorto di Urso (che non ha risolto UNA, diconsi UNA crisi industriale di tutte quelle che ha sul tavolo), a quest'ora avremmo già ottenuto dei risultati definitivi.
Invece sto governaccio pensa al reato di rave e ai villaggi turistici albanesi, ma non a come il costo dell'energia più alto d'Europa stia distruggendo la competitività della nostra industria.
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