Diario economico

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Re: Diario economico

Messaggioda zampaflex » 27 nov 2025 08:51

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Re: Diario economico

Messaggioda zampaflex » 27 nov 2025 11:33

https://www.ilpost.it/2025/11/23/economia-spagna-crescita/

Perché l’economia spagnola va fortissimo.
Più del doppio della media europea: e una delle ragioni è che sull'immigrazione fanno il contrario di quello che fanno gli altri.
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Re: Diario economico

Messaggioda tenente Drogo » 27 nov 2025 19:22

dedicato a quelli che la UE è dannosa
https://www.repubblica.it/esteri/2025/1 ... 425008151/
I comunisti mi trattavano da fascista, i fascisti da comunista.
Tutto questo ha aiutato il film.
(Sam Fuller, a proposito di "The Steel Helmet")

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Re: Diario economico

Messaggioda Ludi » 27 nov 2025 19:36

tenente Drogo ha scritto:dedicato a quelli che la UE è dannosa
https://www.repubblica.it/esteri/2025/1 ... 425008151/


senza l'UE (e Draghi) l'Italia sarebbe probabilmente andata in default, con tutte le conseguenze catastrofiche per i risparmiatori. E non parliamo delle regole sulle big tech, dal DMA al DSA al GDPR (ed ora all'AI Act), che non a caso fanno arrabbiare Trump.
Con tutti i suoi difetti, l'UE è uno dei pochi baluardi di regole nel mondo attuale.
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Re: Diario economico

Messaggioda tenente Drogo » 27 nov 2025 23:18

Ludi ha scritto:
tenente Drogo ha scritto:dedicato a quelli che la UE è dannosa
https://www.repubblica.it/esteri/2025/1 ... 425008151/


senza l'UE (e Draghi) l'Italia sarebbe probabilmente andata in default, con tutte le conseguenze catastrofiche per i risparmiatori. E non parliamo delle regole sulle big tech, dal DMA al DSA al GDPR (ed ora all'AI Act), che non a caso fanno arrabbiare Trump.
Con tutti i suoi difetti, l'UE è uno dei pochi baluardi di regole nel mondo attuale.


certe volte anche troppe, da far pensare a una "Soviet EUnion" ... però i benefici superano di gran lunga gli inconvenienti
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Re: Diario economico

Messaggioda zampaflex » 05 dic 2025 18:32

Turismo. Se si considera l’intero periodo estivo, da giugno a settembre, gli arrivi sono aumentati dello 0,2 per cento e le presenze del 4 per cento rispetto al 2024. Non è un boom, ma è l’opposto del “flop” raccontato per mesi, per giunta dopo un anno, il 2024, che ha segnato il record storico con 458,4 milioni di presenze.

Riguardo quest’ultima estate, a spingere il dato complessivo sono i turisti stranieri, con arrivi in crescita del 4,3 per cento e permanenza in aumento dell’8,3 per cento. Gli italiani viaggiano un po’ meno, con una riduzione del 4,8 per cento, e segnano presenze sostanzialmente stabili (-0,8 per cento). La verità è che il turismo italiano non implode, si trasforma. Gli stranieri sono ormai più della metà dei clienti e la loro quota continua a salire, segno che l’Italia resta attraente. Non il crollo del settore, insomma, ma un riequilibrio: la domanda domestica si riduce, quella estera occupa (letteralmente) lo spazio lasciato libero e aggiunge qualcosa.
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Re: Diario economico

Messaggioda zampaflex » 05 dic 2025 19:43

Esce il rapporto Censis ed eccone un riassunto. Il ritratto, mio parere, di una Italia vecchia, stanca, immusonita e rinserrata.

“L’Italia nell’età selvaggia, del ferro e del fuoco”. Si apre con questo titolo, volutamente apocalittico, il nuovo rapporto Censis, il numero 59 dell’istituto di ricerca fondato nel 1964 da Giuseppe De Rita. Una radiografia altamente scannerizzata dello stato di salute economica, sociale, ma anche emotiva, sentimentale e spirituale del nostro Paese. Un’Italia che oggi però sembra oscillare “ tra paure ancestrali e tensioni messianiche, veementi fedi religiose e risorgenti fanatismi ideologici”. Età selvaggia, appunto, scrive il Censis “di predatori e prede”, di totale sfiducia nella politica e di seduzione invece verso le autocrazie, guardate con favore (ed è preoccupante) “dal 30% degli italiani” che le ritengono “più adatte allo spirito dei tempi”.

Capitolo dopo capitolo, partendo da quello che è il dato economico per eccellenza, ossia il Grande Debito, che determina non solo le nostre vite, ma peserà sui nostri figli e nipoti, il Censis, il cui segretario generale oggi è Giorgio De Rita, si inoltra nelle pieghe della società italiana, sempre più anziana e sempre più povera di bambini, tracciandone un ritratto in chiaroscuro, dove l’unico leader che conquista cuori è papa Leone.

Eppure, in questa nebbia dove tutto appare confuso, la reazione della “nazione” strappa un sorriso: donne e uomini, ragazze e ragazzi reagiscono alla paura dell’abisso facendo allegramente sesso, tanto e spesso, in un “edonismo liberato dalle antiche censure”.

Il Grande Debito e la sfiducia nella politica
Il grande debito inaugura, secondo il Censis, il secolo delle società post-welfare. L’Italia spende più per interessi (85,6 miliardi) che per investimenti (78,3 miliardi): superano dieci volte le risorse destinate alla protezione dell’ambiente (7,8 miliardi). Sul fronte politico il 62% degli italiani ritiene che l’Unione europea non abbia un ruolo decisivo nelle partite globali. Il 53% crede che sia destinata alla marginalità, il 55% è convinto che la spinta del progresso in Occidente si sia esaurita e adesso appartenga a Cina e India. Il 39% ritiene che le controversie tra le grandi potenze si risolvano ormai mediante i conflitti armati. E il 30% condivide una convinzione inaudita: le autocrazie sono più adatte allo spirito dei tempi.

Ma un intervento militare italiano, anche nel caso in cui un Paese alleato della Nato venisse attaccato, è disapprovato dal 43%. Il 66% ritiene che, se per riarmarsi l’Italia fosse obbligata a tagliare la spesa sociale, allora dovremmo rinunciare a rafforzare la difesa. Alle ultime elezioni politiche del 2022 gli astenuti hanno raggiunto la quota record del 36,1% degli aventi diritto, 9 punti percentuali in più rispetto alle precedenti elezioni del 2018. E le mobilitazioni di piazza raccolgono sempre meno adesioni: nel 2003 il 6,8% degli italiani aveva partecipato a cortei, vent’anni dopo il 3,3%. Rappresentano quindi una eccezione le piazze piene, nell’ultimo anno, per le manifestazioni a favore della Palestina.

Il Papa è l’unico leader
Secondo il 72% degli italiani la gente non crede più ai partiti, ai leader politici e al Parlamento. Il 63% è convinto che si sia spento ogni sogno collettivo in cui riconoscersi. L’unico leader con una proiezione globale che ottiene la fiducia della maggioranza degli italiani (60,7%) è Leone XIV. Seguono Sánchez (44,9%), Merz (33,5%), von der Leyen (32,8%), Macron (30,9%), Starmer (29,0%), Lula (23,0%), Trump (16,3%), Modi (14,9%), Xi Jinping (13,9%), Putin (12,8%), Orbán (12,4%), Erdo?an (11,0%), Netanyahu (7,3%), Khamenei (7,3%), Kim Jong-un (6,1%).

L’angoscia del ceto medio.
Da molti anni il Censis (e in particolare Giuseppe De Rita) segnala come l’impoverimento del ceto medio, anzi la sua progressiva scomparsa, stia minando quello che era, appunto, il pilastro della società italiana. La regressione demografica, con il progressivo invecchiamento della popolazione e i tassi di natalità in caduta libera, provoca l’arresto dei processi di proliferazione delle piccole imprese. In vent’anni (2004-2024) il numero dei titolari d’impresa si è assottigliato da oltre 3,4 milioni a poco più di 2,8 milioni: -17,0% (quasi 585.000 in meno). I giovani imprenditori con meno di 30 anni sono diminuiti nello stesso periodo del 46,2% (quasi 132.000 in meno). Si indebolisce anche l’altro pilastro: il lavoro. Nel 2024 il valore reale delle retribuzioni risulta inferiore dell’8,7% rispetto al 2007. Nello stesso periodo il potere d’acquisto pro capite ha subito un taglio del 6,1%. Così il ceto medio vive in uno stato febbrile: nella stagnazione o, peggio ancora, rischia di perdere lo status conquistato nel tempo.

Il sesso come antidoto alla paura
Di fronte a quello che il Censis definisce il “Grand Hotel Abisso”, gli italiani reagiscono però aggrappandosi ai piaceri della vita. In primis il sesso, liberato dalle antiche censure. I rapporti sessuali tra le persone di 18-60 anni sono molto frequenti. I performanti fanno sesso ogni giorno (sono il 5,3% del totale), gli attivi hanno rapporti due o tre volte alla settimana (29,9%), i regolari una volta alla settimana (27,3%), i saltuari con una cadenza tra il mensile e il quadrimestrale (21,9%), gli occasionali una volta ogni cinque o sei mesi (7,1%) e gli astinenti (chi non fa mai sesso) sono l’8,5%. Insomma, quasi due terzi degli italiani tra i 18 e i 60 anni (il 62,5%) hanno una vita sessuale molto intensa, contrassegnata da un ritmo settimanale.

I giochi erotici
Tra i giovani con meno di 35 anni la percentuale è ancora più alta: il 72,4% (tra loro solo il 6,4% non fa mai sesso). Quali sono le pratiche più diffuse? Il 78,8% pratica con regolarità i preliminari prima del coito, il 74,2% fa sesso orale, il 58,2% la masturbazione reciproca, il 32,6% il sesso anale, il 30,2% il sexting (lo scambio di messaggi espliciti e foto personali), il 26,4% utilizza sex toys durante il rapporto, il 26,0% guarda video porno in coppia, il 22,1% utilizza cibi o bevande nei giochi erotici, il 17,6% fantastica apertamente con il partner su altri amanti, il 14,3% si riprende con lo smartphone durante i rapporti. Una quota minoritaria (il 14,0%) si dedica a pratiche non convenzionali (feticismo, bondage, sadomasochismo), il 7,7% fa sesso con più partner contemporaneamente e partecipa a orge.

Meno soldi per la cultura.
Negli ultimi vent’anni (2004-2024) la spesa per la cultura delle famiglie italiane si è drasticamente ridotta (-34,6%). Si tratta di poco più di 12 miliardi di euro nell’ultimo anno, ovvero poco più di un terzo di quanto spendiamo nell’insieme per smartphone e computer (quasi 14,5 miliardi nel 2024: +723,3% negli ultimi vent’anni) e servizi di telefonia e traffico dati (17,5 miliardi). La riduzione dei consumi culturali dipende dalla forte contrazione della spesa per giornali (-48,3% in vent’anni) e libri (-24,6%). Ma contemporaneamente gli altri consumi di beni (+14,2%) e servizi culturali (+28,9%) non sono affatto diminuiti. Nell’ultimo anno il 45,5% degli italiani è andato al cinema, il 24,7% ha assistito a eventi musicali, il 22,0% a spettacoli teatrali, il 10,8% a concerti di musica classica e all’opera.

Tanti anziani pochi immigrati.
L’Italia continua a invecchiare rapidamente, nonostante la forte presenza di immigrati, più di 5,4 milioni, ossia il 9,2% della popolazione residente, ma la gran parte si trova in condizioni di marginalità. Le persone dai 65 anni in su rappresentano il 24,7% della popolazione (14,6 milioni di persone): erano il 18,1% nel 2000 (10,3 milioni) e il 9,3% nel 1960 (4,6 milioni).

L’aspettativa di vita è arrivata a 85,5 anni per le donne e 81,4 per gli uomini: circa 5 mesi in più solo nell’ultimo anno. E i centenari, 594 nel 1960, diventati 4.765 nel 2000, oggi sono 23.548. Nel 2045 le persone dai 65 anni in su saranno aumentate di quasi 4,5 milioni e raggiungeranno i 19 milioni, cioè il 34,1% della popolazione. Dunque la presenza, anzi i nuovi arrivi di famiglie immigrate potrebbero (in parte) mitigare lo scenario di un’Italia sempre più vecchia.

L’inclusione e i diritti di cittadinanza agli stranieri sono invece visti con ostilità dagli italiani. Il 63% degli italiani pensa che i flussi in ingresso degli immigrati vadano limitati, il 54% percepisce gli stranieri come un pericolo per l’identità e la cultura nazionali, solo il 37% consentirebbe l’accesso ai concorsi pubblici e solo il 38% è favorevole a concedere il voto alle elezioni amministrative.
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Re: Diario economico

Messaggioda Ludi » 07 dic 2025 09:02

Dei dati Censis quello che mi ha più stupito è l'alta percentuale di fiducia in un Papa -a mio modesto avviso di non credente- di scarsa personalità e carisma; si vede che la sfiducia nelle altre figure istituzionali in generale è davvero molto alta.
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Re: Diario economico

Messaggioda zampaflex » 07 dic 2025 10:12

Ludi ha scritto:Dei dati Censis quello che mi ha più stupito è l'alta percentuale di fiducia in un Papa -a mio modesto avviso di non credente- di scarsa personalità e carisma; si vede che la sfiducia nelle altre figure istituzionali in generale è davvero molto alta.


Quelli che amano questo papa sono gli stessi che detestavano il precedente perché troppo vocale e moderno, e preferivano Ratzinger, secondo me. Ed è la rappresentazione plastica di una idea di mondo e di futuro legata alla feroce conservazione del passato, alla critica cieca e spietata di ogni apertura al cambiamento ed al progresso.
Il mondo è in perenne movimento ma le italiche genti vogliono vivere sotto una campana di vetro. Anzi, dentro una sfera da turista cheap con il paesino fiabesco e I fiocchi di neve a comando.
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Re: Diario economico

Messaggioda zampaflex » 07 dic 2025 11:11

Sondaggio Gallup, ovviamente negli States.
Eclatante risultato: il QUARANTA per cento delle donne americane tra i 15 ed i 44 anni vorrebbe emigrare, fuori dagli USA, definitivamente.

https://news.gallup.com/poll/697382/record-numbers-younger-women-leave.aspx
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Re: Diario economico

Messaggioda tenente Drogo » 07 dic 2025 11:56

fate ancora in tempo a comprare l'edizione sabato/domenica del Foglio e leggere l'ottimo articolo su Papa Leone del vaticanista Matteo Matzuzzi: Prevost è tanta sostanza e poche parole
I comunisti mi trattavano da fascista, i fascisti da comunista.
Tutto questo ha aiutato il film.
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Re: Diario economico

Messaggioda zampaflex » 08 dic 2025 21:46

La sfacciataggine pulciara di questo governo nel favorire l'evasione non ha confini, né morali o etici, né narrativi.

Contante, nella manovra 2026 l’emendamento che alza il tetto a 10 mila euro (con una imposta di bollo speciale).
Nel pacchetto di emendamenti del governo «segnalati» al Mef spunta un bollo da 500 euro per permettere di raddoppiare la soglia di 5 mila euro attualmente in vigore per i pagamenti in contanti.

https://www.corriere.it/economia/finanza/25_dicembre_08/contante-nella-manovra-2026-l-emendamento-che-alza-il-tetto-a-10-mila-euro-con-una-imposta-di-bollo-speciale-aa13ae6c-d9c9-450e-ba19-5ef7b74d0xlk.shtml

"Il cuore della questione è nella lista degli emendamenti «segnalati» al Mef con una certa urgenza: un pacchetto ristretto, quello che la presidenza del Consiglio indica come prioritario. Tra questi, riportano varie fonti giornalistiche, c’è anche il testo di Fratelli d’Italia, che spicca per la sua ingegneria normativa: non modifica direttamente il limite, ma introduce una «imposta speciale di bollo» da 500 euro su ciascun pagamento in contanti compreso tra 5.001 e 10 mila euro. Di fatto, definendo la fascia d’applicazione del balzello, legittima l’uso del contante fino alla nuova soglia."
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Re: Diario economico

Messaggioda Ludi » 09 dic 2025 12:06

zampaflex ha scritto:La sfacciataggine pulciara di questo governo nel favorire l'evasione non ha confini, né morali o etici, né narrativi.

Contante, nella manovra 2026 l’emendamento che alza il tetto a 10 mila euro (con una imposta di bollo speciale).
Nel pacchetto di emendamenti del governo «segnalati» al Mef spunta un bollo da 500 euro per permettere di raddoppiare la soglia di 5 mila euro attualmente in vigore per i pagamenti in contanti.

https://www.corriere.it/economia/finanza/25_dicembre_08/contante-nella-manovra-2026-l-emendamento-che-alza-il-tetto-a-10-mila-euro-con-una-imposta-di-bollo-speciale-aa13ae6c-d9c9-450e-ba19-5ef7b74d0xlk.shtml

"Il cuore della questione è nella lista degli emendamenti «segnalati» al Mef con una certa urgenza: un pacchetto ristretto, quello che la presidenza del Consiglio indica come prioritario. Tra questi, riportano varie fonti giornalistiche, c’è anche il testo di Fratelli d’Italia, che spicca per la sua ingegneria normativa: non modifica direttamente il limite, ma introduce una «imposta speciale di bollo» da 500 euro su ciascun pagamento in contanti compreso tra 5.001 e 10 mila euro. Di fatto, definendo la fascia d’applicazione del balzello, legittima l’uso del contante fino alla nuova soglia."


vorrei che qualcuno avesse il coraggio di giustificare, dal punto di vista tecnico, la necessità di consentire pagamenti in contanti anche solo di 1.000 euro.
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Re: Diario economico

Messaggioda zampaflex » 10 dic 2025 20:01

Ilva va a fondo. Ma Urso ripete: “L’abbiamo salvata”

Dallo scontro con ArcelorMittal all’amministrazione straordinaria, dai forni elettrici ai 9 miliardi mai trovati: produzione ai minimi, debiti in crescita, gare deserte e commissari contestati. Forni fermi, la produzione crolla e i debiti aumentano. Ma il governo rilancia la narrazione ottimistica

Taranto. Quando Urso diventa ministro, a fine 2022, Ilva è gestita da Acciaierie d’Italia, joint venture a metà tra Invitalia e ArcelorMittal. Il siderurgico chiude l’anno con una produzione di 3 milioni di tonnellate. “Ora ci aspettiamo il revamping dell’altoforno Afo 5, senza il quale la siderurgia italiana non è in grado di rispondere alle esigenze del paese” le prime parole del ministro. Subito dopo aprì il tavolo Ilva al ministero, chiamando a sé Michele Emiliano e il sindaco di Taranto. Che fino ad allora, persino con i governi del Pd, erano stati volutamente tenuti fuori. Emiliano trova finalmente sponda su quello che da anni era il suo libro dei sogni: decarbonizzare Ilva. Il piano da 5 miliardi disegnato da Arcuri/Gualtieri/Draghi/Bernabè (Afo5, Afo4, e due nuovi forni elettrici a rottame) viene cancellato. In cambio dell’intesa il governatore pm si fa promettere da Urso di non riaccendere il più grande altoforno d’Europa (che avrebbe garantito 4 milioni di tonnellate). A quel punto si allarma Federacciai, temendo di perdere rottame sul mercato italiano. Da qui la soluzione che, sulla carta, accontenta tutti: 4 forni elettrici da alimentare con 4 impianti Dri. Servono 9 miliardi. E 5 mila esuberi. Meloni fa sapere a Urso che lo stato non li metterà mai. Colui che nel 2014 l’aveva disegnato, Carlo Mapelli, dirà che ormai è irrealizzabile. I rapporti tra il governo e Am si rompono. Si mette in mezzo il ministro Raffaele Fitto, l’unico che a Taranto i voti li aveva presi. Firma in segreto con Am un Memorandum of Understanding. Urso la prende malissimo, e si scatena contro i vertici di Invitalia. Aditha Mittal si reca a Palazzo Chigi ma Meloni non si fa trovare. Deposita istanza di composizione negoziata della crisi. Il dossier torna nelle mani di Urso che vara un Decreto-legge che consente al socio pubblico di richiedere l’amministrazione straordinaria. Detto fatto.

ArcelorMittal viene cacciata, e fa causa al governo chiedendo risarcimento milionario.

Urso nomina tre commissari di sua fiducia, tra cui Giancarlo Quaranta, colpevole in via definitiva per la morte sugli impianti di diversi operai Ilva. Eppure nelle stesse ore Urso sfrutta una indagine finanziaria contro l’ad Lucia Morselli per dire “avevamo ragione a cacciarli”. Da quel momento il ministro inizia a ripetere all’infinito: “Abbiamo salvato Ilva”. Eppure la situazione precipita giorno dopo giorno. Il siderurgico tocca il minimo storico: neanche 1 milione di tonnellate prodotte, la cassa integrazione aumenta insieme ai debiti. A differenza della prima amministrazione straordinaria, che il governo Renzi riusciva a tenere i piedi con continui prestiti da Banca Intesa, questa volta il governo non riesce a rendere Ilva bancabile. La fiducia dei mercati è pari a zero. Ma dal ministero arrivano solo notizie roboanti. Presenta un piano di “ripartenza” per farsi autorizzare da von der Leyen un prestito ponte da 320 milioni, con interesse all’11 per cento. Il mezzo milione residuato dal fondo sequestrato ai Riva che Renzi destinò esclusivamente alle bonifiche, viene dirottato sulle manutenzioni. A casse prosciugate annuncia a marzo 2024 una gara brevissima per vendere Ilva. A ottobre Urso viene a Taranto a schiacciare il bottone che riaccende Afo 1. Dopo 4 mesi esplode. La procura lo sequestra senza facoltà d’uso. A marzo decreta il vincitore della gara: Baku Steel. La trattativa va avanti per mesi senza concludersi mai. Riapre la gara, per inserire vincoli ancora più stringenti. Tanto che Baku steel se ne va. L’offerta massima che arriva è di 1 euro. Urso si inventa che se enti locali non firmano l’autorizzazione ambientale, Ilva chiude a fine luglio. Arriva l’autorizzazione, e Urso al congresso Cisl festeggia: “Abbiamo salvato Ilva”. Poi inizia a dire che senza rigassificatore il piano non si può fare. Si accorda con Occhiuto per farlo a Gioia Tauro. Poi firma con Taranto una lettera d’intesa: “È una giornata storica, oggi abbiamo salvato Ilva” dirà Emiliano. Ma da quando i piani industriali li fanno i governi e non con gli acquirenti? Salis fa l’unica domanda intelligente: ma i nove miliardi chi li mette? Il ministro annuncia i vincitori: Bedrock e Flacks Group. Ma la gara rimane aperta: “C’è grande interesse di investitori stranieri e italiani”. Urso convoca i sindacati e annuncia il piano corto: entro il 28 marzo si vende, intanto chiusura cokerie e seimila dipendenti fuori dalla fabbrica drogati di ammortizzatori sociali con nuovo decreto da 20 milioni solo per l’integrazione. Ma Urso continua a dire che farà di Ilva più grande siderurgico green d’Europa. Anche se tutto il mondo gli gira intorno contro.
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Re: Diario economico

Messaggioda zampaflex » 14 dic 2025 08:44

In Italia l’Iva non riscossa resta elevata e torna a crescere. Nel 2023
il tax gap si è attestato al 15%, pari
a circa 25 miliardi di euro di gettito
non incassato, contro il 14,5% del
2022 e il 19,3% del 2019. È quanto
emerge dal rapporto della Commissione europea Mind the Gap, che per
il 2024 stima una nuova lieve risalita
al 15,3%, interrompendo il recupero
registrato nel biennio post-Covid. Il
livello italiano resta ben al di sopra
della media Ue del 9,5%, collocando
il Paese solo al ventesimo posto nel
confronto europeo. Secondo Bruxelles, la riduzione osservata tra il 2021
e il 2022 è coincisa con l’estensione
della fatturazione elettronica, la crescita dei pagamenti digitali e soprattutto con il Superbonus, che ha incentivato l’emersione di base imponibile nel settore edilizio, tradizionalmente più esposto all’evasione.
Nel 2023 tuttavia – primo anno
del governo Meloni – l’effetto di questi fattori si è indebolito, mentre l’aumento dei fallimenti e la crescita
più contenuta dei pagamenti elettronici hanno esercitato nuove pressioni sul divario.
Accanto all’evasione, pesa anche la struttura dell’im-posta. Nel 2023 il divario di gettito
Iva legato a aliquote ridotte ed esenzioni è stimato in circa 209 miliardi
di euro di gettito potenziale, pari a
oltre il 55% delle entrate teoriche.
La sola componente delle aliquote
ridotte vale 64 miliardi, una quota
molto più elevata rispetto alla media Ue, contribuendo a mantenere
basso il gettito in rapporto al Pil.
Ma
l’Iva è solo una parte del problema.
Sul fronte dell’Irpef, il rapporto
segnala che il tax gap dei lavoratori
autonomi resta al 59,8%, pur in lieve
calo rispetto all’anno precedente:
37 miliardi di euro.
Sul sistema incide poi anche il peso delle detrazioni fiscali. Nel 2025 le tax expenditures sono
stimate in 119 miliardi di euro, pari
al 5,8% del Pil e all’11,4% delle entrate tributarie complessive. La Commissione segnala che, pur diminuendo le agevolazioni a 575, l’impatto in
termini di gettito perso continua a
crescere.
Sul fondo resta l’economia
sommersa, stimata nel 2022 al
20,2% del Pil, circa tre punti sopra la
media Ue, con un’incidenza più marcata tra lavoro autonomo e micro attività.
Criticità emergono infine sulla riscossione. A fronte di 72,3 miliardi di evasione accertata nel 2024, il
recupero effettivo si è fermato a 12,8
miliardi, pari al 17,7%, lasciando uno
stock di arretrati tra i più elevati dell’Unione.
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Re: Diario economico

Messaggioda zampaflex » 16 dic 2025 11:22

Ennesima pessima gestione di questo governo

[url]Perché migliaia di ricercatori universitari perderanno il lavoro - Il Post https://share.google/b0EiWj3zseJ64vTFz[/url]
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Re: Diario economico

Messaggioda zampaflex » 16 dic 2025 16:43

https://www.wsj.com/economy/immigration-refugees-economy-charts-c0cd0782?st=YAGBrE&reflink=desktopwebshare_permalink

The typical refugee initially consumes more in government benefits than they pay in taxes, but that flips after eight years in the country, according to a 2017 study by economists at University of Notre Dame. The study found that refugees pay $21,000 more in taxes than they receive in benefits during their first 20 years in the U.S.
A separate study from the Health and Human Services Department found that refugees, people granted asylum and their immediate family members cost the federal government, states and municipalities $723.4 billion from 2005 to 2019 through benefits like Medicare, food stamps and Supplemental Security Income. But they also paid $739.4 billion in taxes during that period.

Una precauzione nel leggere l'articolo è che si parla di immigrati che hanno ottenuto lo status di rifugiato, che sono una frazione del totale.
Ciò nonostante, le dinamiche economiche che li interessano sono rilevanti e smentiscono ogni discorso populista, dovunque tenuto, sul costo dell'immigrazione. Basta gestirla correttamente.
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Re: Diario economico

Messaggioda zampaflex » 16 dic 2025 23:18

Tetto al contante, il confronto con l’Europa
I Paesi europei vanno in ordine sparso. Germania, Paesi Bassi, Austria, Irlanda, Finlandia, Svezia, Ungheria, Estonia, Cipro, Lussemburgo non prevedono alcun limite al contante per gli acquisti di beni o le prestazioni dei professionisti. In alcuni casi, quando gli importi superano certe soglie, il venditore o erogatore del servizio deve registrare i dati dell’acquirente-utente e segnalare l’operazione. Soglie molto basse sono invece in vigore in Romania, 2.000 euro, Francia e Spagna, appena 1.000 euro, in Grecia addirittura 500 euro. Un tetto più alto opera in Danimarca (2.700); Lituania, Belgio e Portogallo (3.000), Polonia (3.300) e poi ci sono i Paesi con l’asticella più alta: Bulgaria, Lituania, Slovacchia e Slovenia 5.000; Lettonia 7.200; Repubblica Ceca e Malta 10.000; Croazia 15.000 euro.

Il nuovo regolamento Ue dal 2027
Nel 2024 l’Unione europea ha approvato un regolamento che introduce un principio di armonizzazione per gli Stati membri. Il testo introduce una soglia massima di 10mila euro per i pagamenti cash. Prevede però il mantenimento di soglie nazionali più basse, a discrezione degli Stati, che non devono per forza adeguarsi al rialzo se prevedono limiti più stringenti.
Il limite vale anche per le prestazioni professionali, ma non per i pagamenti tra privati non legati ad attività professionali.
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Re: Diario economico

Messaggioda tenente Drogo » 17 dic 2025 00:27

non c'è tetto al contante in Svezia
non è il tetto al contante che contrasta l'evasione
I comunisti mi trattavano da fascista, i fascisti da comunista.
Tutto questo ha aiutato il film.
(Sam Fuller, a proposito di "The Steel Helmet")

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Re: Diario economico

Messaggioda zampaflex » 17 dic 2025 10:18

tenente Drogo ha scritto:non c'è tetto al contante in Svezia
non è il tetto al contante che contrasta l'evasione

Hai torto marcio: in Svezia non c'è tetto perché sono molto più onesti e quindi non ce n'è reale bisogno.
Questa è una stima del 2019 in mancanza di meglio:
https://www.statista.com/chart/17133/tax-evasion-cost-to-eu-countries/?srsltid=AfmBOopqOwqYdt9z0C_rdG9AiDXvnoK8hPH82uF67AiGaWtsvcYCqZrm
Credo in parte strutturato su questo report del gruppo parlamentare socialista presso il parlamento europeo:
https://www.socialistsanddemocrats.eu/sites/default/files/2019-01/the_european_tax_gap_en_190123.pdf

A parte, ho trovato questa ponderosa pubblicazione, cercando dati, e la riporto perché molto interessante.
https://www.taxobservatory.eu//www-site/uploads/2023/10/global_tax_evasion_report_24.pdf
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Re: Diario economico

Messaggioda zampaflex » 17 dic 2025 11:00

Novità di strabiliante fantasia e oppressività, nonché di pesantezza assoluta per la gestione, emersa dal maxiemendamento governativo alla finanziaria.
Io non ho mai visto una minchiata simile in sessant'anni di vita.

Lotta all’evasione, dal 2029 ritenuta dell’1% sulle fatture tra aziende private.
Un nuovo gioco d’anticipo in chiave antievasione destinato a scattare dal 2029 e a contribuire al finanziamento dell’iperammortamento.
L’intenzione è chiara, il meccanismo però è destinato a far discutere.
Perché di fatto passa per un allargamento della ritenuta a tutte le operazioni B2b (Business to business), ossia a quelle tra imprese. Ma con alcune esclusioni importanti, che premiano chi è già trasparente con il fisco perché ha aderito al concordato preventivo o ha scelto il regime dell’adempimento collaborativo (la cooperative compliance).
Cosa succederà dal 2029? In pratica, al momento di pagare una fattura elettronica scatterà una ritenuta dell’1% (al netto dell’Iva) sull’importo dovuto. Una mossa inserita nel pacchetto degli emendamenti alla manovra del Governo presentati alla
commissione Bilancio del Senato e destinata in ottica di finanza pubblica a portare nelle casse dell’Erario quasi 1,5 miliardi di euro all’anno, a partire dal 2029, in termini di Irpef e Ires (in quanto si tratta di una ritenuta sulle imposte sui redditi).
Di fatto, è una mossa destinata a contrastare sia l’omessa dichiarazione (assessment gap) sia il mancato versamento in tutto o in parte dell’imposta dichiarata (collection gap). Per capire in che ordine di grandezze ci muoviamo bisogna inquadrare i dati da cui partono le stime della relazione tecnica. Se avessimo bisogno di un’ulteriore conferma di quanto l’evasione resti un fenomeno capillare e gigantesco nonostante gli sforzi e gli interventi (grazie alla tecnologia) degli ultimi anni, va considerato che l’ammontare delle fatture business to business emesse dai contribuenti che non hanno adempiuto agli obblighi di dichiarazione per imposte dirette e Iva è stato in media di 30 miliardi di euro (al netto dell’Iva) per gli anni d’imposta 2021, 2022 e 2023, senza considerare le partite Iva in Flat Tax (i cosiddetti forfettari) in quanto non soggetti a ritenuta e quelli assoggettati a obblighi di “trattenuta” come gli intermediari di commercio e gli agenti assicurativi.
La scommessa è quella che si legge nella relazione: innescare un «circolo virtuoso», in quanto «il vantaggio derivante dalle condotte evasive diminuirebbe e ciò potrebbe indurre alcuni contribuenti a modificare la propria condotta fiscale, con un ulteriori effetti positivi declinabili come “compliance indotta”».
Una scommessa che si basa su un assunto che non può, però, essere dato per scontato: l’emersione di operazioni “tracciate” al Fisco tramite fattura elettronica e che non rimangono, invece, confinate nel nero totale. Perché è scontato che le
transazioni non fatturate non possono portare all’emersione di gettito con la ritenuta.
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Re: Diario economico

Messaggioda tenente Drogo » 17 dic 2025 12:28

zampaflex ha scritto:
tenente Drogo ha scritto:non c'è tetto al contante in Svezia
non è il tetto al contante che contrasta l'evasione

Hai torto marcio: in Svezia non c'è tetto perché sono molto più onesti e quindi non ce n'è reale bisogno.
Questa è una stima del 2019 in mancanza di meglio:
https://www.statista.com/chart/17133/tax-evasion-cost-to-eu-countries/?srsltid=AfmBOopqOwqYdt9z0C_rdG9AiDXvnoK8hPH82uF67AiGaWtsvcYCqZrm
Credo in parte strutturato su questo report del gruppo parlamentare socialista presso il parlamento europeo:
https://www.socialistsanddemocrats.eu/sites/default/files/2019-01/the_european_tax_gap_en_190123.pdf

A parte, ho trovato questa ponderosa pubblicazione, cercando dati, e la riporto perché molto interessante.
https://www.taxobservatory.eu//www-site/uploads/2023/10/global_tax_evasion_report_24.pdf


ma secondo te il tetto al contante può impedire l'evasione se uno vuole evadere?
I comunisti mi trattavano da fascista, i fascisti da comunista.
Tutto questo ha aiutato il film.
(Sam Fuller, a proposito di "The Steel Helmet")

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Re: Diario economico

Messaggioda zampaflex » 17 dic 2025 13:12

tenente Drogo ha scritto:
zampaflex ha scritto:
tenente Drogo ha scritto:non c'è tetto al contante in Svezia
non è il tetto al contante che contrasta l'evasione

Hai torto marcio: in Svezia non c'è tetto perché sono molto più onesti e quindi non ce n'è reale bisogno.
Questa è una stima del 2019 in mancanza di meglio:
https://www.statista.com/chart/17133/tax-evasion-cost-to-eu-countries/?srsltid=AfmBOopqOwqYdt9z0C_rdG9AiDXvnoK8hPH82uF67AiGaWtsvcYCqZrm
Credo in parte strutturato su questo report del gruppo parlamentare socialista presso il parlamento europeo:
https://www.socialistsanddemocrats.eu/sites/default/files/2019-01/the_european_tax_gap_en_190123.pdf

A parte, ho trovato questa ponderosa pubblicazione, cercando dati, e la riporto perché molto interessante.
https://www.taxobservatory.eu//www-site/uploads/2023/10/global_tax_evasion_report_24.pdf


ma secondo te il tetto al contante può impedire l'evasione se uno vuole evadere?


E' una misura che facilita il riciclaggio del nero?
Si
Perciò alzare la soglia agevola l'evasione.

Visto che non esiste l'opzione nucleare che la dimezzi di colpo, soffocare il fenomeno con un lento strangolamento fatto di tante piccole misure, aiuta

E poi diciamolo chiaramente: le persone oneste non pagano in contanti!
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Re: Diario economico

Messaggioda Ludi » 17 dic 2025 13:45

tenente Drogo ha scritto:
ma secondo te il tetto al contante può impedire l'evasione se uno vuole evadere?


scusa se intervengo: di per sé non basta, ovviamente, ma innalzarlo è un chiaro segnale di favore o quantomeno di indifferenza per la diffusione dei pagamenti in nero.
Ma al di là di quello: a cosa serve alzare il tetto di uso del contante? A tuo avviso c'è questa straordinaria e indifferibile esigenza di consentire di pagare in banconote un debito di 5.000 o addirittura 10.000 euro?
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Re: Diario economico

Messaggioda tenente Drogo » 17 dic 2025 13:46

Ludi ha scritto:
tenente Drogo ha scritto:
ma secondo te il tetto al contante può impedire l'evasione se uno vuole evadere?


scusa se intervengo: di per sé non basta, ovviamente, ma innalzarlo è un chiaro segnale di favore o quantomeno di indifferenza per la diffusione dei pagamenti in nero.
Ma al di là di quello: a cosa serve alzare il tetto di uso del contante? A tuo avviso c'è questa straordinaria e indifferibile esigenza di consentire di pagare in banconote un debito di 5.000 o addirittura 10.000 euro?


io pago con la carta di credito anche un caffè
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