Ludi ha scritto:
per carità, sono assolutamemte favorevole alla liberalizzazione delle c.d. droghe leggere (quelli contrari, nello schieramento politico, sono altri, curiosamente vicini all'attuale ministro della giustizia). Cerco solo, da tecnico, di immaginare il vero scopo di questa curiosa riforma.
Con tutto il rispetto per la tua competenza da addetto ai lavori, questa argomentazione non mi sembra però molto convincente. Assomiglia moltissimo alla resistenza al cambiamento che nel mio lavoro io trovo in innumerevoli settori della società italiana: abbiamo una atavica paura del cambiamento, basata sulla convinzione popolare che possa portare sempre più danni che vantaggi. Forse questa deriva dalla nostra plurisecolare cultura da sudditi, dominati da spagnoli, francesi, austriaci e chiunque volesse soggiornare in questa meravigliosa penisola.
Forse sarebbe meglio cercare di governarlo il cambiamento piuttosto che a respingerlo per un pregiudizio basato sulle intenzioni incerte e future dell'avversario politico. Per quello che ho letto e mi hanno raccontato degli affidabilissimi tuoi colleghi, la maggior parte dei magistrati si sente veramente parte di una casta intoccabile: purtroppo siamo molto lontani dall'idea costituzionale del terzo potere autonomo e indipendente. La storia recente dell'Italia dimostra che sono stati attaccati, con il tentativo deliberato di distruggere politicamente e anche umanamente, tutti coloro che hanno cercato di riformare Il mondo dei magistrati, sia che fossero di destra che di sinistra. Potrebbe essere sufficiente citare quello che è accaduto a Matteo Renzi per aver messo le mani sul sistema delle ferie dei magistrati. Un caso più conclamato del suo è difficile trovarlo, eppure apparteneva, in quel momento, allo schieramento politico opposto a quello che sta tentando adesso di riformare, almeno in parte, la magistratura italiana. Evidentemente non è una questione di colore politico ma solo di volontà riformista.
Purtroppo ho notizie molto dirette e certe anche sulle principali cause della lentezza da record mondiale dei processi italiani. Fino a quando non si metterà mano ad una più generale riforma del modello organizzativo della pubblica amministrazione la lentezza nei tribunali, ma anche negli enti pubblici locali (vogliamo parlare delle pratiche edilizie?), nella sanità e persino nei VVF (se vuoi ti racconto come mai le domande per il rilascio del Certificato Prevenzione Incendi - CPI impiegano anni per essere evase o anche solo lavorate). Nei tribunali la differenza non la fanno i magistrati ma gli impiegati che devono lavorare le pratiche: ti posso assicurare che avvengono cose che non hanno niente di un paese minimamente civile. Il livello della produttività è mostruosamente basso e malgrado lo sforzo recente avvenuto quando era Ministro Andrea Orlando di dare degli obiettivi settimanali standard di numero di pratiche lavorate (che ti posso assicurare potrebbe essere raggiunto da chiunque prendendosi delle pause lunghissime, con tanto di pennichella, ogni ora di lavoro), la stragrande maggioranza degli uffici lavora ampiamente al di sotto di quel livello! Ovviamente nessuno fa il monitoraggio e soprattutto i dirigenti si voltano dall'altra parte semplicemente perché il raggiungimento degli obiettivi dei loro sottoposti non è correlato al loro avanzamento di carriera. Si sono voluti inserire i dirigenti nella PA ma una visione ottusa e ostruzionistica dei sindacati (che definire di stampo bolscevico è fare loro un complimento) ha impedito di introdurre una correlazione di gerarchia diretta fra dirigenti e carriere impiegatizie. Il risultato è che i due mondi sono paralleli e non comunicanti. Peccato che i risultati che interessano ai cittadini siano frutto del lavoro congiunto dei vari livelli organizzativi di una struttura. Pensa cosa accadrebbe se nel tuo studio i tuoi collaboratori non rispondessero del loro lavoro a te o a un eventuale board del tuo studio, nel caso in cui fosse particolarmente grande. l'Italia purtroppo è spaccata in due anche da questo punto di vista: un settore privato che è costretto a lavorare cercando un'efficienza estrema ed un settore pubblico che può invece lavorare a rallentatore.... no ma cosa dico: come se fossero al museo delle cere! Non entro poi sulla questione della qualità del lavoro, della loro preparazione professionale e delle loro competenze trasversali: qui ci sarebbe da aprire un capitolo enorme e mi porterebbe completamente fuori tema.
La sintesi del mio pensiero è che abbiamo assolutamente bisogno di scuotere dalle fondamenta tutti i settori della pubblica amministrazione, compreso il settore della giustizia. Questa riforma non è perfetta e non risolverà tutto, ma potrebbe mandare il segnale che nessuno è intoccabile e che la necessità di cambiare in profondità il loro modo di lavorare non è più rinviabile.