Qui
https://www.oecd.org/en/publications/oecd-employment-outlook-2026_7e710f54-en.html trovate l'Employment Outlook, ponderoso tomo annuale dell'OCSE che analizza il mercato del lavoro mondiale.
Per quanto ci riguarda annota che:
- in tutto il mondo il tasso di disoccupazione tra i neolaureati cresce lentamente, ma cresce stabilmente, da dieci anni
- più una nazione importa prodotti da paesi esportatori di beni a basso valore, più aumenta la disoccupazione
- l'Italia è il paese sviluppato col secondo più ampio divario di occupazione tra regione più e meno sviluppata (primo il Canada)
- negli ultimi cinque anni gli stipendi in Italia hanno perso il 6% del potere di acquisto per colpa del mix inflazione/imposte sul reddito/rinnovi contrattuali scarsi; sulla prima un governo non può fare niente, sulla seconda ha colpe precise, sulla terza si riversa la responsabilità di un sistema paese che predilige la piccole (e inefficiente) azienda
- la discesa del tasso di disoccupazione da noi è fenomeno quasi unico al mondo per ampiezza; ma come ho già detto, tale discesa si è verificata non attraverso un aumento dei lavoratori in settori ben pagati (industria), bensì nei servizi, notoriamente volatili, con scarso potenziale di crescita della produttività e con retribuzioni nella fascia bassa
- la percentuale di aziende che non intendono ridurre il personale nonostante un calo dell'attività ("labour hoarding") ci colloca quasi in fondo alla classifica in Europa
- lo spostamento dell'attività economica italiana nei servizi produce sì un aumento della occupazione, ma per sua natura fa calare la produttività globale, non essendo purtroppo compensata da una adeguata vivacità della manifattura; e dove non c'è aumento della produttività non c'è spazio per aumenti salariali