Messaggioda slowshow10 » 02 dic 2025 11:01
Domenica con qualche appassionato di Lucca, bellissima ed emozionante verticale di Rinaldi con focus sui due barolo tre tine e Brunate.
Queste le annate in degustazione: tre tine 20, 17 e 13; Brunate 20 e 12.
Mi preme ringraziare gli utenti "Brezza" e "Jimmy Brown" da cui ho preso le bottiglie, tutte perfettamente conservate e sottolineo anche a prezzi giusti.
Veniamo ai vini: insieme all'allegra combriccola desideravamo spaziare su varie annate per poter comprendere, se non appieno almeno in parte, la mano dell'azienda, le differenze tra i due barolo e anche il diverso manico, se riconoscibile, tra Citrico e le figlie.
E' stata una bellissima giornata in cui ci siamo immersi in un meraviglioso mondo parallelo fatto di sapori, incontri, discussioni con al centro il barolo e la sua anima più profonda.
Nessuna bottiglia fallata con ognuna che si è raccontata a suo modo e con i suoi tempi, azzerando del tutto le delusioni.
Facendo questa premessa, le preferenze diventano del tutto personali e queste di seguito sono le mie.
Tre Tine 20: leggiadro, etereo, acuto ed elegante. Il nebbiolo in gioventù: la viola appena raccolta, la fragola in fioritura e i petali di rosa. In bocca i tannini sono elegantissimi, quasi pinotteggiano, chiusura profonda, speziata e lunghissima tanto che mi sono chiesto se questo vino potesse essere la rappresentazione di una carezza di una giovane fanciulla in una sera d'estate seduto al tramonto davanti ad un porto di mesopotamica memoria.
Brunate 20: inizialmente sembra più stanco del fratello di pari annata ma è un corridore da lunghi tragitti. Più sta nel bicchiere e più osa concedersi: il frutto da rosso diventa blu, le note balsamiche si arricchiscono di sfumature e la parte floreale fa capolino ogni minuto che passa. Eclettico, celebrale e sempre più viscerale. Ha più materia del tre tine e più rotondità, a qualcuno è piaciuto di più a qualcuno di meno. Io non saprei scegliere, a seconda del mio stato mentale ne vorrei avere 10 casse in cantina di entrambi.
Tre tine 17: Curioso, intrigante ma delicato. E' un vino più caldo e sviluppato della 20, come è normale che sia per annata e i tre anni in più in bottiglia. La frutta qua ha accenni di surmaturazione, in bocca il tannino si fa più pressante e la nota alcolica si nota di più. Rimane la grazia del tre tine ma più spostata sulle morbidezze.
Tre Tine 13: per le prime due ore dall'apertura è un capolavoro. Fine ed elegante, con un'acidità e freschezza in bocca notevolissime , che lasciano presagire ancora tantissimi anni di vita. Ricorda la 20 per certe caratteristiche, anche se gli anni gli hanno donato profondità, intimità e grandezza.
Il però arriva dopo due ore, quando ci versiamo il secondo calice: troviamo un vino stanco, completamente cambiato anche nel colore, diametralmente opposto a tutto quello osservato in precedenza.
Resta la bellezza del primo calice, scalfita ahimè dal prolungato contatto con l'ossigeno e da un eccessivo residuo in fondo alla bottiglia (unico vino che lo presentava).
Brunate 12: il Barolo con la B maiuscola e firma autentica testimone della grandezza di Citrico. Vino in un momento e in una forma splendida, direi all'apice della sua godibilità e che parla alla pancia, al cuore e alla testa: profumi secondari con qualche accenno di terziarizzazione; una punta di volatile che nobilita tutto quello che ha intorno; vigoroso, complesso e gagliardo come un Barolo deve essere. Inutile dire che è stato il vino della giornata e ci ha fatto tornare a casa, almeno me, con il sorriso sulle labbra e con una preghiera laica in testa, che ho recitato silenziosamente, appena prima di coricarmi.