È già Novembre: cosa beviamo?

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Alberto
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Re: È già Novembre: cosa beviamo?

Messaggioda Alberto » 19 nov 2025 18:59

Due bianchi di alterne sorti...

Alto Adige Valle Isarco Grüner Veltliner, Manni Nössing, 2019 (13%)
Posso dirlo? Probabilmente il bianco più insulso che mi è capitato di bere in questo 2025.
Il colore, un paglierino chiaro molto luminoso, è di sicuro l'aspetto migliore di questo vino...per il resto, un varietale vegetale superficiale e vago, zero fantasia ma soprattutto zero grip...un EEG piatto...
Manfred, ma che mi combini? :roll:

Umbria Grechetto Monterone, Castello di Magione, 2020 (14%)
Questo invece fà il suo lavoro direi con molta competenza, nella sua semplicità "gialla" e un po' burrosa (non da legno) al naso, e con bella pienezza di frutto e buon sale al palato. Anche una suggestiva nota "marina" nel tempo. Terrà benissimo per altri 4-5 annetti. Ottimo rapporto Q/P.
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Ludi
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Re: È già Novembre: cosa beviamo?

Messaggioda Ludi » 19 nov 2025 19:21

paperopap ha scritto:
Ludi ha scritto:
intendevo "una Malvasia prodotta in Friuli" :wink:


E lui, credo, volesse proprio intendere che non è prodotta in Friuli ma in Carso (Venezia Giulia) :D


chiedo venia, ho, come spesso erroneamente si fa, abbreviato il nome della regione :oops:
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Re: È già Novembre: cosa beviamo?

Messaggioda Nexus1990 » 19 nov 2025 19:24

Segnalo questo interessante nuovo produttore (e vecchia conoscenza del forum), di cui ho assaggiato un vino davvero delizioso:
Monte Mirabello ‘Iris’ Sangiovese 2024
Un vino immediato, semplice e godurioso, niente affatto banale. Seducente il naso di fiori blu (suggestione dettata dal nome? Chissà…), contrastato da una nota speziata appena più scura. Ma questo è vino di bocca: succoso, teso, verticale, di grande beva ma buona profondità. Ovviamente ancora giovane, migliorerà senz’altro con un paio d’anni di vetro. A quanto capisco l’obiettivo è fare un Sangiovese ‘come una volta’, scorrevole e gastronomico: missione assolutamente compiuta. Da seguire
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Re: È già Novembre: cosa beviamo?

Messaggioda gpetrus » 19 nov 2025 19:41

Ludi ha scritto:
paperopap ha scritto:
Ludi ha scritto:
intendevo "una Malvasia prodotta in Friuli" :wink:


E lui, credo, volesse proprio intendere che non è prodotta in Friuli ma in Carso (Venezia Giulia) :D


chiedo venia, ho, come spesso erroneamente si fa, abbreviato il nome della regione :oops:

Stai tranquillo, avevo immaginato :mrgreen:
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Re: È già Novembre: cosa beviamo?

Messaggioda zampaflex » 20 nov 2025 20:17

Listarella dei più piaciuti a Slowine 2026, su 123 assaggi totali (molti buoni, alcuni medi, pochi scarsi per fortuna, anche se si dovrebbero trovare SOLO vini decisamente buoni, ehm...).
A rileggere questa selezione mi rendo conto che sono mancate le sorprese positive non scontate che in passato ero riuscito ad identificare: molto nebbiolo qui sotto.
Escludo il classicone Monvigliero di Burlotto perché nel mio bicchiere era orrido; ma siccome si trattava del primo assaggio della giornata ed agli altri è piaciuto, devo supporre di avere avuto un bicchiere non a posto.
In grassetto i vertici assoluti.

Benanti Etna Rosso Contrada Cavaliere 2023
Boglietti Barolo Arione 2021
Boglietti Barolo Fossati 2021
Brandini Barolo Brandini Resa 56 2021
Bricco Rocche Barolo Brunate 2021

Ca' Viola Barolo Sottocastello Di Novello 2021
Calcagno Etna Bianco Superiore Primazappa 2022
Calcagno Etna Rosso Calderara Sottana 2022
Cantine Garrone Valli Ossolane Nebbiolo Superiore Prunent Diecibrente 2022
Cascina Fontana Barolo Del Comune Di Castiglione Falletto 2020
Cavallotto Barolo Riserva Bricco Boschis Vigna San Giuseppe 2019
Chiara Condello Romagna Predappio Sangiovese Riserva Le Lucciole 2022
Cisa Asinari Barbaresco Riserva Camp Gros Martinenga 2020
F.Lli Alessandria Barolo Monvigliero 2021
F.Lli Alessandria Verduno Pelaverga Speziale 2024
Falkenstein Riesling Anaduron 2020
Gianni Brunelli - Chiuse Di Sotto Brunello Di Montalcino 2020
Gini Soave Classico Contrada Salvarenza 2022
Haderburg Vigna Hausmannhof 2023
Il Palazzone Brunello Di Montalcino 2019
Isole E Olena Chianti Classico 2022
Istine Chianti Classico Gran Selezione Radda Vigna Istine 2022
Le Chiuse Brunello Di Montalcino Riserva Diecianni 2015
Masseria Li Veli Sir James 2014
Massolino Barolo Parussi 2021
Mattoni Rossomatò 2020
Monticino Rosso Romagna Albana Codronchio 2023
Nicolucci Romagna Predappio Sangiovese Riserva Vigna Del Generale 2022
Perillo Taurasi Riserva 2013
Pian Dell'orino Brunello Di Montalcino Vigneti Del Versante 2019
Porro Barolo Vigna Rionda 2021
Possa Cinque Terre Sciacchetrà Underwater Wine 2018
Principiano F Barolo Ravera Di Monforte 2021
Riecine Riecine Di Riecine 2022
Rosso G Barolo Cerretta 2021
Rosso G Barolo Serra 2021
Vajra Barolo Bricco Delle Viole 2021
Vigneti Oddero Luigi Barolo Scarrone Vigna Rocche Rivera 2021
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Re: È già Novembre: cosa beviamo?

Messaggioda Stefanogarry » 21 nov 2025 17:18

Complimenti per i "soli" 123 assaggi !!!!!

Ho giusto una bottiglia di cc isole e Olena 2022...
Si può già bere quindi? Qualche opinione?

Grazie
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Alberto
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Re: È già Novembre: cosa beviamo?

Messaggioda Alberto » 21 nov 2025 22:33

Pranzo con musetto (non Musetti, eh? :lol: ) e:

Primitivo di Gioia del Colle Muro Sant'Angelo Contrada Barbatto, Tenute Chiaromonte, 2019 (16,5%)
Color rubino intenso e profondo, ma non completamente saturato.
Frutto di rovo, ribes nero, concentratissimo e quasi sciropposo all'inizio (con una densità degna - primo paragone che mi viene in mente - di qualche Priorat tosto), tanto al naso quanto al palato...occhio però che nel tempo i colori del frutto si rischiarano, ed alla fine spunta fuori perfino qualche bella roba acidulata, quasi da melograno. Tannino potente, inusuale per un primitivo. Capitolo alcol: effettivamente un po' insistente con l'alzarsi della temperatura, soprattutto in bocca. Ma non si può avere sempre tutto.
Moderno, ma non senz'anima...tutt'altro. E giovanissimo, ovviamente.
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Re: È già Novembre: cosa beviamo?

Messaggioda Alberto » 22 nov 2025 06:21

Ziliovino ha scritto:Collio Merlot Riserva Grici 2012 - Renato Keber. Peccato per il naso, giocato sul frutto surmaturo, perchè al sorso non è male, tra buon corpo, avvolgenza e freschezza. tannino da legno ancora da smussare.

Certo, anche tu che lo sacrifichi così giovane... :roll:

Ziliovino ha scritto:La via è quella giusta, la strada col pinot noir si sa, è lunga, ma sicuramente il panorama dal vigneto Rive è di gran lunga molto meglio di chessò, Chorey-les-Beaune, per dire...

Posti bellissimi e molto sottovalutati, eh sì.
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Re: È già Novembre: cosa beviamo?

Messaggioda Ziliovino » 22 nov 2025 09:53

Alberto ha scritto:
Ziliovino ha scritto:Collio Merlot Riserva Grici 2012 - Renato Keber. Peccato per il naso, giocato sul frutto surmaturo, perchè al sorso non è male, tra buon corpo, avvolgenza e freschezza. tannino da legno ancora da smussare.

Certo, anche tu che lo sacrifichi così giovane... :roll:




E' un merlot così longevo? primo mio assaggio. sicuramente gli darei diversi anni di vita ancora, ma in miglioramento, non saprei...
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Re: È già Novembre: cosa beviamo?

Messaggioda zampaflex » 22 nov 2025 12:57

Stefanogarry ha scritto:Complimenti per i "soli" 123 assaggi !!!!!

Ho giusto una bottiglia di cc isole e Olena 2022...
Si può già bere quindi? Qualche opinione?

Grazie


Strepitoso! Un metronomo.
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Re: È già Novembre: cosa beviamo?

Messaggioda ferrari federico » 22 nov 2025 21:30

Barolo Cerretta 2020
Giovanni Rosso

L’annata, ormai, la conosco bene: Barolo del tutto pronti alla beva, equilibrati, dal tannino gentile, di solito (come in questo caso) molto profumati e fini.
Questo Cerretta di Giovanni Rosso non smentisce la previsione e - anzi - conferma il pregresso. Ma qui, contrariamente ai tanti Barolo di La Morra che ho bevuto in questo ultimo anno, siamo a Serralunga: il tannino, pure morbido, mantiene una caratteristica austera e terrosa; il profumo vede cuoio, goudron e liquirizia (anche se il frutto maturo urge al di sotto). Il colore è granato intenso, abbastanza scuro. Corpo medio, buona acidità, ottima persistenza. Assorbito con cosce d’anatra brasate con Mirin e salsa di Soya. 93/100 per me.

Romagna Sangiovese Predappio Godenza 2020
Noelia Ricci

Robusto Sangiovese dí Romagna che accoppia potenza a rustica finezza. Rubino granata scuro il colore, profumi di media intensità che evidenziano piccoli frutti di bosco neri, terra umida e sottobosco, con una nota vegetale e balsamica. Il profilo gustativo è austero, scuro (d’altronde… siamo a Predappio!), con un tannino ancora in evidenza e una acidità presente ma contenuta. Probabilmente non al suo apice: tra qualche anno il tannino si ammorbidirà meglio. Il retrobocca lascia una lunga persistenza Comunque, era perfetto con uno stracotto di cavallo. 91/100 imo

Languedoc Tête de Bélier 2022
Château Puech-Haut

Rosso corposo, potente ed alcolico (15,5 gradi) del Sud francese: marcato nettamente sia all’olfatto sia al gusto dallo speziato (pepe nero, principalmente, oltre ad una lieve nota fumè) dovuto al 70% di Syrah; il 20% di Grenache contribuisce al frutto maturo (al naso la ciliegia nera, anche in confettura, lo sciroppo di cassis, la mela cotogna) e alla alcolicità; mentre il restante 10% (Mourvèdre 8% e Carignan 2%) aggiunge un tocco che avvicina questo Languedoc a certi Chateauneuf du Pape. Eppure il carattere, indubbio, di questo vino è molto peculiare e individuale: vino “grosso”, più spessore e esplosività organolettica che nuances sottili e finezza ma, di nuovo, personale e nel suo genere molto godibile. Viola scuro con riflessi rubino il colore. Match adeguato con fusilli al ragù di coda di vitello. 91/100 imo.
Ultima modifica di ferrari federico il 23 nov 2025 11:29, modificato 1 volta in totale.
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Re: È già Novembre: cosa beviamo?

Messaggioda Ludi » 23 nov 2025 09:47

Recenti bevute minori...
Cantina Margò, Tignamonte 2019: più che un vino, sembra una birra geuze tagliata con alcol. In bocca, l'acidità è esclusivamente data dalla volatile, fissa non pervenuta. Che una ciofeca del genere possa costare 50 euro (e che qualcuno sia disposto a spenderli) è davvero scandaloso.
Radici Erranti, Stravagante 2022: questo, invece, è un naturale fatto bene. Metodo ancestrale rosato da uve bituriche più piccolo saldo di Marzemino, ha un delizioso naso di rosa e pesca, quasi da saké Daiginjo, e in bocca si beve a garganella. Non un grande vino, per carità, ma di rara gradevolezza.

In più, ho riassaggiato due vini che un tempo (lontano) mi piacevano:
Planeta, Burdese 2005: debbo dire che tiene, ed è ancora in forma. Ciò posto, fa bene, a suo modo, il compitino di ostentare vaniglia, menta e peperone, allo scopo di poter far esclamare a qualcuno che il Bordeaux lo fanno bene anche in Sicilia.
Agricola Punica, Barrua 2019: mettere insieme Cabernet e Carignano, con buona pace di Tachis, non ha molto senso. Il vino è certamente più sardo che continentale, ma ancora una volta le pirazine ne turbano l'equilibrio, facendolo assomigliare ad un mischietto; il che, in effetti, corrisponde a come il vino è fatto.
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Re: È già Novembre: cosa beviamo?

Messaggioda vinogodi » 23 nov 2025 10:18

Ludi ha scritto:Recenti bevute minori...
Cantina Margò, Tignamonte 2019: più che un vino, sembra una birra geuze tagliata con alcol. In bocca, l'acidità è esclusivamente data dalla volatile, fissa non pervenuta. Che una ciofeca del genere possa costare 50 euro (e che qualcuno sia disposto a spenderli) è davvero scandaloso.
...sorge spontanea la domanda...ma tu li hai spesi? 8)
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Re: È già Novembre: cosa beviamo?

Messaggioda avalz » 23 nov 2025 12:17

2002 Billecart Salmon Cuvee Nicolas-Francois Billecart. Grande bottiglia, nonostante i 23 anni ancora molto giovanile e vivace. Grande lunghezza e precisione con note di mela, frutta secca e lievito. Contento di aver ancora qualche cassa da parte, gli rimangono ancora tanti anni di vita
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Re: È già Novembre: cosa beviamo?

Messaggioda Ludi » 23 nov 2025 15:38

vinogodi ha scritto:
Ludi ha scritto:Recenti bevute minori...
Cantina Margò, Tignamonte 2019: più che un vino, sembra una birra geuze tagliata con alcol. In bocca, l'acidità è esclusivamente data dalla volatile, fissa non pervenuta. Che una ciofeca del genere possa costare 50 euro (e che qualcuno sia disposto a spenderli) è davvero scandaloso.
...sorge spontanea la domanda...ma tu li hai spesi? 8)


ovviamente no. Non ho la pretesa di bere ciò che tu hai bevuto (ed al cui cospetto mi inchino) ma è passato il tempo in cui mi facevo intortare con questi pseudovini naturali :wink:
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Re: È già Novembre: cosa beviamo?

Messaggioda vinogodi » 23 nov 2025 22:10

Ludi ha scritto:
vinogodi ha scritto:
Ludi ha scritto:Recenti bevute minori...
Cantina Margò, Tignamonte 2019: più che un vino, sembra una birra geuze tagliata con alcol. In bocca, l'acidità è esclusivamente data dalla volatile, fissa non pervenuta. Che una ciofeca del genere possa costare 50 euro (e che qualcuno sia disposto a spenderli) è davvero scandaloso.
...sorge spontanea la domanda...ma tu li hai spesi? 8)


ovviamente no. Non ho la pretesa di bere ciò che tu hai bevuto (ed al cui cospetto mi inchino) ma è passato il tempo in cui mi facevo intortare con questi pseudovini naturali :wink:
...era solo un dubbio perche' non so in quale circostanza sei riuscito a berlo. Sai quanti soldi ho speso solo per " scienza e conoscenza" e poi mi sono pentito. L'ultimo in ordine il Nibbio, dopo i voti spaventosi che ho visto in giro. 180 Euro utilissimi per capire che alcuni critici/ assaggiatori danno voti davvero a cazzo ...
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Re: È già Novembre: cosa beviamo?

Messaggioda piergi » 24 nov 2025 09:46

Bevute sparse
Chianti rufina riserva bucerchiale 2001- fattoria di Selva piana
Ultimo di un trittico 99/00/01, si classifica ampiamente ultimo. Molto sul radicoso e sul frutto scuro, cuoio, pellame stagionato. Il vino è ancora ben integro ma soffre il confronto con il ricordo delle bottiglie che lo hanno preceduto, dal frutto ben più solare e goloso.

Aglianico del Vulture Alberi in piano 2014- Il passo
Azienda di Barile, di cui ignoravo l'esistenza, produce solo questi vino, affiancato da questa primavera da una versione riserva. Piacevole sorpresa, tannino educato ma non troppo smussato, frutto pieno con note di marasca e eucalipto lo, la matrice vulcanico-minerale si percepisce in fondo, con un finale di goudron che mi ha ricordato le vecchie edizioni del terra di lavoro.

Cirò rosso classico 2016- A' Vita
Dritto e essenziale, dominato da note salmastre e di macchia mediterranea, sorso compulsivo!
Strane luci di pioggia...splende il sole,fa' bel tempo...nell'era democratica.

http://igolosotopi.blogspot.com
http://timpadeilupi.blogspot.com/
http://www.timpadeilupi.it
L_Andrea
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Re: È già Novembre: cosa beviamo?

Messaggioda L_Andrea » 26 nov 2025 22:46

Masseria l'Astore Alberelli Negramaro 2020
Si potrebbe definire come un vino Tridimensionale; ha una parte fruttata che vira sulla marasca, una parte speziata ( noce moscata, curry) e acidità e tannini sostengono il palato. Non sarà un vino dalla caviglie fini ma è sicuramente una bevuta soddisfacente e godibile :D
Henridusud
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Re: È già Novembre: cosa beviamo?

Messaggioda Henridusud » 27 nov 2025 20:14

Louis Boillot Moulin à vent vieilles vignes 2018


Non è un Beaujolais Nouveau, per fortuna. Anzi, è ancora troppo giovane e il legno è un po' troppo presente. Ma ha profondità e, dopo un po', gli aromi di ciliegia e frutta scura diventano più pronunciati. Un ottimo Beaujolais della Borgogna, ma ha bisogno di più tempo. A 10 euro, non c'è motivo di lamentarsi!
fabrizio leone
Messaggi: 1674
Iscritto il: 06 giu 2012 15:00
Località: san Colombano al lambro ( MI )

Re: È già Novembre: cosa beviamo?

Messaggioda fabrizio leone » 27 nov 2025 22:08

Produttori del barbaresco
Barbaresco 2017

Bono !!!!
Ottimo rapporto qualità prezzo

Consiglio
ferrari federico
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Re: È già Novembre: cosa beviamo?

Messaggioda ferrari federico » 29 nov 2025 21:59

Barbera d’Alba Superiore Vigna Cuculo 2021
Cavallotto

Che buona questa Barbera! Equilibrata, beverina ma anche densa e “di sostanza”, con tutte le caratteristiche del varietale in una dimensione “urbana” e del tutto “civilizzata”, moderna eppure molto tradizionale al tempo stesso.
Il colore è viola porpora con luci traslucide rubino. Profumo intenso, con una nota di testa che mette in luce un fruttato-speziato quasi esotico (cachi maturi, curcuma, cannella); poi escono i piccoli frutti della foresta alpina (specialmente neri: mirtillo, mora; poi, anche una timida fragolina di bosco).
In bocca la acidità è, come è giusto aspettarsi da una Barbera, ben presente ma nuota in un contesto fruttato morbido di lunga persistenza e personalità.
L’annata, evidentemente, aiuta molto. 92/100 imo

Valtellina Superiore Sassella MR72 2010
La Spia

Maturo ma ancora splendidamente fresco; rispetto al mio primo assaggio di questa annata quattro anni fa alla sua uscita, il vino è ulteriormente migliorato: quello che ha (parzialmente) perso in termini di concentrazione (il vino infatti si è alquanto “assottigliato”, più aereo e verticale quando invece sembrava tutto giocato sulla densità) lo ha certamente guadagnato in termini di equilibrio, finezza generale e complessità.
Il colore è granato - mattone scuro, lucente di trasparenze brillanti. Il profumo è sontuoso, veramente da grande vino: in questa fase già terziaria, ovviamente, partono forti i sentori del cuoio, del sottobosco, dei funghi; poi esce lo speziato della noce moscata, del chiodo di garofano, del pepe bianco; il balsamico della resina di pino e le erbe aromatiche (dragoncello e timo) seguono. Ma al di sotto di queste note “di testa” c’è ancora un fruttato rigoglioso, di lamponi e fragole mature, mentre sento meno, qui, la ferrosità minerale tipica della Sassella.
In bocca il tannino si è completamente metabolizzato e ammorbidito e gioca, ora, alla pari e in perfetto equilibrio con una acidità freschissima e avvolgente. Lunghissima la persistenza di liquirizia e cuoio. Alcol moderato (13 gr.) per essere un Nebbiolo importante e corpo medio - robusto. Proprio un bel vino. 94/100 per me adesso. Bevuto con pasta di avena con morchelle, cavolo nero e formai de mut a scaglie.

Nuits Saint Georges premier cru Les Damodes 2015
Charles Noëllat

Rubino - granato il colore, denso e fresco nella nota cromatica. Bouquet di media intensità, con note di scorza di cedro, pelle fresca dí concia, sottobosco, il minerale della pietra focaia e un fruttato quasi esotico che ricorda la banana molto matura. In bocca è fresco dí acidità ancora in evidenza, dal corpo medio, di bella intensità gustativa e buona persistenza. La tipicità “terrosa” di Nuits è rispettata. Adatto alla carne con cui lo ho accompagnato: chuckroll di scottona e salsiccia con contorno di sedano rapa e cimette di rapa. 92/100 imo.
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Re: È già Novembre: cosa beviamo?

Messaggioda Ludi » 01 dic 2025 09:45

Felton Road, PN Cornish Point 2010: subito riconoscibile come PN, si caratterizza per una grande energia sotto il profilo olfattivo, che si accompagna però a un finezza e verticalità nel sorso che metterebbe in riga non pochi premier cru (e forse non solo) di Borgogna . Bevibilità assassina. I vini di Felton Road non mi hanno mai deluso.
Domaine Drouhin, Oregon PN Lauréne 2007: qui l'uso del legno è dichiaratamente ispirato sin troppo alla Francia, e il vino, per quanto comunque molto buono e vitale, paga qualcosa in termini di eleganza.
Domaine Rossignol-Trapet, Charmes Chambertin 2003: doveva essere il benchmark, e in parte lo è stato. L'annata calda non ne ha pregiudicato vitalità e gradevolezza, e la stoffa del GC si sente. Forse, però, Felton Road mi ha convinto di più proprio sotto il profilo della finezza.
A. Clouet, Un jour de 1911 SA: sempre buonissimo, affilato pur nella densità del sorso, didattico per la gestione dell'equilibrio.
Chateau Simone Blanc 2005: gli aromi di sottobosco umido e macchia sono irresistibili, così come il perfetto controllo delle note ossidative, che contribuiscono, assieme alla sapidità, al grande equilibrio. Ha ancora qualche annetto comodo davanti.
Chateau Smith Haut Lafite Blanc 2007: qui siamo invece su un modello cartesiano anche se non algido, con savoir faire ineccepibile nella gestione del legno (e ci mancherebbe). Forse poco emozionale, ma un bellissimo vino.
Domaine Roches Neuves, Franc-de-pied 2011: vino gioioso, con un delizioso frutto e pirazina poco invadente, vitale e leggero nella beva. Da sontuosa merenda.
Montevetrano 1999: "In fondo Cotarella i vini li saprebbe fare", viene da dire. Per quanto non ami i blend autoctono-internazionale, qui indubitabilmente funzionano, con l'Aglianico che stempera le note più noiosamente bituriche. Perfettamengte integro.
Paolo Bea, SdM Passito 2007: buono come sempre, ma con una volatile un po' fuori scala rispetto alla solita maestria di Giampiero.
Agrapart, Avizoise 2007: vino del we. Incredibilmente ammaliante e sensuale nelle sue note salmastre e biscottate, con una ossidazione meravigliosamente gestita ed un sorso di freschezza incredibile. Tutto quello che vorrei da uno Champagne.
Lucien Le Moine, Volnay Clos des Chenes 2005: produttore discusso per le sue metodologie da micro maison, ma sicuramente ineccepibile nei risultati. Un Volnay più vicino a certi Pommard, per la densità ed il tannino ben avvertibile, ma comunque molto buono.
Voerzio, Barolo Rocche dell'Annunziata Torriglione 2004: bottiglia purtroppo non a posto...ossidato e seduto.
Paolo Bea, Arboreus 2009: sempre buonissimo, anche qui, però, con più volatile di quella cui ci ha abituato.
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Re: È già Novembre: cosa beviamo?

Messaggioda slowshow10 » 02 dic 2025 11:01

Domenica con qualche appassionato di Lucca, bellissima ed emozionante verticale di Rinaldi con focus sui due barolo tre tine e Brunate.
Queste le annate in degustazione: tre tine 20, 17 e 13; Brunate 20 e 12.

Mi preme ringraziare gli utenti "Brezza" e "Jimmy Brown" da cui ho preso le bottiglie, tutte perfettamente conservate e sottolineo anche a prezzi giusti.

Veniamo ai vini: insieme all'allegra combriccola desideravamo spaziare su varie annate per poter comprendere, se non appieno almeno in parte, la mano dell'azienda, le differenze tra i due barolo e anche il diverso manico, se riconoscibile, tra Citrico e le figlie.
E' stata una bellissima giornata in cui ci siamo immersi in un meraviglioso mondo parallelo fatto di sapori, incontri, discussioni con al centro il barolo e la sua anima più profonda.

Nessuna bottiglia fallata con ognuna che si è raccontata a suo modo e con i suoi tempi, azzerando del tutto le delusioni.
Facendo questa premessa, le preferenze diventano del tutto personali e queste di seguito sono le mie.

Tre Tine 20: leggiadro, etereo, acuto ed elegante. Il nebbiolo in gioventù: la viola appena raccolta, la fragola in fioritura e i petali di rosa. In bocca i tannini sono elegantissimi, quasi pinotteggiano, chiusura profonda, speziata e lunghissima tanto che mi sono chiesto se questo vino potesse essere la rappresentazione di una carezza di una giovane fanciulla in una sera d'estate seduto al tramonto davanti ad un porto di mesopotamica memoria.

Brunate 20: inizialmente sembra più stanco del fratello di pari annata ma è un corridore da lunghi tragitti. Più sta nel bicchiere e più osa concedersi: il frutto da rosso diventa blu, le note balsamiche si arricchiscono di sfumature e la parte floreale fa capolino ogni minuto che passa. Eclettico, celebrale e sempre più viscerale. Ha più materia del tre tine e più rotondità, a qualcuno è piaciuto di più a qualcuno di meno. Io non saprei scegliere, a seconda del mio stato mentale ne vorrei avere 10 casse in cantina di entrambi.

Tre tine 17: Curioso, intrigante ma delicato. E' un vino più caldo e sviluppato della 20, come è normale che sia per annata e i tre anni in più in bottiglia. La frutta qua ha accenni di surmaturazione, in bocca il tannino si fa più pressante e la nota alcolica si nota di più. Rimane la grazia del tre tine ma più spostata sulle morbidezze.

Tre Tine 13: per le prime due ore dall'apertura è un capolavoro. Fine ed elegante, con un'acidità e freschezza in bocca notevolissime , che lasciano presagire ancora tantissimi anni di vita. Ricorda la 20 per certe caratteristiche, anche se gli anni gli hanno donato profondità, intimità e grandezza.
Il però arriva dopo due ore, quando ci versiamo il secondo calice: troviamo un vino stanco, completamente cambiato anche nel colore, diametralmente opposto a tutto quello osservato in precedenza.
Resta la bellezza del primo calice, scalfita ahimè dal prolungato contatto con l'ossigeno e da un eccessivo residuo in fondo alla bottiglia (unico vino che lo presentava).

Brunate 12: il Barolo con la B maiuscola e firma autentica testimone della grandezza di Citrico. Vino in un momento e in una forma splendida, direi all'apice della sua godibilità e che parla alla pancia, al cuore e alla testa: profumi secondari con qualche accenno di terziarizzazione; una punta di volatile che nobilita tutto quello che ha intorno; vigoroso, complesso e gagliardo come un Barolo deve essere. Inutile dire che è stato il vino della giornata e ci ha fatto tornare a casa, almeno me, con il sorriso sulle labbra e con una preghiera laica in testa, che ho recitato silenziosamente, appena prima di coricarmi.
Nexus1990
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Re: È già Novembre: cosa beviamo?

Messaggioda Nexus1990 » 02 dic 2025 13:25

slowshow10 ha scritto:Domenica con qualche appassionato di Lucca, bellissima ed emozionante verticale di Rinaldi con focus sui due barolo tre tine e Brunate.
Queste le annate in degustazione: tre tine 20, 17 e 13; Brunate 20 e 12.

Mi preme ringraziare gli utenti "Brezza" e "Jimmy Brown" da cui ho preso le bottiglie, tutte perfettamente conservate e sottolineo anche a prezzi giusti.

Veniamo ai vini: insieme all'allegra combriccola desideravamo spaziare su varie annate per poter comprendere, se non appieno almeno in parte, la mano dell'azienda, le differenze tra i due barolo e anche il diverso manico, se riconoscibile, tra Citrico e le figlie.
E' stata una bellissima giornata in cui ci siamo immersi in un meraviglioso mondo parallelo fatto di sapori, incontri, discussioni con al centro il barolo e la sua anima più profonda.

Nessuna bottiglia fallata con ognuna che si è raccontata a suo modo e con i suoi tempi, azzerando del tutto le delusioni.
Facendo questa premessa, le preferenze diventano del tutto personali e queste di seguito sono le mie.

Tre Tine 20: leggiadro, etereo, acuto ed elegante. Il nebbiolo in gioventù: la viola appena raccolta, la fragola in fioritura e i petali di rosa. In bocca i tannini sono elegantissimi, quasi pinotteggiano, chiusura profonda, speziata e lunghissima tanto che mi sono chiesto se questo vino potesse essere la rappresentazione di una carezza di una giovane fanciulla in una sera d'estate seduto al tramonto davanti ad un porto di mesopotamica memoria.

Brunate 20: inizialmente sembra più stanco del fratello di pari annata ma è un corridore da lunghi tragitti. Più sta nel bicchiere e più osa concedersi: il frutto da rosso diventa blu, le note balsamiche si arricchiscono di sfumature e la parte floreale fa capolino ogni minuto che passa. Eclettico, celebrale e sempre più viscerale. Ha più materia del tre tine e più rotondità, a qualcuno è piaciuto di più a qualcuno di meno. Io non saprei scegliere, a seconda del mio stato mentale ne vorrei avere 10 casse in cantina di entrambi.

Tre tine 17: Curioso, intrigante ma delicato. E' un vino più caldo e sviluppato della 20, come è normale che sia per annata e i tre anni in più in bottiglia. La frutta qua ha accenni di surmaturazione, in bocca il tannino si fa più pressante e la nota alcolica si nota di più. Rimane la grazia del tre tine ma più spostata sulle morbidezze.

Tre Tine 13: per le prime due ore dall'apertura è un capolavoro. Fine ed elegante, con un'acidità e freschezza in bocca notevolissime , che lasciano presagire ancora tantissimi anni di vita. Ricorda la 20 per certe caratteristiche, anche se gli anni gli hanno donato profondità, intimità e grandezza.
Il però arriva dopo due ore, quando ci versiamo il secondo calice: troviamo un vino stanco, completamente cambiato anche nel colore, diametralmente opposto a tutto quello osservato in precedenza.
Resta la bellezza del primo calice, scalfita ahimè dal prolungato contatto con l'ossigeno e da un eccessivo residuo in fondo alla bottiglia (unico vino che lo presentava).

Brunate 12: il Barolo con la B maiuscola e firma autentica testimone della grandezza di Citrico. Vino in un momento e in una forma splendida, direi all'apice della sua godibilità e che parla alla pancia, al cuore e alla testa: profumi secondari con qualche accenno di terziarizzazione; una punta di volatile che nobilita tutto quello che ha intorno; vigoroso, complesso e gagliardo come un Barolo deve essere. Inutile dire che è stato il vino della giornata e ci ha fatto tornare a casa, almeno me, con il sorriso sulle labbra e con una preghiera laica in testa, che ho recitato silenziosamente, appena prima di coricarmi.

Che belle note, con quel pizzico (forse un po’ più di un pizzico :mrgreen: ) di poesia che non guasta

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