Messaggioda ferrari federico » 12 ago 2025 13:57
Vini vacanzieri.
Vermentino di Gallura Le Arenarie 2024
Sella & Mosca
Colore giallo paglierino chiaro con riflessi verdini. Profumo molto debole con vaghi richiami di buccia di limone, fiori bianchi e melone bianco. In bocca il tutto migliora ed esce la mela verde e una buona dose di (buona) salinità. Buon prodotto, convincente alla beva, evidentemente un po’ standardizzato. 86/100 il mio giudizio.
Sulla etichetta al retro bottiglia, però, un qwercode dichiara alcuni dati necessari su certi mercati internazionali: il problema è che nella scheda si dichiara la presenza, tra le altri componenti “normali”, anche di “mosti concentrati” che, se non sbaglio, non sono contemplati nel disciplinare del Vermentino di Gallura Docg…
Alto Adige Sauvignon 2022
Erste + Neue
Più che corretto, molto profumato (foglia di pomodoro, timo), equilibrato in bocca per una beva facile e accattivante. 88/100 imo.
Friuli Colli Orientali Sauvignon 2023
La Magnolia
Più verticale e minerale del precedente, buono il profumo (salvia e pietra focaia), un po’ più “diluita” la concentrazione del gusto in bocca ma la beva è in una dimensione più minerale, con un retrogusto metallico, e corposa. 87/100 per me.
Colli Maceratesi Rosso Borgaruccio 2019
I Tre Monti
Vino rosso artigianale, ruspante, corposo e strutturato dalla zona del Verdicchio di Matelica, prevalentemente a base di Sangiovese ma quasi sicuramente ci sono anche altre uve. Non sono riuscito a sapere quali, poiché sul web la azienda vinicola, anche agriturismo, riporta tutta la storia del nome “Borgaruccio” ma non la scheda tecnica del vino. Appena stappato, il tannino si mostra aggressivo e verde, quasi allappante, e il profumo è del tutto chiuso. Con lunga areazione, il vino diventa accessibile e, quasi, interessante, con il tannino che si ammorbidisce tanto da risultare sì “grippante” ma bevibile. Il bouquet si apre sulle frutta matura (prugna e ciliegia entrambe nere) e su aromi più terrosi e aromatici come l’humus bagnato e il mallo di noce. Ricorda un po’ certi profumi da vini a base di Croatina. Peccato perché la vinificazione, credo molto artigianale, ha lasciato un lieve residuo zuccherino che stona con il profilo così tannico e granitico.
Valtellina Superiore Grumello riserva 2018
Nino Negri
Servito al ristorante sfuso in caraffa da bottiglia da 6lt. Colore granata scuro con toni mattone, evoluto. Bouquet maturo con frutta molto matura, ciliegia e prugna, immersa nel sottobosco (terra bagnata, funghi, erbe alpine). Concentrato e solido, alla beva mostra un tannino presente ma del tutto addomesticato e morbido, con un livello di acidità relativamente basso (per essere un Valtellina), tutto giocato sul frutto e sulle note terziarie. Corpo medio, tendente al corposo.
88/100 per me.
Rosso di Valtellina Téi 2024
Sandro Fay
Deliziosamente leggero, frutto e frutto, e poi ancora frutto, ma frutto non banale né stucchevole, supportato da una frizzante acidità e da un tannino così lieve che quasi non si sente. Buono anche un po’ fresco di temperatura per un consumo estivo a tutto tondo. 86/100 imo.
Valtellina Superiore Sassella Vigna Mossino 2022
Alfio Mozzi
Nuova etichetta del vigneron valtellinese Alfio Mozzi, che va a posizionarsi al di sopra del suo già buono Sassella Grisone. Questo Vigna Mossino proviene sempre dalla zona della Sassella limitrofa a Castione Andevenno (non la zona “classica” che insiste su Sondrio) ma è la vinificazione di una singola vigna particolarmente vocata, che prende nome da un vecchio toponimo recuperato espressamente per questa occasione dal produttore.
Il vino è decisamente buono: molto giovane il colore, rubino brillante non troppo scuro e con riflessi ancora quasi violacei; abbastanza contenuto ma armonico, complesso e fine è il profumo (frutta rossa matura, spezie dolci, sottobosco); decisamente convincente in bocca, già maturo da bere, con un tannino presente ma morbido e ben accompagnato da una acidità non invasiva. Corpo medio, tendente al corposo, buona concentrazione e persistenza.
Per me 92/100.
Valtellina Superiore Valgella Riserva Belviso 1380 - 2020
Nera
Quando vivevo a Sondrio e mi occupavo dei vini valtellinesi sulle pagine del quotidiano locale, venticinque anni fa, la casa vinicola Nera era, tra le aziende vinicole di dimensioni non artigianali, un po’ la Cenerentola del gruppo che vedeva spiccare la Nino Negri, Triacca, Sertoli Salis, Fay e Rainoldi. Ancora evidentemente focalizzata su stili e metodi produttivi pensati in origine per il mercato svizzero di molti decenni prima, i vini di Nera erano meno “precisi”, meno identitari, se vogliamo più industriali rispetto alle migliori etichette delle case vinicole citate.
Già all’epoca, la decisione di costruire una nuova grande (e modernissima) cantina, che oggi fa bella mostra di sé sulla statale tra Sondrio e Tirano, e la diversificazione delle linee produttive, con la nascita anche di un marchio nuovo (Caven), faceva però intendere che la strategia a medio-lungo termine dell’azienda era quella di colmare il gap tra questa e i migliori.
Per tanti anni non ho più avuto occasione di bere i vini della Nera, ma oggi questo Valgella Riserva, nuovissima etichetta ispirata alla baita montana a 1380 metri in val Belviso sul versante orobico della Valtellina in cui il patron dell’azienda amava trascorrere l’estate e conservare le sue migliori bottiglie per il consumo personale, devo confessare che mi ha molto positivamente colpito.
Pulitissimo, fine, verticale, con gli esplosivi profumi, che caratterizzano i migliori vini della new wawe valtellinese, di piccoli frutti rossi, di fiori alpini e con una bella speziatura e un bel retrogusto minerale, perfettamente in linea con il bouquet e con l’ingresso in bocca; di colore rubino brillante di media intensità, di corpo medio e di beva facile ma assolutamente non banale, pienamente in linea con la tipicità Valgella, è un prodotto eccellente, che anni fa sarebbe stato impensabile. 91/100 imo.