il solito ottimo Massimo Fontana su Facebook
--------
Da quando Trump è diventato presidente degli Stati Uniti, non passa quasi giorno senza che ci allieti con una perla di “saggezza” su quelli che dovrebbero essere i suoi rapporti con il resto del mondo.
Dalla minaccia di occupazione della Groenlandia, alla rivendicazione dell’intero Canada come nuovo stato dell’unione, dalla volontà di controllare il canale di Panama, alla dichiarata determinazione di mettere dazi pesanti praticamente a tutto il resto del mondo, alleati compresi, fino alla ciliegina sulla torta del sogno di fare della striscia di Gaza una nuova riviera posseduta dagli Usa.
Ecco, dopo questa lista, l’unica domanda che una persona più o meno normale si fa è banalmente questa: Trump è impazzito o esiste una specie di logica, per quanto strana, dietro queste affermazioni?
Proviamo ad esaminare tale questione.
E per farlo credo si debba tornare come sempre agli inizi.
Inizi che in questo caso coincidono con quello che Donald Trump è stato per quasi tutta la sua vita, ovvero un palazzinaro.
Trump infatti, nasce da una famiglia di affermati immobiliaristi di New York, e ha passato l’intera sua vita comprando, vendendo e costruendo immobili.
Ora, il settore immobiliare ha tante caratteristiche che lo rendono quasi unico, ma quella che in questo caso ci interessa è una in particolare, ovvero il tasso di crescita della sua produttività, che possiamo vedere qui
https://www.bls.gov/productivity/highli ... tivity.htm , direttamente dall’ufficio statistico sul lavoro degli Usa.
Cosa possiamo notare?
Molto semplicemente che l’indice della produttività dei vari settori delle costruzioni che costituiscono l’intero comparto immobiliare Usa, perlomeno negli ultimi 40 anni è rimasto o fermo o quasi stagnante.
Cosa comporta questo piccolo ma importante particolare?
Beh, in realtà quasi tutto, ovvero è il fattore chiave di tutta la vicenda.
Anche qui spieghiamo: un settore economico che ha una produttività stagnante, è un settore nel quale un aumento dei guadagni di un soggetto, deve provenire per forza di cose a scapito dei guadagni di qualcun altro.
Questo perché e usando per la spiegazione una figura retorica, se noi immaginiamo il settore in questione come una torta, l’aumento della produttività è ciò che fa aumentare la grandezza di questa torta e quindi tutte le eventuali fette possono aumentare di grandezza contemporaneamente, senza che nessuno ci rimetta.
Ma se la produttività è ferma, anche la grandezza complessiva della torta rimane ferma, con la conseguenza che una fetta più grande deve per forza di cose provenire dalla riduzione della grandezza della fetta di qualcun altro.
In sostanza e rimettendo ordine nel discorso, il settore economico nel quale è nato, cresciuto e vissuto per tutta la sua vita Donald Trump, è un settore nel quale vige il gioco “a somma zero”, qui
https://it.wikipedia.org/wiki/Gioco_a_s ... %20opposta La tesi che cerco di dimostrare a questo punto è perciò chiara ed è questa: la politica estera di Trump, nasce molto probabilmente come una estensione ai rapporti internazionali della sua visione globale su come funziona il mondo, la quale a sua volta è stata plasmata da 50 anni di attività nel settore immobiliare e che ruota attorno al concetto economico di gioco a somma zero.
Per capire se effettivamente il modo di pensare di Trump rientra in questa categoria, dobbiamo allora analizzare cosa significa operare in un mondo siffatto.
Per cominciare è chiaro che in un gioco a somma zero, non esiste collaborazione tra i soggetti.
E’ banale: se io posso guadagnare solo sottraendo risorse agli altri, una eventuale collaborazione può nascere solo se una delle due parti pensa di poter diminuire il guadagno dell’altro.
Ma a quel punto non ha senso intraprenderla.
Al massimo una coalizione potrà nascere solo su base temporalmente limitata e tesa a diminuire i guadagni di un terzo soggetto esterno alla mia coalizione.
E questo ci porta alla seconda caratteristica che consegue dalla prima: non ci saranno nemmeno veri e propri amici.
In questo mondo infatti, l’amicizia può esistere solo se io sono pronto a vedere diminuire prima o poi i miei guadagni in favore di quelli degli amici.
Ma siccome la mia ricchezza è un dato finito, potrò farlo pochissime volte e solo se anche gli amici saranno disposti eventualmente a perdere guadagni in mio favore.
Ma questo ci rimanda al concetto di coalizione: non essendoci alla fine un guadagno globale, una simile alleanza tra “amici”, nel lungo termine non ha senso, dal momento che avrebbe un pay off migliore la semplice coalizione a tempo finalizzata alla sottrazione di risorse di terzi vista sopra.
Infine, nel mondo del gioco a somma zero, i contratti tra le parti devono avere chiaramente una parte perdente, in quanto altrimenti non ci sarebbe il guadagno per almeno uno dei soggetti contraenti.
Va da se che questo mondo sarà per forza di cose esclusivamente conflittuale, in quanto se per la chiusura di un contratto una delle due parti deve avere un guadagno negativo, l’unico modo con il quale la parte vincente può far accettare la stipula del contratto è l’uso della forza, reale, simulata o economica che essa sia.
Bene, se adesso compariamo le affermazioni di Trump con quello che dovrebbe essere il comportamento di un soggetto in un mondo a somma zero, possiamo vedere che perlomeno a grandi linee le azioni del nuovo presidente americano coincidono con la teoria appena esposta.
Abbiamo così i dazi, che nascono esattamente da una concezione dei commerci come un gioco a somma zero.
Trump su questo è sempre stato chiarissimo con il suo continuo richiamo al deficit commerciale Usa, che nella sua visione è una sottrazione delle risorse americane da parte dei paesi partner.
Ma rientra in questo framework anche lo scontro con i propri alleati, che vanno dall’Europa al Canada: come visto nel mondo del gioco a somma zero non esistono amici, ma solo altri contendenti dell’unica fetta di torta esistente.
Ma se non esistono amici, l’unico rapporto possibile come visto sono solo coalizioni temporanee a scapito di terzi.
E questo è esattamente ciò che cerca di costruire Trump: non rapporti di amicizia globali, ma un mondo di coalizioni temporanee finalizzate a guadagni a scapito di altri soggetti.
Infine, l’unico rapporto ammissibile da Trump è quello dove è chiara la perdita per la controparte, in quanto come visto, altrimenti vorrebbe significare che a perdere sono gli Usa, e questo per lui è inaccettabile.
Tutto questo chiaramente portato avanti nell’unico modo di comportamento corretto nel mondo del gioco a somma zero, ovvero la minaccia tesa a piegare al proprio “contratto”, la controparte.
Ricapitolando è estremamente probabile che Donald Trump stia applicando perlomeno nella politica estera, il suo modo di procedere appreso in 50 anni di attività nel settore immobiliare americano.
Un settore dalla produttività sostanzialmente stagnante, dove la regola di comportamento è derivata dal gioco a somma zero, ovvero tale che un aumento del guadagno per uno può venire solo dalla perdita per qualcun altro.
Trump ritiene quindi di non avere paesi amici.
Pensa che la ricchezza globale sia un dato fisso e che tutti vogliano approfittarsi degli Usa e che l’unico modo che il suo paese ha per prosperare sia stipulare contratti dove sia chiaro che a perderci sono gli altri.
Inoltre ritiene che l’unico modo di costringere le controparti contrattuali a sottostare alle sue volontà sia la minaccia aperta e soprattutto preventiva.
Da qui i dazi minacciati a Canada e Europa, la volontà di occupare la Groenlandia o la presunta riviera a Gaza.
Tutte affermazioni fatte prima dell’inizio delle contrattazioni e tese unicamente a far prendere paura all’avversario per costringerlo ad accettare un contratto più favorevole agli Usa.
Ne di più ne di meno.
Ne invasioni della Groenlandia o di Gaza quindi, ma una strategia commerciale vecchia come il mondo e mutuata dal settore immobiliare, perlomeno quello americano.
Chiaramente c’è un enorme, o meglio, gigantesco problema in tutto questo: il mondo non è un gioco a somma zero.
Il mondo economico capitalista moderno è infatti un gioco a somma positiva.
E di questo ne siamo certi, se non altro perché il tasso di crescita della produttività complessivo, ovvero al di la del singolo settore immobiliare, è positivo e gli stessi scambi commerciali nascono proprio perché entrambe le parti ci guadagnano.
Ma dove potrebbe portare allora un comportamento predisposto per un mondo a somma zero messo in atto però in un mondo a somma positiva?
Difficile dirlo.
Nell’immediato sicuramente avremo scontri ripetuti e vere e proprie battaglie commerciali, frutto della visione politica conflittuale del nuovo presidente.
A lungo andare però, essendo il mondo come detto un gioco a somma positiva, se tutti gli altri riescono comunque a vivere e prosperare, banalmente quello che potremmo vedere sarà una sorta di emarginazione del giocante “scorretto” e non “collaborativo”, ovvero gli Usa di Trump, con tutti gli altri partecipanti al gioco che tenderanno a collaborare tra di loro a scapito invece del free-rider della situazione, ovvero gli Usa di Trump.
Vedremo.
Una cosa è certa: i prossimi anni saranno abbastanza turbolenti e con le coalizioni tra paesi costantemente in bilico e pronte anche a mutamenti radicali.
Buona serata a tutti.