Ermeneutica del naturalismo e accettazione del puzzo.

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zampaflex
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Ermeneutica del naturalismo e accettazione del puzzo.

Messaggioda zampaflex » 03 apr 2016 11:05

L'altra sera abbiamo fatto una bevuta delle nostre, il solito gruppo milanese diviso da faglie nette tra ortodossi (come me) e naturalisti. Pippuz ad un certo punto della serata ha citato una conversazione avuta con un ristoratore dotato di una cantina bella e interessante che gli disse che non si poneva più alcun dubbio su vini con volatile accentuata, o puzze particolari, o acidità in eccesso, cose che capitano spesso con i vini "naturali"; e che, secondo lui, quei ragazzi che entravano nel suo locale per bere QUEI vini e niente altro, sarebbero stati il futuro del vino.
Dopo un po', incluse alcune stappature di vini "naturali", il subconscio ha finito di rimuginare su quanto detto e mi è scattato il momento Sex and the city.
Si, quel momento in cui Carrie Bradshaw (Sarah Jessica Parker, la ricciolina) si metteva al computer a fare il suo lavoro, da giornalista, e rifletteva sui messaggi forti della giornata.
Mi sono detto: è giusto accettare il cambiamento a prescindere? E' corretto chiedere che tutti i vini diventino espressione solo di se stessi, di una convulsione semianarchica di qualche lievito gozzovigliante, o invece volere che siano guidati su una strada precisa?
Ma soprattutto, è la mancanza di tecnica, una tecnica essa stessa?

Perchè, ora, va bene che Robinot è uno dei fari del MoVimento (alludo :mrgreen: ) naturalista; ma che mi si presenti con un naso che puzza di succhi gastrici (poi ripulitisi) e una bocca talmente sbilanciata sul duetto acidità/sapidità da risultare per me pressoché imbevibile, non mi sta per nulla bene, e il contrasto con chi lo ha eletto vino della serata è stridente.

Io resto e resterò sempre dell'opinione che un vino è buono quando è buono, a prescindere da come sia stato fatto. Non mi interessa il metodo, per assurdo potrebbero avere usato anche i kit fai da te. E per storia e gusto personali preferisco l'equilibrio tra le componenti, o al limite un modesto disequilibrio che dia una spinta o soprattutto una varianza, una novità rispetto alla norma.
Pertanto, vedere incensato un vino così palesemente scentrato, unito al commento del ristoratore, mi ha fatto riflettere sulla concezione, sul modello di vino che altri, diversi da me, hanno.
Sono queste semplici evoluzioni del gusto, scandite dallo stesso pendolo che ha visto tante bottiglie trasformarsi in caricature boteriane per compiacere Parker e i mercati nordici? Che poi è oscillato in direzione opposta, quella della mineralité (che si, anche in Francia è diventata un mantra)? E che ora è ruotato a 90 gradi fuori dal piano dell'eclittica, entrando nella quarta dimensione enologica in cui albergherà per un decennio almeno?
O è una moda passeggera, destinata però (come la barrique ovunque) a lasciare un sedimento culturale sulle sperimentazioni fatte, dimenticando le punte estreme, e a incrementare il bagaglio strumentale della viticoltura?

Vedremo nel 2025 un Franciacorta prodotto con metodo ancestrale e lieviti indigeni? :mrgreen:

Please, discuss.
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Re: Ermeneutica del naturalismo e accettazione del puzzo.

Messaggioda Kalosartipos » 03 apr 2016 11:27

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Re: Ermeneutica del naturalismo e accettazione del puzzo.

Messaggioda vinogodi » 03 apr 2016 11:38

zampaflex ha scritto:a) ... che un vino è buono quando è buono ...
b) a prescindere da come sia stato fatto. Non mi interessa il metodo, per assurdo potrebbero avere usato anche i kit fai da te.

Please, discuss.

a) Amen
b) Mica vero. Che poi grande tecnica e sapienza enologica porta a fare anche grandi vini e un grande vino non proviene mai da Kits è dato indissolubile. Diverso è il discorso culturale , del norvegese che non capisce un cazzo di vino ed apprezza il vino da kit. Ma penso che qui la discussione si può fare lunga.

PS: Vino "naturale" - Biologico e biodinamico ? Si può fare . In Borgogna non si fa proprio così? Quindi ci si può riuscire e , ricordiamoci, che l'agricoltura sostenibile è un dovere, per la salute della terra e per il futuro dei nostri figli, non una simpatica trovata per avere argomenti di vendita con vini che fanno cagare. Proprio per questo sono un grande sostenitore della viticoltura "ecocompatibile" ma detrattore indefesso dei cialtroni che si ergono a paladini del vino naturale solo per nascondere inettitudine tecnica e darsi un'identità commerciale che, altrimenti, non avrebbero... 8)
....Magari ricaviamo un altro piccolo appoggio un po' meno liscio e scivoloso su cui zompettare per attraversare le rapide dell'incomprensione, ed evitare di precipitare nel baratro delle cascate del conflitto perenne...

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Re: Ermeneutica del naturalismo e accettazione del puzzo.

Messaggioda gianni femminella » 03 apr 2016 12:52

:mrgreen: sono pazzo?

Da tempo quando qui si parla di vino buono/vino cattivo, vado a ripescare da una delle mie grandi passioni, l'archeologia, il ricordo della "bellezza" della regina del regno di Punt. Chi era e cosa c'entra e' presto detto. Sui muri del tempio di Hatshepsut a Luxor, esiste un bassorilievo datato attorno al 1500 a.c. Se non lo conoscete e' una buona occasione per scoprirlo e se lo conoscete forse avrete notato, tra i molti dettagli riportati dalla spedizione Egizia, l'estrema grassezza della regina, che a quanto pare, doveva essere affetta da una patologia che la rendeva appunto estremamente grassa e probabilmente, per gli uomini di quel tempo, particolarmente bella e attraente, tanto da essere sposa del re. Se vi sembra strano, pensate a come sono cambiati velocemente i modelli femminili nel corso degli ultimi decenni. Ancora ai primi del '900 "grasso era bello".

Per non dilungarmi troppo dico che il gusto e' un fatto culturale, complesso e anche abbastanza imprevedibile. Questo varia con le epoche e dipende da tanti fattori, forse prima di tutto da quello che siamo abituati a mangiare, che si riflette in qualche modo sul bere.

Del resto i nostri nonni bevevano vini diversi dai nostri, per non parlare dei Romani e dei Greci, i cui vini sarebbero per noi probabilmente insopportabili e, i nostri per loro, forse del tutto insulsi.

Siamo figli dei nostri tempi Luciano. Questa e' la mia piccola verita'. Se ci sediamo attorno a un tavolo con qualche bottiglia, a stento riusciamo a stabilire una scala di valori comune, figuriamoci come potra' evolvere il gusto nei prossimi anni...

p.s. Kalos che in queste cose e' piu' paziente di me potrebbe inserire una immagine della regina di Punt? grazie.

:mrgreen: sono pazzo.
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Re: Ermeneutica del naturalismo e accettazione del puzzo.

Messaggioda zampaflex » 03 apr 2016 14:11

vinogodi ha scritto:b) Mica vero.
PS: Vino "naturale" - Biologico e biodinamico ?


b) era chiaramente una iperbole, una provocazione. :D
PS: stando agli ultraortodossi del naturalismo, la risposta non può che essere no, visto come orgogliosamente postano sul sito della loro associazione la "fedina penale" delle sostanze ammesse (dagli altri):
http://www.meteri.it/shop/img/cms/Affiche%20vini%20Sains.jpg

E quest'ultimo punto, sui solfiti NON aggiunti, richiama un altro passaggio della discussione dell'altra sera, riguardo all'invecchiabilità di questi vini. La cui traiettoria non può che essere breve, visto che senza mezzi protettivi oltre all'acidità naturale, e qualche tannino vagante, rischiano di deragliare in fretta dato anche che spesso non sono filtrati. E restare, quindi, succhi di frutta fermentati.
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Re: Ermeneutica del naturalismo e accettazione del puzzo.

Messaggioda zampaflex » 03 apr 2016 14:14

gianni femminella ha scritto:
Del resto i nostri nonni bevevano vini diversi dai nostri, per non parlare dei Romani e dei Greci, i cui vini sarebbero per noi probabilmente insopportabili e, i nostri per loro, forse del tutto insulsi.


Assolutamente si! La vinificazione a quei tempi, credo che qui dentro lo sappiano tutti, era bizzarra al punto che il "vino" veniva corretto con miele, spezie e a volte resine...

L'immagine di (quella chiattona di) Punt non ce la faccio a postarla, urterebbe le sensibilità del 90% del forum :mrgreen:
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Re: Ermeneutica del naturalismo e accettazione del puzzo.

Messaggioda cecaba » 04 apr 2016 13:12

vinogodi ha scritto:
zampaflex ha scritto:a) ... che un vino è buono quando è buono ...
b) a prescindere da come sia stato fatto. Non mi interessa il metodo, per assurdo potrebbero avere usato anche i kit fai da te.

Please, discuss.

a) Amen
b) Mica vero. Che poi grande tecnica e sapienza enologica porta a fare anche grandi vini e un grande vino non proviene mai da Kits è dato indissolubile. Diverso è il discorso culturale , del norvegese che non capisce un cazzo di vino ed apprezza il vino da kit. Ma penso che qui la discussione si può fare lunga.

PS: Vino "naturale" - Biologico e biodinamico ? Si può fare . In Borgogna non si fa proprio così? Quindi ci si può riuscire e , ricordiamoci, che l'agricoltura sostenibile è un dovere, per la salute della terra e per il futuro dei nostri figli, non una simpatica trovata per avere argomenti di vendita con vini che fanno cagare. Proprio per questo sono un grande sostenitore della viticoltura "ecocompatibile" ma detrattore indefesso dei cialtroni che si ergono a paladini del vino naturale solo per nascondere inettitudine tecnica e darsi un'identità commerciale che, altrimenti, non avrebbero... 8)


Non potrei essere più d'accordo! Pur ammettendo di avere gusti particolarmente poco ortodossi che spesso mi fanno piacere vini oggettivamente pieni di difetti (fortuna/problema mio), in linea di principio quando ho l'impressione che un produttore stia tentando di giustificare gli evidentissimi squlibri del proprio vino con la solita menata del "Naturale" mi incazzo e basta; gli esempi di produttori che fanno grandi vini in maniera quanto più possibile poco interventista sono tanto numerosi da non lasciare spazio a dubbi sul fatto che il vino naturale debba puzzare almeno un po' sia una sonora cazzata.
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Re: Ermeneutica del naturalismo e accettazione del puzzo.

Messaggioda GabrieleB. » 04 apr 2016 18:17

Ti ringrazio Luciano per aver tirato fuori un argomento su cui ho riflettuto molto ultimamente...io ho cominciato ad avvicinarmi al vino seguendo tanti anni fa Sandro Sangiorgi,da lui ho imparato molto,staccandomene un po' quando ha cominciato a virare su posizioni più radicali.Quindi alcuni vini della nouvelle vague naturalista li ho bevuti,alcuni mi sono piaciuti molto ed altri,anche di produttori osannati in quel campo,li ho trovati assolutamente imbarazzanti.Proprio su questo vorrei soffermarmi un attimo,ho dato diverse possibilità a vini di Arianna Occhipinti,SP68 bianco 2012,Trebbiano di Emidio Pepe,20005/06,Girgis 2011 del compianto Manfredi Guccione,tutti finiti nel lavandino,perchè semplicemente imbevibili.Magari a tante persone piacciono quelli che io nella mia modestissima esperienza riconosco solo come difetti,magari sono io che non capisco niente ma nel dubbio li lascio bere volentieri a loro :wink:
slowhand
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Re: Ermeneutica del naturalismo e accettazione del puzzo.

Messaggioda slowhand » 04 apr 2016 18:51

Premetto che mi sento estremamente vicino al mondo dei vini naturali inteso come un enologia meno interventista, una viticoltura sostenibile, varieta autoctone

Detto questo, nell'ultimo anno ho letteralmente buttato/lavandinato non so quanta pecunia in vini naturali brettati, ridotti fino all' osso, rifermentati. Tuttavia ho anche incontrato persone eccezionali e (pochi) produttori che dimostrano che il vino naturale si puo fare eccome. Forse con piu difficolta, piu attenione in cantina ed in vigna ma si puo fare. Penso a erbaluna, pacina, la visciola (cesanese stupendo), all' ultimo kornellissen (specialmente il contadino), stella di campalto (nonostante i prezzi), porte di vertine, il citrico, ed altri..

Tuttavia credo che uno dei problemi di cui soffra il mondo del vino e sopratutto quello del vino naturale e' la licenza poetica nella degustazione. Spesso puzzette varie sono indicate come varietali quando non sono altro che difetti e cosi andrebbero chiamati.

Dovremo prendere esempio dai degustatori d-olio. Andatevi a vedere le loro schede di degustazione: primi 5 punti difetti poi se questi non sono riscontrabili si passa alle componenti aromatiche.
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Re: Ermeneutica del naturalismo e accettazione del puzzo.

Messaggioda miccel » 04 apr 2016 19:05

zampaflex ha scritto:...
O è una moda passeggera, destinata però (come la barrique ovunque) a lasciare un sedimento culturale sulle sperimentazioni fatte, dimenticando le punte estreme, e a incrementare il bagaglio strumentale della viticoltura?
...

Secondo me questa e la risposta giusta.
Un contributo importante questa moda l'ha gia dato: da quando i naturali vanno per la maggiore, i "non-naturali" sono diventati molto piu misurati e spontanei... :P
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Re: Ermeneutica del naturalismo e accettazione del puzzo.

Messaggioda alì65 » 04 apr 2016 19:43

miccel ha scritto:
zampaflex ha scritto:...
O è una moda passeggera, destinata però (come la barrique ovunque) a lasciare un sedimento culturale sulle sperimentazioni fatte, dimenticando le punte estreme, e a incrementare il bagaglio strumentale della viticoltura?
...

Secondo me questa e la risposta giusta.
Un contributo importante questa moda l'ha gia dato: da quando i naturali vanno per la maggiore, i "non-naturali" sono diventati molto piu misurati e spontanei... :P


o ci si veste con bragoni, giacca velluto a coste, sciarpone di lana e cappello di lana o cappello a coppola (sempre di lana), barba lunga e Clark altrimenti non sarete mai dei veri estimatori del vino bio e naturale
vestendovi in modo "normale" sarete sempre mescolati nel mucchio dei bevitori "normali", rendetevene conto.... :D
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Re: Ermeneutica del naturalismo e accettazione del puzzo.

Messaggioda brifazio » 05 apr 2016 14:26

GabrieleB. ha scritto:ho dato diverse possibilità a vini di Arianna Occhipinti,SP68 bianco 2012,Trebbiano di Emidio Pepe,20005/06
Sei stato sfortunatissimo, oppure le bottiglie sono state maltrattate. Quali difetti hai riscontrato, nel dettaglio?
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Re: Ermeneutica del naturalismo e accettazione del puzzo.

Messaggioda Alberto » 05 apr 2016 16:28

GabrieleB. ha scritto:ho dato diverse possibilità a vini di Arianna Occhipinti
Personalmente, mai trovato un vino di Arianna meno che buono e pieno di cose da raccontare. :roll:
A parte che sul termine "difetto" ci sarebbe da intavolare una discussione epocale... :wink:
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Re: Ermeneutica del naturalismo e accettazione del puzzo.

Messaggioda paperofranco » 06 apr 2016 10:37

zampaflex ha scritto:L'altra sera abbiamo fatto una bevuta delle nostre, il solito gruppo milanese diviso da faglie nette tra ortodossi (come me) e naturalisti. Pippuz ad un certo punto della serata ha citato una conversazione avuta con un ristoratore dotato di una cantina bella e interessante che gli disse che non si poneva più alcun dubbio su vini con volatile accentuata, o puzze particolari, o acidità in eccesso, cose che capitano spesso con i vini "naturali"; e che, secondo lui, quei ragazzi che entravano nel suo locale per bere QUEI vini e niente altro, sarebbero stati il futuro del vino.
Dopo un po', incluse alcune stappature di vini "naturali", il subconscio ha finito di rimuginare su quanto detto e mi è scattato il momento Sex and the city.
Si, quel momento in cui Carrie Bradshaw (Sarah Jessica Parker, la ricciolina) si metteva al computer a fare il suo lavoro, da giornalista, e rifletteva sui messaggi forti della giornata.
Mi sono detto: è giusto accettare il cambiamento a prescindere? E' corretto chiedere che tutti i vini diventino espressione solo di se stessi, di una convulsione semianarchica di qualche lievito gozzovigliante, o invece volere che siano guidati su una strada precisa?
Ma soprattutto, è la mancanza di tecnica, una tecnica essa stessa?

Perchè, ora, va bene che Robinot è uno dei fari del MoVimento (alludo :mrgreen: ) naturalista; ma che mi si presenti con un naso che puzza di succhi gastrici (poi ripulitisi) e una bocca talmente sbilanciata sul duetto acidità/sapidità da risultare per me pressoché imbevibile, non mi sta per nulla bene, e il contrasto con chi lo ha eletto vino della serata è stridente.

Io resto e resterò sempre dell'opinione che un vino è buono quando è buono, a prescindere da come sia stato fatto. Non mi interessa il metodo, per assurdo potrebbero avere usato anche i kit fai da te. E per storia e gusto personali preferisco l'equilibrio tra le componenti, o al limite un modesto disequilibrio che dia una spinta o soprattutto una varianza, una novità rispetto alla norma.
Pertanto, vedere incensato un vino così palesemente scentrato, unito al commento del ristoratore, mi ha fatto riflettere sulla concezione, sul modello di vino che altri, diversi da me, hanno.
Sono queste semplici evoluzioni del gusto, scandite dallo stesso pendolo che ha visto tante bottiglie trasformarsi in caricature boteriane per compiacere Parker e i mercati nordici? Che poi è oscillato in direzione opposta, quella della mineralité (che si, anche in Francia è diventata un mantra)? E che ora è ruotato a 90 gradi fuori dal piano dell'eclittica, entrando nella quarta dimensione enologica in cui albergherà per un decennio almeno?

O è una moda passeggera, destinata però (come la barrique ovunque) a lasciare un sedimento culturale sulle sperimentazioni fatte, dimenticando le punte estreme, e a incrementare il bagaglio strumentale della viticoltura?

Vedremo nel 2025 un Franciacorta prodotto con metodo ancestrale e lieviti indigeni? :mrgreen:

Please, discuss.


Per me è questa, ed è auspicabile che sia questa, in quanto risponde ad una logica di buon senso.

I vini naturali sono una moda, come lo è stata al tempo la barrique, il cabernet e il merlot. Negarlo vuol dire non essere in grado di arrivarci oppure non voler vedere come stanno le cose.
Detto questo ci sono molti bravi produttori che “naturali” lo sono da tempi non sospetti, senza fare troppa pubblicità, per contro invece ci sono diversi cialtroni che sono spuntati all’improvviso dichiarandosi naturali, sostenitori delle macerazioni lunghissime, dei lieviti indigeni, degli affinamenti in anfora, ecc. tutte cose che fanno presa su poveri bevitori sprovveduti e di poca esperienza, che si bevono i discorsi e non quello che c’è nel bicchiere.
Penso che siamo tutti d’accordo sul fatto che è meglio una sensibilità verso una viticoltura sostenibile piuttosto che verso l’uso smodato di pesticidi, diserbanti chimici, ecc. ma alla fine il vino dev’essere buono. Quando la moda sarà passata, i vini palesemente difettati, con spunti acetici e odori merdacei di varie sfumature, torneranno ad essere qualificati per quel che sono: vini difettati, vini puzzolenti, vini cattivi.
Chiudo ricordando per l’ennesima volta, e chiedo scusa se mi ripeto, una frase del buon vecchio Teobaldo Cappellano, vero signore e personaggio di indiscutibile levatura: “….un vino, per prima cosa dev’essere buono, poi, al limite, può essere biologico, biodinamico, o cos’altro volete…..”
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Re: Ermeneutica del naturalismo e accettazione del puzzo.

Messaggioda zampaflex » 06 apr 2016 14:05

Franco, quoto te per quotare tutti, dato che sostanzialmente tra chi ha scritto c'è un forte accordo.

"Detto questo ... ci sono diversi cialtroni che sono spuntati all’improvviso dichiarandosi naturali, sostenitori delle macerazioni lunghissime, dei lieviti indigeni, degli affinamenti in anfora, ecc. tutte cose che fanno presa su poveri bevitori sprovveduti e di poca esperienza, che si bevono i discorsi e non quello che c’è nel bicchiere."

Questo è uno dei punti forti su cui volevo aprire una discussione, perché pare proprio che tra molti bevitori si sia insinuata questa tendenza, questa accettazione della devianza, che a volte è contenuta e Teobaldanamente accettabile, a volte sconfina nel difetto bello e buono.
Ma invece di essere riconosciuto come difetto, dai pasdaran del naturalismo viene visto come carattere, personalità, addirittura come VERO esempio di vino e pare ora che (magari sulla semplice spinta del commercio) molti operatori si adeguino fino al punto di considerare giusto un vino così fatto, invece che i "tradizionali".
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Re: Ermeneutica del naturalismo e accettazione del puzzo.

Messaggioda darmagi90 » 06 apr 2016 14:39

zampaflex ha scritto:Ma invece di essere riconosciuto come difetto, dai pasdaran del naturalismo viene visto come carattere, personalità, addirittura come VERO esempio di vino


Succede quando si segue un "moda" con approccio di tipo ideologico.
L'ideologia porta quasi sempre a considerare buono, in maniera totalmente acritica o quasi, ciò che proviene dalla propria parte (o presunta/sedicente tale) e cattivo ciò che proviene dalla presunta parte (necessariamente) contrapposta.

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Re: Ermeneutica del naturalismo e accettazione del puzzo.

Messaggioda lloyd142 » 06 apr 2016 16:26

Cacchio come cambia il mondo.....
Mi ricorda tutta la discussione sui gay.... Trent'anni fa non ne vedevi uno... e chi lo era lo nascondeva. Oggi li vedi ovunque e a me che sono orgogliosamente etero, mi tocca fare outing... :D :D
Ci tocchera' fare outing anche sul vino.... Si si...lo ammetto lo bevo con la solforosaaaaaa 8)
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Re: Ermeneutica del naturalismo e accettazione del puzzo.

Messaggioda AedesLaterani2012 » 06 apr 2016 19:14

lloyd142 ha scritto:Cacchio come cambia il mondo.....
Mi ricorda tutta la discussione sui gay.... Trent'anni fa non ne vedevi uno... e chi lo era lo nascondeva. Oggi li vedi ovunque e a me che sono orgogliosamente etero, mi tocca fare outing... :D :D
Ci tocchera' fare outing anche sul vino.... Si si...lo ammetto lo bevo con la solforosaaaaaa 8)


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Re: Ermeneutica del naturalismo e accettazione del puzzo.

Messaggioda lupo80 » 18 lug 2016 21:21

Buonasera a tutti e scusate la riesumazione del post. Vi seguo da diversi anni ma mai commentando in quanto seppur appassionato e avendo frequentato un corso onav non mi reputo al vostro livello e piuttosto che aprire bocca e togliere ogni dubbio..... ma veniamo al dunque, ho aperto stasera un trebbiano 2014 di Emidio Pepe con molte aspettative è invece un disastro, al naso, perdonate il descrittore ma ricordava della mortadella andata a male. Sono stato sfortunato? La delusione è tanta. Ps: con il tempo non migliora.
Grazie a chi vorrà darmi un gentile parere e buona serata.
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Re: Ermeneutica del naturalismo e accettazione del puzzo.

Messaggioda alì65 » 18 lug 2016 22:43

lupo80 ha scritto:Buonasera a tutti e scusate la riesumazione del post. Vi seguo da diversi anni ma mai commentando in quanto seppur appassionato e avendo frequentato un corso onav non mi reputo al vostro livello e piuttosto che aprire bocca e togliere ogni dubbio..... ma veniamo al dunque, ho aperto stasera un trebbiano 2014 di Emidio Pepe con molte aspettative è invece un disastro, al naso, perdonate il descrittore ma ricordava della mortadella andata a male. Sono stato sfortunato? La delusione è tanta. Ps: con il tempo non migliora.
Grazie a chi vorrà darmi un gentile parere e buona serata.


forse non sono la persona più adatta a risponderti perchè non amo i vini di Pepe, per vari motivi non sono mai riuscito a farmi piacere, o meglio, a trovare una bt che una a posto
l'intolleranza al difetto, acetica, riduzione o, ancor peggio, poca pulizia è una soglia in me molto alta
tollero solo qualche imprecisione in solo due produttori al mondo, per amor mio verso la persona e al loro lavoro, non per altro
non posso che concordare il fatto che i vini di Pepe ( o meglio la maggior parte delle sue bt) puzzino da morire, con riduzioni a livelli stellari e, nella migliore delle ipotesi, acetica a mille
ora non conosco i metodi di vinificazione, non conosco la cantina e tantomeno al loro filosofia ma ho assaggiato varie volte i loro vini e non ne ho mai acquistato una bt e non ne ho mai parlato bene
sinceramente non riesco a capire cosa trovino di buono in questi vini i loro estimatori, tanto di cappello perchè hanno coraggio ad vendere
tirando le somme se vorrai sapere qualche dettaglio ulteriore spero ti sia dato da chi conosce meglio di me questi vini e l'azienda tutta......e scrivi senza timore, di puttanate se ne vedono tante, molto più di quello che si pensi anche da anziani della piattaforma, partendo da me, naturalmente...... :wink:
futuro incerto...ma w la gnocca!!!
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Re: Ermeneutica del naturalismo e accettazione del puzzo.

Messaggioda lupo80 » 19 lug 2016 07:23

Grazie mille per la risposta Alì. In effetti mi aspettavo del ridotto, della solforosa, ma immaginavo che lasciando un po' respirare il vino questi odori svanissero lasciando il posto ai profumi di cui avevo letto in varie degustazioni, online e sulle guide, invece nulla, almeno fino a ieri sera.
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Re: Ermeneutica del naturalismo e accettazione del puzzo.

Messaggioda Smarco » 19 lug 2016 17:06

lupo80 ha scritto:Buonasera a tutti e scusate la riesumazione del post. Vi seguo da diversi anni ma mai commentando in quanto seppur appassionato e avendo frequentato un corso onav non mi reputo al vostro livello e piuttosto che aprire bocca e togliere ogni dubbio..... ma veniamo al dunque, ho aperto stasera un trebbiano 2014 di Emidio Pepe con molte aspettative è invece un disastro, al naso, perdonate il descrittore ma ricordava della mortadella andata a male. Sono stato sfortunato? La delusione è tanta. Ps: con il tempo non migliora.
Grazie a chi vorrà darmi un gentile parere e buona serata.

non amo i vini di pepe ma vivendo in zona ogni tanto mi capita di berne qualcuno, sul trebbiano in particolare credo che prendere una bottiglia in grazia di dio sia gia difficile, se poi punti sull annata 2014 (pessima) non puoi aspettarti niente di buono, bevuta anche io tempo fa credo sia stata la peggiore bottiglia di trebbiano bevuta finora
dc87
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Re: Ermeneutica del naturalismo e accettazione del puzzo.

Messaggioda dc87 » 13 ago 2016 11:23

Nel tempo ci ho provato 3 volte a bere il Trebbiano di Pepe... se non ricordo male erano le annate 2008/2009.
Tutte buttate nel lavandino dopo averle aspettate anche delle mezze giornate.
Sempre e solo uovo marcio.
lupo80
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Re: Ermeneutica del naturalismo e accettazione del puzzo.

Messaggioda lupo80 » 14 ago 2016 21:15

Smarco ha scritto:
lupo80 ha scritto:Buonasera a tutti e scusate la riesumazione del post. Vi seguo da diversi anni ma mai commentando in quanto seppur appassionato e avendo frequentato un corso onav non mi reputo al vostro livello e piuttosto che aprire bocca e togliere ogni dubbio..... ma veniamo al dunque, ho aperto stasera un trebbiano 2014 di Emidio Pepe con molte aspettative è invece un disastro, al naso, perdonate il descrittore ma ricordava della mortadella andata a male. Sono stato sfortunato? La delusione è tanta. Ps: con il tempo non migliora.
Grazie a chi vorrà darmi un gentile parere e buona serata.

non amo i vini di pepe ma vivendo in zona ogni tanto mi capita di berne qualcuno, sul trebbiano in particolare credo che prendere una bottiglia in grazia di dio sia gia difficile, se poi punti sull annata 2014 (pessima) non puoi aspettarti niente di buono, bevuta anche io tempo fa credo sia stata la peggiore bottiglia di trebbiano bevuta finora

Ciao smarco, volevo chiederti, visto che sei del posto, se anche con Valentini corro il rischio. Cercavo una bottiglia dalla forte personalità ed ero preparato a non trovare quella pulizia cosiddetta industriale ma invece tanta delusione.....
Smarco
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Re: Ermeneutica del naturalismo e accettazione del puzzo.

Messaggioda Smarco » 14 ago 2016 21:26

lupo80 ha scritto:
Smarco ha scritto:
lupo80 ha scritto:Buonasera a tutti e scusate la riesumazione del post. Vi seguo da diversi anni ma mai commentando in quanto seppur appassionato e avendo frequentato un corso onav non mi reputo al vostro livello e piuttosto che aprire bocca e togliere ogni dubbio..... ma veniamo al dunque, ho aperto stasera un trebbiano 2014 di Emidio Pepe con molte aspettative è invece un disastro, al naso, perdonate il descrittore ma ricordava della mortadella andata a male. Sono stato sfortunato? La delusione è tanta. Ps: con il tempo non migliora.
Grazie a chi vorrà darmi un gentile parere e buona serata.

non amo i vini di pepe ma vivendo in zona ogni tanto mi capita di berne qualcuno, sul trebbiano in particolare credo che prendere una bottiglia in grazia di dio sia gia difficile, se poi punti sull annata 2014 (pessima) non puoi aspettarti niente di buono, bevuta anche io tempo fa credo sia stata la peggiore bottiglia di trebbiano bevuta finora

Ciao smarco, volevo chiederti, visto che sei del posto, se anche con Valentini corro il rischio. Cercavo una bottiglia dalla forte personalità ed ero preparato a non trovare quella pulizia cosiddetta industriale ma invece tanta delusione.....

Il fatto che sia del posto o no c'entra poco. Sul forum prendendo 10 utenti per campione, forse 2 non apprezzano il trebbiano di Valentini, mentre 9 ti diranno che non apprezzano il trebbiano di pepe, comunque credo tu possa andare più che tranquillo :D

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