Nebbiolata?... no , "grande" Nebbiolata...

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landmax
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Re: Nebbiolata?... no , "grande" Nebbiolata...

Messaggioda landmax » 03 dic 2014 17:45

apa ha scritto:Ringrazio anche landmax e gli devo due risposte: se posso scegliere, preferisco le descrizioni ai punteggi; a volte, al termine di una degustazione facciamo dei panel ed attribuiamo dei punteggi a ciascun vino bevuto, ma spesso quest'operazione si rivela troppo schematica ed, in questo caso, non ce ne è stato bisogno.


Caro Augusto, innanzitutto grazie per la risposta.
Quanto alla prima questione, mi permetto di dissentire parzialmente: nel senso che non mi sognerei mai di sostenere che l'analisi di un vino si debba limitare al punteggio (se per caso hai letto le mie note, te ne sarai accorto), ma ritengo non di meno importante che nell'ambito di una degustazione bella e stimolante come questa ci si sforzi anche di dare una valutazione finale di sintesi (con tutti i pregi e i difetti che essa comporta). Dico volutamente "ci si sforzi" perché attribuire un punteggio di sintesi mica è facile! Anzi: richiede elaborazione concettuale, coerenza rispetto all'analisi descrittiva del singolo vino e rispetto ai punteggi attribuiti agli altri vini, insomma: attenzione e sensibilità, razionalità ed anche ragionevolezza. Tuttavia, a mio parere è una cosa necessaria, in quanto la semplice descrizione dei vini non sempre è in grado di restituire i reali valori in campo in senso comparato (ad es.: io ho attribuito 97/100 a Gaja '74 ed 87/100 a Villero Ris. Vietti '07; leggendo le tue note, io non sono in grado di capire se per te vi è la stessa "distanza" qualitativa che io riscontro; al riguardo, ci tengo a sottolineare che i miei punteggi non tengono conto dell'analisi prospettica di un vino, che semmai evidenzio nella parte descrittiva, ma sono attribuiti "qui ed ora", secondo lo stato del vino che si trova nel bicchiere). Quindi, e sempre IMHO, fare una pur ampia e articolata descrizione di una batteria di vini, senza attribuire una valutazione di sintesi ai vini stessi, non dà al lettore un'informazione completa (mentre sgrava il degustatore del compito forse per lui più difficile). Questo, per me, è il punto centrale del "dissenso".

apa ha scritto:Tra le altre questioni che ha sollevato, sono contento che landmax abbia sottolineato il punto critico dell'analisi retrolfattiva e del suo valore, sarà l'unico punto su cui cercherò brevemente di dire qualcosa (lo avevamo accennato nella discussione che abbiamo fatto nel thread le bevute di maggio e, se hai tempo, dagli uno sguardo). Quì il rischio è di essere superficiali o troppo complicati e noiosi, ma proviamo: come hanno scritto diversi autori e tra questi Jacquì Rigaux (già citato nella breve discussione di maggio; se hai tempo dai uno sguardo anche a qualcuno dei suoi testi o, come primo approccio, a qualche sua intervista presente sulla rete) la retrolfazione viene messa in rapporto con il riconoscimento del terroir, riprendendo le esperieze degli antichi gourmet che, già nel XII secolo, erano soliti riconoscere perfettamente un terroir assaggiando il vino con il tastevin e, trascurando l'analisi olfattiva. Gli antichi gourmet si basavano solo sul gusto e la retrolfazione. Non potendo approfondire (e criticare), per ovvi motivi di spazio e disponibilità, tutti gli argomenti collegati a questo punto e, sopratutto, quello della riformulazione delle categorie valutative per l'analisi gustativa, elaborate da Rigaux, mi limiterò a seguirlo quando ci ricorda che nel vino sono presenti almeno trecento sostanze, molte delle quali dovute ai processi di vinificazione. Quando effettuiamo l'analisi olfattiva classica, percepiamo parte di quelle sostanze presenti nel vino e le descriviamo e valutiamo. Per via retrolfattiva, invece, ci troviamo a percepire un numero più ridotto di elementi che sono maggiormente legati al rapporto tra vino e terroir. Quì mi devo fermare perchè, a questo punto, diventa decisivo parlare dei rapporti tra percezione ed interpretazione ma è un tema (che, mi sembra, lo stesso Rigaux abbia approfondito in maniera non sufficiente) che non può essere affrontato in questa sede.
Volendo tornare alla nostra degustazione, potremmo chiederci (e landmax se lo è chiesto, sottolineando alcune informazioni che ha reperito nel corredo illustrativo di alcune delle bottiglie più vecchie presenti alla bevuta) come sono cambiate le tecniche di vinificazione per i Gaja, visto che è stato il produttore maggiormente rappresentato per numero e profondità di annate nella nostra degustazione, e come esse abbiano influito nella nostra valutazione dei vini degustati. Inoltre, potremmo chiederci di quanto si è modificata la provenienza delle uve presenti, ad esempio, nel barbaresco di Gaja (oggi, mi sembra, che provengano da almeno 14 cru diversi). Nelle descrizioni e valutazioni che ho proposto, ho cercato di dar conto di quanto mi abbia colpito l'identità territoriale delle tre annate più vecchie (da quì trae supporto, in senso generale, la maggiore utilità della descrizione rispetto al solo punteggio). Non mi sembra, poi, che con l'età il vino tenda a perdere il rapporto con il territorio di provenienza. Sono in molti a sotenere il contrario. Io posso anche non riconoscerlo (ed è molto probabile) ma l'eleganza, la complessità ed il fiato del barbaresco e del barolo rimangono i loro segni distintivi.


Ti ringrazio per i suggerimenti, che andrò a leggere appena posso, il tema della retrolfazione mi sembra davvero molto stimolante per un degustatore che voglia dirsi quanto meno "attento". In effetti, è un dato empirico quello per cui i più grandi vini hanno una "coda" spesso interminabile e ricca di rimandi aromatici. A tal proposito, segnalo soltanto un aggettivo, spesso utilizzato da Rizzari dell'Espresso (che anch'io talvolta prendo a prestito), che descrive in maniera a mio avviso perfetta la caratteristica dei grandi vini di rilasciare un finale a coda di pavone: "irradiante".

Nel merito della nostra degustazione, temo che Marco dovrà ospitarmi ancora a lungo prima che riconosca in un barbaresco di 40 o 50 anni il "fiato nebbiolesco"...!!! :oops: :lol:
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Re: Nebbiolata?... no , "grande" Nebbiolata...

Messaggioda Pot » 03 dic 2014 20:10

apa ha scritto:Solo ora trovo il tempo per un saluto ai partecipanti alla nebbiolata ed il ringraziamento per aver condiviso una bella giornata (se tardavo un altro pò riuscivo ad unirli con facilità a quelli della nebbiolo story del prossimo anno..). In particolare, voglio ringraziare il tenente, con cui ho fatto il viaggio; non si può desiderare di meglio per condividere un tragitto, in compagnia di una persona colta, curiosa ed interessata a tutto. Stessi apprezzamenti per Landmax che, gentilissimo, ci ha raccolto e riportati a Parma. All'andata abbiamo incontrato Vigna che ci aspettava sul Po, paziente, ha mostrato l'altra natura che gli conosciamo, oltre quella ufficale "roboante" che si libera quando è in compagnia. Ci siamo ritrovati con gli altri compagni di degustazione in un clima rilassato e piacevole. Certo, qualcuno ha avuto dei compiti impegnativi, come il nostro fotografo ufficiale che, oltre a scattare le belle foto che ci ha regalato, ha dovuto fronteggiare, in stretta vicinanza, un Vigna in stato di grazia (galvanizzato anche dalla scelta del produttore principale in degustazione, effettuata, forse inconsapevolmente, anche in suo onore). Un ringraziamento speciale al padrone di casa, ci ha accolto con la consueta cordialità e prendendosi cura di noi a cominciare dalle vivande che, questa volta in prticolare, hanno brillato di luce propria. Inoltre, voglio ringraziare tutta la bella famiglia di Marco che mi accoglie sempre con grande calore.
La parte più significativa del mio scritto è finita, adesso qualche impressione sui vini in degustazione:


Champagne Brut “Réserve”, Jean Vesselle: giallo scarico. Semplice e piuttosto preciso al naso: limone appena aperto e fiori gialli, gesso. In bocca lo sviluppo è limitato ma piacevole, con una fresca acidità che veicola un ritorno delle note agrumate, ben integrate in una struttura elementare.

Champagne Brut Grand Cru ’04, Egly-Ouriet: di colore giallo luminoso, si apre con un ventaglio aromatico di bella complessità: resina e zafferano, mandarino e cedro, pepe nero, torta di mele e uvaspina. Si sviluppa in crescendo, avvolgendo tutto il palato con la sua complessa struttura, senza eccessi acidi, con note di pasticceria e nocciola, melograno maturo e rosmarino. Molto buona la persistenza, con un ritorno retrolfattivo floreale (acacia e tiglio) e speziato (pepe bianco). Bel vino in un'annata notevole per lo champagne.

Puligny-Montrachet 1er Cru “Clavoillon” ’11, Domaine Leflaive, bottiglia 1.5 l.: Bel giallo paglierino. Apre il corredo aromatico una fresca florealità, fiori bianchi, gardenia, si fa poi strada la pesca bianca, la pera ed un lieve sentore di albicocca, con una leggera speziatura dolce ed un profumo di pan brioche. Complessivamente un bel naso che sembra mancare solo un pò nella precisione e definizione degli elementi aromatici (può essere utile ricordare che la vendemmia, in quest'annata, è stata anticipata rispetto alla consuetudine. Si dice sia stata la più precoce effettuata dal Domaine nella sua storia).. Molto giovane, in bocca ha un'acidità viva che ne caratterizza tutto il sorso. Si avverte il cedro, la pera, i petali di fiori bianchi, ed una sapidità fresca. La struttura è media, così come la peristenza. Per via retrolfattiva c'è un piacevole ritorno minerale di roccia e gesso.

Barbaresco ’99, Gaja: Rubino, concentrato. Lieve florealità, fiori appassiti, viola, frutto maturo, more ed altri piccoli frutti di bosco, erba medica, pasta di nocciole. In bocca ha un buono sviluppo a centrobocca, dove si istalla per poi proseguire in chiusura con un finale balsamico ed una persistente sapidità.

Barbaresco “Sorì Tildin” ’95, Gaja: E' il primo di quattro vini di cui posso seguire l'evoluzione, perchè già presenti alla nebbiolo story dello scorso anno.
Rubino scuro all'esame visivo; al naso si apre con dei piccoli frutti molto maturi che gli conferiscono una tonalità dolce, in cui si integrano il cuoio, il tabacco dolce ed una nota di sangue rappreso e china. In bocca è caldo, largo, sanguigno e materico. Tannini fitti, potenti ed equilibrati che lasciano la bocca pulita, grazie anche ad un'acidità sottile. Per via retrolfattiva tornano la radice di china ed il tabacco.
E' la terza bottiglia che bevo, in tre anni consecutivi ed ho l'impressione che sia la migliore, il vino stia ancora crescendo, aggiungendo complessità e ricchezza al suo equilibrio.

Barbaresco ’87, Gaja: Rubino con riflessi granato. Vino piuttosto evoluto, con note di terziarizzazione al naso, con sentori di fungo, dattero, terriccio bagnato, il tutto non definito e in un contesto aromatico povero. In bocca conserva una certà acidità che lo rivitalizza leggermente, tannino polveroso, scarsamente espressivo. Forse una bottiglia non riuscita, in un'annata in cui alcuni produttori di Langa sono riusciti a proporre vini ancora oggi apprezzabili.

Barbaresco ’74, Gaja: Rubino luminoso. Bellissimo il corredo aromatico di rosa e viola macerate, con note balsamiche di menta, alloro poi sale, castagna infornata, ruggine, tintura di iodio. In bocca è fresco, reattivo, gli strati di tannini si susseguono con una speziatura dolce che si integra con la radice di liquirizia, il fiore di cappero ed una chiusura lunghissima con un ritorno agrumato di tamarindo e bergamotto, unito a sentori di una salinità quasi marina.

Barbaresco ’64, Gaja: Bello il colore di un rubino vivo, luminoso. Grande eleganza e complesssità aromatica: viola appassita, ferro, rabarbaro, ruggine, mineralità scura, cenere. In bocca è vivo, coerente con il naso, ricco di estratto e con tannini maggiormente risolti rispetto al '74. Mineralità e sapidità in evidenza, unite ad una frescezza di lavanda e ad un misto di fiori appassiti. Impressionante per vitalità, chiude con un finale irradiante ed un ritorno retrolfattivo sapido.

Barbaresco ’58, Gaja: Rubino cupo con riflessi granato. Al naso si avvertono subito delle note di terziarizzazione, con sentori di funghi porcini ed ovoli, che preludono poi ad un contesto aromatico vivo, caratterizzato da glutammato e salsedine, note balsamiche e mentolate unite a terriccio, felci essiccate, carruba, argilla. In bocca è carnoso e severo, si impadronisce di tutto il cavo orale con una progressione che testimonia la sua vitalità persistente. Chiude lungo e con un ritorno retrolfattivo iodato.

Tra i vini di Gaja che abbiamo degustato nella verticale, la mia personale preferenza va agli ultimi tre. Vini notevoli per integrità, freschezza (il '74, innanzitutto, ma anche il '64), complessità aromatica e gustativa, con elementi di riconoscibilità, percepibili per via retrolfattiva, che rimandano al terroir. Il tempo saprà testimoniare se le annate più recenti (di cui mi auguro che Marco o Vigna abbiano un'adeguata scorta) sapranno percorrere un itinerario paragonabile.

Barolo Riserva “Villero” ‘07, Vietti: rubino luminoso. Molto giovane e si sente subito, apre con un sentore di rosa, cui si alterna la fragola ed una mineralità sabbiosa. In bocca i tannini nobili ma ancora non perfettamente integrati si fanno subito sentire insieme ad una acidità in evidenza che rende il vino vino, giovane, ancora in evoluzione ed una chiusura non memorabile ma con bel ritorno fruttato dopo la deglutizione.

Barolo “Le Rocche del Falletto” ’01, Bruno Giacosa: Bel colore di un rubino chiaro e luminoso. Molto ampio il ventaglio aromatico con note di granatina, petali di rosa, ciliegia acida, nespolo, tè bianco. In bocca si avverte l'eleganza, la struttura fine ma non priva di potenza, il tutto in un grande equilibrio e con una persistenza fuori del comune. Al retrolfatto si percepisce un insieme di ruggine e ciliegia acida. Ho l'impressione che il vino sia ancora in crescita, questa bottiglia è migliore rispetto a quella assaggiata lo scorso anno.

Brunello di Montalcino Riserva ’01, Biondi-Santi: Bel colore, rubino luminoso. Naso segnato da elementi di contaminazione (non attribuibili a TCA, come ha spiegato Marco) che non lo rendono, per me, compiutamente valutabile.

Barolo Riserva “Granbussia” ’99, Aldo Conterno: rubino concentrato. All'esame olfattivo si propongono fiori appassiti, foglie di vite cadute a terra ed un pò macerate, un richiamo al lampone, poi al rabarbaro, alle radici, alla liquirizia. In bocca è coerente nella sua complessità fatta di orzo, di cereale bruciato, di mineralità potente, si sviluppa progressivamente prendendo possesso di tutto il cavo orale con bella persistenza e ritorno retrolfativo minerale, sapido e con una nota balsamica. Rispetto alla bottiglia bevuta lo scorso anno, questa appare migliore, il vino è più ricco di complessità aromatica e gustativa.

Charmes-Chambertin vieilles vignes ’99, Domaine Perrot-Minot: Rubino luminoso. Naso di non enorme precisione, si avvertono sentori di prato fiorito e piccole more, un lieve richiamo alla camomilla e ad una dolce speziatura, propoli e radici bagnate. In bocca è evidente la differenza di estratto e tipologia dei tannini con i compagni di batteria. Sviluppa bene in bocca con un tannino fitto ed una buona acidità avvolgente, chiusura di media lunghezza, con ritorno olfattivo floreale e fruttato. Nel complesso, forse, in leggero calo rispetto alla bottiglia dello stesso vino assaggiata lo scorso anno.

Barolo Riserva “Cà d’Morissio” ’95, Giuseppe Mascarello: Rubino concentrato, cupo. Naso che si apre lentamente con un bel ventaglio di aromi che vanno dall'arancia rossa ai chiodi garofano, fino a richiamare sentori tropicali di avocado, papaja, per poi rivelare elementi olfattivi quali il catrame vegetale ed il terriccio. In bocca entra morbido per poi evolvere in progressione elegante, con i suoi tannini fini ed una chiusura sapida che ritorna anche in retrolfattiva, con una mineralità leggermente salina. Bottiglia, forse, meno brillante di quella bevuta l'anno scorso nella stessa occasione, ma vino che rimane molto interessante.

Barolo Riserva “Monfortino” ’95, Giacomo Conterno: Rubino brillante. siepe di fiori appassiti, cardo, fiore del cappero, iodio, petali di rosa macerati. Austero. In bocca è elegante, gli strati dei tannini che ne integrano la struttura insieme ad una misurata acidità conferiscono al vino uno sviluppo equilibrato che riveste il cavo orale e chiude con una buona persistenza ed un ritorno retrolfattivo sapido e iodato. Confesso il mio debole per questo vino anche in una versione non spettacolare per complessità e sviluppo strutturale.

Barolo “Vigneto Monvigliero” ’04, Comm. G.B.Burlotto: rubino concentrato. Al naso si avvertono i sentori dei fiori appassiti che si possono trovare come segnalibri in qualche diario, poi tabasco, papa reale, lavagna. In bocca ha un buon grip ed è coerente con l'esperienza olfattiva. Struttura tannica non impressionante per stratificazione, ma vino piacevole nel suo sviluppo ed anche nella sua chiusura leggermente amara.

Moscato d’Asti ’14, Cascina Fonda: giallo scarico, luminoso. I sentori sono di fiori bianchi, di aromi dolci integrati ad una piacevole mineralità che richiama la roccia bagnata. In bocca è piacevole e fresco, con un'acidità ben integrata che ne fa un ottimo abbinamento con la torta sbrisolona proposta dal padrone di casa.

Barolo Chinato, Cappellano: di un bel colore rubino cupo con riflessi granato. Molto variegato sotto l'aspetto aromatico: erbe medicinali, stelle alpine macerate in sciroppo alla menta, fichi secchi, spezie dolci e carcadè. In bocca ritorna molto pronunciata la componente erbacea medicinale (forse eccessivamente coprente le componenti fruttate, costituite da datteri, fichi secchi e frutta secca al miele) la componente alcolica riscalda la beva, resa piacevole da un'acidita rivitalizzante, utile anche all'abbinamento con dei cioccolatini all'occorrenza serviti dal nostro premuroso ospite.


Gran belle note Augusto, solo il rimprovero di non scrivere spesso: il forum ne guadagnerebbe molto :D
...La vita va corretta, eccome, è troppo dura da buttare giù liscia
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Re: Nebbiolata?... no , "grande" Nebbiolata...

Messaggioda alleg » 06 dic 2014 18:51

Buon ultimo (scusate ma è periodo orripilantevole), vorrei scrivere qualcosa anche io. Non tanto per eviscerare altri descrittori dei capolavori bevuti, cosa che è già stata fatta molto meglio di quanto potrei mai fare io, ma soprattutto per onorare una bicchierata coi fiocchi ed il suo organizzatore. Giusto due note (assolutamente personali) sui vini dal basso della mia poca esperienza rispetto ai compagni di tavola.

Champagne Brut “Réserve”, Jean Vesselle: già bevuto altre volte e sempre piacevole. Un ottimo inizio, schiacciato però da...

Champagne Brut Grand Cru ’04, Egly-Ouriet: grande champo, non se la gioca con i millesimati di Krug, classico aperitivo di queste bicchierate, ma riesce ad unire un impatto palatale possente ad una agilità che non mi aspettavo da un peso massimo del genere... meno male che era doppia bottiglia...

Puligny-Montrachet 1er Cru “Clavoillon” ’11, Domaine Leflaive, bottiglia 1.5 l.: forse troppo giovane, forse troppo freddo, resta il fatto che appena servito al naso era completamente muto (o forse sono io che sono sordo :) ) lasciandogli il tempo di prendere temperatura ed aria si rivela un'ottima bevuta. Niente polvere da sparo, chi ne ha bevuti di più dice che si farà più avanti....

Capitolo GAJA: qui evito una disamina di tutti i vini bevuti (tanto l'avete capito che i più clamorosi erano 64 e 74 seguiti a ruota dal 58) ma vorrei aggiungere un commento personale. Prima di questa giornata di GAJA avevo bevuto poco (un paio dei suoi toscani, qualcuno dei suoi vini "base" piemontesi e un paio di bicchieri scarsi di annate recenti dei suoi vini seri in contesto piuttosto caotico) ma fino ad adesso non mi aveva convinto, non era mai riuscito a farmi sgranare gli occhi, facendomi dare ragione a chi dice che i suoi vini sono poco legati al territorio e troppo costosi per quello che offrono. Bene, dopo questa carrellata devo assolutamente ricredermi. Ho trovato vini incredibilmente giovani ed espressivi, terziarizzati si ma ancora vivi ed energici (escludendo la 87 che non brillava) , per nulla appesantiti da legni o eccessiva concentrazione (neanche nelle annate più "giovani"). Effetto amplificato dal fatto che i vini sono stati seguiti da...

Barolo Riserva “Villero” ‘07, Vietti: ecco qui invece non ci siamo. Non è che il vino sia cattivo, intendiamoci, ma non vale minimamente tutti quei soldi (perlomeno adesso). Sembra un vino non finito, grezzo, lasciato a metà, ancora molto vinoso e pesante. Spero per chi ce l' ha in cantina che migliori col tempo.

Barolo “Le Rocche del Falletto” ’01, Bruno Giacosa: questo è il primo vino da me mai bevuto in cui mi ritrovo nelle descrizioni che mi è capitato di leggere prima di trovarlo nel bicchiere. Non parlo del vino in particolare ma dello stile Giacosa in generale. Il descrittore "marmellata di fragoline" non potrebbe essere rappresentato meglio, ma nel vino c'è molto altro! Libidine più che discreta!

Brunello di Montalcino Riserva ’01, Biondi-Santi: per me non tappato ma assolutamente sottoperformate, peccato...

Barolo Riserva “Granbussia” ’99, Aldo Conterno: Anche su questo non avrei investito alla cieca ma devo ricredermi... "Granbussia"-->"Granvino".

Charmes-Chambertin vieilles vignes ’99, Domaine Perrot-Minot: Espressione molto bella di Pinot Nero che pur pagando dazio in termini di incisività dei tannini e potenza di sorso, non sfigura per nulla all'interno di questo contesto.

Ca' d'Morissio vs Monfortino: Ca d'Morissio vince al naso (più intenso e più espressivo), Monfortino in bocca. Due campioni comunque, vincitori della categoria "giovani" della giornata.

Barolo “Vigneto Monvigliero” ’04, Comm. G.B.Burlotto: Beh non si giocherà lo scudetto ma in coppa Uefa ci arriva facile... Giusto per dire, mi è piaciuto di più del Vietti... Più solare degli altri, meno complesso ma sciolto e leggiadro... Credo di averlo apprezzato di più degli altri bevitori al tavolo.

Moscato d’Asti ’14, Cascina Fonda: voglio esternare a tutti che ho ufficialmente problemi con il moscato. Mi rimane da provare giusto Ca d'Gal poi i nomi più quotati li ho assaggiati tutti e tutti mi hanno lasciato abbastanza indifferente...

Chinato Cappellano: questo invece per me è una libidine clamorosa... strizzato la bottiglia per cercare il rabbocco, ho trovato dei fondi... ma non hanno inficiato la qualità della bevuta...

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