ferrari federico ha scritto:È un problema.
Dato per acquisito il fatto, purtroppo, che negli ultimi 15/20
anni il vino è diventato oggetto di speculazione e di investimento, che i nuovi mercati (e i nuovi ricchi) hanno drogato i mercati, quale pensate possa essere il futuro a medio e lungo termine dei prezzi dei vini? La situazione geopolitica attuale (caduta del mercato cinese, dazi annunciati, remissione della globalizzazione ecc.) avrà ricadute sul mercato del vino (ovviamente si, ma quali?)
La mia opinione è che i prezzi di 15-20 anni fa ce li possiamo scordare per sempre. Una flessione sui vini più speculativi è già in atto ma fa parte delle normali oscillazioni che fanno registrare tutte le entità (non solo commodities) finanziariazzate. Cambiamenti climatici e dazi faranno sì che il prezzo dei vini più richiesti sui mercati con un maggior numero di consumatori abbienti rimangano alti.
Ci tengo però a sottilineare che il nostro più grande problema non è, soltanto, la crescita dei prezzi ma
la mancata crescita dei nostri redditi (di qualunque tipo) e la loro
contemporanea perdita di potere d'acquisto su scala internazionale. Questo è nostro grande limite: in tanti paesi la ricchezza aggregata cresce, in Italia no (o addirittura decresce). In più aumenta la polarizzazione paretiana (sempre più famiglie sotto il limite minimo di sussistenza, mentre i ricchi sono sempre più ricchi a discapito della "classe media"). Ad esempio fino a pochi anni fa una famiglia media poteva permettersi almeno una volta al mese un ottimo Barolo sulla tavola (nella fascia 35-80 euro), adesso molti di quei Barolo sono schizzati a 200-300 euro (quindi irranggiungibili) mentre neppure la spesa di 35-80 è diventata sostenibile in modo regolare.