The Drunk Ducks' Nest ... spring-summer 2025

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Wineduck
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Re: The Drunk Ducks' Nest (stagno enologico per anatre gaudenti)

Messaggioda Wineduck » 14 dic 2008 03:59

Stasera a cena con Vincenzo Abruzzese di Valdicava ed alcuni amici:

- La Ricolma 2002 San Giusto a Rentennano: a bottiglia coperta è stato scambiato per un sangiovese e tanto basterebbe per qualificarlo.... bello suadente e fresco. Alla fine, in bocca, è un trionfo di pepe verde...
- Faro 2002 Palari: in un momento di minore brillantezza ma le qualità del vino ci sono tutte; minerale e macchia meditarrenea, solo meno floreale del 2004 e alre annate in quwsto momento più godibili...
- Barolo La Serra 1999 R. Voerzio: che vino! Spettacolo fratelli! La potenza e l'eleganza fatti Barolo: inizialmente naso un po' reticente ma dopo molta areazione escono i sentori balsamici, floreali e agrumati. In bocca ha ancora un tannino che scalcia come un puledro....
- Nuits Saint Georges 1° cru Clos des Corvées Monopole 1999 Prieuré Roch: dominato al naso dai sentori animali, a volte medicinali e balsamici, si rifà in bocca dove l'eleganza del tannino e l'acidità lo rendono un signor vino. A mio parere non vale i soldi che costa ma è anche vero che io di Borgogna ne capisco come i talebali di barolo che fanno botte piccola... :arrow:
- Sociando Mallet 1989; bordolese didascalico con un unico difetto: ancora troppo giovane! Tabacco, vegetale dolce e scatola di sigari, fresco e levigato, va giù che è un piacere....
- Cabernet Sauvignon 1992 Tasca d'Almerita: la potenza e l'acidità, la larghezza e la lunghezza, la concentrazione e la bevibilità.... chi ha criticato questo vino non è assolutamente sintonizzato sui miei gusti. Uno dei migliori dieci vini mai prodotti inItalia, a mio parere!!! :shock: :shock: :shock:
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Re: The Drunk Ducks' Nest (stagno enologico per anatre gaudenti)

Messaggioda alexer3b » 14 dic 2008 13:58

Wineduck ha scritto:Cabernet Sauvignon 1992 Tasca d'Almerita: la potenza e l'acidità, la larghezza e la lunghezza, la concentrazione e la bevibilità.... chi ha criticato questo vino non è assolutamente sintonizzato sui miei gusti. Uno dei migliori dieci vini mai prodotti inItalia, a mio parere!!! :shock: :shock: :shock:

Ale a me memoria mi sa che questo vino (soprattutto in questa annata) nessuno l'ha criticato (a meno di bocce fallate) essendo un vino stupendo. Quando lo avvicini al naso sembra di stare in mezzo alla macchia mediterranea , vino assoluto per me.

Alex
Oggi, in latino...l'ha pijata ar culo. (Romano ad honorem 08-10-2008)

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meursault
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Re: The Drunk Ducks' Nest (stagno enologico per anatre gaudenti)

Messaggioda meursault » 14 dic 2008 14:05

alexer3b ha scritto:
Wineduck ha scritto:Cabernet Sauvignon 1992 Tasca d'Almerita: la potenza e l'acidità, la larghezza e la lunghezza, la concentrazione e la bevibilità.... chi ha criticato questo vino non è assolutamente sintonizzato sui miei gusti. Uno dei migliori dieci vini mai prodotti inItalia, a mio parere!!! :shock: :shock: :shock:

Ale a me memoria mi sa che questo vino (soprattutto in questa annata) nessuno l'ha criticato (a meno di bocce fallate) essendo un vino stupendo. Quando lo avvicini al naso sembra di stare in mezzo alla macchia mediterranea , vino assoluto per me.

Alex


No no, qualcuno l'ha criticato, ad esempio io e l'altra banda di talbani.
Però avendone bevuta solo una bottiglia, e non credo che fosse conservata dall'uscita, cercherò di risentirlo da cantina perfetta.
Poi può essere che proprio non sia nelle mie corde lo stesso, ed allora saremo piacevolmente di opinioni discordanti.
...non può superare un certo delta, altrimenti, scusassero, uno dei due non ci ha capito un cazzo di quel vino(vinogodi)
La valutazione è oggettiva a meno di un delta (limitato, diciamo circa 5 punti) dovuto alla inevitabile componente soggettiva(fufluns)
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Re: The Drunk Ducks' Nest (stagno enologico per anatre gaudenti)

Messaggioda alexer3b » 14 dic 2008 14:31

meursault ha scritto:
alexer3b ha scritto:
Wineduck ha scritto:Cabernet Sauvignon 1992 Tasca d'Almerita: la potenza e l'acidità, la larghezza e la lunghezza, la concentrazione e la bevibilità.... chi ha criticato questo vino non è assolutamente sintonizzato sui miei gusti. Uno dei migliori dieci vini mai prodotti inItalia, a mio parere!!! :shock: :shock: :shock:

Ale a me memoria mi sa che questo vino (soprattutto in questa annata) nessuno l'ha criticato (a meno di bocce fallate) essendo un vino stupendo. Quando lo avvicini al naso sembra di stare in mezzo alla macchia mediterranea , vino assoluto per me.

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No no, qualcuno l'ha criticato, ad esempio io e l'altra banda di talbani.
Però avendone bevuta solo una bottiglia, e non credo che fosse conservata dall'uscita, cercherò di risentirlo da cantina perfetta.
Poi può essere che proprio non sia nelle mie corde lo stesso, ed allora saremo piacevolmente di opinioni discordanti.

Ah me l'ero perso allora ... conservazione della boccia a parte se un vino non piace , non piace punto e basta. Io personalmente lo metto tra il novero dei grandi vini italiani bevuti pur non avendo molto feeling con i siciliani da vitigni internazionali.

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Re: The Drunk Ducks' Nest (stagno enologico per anatre gaudenti)

Messaggioda Wineduck » 14 dic 2008 14:49

alexer3b ha scritto:
Wineduck ha scritto:Cabernet Sauvignon 1992 Tasca d'Almerita: la potenza e l'acidità, la larghezza e la lunghezza, la concentrazione e la bevibilità.... chi ha criticato questo vino non è assolutamente sintonizzato sui miei gusti. Uno dei migliori dieci vini mai prodotti inItalia, a mio parere!!! :shock: :shock: :shock:

Ale a me memoria mi sa che questo vino (soprattutto in questa annata) nessuno l'ha criticato (a meno di bocce fallate) essendo un vino stupendo. Quando lo avvicini al naso sembra di stare in mezzo alla macchia mediterranea , vino assoluto per me.

Alex


Concordo sulla macchia mediterranea ma con un fondo sempre fresco e balsamico che non ti dà mai la sensazione di vino caldo o meglio ancora cotto. Poi quella percezione di polvere di cacao fresca, venata di menta (non il solito "after-eight"), chè è esaltante soprattutto perchè proviene da una massa consistente, densa, che rotea lentamente nel bicchiere lasciandoti la sensazione di un vino con un peso specifico nettamente superiore alla media. Allora sulle prime ti preoccupi, pensando che possa essere "pesante" e difficilmente deglutibile ma poi, appena bagnate le labbra e introdotto in bocca il primo sorso, rimani stupito da quanto quella massa consistente si assottigli, quasi si appiattisca senza perdere volume e diventi però morbida, rinfrescante e lineare....quasi affilata. Scivola in bocca con una leggiadria che dalla sola percezione visiva non avresti mai sospettato, come quei "falsi grassi" che al momento buono sanno sfrecciare e saltare agili come delle gazzelle.
Alcuni dei commensali hanno detto sulle prime: "questo è un grande amarone, di un grandissimo produttore". Poi si sono ricreduti per la manzanza totale di residuo zuccherino e sensazioni di appassimento. Sinceramente non saprei giudicare perchè ho pochissima esperienza con i vini dei miei fratelloni veneti ma un sospetto poteva senz'altro venire.
Quando si parla di territorio secondo me si deve intendere proprio questo: produrre un cabernet sauvignon siciliano, con caratteristiche uniche al mondo, che non possa assomigliare a nessun altro prodotto di nessun'altra zona della terra. Nessuno scimmiottamento dei francesi, ma una personalizzazione totale di un uvaggio che in quelle zone montuose dell'entroterra siculo, assuma una personalità unica e perfettamente riconoscibile.
Se poi a qualcuno piace il vino esile ed leggermente erbaceo che può svilupparsi sulle coste dell'atlantico, ben per lui. E' bello potersi scegliere il vino preferito in mezzo a mille diverse interpretazioni dello stesso vitigno.
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Re: The Drunk Ducks' Nest (stagno enologico per anatre gaudenti)

Messaggioda alexer3b » 14 dic 2008 15:19

Wineduck ha scritto:Concordo sulla macchia mediterranea ma con un fondo sempre fresco e balsamico che non ti dà mai la sensazione di vino caldo o meglio ancora cotto. Poi quella percezione di polvere di cacao fresca, venata di menta (non il solito "after-eight"), chè è esaltante soprattutto perchè proviene da una massa consistente, densa, che rotea lentamente nel bicchiere lasciandoti la sensazione di un vino con un peso specifico nettamente superiore alla media. Allora sulle prime ti preoccupi, pensando che possa essere "pesante" e difficilmente deglutibile ma poi, appena bagnate le labbra e introdotto in bocca il primo sorso, rimani stupito da quanto quella massa consistente si assottigli, quasi si appiattisca senza perdere volume e diventi però morbida, rinfrescante e lineare....quasi affilata. Scivola in bocca con una leggiadria che dalla sola percezione visiva non avresti mai sospettato, come quei "falsi grassi" che al momento buono sanno sfrecciare e saltare agili come delle gazzelle.
Alcuni dei commensali hanno detto sulle prime: "questo è un grande amarone, di un grandissimo produttore". Poi si sono ricreduti per la manzanza totale di residuo zuccherino e sensazioni di appassimento. Sinceramente non saprei giudicare perchè ho pochissima esperienza con i vini dei miei fratelloni veneti ma un sospetto poteva senz'altro venire.
Quando si parla di territorio secondo me si deve intendere proprio questo: produrre un cabernet sauvignon siciliano, con caratteristiche uniche al mondo, che non possa assomigliare a nessun altro prodotto di nessun'altra zona della terra. Nessuno scimmiottamento dei francesi, ma una personalizzazione totale di un uvaggio che in quelle zone montuose dell'entroterra siculo, assuma una personalità unica e perfettamente riconoscibile.
Se poi a qualcuno piace il vino esile ed leggermente erbaceo che può svilupparsi sulle coste dell'atlantico, ben per lui. E' bello potersi scegliere il vino preferito in mezzo a mille diverse interpretazioni dello stesso vitigno.

La macchia mediterranea è l'aspetto che più mi impressionò e me lo ha fatto ricordare ma mi ritrovo in toto nella tua descrizione. Sul discorso bordelese italico vs bordolese di Bordeaux secondo me si potrebbe anche non creare una contrapposizione del genere. Alcune interpretazioni italiche sono ben riuscite ... come Sassicaia '88 che abbiamo bevuto insieme (e penso sia anche un po' più di ben riuscita) con di affianco Lynch Bages pari annata dava la dimostrazione che due vini così lontani , agli antipodi sotto quasi tutti i punti di vista possano piacere alla pari. Poi il gusto personale può dare quel "mezzo punto" a uno piuttosto che a un altro ma di fronte a certi vini non si può che applaudire a chi fa questi vini che raccontano in maniera così inequivocabile il terroir di provenienza.

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Re: The Drunk Ducks' Nest (stagno enologico per anatre gaudenti)

Messaggioda wwines » 14 dic 2008 17:07

Wineduck ha scritto:
alexer3b ha scritto:
Wineduck ha scritto:Cabernet Sauvignon 1992 Tasca d'Almerita: la potenza e l'acidità, la larghezza e la lunghezza, la concentrazione e la bevibilità.... chi ha criticato questo vino non è assolutamente sintonizzato sui miei gusti. Uno dei migliori dieci vini mai prodotti inItalia, a mio parere!!! :shock: :shock: :shock:

Ale a me memoria mi sa che questo vino (soprattutto in questa annata) nessuno l'ha criticato (a meno di bocce fallate) essendo un vino stupendo. Quando lo avvicini al naso sembra di stare in mezzo alla macchia mediterranea , vino assoluto per me.

Alex


1) - Concordo sulla macchia mediterranea ma con un fondo sempre fresco e balsamico che non ti dà mai la sensazione di vino caldo o meglio ancora cotto. Poi quella percezione di polvere di cacao fresca, venata di menta (non il solito "after-eight"), chè è esaltante soprattutto perchè proviene da una massa consistente, densa, che rotea lentamente nel bicchiere lasciandoti la sensazione di un vino con un peso specifico nettamente superiore alla media. Allora sulle prime ti preoccupi, pensando che possa essere "pesante" e difficilmente deglutibile ma poi, appena bagnate le labbra e introdotto in bocca il primo sorso, rimani stupito da quanto quella massa consistente si assottigli, quasi si appiattisca senza perdere volume e diventi però morbida, rinfrescante e lineare....quasi affilata. Scivola in bocca con una leggiadria che dalla sola percezione visiva non avresti mai sospettato, come quei "falsi grassi" che al momento buono sanno sfrecciare e saltare agili come delle gazzelle.
2) - Alcuni dei commensali hanno detto sulle prime: "questo è un grande amarone, di un grandissimo produttore". Poi si sono ricreduti per la manzanza totale di residuo zuccherino e sensazioni di appassimento. Sinceramente non saprei giudicare perchè ho pochissima esperienza con i vini dei miei fratelloni veneti ma un sospetto poteva senz'altro venire.
3) - Quando si parla di territorio secondo me si deve intendere proprio questo: produrre un cabernet sauvignon siciliano, con caratteristiche uniche al mondo, che non possa assomigliare a nessun altro prodotto di nessun'altra zona della terra. Nessuno scimmiottamento dei francesi, ma una personalizzazione totale di un uvaggio che in quelle zone montuose dell'entroterra siculo, assuma una personalità unica e perfettamente riconoscibile.
Se poi a qualcuno piace il vino esile ed leggermente erbaceo che può svilupparsi sulle coste dell'atlantico, ben per lui. E' bello potersi scegliere il vino preferito in mezzo a mille diverse interpretazioni dello stesso vitigno.


1) - Ho bevuto il 91, e in effetti ho trovato concordanza con queste percezioni, eccetto la "consistenza della massa", probabilmente dovuta all'annata. Assenza delle note "didattico-stancanti" e bella prograssione :D
2) - 'Mmazza che scarsi i tuoi amici :lol: :wink:
3) - Questo pensiero mi fa pensare a temi del tipo: "meglio lasciar parlare la terra con qualsiasi vitigno" o meglio valorizzare, e individuare come pura e ideale l'espressione di vitigni tradizional-locali-autoctoni che portano nel loro dna l'essenza di quel terreno? Non so, forse da talebana preferisco la seconda opzione. Pensando a grandi e particolari espressioni di cs, sul modello del cs di Tasca, penso a La Stoppa 2000. Però, anche se Elena fa parlare indiscutibilmente la terra in modo egregio, trovo che abbia più "anima" il suo Macchiona. (scusatemi è un momento di trip marzulliano) :mrgreen:
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Re: The Drunk Ducks' Nest (stagno enologico per anatre gaudenti)

Messaggioda R.A.B. » 14 dic 2008 18:45

Che dire, avendo fatto la verticale vecchie annate un paio di mesi fa, mi ritrovo nella descrizione fatta da Ale e Alessio; lo stesso Oste ha gradito tantissimo qualche giorno fa la stessa bottiglia.
Secondo me la cosa che puo' aver tratto in inganno gli amici di Alessandro e' che il tenore alcolico del vino e' di "soli" 15 gradi(contro i 13 del 90). E' un vino che quando si trova la bottiglia a posto, mette d'accordo anche chi non e' un grande amante delle bituriche.
Quello che e' importante sottolineare e' che spesso vini dal peso specifico molto alto e che presentano una maturita' di frutto esemplare o al massimo una leggera sovramaturazione ma non l'appassimento o la presenza del residuo zuccherino, da palati meno attenti vengono spesso scambiati per Amaroni o vini dello stesso stile.
Don't help me I can save myself
If I'm incomplete don't fill the gaps
Save me from the people who would save me from myelf
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meditate gente, meditate
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Re: The Drunk Ducks' Nest (stagno enologico per anatre gaudenti)

Messaggioda Palma » 14 dic 2008 18:54

Ripeto un'altra volta, ma dubitando che la gente voglia capire. Il 1992 che bevemmo noi, non era un vino che potesse piacere, o non piacere per questioni di gusti era un vino con evidenti difetti e visto che già allora RAB negò (supportato da fatti) che stesse invecchiando male, per il me discorso era già chiuso, ci siamo imbattuti in una bottiglia sfortunata o mal conservata. Punto.
Mi fa assolutamente piacere vedere giudizi entusiastici su questo vino e se mi capiterà lo riberrò assolutamente molto volentieri. Cerchiamo di non voler sempre travisare la realtà.
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Wineduck
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Re: The Drunk Ducks' Nest (stagno enologico per anatre gaudenti)

Messaggioda Wineduck » 14 dic 2008 19:01

wwines ha scritto:1) - Ho bevuto il 91, e in effetti ho trovato concordanza con queste percezioni, eccetto la "consistenza della massa", probabilmente dovuta all'annata. Assenza delle note "didattico-stancanti" e bella prograssione :D
2) - 'Mmazza che scarsi i tuoi amici :lol: :wink:
3) - Questo pensiero mi fa pensare a temi del tipo: "meglio lasciar parlare la terra con qualsiasi vitigno" o meglio valorizzare, e individuare come pura e ideale l'espressione di vitigni tradizional-locali-autoctoni che portano nel loro dna l'essenza di quel terreno? Non so, forse da talebana preferisco la seconda opzione. Pensando a grandi e particolari espressioni di cs, sul modello del cs di Tasca, penso a La Stoppa 2000. Però, anche se Elena fa parlare indiscutibilmente la terra in modo egregio, trovo che abbia più "anima" il suo Macchiona. (scusatemi è un momento di trip marzulliano) :mrgreen:


Se tu sei talebana, io divento il prossimo Papa (non del sangiovese, quello della CdV)! ... Non sparare minchiate 8) :lol:
In privato ti racconterò come si riconosce un "talibàn" del vino.... :roll: :D
I miei amici sono tutt'altro che scarsi. Anzi con il primo che lo ha detto ti sei trovata molto in sintonia all'ultima nostra degustazione a cui hai partecipato (era suduto accanto a te) ... :wink: In effetti all'inizio ci poteva stare benissimo.
Anche per rispondere ad Alexer, specifico che sono talmente d'accordo che io non ho proprio una visione "antagonista" fra vini prodotti con vitigni autoctoni e alloctoni. Anzi proprio il contrario! Sono convinto che chi difende la tradizione a tutti i costi, con il cervello serrato come il culo di un topo rincorso da un serpente a sonagli, fa un errore assoluto. I territori di una qualunque denominazione sono tendenzialmente vasti e soprattutto variegati: non è vero che in passato si usava un solo vitigno ovunque. Ci sono esposizioni migliori e peggiori, ci sono pendii più scoscesi e quelli meno, ci sono terreni con banchi più argillosi ed altri più ciotolosi e scheletrici. Ogni produttore deve essere libero di sperimentare e di trovare il proprio giusto feeling con la vigna, la varietà ed il clone che gli sembra più adatto ad interpretare la sua filosofia produttiva. I francesi hanno impiegato alcuni secoli a trovare il giusto compromesso e adesso noi pretendiamo di inventarci una storia che in realtà non abbiamo (il tutto ammantato dall'ipocrisia tipica italiana). La storia non è fatta solo di "stelle" ma anche di prove sperimentali, errori, piccoli successi, grandi fallimenti, immensi colpi di culo, ecc.
Per fortuna ci sono produttori che se ne sbattono le balle e continuano a sperimentare per trovare la loro personale strada: se non fosse così oggi non avremmo dei piccoli gioielli enologici come La Ricolma di San Giusto a Rentennano o La Malena di Pàcina o il CS di Tasca o il Paleo delle Macchiole o il Sassicaia (ma ne potrei citare molti altri). Loro continueranno a produrre e far godere migliaia di buongustai sulla faccia della terra e spero che continuino a farlo anche i loro figli, i loro nipoti e pronipoti. Fino al punto in cui, fra qualche secolo anche il Merlot, il Syrah, il CF e il CS saranno vitigni assorbiti definitivamente nel territorio e faranno parte integrante del nostro patrimonio culturale (a quel punto si spera più europeo che iper-comunal-campanilistico come il nostro attuale).
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Re: The Drunk Ducks' Nest (stagno enologico per anatre gaudenti)

Messaggioda Wineduck » 14 dic 2008 19:05

Palma ha scritto:Ripeto un'altra volta, ma dubitando che la gente voglia capire. Il 1992 che bevemmo noi, non era un vino che potesse piacere, o non piacere per questioni di gusti era un vino con evidenti difetti e visto che già allora RAB negò (supportato da fatti) che stesse invecchiando male, per il me discorso era già chiuso, ci siamo imbattuti in una bottiglia sfortunata o mal conservata. Punto.
Mi fa assolutamente piacere vedere giudizi entusiastici su questo vino e se mi capiterà lo riberrò assolutamente molto volentieri. Cerchiamo di non voler sempre travisare la realtà.


Dai Fabrizio non prenderla così perchè (primo) non mi riferivo a te e (secondo) ho solo detto che eventualmente criticarlo avrebbe significato non avere i miei stessi gusti. Credo che per la quasi totalità dei forumisti questa non solo non suonerebbe come un'offesa ma addirittura come un complimento.... :lol: :lol: :lol:
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Re: The Drunk Ducks' Nest (stagno enologico per anatre gaudenti)

Messaggioda Wineduck » 14 dic 2008 19:08

R.A.B. ha scritto:Quello che e' importante sottolineare e' che spesso vini dal peso specifico molto alto e che presentano una maturita' di frutto esemplare o al massimo una leggera sovramaturazione ma non l'appassimento o la presenza del residuo zuccherino, da palati meno attenti vengono spesso scambiati per Amaroni o vini dello stesso stile.


Destrizione perfetta, grazie Bob! :D
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Re: The Drunk Ducks' Nest (stagno enologico per anatre gaudenti)

Messaggioda alexer3b » 15 dic 2008 11:47

Wineduck ha scritto:
Palma ha scritto:Ripeto un'altra volta, ma dubitando che la gente voglia capire. Il 1992 che bevemmo noi, non era un vino che potesse piacere, o non piacere per questioni di gusti era un vino con evidenti difetti e visto che già allora RAB negò (supportato da fatti) che stesse invecchiando male, per il me discorso era già chiuso, ci siamo imbattuti in una bottiglia sfortunata o mal conservata. Punto.
Mi fa assolutamente piacere vedere giudizi entusiastici su questo vino e se mi capiterà lo riberrò assolutamente molto volentieri. Cerchiamo di non voler sempre travisare la realtà.


Dai Fabrizio non prenderla così perchè (primo) non mi riferivo a te e (secondo) ho solo detto che eventualmente criticarlo avrebbe significato non avere i miei stessi gusti. Credo che per la quasi totalità dei forumisti questa non solo non suonerebbe come un'offesa ma addirittura come un complimento.... :lol: :lol: :lol:

Esatto. Infatti essermi ritrovato nelle tue note m'ha fatto intristi' 'na cifra ! :cry: :cry: :cry: :lol:

Alex
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Re: The Drunk Ducks' Nest (stagno enologico per anatre gaudenti)

Messaggioda wwines » 15 dic 2008 14:10

Wineduck ha scritto:
wwines ha scritto:1) - Ho bevuto il 91, e in effetti ho trovato concordanza con queste percezioni, eccetto la "consistenza della massa", probabilmente dovuta all'annata. Assenza delle note "didattico-stancanti" e bella prograssione :D
2) - 'Mmazza che scarsi i tuoi amici :lol: :wink:
3) - Questo pensiero mi fa pensare a temi del tipo: "meglio lasciar parlare la terra con qualsiasi vitigno" o meglio valorizzare, e individuare come pura e ideale l'espressione di vitigni tradizional-locali-autoctoni che portano nel loro dna l'essenza di quel terreno? Non so, forse da talebana preferisco la seconda opzione. Pensando a grandi e particolari espressioni di cs, sul modello del cs di Tasca, penso a La Stoppa 2000. Però, anche se Elena fa parlare indiscutibilmente la terra in modo egregio, trovo che abbia più "anima" il suo Macchiona. (scusatemi è un momento di trip marzulliano) :mrgreen:


Se tu sei talebana, io divento il prossimo Papa (non del sangiovese, quello della CdV)! ... Non sparare minchiate 8) :lol:
In privato ti racconterò come si riconosce un "talibàn" del vino.... :roll: :D
I miei amici sono tutt'altro che scarsi. Anzi con il primo che lo ha detto ti sei trovata molto in sintonia all'ultima nostra degustazione a cui hai partecipato (era suduto accanto a te) ... :wink: In effetti all'inizio ci poteva stare benissimo.
Anche per rispondere ad Alexer, specifico che sono talmente d'accordo che io non ho proprio una visione "antagonista" fra vini prodotti con vitigni autoctoni e alloctoni. Anzi proprio il contrario! Sono convinto che chi difende la tradizione a tutti i costi, con il cervello serrato come il culo di un topo rincorso da un serpente a sonagli, fa un errore assoluto. I territori di una qualunque denominazione sono tendenzialmente vasti e soprattutto variegati: non è vero che in passato si usava un solo vitigno ovunque. Ci sono esposizioni migliori e peggiori, ci sono pendii più scoscesi e quelli meno, ci sono terreni con banchi più argillosi ed altri più ciotolosi e scheletrici. Ogni produttore deve essere libero di sperimentare e di trovare il proprio giusto feeling con la vigna, la varietà ed il clone che gli sembra più adatto ad interpretare la sua filosofia produttiva. I francesi hanno impiegato alcuni secoli a trovare il giusto compromesso e adesso noi pretendiamo di inventarci una storia che in realtà non abbiamo (il tutto ammantato dall'ipocrisia tipica italiana). La storia non è fatta solo di "stelle" ma anche di prove sperimentali, errori, piccoli successi, grandi fallimenti, immensi colpi di culo, ecc.
Per fortuna ci sono produttori che se ne sbattono le balle e continuano a sperimentare per trovare la loro personale strada: se non fosse così oggi non avremmo dei piccoli gioielli enologici come La Ricolma di San Giusto a Rentennano o La Malena di Pàcina o il CS di Tasca o il Paleo delle Macchiole o il Sassicaia (ma ne potrei citare molti altri). Loro continueranno a produrre e far godere migliaia di buongustai sulla faccia della terra e spero che continuino a farlo anche i loro figli, i loro nipoti e pronipoti. Fino al punto in cui, fra qualche secolo anche il Merlot, il Syrah, il CF e il CS saranno vitigni assorbiti definitivamente nel territorio e faranno parte integrante del nostro patrimonio culturale (a quel punto si spera più europeo che iper-comunal-campanilistico come il nostro attuale).


Scherzavo sui tuoi amici, sai bene (ma ora ho qualche perplessità) che mai mi permetterei di pronunciare queste parole seriamente, nei confronti di chiunque. Tutte le volte che mi siedo a degustare rifletto sempre sulle parole di tutti, anche coloro senza esperienza, perché penso che ognuno di noi è diverso nella sensibilità e che ognuno può contribuire in modo interessante, al contrario della maggior parte delle persone. Ma che ti prende, non era chiaro che era una battuta, con faccine scherzose supplementari di sostegno, messe apposta a scanso di equivoci?
Secondo poi, la storia del talebano è sicuramente un’iperbole e anche quella scritta con leggerezza autoironica solo per indicare una mia probabile propensione sensoriale-emozionale verso i vini prodotti da vitigni italici storici.

Premesso che:
Credo che un produttore abbia il sacrosanto diritto di essere libero e che trovo grandi vini Ricolma e Paleo e Sassicaia, e come ben sai non ho nessuna difficoltà ad esprimere la bellezza del cs di Tasca o di altri vini;
E che
L’importante è ciò che si ha nel bicchiere,
e che
il vino non è solo poesia ma anche business,

Credo che sia necessario contestualizzare di volta in volta frasi del tipo “noi pretendiamo di inventarci una storia che in realtà non abbiamo”.
Certo, il nostro percorso è infinitamente diverso da quello della Francia: siamo stati e saremo sempre diversi da loro.
Abbiamo avuto una storia ma l’abbiamo calpestata, siamo rimasti tanto indietro e non siamo stati bravi a valorizzarci, ma non credi che sono oramai parecchi quelli che da tempo si sforzano sinceramente di valorizzare il “proprio storico viticolo” attraverso sperimentazioni, investimenti, ricerche e “scommesse” e silenzio, talvolta con doppia fatica per farsi conoscere perché ci sono i loro vicini che non hanno nessuna voglia di fare sistema e non se la sentono di fare ricerca su vitigni dei quali non si conoscono ancora potenzialità ( = money)?

Perché non pensare che anche dietro un progetto commerciale legato all’autoctono ci può anche essere la voglia di sacrificarsi e di lavorare in situazioni difficili? Perché pensare che i produttori che decidono con convinzione di seguire la strada dell’autoctono-storico hanno “il cervello serrato come il culo di un topo rincorso da un serpente a sonagli” e condiscono tutto con un po’ di ipocrisia italica? Non trovi che il falso si trovi dappertutto e che tutti abbiano comunque il diritto di rispetto delle proprie convinzioni?

“Evviva la sperimentazione e la piena libertà” vale per tutti, anche per quei produttori che vogliono andare a fondo nella ricerca e nella valorizzazione dei vitigni originali o storici o autoctoni. Talvolta, come tutti sappiamo bene, questo è un percorso più impervio perché non ci sono studi predigeriti e cloni sperimentati per adattarsi alle più disparate situazioni pedoclimatiche, ai quali hanno attinto abbondantemente molte aziende italiane (ben per loro, ovviamente, se sono soddisfatte così).

Vorrei ricordare che per ogni martini di cigala (del quale custodisco gelosissimamente in cantina i ricolma e non solo i sangioveto), ci sono 100 produttori che fanno cs o merlot per fare esclusivamente cash vantando vocazioni territoriali inesistenti. Ho sentito più spesso millantare vocazioni, storia e terroir da nuove aziende con cs e merlot prodotti da vigne di 5 anni che da viticoltori che lavorano i propri storici da tanto tempo.

Sono molto contenta se le persone godono bevendo syrah, pinot neri, cs e merlot italici. Mi sembra però che ci sia stata una “leggera” inflessione, quest’anno, sulle vendite di internazioni italici, e siccome alla fine parliamo di business è giusto rimarcare anche questo.
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Re: The Drunk Ducks' Nest (stagno enologico per anatre gaudenti)

Messaggioda diego » 15 dic 2008 15:52

wwines ha scritto:Vorrei ricordare che per ogni martini di cigala (del quale custodisco gelosissimamente in cantina i ricolma e non solo i sangioveto), ci sono 100 produttori che fanno cs o merlot per fare esclusivamente cash vantando vocazioni territoriali inesistenti. Ho sentito più spesso millantare vocazioni, storia e terroir da nuove aziende con cs e merlot prodotti da vigne di 5 anni che da viticoltori che lavorano i propri storici da tanto tempo.


Complimenti wwines.
Bello ed appassionato il tuo "appello". Soprattutto la frase sopra la trovo illuminante.
Esiste una finestra specifica per esprimere compiutamente il carattere del territorio: sopra una certa resa per ettaro tale carattere si spegne, ma lo stesso accade anche sotto una certa resa per ettaro.
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Re: The Drunk Ducks' Nest (stagno enologico per anatre gaudenti)

Messaggioda Wineduck » 28 dic 2008 17:41

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A) Molto buono, giovane ma già ricco come un marajà....
B) Molto deludente: smilzo come una ragazza troppo magra, fresco e scorrevole.... come acqua fresca... :(
C) Si è sentito solo a piccoli tratti, per il resto abbastanza mutino e anonimo, forse bottiglia sfortunatiella...
D) Bono, anzi bbono forte: ricco opulento, naso fumoso di legna arsa, frutto rosso e rosa cicciona, peccato per un alcool un pelino scomposto ancora (si spera); il giorno dopo l'ultimo mezzo bicchiere era ancora più buono...
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Re: The Drunk Ducks' Nest (da pg. 10)

Messaggioda Wineduck » 29 dic 2008 16:53

Barolo Riserva Grandi Annate 1990 Marchesi di Barolo
Nebbiolo invecchiato (poco) in modo didascalico: gamma dei sentori tipici al naso, bocca piacevole di media lunghezza con tannino ancora leggermente astringente ma che non impedisce un'agile beva. Discretamente bono...
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Re: The Drunk Ducks' Nest (da pg. 10)

Messaggioda Wineduck » 11 gen 2009 03:18

Stasera:
Prima batteria:
- Clos de la Roche 2002 Pierre Amiot
- Faro 2001 Palari


Seconda batteria:
- CHianti Classico Riserva 1996 Ormanni
- Barbaresco 1996 Gaja
- Brunello di Montalcino 1996 Poggio di Sotto
- Barolo Cascina Francia 1996 G. Conterno

conferme e sorprese.... a domani i commenti! :o
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Re: The Drunk Ducks' Nest (sangiovese-nebbiolo 1996 pg. 10)

Messaggioda Wineduck » 11 gen 2009 16:36

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Re: The Drunk Ducks' Nest (sangiovese-nebbiolo 1996 pg. 10)

Messaggioda Wineduck » 11 gen 2009 16:38

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Re: The Drunk Ducks' Nest (sangiovese-nebbiolo 1996 pg. 10)

Messaggioda paolo72 » 11 gen 2009 16:39

and the winner is?
I cook with wine, sometimes I even add it to the food.
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Re: The Drunk Ducks' Nest (sangiovese-nebbiolo 1996 pg. 10)

Messaggioda JohnnyTheFly » 11 gen 2009 16:44

paolo72 ha scritto:and the winner is?

Partiamo dal fondo. Io pronostico Gaja.
" Parlando e piangendo appese la giacca al muro poi chiese una birra mettendosi al sicuro " - MASSIMO BUBOLA [tratto dall'incipit della canzone MARIA CHE CI CONSOLA, 1979]
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Re: The Drunk Ducks' Nest (da pg. 10)

Messaggioda Palma » 11 gen 2009 17:38

Wineduck ha scritto:Stasera:
Prima batteria:
- Clos de la Roche 2002 Pierre Amiot
- Faro 2001 Palari


Seconda batteria:
- CHianti Classico Riserva 1996 Ormanni
- Barbaresco 1996 Gaja
- Brunello di Montalcino 1996 Poggio di Sotto
- Barolo Cascina Francia 1996 G. Conterno

conferme e sorprese.... a domani i commenti! :o


Oltre naturalmente ai commenti sui 96, mi interesserebbe mo9lto un parere sul Clo.s de la Roche di Amiot, un vino che non ho mai bevuto.
Se Ormanni era in forma, potrebbe aver regalato qualche sorpresa.
ex Victor

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Re: The Drunk Ducks' Nest (sangiovese-nebbiolo 1996 pg. 10)

Messaggioda Wineduck » 11 gen 2009 19:22

Bella serata in compagnia di Duchesse, Luca M.C., Stefano Borsa e Giovanna Tiezzi di Pàcina ed altri due amici. Parlando di politica, un pizzico di gossip su qualche produttore di vino e altre amenità, assaporando i magnifici piatti di mia moglie (super il risotto con dadini di melanzane dorati, scamorza e salciccia toscana ed una nota di merito per il brasato al Barolo), abbiano anche bevuto qualcosetta....
La prima batteria faceva storia a se, più che altro per esigenze di abbinamento con un antipasto variegato e giocato su sapori delicati ma non fragili.
La seconda batteria è stata la materializzazione di un'idea che avevo in testa da molto tempo. Accostare le 4 principali DOCG italiane: Chianti Classico, barbaresco, Brunello e Barolo. In teoria l'annata avrebbe dovuto favorire i piemontesi ma in realtà a causa di una bottiglia di CF assolutamente scadente i toscani hanno, nel complesso, meglio figurato. Da notare che la Risrva di Ormanni sedeva in panchina ed è entrato all'ultimo minuto (ma in tempo per il riscaldamento) causa di un malefico tappo picardato di un Le Pergole Torte 1996 che era veramente appestante....
Starò diventando scaramentico ma quella bottiglia mi era stata regalata da due notissimi forumisti che frequentano spesso Picard..... mah!.... Non voglio aggiungere altro..... 8) :lol:


Prima batteria:

Clos de la Roche 02 P. Amiot: bottiglia molto diversa da quella che avevo bevuto nel giugno scorso. All'epoca aveva impiegato molto tempo pe raprirsi al naso ma poi aveva dato mostra di un borgogna esemplare con una gamma di fruttini rossi (lampone in primis) affascinante; la bocca era un po' ruvidina ma piacevole. Ieri sera invece il vino era etereo, anche il colore era più scarico ancora (praticamente un rosato): al naso non si è mai aperto del tutto, mostrando solo un po' di incenso e qualche altro sentore che non sono riuscito ad individuare bene ma non nella gamma del frutto e nemmeno del floreare. In bocca anche peggio: nessuna tessitura un po' rustica del tannino, anzi troppo levigata e scivolosa, quasi anonima. Da riassaggiare più avanti.

Faro 01 Palari: stavolta nessuno lo ha riconosciuto :shock: Anzi tutti erano convinti che fosse un altro borgogna come il primo. Al naso non mi ha convinto per tutta la sera mentre in bocca è stato esemplare fin dall'inizio. Grande mineralità e bellissima lunghezza. Continua a dimostrarsi una delle versioni più riuscite del Faro di Salvatore.

To be continued...
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Re: The Drunk Ducks' Nest (sangiovese-nebbiolo 1996 pg. 10)

Messaggioda Wineduck » 25 gen 2009 02:56

Seconda batteria:
- Chianti Classico Riserva 1996 Ormanni: spendido, per 3/4 della serata è stato il miglior vino: sangiovese tipico con grande equilibrio e lunga vita ancora davanti

- Barbaresco 1996 Gaja: a fine serata ha messo la sesta e se n'è andato; prima è stato chiuso a riccio; dopo ha tirato furoi i sentori tipici da nebbiolo in mezzo a tanta polpa..

- Brunello di Montalcino 1996 Poggio di Sotto: buono, riconoscibile nel suo stile elegante ma nelle annate migliori ha un altro passo...

- Barolo Cascina Francia 1996 G. Conterno: la delusione della serata! Fin dall'apertura un vino stanco, vecchio e fermo. Colore mattonato, sentori di gomma e bocca inerte. Troppo brutto per essere vero... :cry:
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