Messaggioda ferrari federico » 22 mar 2026 13:58
Valtellina Superiore Sassella I Ciaz 2019
Cooperativa agricola Triasso e Sassella
Maturo, tipico, fine, equilibrato, questo Sassella della Coop. Triasso e Sassella dimostra una volta di più, forte anche della ottima annata ora in piena fase di maturità ma ancora giovane e in prospettiva dí ulteriormente migliorare, che la nouvelle vague dei piccoli produttori vitivinicoltori valtellinesi -anche raggruppati in cooperativa- sta dando vita ad un panorama produttivo fatto di unicità, sfaccettature, qualità internazionale e finezza che solo una ventina di anni fa sarebbe stata impensabile: qualcuno dice che la Valtellina è la Cote d’Or italiana; per questo manca - ancora - una definizione del terroir a livello di singola vigna (quello che nelle Langhe ormai c’è con le Mga), manca la centenaria tradizione di consapevolezza della qualità ma, se si guarda alla verticalità e alla multidimensionalità dei profumi, alla gradevolezza e la setosità dei tannini e della beva (ormai pulita dalle manchevolezze tecniche che caratterizzavano molti vini in valle nei decenni passati, depurata dalla pungente acidità e dal tannino verde dati da pratiche viticole orientate più alla quantità che alla qualità), allora, il paragone non appare più così improbabile. Insomma, non so se si è capito, i Valtellina di oggi mi piacciono assai, anche più di quelli di ieri, che già trovavo affascinanti.
Questo I Ciaz, dalla zona mediana della Sassella, è molto buono: il colore è granato dalla trasparenza nebbiolesca. Il bouquet, finissimo, è intenso, maturo (con aspetti già terziari e altri ancora pienamente secondari), con subito una netta scorza di arancia a svettare sul lampone maturo, poi una bella speziatura dolce tra cannella e pepe di Sichuan, sotto sotto persino funghi e tartufo nero; l’aspetto minerale, che non può mancare in un Sassella, non vede la tipica nota ferrosa che caratterizza le vigne della area più vicina a Sondrio (Rocce Rosse, Barbarina, Glicine, San Lorenzo) ma contempla grafite e ardesia. In bocca acidità e tannino, entrambi presenti in abbondanza, non si sentono perché del tutto armonizzati e metabolizzati. La concentrazione e la persistenza sono discrete, da questo punto di vista ci sono margini di miglioramento, ma complessivamente questo è un piccolo grande vino. 93/100 per me.
Crémant de Bordeaux Brut nature sa
Château Rioublanc
Estremamente sapido, al limite del salato vero e proprio, questo spumante bordolese da uve Sémillon 75% e Colombard 25% ha discreti profumi dolci (tra il moscato e il prosecco) ma in bocca è un po’ troppo « gasato » e la sensazione ultra-sapida lo rende un abbinamento non facilissimo. 85/100
New Zealand Sauvignon blanc Te Koko 2021
Cloudy Bay
I Sauvignon neozelandesi, ormai da molti anni, sono un benchmark mondiale - insieme ovviamente a Sancerre e Pouilly Fumé - del varietale. Il livello di qualità di questo vino, un tempo, si riscontrava nei Cloudy Bay “normali”; oggi per avere un Cloudy Bay “premium” bisogna rivolgersi al cru Te Koko, più fine e meno esotico-esuberante dei Cloudy Bay base del passato. Adesso i profumi sono veramente vicini a quelli di un Silex o di un Pur Sang, con la famigerata pipì di gatto (che dovrebbe essere nei descrittori olfattivi più tipici ma che in realtà si avverte in pochi Sauvignon…) in bella evidenza. Quando la “pipì di gatto” diventa una componente olfattiva “buona” in un grande Sauvignon? Quanto è espressione di mineralità e quando è ben integrata con il frutto e con le note vegetali che ci aspetta da questa tipologia. E qui, oltre alla pipì di un bel gattone in amore, c’è la salvia, la banana, la pietra focaia, gli aghi di pino, la mela verde. Il colore è giallo intenso con riflessi vagamente verdini. In bocca esplode con un rigoglio di sapore fruttato, una acidità notevole, una persistenza lunghissima e fine. Grande vino.
Bevuto in accordo perfetto con una pasta con pancetta affumicata croccante, spinacino, punte di asparagi bianchi veneti e spolverata di formaggio Appenzeller.
95/100 per me.
Valtellina Superiore Riserva Paradiso 2020
Nera
Il nome della nuova riserva della casa vinicola Nera, appellativo già in auge molti decenni fa, prende spunto da una particolare area della sottozona Inferno, detta appunto Paradiso in quanto più fresca e pianeggiante del torrido e scosceso Inferno: i vini di quella area sono tradizionalmente meno tannici e austeri degli altri cru dell’Inferno, più pronti alla beva e con un frutto più marcato.
La Nera, che tra tutte le case vinicole valtellinesi di grande - medio/grande dimensione è quella che ha più vigne di proprietà nella sottozona Inferno, ha voluto individuare le peculiarità della vigna Paradiso con un’etichetta che riporta (oltre alla docg Valtellina Superiore Riserva) solo in nome “Paradiso”, addirittura con marchio registrato.
Sono uve solo dal Paradiso (e quindi dall’Inferno) o entrano anche uve fuori area Inferno in zona Valtellina Superiore? Non è dato saperlo. Il prodotto, comunque, mostra con buona evidenza che il nuovo corso virtuoso del vino valtellinese non tocca solo i vigneron artigiani ma anche le case vinicole, con un rinnovato e virtuoso percorso qualitativo.
Il colore è rubino carico con riflessi granato. A bottiglia appena aperta, il profumo è un po’ fuori fuoco e giocato su un floreale forte ma generico e indistinto, con sentori vinosi quasi fermentativi. Poi, fortunatamente, l’areazione riequilibra il tutto e il floreale indistinto si focalizza in un bel floreale intenso con geranio e rosa appassita in prima linea; poi esce il frutto (piccoli frutti rossi e neri in confettura) e la speziatura (pepe bianco, zenzero). La beva è abbastanza facile nonostante la struttura importante; sia la consistenza e la concentrazione, sia la persistenza sono medie. Più tannino che acidità. Morbido in ingresso bocca e in zona mediana, piacevolmente amaricante nel retro bocca. Complessivamente buono. 90/100 per me.