Ieri pranzo-zingarata con gli amici veneti all'eccellente Trattoria Zamboni di Arcugnano (VI), locale storico con una proposta tradizionale di notevole livello.
Si è bevuto, nell'ordine:
Champagne Blanc d'Assemblage, Chavost, SA (senza SO
2 aggiunti, sboccatura 05/2025)
Cotes du Jura Savagnin Ouillé Les Chassagnes, Philippe Bornard, 2017
Franken Randersacker Marsberg Silvaner Alte Reben, Schmitt's Kinder, 2015
Savennières Clos de Coulaine, Chateau Pierre-Bise, 2016
Barbera d'Alba Gabutti, Cappellano, 2003
Saint-Julien, Chateau Lagrange, 1989
Toscana IGT Lama della Villa, Fattoria di Lamole, 2015
Sagrantino di Montefalco Cerrete, Paolo Bea, 2010
Barolo, Comm. Lorenzo Accomasso, 2006
L'Angelo di San Lorenzo, Petra, SABrevemente...
Lo Champagne è stata una partenza di giornata felice: vinoso (12,85% di alcol svolto!), meunieroso

e gastronomico, davvero pienamente godibile nonostante la sboccatura freschissima...bravo Marco, bella scoperta...
Bianchi, tutti e 3 giovanissimi: Bornard bel naso, quasi aromatico-terpenico, ma bocca (chiaramente di taglio "naturalistico") non ben definita e un po' semplice (sul rapporto qualità/prezzo attuale, un decoroso no comment); Silvaner intenso e (s)quadrato...o anzi no, in quanto alla fine più sapido/orizzontale che acido/verticale, ma comunque solido; Savennières
flatteur e burroso al naso, lungo e nervoso in bocca.
Cappellano bottiglia allucinante, in stato di grazia: partenza animale, ma si muove subito nel bicchiere, se ne impipa del suo famigerato millesimo, mostrando una freschezza imponente, acida e di frutto, che gli davi una quindicina di anni di meno, avvolgente e dinamico assieme...vero vino d'artigiano, palpitante, "mosso"...in parole povere, la migliore barbera langhetta mai bevuta, e forse perfino la migliore in assoluto. Vino della giornata.
Bordeaux solito "highlander", anche qui avresti detto 2000-2005 al massimo, a trovargli un limite si mostra sempre un filino troppo verde, ma a tavola ci si passa sopra senza problemi. Assegno circolare.
Il Lamole è un'autentica chicca: parte un po' "riservato" su note quasi piraziniche...lo becco (stranamente

) come toscano, però dico uvaggio con bituriche, o addirittura bordolese tout-court...però si capiva in ogni caso che dalla costa, e dagli stilemi ad essa associati, si era parecchio lontani; ad ogni modo mobilissimo nel bicchiere, tira presto fuori un gran bel frutto fresco, elegante, ed alla fine è una deliziosa espressione di sangiovese a briglia sciolta, con quell'inimitabile equilibrio di acidità e tannini, che lo bevi e lo ribevi. Bello proprio.
Bea naso eccellente, balsamico, profondo, cioccolatoso perfino, ma bocca asciugante, scomposta, "scalena" (per citare l'amico Robertone). Cose già viste, purtroppo.
Accomasso a parer mio (non condiviso dal tavolo, comunque) alterato da una punta di TCA, un ogni caso stanco e tendente al brodoso...brutta bottiglia, per me: NG.
Il dolce (di fatto un vinsanto, cuvée di 3 diverse annate...da me preso se non ricordo male da Borgogno, millemila anni fa) color castagna velato, con datteri, fichi ed una corretta ossidazione al naso, ed una bocca concentrata e saturante.
Benissimo il mangiato, ancor meglio il bevuto, ma la compagnia ha superato entrambi!
(EDIT: Aggiunta foto...che vista sui Colli Berici, ragazzi...
)