Messaggioda zampaflex » 12 ott 2025 11:46
Caracciolo oggi sulla Rep
La vera battaglia per la vita o la morte di Israele non è tra lo Stato ebraico e Hamas, ma tra sionisti laici, pragmatici, e
supersionisti ultrareligiosi, messianici. Anticipata dal leader laburista Shimon Peres nel 1996, quando sconfitto alle
urne da Netanyahu commenta con gli intimi: “Gli israeliani hanno perso, gli ebrei hanno vinto”. Tesi confermata sul fronte
opposto da Arthur J. Finkelstein, consulente americano di Bibi: “In Israele destra contro sinistra significa ebrei contro
israeliani”. E il pacifista Uri Avnery: “Noi abbiamo non solo due blocchi politici, ma due culture, in realtà due nazioni separate”.
Erano passati sette anni dalla pittoresca fondazione dello “Stato di Giudea” per iniziativa del rabbino Mehir Kahane, riferimento non solo spirituale della destra estremista, in una sala dello Sheraton Plaza di Gerusalemme. Evento allora trascurato dai media. Invece premonitore.
Lo storico antisionista Ilan Pappé ha appena pubblicato La fine di Israele, diagnosi del collasso del sionismo in tutte le sue
varianti e prefigurazione di una Palestina senza Israele, nascita annunciata per il 2040. Pappé profetizza che la parabola dello
Stato ebraico si chiuderà per scissione tra Israele e Giudea, tra sionismo delle origini (Theodor Herzl) più o meno seguito dai
padri fondatori (David Ben-Gurion) e suo stravolgimento in chiave teocratica. Oggi incarnato da ministri quali Bezalel
Smotrich e Itamar Ben-Gvir. E cavalcato da Netanyahu, per fede o calcolo poco importa.
La faglia interna forse fatale per Israele è la scissione fra le maggiori tribù, due delle quali refrattarie al sionismo — arabi e ultraortodossi (haredim) — mentre sul fronte opposto sionisti della Bibbia, spesso violenti, e laici moderati quasi non si parlano più. Ne soffre lo Stato, nei cui apparati la storica prevalenza dei non o meno religiosi è sfidata dalle nuove leve kahaniste. Per le quali il sogno è la costruzione del terzo tempio sulle rovine della moschea di al-Aqsa.
Israele contro Giudea è la crepa decisiva che infragilisce il muro portante della creatura di Ben-Gurion. Tecnica edilizia
insegna che le crepe si formano nel corpo murario quando le pressioni esterne originano una rottura che si propaga nella
struttura. Metafora qui aggravata dall’origine prevalentemente domestica delle pressioni, tipica di un popolo uso vivere col fucile al piede per timore dei nemici. Nessuno può vivere sempre in stato di guerra latente o effettiva. Anche per questo dal 7 ottobre decine di migliaia di israeliani sono emigrati. Cuore geografico e motore politico-militare dello stato di Giudea è la Cisgiordania, biblicamente intesa Giudea e Samaria. I coloni, rappresentati nel governo da Smotrich, vi stanno conquistando con la violenza nuovi avamposti anche grazie all’appoggio delle forze di sicurezza che in teoria dovrebbero controllarli. Obiettivo l’annessione di tutti i territori formalmente affidati alla gestione palestinese. E a tappe forzate. Recente segnale lo sviluppo dell’area di Ma’ale Amunim via E1 per spezzare l’esile spina dorsale della Cisgiordania palestinese. Questa colonizzazione in stile Giudea differisce per l’esclusivismo religioso da quella di Israele, motivata dai laburisti in termini di sicurezza. La prassi di Smotrich riprende in veste religiosa la paradossale teoria dei primi coloni sionisti, parecchi dei quali non volevano nemmeno un proprio Stato: “Una terra senza popolo per un popolo senza terra”.
Ma il problema del Grande Israele non è tanto la terra quanto la popolazione. Nella traduzione dalla propaganda alla pratica, i
territori abitati da arabi vanno svuotati per poterli annettere.
Via gli autoctoni, dentro i colonizzatori. Con la violenza, anche quando non fosse necessario. Alle fessurazioni interne si
sommano le esterne. La reputazione dello Stato ebraico crolla dappertutto. Il dato più allarmante viene dall’America. Per la
prima volta nella storia, una maggioranza di elettori statunitensi simpatizza con i palestinesi: 35% contro il 34% di filoisraeliani. Crepe si osservano persino tra gli evangelicali, strenui sostenitori di Israele. Cristiani sionisti, in grande
maggioranza bianchi antisemiti flottanti nella galassia trumpista, che si rifanno alle profezie bibliche per cui gli ebrei devono tornare in Israele, dove nell’ora estrema si convertiranno o saranno massacrati.
La somma delle lacerazioni domestiche e delle pressioni internazionali avvicina l’ipotesi del collasso di Israele. Della sua
lacerazione in staterelli tribali, visibile nelle vite parallele che scolari e studenti universitari conducono in ossequio al principio di omogeneità culturale e/o religiosa con la propria tribù.
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zampaflex il 13 ott 2025 20:51, modificato 1 volta in totale.
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