gp ha scritto:Chicco76 ha scritto:Ho risposto con una battuta ad Andrea, tanto credo che, sia lui che io, siamo egualmente sintonizzati sul senso ironico della cosa, ovvero che il Montiano possa essere lontanamente paragonabile ad un grande vino. Lo potrebbe essere anche stato, ma il Guru dell'Enologia Italiana non sarebbe dovuto entrare in cantina perchè, come in molti altri casi, dove c'è entrato ha solo fatto danni ...
Non discuto certo le sue capacità tecniche, quanto la sua spiccata predisposizione ad assecondare le guide per raggiungere certi risultati, e qui mi fermo ... d'altronde pure assecondando in gusto di Parker in Francia fioccano 100/100 come le caramelle, ma ripeto, anche questo è tutto un altro discorso, tanto delle guide non me ne frega niente.
Tema interessante, soprattutto retrospettivamente, ma anche oggi. Chi asseconda chi, tra (parte della) critica e eno-star? Dato per scontato che in certa misura l'influenza è reciproca e tende a creare un circolo vizioso, in certe fasi addirittura una simbiosi, io tenderei a pensare piuttosto il contrario di quello che dici: sono le guide, soprattutto certe guide e in certe fasi, che hanno assecondato o assecondano troppo gli enologi. D'altronde i progetti produttivi, le idee e soprattutto i fatti, li fanno soprattutto i secondi, quindi se la critica entra in quel "gioco di rispetto" che diceva Veronelli dieci anni fa a Report, può succedere che sposi... acriticamente qualche progetto enologico di successo, magari effimero.
Il successo economico secondo me è un punto chiave. Anche oggi se si criticano i vini di qualche produttore ricco e potente, spesso accessoriato di enologo più o meno star, capita che arrivi il pompiere di turno a dire che è tutta invidia e che successo= eccellenza (o quantomeno salvacondotto rispetto alle critiche). Ma se così fosse i critici e i loro criteri di giudizio sarebbero superflui e basterebbero i contabili, capaci di compilare una graduatoria dei fatturati aziendali.
Tu dici che sia il contrario

... ma ragionando sul pratico, è forse più facile per un enologo, anche per l'allora sconosciuto Cottarella dei primi anni 90, far carriera assecondando una Guida o che sia una Guida a portare a vette stellari un enologo magari premiando con bicchieri stellette e fiocchetti magari un numero X di aziende per le quali questo enologo lavora ?
Ti sei posto il dubbio che quando un'azienda prende determinati premi prima di tutto i vini finiscono subito, con ingente gettito di denaro nelle casse, e di conseguenza l'enologo che ha creato quel vino, di riflesso, viene per forza nominato e, perché no, messo in luce dalla critica ? Io li definirei "accollati" della moda del momento, gente senza personalità che navigherà sempre nella mediocrità.
Ti sei messo nei panni di un enologo, che conosce il potenziale delle Guide, quando soprattutto queste stampano in diverse lingue, se vuole fare carriera mediatica, qual è il modo migliore di farlo ? Ma secondo te staremmo qui a parlare di Montiano se questo non avesse preso dei premi ? Perché forse li merita ? Può essere solo lontanamente paragonato ai grandi Merlot Italiani del calibro di Miani, Radikon, Gravner, Apparita, Redigaffi e "forse"

Masseto ?
Ti sei posto il dubbio che tutte le Guide nominano i veri vigneron, le vere grandi (qualitativamente parlando) aziende italiane perchè non possono fare diversamente ? Prova a parlare con Pontoni di Guide ed affini, li mando a f ... un paio di volte ma non ci fu verso, dovettero per forza rimetterlo dentro ...
No dico, ma vogliamo paragonare l'enologo del Montiano con Dante Scaglione ? Forse l'avrò visto nominato si e no un paio di volte ... Una persona che vive per carattere nell'ombra ma credo che i risultati si commentino da soli. Io mi inchinerei alla passione e ai risultati di un uomo del genere.
Direi che non è il caso di andare a scomodare altri mostri sacri, che sinceramente vendono a prescindere dal fatto di essere in Guida o meno, che soprattutto perseverano da decenni su strade senza mode, che non cambiano stili quando soffia il vento ma che aggiustano il tiro qualora il proprio io interiore cambia o quando la loro vocina gli dice che bisogna cambiare qualcosa. Altri addirittura non devono produrre per forza tutti gli anni perchè se il prodotto non è consono allo stile aziendale, non si esce con certi vini. Ma sembra essere uno stile che non porta ad un successo immediato, alcuni hanno avuto bisogno di 30-40-100 anni per dimostrare che comunque avevano e hanno ragione a perseguire certe strade senza aver bisogno di alcun premio ... ma quelli servono per chi non ha le idee chiare. Beh ... ma bisogna pur cominciare da qualche parte, pure io ho iniziato così.
In fin dei conti non abbiamo i 400 anni di storia dell'enologia francese, per fortuna però che abbiamo anche noi il loro potenziale, se non superiore a volte! ma ci arriveremo ...