Diario economico

Dove discutere, confrontarsi o scherzare sempre in modo civile su argomenti attinenti al mondo del food&wine e non solo.

maxer
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Re: Diario economico

Messaggioda maxer » 11 dic 2017 18:02

zampaflex ha scritto:I lavoratori dipendenti sono cresciuti di 916mila unità tra il 2013 e il 2016, periodo durante il quale sono stati attivati 40,68 milioni di rapporti di lavoro e ne sono stati interrotti 39,15 milioni. E' il numero principe che esce dal nuovo Rapporto sul mercato del Lavoro messo a punto da ministero del Lavoro, Istat, Inps, Inail e Anpal. Negli ultimi due anni - si legge - il mercato del lavoro accelera e "nel primo semestre del 2017 il numero di occupati si avvicina ai livelli del 2008 (poco meno di 23 milioni)".

Ma non è tutto oro a luccicare. Da una parte, infatti, si avverte subito che rispetto al pre-crisi, "in termini di ore lavorate il divario è ancora rilevante seppure le tendenze recenti indichino un aumento delle ore lavorate superiore a quello degli occupati". E il giudizio cambia radicalmente per alcune fasce della popolazione. Lo stesso documento, infatti, spiega che nel 2016 il tasso di occupazione per i 15-34enni si è attestato al 39,9% e ciò significa che è diminuito di 10,4 punti rispetto al 2008, a fronte di un aumento di 16 punti per i 55-64enni (salito al 50,3%). "Negli ultimi due anni" tuttavia la condizione dei giovani "mostra segnali di miglioramento": dopo otto anni di calo, il tasso di occupazione dei 15-34enni torna a crescere nel 2015 e soprattutto nel 2016 (+0,1 e +0,7 punti).

Quanto alla "qualità" del lavoro, la diagnosi è in linea con quanto messo in evidenza dai più recenti dati sulla disoccupazione. Dal 2014 è cresciuta l'occupazione a termine, con un rallentamento nei due anni successivi, e una nuova intensificazione nel 2017, quando ha toccato il massimo storico nel secondo trimestre 2017 (2,7 milioni di unità)", dice il rapporto. "Tra il 2015 e il 2016, grazie in particolare ai provvedimenti di decontribuzione, è cresciuta significativamente anche l'occupazione a tempo indeterminato che nel secondo trimestre 2017, nonostante il recente rallentamento, raggiunge un livello molto vicino al massimo della serie storica (14 milioni 966 mila unità)".

Ma a seguito di una eventuale prossima crisi (che speriamo sia più lontana possibile, ma ci sarà, come è sempre ciclicamente avvenuto), chiediamoci che fine faranno i milioni di occupati a termine e pure quelli a tempo indeterminato (considerato che con il Job Act dopo tre anni si può tranquillamente licenziare) ! Oltretutto non sono più previste reti valide di protezione per chi perda il lavoro.
Speriamo ... speriamo ...
Ottimismo ... Ottimismo ...
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Re: Diario economico

Messaggioda zampaflex » 11 dic 2017 18:52

maxer ha scritto:
zampaflex ha scritto:I lavoratori dipendenti sono cresciuti di 916mila unità tra il 2013 e il 2016, periodo durante il quale sono stati attivati 40,68 milioni di rapporti di lavoro e ne sono stati interrotti 39,15 milioni. E' il numero principe che esce dal nuovo Rapporto sul mercato del Lavoro messo a punto da ministero del Lavoro, Istat, Inps, Inail e Anpal. Negli ultimi due anni - si legge - il mercato del lavoro accelera e "nel primo semestre del 2017 il numero di occupati si avvicina ai livelli del 2008 (poco meno di 23 milioni)".

Ma non è tutto oro a luccicare. Da una parte, infatti, si avverte subito che rispetto al pre-crisi, "in termini di ore lavorate il divario è ancora rilevante seppure le tendenze recenti indichino un aumento delle ore lavorate superiore a quello degli occupati". E il giudizio cambia radicalmente per alcune fasce della popolazione. Lo stesso documento, infatti, spiega che nel 2016 il tasso di occupazione per i 15-34enni si è attestato al 39,9% e ciò significa che è diminuito di 10,4 punti rispetto al 2008, a fronte di un aumento di 16 punti per i 55-64enni (salito al 50,3%). "Negli ultimi due anni" tuttavia la condizione dei giovani "mostra segnali di miglioramento": dopo otto anni di calo, il tasso di occupazione dei 15-34enni torna a crescere nel 2015 e soprattutto nel 2016 (+0,1 e +0,7 punti).

Quanto alla "qualità" del lavoro, la diagnosi è in linea con quanto messo in evidenza dai più recenti dati sulla disoccupazione. Dal 2014 è cresciuta l'occupazione a termine, con un rallentamento nei due anni successivi, e una nuova intensificazione nel 2017, quando ha toccato il massimo storico nel secondo trimestre 2017 (2,7 milioni di unità)", dice il rapporto. "Tra il 2015 e il 2016, grazie in particolare ai provvedimenti di decontribuzione, è cresciuta significativamente anche l'occupazione a tempo indeterminato che nel secondo trimestre 2017, nonostante il recente rallentamento, raggiunge un livello molto vicino al massimo della serie storica (14 milioni 966 mila unità)".

Ma a seguito di una eventuale prossima crisi (che speriamo sia più lontana possibile, ma ci sarà, come è sempre ciclicamente avvenuto), chiediamoci che fine faranno i milioni di occupati a termine e pure quelli a tempo indeterminato (considerato che con il Job Act dopo tre anni si può tranquillamente licenziare) ! Oltretutto non sono più previste reti valide di protezione per chi perda il lavoro.
Speriamo ... speriamo ...
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Massimo, prima del Jobs Act c'erano i CoCoCo e CoCoPro e le partite IVA, a milioni, ma nessuno, sottolineo NESSUNO, se ne curava. Soprattutto i sindacati.
Adesso, siccome l'ebetino da Rignano, come lo definiscono amichevolmente gli sprezzatori di professione, ha provato a superare questa situazione cercando di aumentare le tutele per chi ne aveva zero, concedendo qualcosa sul versante degli ultratutelati, il problema è assurto all'ordine del giorno.
A me pare una brutta forma di strabismo.

PS: con il Jobs act c'è un ulteriore, e non noto, limite: puoi licenziare solo entro una percentuale massima del numero dei dipendenti, ed è piuttosto bassa.

PPSS: non ce l'ho con te, ma con tutto il mondo della propaganda antirenziana. Pare che prima di lui navigassimo nell'oro, ci lavassimo i denti con un fiasco di Romanée-Conti e la benzina fosse gratuita. BAH.
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Re: Diario economico

Messaggioda maxer » 11 dic 2017 19:56

Luciano, non sono mai stato un lavoratore dipendente (con i pro e con i contro), ma di questi tempi non vorrei proprio essere assunto come tale, sia con uno delle decine di contratti a termine, che sono tutti rimasti nonostante le promesse (!), sia con contratto a tempo indeterminato.
Entrambi non danno garanzie al lavoratore e in più, ripeto, sono scomparse, o quantomeno sono state molto ridotte, le protezioni in caso di licenziamento. O no ?
E questo non è antirenzismo strabico grilloide, ma osservazione della realtà del lavoro. Per non parlare del "lavoro" giovanile, di cui tutti parlano appunto, ma nessuno fa niente.
E non ce l' ho neanch' io con te (anzi ti faccio gli auguri di buone bevute festive e feriali), ma con tutti quelli che non considerano che ormai in Italia ci sono 18 milioni di PERSONE povere o sull' orlo della povertà e che continuano ad aumentare, con una classe media che è stata devastata dalla crisi e non vede una via di uscita. Ma tanto, noi del forum stiamo tutti mediamente bene (anche qui è una media, chi mooolto bene e chi un pochino meno) e allora ...
Auguri ! :D
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Re: Diario economico

Messaggioda tenente Drogo 2 » 11 dic 2017 23:42

maxer ha scritto:Luciano, non sono mai stato un lavoratore dipendente (con i pro e con i contro), ma di questi tempi non vorrei proprio essere assunto come tale, sia con uno delle decine di contratti a termine, che sono tutti rimasti nonostante le promesse (!), sia con contratto a tempo indeterminato.
Entrambi non danno garanzie al lavoratore e in più, ripeto, sono scomparse, o quantomeno sono state molto ridotte, le protezioni in caso di licenziamento. O no ?
E questo non è antirenzismo strabico grilloide, ma osservazione della realtà del lavoro. Per non parlare del "lavoro" giovanile, di cui tutti parlano appunto, ma nessuno fa niente.
E non ce l' ho neanch' io con te (anzi ti faccio gli auguri di buone bevute festive e feriali), ma con tutti quelli che non considerano che ormai in Italia ci sono 18 milioni di PERSONE povere o sull' orlo della povertà e che continuano ad aumentare, con una classe media che è stata devastata dalla crisi e non vede una via di uscita. Ma tanto, noi del forum stiamo tutti mediamente bene (anche qui è una media, chi mooolto bene e chi un pochino meno) e allora ...
Auguri ! :D
j

e chi li risolve i problemi dei 18 milioni di poveri?
Emiliano che sta facendo scappare gli investitori dell'ILVA?
Di Maio che vorrebbe dare un reddito di cittadinanza a tutti non si sa come?

e su ...
I comunisti mi trattavano da fascista, i fascisti da comunista.
Tutto questo ha aiutato il film.
(Sam Fuller, a proposito di "The Steel Helmet")
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Re: Diario economico

Messaggioda maxer » 12 dic 2017 02:49

tenente Drogo 2 ha scritto:
maxer ha scritto:Luciano, non sono mai stato un lavoratore dipendente (con i pro e con i contro), ma di questi tempi non vorrei proprio essere assunto come tale, sia con uno delle decine di contratti a termine, che sono tutti rimasti nonostante le promesse (!), sia con contratto a tempo indeterminato.
Entrambi non danno garanzie al lavoratore e in più, ripeto, sono scomparse, o quantomeno sono state molto ridotte, le protezioni in caso di licenziamento. O no ?
E questo non è antirenzismo strabico grilloide, ma osservazione della realtà del lavoro. Per non parlare del "lavoro" giovanile, di cui tutti parlano appunto, ma nessuno fa niente.
E non ce l' ho neanch' io con te (anzi ti faccio gli auguri di buone bevute festive e feriali), ma con tutti quelli che non considerano che ormai in Italia ci sono 18 milioni di PERSONE povere o sull' orlo della povertà e che continuano ad aumentare, con una classe media che è stata devastata dalla crisi e non vede una via di uscita. Ma tanto, noi del forum stiamo tutti mediamente bene (anche qui è una media, chi mooolto bene e chi un pochino meno) e allora ...
Auguri ! :D


e chi li risolve i problemi dei 18 milioni di poveri?
Emiliano che sta facendo scappare gli investitori dell'ILVA?
Di Maio che vorrebbe dare un reddito di cittadinanza a tutti non si sa come?
e su ...

classico esempio di straw man argument
(ho imparato l' inglese ...)
E qui ci vuole, in sano italiano:
ma checcazz. c' entrano Emiliano e Di Maio ? Chi ne ha parlato ? Dove come quando ?
Ma smettila di rispondere a ogni problema posto con queste battute banalotte e "leggermente" qualunquiste, monotematiche e di parte (anzi, di partito).
Possibile che chi non la pensi come te sia sempre o un grillino, o un comunista, un fascista, un ignorante, un estremista, un bolscevico, un travagliano, un ottuso antirenziano ?
E meno male che ti consideri un liberale ! Azz..... con le tue trascorse recenti simpatie poi !
Ma parliamo di vino, che è meglio.
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Re: Diario economico

Messaggioda tenente Drogo 2 » 12 dic 2017 10:21

maxer ha scritto:
tenente Drogo 2 ha scritto:
maxer ha scritto:Luciano, non sono mai stato un lavoratore dipendente (con i pro e con i contro), ma di questi tempi non vorrei proprio essere assunto come tale, sia con uno delle decine di contratti a termine, che sono tutti rimasti nonostante le promesse (!), sia con contratto a tempo indeterminato.
Entrambi non danno garanzie al lavoratore e in più, ripeto, sono scomparse, o quantomeno sono state molto ridotte, le protezioni in caso di licenziamento. O no ?
E questo non è antirenzismo strabico grilloide, ma osservazione della realtà del lavoro. Per non parlare del "lavoro" giovanile, di cui tutti parlano appunto, ma nessuno fa niente.
E non ce l' ho neanch' io con te (anzi ti faccio gli auguri di buone bevute festive e feriali), ma con tutti quelli che non considerano che ormai in Italia ci sono 18 milioni di PERSONE povere o sull' orlo della povertà e che continuano ad aumentare, con una classe media che è stata devastata dalla crisi e non vede una via di uscita. Ma tanto, noi del forum stiamo tutti mediamente bene (anche qui è una media, chi mooolto bene e chi un pochino meno) e allora ...
Auguri ! :D


e chi li risolve i problemi dei 18 milioni di poveri?
Emiliano che sta facendo scappare gli investitori dell'ILVA?
Di Maio che vorrebbe dare un reddito di cittadinanza a tutti non si sa come?
e su ...

classico esempio di straw man argument
(ho imparato l' inglese ...)
E qui ci vuole, in sano italiano:
ma checcazz. c' entrano Emiliano e Di Maio ? Chi ne ha parlato ? Dove come quando ?
Ma smettila di rispondere a ogni problema posto con queste battute banalotte e "leggermente" qualunquiste, monotematiche e di parte (anzi, di partito).
Possibile che chi non la pensi come te sia sempre o un grillino, o un comunista, un fascista, un ignorante, un estremista, un bolscevico, un travagliano, un ottuso antirenziano ?
E meno male che ti consideri un liberale ! Azz..... con le tue trascorse recenti simpatie poi !
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veramente non appartengo a nessun partito, l'unica tessera che ho mai avuto è stata quella del Partito Radicale, stracciata quando Pannella si alleò con Berlusconi

mi scuso per il tono tranchant, è che ogni tanto mi accaloro e mi viene

in sostanza quello che volevo dire è che l'Italia ha bisogno di stabilità e riformismo, proseguendo la linea dell'attuale governo e non di avventurieri a cinquestelle
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Re: Diario economico

Messaggioda zampaflex » 12 dic 2017 10:45

maxer ha scritto:Luciano, non sono mai stato un lavoratore dipendente (con i pro e con i contro), ma di questi tempi non vorrei proprio essere assunto come tale, sia con uno delle decine di contratti a termine, che sono tutti rimasti nonostante le promesse (!), sia con contratto a tempo indeterminato.
Entrambi non danno garanzie al lavoratore e in più, ripeto, sono scomparse, o quantomeno sono state molto ridotte, le protezioni in caso di licenziamento. O no ?
E questo non è antirenzismo strabico grilloide, ma osservazione della realtà del lavoro. Per non parlare del "lavoro" giovanile, di cui tutti parlano appunto, ma nessuno fa niente.
E non ce l' ho neanch' io con te (anzi ti faccio gli auguri di buone bevute festive e feriali), ma con tutti quelli che non considerano che ormai in Italia ci sono 18 milioni di PERSONE povere o sull' orlo della povertà e che continuano ad aumentare, con una classe media che è stata devastata dalla crisi e non vede una via di uscita. Ma tanto, noi del forum stiamo tutti mediamente bene (anche qui è una media, chi mooolto bene e chi un pochino meno) e allora ...
Auguri ! :D


L'unica garanzia per un lavoratore è che l'azienda in cui lavora vada bene.
Non c'è legge che possa tenere in piedi quelle che non fanno utili, e lo abbiamo visto anche con cinquant'anni di partecipazioni statali fallimentari (EFIM su tutti).

E' vero che ci sono "padroni" di pessima qualità, che trattano i dipendenti come carne da macello. Ma in un sistema economico che possa funzionare a pieno regime si aprono di fronte ad ognuno di noi delle possibilità di cambiare azienda; oggi, dopo le due crisi del 2008 e 2012, la cosa è più difficile. Ma la direzione intrapresa, favorendo gli investimenti in tecnologie avanzate, va nella giusta direzione per recuperare competitività esterna (dato che il resto del mondo non sta fermo, noi dobbiamo, a prescindere dalle nostre inclinazioni, competere con loro; questo non vuole dire corsa al ribasso del welfare come qualcuno vuole fare credere, ma accettazione dei principi di libero scambio con unica alternativa uscire da UE, da OCSE, da chiccazz, tirare su i muri e tornare all'economia autarchica dell'epoca delle sanzioni di ottant'anni fa col caffè di cicoria).

Non apro qui la discussione sull'impoverimento della classe media, purtroppamente perfettamente osservabile e misurabile negli USA e che sta lentamente percolando anche in Europa. Troppo lunga. Però la povertà media, mediamente, si riduce con l'andamento positivo dell'economia. Quando nel 2007, prima della crisi, avevamo raggiunto il minimo di disoccupazione da quarant'anni, erano diminuiti pure i reati. Ma eravamo arrivati, noi e il resto del mondo, a stare così bene accumulando debito privato in misura tale da rendere squilibrato il sistema economico.
Ci sono statistiche preoccupanti (per alcuni) sul livello totale di debito dei Paesi (pubblico + privato + implicito per pensioni), ed è un altro punto di discussione amplissimo.

Insomma, viviamo in un gioco di equilibri, nel quale operazioni apparentemente piccole possono instaurare un circolo virtuoso e generare benessere che possa scendere agli strati più in difficoltà. Ma non possiamo farlo irrigidendo le condizioni del mercato.
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Re: Diario economico

Messaggioda tenente Drogo 2 » 12 dic 2017 12:48

la versione di Oscar

(possibilmente da leggere senza pregiudizi ad hominem, insomma quella storia del dito e della Luna)

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LA GRANDE ALLEANZA CONTRO LA LIBERTA' DEGLI ORARI COMMERCIALI :UN PRETE, UN SINDACALISTA, UN DIRIGISTA E UN ANTIGLOBALISTA DECIDONO CHE SANNO COME E QUANDO SI VENDE MEGLIO DI CHI LO FA PER MESTIERE

E CHI SE NE IMPORTA SE E' IL CLIENTE A ESSERE PENALIZZATO

Luigi Di Maio annuncia che il Movimento Cinque Stelle è favorevole a intervenire per legge fissando chiusure comandate degli esercizi commerciali. Roberto Fico aggiunge che il reddito di cittadinanza, da sempre bandiera dei Cinque Stelle, potrebbe essere usato anche per pagare i ricercatori universitari che lo Stato non paga abbastanza.

Per carità, in campagna elettorale i partiti lanciano palloni e mongolfiere di ogni tipo. E’ un loro diritto. Sta agli elettori giudicare anche in materia di letteratura fantasy. Ieri al convegno del Mattino su giovani e Sud de Magistris vantava la grande ripresa napoletana, mentre De Luca annunciava una crociata contro il Nord. Cala Trinchetto, diceva un vecchio carosello. E infatti il ministro Calenda ha usato tutt’altro linguaggio, aggiungendo che di tuto il Sud ha bisogno, tranne che di dichiarare guerra al Nord o di rimpiangere il vecchio meridionalismo, tutto spesa pubblica a pioggia e in deficit.

Detto questo, le due suggestioni pentastellate sono a propria volta molto emblematiche. Di quel singolare miscuglio di paternalismo di cui da sempre si nutrono movimenti dai riferimenti culturali eclettici – una spruzzata di rock a sinistra e di paso doble a destra, ma il tutto in chiave pop neomelodica - di prevalente approccio rassicurante-populista.

Non vogliamo qui entrare nell’intreccio tecnico degli argomenti he hanno portato il nostro Paese, da 5 anni a questa parte, alla totale liberalizzazione degli orari degli esercizi commerciali. Leggerete altrove il paragone con la Francia che chiude ogni tanto, con la Germania che chiude spesso, con la Spagna che chiude talora. Noi pensiamo che la liberalizzazione degli orari non solo non sia sbagliata, ma avrebbe dovuto essere estesa a una miriade di settori dai quali invece la politica italiana continua ferocemente a escluderli. Sotto l’incalzare in ogni settore di artigliati interessi che difendono regolazioni e privative figlie del passato, di un mondo in cui domanda e offerta non erano aperte e globalizzate, ma s’incontravano come in un vecchio duello cavalleresco: a ore fissate e facendosi l’inchino.

Dalle concessioni balneari ai notai, dalle farmacie alle poste, dal trasporto pubblico locale a un’infinità di altri settori, avremmo dovuto fare liberalizzazioni come negli orari commerciali. E il motivo vero non è una predilezione ideologica thatcheriana, ma un semplice e devastante dato di fatto, che la politica si ostina a ignorare. Dagli anni Novanta perdiamo produttività comparata, e sappiamo dove e perché. La ricerca economica ci ha mostrato in maniera inequivoca che le imprese italiane esposte al morso della concorrenza internazionale fanno il miracolo di un export che in questo 2017 sfiorerà i 500 miliardi di euro risalendo nella catena del valore, e quando hai alti costi e fisco predatorio ciò è possibile solo aumentando la produttività di tutti i fattori, non solo del lavoro. Al contrario., dove continuiamo ad avere produttività negativa è nel settore dei servizi pubblici e nei beni e servizi privati no tradable, cioè non esposti alla concorrenza domestica e internazionale. Per questo abbiamo bisogno di liberalizzare.

Qual è il principio alla base della liberalizzazione degli orari commerciali? Il fatto che non debba essere la legge a fissare la volontà del gestore di tenere aperto. Ma è questione invece che si si risolve con contratti di lavoro tra privati: del gestore con i suoi dipendenti, collaboratori e fornitori. Nella miglior ricerca di un margine che non è uguale per tutti. Ma diversamente stimabile e realizzabile a seconda del tipo di offerta commerciale, della superficie del negozio, del luogo in cui sta, dell’assortimento che propone, dei flussi di clienti che il gestore ha imparato a conoscere e valutare nel tempo. Perché chi lavora incessantemente con orari differenziati preferisce o può acquistare solo la domenica, oppure a tarda ora la sera. Che cosa c’è di sbagliato in questa preferenza per la libertà adattativa, rispetto al vincolo dirigista di legge?

Ed ecco invece che il partito che si definisce da anni della rete e del digitale, i Cinque Stelle, preferisce tutt’altra impostazione culturale. Quella che per altro, in questi anni, abbiamo visto in molte Regioni e da parte di tutti i partiti – destra e sinistra - proposta esattamente negli stessi termini che oggi i pentastellati sposano anch’essi a livello nazionale.

Cioè una singolare summa ideologica che vede sommarsi quattro pulsioni. La predica del curato che confonde teologia e regolazione del mercato, invitando a chiudere i negozi per assistere alla messa domenicale. L’omelia del dirigista di Stato, che diffida della libertà del commerciante perché inevitabilmente vi legge l’espressione di avidità di profitto. La diffidenza sindacale, ostinatamente contraria a patti di lavoro aziendali al posto di contratti nazionali, rigidi anche sul tempo di prestazione. E infine l’eco antiglobalista, per il quale la libertà di orario equivale a un assist alla grande distribuzione, ignorando sprezzantemente che essa offre naturalmente prezzi più convenienti al consumatore proprio perché ottimizza tutti i fattori di costo.
Ma chi se ne importa che il consumatore ne guadagni, è lo Stato che deve definire il ”giusto prezzo”. E’ una tesi che la politica ripropone dai tempi del calmiere di Diocleziano, e prima ancora nei prezzi del grano fissati dal faraone in Egitto. E lì vuole tornare, anche chi si ammanta di nuovo e di internet.

Quanto all’idea di Fico, chiariamoci. O il reddito di cittadinanza è uno strumento di assistenza “condizionata” a chi ha basso reddito, in cambio dell’osservanza di un percorso di formazione e ricollocazione che, se rifiutato, fa decadere il beneficio. Come i Cinque Stelle nel tempo lo hanno voluto presentare, dacché all’inizio sembrava tutt’altro. E in quel caso per discuterne bisogna però innanzitutto capire bene come si coprano i 17-19 miliardi che costerebbe: capirlo credibilmente e concretamente, non fantasiosamente, perché se no esso si tradurrebbe in una rovinosa avventura per la già molto stressata finanza pubblica italiana. Oppure è un incerto ibrido buono a ogni uso, visto che ieri Fico l’ha evocato anche come strumento di sostegno al reddito degli statali. Ma, in quel caso, al problema della copertura se ne aggiunge un altro. Evitare che diventi il disinvolto equivalente delle false pensioni di invalidità della prima e seconda repubblica. Ne abbiamo avuto abbastanza: no grazie.
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Re: Diario economico

Messaggioda zampaflex » 12 dic 2017 13:49

Utile questo post a capire come si formano i crediti deteriorati in banca, e come impattano sui conti

Sette in corsa per il portafoglio da circa 1,8 miliardi nominali di non performing loan unsecured, cioè non garantiti, di BancoBpm.
Secondo le informazioni che Il Sole 24 Ore ha raccolto, il portafoglio Sun di BancoBpm è composto da due pacchetti: uno (definito large portfolio) del valore nominale di circa un miliardo con 389 posizioni di debitori (per una media di circa 2,5 milioni ciascuno). L’altro (mid portfolio) con un valore nominale di 780 milioni e ben 2.518 posizioni (per una media di circa 300.000 euro). Insomma si tratta di uno stock assai parcellizzato, con diverse posizioni datate, e con debiti non garantiti, che per loro natura hanno sempre fortissimi sconti sul nominale all’atto della cessione. Se poi si guarda alla composizione dei due portafogli (large e mid) si scoprono dettagli interessanti. Il 73% del primo portafoglio in vendita, quello maggiore da un miliardo di nominale, vede i debitori localizzati nel Nord Italia (per totali 742 milioni) Circa 900 milioni sono le posizioni già in bancarotta. I default risalgono in media a 5,7 anni fa. I debitori con posizioni superiori ai 5 milioni ammontano a complessivi 387,5 milioni. Nel portafoglio più piccolo invece, da nominali 780 milioni, il 72% delle posizioni è nel Nord Italia (per totali 558,5 milioni), circa il 75% è collegato a debitori già in fallimento (per 580 milioni) e i default risalgono in media a 4 anni fa.
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Re: Diario economico

Messaggioda harmattan » 13 dic 2017 15:12

Di seguito il link ISTAT con un approfondito sguardo sul mercato del lavoro in Italia, frutto della collaborazione e dei dati di Ministero del Lavoro, Inps, Istat, Inail e Anpal

http://www.istat.it/it/files/2017/12/Rapporto-Mercato-Lavoro-2017.pdf

La sintesi, seppur parziale è che:

- Il monte-ore e le ore pro capite lavorate sono a livelli ancora inferiori al pre-crisi, a causa del crollo di alcuni settori e del crescente ricorso da parte delle imprese a rapporti discontinui;

- I contratti a termine sono in forte aumento, soprattutto dopo la fine degli incentivi alle assunzioni a tempo indeterminato legate al Jobs Act

- i contratti di somministrazione, quindi ex-interinali (quindi il ricorso ad agenzie!!!!) sono in forte aumento, con flessione del numero medio di giornate lavorate

"Nonostante la ripresa, rispetto al primo semestre del 2008 il Pil è ancora del 6,1% al di sotto del livello pre-crisi, le ore del 5,8% e l’occupazione dell’1,3%; in termini di input di lavoro, per colmare il gap mancano ancora 1,3 miliardi di ore, e quasi 1,2 milioni di Unità di lavoro a tempo pieno (Ula), mentre in termini di occupati 330 mila unità. La riduzione tendenziale del numero di ore per occupato, fenomeno che in diversa misura riguarda tutta l’Ue28, è legata soprattutto alla crescita del part time (spesso involontario) e di forme di lavoro discontinue, anche se negli ultimi anni si è osservato un recupero delle ore lavorate pro-capite"
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Re: Diario economico

Messaggioda zampaflex » 13 dic 2017 17:25

harmattan ha scritto:Di seguito il link ISTAT con un approfondito sguardo sul mercato del lavoro in Italia, frutto della collaborazione e dei dati di Ministero del Lavoro, Inps, Istat, Inail e Anpal

http://www.istat.it/it/files/2017/12/Rapporto-Mercato-Lavoro-2017.pdf

La sintesi, seppur parziale è che:

- Il monte-ore e le ore pro capite lavorate sono a livelli ancora inferiori al pre-crisi, a causa del crollo di alcuni settori e del crescente ricorso da parte delle imprese a rapporti discontinui;

- I contratti a termine sono in forte aumento, soprattutto dopo la fine degli incentivi alle assunzioni a tempo indeterminato legate al Jobs Act

- i contratti di somministrazione, quindi ex-interinali (quindi il ricorso ad agenzie!!!!) sono in forte aumento, con flessione del numero medio di giornate lavorate

"Nonostante la ripresa, rispetto al primo semestre del 2008 il Pil è ancora del 6,1% al di sotto del livello pre-crisi, le ore del 5,8% e l’occupazione dell’1,3%; in termini di input di lavoro, per colmare il gap mancano ancora 1,3 miliardi di ore, e quasi 1,2 milioni di Unità di lavoro a tempo pieno (Ula), mentre in termini di occupati 330 mila unità. La riduzione tendenziale del numero di ore per occupato, fenomeno che in diversa misura riguarda tutta l’Ue28, è legata soprattutto alla crescita del part time (spesso involontario) e di forme di lavoro discontinue, anche se negli ultimi anni si è osservato un recupero delle ore lavorate pro-capite"


Da notare come il PIL abbia toccato il minimo post crisi nel Q1 2013, le ore lavorate in Q1 2015, l'occupazione in Q4 2013.
Da allora tutti gli indicatori sono in miglioramento, e perfino in accelerazione.
Però, se non aumenta la produttività oraria, per le leggi dell'economia non potranno aumentare i salari. E qui ci si devono impegnare le aziende.
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Re: Diario economico

Messaggioda maxer » 13 dic 2017 22:30

zampaflex ha scritto:Però, se non aumenta la produttività oraria, per le leggi dell'economia non potranno aumentare i salari. E qui ci si devono impegnare le aziende.

In che modo ?
Aumentando sempre di più i carichi e i ritmi di lavoro, come ad esempio opera l'avanzatissima e modernissima Amazon a Piacenza (ricordiamoci sempre chi è il consulente di Palazzo Chigi Diego Piacentini, Commissario del Governo per il digitale e l' innovazione, vice-presidente mondiale di Amazon stessa ...) oppure aumentando finalmente gli investimenti in tecnologia e ricerca da parte delle aziende private, fermi da anni agli ultimi posti in Europa ?
Ho grossi dubbi sulla seconda soluzione, considerata la storia della grande e media industria italiana : a questo punto non ci resta che sperare nell' ennesimo piano .4 dell' ennesimo salvatore Calenda ... :?
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Re: Diario economico

Messaggioda zampaflex » 13 dic 2017 23:43

maxer ha scritto:
zampaflex ha scritto:Però, se non aumenta la produttività oraria, per le leggi dell'economia non potranno aumentare i salari. E qui ci si devono impegnare le aziende.

In che modo ?
Aumentando sempre di più i carichi e i ritmi di lavoro, come ad esempio opera l'avanzatissima e modernissima Amazon a Piacenza (ricordiamoci sempre chi è il consulente di Palazzo Chigi Diego Piacentini, Commissario del Governo per il digitale e l' innovazione, vice-presidente mondiale di Amazon stessa ...) oppure aumentando finalmente gli investimenti in tecnologia e ricerca da parte delle aziende private, fermi da anni agli ultimi posti in Europa ?
Ho grossi dubbi sulla seconda soluzione, considerata la storia della grande e media industria italiana : a questo punto non ci resta che sperare nell' ennesimo piano .4 dell' ennesimo salvatore Calenda ... :?
Mah


Guarda, in trentuno anni di vita da dipendente ti posso garantire di non avere MAI visto situazioni in cui ogni singola persona era produttiva al massimo, vuoi per motivi organizzativi aziendali o per mancanza di voglia di lavorare :D
Organizzare e gestire al meglio le risorse è il primo modo per guadagnare produttività. Questo non significa aumentare i carichi di lavoro, ma banalmente (per modo di dire) ripensare al modo in cui si svolgono i compiti in azienda, al modo in cui le funzioni sono organizzate al loro interno e nel rapporto tra di esse.
L'industria italiana esposta alla concorrenza ha dovuto da tempo compiere questo passo (vedi la produttività delle fabbriche FIAT italiane, oramai a livello di eccellenza mondiale). I servizi invece, pubblici e privati, insieme all'industria che lavora per il mercato interno, sono rimasti drammaticamente indietro.

La crisi del 2012 è stata una grande ramazza, spazzando via molte aziende del secondo tipo.
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Re: Diario economico

Messaggioda zampaflex » 13 dic 2017 23:47

Stasera avevo voglia di fare il San Tommaso e ho provato quindi a cercare la fonte della nota affermazione secondo cui "dodici milioni di italiani hanno rinunciato a curarsi!!!".

...non c'è.

O meglio, è tratta dai risultati pubblicati nella annuale indagine Censis (Rapporto sociale, qui potete vedere l'edizione 2014 http://www.secondowelfare.it/edt/file/PARTE%201_RAPPORTO%20FINALE%20CENSIS_VOLUME%20A%20STAMPA_ED%20SETT%202015_docx.pdf) che è piena di tanti bei numeri e tabelle, un gran lavoro.
Ma che per la parte oggetto del post si rifà alla classica analisi a campione su un ristretto numero di intervistati. Quanto ristretto, non lo sappiamo perché non lo dicono.
Insomma, potrebbe essere anche un numero campato in aria.
BAH (e due per oggi).
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Re: Diario economico

Messaggioda maxer » 14 dic 2017 01:09

zampaflex ha scritto:Ma che per la parte oggetto del post si rifà alla classica analisi a campione su un ristretto numero di intervistati. Quanto ristretto, non lo sappiamo perché non lo dicono.
Insomma, potrebbe essere anche un numero campato in aria.
BAH (e due per oggi).

Ma solo la classica analisi a campione ristretta, negativa rispetto all' esorbitante, stucchevole e ostinato ottimismo renziano (che, ma non l' avete ancora capito, continua a farvi perdere consensi ...) risulta non credibile ?
E invece le analisi positive sono scientificamente inoppugnabili ? But please ... :shock:
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Re: Diario economico

Messaggioda harmattan » 14 dic 2017 10:51

zampaflex ha scritto:Stasera avevo voglia di fare il San Tommaso e ho provato quindi a cercare la fonte della nota affermazione secondo cui "dodici milioni di italiani hanno rinunciato a curarsi!!!".

...non c'è.



Credo che tutto il panorama statistico sia così, almeno da noi, poi negli altri paesi non so.

Prendiamo il famoso indice di fiducia dei consumatori :lol: che personalmente ritengo 'na grande 'strunzat (come altri dati ISTAT del resto!). Leggo sul link ISTAT, a pagina 10 (NOTA METODOLOGICA)

https://www.istat.it/it/files/2017/09/CS_fiducia_SETTEMBRE2017.pdf?title=Fiducia+dei+consumatori+e+delle+imprese++-+27%2Fset%2F2017+-+Test+integrale+e+nota+metodologica.pdf

che:

"La raccolta dei dati è mensile e avviene nei primi 12 giorni lavorativi del mese di riferimento. La rilevazione è effettuata attraverso interviste telefoniche svolte con la tecnica Computer assisted telephone interviewing (Cati). Il campione, di numerosità pari a circa 2.000 unità, è a due stadi, stratificato per ripartizione geografica e ampiezza dei comuni di residenza..............".

Duemila intevistati è una barzelletta, robba da ridere. Ma come catzo si possono emettere dati economici nazionali di rilevante importanza con un campione di 2000 persone? Il sospetto che l'ISTAT serva solo a fare marchette ai governi di pifferai prende sempre più corpo.
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Re: Diario economico

Messaggioda pippuz » 14 dic 2017 11:04

Il metodo CATI è quello che usano per fare i sondaggi elettorali, infatti si vede quanto siano attendibili.
Il 90% manco risponde, il 10% che risponde è gente che NON rappresenta un cazzo di nessuno (già per il fatto che risponde ...), in più ha comunque un errore di +-5%

Anche nei sondaggi servirebbe consulenza estera, magari americana, magari quelli che prevedevano la vittoria di Killary (ancora godo). :lol:
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Re: Diario economico

Messaggioda zampaflex » 14 dic 2017 12:39

maxer ha scritto:
zampaflex ha scritto:Ma che per la parte oggetto del post si rifà alla classica analisi a campione su un ristretto numero di intervistati. Quanto ristretto, non lo sappiamo perché non lo dicono.
Insomma, potrebbe essere anche un numero campato in aria.
BAH (e due per oggi).

Ma solo la classica analisi a campione ristretta, negativa rispetto all' esorbitante, stucchevole e ostinato ottimismo renziano (che, ma non l' avete ancora capito, continua a farvi perdere consensi ...) risulta non credibile ?
E invece le analisi positive sono scientificamente inoppugnabili ? But please ... :shock:
Triplo BAH in unica soluzione


Non è questione di ottimismo filorenziano. E' che Occam, e i positivisti, insegnano che le fonti dei dati vanno verificate, soprattutto quando si lanciano dichiarazioni dall'effetto dirompente come questa.
Se scoprissimo che per determinare il numero degli italiani che non si curano, il Censis abbia veramente svolto una indagine telefonica su un campione X (tendente al massimo a 10.000) di persone, e poi esteso il risultato percentuale di tale indagine alla popolazione nazionale, non ti sentiresti piuttosto insicuro dei risultati?

Sono più propenso a credere al dato empirico del Banco Farmaceutico http://www.lescienze.it/lanci/2017/11/17/news/banco_farmaceutico_presenta_il_rapporto_2017_donare_per_curare_poverta_sanitaria_e_donazione_di_farmaci_-3758701/?refresh_ce, che dona farmaci ai richiedenti in stato di bisogno.
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Re: Diario economico

Messaggioda zampaflex » 14 dic 2017 12:44

harmattan ha scritto:
Duemila intevistati è una barzelletta, robba da ridere. Ma come catzo si possono emettere dati economici nazionali di rilevante importanza con un campione di 2000 persone? Il sospetto che l'ISTAT serva solo a fare marchette ai governi di pifferai prende sempre più corpo.


Questo NO, perché la metodologia di indagine è sempre la stessa da decenni, codificata a livello Eurostat, applicata in tutte le maggiori economie del mondo, e ha presentato risultati coerenti, congruenti, in linea con l'andamento dell'economia con la quale la rilevazione dovrebbe essere, a senso comune, direttamente correlata.

E' la rilevazione di un sentiment, non un dato econometrico.
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Re: Diario economico

Messaggioda harmattan » 14 dic 2017 22:56

zampaflex ha scritto:..................................................
E' la rilevazione di un sentiment, non un dato econometrico.



NOTA METODOLOGICA - INDAGINI SULLA FIDUCIA DEI CONSUMATORI E DELLE IMPRESE

https://www.istat.it/it/files/2017/10/CS_fiducia_ottobre2017.pdf?title=Fiducia+dei+consumatori+e+delle+imprese++-+26%2Fott%2F2017+-+Testo+integrale+e+nota+metodologica.pdf

"Concepite per esigenze di analisi congiunturale, tali indagini si distinguono fortemente da quelle statistiche di natura quantitativa: operano infatti in ambiti diversi dell’agire economico che sfuggono, per la loro natura, alla misurazione quantitativa (si pensi, in particolare, alle aspettative). I risultati provenienti dalle indagini sulla fiducia sono caratterizzati dalla capacità di monitorare il sistema economico nel suo complesso e, pertanto, sono spesso utilizzati anche nei modelli econometrici"

Questo conferma, ancora una volta, che la presa per il cu£o è istituzionalizzata a livello europeo, e tiene conto di dati ed elementi che nulla hanno a che vedere con la realtà. Se solo penso al PIL e alle sue fantasiose stime di crescita mi va per traverso la cena :evil:
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Re: Diario economico

Messaggioda zampaflex » 15 dic 2017 10:09

harmattan ha scritto:
zampaflex ha scritto:..................................................
E' la rilevazione di un sentiment, non un dato econometrico.



NOTA METODOLOGICA - INDAGINI SULLA FIDUCIA DEI CONSUMATORI E DELLE IMPRESE

https://www.istat.it/it/files/2017/10/CS_fiducia_ottobre2017.pdf?title=Fiducia+dei+consumatori+e+delle+imprese++-+26%2Fott%2F2017+-+Testo+integrale+e+nota+metodologica.pdf

"Concepite per esigenze di analisi congiunturale, tali indagini si distinguono fortemente da quelle statistiche di natura quantitativa: operano infatti in ambiti diversi dell’agire economico che sfuggono, per la loro natura, alla misurazione quantitativa (si pensi, in particolare, alle aspettative). I risultati provenienti dalle indagini sulla fiducia sono caratterizzati dalla capacità di monitorare il sistema economico nel suo complesso e, pertanto, sono spesso utilizzati anche nei modelli econometrici"

Questo conferma, ancora una volta, che la presa per il cu£o è istituzionalizzata a livello europeo, e tiene conto di dati ed elementi che nulla hanno a che vedere con la realtà. Se solo penso al PIL e alle sue fantasiose stime di crescita mi va per traverso la cena :evil:



Non voglio fare il Travaglio di turno :mrgreen: ma "utilizzati nei modelli econometrici" non è la stessa cosa che ho detto io (rilevazione di un sentiment, non di un dato econometrico).

E il calcolo del PIL è soggetto a tantissimi controlli e verifiche, interni ed esterni, e viene revisionato a distanza di uno e due anni, quando escono i dati definitivi. Ci sono per di più dei valori esterni al PIL confrontabili con la dinamica dello stesso.
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Re: Diario economico

Messaggioda tenente Drogo 2 » 15 dic 2017 12:07

pippuz ha scritto:Il metodo CATI è quello che usano per fare i sondaggi elettorali, infatti si vede quanto siano attendibili.
Il 90% manco risponde, il 10% che risponde è gente che NON rappresenta un cazzo di nessuno (già per il fatto che risponde ...), in più ha comunque un errore di +-5%

Anche nei sondaggi servirebbe consulenza estera, magari americana, magari quelli che prevedevano la vittoria di Killary (ancora godo). :lol:


la pericolosa guerrafondaia
che culo averla scampata
I comunisti mi trattavano da fascista, i fascisti da comunista.
Tutto questo ha aiutato il film.
(Sam Fuller, a proposito di "The Steel Helmet")
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Re: Diario economico

Messaggioda zampaflex » 15 dic 2017 16:00

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Re: Diario economico

Messaggioda zampaflex » 15 dic 2017 16:02

Questo invece va riportato per esteso, trattandosi di roba da libro di storia per capire l'Italia di un certo periodo.

C’erano esponenti della P2 dietro i tentativi di delegittimazione del vertice dell’Eni avvenuti tra il 1992 e il 1998. Franco Bernabè, amministratore delegato del gruppo petrolifero durante l’inchiesta “mani pulite”, parla per la prima volta in pubblico del “tentativo del sistema affaristico massonico che aveva avuto per tanti anni il controllo dell’Eni” di rimettere le grinfie sulla società. E ne parla a Firenze durante la recente commemorazione di Leonardo Maugeri, che Bernabè aveva assunto come suo assistente e che in seguito sarà promosso responsabile dell’ufficio studi e della pianificazione strategica e successivamente presidente delle attività chimiche dell’Eni.

Il discorso commemorativo di Bernabè ruota intorno a un documento che all’epoca era circolato in modo anonimo nelle redazioni dei giornali, anche se si sapeva che proveniva dall’unità di crisi informale che il numero uno dell’Eni aveva costituito per collaborare con la Procura di Milano e per monitorare le reazioni del mondo politico. Ora Bernabè svela che quel documento fu preparato nel 1998 da Maugeri e che “avrebbe dovuto essere la traccia per un libro che lui avrebbe dovuto scrivere”, ma che non vide mai la luce. “La curiosità e la capacità di Leonardo di riconnettere personaggi e fatti fu estremamente preziosa” e permise di ricomporre “un quadro di interpretazione estremamente interessante”: quello di un’impresa la cui storia è intrecciata con le più torbide vicende italiane, dal finanziamento ai partiti allo scandalo Petromin, dalle infiltrazioni della loggia massonica segreta Propaganda 2 ai collegamenti con le cosiddette P3 e P4.

La P2 di Licio Gelli aveva radici profonde nell’Eni. Risultarono tesserati alla superloggia l’ex presidente Giorgio Mazzanti, l’ex vicepresidente Leonardo Di Donna, l’ex presidente della Sofid (la banca interna dell’Eni) Renato Marnetto, l’ex collaboratore di Eugenio Cefis Gioacchino Albanese e l’ex esponente socialdemocratico della giunta esecutiva, Carlo Castagnoli. Appartenevano alla loggia segreta anche tutti coloro che ebbero un ruolo nello scandalo Eni-Petromin. E furono i depositi di liquidità dell’Eni ad allungare la vita alle consociate estere dell’Ambrosiano, la banca della P2 presieduta da Roberto Calvi. Con i minori interessi percepiti dall’Eni su quei depositi, Calvi costituì la provvista per pagare al Psi di Bettino Craxi la tangente sul conto Protezione.

Scrive Bernabè: “Il sistema creato per finanziare illecitamente i partiti aveva avuto per molti anni il suo centro operativo nella struttura finanziaria dell’Eni…A partire dal 1982, anche in seguito ai cambiamenti avvenuti…con l’arrivo di Franco Reviglio, il sistema era emigrato in una struttura svizzera gestita da Francesco Pacini Battaglia, la Banca Karfinco, che aveva proseguito in modo diverso ma con la stessa efficacia l’attività precedente”.

Questo sistema massonico piduista lavorò sotto traccia per cercare di impedire il ricambio manageriale che era stato intrapreso da Bernabè dopo gli arresti del presidente dell’Eni Gabriele Cagliari (successore di Reviglio) e dei capi delle maggiori società operative del gruppo, accusati di avere incassato tangenti. “Tre anni dopo – scrive il manager – emerse con tutta evidenza che quel gruppo di potere vedeva nella mia presenza all’Eni un ostacolo insormontabile alla continuazione del sistema affaristico che esisteva prima della mia nomina nel 1992 e cercava in tutti i modi di eliminarmi”.

Gli attacchi contro Bernabè si intensificarono nella primavera 1994: “Il polo di centro destra aveva vinto le elezioni generali e si avviava ad occupare tutti i posti di potere disponibili, a partire ovviamente dal più interessante che era rappresentato dall’Eni…Vari esponenti della maggioranza iniziarono allora un tentativo di destabilizzazione attraverso interviste, interrogazioni e tentativi di aggressione giudiziaria…Il momento non era tra i più facili. Oltre a gestire un processo di trasformazione dell’Eni che aveva portato in poco tempo a risultati estremamente importanti dovevo difendermi dai continui attacchi che provenivano da quel sistema affaristico legato alla massoneria”.

Il gruppo e il suo top manager finirono sotto il tiro incrociato di ex piduisti che stavano riciclandosi nel governo e nelle istituzioni grazie al clima favorevole del primo governo Berlusconi. Bernabè ne elenca i nomi: l’allora ministro dei Trasporti Publio Fiori (un ex democristiano passato ad Alleanza nazionale), il medesimo Gioacchino Albanese (divenuto nel frattempo suo consigliere) e il generale della Guardia di finanza Sergio Acciai. Proprio le Fiamme Gialle – ricorda Bernabè nel suo discorso – avevano confezionato “un rapporto basato su congetture e illazioni che aveva come unica finalità quello di coinvolgermi in fatti di natura penale. Un rapporto che al successivo esame da parte dei pm si dimostrerà del tutto privo di riscontri…A questa strategia contribuisce attivamente anche Luigi Bisignani, anch’egli della P2”, che sarà condannato in via definitiva a due anni e sei mesi per aver partecipato al riciclaggio della maxitangente Enimont.

Le intercettazioni della magistratura misero in luce “l’esistenza di forti pressioni da parte di più ambienti su Lamberto Dini, allora Presidente del Consiglio, per sostituirmi. Dini attribuisce la volontà di sostituirmi ad un impegno preso con Silvio Berlusconi. Ma il 1° aprile 1996, in vista delle elezioni del 21 aprile che saranno perse dal centrodestra, Dini sospende le nomine. Dopo una breve interruzione, agli inizi del governo Prodi, la campagna riprende con più intensità, nell’ottobre dello stesso anno”. Il mese precedente erano stati arrestati dalla Procura di La Spezia Pacini Battaglia e il presidente delle Ferrovie Lorenzo Necci (un ex Eni): una vicenda che dimostrò come il sistema dei fondi neri scoperto nell’Eni era diffuso e utilizzato dalle stesse persone nei principali gangli dell’industria e dell’amministrazione dello Stato.

Pochi giorni dopo gli arresti, “sorprendentemente il Tg4 e ‘Studio aperto’ insinuano che l’inchiesta del pool ‘mani pulite’ sia stata pilotata per favorire me”, scrive Bernabè. E “ancora una volta la fonte delle affermazioni è un gruppo della Guardia di finanza….., le cui insinuazioni contro il pool di Milano vengono violentemente attaccate da Piercamillo Davigo. L’attacco contro di me parte in coincidenza con una mia visita al procuratore Carla Del Ponte in Svizzera, alla quale avevo messo a disposizione i documenti necessari a chiedere il sequestro dei conti della Banca di Pacini Battaglia intestati a dirigenti dell’Eni”.

La campagna massonica contro Bernabè proseguì fino al 1998, con l’avvio da parte della Procura di Perugia di “una minuziosa indagine per ricostruire la storia del rapporto tra l’Eni e il pool di Milano”, e cessò nel novembre di quell’anno con la sua nomina ad amministratore delegato di Telecom Italia. Il suo successore, Vittorio Mincato, continuò l’opera di ricambio manageriale e di aumento della capacità estrattiva dell’Eni intrapresa da Bernabè. Finché un nuovo governo Berlusconi non consegnerà la guida del gruppo a Paolo Scaroni. Che farà di Luigi Bisignani il suo principale consigliere.
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Re: Diario economico

Messaggioda beluga » 22 dic 2017 18:45

Qualcuno ha investito in bitcoin?
Me ne importo

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