Nel frattempo altrove si discute di teste riempite di talmente tanta merda da far venire voglia di identificare queste persone e spaccare loro, metodicamente, tutte le ossa fino all'ultimo metatarso, e lasciarle in vita a lungo in quelle condizioni.
Uso il Falso Quot perché articolo disponibile in chiaro.
Dopo avere letto il dettagliatissimo libro sulle guerre jugoslave, con la triste, delirante e infinita storia di disgrazie occorse soprattutto ai bosniaci, riscoprire questi fatti a lungo taciuti e soprattutto NASCOSTI DAGLI APPARATI DI INTELLIGENCE mi fa vomitare.
https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/11/10/inchiesta-a-milano-per-i-safari-della-morte-di-sarajevo-si-indaga-sui-turisti-che-pagavano-per-essere-cecchini/8190978/...
La procura indaga, come riportano Il Giorno e La Repubblica, su cittadini italiani che sarebbero partiti dall’Italia, dopo aver pagato somme “ingenti” ai militari serbi, per partecipare all’assedio di Sarajevo e sparare “per divertimento” contro i cittadini della capitale bosniaca. Uomini, donne e addirittura bambini falciati dalle postazioni in cima ai palazzi su cui installavano le loro armi i killer. Questi “turisti della guerra” avrebbero quindi partecipato al massacro di oltre 11mila persone tra il 1993 e il 1995. Un caso che era già emerso alcuni anni fa quando si parlò di “safari di guerra” – oggetto anche di un documentario – che coinvolgeva cittadini stranieri disposti a versare tariffe per “contribuire” a trasformare alcune parti della città della città in un mostruoso poligono a cielo aperto.
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In base alle testimonianze raccolte, da tutto il Nord Italia questi ‘cecchini del weekend’, perlopiù simpatizzanti dell’estrema destra con la passione per le armi, si radunavano a Trieste e venivano portati poi sulle colline attorno a Sarajevo dove potevano sparare sulla popolazione della città assediata dopo aver pagato le milizie serbo-bosniache di Radovan Karadzic
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All’epoca, ha raccontato l’ex 007 bosniaco, “lavoravo nel servizio di intelligence militare dell’esercito bosniaco. Condividemmo le informazioni con gli ufficiali del Sismi (ora Aisi) a Sarajevo perché c’erano indicazioni che gruppi turistici di cecchini/cacciatori stavano partendo da Trieste”. Nelle 17 pagine dell’esposto – come riporta l’Ansa – si dà conto che “in una testimonianza è riportato che tra questi ci fossero degli italiani: un uomo di Torino, uno di Milano e l’ultimo di Trieste“. E ancora: “Uno dei cecchini italiani identificati sulle colline sopra Sarajevo nel 1993, oggetto della segnalazione al Sismi, era di Milano e proprietario di una clinica privata specializzata in interventi di tipo estetico”.