Diario economico

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zampaflex
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Re: Diario economico

Messaggioda zampaflex » 04 ott 2021 12:46

Un grafico, ovviamente americano perché da noi non ci sono né la stessa profondità di analisi né la stessa disponibilità dei dati, molto interessante riguardi i cicli di accumulo della ricchezza per generazioni.

Immagine
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tenente Drogo
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Re: Diario economico

Messaggioda tenente Drogo » 04 ott 2021 16:36

in Italia una statistica Istat mostrava che le classi più ricche di sempre della storia italiana erano quelle nate (mi pare, vado a memoria) tra il 1950 e il 1955
I comunisti mi trattavano da fascista, i fascisti da comunista.
Tutto questo ha aiutato il film.
(Sam Fuller, a proposito di "The Steel Helmet")

http://fortezza-bastiani.blogspot.com
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Re: Diario economico

Messaggioda zampaflex » 05 ott 2021 08:46

Teresa Bellanova, da ministro del Conte 2, fece emanare un provvedimento per la sanatoria degli immigrati. Sanatoria significa che costoro avevano un lavoro in nero, e che con la sanatoria sarebbero diventati regolari, percependo i contributi pensionistici e pagando le tasse. Niente di meglio, no?
Eppure il mondo burocratico sta boicottando l'operazione. Dopo un anno solo 11 mila domande sono state analizzate dalle prefetture. A Roma, delle 16 mila presentate, NESSUNA ha compiuto l’iter di concessione del permesso di soggiorno.
:shock:
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Re: Diario economico

Messaggioda zampaflex » 05 ott 2021 08:59

Ripubblico un articolo di Mario Seminerio sulla Belt and Road Initiative.

La Via della seta cinese si conferma quello che molti sospettavano: una macchina di debito e incravattamento per governi di paesi a basso e medio reddito.
Secondo il gruppo di ricerca di sviluppo internazionale AidData, il progetto Belt & Road Initiative (Bri) ha caricato 385 miliardi di dollari di debito “occulto”su paesi emergenti, e oltre un terzo di tali progetti è stato coinvolto in accuse di corruzione e proteste pubbliche. Dalla nascita del progetto Bri, nel 2013, la Cina ha investito oltre 843 miliardi di dollari per realizzare
strade, ponti, porti e ospedali in 163 nazioni, inclusi molti paesi africani e centro asiatici. Quasi il 70 per cento di questi fondi sono stati prestati a banche pubbliche o joint venture tra aziende cinesi e imprese locali in paesi che avevano già un’elevata esposizione debitoria verso Pechino, secondo lo studio di AidData, basato su un imponente dataset globale di oltre 13mila progetti cinesi di sviluppo. In conseguenza di questo preesistente elevato indebitamento e per evitare visibilità e pubblicità, spesso gli accordi sono stati spostati fuori dal bilancio pubblico dei paesi coinvolti. La cifra di 385 miliardi di dollari di esposizione deriva proprio dalla stima di questo debito “sotto la linea”.
Il rapporto, “Banking on the Belt and Road”, mostra che la Cina ha usato il debito anziché gli aiuti per raggiungere la sua attuale posizione dominante nell’ambito del mercato della finanza internazionale allo sviluppo. Dalla creazione del progetto Bri, secondo AidData, Pechino ha fatto segnare un rapporto di 31 a 1 tra prestiti e aiuti a fondo perduto.
La natura commerciale dell’iniziativa cinese si coglie anche dal cambio di soggetti erogatori dei fondi: non più le cosiddette policy bank di Pechino, China Eximbank e China Development Bank, ma banche commerciali statali tra cui Bank of China, Industrial and Commercial Bank of China, e China Construction Bank, le cui attività di prestito estero sono aumentate di cinque volte durante i primi cinque anni di implementazione della Bri. Il numero di “mega progetti”finanziati con prestiti di almeno 500 milioni di dollari è triplicato dal 2013.
Altro elemento che consente di cogliere la natura commerciale e non di aiuto allo sviluppo è data dai termini dei finanziamenti. Un tipico prestito cinese ha un tasso del 4,2 per cento e un periodo di rimborso inferiore a 10 anni. Per contro, le erogazioni dei creditori multilaterali e i termini previsti del Development Assistance Committee dell’Ocse hanno un interesse medio di 1,1 per cento e un periodo medio di rimborso di 28 anni.
La Bri ha rappresentato un cambio di paradigma per la Cina: da aiuto allo sviluppo a tassi agevolati a prestiti commerciali, erogati a paesi che erano già pesantemente esposti, dalla fase precedente, con Pechino. Per occultare queste ulteriori passività, i prestiti Bri sono andati a banche pubbliche, imprese di stato, veicoli speciali di investimento e joint venture dei paesi destinatari, e come tali non figurano nei bilanci ufficiali dei paesi che ospitano tali investimenti. Malgrado ciò, tali
paesi hanno dovuto fornire garanzie, spesso sotto forma di conti escrow, anziché di pegno su opere infrastrutturali già esistenti. Questo gonfia le passività contingenti dei governi, sfocando il confine tra debito privato e pubblico.
Di conseguenza, il peso del debito di tali paesi è maggiore di quanto sin qui stimato da agenzie di rating e istituzioni. Secondo il rapporto, 42 paesi hanno ora una esposizione debitoria verso la Cina che supera il 10 per cento del Pil, ma questi debiti sono sottostimati nel sistema di reporting dei debitori della Banca mondiale. Il valore di questi debiti sottostimati o “sotto la linea”, secondo AidData sarebbe di circa 385 miliardi di dollari, pari al 5,8 per cento del Pil dei paesi coinvolti, e peggiora
nel tempo. La Bri si dimostra quindi non un aiuto allo sviluppo ma un’iniziativa a termini commerciali di grande opacità,
con tutto quello che ne consegue in termini di corruzione locale e controllo democratico dell’indebitamento dei paesi coinvolti. Inoltre, da qui in avanti, la Cina si troverà di fronte altre iniziative concorrenti occidentali nel mercato delle infrastrutture globali, come la Build Back Better World Initiative e la Global Gateway Initiative della Ue. “Vogliamo creare legami, non dipendenze”, dice Ursula von der Leyen. Resta da capire quanto costerà a Pechino questa iniziativa, e in che modo gestirà i rapporti con paesi che da un paio d’anni a questa parte stanno frenando, spaventati da questo iceberg.
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Re: Diario economico

Messaggioda zampaflex » 21 ott 2021 14:40

L'ultima newsletter di Mauldin affronta un tema molto sottotraccia: la ribellione dei lavoratori dipendenti che, forse incancreniti da virus e lockdown, vogliono fare tabula rasa della propria esistenza e ripartire daccapo. In qualche modo il fenomeno è visibile anche in Europa, e anche in Italia. Ci sono tensioni localizzate per specifici mercati e funzioni.

https://www.mauldineconomics.com/frontlinethoughts/logistical-sandpiles

Qui un report di McKinsey su cosa vogliono oggi i lavoratori.

https://www.mckinsey.com/business-functions/people-and-organizational-performance/our-insights/great-attrition-or-great-attraction-the-choice-is-yours?cid=always-pso-twi-mip-mck-tsp-2110-i1a&sid=615e5d4e6774b42b7ef9c0b3&s=09
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Re: Diario economico

Messaggioda zampaflex » 24 ott 2021 20:59

Anche il riciclaggio dei rifiuti è un fatto economico, che sarà sempre più importante per diminuire l'impatto ambientale e per evitare che risorse tecnicamente scarse possano essere gettate dove non saranno più recuperate.
Mi è piaciuto sentire la scorsa settimana che per carta e cartone abbiamo già raggiunto, unico stato europeo, l'obiettivo PER IL 2035!
https://www.corriere.it/economia/21_ottobre_21/riciclo-carta-italia-virtuosa-supera-anticipa-15-anni-target-ue-28598ab0-324b-11ec-ae69-6ee9c02f57eb.shtml

E alcune iniziative sono talmente di successo che vengono studiate dall'estero, come i sacchi col chip RFID nominativo

https://www.google.com/search?q=gelsia+asturie&oq=gelsia+asturie&aqs=chrome..69i57j35i39i362l3j69i59l3j0i271...3.2231j0j15&sourceid=chrome&ie=UTF-8
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Re: Diario economico

Messaggioda zampaflex » 25 ott 2021 11:13

Siete curiosi di sapere quanti e quali reati vengono denunciati nella vostra provincia?

https://lab24.ilsole24ore.com/indice-della-criminalita/indexT.php
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Re: Diario economico

Messaggioda zampaflex » 26 ott 2021 22:47

Giovani” e “donne” sono le parole più usate contro la riforma delle pensioni, soprattutto da Matteo Salvini, sponsor di Quota 100, e Maurizio Landini, segretario della Cgil nella quale si acuisce la malattia genetica di opporsi a qualunque riforma delle
pensioni. Eppure nessuno dei due può ignorare che è proprio ai giovani e alle donne che l’uscita dal lavoro con 62 anni di età e 38 di contributi produce i guai maggiori, oltre a un costo per lo stato di circa 30 miliardi fino al 2028; nonostante il mezzo fiasco della misura che in tre anni ha gravato sulle casse pubbliche per nove miliardi su 19 previsti.
Ma per un semplice effetto anagrafico quei 30 miliardi in più lo pagheranno soprattutto i nuovi contribuenti.
Mentre il ricambio generazionale promesso nel 2018 dalla Lega non c’è stato, anzi. Lo scrissero già allora gli esperti, anche di area leghista come Alberto Brambilla, la Confindustria, l’Ocse, l’osservatorio dei consulenti del lavoro.
Primo, perché il sistema previdenziale italiano non funziona con ognuno che si paga la propria pensione: è chi lavora che finanzia gli assegni a chi sta a casa. Da qui il maggior onere per i neoassunti e le imprese.
Secondo, per ogni 10 uscite ci sono state meno di 4 assunzioni, per posti meno qualificati (fonte consulenti del lavoro) e penalizzando il lavoro femminile (fonte Cisl).
Quota 100 è stata utilizzata soprattutto nel pubblico impiego, nelle banche e nei servizi, e appunto da donne. Che dunque più dovranno recuperare in termini di occupazione. Che Salvini neghi l’evidenza, barricandosi dietro il “no al ritorno alla legge Fornero” non è una sorpresa. Lo è invece da parte di Landini, che i dati sul lavoro dovrebbe conoscerli più di altri: l’Italia è penultima in Europa per tasso di occupazione e terzultima per la disoccupazione giovanile (fonte Ue). Quanto alle donne siamo il paese con minore occupazione (fonte Eurostat) peggio anche di Grecia e Spagna: lavora il 57 per cento delle donne rispetto a una media europea del 72. Salvini & Landini uniti nella lotta; ai giovani e alle donne.
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