Nebbiolata 1971

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Baroloonline
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Re: In Piemonte si beve bene

Messaggioda Baroloonline » 03 mar 2011 02:04

vinogodi ha scritto:
Baroloonline ha scritto:Comunque non parlo di qualità in senso assoluto, che trovo comunque alta oggettivamente. Parlo di gusto personale e di qualità rapportata al prezzo. Oggettivamente i vini della Leflaive sono molto interessanti, ma secondo me troppo schiacciati dalla vinificazione e dall'affinamento.
So di essere in disaccordo con molti (tu e Fabrizio e altri) e quindi non voglio oggettivare troppo il mio punto di vista.

... ma scherzi? Siamo qui per discutere e fra gente che beve senza tante pippe , che qui a volte di pippe se ne leggono tante e troppe . Sono attentissimo a quel che dici proprio per la particolare sensibilità che hai verso il bicchiere , per cui non credere che , nonostante la mia presa di posizione, non sia particolarmente invogliato o stimolato ad essere ancor più attento le prossime volte . Qui si è troppo abituati a fare guerre di religione quando si toccano i paladini esaltatori del proprio gusto personale ; bisognerebbe sempre , come stiamo facendo , rilassarci e scambiarci le nostre esperienze ed opinioni senza con questo si tenti di delegittimare l'esperienza altrui ( ma che sia tale e non millantata) . Piuttosto vorrei ritornare sul concetto della bevuta non troppo tarda con cui a volte ci si adagia erroneamente , portandoci dietro un retaggio culturale , secondo me errato , che il vino di un certo lignaggio debba necessariamente essere bevuto al limite del decrepito perchè zavorrati da una cultura del "il vino buono va bevuto invecchiato tanto" , pur nell'ormai consolidata conoscenza di tanti che oltre una certa età le variabili si moltiplicano talmente tanto che capitare una bottiglia al top dopo una certa età è quasi un colpo di culo , salvo condizioni esasperate di conservazione e servizio ... ultimamente , ad esempio , mi è capitato con un meursault di Coche dury 1989 , pieno di aspettative , e invece a fine corsa...


su questo concordo pienamente.
Anch'io preferisco un pelo anticipare che arrivare tardi, sia nel Borgogna bianco e soprattutto in quello rosso.
E tenermi aggiornato su quello che bevono gli altri, per sapere quando stappare e quando no.
Ma in questo forum, come dici anche tu, c'è piu' gente che passa il tempo a scrivere pippe che non a scrivere cosa ha stappato e come l'ha trovato.
E questo mi rompe parecchio, visto che dopo un po' di anni in cui ci raccontiamo sempre le solite cose, alla fine è meglio parlare di bottiglie effettivamente stappate e non di filosofia.
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Re: In Piemonte si beve bene

Messaggioda Dedalus » 03 mar 2011 02:35

vinogodi ha scritto:Diverso se avessi fatto le affermazioni di cui sopra tu , ad esempio , allora davvero mi sarei scompisciato dalle risa , invece che alterarmi ... :lol:



Motivo per cui bisognerebbe leggere alla cieca, dopo aver degustato alla cieca naturalmente... :P
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Re: In Piemonte si beve bene

Messaggioda yuzu » 03 mar 2011 13:16

Baroloonline ha scritto:
yuzu ha scritto:
Baroloonline ha scritto:Questa bevuta pero' mi ha confermato due cose:
1) il Batard di Leflaive è un vino del c..o, meglio il Puligny Pucelles
2) a me il Domaine Leflaive continua a piacere sempre di meno

a me un batard 96 non mi era dispiaciuto affatto..
però affascinante il punto 2.. chi lavora in un certo modo si diceva in un altro thread, ha risulati a volte variabili.. :D


Per i miei gusti il modo di lavorare bio o non bio non centra niente, non mi piace proprio lo stile del Domaine.
O meglio, in questo momento trovo degli altri produttori in Borgogna con vini migliori che costano di meno.

cosa intendi per stile del domaine? io trovo variabilità tra le annate e grande diversità tra i cru.. quindi non capisco a cosa ti riferisci..
che ci siano altri produttori che fanno prodotti altrettanto validi con prezzi minori è indubbio..
da coche dury in giù, e facile trovare vini che costano meno di leflaive..
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Re: In Piemonte si beve bene

Messaggioda Palma » 03 mar 2011 13:53

vinogodi ha scritto:
Baroloonline ha scritto:
vinogodi ha scritto:
meursault ha scritto:...Prossimamente su questi teleschermi Vinogodi che spiega la borgogna bianca a Baroloonline.
.

...tranquillo , non ci farai litigare per così poco . Ho premesso che "mi fido" del suo giudizio , quindi mi accosto al suo parere senza intenti bellicosi . Diverso se avessi fatto le affermazioni di cui sopra tu , ad esempio , allora davvero mi sarei scompisciato dalle risa , invece che alterarmi ... :lol:


posso capire benissimo le affermazioni di Vinogodi, semplicemente per i miei gusti faccio questo ragionamento:
di Chevalier superiori a Leflaive (circa 280 euro oramai) ci sono secondo me: Ramonet (costa piu' o meno uguale), SAuzet (costa 80 euro in meno), Boillot (costa 50 euro in meno), PY COlin (costa 100 euro in meno), probabilmente il Demoiselles di Jadot (costa 80 euro in meno), Bouchard La Cabotte (costa 100 euro in meno), NIellon (costa un pelo di meno). Senza contare che con 280 euro si trovano almeno 6 montrachet che costano meno (Fontaine Gagnard, Bouchard, Blain Gagnard, Marc Colin, PY Colin, Amiot, Lamy ) di cui almeno i primi 4 dello stesso livello o superiore allo Chevalier (i primi due)
Di Batard superiori (sempre secondo me) a Leflaive (180 euro) e che costano di meno ci sono Ramonet, (30-40 euro in meno), Boillot (uguale, forse piu' caro), Sauzet (30 euro in meno), certe annate di Pernot (80 euro in meno) e qualcos'altro che non mi viene in mente
Di 1er cru di qualità simile o superiore al Pucelles che costano di meno (110 euro) me ne vengono in mente almeno 30.
Ora, per carità, lo Chevalier di Leflaive è una buona bevuta sempre, attestato ogni volta che lo bevo tra i 92 e i 96 punti, il Pucelles non mi passa mai i 93 punti, ma mi andavano bene i prezzi di 3/4 anni fa (pucelles a 70 euro, Chevalier a 180) e preferivo la vinificazione di PIerre Morey.
Poi è chiaro che rispetto ogni altro gusto...e sempre disponibile a confrontarmi davanti ad un bicchiere.
... ma per l'amor del cielo : non mi trovi asolutamente d'accordo in almeno 5-6 considerazioni che hai fatto , ma solo per esperienza personale , che non necessariamente coincide con la tua , soprattutto sullo Chevaliers e sui tanti Montrachet che , salvo gli assoluti fuori concorso DRC , lo stesso Leflaive Domain , Lafon e Ramonet , difficilmente hanno lo spessore qualitativo dello Chevaliers di Leflaive Domain , anche aprendoli vicino , se non in annate eccellenti . Mi rendo comunque conto che chi ha un percorso assai avanzato dal punto di vista della conoscenza , sviluppa sensibilità personali ai particolari che possono far pendere la preferenza personale senza entrare nel particolare del soggettivismo empirico che altrimenti Meursault ci impippa dall'alto della sua filosofica saggezza di cui noi siamo ormai emendati causa età decisamente tarda per le circonvoluzioni lessicali...


Rapido, rapido dico anch'io umilmente la mia che è più vicina al Vinogodi pensiero (non farci l'abitudine :D) che a quello di Francesco.
Batard, seppur buono, è l'unico vino di Leflaive che non mi ha mai pienamente soddisfatto (è anche quello che ho bevuto meno), per gli altri non ho mai rimpianto un centesimo dei soldi spesi. Lo Chevalier lo considero un monumento al grande Borgogna bianco, bevuto in parecchie annate, ha solo bisogno di qualche anno per affinarsi, poi regala grosse soddisfazioni. Su questo cru non ho mai trovato altri produttori paragonabili (non sentito Ramonet), Sauzet 2002 al cospetto del pari età di Leflaive fece la figura del vaso di coccio e mi meraviglio veramente di vederlo citato da Francesco. I pochi 1er Folatieres e Pucelles bevuti (non di ultime annate) li metto certamente tra i migliori 1er che mi siano mai capitati, certo costano, ma ad esempio Pucelles 1996 è rimasto a lungo nella memoria mia e degli altri che lo hanno bevuto. Può essere che ultimamente siano cambiati, ma quelli da me bevuti sono certamente al top (per me, ovvio).
Capisco comunque che possano esserci punti di vista diversi, l'altra sera ad esempio, proprio davanti allo Chevalier 2002 io ho subito parlato di grande vino, altri lo hanno fatto un po' dopo, mentre vittox è rimasto decisamente più freddo, in quanto lui cercava un'affilatura maggiore. per me non c'è mancanza di acidità, ma la notevole struttura ed alcuni sentori più dolci ne attenuano gli effetti.
Potrebbe anche essere che palati rovinati dallo Chablis non riescano ad apprezzare completamente la reale grandezza dei vini bianchi :D :D :D
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Re: In Piemonte si beve bene

Messaggioda zampaflex » 03 mar 2011 14:01

vinogodi ha scritto:Piuttosto vorrei ritornare sul concetto della bevuta non troppo tarda con cui a volte ci si adagia erroneamente , portandoci dietro un retaggio culturale , secondo me errato , che il vino di un certo lignaggio debba necessariamente essere bevuto al limite del decrepito perchè zavorrati da una cultura del "il vino buono va bevuto invecchiato tanto" ...


ECCO! Finalmente qualcuno lo dice! Il re è nudo!!!

Perché dovere bere tra vent'anni vini costruiti (secondo me) male, stracarichi di acidità e tannini, con la loro naturalità frutto-floreale soverchiata da questi stilemi dernier cri, ah la mineralità! Ah, gli idrocarburi! [Gremul, sorry! :D ] quando invece sarebbe meglio fare vini più equilibrati e godibili in un arco di tempo che non obblighi a custodirli nei caveau blindati di una banca? Salvo poi scoprire, appunto, che spese di un certo livello danno luogo dopo attese bibliche a delusioni ripetute e cocenti?

Mi sembra che qualcuno qui sul forum si stia stancando di questo stile; ricordo un intervento parallelo del mese scorso di De Magistris e Pigigres.

Vabbé che sono Maroniano (ma in evoluzione), ma troviamoci a meta strada! Amiamoci! :D
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Re: In Piemonte si beve bene

Messaggioda Dedalus » 03 mar 2011 15:36

zampaflex ha scritto:
vinogodi ha scritto:Piuttosto vorrei ritornare sul concetto della bevuta non troppo tarda con cui a volte ci si adagia erroneamente , portandoci dietro un retaggio culturale , secondo me errato , che il vino di un certo lignaggio debba necessariamente essere bevuto al limite del decrepito perchè zavorrati da una cultura del "il vino buono va bevuto invecchiato tanto" ...


ECCO! Finalmente qualcuno lo dice! Il re è nudo!!!

Perché dovere bere tra vent'anni vini costruiti (secondo me) male, stracarichi di acidità e tannini, con la loro naturalità frutto-floreale soverchiata da questi stilemi dernier cri, ah la mineralità! Ah, gli idrocarburi! [Gremul, sorry! :D ] quando invece sarebbe meglio fare vini più equilibrati e godibili in un arco di tempo che non obblighi a custodirli nei caveau blindati di una banca? Salvo poi scoprire, appunto, che spese di un certo livello danno luogo dopo attese bibliche a delusioni ripetute e cocenti?

Mi sembra che qualcuno qui sul forum si stia stancando di questo stile; ricordo un intervento parallelo del mese scorso di De Magistris e Pigigres.

Vabbé che sono Maroniano (ma in evoluzione), ma troviamoci a meta strada! Amiamoci! :D


Marco ha detto un'altra cosa, che ogni vino ha la sua propria parabola evolutiva, e che bere un vino al limite estremo della sua propria gittata non ha un valore speciale. L'ideale cioé è bere il vino -la cosa è tanto banale da essere sconfortante- quando esso può offrire pienamente le sue migliori caratteristiche.

Da qui a dire che i produttori dovrebbero concentrarsi sulla produzione di vini già pronti ed accessibili in pochi anni o addirittura già all'uscita, è tutto un altro mondo. Se si facesse come dici tu si perderebbe l'occasione di avere sul mercato vini capaci di raggiungere le vette eccelse che le tipologie atte all'invecchiamento possono esprimere solo dopo lungo invecchiamento. Lungo, non eccessivo. La differenza è tutta qui.

Altrimenti non avrebbero alcun senso le tante "macchinate del tempo" che si fanno proprio a casa di Marco, dove invece si ha puntualmente la dimostrazione di come i vini pronti-partenza-via non reggono il confronto.

Detto in maniera più cruda ma forse più efficace, fustigare i gerontofili non significa certo incitare a farsela con le ragazzine di 14 anni.
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Re: In Piemonte si beve bene

Messaggioda zampaflex » 03 mar 2011 17:10

Dedalus ha scritto:
zampaflex ha scritto:
vinogodi ha scritto:Piuttosto vorrei ritornare sul concetto della bevuta non troppo tarda con cui a volte ci si adagia erroneamente , portandoci dietro un retaggio culturale , secondo me errato , che il vino di un certo lignaggio debba necessariamente essere bevuto al limite del decrepito perchè zavorrati da una cultura del "il vino buono va bevuto invecchiato tanto" ...


ECCO! Finalmente qualcuno lo dice! Il re è nudo!!!

Perché dovere bere tra vent'anni vini costruiti (secondo me) male, stracarichi di acidità e tannini, con la loro naturalità frutto-floreale soverchiata da questi stilemi dernier cri, ah la mineralità! Ah, gli idrocarburi! [Gremul, sorry! :D ] quando invece sarebbe meglio fare vini più equilibrati e godibili in un arco di tempo che non obblighi a custodirli nei caveau blindati di una banca? Salvo poi scoprire, appunto, che spese di un certo livello danno luogo dopo attese bibliche a delusioni ripetute e cocenti?

Mi sembra che qualcuno qui sul forum si stia stancando di questo stile; ricordo un intervento parallelo del mese scorso di De Magistris e Pigigres.

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Marco ha detto un'altra cosa, che ogni vino ha la sua propria parabola evolutiva, e che bere un vino al limite estremo della sua propria gittata non ha un valore speciale. L'ideale cioé è bere il vino -la cosa è tanto banale da essere sconfortante- quando esso può offrire pienamente le sue migliori caratteristiche.

Da qui a dire che i produttori dovrebbero concentrarsi sulla produzione di vini già pronti ed accessibili in pochi anni o addirittura già all'uscita, è tutto un altro mondo. Se si facesse come dici tu si perderebbe l'occasione di avere sul mercato vini capaci di raggiungere le vette eccelse che le tipologie atte all'invecchiamento possono esprimere solo dopo lungo invecchiamento. Lungo, non eccessivo. La differenza è tutta qui.

Altrimenti non avrebbero alcun senso le tante "macchinate del tempo" che si fanno proprio a casa di Marco, dove invece si ha puntualmente la dimostrazione di come i vini pronti-partenza-via non reggono il confronto.

Detto in maniera più cruda ma forse più efficace, fustigare i gerontofili non significa certo incitare a farsela con le ragazzine di 14 anni.


Corretta precisazione la tua, conoscendo meglio di me chi ha scritto quelle parole evidentemente cogli il senso pieno. A completare quanto ho detto io, tra la provocazione ed il calembour, aggiungo che nemmeno io penso che il vino "pronto subito" permetta di esprimere il massimo potenziale; su questo siamo d'accordo. Ma neanche vorrei vedere vini che devono starsene chiusi in bottiglia dieci e più anni per smussare le troppe asperità e poi inevitabilmente diventare qualcosa di parecchio diverso dal punto di partenza, guadagnando troppo (dal mio punto di vista) in terziarizzazioni e perdendo in freschezza.
Per il mio mondo gustativo, una strada intermedia mi sembra di averla intravvista. Tant'è che ieri sera ho bevuto un classico maronita e mi ha colpito negativamente! :)
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Re: In Piemonte si beve bene

Messaggioda Dedalus » 03 mar 2011 21:06

I vini che perdono troppo velocemente il frutto sono proprio quelli fatti per offrire subito un naso caleidoscopico ed una bocca priva della benché minima asperità.

Dall'altra parte, e qui sono d'accordissimo con te, i vini sovraestratti, eccessivamente acidi e variamente sgraziati, anche quando invecchiano non migliorano affatto. Al più attutiscono un poco i loro difetti, il che è una cosa assai diversa dal diventare buoni. Sono un po' come le persone di cattivo carattere, che quando diventano vecchie risultano meno insopportabili solo perché non hanno più tutte le energie della gioventù per rompere imperialmente gli zebedei come sarebbe nella loro natura.

Da dire che in questa categoria entrano di fatto, a prescindere dalle dichiarazioni ideologiche, anche un mucchio di vini moderni che si dichiarano "fatti per piacere subito", anche molti vini della corrente maronita, come no. Vini che, quando fai notare che il tannino da legno è 20 volte più astringente del più ossuto dei tannini da uva del più duro e puro dei tradizionalisti, vengono improvvisamente iscritti alla categoria "vedrai fra 20 anni come saranno buoni".

I vini davvero buoni non sono né i vini che hanno paura di dover essere invecchiati quanto è necessario per coniugare autorevolezza e approcciabilità, né i vini che si nascondono dietro allo stereotipo del Grande Vino da Invecchiamento per giustificare la propria rozzezza di fattura e concezione.

C'è insomma il rischio di equivocare. Il punto non sta nel definire la lunghezza di invecchiamento ideale, tagliando fuori sia i vini troppo austeri sia quelli troppo immediati. Il punto sta nel riconoscere la qualità complessiva del vino, qualunque sia la forma con cui essa si presenta. Il grande vino può presentarsi nel bicchiere così giovane e vinoso da essere preso difficilmente sul serio (vedasi il caso del Rossese di Dolceacqua) oppure talmente chiuso e duro da disperare che prima o poi diventerà davvero buono (vedasi il caso delle Riserve di Biondi Santi).

La risposta sta fuori dall'ideologia del modello unico, sia il vino-frutto maroniano, sia il vino-caro-estinto tratteggiato da vinogodi, sia il vino tutto colori saturi, smalti e astringenze furiose del modernismo anni '90, sia il cancherone iperestratto anni '70 destinato a resistere a 30 anni di mensola del caminetto in cucina, sia il vino ossidato-volatile-imbrettato dei neo-primitivisti...

Il vino è cultura, e la cultura è diversità. Il gioco sta nel trovare risposte ogni volta diverse per ogni singolo vino, non nel cercare l'unica domanda giusta per qualsiasi vino.
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Re: In Piemonte si beve bene

Messaggioda vinogodi » 03 mar 2011 21:52

...c'è buonsenso in tutto ciò che sto leggendo e mi compiaccio . Rossano ha captato immediatamente il mio pensiero , era tutt'alpiù un appunto sul tenattivo di varia umanità che leggo sul forum di riporre eccessive aspettative , inoltre , in vini che dal punto di vista più pratico che teorico , possono riservare più delusioni che gioie , tra l'altro a costi piuttosto elevati . Faccio un esempio , ma potreste tutti fare un'operazione di ricerca veloce sugli arcghivi del forum e vedreste abbastanza chiaramente che bersi Borgogna di oltre vent'anni riserva non sempre felicissimi incontri , a differenza di Bordeaux , ad esempio , o grandi Nebbiolo di grande annata . Questo un pò per fragilità della tipologia stessa ( non è proprio vero che i bianchi di Beaune invecchiano all'infinito , anzi) , un pò perchè , coem ho scritto , le variabili sono tali e talmente tante da equiparare , la grande boccia superperformante di oltre vent'anni, ad una bella sequenza di numeri del Lotto o del Superenalotto . Da qui qualche delusione totale ... o parziale . Due appunti:
- E' un pò di tempo ( dieci anni ?) che di Giacosa non contesto la maestria di produttore , quanto la costanza della produzione stessa e , guarda caso , soprattutto nel passato . Bottiglie memorabili alternate a bottiglie dubbiose ad essere buoni . Sulle etichette bianche , poi , preferisco glissare . Lungi dalla classica dietrologia del "ve l'avevo detto" , rimane solo l'ennesima conferma che ci si accosta a questo produttore sempre con una particolare ansia , soprattutto dopo le mie esperienze personali e le tante che leggo sul forum .
- Capitolo Biondi Santi . Voi scherzate , ma molte volte preferisco l'annata alla Riserva , non foss'altro che quando non sono in "annate storiche" , i classici 60-70 mesi di botte la rendono già in partenza con una marcia in meno rispetto all'annata . Vi assicuro che parecchie "annate" hanno una capacità di invecchiamento assolutamente abnormi . Bevo spesso "annate" degli anni settanta fresche come fossero appena imbottigliate , con acidità assassine e fragranza da sbigottire . Quindi la sua intellegibilità è nata soprattutto dalla sua natura , che non cambierà mai , di leviatano dei vini italiani , dove solo la pazienza è l'arma giusta per affrontarlo . Fidatevi , per chi si sta creando tanti dubbi da bevute e riscontri recenti ...
....Magari ricaviamo un altro piccolo appoggio un po' meno liscio e scivoloso su cui zompettare per attraversare le rapide dell'incomprensione, ed evitare di precipitare nel baratro delle cascate del conflitto perenne...

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Re: In Piemonte si beve bene

Messaggioda zampaflex » 03 mar 2011 21:53

Chapeau. Un condensato di saggezza enoica.
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Re: In Piemonte si beve bene

Messaggioda Kalosartipos » 04 mar 2011 00:09

vinogodi ha scritto: Vi assicuro che parecchie "annate" hanno una capacità di invecchiamento assolutamente abnormi . Bevo spesso "annate" degli anni settanta fresche come fossero appena imbottigliate , con acidità assassine e fragranza da sbigottire

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Re: In Piemonte si beve bene

Messaggioda Ludus » 04 mar 2011 00:48

Kalosartipos ha scritto:
vinogodi ha scritto: Vi assicuro che parecchie "annate" hanno una capacità di invecchiamento assolutamente abnormi . Bevo spesso "annate" degli anni settanta fresche come fossero appena imbottigliate , con acidità assassine e fragranza da sbigottire

I remember.
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che faccio, quoto? :mrgreen:
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Re: In Piemonte si beve bene

Messaggioda Pigigres » 04 mar 2011 11:58

zampaflex ha scritto:Mi sembra che qualcuno qui sul forum si stia stancando di questo stile; ricordo un intervento parallelo del mese scorso di De Magistris e Pigigres.



In realtà quello che volevo dire io era un pò diverso. Ritenevo un filo pericoloso l'approcciarsi al vino secondo un unico modello di qualità, quello per il quale il vino deve avere, chessò, supertannini, acidità limite, durezze e spigolosità varie, affinchè piaccia. Per carità, ognuno ha i suoi gusti; solo che questo approccio mi sembra ricalcare quello degli anni passati, dove a iperconcentrazione si sostituisce acidità, dove a durezze si sostituiscono sentori laccati. Ed è per questo che mi viene il sospetto che, a volte, non sia tanto questione di gusti, bensì di pensieri.

In estrema sintesi, come già detto da altri sopra:

"Il vino è cultura, e la cultura è diversità. Il gioco sta nel trovare risposte ogni volta diverse per ogni singolo vino, non nel cercare l'unica domanda giusta per qualsiasi vino."
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Re: In Piemonte si beve bene

Messaggioda zampaflex » 04 mar 2011 12:43

Pigigres ha scritto:In realtà quello che volevo dire io era un pò diverso. Ritenevo un filo pericoloso l'approcciarsi al vino secondo un unico modello di qualità, quello per il quale il vino deve avere, chessò, supertannini, acidità limite, durezze e spigolosità varie, affinchè piaccia. Per carità, ognuno ha i suoi gusti; solo che questo approccio mi sembra ricalcare quello degli anni passati, dove a iperconcentrazione si sostituisce acidità, dove a durezze si sostituiscono sentori laccati. Ed è per questo che mi viene il sospetto che, a volte, non sia tanto questione di gusti, bensì di pensieri.


Ciao Francesco, era esattamente per questo concetto che ti ho citato, e sono d'accordissimo con te. Ed in pratica alla fine io, tu, Dedalus, De Magistris e forse anche Vinogodi stiamo ruotando attorno allo stesso concetto: basta pre-giudizi e preconcetti, il vino va gustato e giudicato per quello che c'è nel bicchiere anche a costo di sorprese, e non perché ce ne costruiamo un modello a priori e ci orientiamo ad adeguarci, nelle scelte e nei riscontri.
Adesso basta oggettività. Stasera mi aspetta il mio primo Barolo. :D
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Re: In Piemonte si beve bene

Messaggioda barrabas » 04 mar 2011 17:24

vorrei dire la mia :)
su leflaive :
premesso che mi trovo pressoche' in linea con francesco , non tanto per comunanza di bevute ma soprattutto' per affinita' di gusti ,
ci troviamo spesso infatti durante e al termine di certe mega bevute (per qualita' e quantita') a previlegiare vini che per comune definizione chiamiamo "trasparenti " ecco quindi che troviamo stancante leflaive e a chambolle stanno i nostri cru' d'elezione di borgogna
non ho l'esperienza e la sua conoscenza sull'argomento ma qualche bella boccia bianca ho avuto la fortuna di stappare :
a parer mio nel non impazzire per leflaive ,particolarmente il batard dell'altro giorno ,coesistono due tipi di motivazioni
il gusto personale e la tipologia del cru
batard e' grasso ,ricco, opulento ,e cio' risulta spesso a me stucchevole ,preferisco di gran lunga chevalier piu' fine ed elegante ,ed ecco che previlegio batard dei produttori con una mano diversa piu' leggera ,oppure preferisco bere batard in annata minori meno ricche di frutto ,
e forse quel godere palatale ,cosi mi pare si sia espresso marco per me non risulta tale e certi profumi mielosi, di frutta candita ,burrosi ,che esondano dal bicchiere non mi esaltano ,forse soprattutto per gusto personale ,
mi piace definirmi un bevitore , il mio approccio al bere e' ludico edonistico e di ricerca emozionale , e vado fiero della mia soggettivita' ovviamente condotta nel giudizio dai giusti parametri dalla esperienza e dalla conoscenza
quanto invece all'altro argomente in discussione
sottoscrivo appieno pare il piccolo compendio di saggezza " sul quando aprire " che e' stato quello di marco pochi interventi fa',
ora soprattutto ,dopo aver passato il mio bel periodo" gerontofilo ", preferisco bere un pelo piu' giovane che non ,stanco anch'io ,(vedi giacosa) di giocare al lotto con le bottiglie e avendo spostato il gusto personale verso bottiglie come dice enrico "colte prima piuttosto che dopo"
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Re: In Piemonte si beve bene

Messaggioda vittoxx » 04 mar 2011 18:03

Palma ha scritto:
Rapido, rapido dico anch'io umilmente la mia che è più vicina al Vinogodi pensiero (non farci l'abitudine :D) che a quello di Francesco.
Batard, seppur buono, è l'unico vino di Leflaive che non mi ha mai pienamente soddisfatto (è anche quello che ho bevuto meno), per gli altri non ho mai rimpianto un centesimo dei soldi spesi. Lo Chevalier lo considero un monumento al grande Borgogna bianco, bevuto in parecchie annate, ha solo bisogno di qualche anno per affinarsi, poi regala grosse soddisfazioni. Su questo cru non ho mai trovato altri produttori paragonabili (non sentito Ramonet), Sauzet 2002 al cospetto del pari età di Leflaive fece la figura del vaso di coccio e mi meraviglio veramente di vederlo citato da Francesco. I pochi 1er Folatieres e Pucelles bevuti (non di ultime annate) li metto certamente tra i migliori 1er che mi siano mai capitati, certo costano, ma ad esempio Pucelles 1996 è rimasto a lungo nella memoria mia e degli altri che lo hanno bevuto. Può essere che ultimamente siano cambiati, ma quelli da me bevuti sono certamente al top (per me, ovvio).
Capisco comunque che possano esserci punti di vista diversi, l'altra sera ad esempio, proprio davanti allo Chevalier 2002 io ho subito parlato di grande vino, altri lo hanno fatto un po' dopo, mentre vittox è rimasto decisamente più freddo, in quanto lui cercava un'affilatura maggiore. per me non c'è mancanza di acidità, ma la notevole struttura ed alcuni sentori più dolci ne attenuano gli effetti.
Potrebbe anche essere che palati rovinati dallo Chablis non riescano ad apprezzare completamente la reale grandezza dei vini bianchi :D :D :D

È che invece io ci ritrovavo, soprattutto al naso, proprio i sentori di certi chablis minori che non mi piacciono. Certo il vino era altro livello rispetto a questi, ma tuttavia non è il mio vino
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de magistris
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Re: In Piemonte si beve bene

Messaggioda de magistris » 04 mar 2011 18:52

barrabas ha scritto:vorrei dire la mia :)
su leflaive :
premesso che mi trovo pressoche' in linea con francesco , non tanto per comunanza di bevute ma soprattutto' per affinita' di gusti ,
ci troviamo spesso infatti durante e al termine di certe mega bevute (per qualita' e quantita') a previlegiare vini che per comune definizione chiamiamo "trasparenti " ecco quindi che troviamo stancante leflaive e a chambolle stanno i nostri cru' d'elezione di borgogna
non ho l'esperienza e la sua conoscenza sull'argomento ma qualche bella boccia bianca ho avuto la fortuna di stappare :
a parer mio nel non impazzire per leflaive ,particolarmente il batard dell'altro giorno ,coesistono due tipi di motivazioni
il gusto personale e la tipologia del cru
batard e' grasso ,ricco, opulento ,e cio' risulta spesso a me stucchevole ,preferisco di gran lunga chevalier piu' fine ed elegante ,ed ecco che previlegio batard dei produttori con una mano diversa piu' leggera ,oppure preferisco bere batard in annata minori meno ricche di frutto ,
e forse quel godere palatale ,cosi mi pare si sia espresso marco per me non risulta tale e certi profumi mielosi, di frutta candita ,burrosi ,che esondano dal bicchiere non mi esaltano ,forse soprattutto per gusto personale ,
mi piace definirmi un bevitore , il mio approccio al bere e' ludico edonistico e di ricerca emozionale , e vado fiero della mia soggettivita' ovviamente condotta nel giudizio dai giusti parametri dalla esperienza e dalla conoscenza
quanto invece all'altro argomente in discussione
sottoscrivo appieno pare il piccolo compendio di saggezza " sul quando aprire " che e' stato quello di marco pochi interventi fa',
ora soprattutto ,dopo aver passato il mio bel periodo" gerontofilo ", preferisco bere un pelo piu' giovane che non ,stanco anch'io ,(vedi giacosa) di giocare al lotto con le bottiglie e avendo spostato il gusto personale verso bottiglie come dice enrico "colte prima piuttosto che dopo"


sei un grande, Marco! applausi :D
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Re: In Piemonte si beve bene

Messaggioda enricom67 » 04 mar 2011 21:28

Ma che grande e grande .....
Ci ho messo anni a fargli passare la passione per i cadaveri e adesso mi cita pure :lol: :lol:
Scusate se intervengo solo ora ma ci ho messo una settimana a digerire le meringhe vinte a poker :mrgreen: :mrgreen:
Non voglio lanciarmi in una disquisizione filosofica che non porta da nessuna parte, i giudizi sono troppo influenzati dai gusti personali.
Parlerei, invece, dei vini che abbiamo bevuto, ovviamente secondo il mio parere del tutto opinabile.
Piccola premessa. A me nel vino piace sempre sentire le note fruttate.
Più o meno mature, complesse e accompagnate da altri sentori, ovviamente, ma ci devono essere.
Quando il vino perde totalmente il fruttato, che sia a favore di mineralità coprenti o maturità/ossidazioni spinte o animalità scalpitanti, per me diventa un'altra cosa e non mi fa impazzire. Per questo motivo i vini preferisco berli un troppo giovani che il contrario.
Il Krug secondo me era in una fase troppo ossidativa e andava bevuto prima. Assaggiato e lasciato.
Il Batard ossidato e in caduta libera. Assaggiato e lasciato.
Il Falleto idem.
Il Granbussia ai limiti del maturo/ossidato, nella fase in cui si supera la massima complessità e il vino si semplifica su note di legni, un po' di spezie e poco altro. Nessuna progressione nel bicchiere ....
La Mission spettacolare!! Ancora frutti di bosco e spezie al naso, fresco, tannini perfettamente integrati, e poi lunghissimo e cangiante per ore. Chapeau.
Lo Chateauneuf-du-Pape denso, scuro, chiuso su note di confetture, solo leggermente animale a differenza di altre annate.
Non eccessivamente espressivo oggi ma lasciava intendere un grande futuro.
Molto simpatici i tre vini imboscati.
Il Poyeux di Clos Rougeard più che una sorpresa è una conferma. Ricco, complesso, struttura agile e verticale .... insomma un Raveneau rosso.
Il Brunate Riserva di Rinaldi '85 un vero spettacolo. Fresco, equilibrato, complesso con note fruttate, speziate e minerali.
Anche il Mont di Huet è stato una bella sorpresa. E' partito un po' lento su note eteree e leggermente chimiche per aprirsi su confettura di mela cotogna, miele, cera d'api e spezie. Forse gli mancava un po' di concentrazione, come spesso capita ai moelleux.
Sui vini della serata è meglio lasciar perdere ho ancora il mal di testa :D


de magistris ha scritto:
barrabas ha scritto:vorrei dire la mia :)
su leflaive :
premesso che mi trovo pressoche' in linea con francesco , non tanto per comunanza di bevute ma soprattutto' per affinita' di gusti ,
ci troviamo spesso infatti durante e al termine di certe mega bevute (per qualita' e quantita') a previlegiare vini che per comune definizione chiamiamo "trasparenti " ecco quindi che troviamo stancante leflaive e a chambolle stanno i nostri cru' d'elezione di borgogna
non ho l'esperienza e la sua conoscenza sull'argomento ma qualche bella boccia bianca ho avuto la fortuna di stappare :
a parer mio nel non impazzire per leflaive ,particolarmente il batard dell'altro giorno ,coesistono due tipi di motivazioni
il gusto personale e la tipologia del cru
batard e' grasso ,ricco, opulento ,e cio' risulta spesso a me stucchevole ,preferisco di gran lunga chevalier piu' fine ed elegante ,ed ecco che previlegio batard dei produttori con una mano diversa piu' leggera ,oppure preferisco bere batard in annata minori meno ricche di frutto ,
e forse quel godere palatale ,cosi mi pare si sia espresso marco per me non risulta tale e certi profumi mielosi, di frutta candita ,burrosi ,che esondano dal bicchiere non mi esaltano ,forse soprattutto per gusto personale ,
mi piace definirmi un bevitore , il mio approccio al bere e' ludico edonistico e di ricerca emozionale , e vado fiero della mia soggettivita' ovviamente condotta nel giudizio dai giusti parametri dalla esperienza e dalla conoscenza
quanto invece all'altro argomente in discussione
sottoscrivo appieno pare il piccolo compendio di saggezza " sul quando aprire " che e' stato quello di marco pochi interventi fa',
ora soprattutto ,dopo aver passato il mio bel periodo" gerontofilo ", preferisco bere un pelo piu' giovane che non ,stanco anch'io ,(vedi giacosa) di giocare al lotto con le bottiglie e avendo spostato il gusto personale verso bottiglie come dice enrico "colte prima piuttosto che dopo"


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Re: In Piemonte si beve bene

Messaggioda zampaflex » 05 mar 2011 12:58

enricom67 ha scritto:Piccola premessa. A me nel vino piace sempre sentire le note fruttate.
Più o meno mature, complesse e accompagnate da altri sentori, ovviamente, ma ci devono essere.
Quando il vino perde totalmente il fruttato, che sia a favore di mineralità coprenti o maturità/ossidazioni spinte o animalità scalpitanti, per me diventa un'altra cosa e non mi fa impazzire. Per questo motivo i vini preferisco berli un troppo giovani che il contrario.


Spot on. E' il punto su cui insisto sempre io, anche se probabilmente dall'ala sinistra: un vino senza frutto, al mio gusto, non è più vino. Così come lo scorrere del tempo può arricchire, ma non deve annichilire.
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Re: In Piemonte si beve bene

Messaggioda Dedalus » 05 mar 2011 13:42

Io invece non ne faccio una questione frutto sì-frutto no, di frutto ancora-frutto non più.

Ci sono vini che ormai di frutto hanno davvero poco, non perché siano ossidati o scollinati, ma perché sono evoluti in perfetta integrità verso espressioni terziarie dominanti. Sono vini, quelli buoni ovviamente, che sentirei per ore ed ore al naso, che scorrono giù per la gola con infinita presenza, coniugando alla tensione della struttura una vera e propria esplosione di aromi, intensi, cangianti, precisi, persistenti, addirittura penetranti. Non c'è gran che di frutto, ma il frutto non è mica l'aroma stesso. Può esserci grande aroma anche fuori dal frutto, persino senza frutto.

Il frutto è un po' l'aggettivo del vino. Come fanno gli scrittori giovani ed ancora piuttosto inesperti, i vini giovani non sanno e non possono rinunciare agli aggettivi per esprimere quello che vogliono raccontare. E' nella loro natura ed è giusto che sia così.

Invece spesso (non sempre) lo scrittore nel pieno della maturità, raggiunta la sintesi del suo pensiero, approdato alla perfezione del suo stile, usa solo soggetti, verbi e sostantivi, e qualche raro avverbio. Ma aggettivi, note fruttate, quasi più nulla, e quando capita, in maniera estremamente pudica. Anche questo scrivere, anche questo bere ha somma dignità, senso, potenza. Anzi, quando la penna è davvero grande, quando la vigna e il manico sono davvero quelli buoni, questi bicchieri di vino non si schiodano più dalla testa finché campi.
“La cultura è organizzazione, disciplina del proprio io interiore; è presa di possesso della propria personalità, e conquista di coscienza superiore, per la quale si riesce a comprendere la propria funzione nella vita, i propri diritti e i propri doveri.”
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Re: In Piemonte si beve bene

Messaggioda enricom67 » 05 mar 2011 23:51

Due categorie di bevitori preferiscono i vini più giovani e fruttati: i primi sono i neofiti ..... , i secondi sono quelli che si sono stancati di fare gli esperti e di ripetere che i vini sarebbero stati meglio qualche anno prima :wink:
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Re: In Piemonte si beve bene

Messaggioda Baroloonline » 06 mar 2011 01:01

enricom67 ha scritto:Due categorie di bevitori preferiscono i vini più giovani e fruttati: i primi sono i neofiti ..... , i secondi sono quelli che si sono stancati di fare gli esperti e di ripetere che i vini sarebbero stati meglio qualche anno prima :wink:

:)
Mi sa che hai ragione. Anche se hai l'animo corrotto dei bordolesi.
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Re: In Piemonte si beve bene

Messaggioda Dedalus » 06 mar 2011 01:23

enricom67 ha scritto:Due categorie di bevitori preferiscono i vini più giovani e fruttati: i primi sono i neofiti ..... , i secondi sono quelli che si sono stancati di fare gli esperti e di ripetere che i vini sarebbero stati meglio qualche anno prima :wink:


Vero.

Fra gli esclusi dalle due categorie degli ingenui e degli esperti più esperti degli esperti, ci sono tuttavia anche quelli che se ne fregano delle etichette, non hanno alcuna urgenza di delimitare categorie di bevitori in cui collocarsi, e se gli capita di godersi anche vini senza più frutto, lo dicono lo stesso.
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Re: In Piemonte si beve bene

Messaggioda Nebbiolino » 06 mar 2011 01:52

Baroloonline ha scritto:E tenermi aggiornato su quello che bevono gli altri, per sapere quando stappare e quando no.
Ma in questo forum, come dici anche tu, c'è piu' gente che passa il tempo a scrivere pippe che non a scrivere cosa ha stappato e come l'ha trovato.
E questo mi rompe parecchio, visto che dopo un po' di anni in cui ci raccontiamo sempre le solite cose, alla fine è meglio parlare di bottiglie effettivamente stappate e non di filosofia.


Parole da incidere nel granito.
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Re: In Piemonte si beve bene

Messaggioda Baroloonline » 11 mar 2011 22:45

Oggi visita da Giuseppe Rinaldi e Giacomo Conterno.
Chi dice che l'annata 2007 è trista è un bischero.
Ora a cena a Cervere, sperando che Jossik non svuoti la cucina.
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