The Drunk Ducks' Nest ... summer 2019

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easy11
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Re: The Drunk Ducks' Nest ...fall-winter 2018-19

Messaggioda easy11 » 18 set 2018 15:42

AUGURIIIIIIIIIII
Questo thread ha più di 10 anni, complimenti
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Wineduck
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Re: The Drunk Ducks' Nest ...fall-winter 2018-19

Messaggioda Wineduck » 19 gen 2019 16:07

Meravigliosa bottiglia di Farò Palari 1998
Olfattivamente è partito a mille! Terra vulcanica, rosa, liquirizia, cardamomo, carciofo bollito, thè nero. Ha poi avuto una fase calante in cui ho lasciato che l'ossigenazione facesse il suo giusto lavoro. Dopo oltre due ore è arrivato un incenso leroyano dopo essere passato dalla fase fruttata (durone affogato nel cacao) e della scorza d'arancia. Il cacao è rimasto una costanza di tutte le fasi, percepito fin nella PAI praticamente infinita che mi accompagnava anche dopo molti minuti al sorso successivo.
In bocca aveva una freschezza quasi sbarazzina, un classico caso di "potenza senza peso" nel suo colore diafano, granato luminosissimo che attraeva in modo ipnotico.
La bocca è stata senza dubbio la sua parte migliore: ingresso fresco, tannini fittissimi, levigati ma estremamente vivi, assolutamente non ancora domi... un vino decisamente ancora non arrivato. Finale in crescendo con un vortice di sentori freschi e caldi in perfetta armonia: ancora cacao in polvere, scorza d'arancia, menta, nocciola, terra, thè nero....tanto altro a cui non sono riuscito a dare un nome.
Un applauso scrosciante a Salvatore Geraci: è sempre un gran vino (il più sottovalutato d'Italia, senza se e senza ma) e la '98 rimane di gran lunga la sua migliore annata.
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Re: The Drunk Ducks' Nest ...fall-winter 2018-19

Messaggioda Fedevarius » 19 gen 2019 18:16

Wineduck ha scritto:....Olfattivamente è partito a mille!.....Ha poi avuto una fase calante in cui ho lasciato che l'ossigeno.... Dopo oltre due ore è arrivato un incenso leroyano dopo essere passato dalla fase fruttata


chiedo scusa se approfitto di questo thread e vado un po' OT per fare una domanda da pivello quale sono: come vi regolate in questi casi? come si stabilisce se il vino avrà o meno una evoluzione in positivo nel giro di qualche ora oppure no??
si tratta semplicemente di cultura ed esperienza?

recentemente un 1er cru di Borgogna (niente di impegnativo) appena aperto aveva tutta la frutta rossa immaginabile, lamponi, caramelle alla fragola... poi parita nel giro di qualche minuto per lasciare un naso non molto espressivo che dopo un paio d'ore sì è aperto ma senza mai ritrovare la dolcezza e futtosità iniziale... sbaglio qualcosa? tempi? bicchiere? (vino? :-D)
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Re: The Drunk Ducks' Nest ...fall-winter 2018-19

Messaggioda Messner » 19 gen 2019 19:01

Fedevarius ha scritto:
Wineduck ha scritto:....Olfattivamente è partito a mille!.....Ha poi avuto una fase calante in cui ho lasciato che l'ossigeno.... Dopo oltre due ore è arrivato un incenso leroyano dopo essere passato dalla fase fruttata


chiedo scusa se approfitto di questo thread e vado un po' OT per fare una domanda da pivello quale sono: come vi regolate in questi casi? come si stabilisce se il vino avrà o meno una evoluzione in positivo nel giro di qualche ora oppure no??
si tratta semplicemente di cultura ed esperienza?

recentemente un 1er cru di Borgogna (niente di impegnativo) appena aperto aveva tutta la frutta rossa immaginabile, lamponi, caramelle alla fragola... poi parita nel giro di qualche minuto per lasciare un naso non molto espressivo che dopo un paio d'ore sì è aperto ma senza mai ritrovare la dolcezza e futtosità iniziale... sbaglio qualcosa? tempi? bicchiere? (vino? :-D)


Corretto, giusto che aromi di quel tipo con l'ossigenazione pian piano affievoliscano lasciando spazio a terziari.. Poi oh, dipende da tanti fattori, da che bottiglia è, chi l'ha fatta, quanti anni ha il vino...
Se ci fai caso con bottiglie vecchiotte ma non troppo appena le apri te la puoi trovare subito tutta su aromi di frutta e dopo pochissimo già terziari e la frutta quasi inesistente. Può anche capitarti che la bottiglia sia chiusa tantissimo e la frutta venga fuori dopo adeguata ossigenazione e poi escano i terziari assieme ad essa, o proprio non esca perchè il vino è evoluto. Diciamo che aromi standard tipo fragolina, ribes, lampone sono più una prerogativa di un vino "giovane" con un passaggio in legno ben dosato..Man mano che evolve vengono fuori aromi evolutivi e questi affievoliscono sino a scomparire. Ma anche questa non è una regola, dipende dal vino...Troppe variabili in gioco
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Re: The Drunk Ducks' Nest ...fall-winter 2018-19

Messaggioda l'oste » 20 gen 2019 02:06

Wineduck ha scritto:Meravigliosa bottiglia di Farò Palari 1998
Olfattivamente è partito a mille! Terra vulcanica, rosa, liquirizia, cardamomo, carciofo bollito, thè nero. Ha poi avuto una fase calante in cui ho lasciato che l'ossigenazione facesse il suo giusto lavoro. Dopo oltre due ore è arrivato un incenso leroyano dopo essere passato dalla fase fruttata (durone affogato nel cacao) e della scorza d'arancia. Il cacao è rimasto una costanza di tutte le fasi, percepito fin nella PAI praticamente infinita che mi accompagnava anche dopo molti minuti al sorso successivo.
In bocca aveva una freschezza quasi sbarazzina, un classico caso di "potenza senza peso" nel suo colore diafano, granato luminosissimo che attraeva in modo ipnotico.
La bocca è stata senza dubbio la sua parte migliore: ingresso fresco, tannini fittissimi, levigati ma estremamente vivi, assolutamente non ancora domi... un vino decisamente ancora non arrivato. Finale in crescendo con un vortice di sentori freschi e caldi in perfetta armonia: ancora cacao in polvere, scorza d'arancia, menta, nocciola, terra, thè nero....tanto altro a cui non sono riuscito a dare un nome.
Un applauso scrosciante a Salvatore Geraci: è sempre un gran vino (il più sottovalutato d'Italia, senza se e senza ma) e la '98 rimane di gran lunga la sua migliore annata.

D'accordo su tutto Alessandro, compro e ho bevuto più volte il Faro Palari dalla '98 in poi, praticamente tutte le annate fino alla penultima uscita (solo perchè penso sia un vino che abbisogni ancora di un paio d'annetti di attesa appena messo in commercio).
Non concordo sul sottovalutato, in Italia viene lodato, premiato e bevuto con soddisfazione, ma temo che forse ti riferisca al prezzo ancora umano e senza strappi esagerati di anno in anno, perchè il suo produttore è un signore vero, oltre che bravo a fare vino.
Aspetta solo che arrivi un punteggione dal signor Critico Famoso o una posizione alta nella classifica di una Rivista Importante e ci giochiamo un'altro tra i più buoni rossi italiani e tra i più costanti dell'ultimo ventennio.
Non importa chi sarà l'ultimo a spegnere la luce. E' già buio.


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Wineduck
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Re: The Drunk Ducks' Nest ...fall-winter 2018-19

Messaggioda Wineduck » 17 mar 2019 21:26

Bellissimo pranzo in famiglia con l'aggiunta di due storici forumisti. E' stato veramente un grandissimo piacere condividere con loro alcune bottiglie. In particolare:

- Champagne Brut Blanc de Blancs Heurtebise 2008 Chartogne-Taillet partito un po' contratto e leggermente amaro in chiusura, si è aperto con l'ossigenazione e con un filo di calore, evidenziando una bellissima parata di pasticceria sostenuta da un'acidità da manuale dello Champagne. Stile ossidativo ma di quelli di cui capisci il senso e la direzione. Con una tartare di chianina stra-to-sfe-ri-ca :shock: accostata a capperi sotto sale e/o patè d'olive.... sesso puro!

- Champagne Brut Grand Année 2005 Bollinger meno profondo che in annate più nobili ma sempre un grande vino, uno stile possente ma sempre molto equilibrato; gli manca un filo di complessità ma in abbinamento con i crostini di acciughe del cantabrico e burro di Peppino Occelli è goduria pura....

- Meursault Charmes 2001 Comtes Lafon ...punto, game, set, partita! :shock: Maremma impestata che vino! Solo all'olfatto ti faceva girare la testa per una girandola di sentori affumicati, di limone candito, di fiori gialli, di burro d'alpeggio, di pesca fresca, di confetture di albicocche, di crema al limone e tanti altri che dopo un po' non può più memorizzare nemmeno se avessi 2 terabyte di memoria! Una mobilità pazzesca al naso che trova poi nella bocca la sua sublimazione: fresco ma voluminoso, dolce ma salato, ampio ma dritto, soprattutto con una lungheeeeeezza... chilometrica! Vino che ti stordisce poi ti ristora e poi di annichilisce! Super!

- Cote Rotie La Serene 2005 Noir Gangloff all'inzio mi ha lasciato perplesso malgrado un'apertura anticipata di oltre 2 ore; naso da manuale della cote rotie ma bocca non legatissima e non proprio voluminosa con una grande acidità ma una caduta abbastanza rapida almeno rispetto alle aspettative. Il tempo però è stato galantuomo e la parte finale della bottiglia è stata sublime: tutte le parti morbide e dure si sono fuse insieme per un risultato di grande livello: carne cruda, oliva fresca, fumè di prim'ordine ed una cremosità (di cassis, di frullato di mirtilli, di carne frollata, di faggio affumicato) veramente splendida. In questa annata gli manca comunque un filino di volume rispetto alle annate più recenti ma il manico è davero di primissimo ordine. Come sostengo da sempre, è il numero uno in Cote Rotie entro i primi vent'anni di invecchiamento dei vini.

- Leoville Las Cases 1989 per me è stata la sorpresona della giornata: naso inizialmente un po' contratto, ferroso ed erbaceo, ma non ampio e variegato come mi sarei aspettato. La bocca però è partita subito bene ed è addirittura migliorata con il passare del tempo! Tutto quello che potreste desiderare da Saint Julienne e non avete mai osato chiedere! Sempre molto elegante, quasi abbottonato ma infinatamente nobile con i suoi tannini finissimi, dolcissimi e super saporiti. La freschezza è dominante e rende piacevole tutti i sentori, dalle erbe da tisana fino al peperone rosso perfettamente maturo e ben condito.
Ancora giovane, non è ancora al top ma è già bevibile con estremo piacere.
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Re: The Drunk Ducks' Nest ...fall-winter 2018-19

Messaggioda vinogodi » 18 mar 2019 08:50

Ringraziando Ale e deliziosa consorte , confermo in toto la spettacolarità di alcune bottiglie e la qualità totale della bevuta. Sono in viaggio e in ritardo , appena mi fermo qualche dettaglio...
....Magari ricaviamo un altro piccolo appoggio un po' meno liscio e scivoloso su cui zompettare per attraversare le rapide dell'incomprensione, ed evitare di precipitare nel baratro delle cascate del conflitto perenne...

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Re: The Drunk Ducks' Nest ...fall-winter 2018-19

Messaggioda maxer » 18 mar 2019 09:27

Wineduck ha scritto:Bellissimo pranzo in famiglia con l'aggiunta di due storici forumisti. E' stato veramente un grandissimo piacere condividere con loro alcune bottiglie. In particolare:

- Champagne Brut Blanc de Blancs Heurtebise 2008 Chartogne-Taillet partito un po' contratto e leggermente amaro in chiusura, si è aperto con l'ossigenazione e con un filo di calore, evidenziando una bellissima parata di pasticceria sostenuta da un'acidità da manuale dello Champagne. Stile ossidativo ma di quelli di cui capisci il senso e la direzione. Con una tartare di chianina stra-to-sfe-ri-ca :shock: accostata a capperi sotto sale e/o patè d'olive.... sesso puro!

- Champagne Brut Grand Année 2005 Bollinger meno profondo che in annate più nobili ma sempre un grande vino, uno stile possente ma sempre molto equilibrato; gli manca un filo di complessità ma in abbinamento con i crostini di acciughe del cantabrico e burro di Peppino Occelli è goduria pura....

- Meursault Charmes 2001 Comtes Lafon ...punto, game, set, partita! :shock: Maremma impestata che vino! Solo all'olfatto ti faceva girare la testa per una girandola di sentori affumicati, di limone candito, di fiori gialli, di burro d'alpeggio, di pesca fresca, di confetture di albicocche, di crema al limone e tanti altri che dopo un po' non può più memorizzare nemmeno se avessi 2 terabyte di memoria! Una mobilità pazzesca al naso che trova poi nella bocca la sua sublimazione: fresco ma voluminoso, dolce ma salato, ampio ma dritto, soprattutto con una lungheeeeeezza... chilometrica! Vino che ti stordisce poi ti ristora e poi di annichilisce! Super!

- Cote Rotie La Serene 2005 Noir Gangloff all'inzio mi ha lasciato perplesso malgrado un'apertura anticipata di oltre 2 ore; naso da manuale della cote rotie ma bocca non legatissima e non proprio voluminosa con una grande acidità ma una caduta abbastanza rapida almeno rispetto alle aspettative. Il tempo però è stato galantuomo e la parte finale della bottiglia è stata sublime: tutte le parti morbide e dure si sono fuse insieme per un risultato di grande livello: carne cruda, oliva fresca, fumè di prim'ordine ed una cremosità (di cassis, di frullato di mirtilli, di carne frollata, di faggio affumicato) veramente splendida. In questa annata gli manca comunque un filino di volume rispetto alle annate più recenti ma il manico è davero di primissimo ordine. Come sostengo da sempre, è il numero uno in Cote Rotie entro i primi vent'anni di invecchiamento dei vini.

- Leoville Las Cases 1989 per me è stata la sorpresona della giornata: naso inizialmente un po' contratto, ferroso ed erbaceo, ma non ampio e variegato come mi sarei aspettato. La bocca però è partita subito bene ed è addirittura migliorata con il passare del tempo! Tutto quello che potreste desiderare da Saint Julienne e non avete mai osato chiedere! Sempre molto elegante, quasi abbottonato ma infinatamente nobile con i suoi tannini finissimi, dolcissimi e super saporiti. La freschezza è dominante e rende piacevole tutti i sentori, dalle erbe da tisana fino al peperone rosso perfettamente maturo e ben condito.
Ancora giovane, non è ancora al top ma è già bevibile con estremo piacere.

Splendida descrizione di cinque vini goduriosi : complimenti !
("quasi" come averli bevuti insieme ..... :wink: )
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Re: The Drunk Ducks' Nest ...fall-winter 2018-19

Messaggioda Wineduck » 18 mar 2019 23:38

maxer ha scritto:
Splendida descrizione di cinque vini goduriosi : complimenti !
("quasi" come averli bevuti insieme ..... :wink: )


Grazie maxer, capiterà sicuramente l'occasione prima o poi, magari dalle parti delle comuni amicizie... :wink:
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Re: The Drunk Ducks' Nest ...fall-winter 2018-19

Messaggioda Wineduck » 19 mar 2019 00:21

Oggi ripensando e riassaporando con la memoria il fantastico Las Cases '89 di ieri mi sono ricordato dell'insegnamento di uno dei "padri fondatori" di questo forum e di una relativa curiosità.
Immagino e spero che molti di voi abbiamo avuto modo di conoscere Roberto-cortomaltese-lafacciazza uno dei più grandi esperti di Bordeaux del globo terracqueo, uno che quando io ho iniziato a bere vini seri stava già bevendo da vent'anni tutto lo scibile possibile ed immaginabile sia della riva sinistra che da quella destra. Insomma subito dopo vinogodi, a cui mettevano Lafite nel biberon per non farlo piangere, è venuto Roberto con il suoi pantaloni corti, merendina in una mano e bottiglione di Margaux dall'altra! :lol:
Cosa mi insegnò Il nostro Robertino? Una regoletta tanto semplice quanto efficace: "il vero esperto della finezza di Bordeaux non è Robert Jr. Parker ma il suo antagonista James Suckling! Parker premia la concentrazione e la potenza, Suckling la definizione, la sinuosità e le sfaccettature". Ammetto che questa affermazione inizialmente mi lasciò interdetto anche perché non avevo l'esperienza per poterla né verificare né confutare.
Con il passare del tempo non ho mai dimenticato il suo insegnamento ed ho cominciato ad osservare se potesse avere un fondamento. Diversi casi mi insinuarono il dubbio che ci fosse del vero (ricordo un clamoroso Pichon Baron ''98 che una sera stupì una platea di bevitori fra cui alcuni molto esperti), fino a quando non ebbi la fortuna di imbattermi in una serie di bottiglie di Margaux '89. Grazie al punteggio infimo che Robertino gli affibbiò all'uscita (89 punti, se non ricordo male) le bottiglie che giravano una decina di anni or sono sul forum costavano decisamente poco rispetto alle altre annate più punteggiate. Suckling al contrario, lo aveva già segnalato come vino top! La prima che comprai la stappai senza molta enfasi a causa delle aspettative bassine. Il risultato però fu entusiasmante. Allora ne presi altre ed iniziai a condividerle con gente più esperta di me per capire se non dipendesse dalla mia scarsa esperienza. Tutti rimanevano basiti: vino della madonna e forse anche di tutti gli arcangeli! Purtroppo anche i nostri due critici se ne accorsero, tanto che James lo porto a 100/100esimi e Parker ad un più dignitoso 96. La differenza però rimaneva e, a mio parere, a totale vantaggio di Suckling (poi possiamo discutere sul fatto che un qualunque vino possa meritare o meno i 100 punti).
La storia del Las Cases 89 è simile: 90 pt. RP e 96 JS. Dopo averlo bevuto la voce di Roberto mi riecheggia nelle orecchie: "ci capisce molto di più Suckling...."
Voi avete esperienze di vini di Bordeaux che vi sono sembrati molto più buoni di quanto Parker non li avesse valutati?
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Re: The Drunk Ducks' Nest ...fall-winter 2018-19

Messaggioda vinogodi » 19 mar 2019 08:34

Wineduck ha scritto:Oggi ripensando e riassaporando con la memoria il fantastico Las Cases '89 di ieri mi sono ricordato dell'insegnamento di uno dei "padri fondatori" di questo forum e di una relativa curiosità.
Immagino e spero che molti di voi abbiamo avuto modo di conoscere Roberto-cortomaltese-lafacciazza uno dei più grandi esperti di Bordeaux del globo terracqueo, uno che quando io ho iniziato a bere vini seri stava già bevendo da vent'anni tutto lo scibile possibile ed immaginabile sia della riva sinistra che da quella destra. Insomma subito dopo vinogodi, a cui mettevano Lafite nel biberon per non farlo piangere, è venuto Roberto con il suoi pantaloni corti, merendina in una mano e bottiglione di Margaux dall'altra! :lol:
Cosa mi insegnò Il nostro Robertino? Una regoletta tanto semplice quanto efficace: "il vero esperto della finezza di Bordeaux non è Robert Jr. Parker ma il suo antagonista James Suckling! Parker premia la concentrazione e la potenza, Suckling la definizione, la sinuosità e le sfaccettature". Ammetto che questa affermazione inizialmente mi lasciò interdetto anche perché non avevo l'esperienza per poterla né verificare né confutare.
Con il passare del tempo non ho mai dimenticato il suo insegnamento ed ho cominciato ad osservare se potesse avere un fondamento. Diversi casi mi insinuarono il dubbio che ci fosse del vero (ricordo un clamoroso Pichon Baron ''98 che una sera stupì una platea di bevitori fra cui alcuni molto esperti), fino a quando non ebbi la fortuna di imbattermi in una serie di bottiglie di Margaux '89. Grazie al punteggio infimo che Robertino gli affibbiò all'uscita (89 punti, se non ricordo male) le bottiglie che giravano una decina di anni or sono sul forum costavano decisamente poco rispetto alle altre annate più punteggiate. Suckling al contrario, lo aveva già segnalato come vino top! La prima che comprai la stappai senza molta enfasi a causa delle aspettative bassine. Il risultato però fu entusiasmante. Allora ne presi altre ed iniziai a condividerle con gente più esperta di me per capire se non dipendesse dalla mia scarsa esperienza. Tutti rimanevano basiti: vino della madonna e forse anche di tutti gli arcangeli! Purtroppo anche i nostri due critici se ne accorsero, tanto che James lo porto a 100/100esimi e Parker ad un più dignitoso 96. La differenza però rimaneva e, a mio parere, a totale vantaggio di Suckling (poi possiamo discutere sul fatto che un qualunque vino possa meritare o meno i 100 punti).
La storia del Las Cases 89 è simile: 90 pt. RP e 96 JS. Dopo averlo bevuto la voce di Roberto mi riecheggia nelle orecchie: "ci capisce molto di più Suckling...."
Voi avete esperienze di vini di Bordeaux che vi sono sembrati molto più buoni di quanto Parker non li avesse valutati?
... i vini degli anni settanta sono quasi un buco nero per la critica: all'uscita erano durotti , non equilibratissimi per tannini abrasivi , relativamente sottili strutturalmente . Proprio per i bassi prezzi d'uscita , riempita la cantina e ancor oggi ne godo i benefici, perché quelle erano annate con caratteristiche per durare . Oggi sono deliziosi, chiaramente se conservati alla perfezione . solitamente l'annata calda , proprio perché fruibile da subito, ha molto più impatto sulla critica. Domenica il Las Cases era magnifico , serafico , teso ma rilassato . Aveva note speziate che rivaleggiavano con il Cote Rotie , una balsamicità pennellata , una struttura salda , senza ipertrofie sensoriali. Bordeaux, quando è grande, ha definizione da acquerello , più che da tela ad olio . E' sfumato e discreto , nel caso di domenica anche una sensualità data da rotondi ammiccamenti sensoriali . Difficile resistergli , come sempre coi vecchi Bordeaux ...che dico , "maturi" ... 8)
....Magari ricaviamo un altro piccolo appoggio un po' meno liscio e scivoloso su cui zompettare per attraversare le rapide dell'incomprensione, ed evitare di precipitare nel baratro delle cascate del conflitto perenne...

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Re: The Drunk Ducks' Nest ...fall-winter 2018-19

Messaggioda Vinos » 19 mar 2019 08:55

Wineduck ha scritto:Bellissimo pranzo in famiglia con l'aggiunta di due storici forumisti. E' stato veramente un grandissimo piacere condividere con loro alcune bottiglie. In particolare:

- Champagne Brut Blanc de Blancs Heurtebise 2008 Chartogne-Taillet partito un po' contratto e leggermente amaro in chiusura, si è aperto con l'ossigenazione e con un filo di calore, evidenziando una bellissima parata di pasticceria sostenuta da un'acidità da manuale dello Champagne. Stile ossidativo ma di quelli di cui capisci il senso e la direzione. Con una tartare di chianina stra-to-sfe-ri-ca :shock: accostata a capperi sotto sale e/o patè d'olive.... sesso puro!

- Champagne Brut Grand Année 2005 Bollinger meno profondo che in annate più nobili ma sempre un grande vino, uno stile possente ma sempre molto equilibrato; gli manca un filo di complessità ma in abbinamento con i crostini di acciughe del cantabrico e burro di Peppino Occelli è goduria pura....

- Meursault Charmes 2001 Comtes Lafon ...punto, game, set, partita! :shock: Maremma impestata che vino! Solo all'olfatto ti faceva girare la testa per una girandola di sentori affumicati, di limone candito, di fiori gialli, di burro d'alpeggio, di pesca fresca, di confetture di albicocche, di crema al limone e tanti altri che dopo un po' non può più memorizzare nemmeno se avessi 2 terabyte di memoria! Una mobilità pazzesca al naso che trova poi nella bocca la sua sublimazione: fresco ma voluminoso, dolce ma salato, ampio ma dritto, soprattutto con una lungheeeeeezza... chilometrica! Vino che ti stordisce poi ti ristora e poi di annichilisce! Super!

- Cote Rotie La Serene 2005 Noir Gangloff all'inzio mi ha lasciato perplesso malgrado un'apertura anticipata di oltre 2 ore; naso da manuale della cote rotie ma bocca non legatissima e non proprio voluminosa con una grande acidità ma una caduta abbastanza rapida almeno rispetto alle aspettative. Il tempo però è stato galantuomo e la parte finale della bottiglia è stata sublime: tutte le parti morbide e dure si sono fuse insieme per un risultato di grande livello: carne cruda, oliva fresca, fumè di prim'ordine ed una cremosità (di cassis, di frullato di mirtilli, di carne frollata, di faggio affumicato) veramente splendida. In questa annata gli manca comunque un filino di volume rispetto alle annate più recenti ma il manico è davero di primissimo ordine. Come sostengo da sempre, è il numero uno in Cote Rotie entro i primi vent'anni di invecchiamento dei vini.

- Leoville Las Cases 1989 per me è stata la sorpresona della giornata: naso inizialmente un po' contratto, ferroso ed erbaceo, ma non ampio e variegato come mi sarei aspettato. La bocca però è partita subito bene ed è addirittura migliorata con il passare del tempo! Tutto quello che potreste desiderare da Saint Julienne e non avete mai osato chiedere! Sempre molto elegante, quasi abbottonato ma infinatamente nobile con i suoi tannini finissimi, dolcissimi e super saporiti. La freschezza è dominante e rende piacevole tutti i sentori, dalle erbe da tisana fino al peperone rosso perfettamente maturo e ben condito.
Ancora giovane, non è ancora al top ma è già bevibile con estremo piacere.



Bellissima descrizione Ale. Complimenti.
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Re: The Drunk Ducks' Nest ... summer 2019

Messaggioda Wineduck » 22 giu 2019 23:38

Qualche volta durante l'anno è giusto concedersi qualche vino del cuore nella pace e nella concentrazione delle mura domestiche in compagnia della sola famiglia.

Hermitage Blanc 1998 J.L. Chave
Buonissimo, meno salato di un '95 bevuto un paio di anni or sono ma più fine, cereali, paglia lasciata sotto il sole, ginestra, gladioli ed una leggera nota ossidativa che però non disturba ed aumenta la complessità del finale. Lunghezza notevole ma non prepotente, nessuna nota amarognola ma nemmeno alcuna sferzata acida. Proprio un bel bere con spaghettino con pesto di basilico fresco (verde e viola) e rostbeaf con piselli.
Ovviamente niente a che vedere con i Borgogna bianchi che sono tutti spostati sull'acidità, i sentori marini ed i fiori bianchi (salvo i migliori Meursault). Quelli sono vini "bibita", questo appartiene invece pienamente alla categoria vini "alimento". Quindi astenersi bevitori di "secchiate".
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Re: The Drunk Ducks' Nest ... summer 2019

Messaggioda Wineduck » 30 giu 2019 11:31

Turriga 95 Argiolas
Tipico caso di vino highlander fin dal colore che al centro di un quadro granata trasparente fa scintillare riflessi decisamente rubino. Naso che ti stordisce fin dalla prima snasata con un vortice di humus, macchia mediterranea e frutti neri di rovo. Con il tempo diventa sempre più nitido il mitico mirto sardo che diventa più netto, fresco, croccante, quasi masticabile. I primi sorsi ti richiamano alla mente il cugino di Bolgheri, tanto che alla cieca avrei detto senza dubbio Sassicaia in annata di grande finezza. Dopo un po' però mette in campo più personalità, più originalità di sapori, gli stessi del naso con in più una nota di ardesia che sembra l'evoluzione minerale della terra fresca percepita inizialmente. Il sorso è pura goduria di velluto finissimo, esempio di potenza senza peso, con i suoi tannini finissimi e totalmente svolti, il suo impercettibile alcool di un'altra era geologica (12,5 ) e la sua persistenza da vero fuoriclasse.
Applausi ed ennesima dimostrazione che i nostri vini rossi top sono nettamente superiori al 98% dei più blasonati e speculati vini dei cugini d'oltralpe.
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Re: The Drunk Ducks' Nest ... summer 2019

Messaggioda win_67 » 30 giu 2019 20:29

Parlando del Turriga leggo: " Il 1995 è considerata l’annata peggiore tanto da non essere stato messo in commercio."
Come sono strane le informazioni che circolano in internet!!! :D :D
Vincenzo
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ilvinaio
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Re: The Drunk Ducks' Nest ... summer 2019

Messaggioda ilvinaio » 30 giu 2019 21:30

win_67 ha scritto:Parlando del Turriga leggo: " Il 1995 è considerata l’annata peggiore tanto da non essere stato messo in commercio."
Come sono strane le informazioni che circolano in internet!!! :D :D
Vincenzo



Il 1995 non solo fu messa in commercio ma rimane una delle annate migliori :wink:
win_67
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Re: The Drunk Ducks' Nest ... summer 2019

Messaggioda win_67 » 30 giu 2019 21:38

ilvinaio ha scritto:
win_67 ha scritto:Parlando del Turriga leggo: " Il 1995 è considerata l’annata peggiore tanto da non essere stato messo in commercio."
Come sono strane le informazioni che circolano in internet!!! :D :D
Vincenzo



Il 1995 non solo fu messa in commercio ma rimane una delle annate migliori :wink:


Infatti mi fido ciecamente di quello scritto da Alessandro, strano perchè l'ho trovato su un sito di vendita (suo blog) oltretutto anche stimato per prezzo qualità.
Avranno preso un abbaglio se non ho fatto male i conti io con l'italiano :D
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Wineduck
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Re: The Drunk Ducks' Nest ... summer 2019

Messaggioda Wineduck » 31 lug 2019 14:31

Brevi flash sulle bevute dell'ultimo mese:

- Champagne Dom Perignon 2002 molto buono, anzi buonissimo, direi un fuoriclasse anche se... in quest'annata non sarà un campione di longevità (forse)
- Champagne Shaman 14 Marguet un buon aperitivo anche se l'imprinting delle uve Grand Cru, almeno in questa annata, non emergono.
- Champagne Cuvée Partition 2008 J.L. Sélèque un vero e proprio astro nascente dell'olimpo dello Champagne, questa cuvèe non è "krughiana" come la Comedie ma è mirabile per equilibrio e fresca persistenza: un top per ora sottovalutato!
- Champagne Tradition Egly-Ouriet la migliore versione di questa etichetta mai bevuta, fruttatissimo (nespole, susine, fruttini rossi), salato e molto lungo, l'ho sempre considerato un po' squilibrato nel rapporto Q/P ma questa boccia meritava veramente!
- Champagne La Grande Année 2008 Bollinger già un grande spettacolo di equilibrio in un mare di freschezza. Da seguire con piacere ma anche con curiosità...
- Riesling Reserve 2016 Domaine Weinbach (eredi di Colette Faller) un infanticidio attenuato dalla perenne eleganza che contraddistingue lo stile della casa. Già delizioso.
- Cuvée Louise 1999 Pommery ossidazione elegante, struttura e persistenza da campione; una sorpresa positiva anche se il prezzo non stimola il riacquisto
- Falanghina dei Campi Flegrei Vigna Astroni 2016 Cantine Astroni ecco come un vitigno "minore" può sollevarsi e generare un gran bel vino da godere nelle serate estive con piatti di pesce e verdure: rigenerante!
- Champagne Extra Brut mill. 2008 Savart anche questo è un gran bel prodotto, con un PN molto saporito e perfettamente equilibrato. Rispetto al produttore, mi rimane sempre il dubbio che sia però più bravo a fare marketing che vini: intendiamoci, sono ottimi prodotti ma ai prezzi degli ultimi tempi preferisco spendere in nomi meno "modaioli".
- Meursault village 2010 Dominique Lafon seconda bottiglia bevuta alla cieca e secondo caso di Meursault non riconosciuto; sottile, vegetale, condito di fiori bianchi di sambuco e note leggermente piccanti; con l'ossigeno acquista un po' di volume ma è chiaramente una provocazione contro lo stile della sua stessa Maison (che personalmente adoro e considero al top della denominazione). Misteri delle nuove generazioni!
- Flaccianello (vino da tavola dei colli toscani) 1993 Fontodi ematico, terroso e ferroso quanto basta per identificarlo subito nella toscana degli anni '90, colore evoluto ma bocca fresca con tannino svolto, piacevole, scorrevole e persistente. sarebbe stato ottimo se non avesse avuto accanto...LUI
- Percarlo 1993 San Giusto a Rentennano dimostrava quasi 10 anni in meno perchè aveva più riflessi rubino che granata, profumava di terra ma fresca e con tanto frutto rosso e sasso di galestro toscano, in bocca era molto più presente, quasi irruento, tannino decisamente indietro, maschio, bello godurioso e ancora scalpitante. Al cuor non si comanda ma il fuoriclasse è tale per natura...
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Re: The Drunk Ducks' Nest ... summer 2019

Messaggioda zampaflex » 31 lug 2019 14:51

Wineduck ha scritto:Brevi flash sulle bevute dell'ultimo mese:
- Meursault village 2010 Dominique Lafon ...non riconosciuto; sottile …


Sorella del mio Chablis? :wink:
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Wineduck
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Re: The Drunk Ducks' Nest ... summer 2019

Messaggioda Wineduck » 06 ott 2019 09:52

In occasione del mio esimo compleanno ho comcinciato a ragionare sul fatto che il mio tempo per i grandi vini non durerà ancora moltissimo e che quindi non vale la pena aspettare eccessivamente i top wines che occhieggiano languidi nella mia direzione ogni volta che entro in cantina. Ho deciso quindi di tirare il collo a quella che più mi faceva "sbavare" in sogno da mesi... :lol:

Meursault Perrieres 2004 Domaine Comtes Lafon
Di esperienze semi-mistiche con il vino in 20 anni ne ho fatte diverse ma questa entrerà di prepotenza nell'olimpo delle migliori. Le aspettative erano decisamente alte ma quando un vino ti sorprende oltre le tue grandi speranze, significa che è proprio "top". A se stessi non si proprio mentire!
Il vino si è presentato di un bel colore dorato, luminosissimo, maturo ma senza eccessi né cromatici né olfattivi. La partenza è fisiologicamente un po' appannata ma la sensazione, sia al naso che in bocca, è di "una piccola bomba sul punto di esplodere": naso compresso, bocca aggrovigliata di 100 sentori, subito lunghissima ma ancora confusa. Sono però bastati alcuni minuti ed il consueto "miracolo dello scioglimento del sangue" si è ripetuto per l'ennesima volta. Il risultato è stato esaltante: alle narici arrivavano zaffate di mazzi di fiori viola e bianchi, come quando i mazzi vengono agitati nelle feste paesane e ti arrivano delle folate intense, stordenti, ammalianti. Niente profumini appena accennati da andare a cercare ma vere e proprie "ventate" che progressivamente si sono rinfrescate con refoli di mentuccia, zafferano ed una leggera polvere pirica sullo sfondo. I sorsi si facevano sempre più entusiasmanti man mano che il tempo trascorreva e che l'ossigeno faceva la sua parte: l'ingresso in bocca diventava sempre più fresco, salato e mentolato fino quasi a sembrare glaciale, Una sensazione quasi imbarazzante di freschezza che mi penetrava fin sul colletto dei denti facendomi rabbrividire di piacere. Il meglio però è arrivato poco dopo: dopo un paio di secondi, non appena il sorso si accomodava al centro della bocca, si percepiva "l'esplosione" palatale! Sembrava davvero che mi scoppiasse in bocca un nucleo densissimo di mille diversi sentori che mi permeavano tutto il cavo orale e mi lasciavano attonico per decine di secondi, anche alcuni minuti, con una persistenza che non ricordo di aver mai provato in un vino bianco (e ve lo dice un amante dei vini bianchi del Rodano che non brillano per freschezza ma in quanto ad intensità e persistenza sono dei campioni mondiali!). Erbe provenzali, di nuovo menta, un filo di miele di acacia (finissimo e appena percepibile), zafferano, curcuma ed altre spezie gialle, ginestra e rododendro: sono solo alcuni dei sentori che sono riuscito a percepire e memorizzare in quella sarabanda di sensazioni che cambiava ad ogni sorso e che mi stupiva sempre di più. Arrivato verso il fondo della bottiglia si è un po' calmato diventando ancora più fresco e beverino ma meno intenso e sconvolgente rispetto alla fase centrale. In definitiva una bevuta che poteva essere paragonata ad un amplesso con una ventenne scatenata!
Bottiglia unica che difficilmente mi ricapiterà di bere nuovamente nella vita. Un motivo in più per tenere in memoria questo bellissimo ricordo.

P.S. su FB mi sono permesso di ipotizzare che un vino bianco del genere possa essere superato in bellezza solo dai migliori Montrachet. Non ho ovviamente molta esperienza di bevute di vini della "divina collina": per questo mi piacerebbe che qualcuno si pronunciasse sull'accostamento fra i migliori Perrieres (anche quello di Coche Dury) ed i migliori Montrachet. Giusto per sognare un po' un accostamento "galacticos"... :wink:
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Re: The Drunk Ducks' Nest ... summer 2019

Messaggioda vinogodi » 06 ott 2019 11:52

...come Perrieres se la gioca con quello del Coche . Meglio di quello di Roulot anche se per un pelo di fica , soprattutto nelle ultime annate, quando Roulot ha fatto un deciso salto di qualità . Sulle annate mature, abbatte oltre la metà dei Montrachet, te lo confermo anche perché vicino , annata 2001, mettemmo prorio Perrieres di Roulot ( poi aperto altre 3 volte) , Perieres Coche Dury e altri 3 Perrieres e fra i Montrachet quello di Prieur, Sauzet , Latour e Ramonet ... Ma anche tanto altro. Piallo' tutti , salvo , appunto, il Perrieres di Coche Dury e se la giocò alla pari con Ramonet... Comunque ti sei bevuto un capolavoro...immagino se assaggi 2002 e 1999 ( li beviamo in compagnia :wink: )...
....Magari ricaviamo un altro piccolo appoggio un po' meno liscio e scivoloso su cui zompettare per attraversare le rapide dell'incomprensione, ed evitare di precipitare nel baratro delle cascate del conflitto perenne...

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Konstantin_Levin88
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Re: The Drunk Ducks' Nest ... summer 2019

Messaggioda Konstantin_Levin88 » 06 ott 2019 23:05

Wineduck ha scritto:In occasione del mio esimo compleanno ho comcinciato a ragionare sul fatto che il mio tempo per i grandi vini non durerà ancora moltissimo e che quindi non vale la pena aspettare eccessivamente i top wines che occhieggiano languidi nella mia direzione ogni volta che entro in cantina. Ho deciso quindi di tirare il collo a quella che più mi faceva "sbavare" in sogno da mesi... :lol:

Meursault Perrieres 2004 Domaine Comtes Lafon
Di esperienze semi-mistiche con il vino in 20 anni ne ho fatte diverse ma questa entrerà di prepotenza nell'olimpo delle migliori. Le aspettative erano decisamente alte ma quando un vino ti sorprende oltre le tue grandi speranze, significa che è proprio "top". A se stessi non si proprio mentire!
Il vino si è presentato di un bel colore dorato, luminosissimo, maturo ma senza eccessi né cromatici né olfattivi. La partenza è fisiologicamente un po' appannata ma la sensazione, sia al naso che in bocca, è di "una piccola bomba sul punto di esplodere": naso compresso, bocca aggrovigliata di 100 sentori, subito lunghissima ma ancora confusa. Sono però bastati alcuni minuti ed il consueto "miracolo dello scioglimento del sangue" si è ripetuto per l'ennesima volta. Il risultato è stato esaltante: alle narici arrivavano zaffate di mazzi di fiori viola e bianchi, come quando i mazzi vengono agitati nelle feste paesane e ti arrivano delle folate intense, stordenti, ammalianti. Niente profumini appena accennati da andare a cercare ma vere e proprie "ventate" che progressivamente si sono rinfrescate con refoli di mentuccia, zafferano ed una leggera polvere pirica sullo sfondo. I sorsi si facevano sempre più entusiasmanti man mano che il tempo trascorreva e che l'ossigeno faceva la sua parte: l'ingresso in bocca diventava sempre più fresco, salato e mentolato fino quasi a sembrare glaciale, Una sensazione quasi imbarazzante di freschezza che mi penetrava fin sul colletto dei denti facendomi rabbrividire di piacere. Il meglio però è arrivato poco dopo: dopo un paio di secondi, non appena il sorso si accomodava al centro della bocca, si percepiva "l'esplosione" palatale! Sembrava davvero che mi scoppiasse in bocca un nucleo densissimo di mille diversi sentori che mi permeavano tutto il cavo orale e mi lasciavano attonico per decine di secondi, anche alcuni minuti, con una persistenza che non ricordo di aver mai provato in un vino bianco (e ve lo dice un amante dei vini bianchi del Rodano che non brillano per freschezza ma in quanto ad intensità e persistenza sono dei campioni mondiali!). Erbe provenzali, di nuovo menta, un filo di miele di acacia (finissimo e appena percepibile), zafferano, curcuma ed altre spezie gialle, ginestra e rododendro: sono solo alcuni dei sentori che sono riuscito a percepire e memorizzare in quella sarabanda di sensazioni che cambiava ad ogni sorso e che mi stupiva sempre di più. Arrivato verso il fondo della bottiglia si è un po' calmato diventando ancora più fresco e beverino ma meno intenso e sconvolgente rispetto alla fase centrale. In definitiva una bevuta che poteva essere paragonata ad un amplesso con una ventenne scatenata!
Bottiglia unica che difficilmente mi ricapiterà di bere nuovamente nella vita. Un motivo in più per tenere in memoria questo bellissimo ricordo.

P.S. su FB mi sono permesso di ipotizzare che un vino bianco del genere possa essere superato in bellezza solo dai migliori Montrachet. Non ho ovviamente molta esperienza di bevute di vini della "divina collina": per questo mi piacerebbe che qualcuno si pronunciasse sull'accostamento fra i migliori Perrieres (anche quello di Coche Dury) ed i migliori Montrachet. Giusto per sognare un po' un accostamento "galacticos"... :wink:


Dico due cose:
1) è soggettivo, e la descrittologia non è scienza esatta, ma mi colpisce che nei molti descrittori da te citati non ci fosse la nocciola (o la mandorla, o qualche altra frutta secca), che nei 2 millesimi che ho sentito di questo vino era parte dominante del bouquet. Forse la 2004 ha un profilo più fresco e sparisce...
2) Posso dire che hai avuto anche un po' di culo? Con Comtes il premox è dietro l'angolo, e soprattutto sui Perrieres di quegli anni...
Bello però vedere tanto entusiasmo. Di sicuro è una bottiglia che lo merita.
Complimenti!
Dario
Sono un piemontese atipico, lo so. Ma il sangiovese m'ha stregato.
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Re: The Drunk Ducks' Nest ... summer 2019

Messaggioda vinogodi » 07 ott 2019 07:45

Konstantin_Levin88 ha scritto:
Wineduck ha scritto:In occasione del mio esimo compleanno ho comcinciato a ragionare sul fatto che il mio tempo per i grandi vini non durerà ancora moltissimo e che quindi non vale la pena aspettare eccessivamente i top wines che occhieggiano languidi nella mia direzione ogni volta che entro in cantina. Ho deciso quindi di tirare il collo a quella che più mi faceva "sbavare" in sogno da mesi... :lol:

Meursault Perrieres 2004 Domaine Comtes Lafon
Di esperienze semi-mistiche con il vino in 20 anni ne ho fatte diverse ma questa entrerà di prepotenza nell'olimpo delle migliori. Le aspettative erano decisamente alte ma quando un vino ti sorprende oltre le tue grandi speranze, significa che è proprio "top". A se stessi non si proprio mentire!
Il vino si è presentato di un bel colore dorato, luminosissimo, maturo ma senza eccessi né cromatici né olfattivi. La partenza è fisiologicamente un po' appannata ma la sensazione, sia al naso che in bocca, è di "una piccola bomba sul punto di esplodere": naso compresso, bocca aggrovigliata di 100 sentori, subito lunghissima ma ancora confusa. Sono però bastati alcuni minuti ed il consueto "miracolo dello scioglimento del sangue" si è ripetuto per l'ennesima volta. Il risultato è stato esaltante: alle narici arrivavano zaffate di mazzi di fiori viola e bianchi, come quando i mazzi vengono agitati nelle feste paesane e ti arrivano delle folate intense, stordenti, ammalianti. Niente profumini appena accennati da andare a cercare ma vere e proprie "ventate" che progressivamente si sono rinfrescate con refoli di mentuccia, zafferano ed una leggera polvere pirica sullo sfondo. I sorsi si facevano sempre più entusiasmanti man mano che il tempo trascorreva e che l'ossigeno faceva la sua parte: l'ingresso in bocca diventava sempre più fresco, salato e mentolato fino quasi a sembrare glaciale, Una sensazione quasi imbarazzante di freschezza che mi penetrava fin sul colletto dei denti facendomi rabbrividire di piacere. Il meglio però è arrivato poco dopo: dopo un paio di secondi, non appena il sorso si accomodava al centro della bocca, si percepiva "l'esplosione" palatale! Sembrava davvero che mi scoppiasse in bocca un nucleo densissimo di mille diversi sentori che mi permeavano tutto il cavo orale e mi lasciavano attonico per decine di secondi, anche alcuni minuti, con una persistenza che non ricordo di aver mai provato in un vino bianco (e ve lo dice un amante dei vini bianchi del Rodano che non brillano per freschezza ma in quanto ad intensità e persistenza sono dei campioni mondiali!). Erbe provenzali, di nuovo menta, un filo di miele di acacia (finissimo e appena percepibile), zafferano, curcuma ed altre spezie gialle, ginestra e rododendro: sono solo alcuni dei sentori che sono riuscito a percepire e memorizzare in quella sarabanda di sensazioni che cambiava ad ogni sorso e che mi stupiva sempre di più. Arrivato verso il fondo della bottiglia si è un po' calmato diventando ancora più fresco e beverino ma meno intenso e sconvolgente rispetto alla fase centrale. In definitiva una bevuta che poteva essere paragonata ad un amplesso con una ventenne scatenata!
Bottiglia unica che difficilmente mi ricapiterà di bere nuovamente nella vita. Un motivo in più per tenere in memoria questo bellissimo ricordo.

P.S. su FB mi sono permesso di ipotizzare che un vino bianco del genere possa essere superato in bellezza solo dai migliori Montrachet. Non ho ovviamente molta esperienza di bevute di vini della "divina collina": per questo mi piacerebbe che qualcuno si pronunciasse sull'accostamento fra i migliori Perrieres (anche quello di Coche Dury) ed i migliori Montrachet. Giusto per sognare un po' un accostamento "galacticos"... :wink:


Dico due cose:
1) è soggettivo, e la descrittologia non è scienza esatta, ma mi colpisce che nei molti descrittori da te citati non ci fosse la nocciola (o la mandorla, o qualche altra frutta secca), che nei 2 millesimi che ho sentito di questo vino era parte dominante del bouquet. Forse la 2004 ha un profilo più fresco e sparisce...
2) Posso dire che hai avuto anche un po' di culo? Con Comtes il premox è dietro l'angolo, e soprattutto sui Perrieres di quegli anni...
Bello però vedere tanto entusiasmo. Di sicuro è una bottiglia che lo merita.
Complimenti!
Dario
...mai , dico mai , incontrato premox in Comte Lafon , sei stato davvero sfigato .
Marco
....Magari ricaviamo un altro piccolo appoggio un po' meno liscio e scivoloso su cui zompettare per attraversare le rapide dell'incomprensione, ed evitare di precipitare nel baratro delle cascate del conflitto perenne...

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Re: The Drunk Ducks' Nest ... summer 2019

Messaggioda Konstantin_Levin88 » 07 ott 2019 08:37

vinogodi ha scritto:
Konstantin_Levin88 ha scritto:
Wineduck ha scritto:In occasione del mio esimo compleanno ho comcinciato a ragionare sul fatto che il mio tempo per i grandi vini non durerà ancora moltissimo e che quindi non vale la pena aspettare eccessivamente i top wines che occhieggiano languidi nella mia direzione ogni volta che entro in cantina. Ho deciso quindi di tirare il collo a quella che più mi faceva "sbavare" in sogno da mesi... :lol:

Meursault Perrieres 2004 Domaine Comtes Lafon
Di esperienze semi-mistiche con il vino in 20 anni ne ho fatte diverse ma questa entrerà di prepotenza nell'olimpo delle migliori. Le aspettative erano decisamente alte ma quando un vino ti sorprende oltre le tue grandi speranze, significa che è proprio "top". A se stessi non si proprio mentire!
Il vino si è presentato di un bel colore dorato, luminosissimo, maturo ma senza eccessi né cromatici né olfattivi. La partenza è fisiologicamente un po' appannata ma la sensazione, sia al naso che in bocca, è di "una piccola bomba sul punto di esplodere": naso compresso, bocca aggrovigliata di 100 sentori, subito lunghissima ma ancora confusa. Sono però bastati alcuni minuti ed il consueto "miracolo dello scioglimento del sangue" si è ripetuto per l'ennesima volta. Il risultato è stato esaltante: alle narici arrivavano zaffate di mazzi di fiori viola e bianchi, come quando i mazzi vengono agitati nelle feste paesane e ti arrivano delle folate intense, stordenti, ammalianti. Niente profumini appena accennati da andare a cercare ma vere e proprie "ventate" che progressivamente si sono rinfrescate con refoli di mentuccia, zafferano ed una leggera polvere pirica sullo sfondo. I sorsi si facevano sempre più entusiasmanti man mano che il tempo trascorreva e che l'ossigeno faceva la sua parte: l'ingresso in bocca diventava sempre più fresco, salato e mentolato fino quasi a sembrare glaciale, Una sensazione quasi imbarazzante di freschezza che mi penetrava fin sul colletto dei denti facendomi rabbrividire di piacere. Il meglio però è arrivato poco dopo: dopo un paio di secondi, non appena il sorso si accomodava al centro della bocca, si percepiva "l'esplosione" palatale! Sembrava davvero che mi scoppiasse in bocca un nucleo densissimo di mille diversi sentori che mi permeavano tutto il cavo orale e mi lasciavano attonico per decine di secondi, anche alcuni minuti, con una persistenza che non ricordo di aver mai provato in un vino bianco (e ve lo dice un amante dei vini bianchi del Rodano che non brillano per freschezza ma in quanto ad intensità e persistenza sono dei campioni mondiali!). Erbe provenzali, di nuovo menta, un filo di miele di acacia (finissimo e appena percepibile), zafferano, curcuma ed altre spezie gialle, ginestra e rododendro: sono solo alcuni dei sentori che sono riuscito a percepire e memorizzare in quella sarabanda di sensazioni che cambiava ad ogni sorso e che mi stupiva sempre di più. Arrivato verso il fondo della bottiglia si è un po' calmato diventando ancora più fresco e beverino ma meno intenso e sconvolgente rispetto alla fase centrale. In definitiva una bevuta che poteva essere paragonata ad un amplesso con una ventenne scatenata!
Bottiglia unica che difficilmente mi ricapiterà di bere nuovamente nella vita. Un motivo in più per tenere in memoria questo bellissimo ricordo.

P.S. su FB mi sono permesso di ipotizzare che un vino bianco del genere possa essere superato in bellezza solo dai migliori Montrachet. Non ho ovviamente molta esperienza di bevute di vini della "divina collina": per questo mi piacerebbe che qualcuno si pronunciasse sull'accostamento fra i migliori Perrieres (anche quello di Coche Dury) ed i migliori Montrachet. Giusto per sognare un po' un accostamento "galacticos"... :wink:


Dico due cose:
1) è soggettivo, e la descrittologia non è scienza esatta, ma mi colpisce che nei molti descrittori da te citati non ci fosse la nocciola (o la mandorla, o qualche altra frutta secca), che nei 2 millesimi che ho sentito di questo vino era parte dominante del bouquet. Forse la 2004 ha un profilo più fresco e sparisce...
2) Posso dire che hai avuto anche un po' di culo? Con Comtes il premox è dietro l'angolo, e soprattutto sui Perrieres di quegli anni...
Bello però vedere tanto entusiasmo. Di sicuro è una bottiglia che lo merita.
Complimenti!
Dario
...mai , dico mai , incontrato premox in Comte Lafon , sei stato davvero sfigato .
Marco

Perrieres 2000, bevuto 5/6 anni fa: ossidato precedentemente. Mi fu detto dai miei maestri che non era evento raro con questo produttore. Relata refero.
Perrieres 2006: 2 anni fa, straordinario ma molto diverso dalla descrizione di Wineduck.
Sono un piemontese atipico, lo so. Ma il sangiovese m'ha stregato.
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Re: The Drunk Ducks' Nest ... summer 2019

Messaggioda vinogodi » 07 ott 2019 10:03

Konstantin_Levin88 ha scritto:
vinogodi ha scritto:
Konstantin_Levin88 ha scritto:
Wineduck ha scritto:In occasione del mio esimo compleanno ho comcinciato a ragionare sul fatto che il mio tempo per i grandi vini non durerà ancora moltissimo e che quindi non vale la pena aspettare eccessivamente i top wines che occhieggiano languidi nella mia direzione ogni volta che entro in cantina. Ho deciso quindi di tirare il collo a quella che più mi faceva "sbavare" in sogno da mesi... :lol:

Meursault Perrieres 2004 Domaine Comtes Lafon
Di esperienze semi-mistiche con il vino in 20 anni ne ho fatte diverse ma questa entrerà di prepotenza nell'olimpo delle migliori. Le aspettative erano decisamente alte ma quando un vino ti sorprende oltre le tue grandi speranze, significa che è proprio "top". A se stessi non si proprio mentire!
Il vino si è presentato di un bel colore dorato, luminosissimo, maturo ma senza eccessi né cromatici né olfattivi. La partenza è fisiologicamente un po' appannata ma la sensazione, sia al naso che in bocca, è di "una piccola bomba sul punto di esplodere": naso compresso, bocca aggrovigliata di 100 sentori, subito lunghissima ma ancora confusa. Sono però bastati alcuni minuti ed il consueto "miracolo dello scioglimento del sangue" si è ripetuto per l'ennesima volta. Il risultato è stato esaltante: alle narici arrivavano zaffate di mazzi di fiori viola e bianchi, come quando i mazzi vengono agitati nelle feste paesane e ti arrivano delle folate intense, stordenti, ammalianti. Niente profumini appena accennati da andare a cercare ma vere e proprie "ventate" che progressivamente si sono rinfrescate con refoli di mentuccia, zafferano ed una leggera polvere pirica sullo sfondo. I sorsi si facevano sempre più entusiasmanti man mano che il tempo trascorreva e che l'ossigeno faceva la sua parte: l'ingresso in bocca diventava sempre più fresco, salato e mentolato fino quasi a sembrare glaciale, Una sensazione quasi imbarazzante di freschezza che mi penetrava fin sul colletto dei denti facendomi rabbrividire di piacere. Il meglio però è arrivato poco dopo: dopo un paio di secondi, non appena il sorso si accomodava al centro della bocca, si percepiva "l'esplosione" palatale! Sembrava davvero che mi scoppiasse in bocca un nucleo densissimo di mille diversi sentori che mi permeavano tutto il cavo orale e mi lasciavano attonico per decine di secondi, anche alcuni minuti, con una persistenza che non ricordo di aver mai provato in un vino bianco (e ve lo dice un amante dei vini bianchi del Rodano che non brillano per freschezza ma in quanto ad intensità e persistenza sono dei campioni mondiali!). Erbe provenzali, di nuovo menta, un filo di miele di acacia (finissimo e appena percepibile), zafferano, curcuma ed altre spezie gialle, ginestra e rododendro: sono solo alcuni dei sentori che sono riuscito a percepire e memorizzare in quella sarabanda di sensazioni che cambiava ad ogni sorso e che mi stupiva sempre di più. Arrivato verso il fondo della bottiglia si è un po' calmato diventando ancora più fresco e beverino ma meno intenso e sconvolgente rispetto alla fase centrale. In definitiva una bevuta che poteva essere paragonata ad un amplesso con una ventenne scatenata!
Bottiglia unica che difficilmente mi ricapiterà di bere nuovamente nella vita. Un motivo in più per tenere in memoria questo bellissimo ricordo.

P.S. su FB mi sono permesso di ipotizzare che un vino bianco del genere possa essere superato in bellezza solo dai migliori Montrachet. Non ho ovviamente molta esperienza di bevute di vini della "divina collina": per questo mi piacerebbe che qualcuno si pronunciasse sull'accostamento fra i migliori Perrieres (anche quello di Coche Dury) ed i migliori Montrachet. Giusto per sognare un po' un accostamento "galacticos"... :wink:


Dico due cose:
1) è soggettivo, e la descrittologia non è scienza esatta, ma mi colpisce che nei molti descrittori da te citati non ci fosse la nocciola (o la mandorla, o qualche altra frutta secca), che nei 2 millesimi che ho sentito di questo vino era parte dominante del bouquet. Forse la 2004 ha un profilo più fresco e sparisce...
2) Posso dire che hai avuto anche un po' di culo? Con Comtes il premox è dietro l'angolo, e soprattutto sui Perrieres di quegli anni...
Bello però vedere tanto entusiasmo. Di sicuro è una bottiglia che lo merita.
Complimenti!
Dario
...mai , dico mai , incontrato premox in Comte Lafon , sei stato davvero sfigato .
Marco

Perrieres 2000, bevuto 5/6 anni fa: ossidato precedentemente. Mi fu detto dai miei maestri che non era evento raro con questo produttore. Relata refero.
Perrieres 2006: 2 anni fa, straordinario ma molto diverso dalla descrizione di Wineduck.


Rispettando quel "detto dai miei maestri" , perché di maestri ne girano a bizzeffe in ogni angolo del web e non , mi limito alla mia scarsa esperienza personale. Bevi i Lafon di oltre 30 anni (ancora oggi quelli degli anni ottanta sono una emozione) e poi ne riparliamo .
... solo le ultime annate bevute , per un piccolo dettaglio e per il fatto che non riesco a capacitarmi della tua affermazione : mi fido , ma non corrisponde a quanto bevuto personalmente , come esperienza diretta con questo produttore:
- 1996 : bevuto 9 volte (me ne rimangono, ahimè , solo tre che aspetto con impazienza...). Il mio preferito delle annate "recenti" , allora non conoscevo ancora Coche Dury e Roulot , è lui il maestro indiscusso di Meursault , e godevo quasi sessualmente berlo , era per me "La" Borgogna bianca . Oggi bere una bottiglia di quell'annata , ancora pimpante , è emozione poco sovrapponibile.
- 1999 : 5 volte . Vino assoluto , di forza espressiva e complessità da brividi . Me ne rimane solo una bottiglia , la tengo solo per aprirla per la laurea di mio figlio (del '99)
- 2000 : 4 volte (me ne rimangono 2 di una cassa da 6 acquistate all'epoca , una bottiglia, tra l'altro , bevuta di recente in qualche bicchierata sui bianchi di Borgogna , scusa se non ricordo quale ( ne faccio 5 - 6 al mese da trent'anni almeno) . Non so chi sono i tuoi maestri e la conservazione del vino che hai bevuto , ma consiglio loro ( e te stesso) di bere un po' di più solo per una questione di statistica , visto che generalizzano erroneamente . Annata interpretata magistralmente dalle dimensioni boteriane ma dal cesello fantastico , uno dei più grandi interpreti di quell'annata non così favorevole per i bianchi, se ti piace la finezza . Se ti va , sei mio ospite e ce ne beviamo una assieme : dovrai sopportare , però , le mie velleità culinarie (cucino io , chiamo anche un paio di amici per l'occasione di condivisione)
- 2001 : bevuta 9 volte (acquistai 2 casse perché adoravo quest'annata , come letto nel thread precedente) . Mai un cedimento, mai una virgola fuori posto . Oggi è vino da sballo
- 2002 : bevuto solo 3 volte , perché tale delizia va bevuta ad almeno 20 anni per avere ulteriori emozioni , già forti di suo
- 2003 (non pervenuta )
- 2004 : bevuto 4 volte ... non mi esalto come Alessandro , ma capisco, invece , il suo entusiasmo . Vino di eleganza unica , equilibratissimo , di freschezza disarmante , di articolazione inusuale (anch'esso bevuto da poco)
- 2005 : solo una volta , da aspettare . Vino "diverso" dal solito , mi ha colpito per energia e freschezza, ci rivediamo fra 15 anni almeno
-2006 : bevuta solo 2 volte , comprai solo 3 bottiglie : nessuna delle due mi ha convinto appieno per relativa freschezza e dimensioni piuttosto ridondanti (oeh , datemene che me ne strafogo) , con scarso dettaglio rispetto allo standard , ma nulla a che vedere (in negativo) con Domaine Leflaive di quell'annata ma neppure (in positivo) con i fenomeni di Coche Dury ... fenomeno davvero ispirato e insuperabile in quest'annata rimanendo a Meursault
- 2007 : bevuta 3 volte (le altre 3 aspettano , pazienti , in cantina) di tensione incredibile , dettaglio spaventoso e bocca di sensualità inusitata
- 2008 : bevuta 1 volta , grande interpretazione , splendida per forza espressiva e balsamicità pulsante.
PS: concordo , inoltre, sulla caratteristica nota di mallo di noce che caratterizza e evidenzia più lo stile del Nostro che il cru , ma c'ha davvero tanta altra roba su cui riflettere sensorialmente... 8)
....Magari ricaviamo un altro piccolo appoggio un po' meno liscio e scivoloso su cui zompettare per attraversare le rapide dell'incomprensione, ed evitare di precipitare nel baratro delle cascate del conflitto perenne...

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