Campania stories 2026

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piergi
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Campania stories 2026

Messaggioda piergi » 29 apr 2026 14:09

Eccoci al consueto appuntamento annuale!
vini degustati lunedì 27 aprile, mi aspetto l'intervento di alessandro che era con me e che ho costretto al mio forsennato tour de force :mrgreen:

parte 1
IRPINIA
-Luigi Tecce
Maman24
Vino da tavola macerato bianco, ne avevo avuto un lontano approccio abbastanza terrificante e invece in questa versione, pur elencando un certo numero di sgrammaticature, pare si sia ingentilito, regalando perfino sprazzi di fiori bianchi di camomilla.
Satyricon 022
Vino anarchico, in questa versione si presenta mezzo addormentato, verdino, manca di nerbo, manca la rusticità e l’arroganza ignorante.
Puro Sangue 020
Radicoso e profondo, note di china, liquirizia, rabarbaro, chiusura balsamica. Versione veramente elegante
Poliphemo 020
Al naso curiosa nota verde, in bocca dal primo sorso all’ultimo il tannino non smette di pestare le gengive finchè non è sicuro tu perda completamente la sensibilità palatale. Adatto alla sedazione odontoiatrica
-Contrade di Taurasi
Grecomusc’ 020
Bella versione, richiami gessosi e salini. Tanta frutta estiva a polpa bianca, finale lungo e appagante.
Grecomusc’ spumante 019
Boh? Pare un moscato d’asti senza parte zuccherina. Non mi è piaciuto

-De’ Gaeta
Metodo cl. bla bla bla 022
Aglianico vinificato in bianco, rifermentato in bottiglia. Piacevole e semplicino con note di gelso, mela renetta e cenere fredda
-Traerte
Torama 023
E’ la coda di volpe che mi aspetto, rustica e quasi tannica, con accenni di fieno e mela golden, sorso pieno e saturante. Lungo
Fino al pero 024
Se nel Torama mi aspetto un carattere eccessivo e contadino, in un fiano di Montefredane mi aspetterei più ariosità e più verticalità, invece trovo che in questo momento il sorso sia cupo e abbastanza confuso.
-Colli di Lapio
Fiano di Av. 025
Nonostante la giovanissima età ha la caratteristica dei fiano di Lapio, di essere godibili anche nell’immediato. Buono ora ma sicuramente meglio fra qualche anno.
-Di Prisco
FdA Fiori gialli 025
Tanta spinta sulla parte minerale, gesso, fiori bianche e polvere da sparo.
GdT pietrarosa 024
Un greco che non gioca a fare il fiano, leggermente ritroso e astringente, tanto agrume verde, bocca esplosiva e saturante. Piaciuto molto
Taurasi tre vigne 019
Abbastanza muto al naso, in bocca è più espressivo, tanta arancia sanguinella.
-Donnachiara
FdA esoterico 025
Errore mio
-Macchie Santa Maria
FdA ris. Boschi a Lapio 024
La ciccia e la larghezza del fiano di Lapio sintetizzati in un vino. Al naso sembra più snello, in bocca si allarga e chiude con un bel finale di miele di castagno. Molto buono anche subito
Taurasi ris. Evocatus 019
Al naso si percepisce una leggera riduzione, in bocca la musica cambia completamente, grana fine, tannino setoso, agrume biondo, macchia mediterranea. Pecca di lunghezza
-Pietracupa
Fiano 024
Verticalmente arioso e spinto, una versione che ricorda le migliori di Sabino Loffredo, da mettere da parte.
Greco 024
Il vino fatica nel bicchiere a trovare compattezza, in questo momento lo trovo slegato, manca legame fra struttura e acidità.
-Feudi
FdA ris. Pietracalda 024
Un vino che sta un po’ nel guado, non ha più la densità piaciona di un tempo ma si sente che il vestitino skinny gli sta un poco strettino e si muove a fatica.
FdA Arianiello 022
Pare quasi un fiano vesuviano, cupo terroso e cinerino, note di zolfo insistite, chiusura astringente. Avendo già 4 anni non penso sia un problema di gioventù, in altre edizioni lo ricordo non certo piacione ma certamente meno introverso.
GdT ris. Goleto 022
Greco che fa barriques e anfora (non so in che proporzioni), più largo che lungo che però non sarebbe un male a prescindere. Il vino ha un naso denso di note di resina, viola, menta. Anche la bocca è piuttosto sfaccettata anche se su uno spartito dove prevalgono le sensazioni più dolci di crema pasticciera, fragoline di bosco e un finale leggermente balsamico. Forse manca di tipicità, alla cieca non so se lo avrei beccato come greco.
Taurasi Vallicelli 020
Tanto speziato, carne alla brace, fruttini rossi, finale lungo e appagante.
Taurasi ris. Gulielmus 019
Molto elegante, setoso, ma eccessivamente sussurrato. Paradossalmente manca corpo al centro bocca e il vino risulta debole.
-Rocca del Principe
FdA versante d’Ercole 024
Nella organizzazione interna delle etichette di questa azienda questo vino dovrebbe aver preso il posto del fiano base (ma questa mia prendetela con le pinze). In effetti si conferma come forse il fiano entry level più buono di tutta la denominazione. Fiori bianchi, clementina matura, sale, finale mentolato.
FdA ris. Tognano 023
Tanto agrume biondo dolce, pera matura, la giusta dose di sale, acidità e struttura. Godibile e piacevole versione.
-Villa Raiano
FdA Alimata 024
Versione deludente, tanta balsamicità ma poca polpa.
GdT ponte dei Santi 024
Vedi sopra, tanto frutto ma poca verve.
Costa Baiano 021
Il piccolo Taurasi di casa Basso non delude nemmeno in questa edizione, tannino moderato, succo di arancia rossa, pesca matura.
-Laura de Vito
FdA Arianié 023
Molto sul minerale, quasi rieslingheggia con note di frutta bianca matura e mentuccia selvatica, finale lungo. Azienda che in 4 o 5 anni ha già scalato diverse posizioni nella mia personale classifica della denominazione.
-Ciro Picariello
FdA AL.GE.LO 020
Etichetta dedicata ai tre nipotini. Fiano maturato in legno che esce a 5 anni dalla vendemmia. Il legno si sente e non poco, c’è tanta polpa, c’è la castagna di Summonte, ci sono rimandi minerali, ma manca di una spinta, manca di acidità, alla fine non è un vino bolso, ma dato anche il costo e l’ambizione mi sarei aspettato più completezza.
-Cantine di Marzo
GdT ris Didymos 022
Molto chiuso, profumi che faticano a emergere, chiude tannico. Conoscendo l’attenzione che la cantina pone per la longevità dei suoi vini direi che sia da aspettare con pazienza.
Benito Ferrara
GdT vigna Cicogna 025
Troppo giovane per essere valutato con correttezza.
-I Capitani
Campi taurasini Jumara 022
Aglianico semplice ma gustoso, da merenda.
Taurasi Bosco Faiano 021
Tannino elegante ma ben presente, succoso, iodato, agrumi a polpa rossa, resina buona. Bellissima versione
-Tenuta del Meriggio
FdA ris. Colle delle ginestre 022
Assemblaggio di fiano di diverse provenienze, vendemmia leggermente ritardata e un vino che risulta piacevole e elegante, con note di pesca matura, salvia, lievi rimandi fumè.
Campi taurasini 019
Arioso, lungo, appagante. Note di amarene sotto spirito, agrumi, origano selvatico. Tannino educato ma presente. Rapp. Q/P mostruoso
-Vesce
Taurasi Leo Mirabilis 021
Rovere e frutti rossi maturi, bocca distesa e finale penalizzato da un eccesso di alcol che complica un quadro abbastanza armonico.
-Tenuta Scuotto
Taurasi 021
Abbastanza dludente, tutto sui toni del dolce con una fastidiosa caramella mou onnipresente.
-Tenuta de Gregorio
Taurasi 020
Peccato per una chiusura un poco repentina, perché il vino ci sarebbe, una versione moderna di aglianico con un tannino che non si prende la scena completamente ma duetta amabilmente con frutto e l’acidità.
-Borgodangelo
Taurasi 019
Molto verticale, arioso, tanta mineralità che in questo momento lasciano le altre componenti in secondo piano, sembrerebbe monocorde ma penso sia una crisi evolutiva perché la materia si percepisce importante.
-Nardone
Taurasi 018
Durone surmaturo, tannino fine, bocca sottile, molto giocato sull’eleganza. In beva
-Di Meo
Taurasi ris vigna Olmo 017
Parrebbe sfibrato e stramaturo al naso, invece la bocca è sorretta da tannino e acidità ancora molto freschi
-Perillo
Taurasi 2015
Se riguardo le mie note degli ultimi 10 anni di Campania Stories questo vino è sempre stato nella top3 della manifestazione, mai una versione meno che buonissima. Vabbè un passo falso lo possiamo fare tutti, il vino in se non è cattivo, semplicemente non è lui.


SALERNO
-Viticoltori Lenza
Vale 024
Fiano. Semplice ma non banale, mela golden, mentuccia e un finale leggermente sapido.
Massaro 022
Aglianico. Vino goloso e solare, frutta rossa sotto spirito, tocchi iodati e balsamici, tannino vivace ma garbato. “Coup au coeur” della manifestazione
-Cantina dei Quinti
Giusso 024
Fiano. Tanto salato e tanto minerale, polvere pirica come se piovesse
-Guerritore
Acquamela 023
Fiano. Tanta balsamicità da essere quasi disturbante
Fusara 022
Aglianico. Bel vino corretto, note di sottobosco, frutta matura, leggera vaniglia che sfoca il finale
Cariti 022
Merlot. Non filiforme ma bella solarità, sorso agevole, frutto non macchiettistico. Davvero un vino divertente
-Vuolo
Pret a porter 022
Aglianico. Amarene Fabbri, macchia mediterranea, tannino leggero. Non impegna
2mila18
Aglianico. C’è ancora da digerire il legno, marchio di fabbrica di questa etichetta, forse oggi meno caratterizzante di un tempo ma sempre ben presente. Comunque un bel frutto chiaro e un finale asciutto lo rendono godibile già ora.
-Montevetrano
Montevetrano 023
Tabacco biondo, frutti di bosco in confettura, rovere buono. Forse leggermente troppo cremoso. Versione elegante ma non so quanto di prospettiva (Se le trovate sentite ora le versioni anni ’90)
-Sammarco Ettore
Ravello B selva delle Monache 025
Ne’ fete ne’ dole, banalotto
Ravello b vigna grotta piana 024
Un autentico cru, il passo rispetto al fratello minore è sensibilmente diverso. C’è ancora un po’ di legnetto da digerire ma c’è frutto, mineralità e un bel finale salino e leggermente resinoso. Richiama per suggestione la costiera amalfitana
-Marisa Cuomo
Fiorduva 024
Come il precedente richiamava la costiera, così il fiorduva richiama i (ex) dollaroni americani. Vino costruito che fianeggia così tanto che si potrebbe collocare molto più nell’interno rispetto a Furore
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Re: Campania stories 2026

Messaggioda piergi » 29 apr 2026 14:14

CASERTA
-Alois
Morrone 024
Pallagrello B. Tanta spezie, curry, pepe rosso dolce, giovane e scomposto.
Trebulanum 021
Casavecchia. Commento complicatissimo, tutto evanescente e fuori fuoco. Vino ingiudicabile
-Il Verro
Verginiano 025
Pallagrello B. A un naso abbastanza polveroso corrisponde una bocca non precisissima ma perlomeno più ariosa. Tanta spinta acida manca però un corpo adeguato a sostenerla. Sbilanciato
Monte Maggiore 2019
Casavecchia. Macedonia di frutta rossa e cocomero, un po’ di legnetto qua e la’ ma alla fine risulta un vino piacevole
-Tenuta Selvanova
Matesio 023
Pallagrello nero. Al naso rusticamente vinoso. Al sorso “puzzetteggia” ma con brio, l’amico scorreggione che vorresti al tuo fianco in un luogo ventilato.
-Cantina Trabucco
Falerno B. Ad Maiora 023
Lattico e verdino, bocca esile chiusura terrosa amara.
Falerno R. Ris. Rapicano 023
Speziato e piccante, frutta rossa non stramatura, vaniglia, agrume dolce. Didattico.
-Villa Matilde
Falerno B. Vigna Caracci 020
Sembra già aver raggiunto il suo apice, note dolci insistite, crema di limone, origano, finale in affanno.
Falerno R. Ris. Vigna Camarato 018
Contro il logorio della vita moderna!!! (carciofoso fino alla noia)
-Masseria Felicia
Falerno B. Anthologia 022
Pare una falanghina flerea tanta è la parte sulfurea e gessosa che si avverte. Tanta aria, balsamico, chiusura cupa e cinerina. Molto interessante.
Falerno R. Etichetta Bronzo 017
Frutta rossa disidratata, profilo scarnificato quasi ossuto, vino minimalista in cui a emergere è il tannino che si prende tutto il finale.
-Tenuta Fontana
Alberata 025
Ha senso un Asprinio senza bolle? Dopo questo assaggio ancora non mi levo il dubbio. Confettura di albicocche, mela limoncella, tocco petillant. Tutto sussurrato, troppo.
-Cantina di Lisandro
Lancella 025
Pallagrello B. Nota nettissima di radice di liquirizia, quindi salvia e foglia di pomodoro, non so se tipico ma certamente un sorso divertente.
-Scaramuzzo
Ventallegra 024
Pallagrello B. naso che picca morde e punge, al sorso gioca fra una parte radicosa ben presente e un frutto bianco quasi agrumato. Interessante, produzione confidenziale.
-Sclavia
Calù 024
Pallagrello B. con deciso saldo di Fiano. Non proprio memorabile, impreciso sia al naso che al palato.
-Viticoltori del Casavecchia
23 settimane 023
Pallagrello con un saldo di fiano. Tanto di tutto, troppa pera, troppo alcol, tanta materia, tutto in divenire, magari esce fuori qualcosa di buono.

BENEVENTO
-Fontanavecchia
Fal. Taburno Bjondore 025
Fresca e basica falanghina abbastanza tipica nel suo essere bananosa, piacerà molto all’uomo del Monte.
Agl. Taburno Orazio 022
Giocato troppo su note dolci di arancia candita e succo di ciliegia, non l’aglianico che cerco.
Agl.Taburno ris. Vigna Cataratte 020
Sia al naso che al sorso la parte legnosa appare ancora molto evidente, al netto di questo tanta frutta rossa sotto spirito, succo di melagrana, spezie dolci. Se smaltirà il legno sarà una bella bottiglia
-La fortezza
Fal. Taburno Enzo Rillo 025
Materico e terroso il naso, al palato corrisponde abbastanza ma con un guizzo di iodio e frutta bianca matura che ne rende più agile la beva.
Agl. Taburno Ris. Enzo Rillo 016
Sfibrato e verdino, non ci siamo.
-La guardiense
Fal. Sannio Anima Lavica 025
Forse la migliore edizione di questo vino, il tratto minerale cinerino è ben integrato da una struttura agile e decisamente agrumata, lungo e appagante il finale.
Fal. Sannio Biancolume 022
Ambiziosa falanghina maturata in barriques. Il legno è ben integrato e non invadente, il vino però ha un frutto un po’ cupo, un pompelmo che a tratti vira sull’amaro rendendone il sorso più difficoltoso. Da risentire
Sannio agl. Ris. Cantari 020
Il frutto pare croccante e saporito, ma stranamente tutto velato da un legno che non avevo mai sentito così invadente in questo vino.
Sannio agl. Nerafiamma 015
Etichetta ambiziosa, solo 3000 bottiglie, ha un profilo molto fine ed elegante con tratti quasi più da piedirosso che da aglianico, tannino disteso e setoso, chiusura con note di geranio e frutta macerata. Un aglianico del nord Piemonte
Nifo Sarrapochiello
Fal. Sannio Alenta 024
Vendemmia tardiva e veloce affinamento in barriques non aiutano questo vino sul profilo della fruibilità, tanta materia ma molto compressa, sul finale manca un guizzo sapido che ne alleggerisca il sorso.
Agl.Taburno Pontius 019
Davvero un bel bicchiere. Tanta arancia rossa corroborata da evidente balsamicità, macchia mediterranea, olive nere sul finale, lungo e appagante.
Aia dei Colombi
Fal. Sannio Vignasuprema 024
Meno brillante rispetto altre edizioni, verdino e semplice, non sgradevole però, frutta bianca, melone giallo, da aperitivo.


NAPOLI
-Tenuta Augustea
Pietrargento 025
Caprettone in purezza, dal lato “continentale” della montagna. Il naso è abbastanza convenzionale, segnato da note fermentative. In bocca mostra segni di maggiore personalità, con un sorso decisamente segnato da note citrine e di camino spento.
Lac.Cr.R. Era 79 023
Controverso, naso lieve incentrato su note di cenere e frutta rossa, bocca molto più concedente, arancia sanguinella, spezie dolci, cannella e fiori secchi
-Bosco de Medici
Pompeii Bianco 025
Caprettone con un 30% di massa affinata in anfora. Arioso, tocchi di ginestra gialla, mandarino comune, idrocarburo. Ottima versione
Dressel 19.2 2023
Caprettone interamente affinato in anfora. Materia densa, note sulfuree, carne alla brace, c’è spinta acida ma non basta a alleggerire il sorso.
-Casa Setaro
Pietrafumante 023
Caprettone metodo classico, ben fatto. Mela renetta, lime, gesso, crosta di pane. Non ha una persistenza infinita ma aperitivo divertente.
Lac.Cr.B. Munazei 025
Molto fresco e balsamico, salvia, origano, agrume giallo, finale mentolato
61.37 Contradae 022
Pare ancora non pronto, al naso leggeri sbuffi vinilici, tanto tanto idrocarburo in bocca, sorso saturante. Conoscendo lo storico di questa etichetta sospendo il giudizio in attesa che si riequilibri
Lac.Cr.R. Munazei 025
Proprio no, una fastidiosa caramella alla frutta marca sia il naso che il sorso.
Lac.cr. Ris. Don Vincenzo 021
Sfaccettato e luminoso, tanta arancia rossa matura, macchia mediterranea, patè di olive, spezie fini. Il tannino è ben presente (30% di aglianico) e soprattutto sul finale rende la bevuta più agile allungandone il sorso.
-Sorrentino
Lac.Cr.B. vigna lapillo 023
Ben fatto, albicocca matura, mandarino cinese, fiori gialli, finale iodato
Lac.Cr.R. Vigna Lapillo 022
Parte solare con note floreali, balsamiche, agrumate, sul finale il lato cupo e vulcanico si riprende la scena, chiusura terrosa. Territoriale
-Cantine Olivella
Summa 023
Catalanesca affinata per il 50% in anfora. Vino stratificato, arioso. Bocca di resina, sale, limone verdello, albicocca disidratata. Sul finale manca il guizzo del campione ma comunque una bella versione
Vesuvio R. 023
Piedirosso e guarnaccia affinate in anfora. Protagonista è l’aspetto più cupo e materico del vitigno, ritroso al limite della riduzione. Tanto zolfo e tanto sale, sbuffi agrumati appena accennati.
-Cenatiempo
Ischia Kalimera 022
Biancolella in purezza, complesso e cangiante, mandarino tardivo, mentuccia, crema al limone, cedro candito. Molto persistente il finale
-Antonio Mazzella
Ischia vigna del Lume 025
Biancolella che sconta una decisa gioventù, naso verdino poco reattivo, meglio in bocca con note di cedro candito, lime, un pizzico di sale. Chiusura un po’ veloce
Ischia Gawem 023
Biancolella che matura parte in acciaio, parte in legno e parte in anfora,e assaggiato il vino partirei anche io. Sauvignoneggia in maniera spudorata.
Ischia R. Terrazze di Levante 023
Molto rotondo e gustoso, un piedirosso in prevalenza con echi salmastri e di erbe officinali, frutto chiaro, finale lungo e saporito che invoglia alla beva.
-Agnanum
Sabbia vulcanica b 025
Da sbicchierata in un wine bar, spensierato.
CF Fal 025
Davvero complesso, tanto sale, tanto agrume giallo, spezie orientaleggianti che virano quasi sul piccante.
CF pied 025
Floreale saturante, bocca che fatica a trovare equilibrio in questo tripudio da padiglione euroflora, rispetto altre annate pare mancare un pizzico di sale equilibratore.
-Salvatore Martusciello
CF Fal settevulcani 025
Vino di sostanza, gesso e aria di mare, ginestra e lamponi. Molto godibile
-Astroni
Tenuta Jossa 022
Curiosa nota di mela cotogna, chiodi di garofano, limone verdello, quindi note più salmastre e terrose. Chiude un po’ verde, versione inferiore alle precedenti (imho)
CF fal colle imperatrice 024
Pesche disidratate, origano a mazzetti, menta fresca, un vino che sa di mare e primavera.
CF fal Vigna Astroni 022
Lievito madre al naso, al palato il vino ha una duplice anima, da un lato mostra il rigore dell’idrocarburo e della parte più gessosa sulfurea, dall’altro ha comunque un bel corredo di fiori gialli, clementine mature, resina di pino. Se proprio dobbiamo trovargli un difetto è un po’ scarno sul finale
CF pied colle rotondella 024
Aranciata dolce. Dal primo all’ultimo sorso non smuove da questo descrittore, alla fine diventa quasi ipnotico, effetto bibita.
-Tenute Loffredo
CF fal Terrazze sui campi 024
Tutto giocato su una parte spiccatamente floreale e mentolata, tanta frutta estiva matura, un po’ monocorde.
CF pied Terrazze sui Campi 024
Naso mutino, in bocca molto espressivo con note di china, frutta rossa matura, mentuccia, decisa coda salina finale.
-La Sibilla
CF fal 024
Fa il suo compito correttamente, sale agrumi e macchia mediterranea, l’interpretazione balneare dei Campi Flegrei.
CF pied 024
Elegante, al naso un leggero sbuffo alcolico compensato da una bocca molto equilibrata, netti sentori di aghi di pino, garrigue, ginestra. Finale iodato, sembra un vino ben più importante di quello che effettivamente è.
-C/da Salandra
CF fal 023
Rispetto ai consueti canoni a cui questa etichetta mi aveva abituato questa versione sembra approcciarsi subito con una certa leggerezza. Tanta arancia bionda, zagara, menta fredda (quella delle caramelle), mi aspetto la scodata terrosa ma niente, rimane incollata alla strada. Spiazzante
CF pied 022
Come di consueto questa etichetta interpreta la parte più minerale e visceralmente sulfurea del terroir. Cupo e sanguigno, salato e sulfureo, ma tutto in perfetto equilibrio.
-Cantine del Mare
CF fal Sorbo Bianco 021
Di difficile interpretazione, di solito nei CF i bianchi non fanno legno, qui la massa rimane per un anno in botti di castagno. Non so quindi quanto di questo frutto scuro e quasi tannico sia dovuto all’uva e quanto alla botte. Fatto sta che il risultato non è malvagio se si è alla ricerca di un vino scarno e sulfureo, con un sorso piccante e salato e una parte fruttata decisamente in secondo piano. Interessante
CF pied ris sorbo rosso 021
Vino molto risolto, sembra già all’apice della sua parabola evolutiva, a una materia importante corrisponde una parte fruttata che alleggerisce il sorso, manca però di una spinta più sapida che allunghi e alleggerisca il sorso.
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L_Andrea
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Re: Campania stories 2026

Messaggioda L_Andrea » 29 apr 2026 15:22

Su Perillo mi ci ritrovo nelle tue note. L anno scorso delle 3 annate assaggiate da silos la 2015 era la meno convincente, bolsa virava sulla prugna e senza particolare slancio. Cosa che invece aveva la 2014 che magari era in debito di corpo ma sicuramente era più ariosa e godibile.
Non ricordo se fosse la versione base o la riserva però:roll:
jcoltrane
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Re: Campania stories 2026

Messaggioda jcoltrane » 04 mag 2026 13:23

Grazie per le note, sempre preziose.
fabrizio leone
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Re: Campania stories 2026

Messaggioda fabrizio leone » 04 mag 2026 19:31

Grazie

Davvero interessante
markov
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Iscritto il: 16 ott 2009 00:34
Località: Padova

Re: Campania stories 2026

Messaggioda markov » 04 mag 2026 20:14

Quest’anno a Campania Stories c’erano quasi tutte le aziende più rappresentative del vino campano. In degustazione 272 etichette: se non lo avessi rallentato, Piergi le avrebbe degustate tutte :D

I bianchi campani sono ai vertici della italica produzione.
Irpinia su tutti: sono certezze Pietracupa (le vecchie annate, quando si trovano, sono pura emozione), Ciro Picariello, Colli di Lapio e Rocca del Principe (Lapio è il Gran Cru dell’areale!).
Notevole il salto di qualità dei bianchi dei Campi Flegrei degli ultimi 10-15 anni: oggi sono vini sapidi, con buona struttura e acidità, piacevoli nella progressione al palato. La mia preferenza va a La Sibilla e Contrada Salandra.

Sui rossi il campionato è più difficile e siamo a metà classifica. La squadra ha ancora molto da lavorare.
I rossi casertani da Pallagrello e Casavecchia spesso non convincono: i primi per mancanza di verticalità e articolazione, i secondi per eccesso di rusticità, anche in evoluzione.
Il Piedirosso, presente in tutte le province, dà risultati molto alterni a seconda delle annate. Vitigno difficile da gestire in vigna e in cantina, poco tannico, storicamente usato per stemperare le irruenze dell’Aglianico, raramente riesce a far quadrare il cerchio tra struttura snella, tannino morbido, acidità viva e buona sapidità ma quando ci riesce è un capolavoro di raffinatezza.
L’Aglianico del Taburno ha invece un’identità precisa e riconoscibile, su note di frutto scuro un po’ evoluto. Costa molto poco per quello che vale. Fontanavecchia è un riferimento solido.
Sul Taurasi, la tendenza va verso vini meno potenti e materici (sullo stile Molettieri, per intenderci) e più fini. Su questo, Perillo rimane il riferimento, mentre come azienda giovane mi piace il lavoro di Nardone Nardone.
Luigi Tecce gioca un suo campionato. La mia impressione è che negli anni abbia imparato a pettinarsi meglio: specie agli inizi, a volte "spettinato" voleva dire un po' difettato. Ma i vini di Tecce hanno quello che deve avere un Taurasi per essere grande: l’energia!
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Re: Campania stories 2026

Messaggioda zampaflex » 05 mag 2026 15:27

piergi ha scritto:Poliphemo 020
Al naso curiosa nota verde, in bocca dal primo sorso all’ultimo il tannino non smette di pestare le gengive finchè non è sicuro tu perda completamente la sensibilità palatale. Adatto alla sedazione odontoiatrica.


:lol:
Fantastico Pier, dovresti fare lo sceneggiatore
Non progredi est regredi
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Re: Campania stories 2026

Messaggioda piergi » 05 mag 2026 15:56

zampaflex ha scritto:
piergi ha scritto:Poliphemo 020
Al naso curiosa nota verde, in bocca dal primo sorso all’ultimo il tannino non smette di pestare le gengive finchè non è sicuro tu perda completamente la sensibilità palatale. Adatto alla sedazione odontoiatrica.


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Re: Campania stories 2026

Messaggioda bobbisolo » 05 mag 2026 20:33

Non ho visto se era presente anche Angelo Silano, che è stato raccontato da winesurf qualche settimana fa.
Approfitto dello spazio per chiedere un parere sui suoi vini e dove si collocano rispetto ai "benchmark" produttori di Fiano irpini.
Nexus1990
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Re: Campania stories 2026

Messaggioda Nexus1990 » 05 mag 2026 22:29

bobbisolo ha scritto:Non ho visto se era presente anche Angelo Silano, che è stato raccontato da winesurf qualche settimana fa.
Approfitto dello spazio per chiedere un parere sui suoi vini e dove si collocano rispetto ai "benchmark" produttori di Fiano irpini.

Bevuto un suo Fiano un mesetto fa, buono, in uno stile un po’ più “ossidativo”. Rispetto ai benchmark dipende a chi ti riferisci, se a quelli più verticali direi di no, a me ha ricordato un po’ Marsella (che considero un benchmark, seppur a un estremo dello spettro) per le note fumè/ceralicole/castagnose e la consistenza untuosa, comunque molto sapido quindi la beva non risulta pesante
markov
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Re: Campania stories 2026

Messaggioda markov » 17 mag 2026 19:36

Piergi con una parola riesce a spiegare il vino meglio di cento termini tecnici: spettinato.
Spettinato per descrivere vini irregolari, esuberanti, anche sbilenchi. Vini con qualche angolo fuori posto, una nota sopra le righe, una lieve deviazione che il manuale guarderebbe con sospetto. Eppure vivi. Veri. Capaci di lasciare qualcosa. Non vini perfetti. Vini con un perché.
I vini di Tecce per esempio.
Perché, “spettinato” è una categoria emotiva più che tecnica. Una parola utile quando “difetto” è troppo severo e “tipicità” troppo sterile. Perché ci sono bottiglie che non sfilano in ordine: arrivano col vento addosso, la camicia aperta, il tono di voce troppo alto. Ma raccontano più cose di altre impeccabili e mute.
Poi, casualmente, ho trovato un vino che si chiama davvero Spettinato. :shock:
E lì, improvvisamente, tutto si è chiuso. :D :D :D
Come quando una metafora esce dal linguaggio e diventa oggetto reale. Come se qualcuno avesse preso quell’idea nata attorno a un tavolo, tra bicchieri e discussioni infinite, e le avesse dato un’etichetta.
Mi ha fatto sorridere perché dentro quel nome c’è un pezzo di tutto ciò che rende il vino interessante:
l’imprecisione che diventa carattere, l’energia che supera la compostezza, la bellezza di ciò che non è completamente allineato.
In fondo, i vini che ricordiamo davvero sono quelli non pettinati perfettamente.

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