zampaflex ha scritto:https://www.intravino.com/forum/cucinare/poesia-del-vino-e-vita-vera/
Vedo Morichetti turbato. Quando si svelano gli altarini, d'altronde...
Ho sentito qualche giorno fa un amico consulente in giro per l’Italia, un terzista molto esperto di prosa e poco di poesia. Parlando del più e del meno, mi dice che negli ultimi anni, sempre più cantine fanno ricorso all’osmosi inversa con un’apposita membrana che può togliere un po’ di volatile ai vini. In passato, era una cosa molto sporadica e soprattutto per i vini da invecchiamento (dove dopo 1 anno in legno può salire la volatile), mentre oggi invece sono sempre di più quelli che devono “aggiustare” anche vini giovani.
E qui la domanda sorge spontanea… Perché?
Perché con le fermentazioni spontanee, o partendo da uve con carenza di sostanze azotate in annate calde e siccitose, l’innalzamento della volatile è una naturale conseguenza. Non sempre deleteria ma talvolta problematica. E qui interviene il “filtro magico”, che lavora da un minino di 65 bar fino ad un massimo di 100+ bar. Ovviamente per fare un bel lavoro bisogna stare bassi (65 bar) perché altrimenti il vino esce malconcio e stravolto nelle sue componenti. A quelle atmosfere, la temperatura arriva anche a 30 gradi e il difficile è proprio filtrare bene senza alzare troppo i bar: salendo troppo il vino si “cuoce” mentre stando troppo bassi viene tolta una percentuale poco significativa di volatile e si deve rifare tutto.
La macchina gira a 3/4 ettolitri l’ora e per fare una vasca da 50 hl non basta una nottata. Non solo: non è detto che un giro solo basti, magari occorre filtrare la stessa vasca due volte per avere un risultato accettabile.
Conversando poi di fermentazioni spontanee, uve poco sane, trattamenti in vigna e quant’altro, questo aspetto della questione – se mai ce ne fosse bisogno – ha aggiunto un tono di sano pragmatismo ad una dialettica spesso polarizzata tra buoni e cattivi, bianchi e neri, kimikoni e naturisti. Poi invece c’è chi corre a filtrare in modo molto peggiore di una filtrazione sterile da Tavernello, a 0,35/0,45 euro per litro.
Nel vino non rimane traccia di nulla, non si usano coadiuvanti o altro, c’è la macchina che “meccanicamente” toglie il problema. In alcune zone, la usano davvero in molti, anche tra gli insospettabili: l’amico non ha fatto nomi, io non ho chiesto, non avrebbe aggiunto granché al discorso e il concetto mi sembra chiarissimo.
Timoteo ha scritto:zampaflex ha scritto:https://www.intravino.com/forum/cucinare/poesia-del-vino-e-vita-vera/
Vedo Morichetti turbato. Quando si svelano gli altarini, d'altronde...
Ho sentito qualche giorno fa un amico consulente in giro per l’Italia, un terzista molto esperto di prosa e poco di poesia. Parlando del più e del meno, mi dice che negli ultimi anni, sempre più cantine fanno ricorso all’osmosi inversa con un’apposita membrana che può togliere un po’ di volatile ai vini. In passato, era una cosa molto sporadica e soprattutto per i vini da invecchiamento (dove dopo 1 anno in legno può salire la volatile), mentre oggi invece sono sempre di più quelli che devono “aggiustare” anche vini giovani.
E qui la domanda sorge spontanea… Perché?
Perché con le fermentazioni spontanee, o partendo da uve con carenza di sostanze azotate in annate calde e siccitose, l’innalzamento della volatile è una naturale conseguenza. Non sempre deleteria ma talvolta problematica. E qui interviene il “filtro magico”, che lavora da un minino di 65 bar fino ad un massimo di 100+ bar. Ovviamente per fare un bel lavoro bisogna stare bassi (65 bar) perché altrimenti il vino esce malconcio e stravolto nelle sue componenti. A quelle atmosfere, la temperatura arriva anche a 30 gradi e il difficile è proprio filtrare bene senza alzare troppo i bar: salendo troppo il vino si “cuoce” mentre stando troppo bassi viene tolta una percentuale poco significativa di volatile e si deve rifare tutto.
La macchina gira a 3/4 ettolitri l’ora e per fare una vasca da 50 hl non basta una nottata. Non solo: non è detto che un giro solo basti, magari occorre filtrare la stessa vasca due volte per avere un risultato accettabile.
Conversando poi di fermentazioni spontanee, uve poco sane, trattamenti in vigna e quant’altro, questo aspetto della questione – se mai ce ne fosse bisogno – ha aggiunto un tono di sano pragmatismo ad una dialettica spesso polarizzata tra buoni e cattivi, bianchi e neri, kimikoni e naturisti. Poi invece c’è chi corre a filtrare in modo molto peggiore di una filtrazione sterile da Tavernello, a 0,35/0,45 euro per litro.
Nel vino non rimane traccia di nulla, non si usano coadiuvanti o altro, c’è la macchina che “meccanicamente” toglie il problema. In alcune zone, la usano davvero in molti, anche tra gli insospettabili: l’amico non ha fatto nomi, io non ho chiesto, non avrebbe aggiunto granché al discorso e il concetto mi sembra chiarissimo.
ma funziona anche col vino già imbottigliato?
perchè io di macchine da osmosi inversa ce n'ho qualcuna e se capita una bottiglia che spunta ce la butto dentro?
oppure una volta "finito" il vino non gli puoi fare più niente?
zampaflex ha scritto:Timoteo ha scritto:zampaflex ha scritto:https://www.intravino.com/forum/cucinare/poesia-del-vino-e-vita-vera/
Vedo Morichetti turbato. Quando si svelano gli altarini, d'altronde...
Ho sentito qualche giorno fa un amico consulente in giro per l’Italia, un terzista molto esperto di prosa e poco di poesia. Parlando del più e del meno, mi dice che negli ultimi anni, sempre più cantine fanno ricorso all’osmosi inversa con un’apposita membrana che può togliere un po’ di volatile ai vini. In passato, era una cosa molto sporadica e soprattutto per i vini da invecchiamento (dove dopo 1 anno in legno può salire la volatile), mentre oggi invece sono sempre di più quelli che devono “aggiustare” anche vini giovani.
E qui la domanda sorge spontanea… Perché?
Perché con le fermentazioni spontanee, o partendo da uve con carenza di sostanze azotate in annate calde e siccitose, l’innalzamento della volatile è una naturale conseguenza. Non sempre deleteria ma talvolta problematica. E qui interviene il “filtro magico”, che lavora da un minino di 65 bar fino ad un massimo di 100+ bar. Ovviamente per fare un bel lavoro bisogna stare bassi (65 bar) perché altrimenti il vino esce malconcio e stravolto nelle sue componenti. A quelle atmosfere, la temperatura arriva anche a 30 gradi e il difficile è proprio filtrare bene senza alzare troppo i bar: salendo troppo il vino si “cuoce” mentre stando troppo bassi viene tolta una percentuale poco significativa di volatile e si deve rifare tutto.
La macchina gira a 3/4 ettolitri l’ora e per fare una vasca da 50 hl non basta una nottata. Non solo: non è detto che un giro solo basti, magari occorre filtrare la stessa vasca due volte per avere un risultato accettabile.
Conversando poi di fermentazioni spontanee, uve poco sane, trattamenti in vigna e quant’altro, questo aspetto della questione – se mai ce ne fosse bisogno – ha aggiunto un tono di sano pragmatismo ad una dialettica spesso polarizzata tra buoni e cattivi, bianchi e neri, kimikoni e naturisti. Poi invece c’è chi corre a filtrare in modo molto peggiore di una filtrazione sterile da Tavernello, a 0,35/0,45 euro per litro.
Nel vino non rimane traccia di nulla, non si usano coadiuvanti o altro, c’è la macchina che “meccanicamente” toglie il problema. In alcune zone, la usano davvero in molti, anche tra gli insospettabili: l’amico non ha fatto nomi, io non ho chiesto, non avrebbe aggiunto granché al discorso e il concetto mi sembra chiarissimo.
ma funziona anche col vino già imbottigliato?
perchè io di macchine da osmosi inversa ce n'ho qualcuna e se capita una bottiglia che spunta ce la butto dentro?
oppure una volta "finito" il vino non gli puoi fare più niente?
Lavorandoci un po', con pazienza e ingredienti giusti, puoi ricrearlo a partire dai metaboliti umani.
Timoteo ha scritto:zampaflex ha scritto:Timoteo ha scritto:zampaflex ha scritto:https://www.intravino.com/forum/cucinare/poesia-del-vino-e-vita-vera/
Vedo Morichetti turbato. Quando si svelano gli altarini, d'altronde...
Ho sentito qualche giorno fa un amico consulente in giro per l’Italia, un terzista molto esperto di prosa e poco di poesia. Parlando del più e del meno, mi dice che negli ultimi anni, sempre più cantine fanno ricorso all’osmosi inversa con un’apposita membrana che può togliere un po’ di volatile ai vini. In passato, era una cosa molto sporadica e soprattutto per i vini da invecchiamento (dove dopo 1 anno in legno può salire la volatile), mentre oggi invece sono sempre di più quelli che devono “aggiustare” anche vini giovani.
E qui la domanda sorge spontanea… Perché?
Perché con le fermentazioni spontanee, o partendo da uve con carenza di sostanze azotate in annate calde e siccitose, l’innalzamento della volatile è una naturale conseguenza. Non sempre deleteria ma talvolta problematica. E qui interviene il “filtro magico”, che lavora da un minino di 65 bar fino ad un massimo di 100+ bar. Ovviamente per fare un bel lavoro bisogna stare bassi (65 bar) perché altrimenti il vino esce malconcio e stravolto nelle sue componenti. A quelle atmosfere, la temperatura arriva anche a 30 gradi e il difficile è proprio filtrare bene senza alzare troppo i bar: salendo troppo il vino si “cuoce” mentre stando troppo bassi viene tolta una percentuale poco significativa di volatile e si deve rifare tutto.
La macchina gira a 3/4 ettolitri l’ora e per fare una vasca da 50 hl non basta una nottata. Non solo: non è detto che un giro solo basti, magari occorre filtrare la stessa vasca due volte per avere un risultato accettabile.
Conversando poi di fermentazioni spontanee, uve poco sane, trattamenti in vigna e quant’altro, questo aspetto della questione – se mai ce ne fosse bisogno – ha aggiunto un tono di sano pragmatismo ad una dialettica spesso polarizzata tra buoni e cattivi, bianchi e neri, kimikoni e naturisti. Poi invece c’è chi corre a filtrare in modo molto peggiore di una filtrazione sterile da Tavernello, a 0,35/0,45 euro per litro.
Nel vino non rimane traccia di nulla, non si usano coadiuvanti o altro, c’è la macchina che “meccanicamente” toglie il problema. In alcune zone, la usano davvero in molti, anche tra gli insospettabili: l’amico non ha fatto nomi, io non ho chiesto, non avrebbe aggiunto granché al discorso e il concetto mi sembra chiarissimo.
ma funziona anche col vino già imbottigliato?
perchè io di macchine da osmosi inversa ce n'ho qualcuna e se capita una bottiglia che spunta ce la butto dentro?
oppure una volta "finito" il vino non gli puoi fare più niente?
Lavorandoci un po', con pazienza e ingredienti giusti, puoi ricrearlo a partire dai metaboliti umani.
dici che se piscio nel RO system scappa fuori di nuovo il vino?
picenum ha scritto:eheheh e niente l'importante è sparare nel mucchio. facile quando si danno arco e frecce (prima o poi la finiremo, forse).
Luciano dici essere una pratica occulta della feccia naturale?
pensa invece che su intravino ne parlarono già 13 anni fa... non citandoli neanche
https://www.intravino.com/salute/mai-vo ... cialmente/
forse il problema (se di problema si tratta perché alla fine conta quello che ti arriva nel bicchiere, salute permettendo) potrebbe essere più ampio, non credi?
zampaflex ha scritto:picenum ha scritto:eheheh e niente l'importante è sparare nel mucchio. facile quando si danno arco e frecce (prima o poi la finiremo, forse).
Luciano dici essere una pratica occulta della feccia naturale?
pensa invece che su intravino ne parlarono già 13 anni fa... non citandoli neanche
https://www.intravino.com/salute/mai-vo ... cialmente/
forse il problema (se di problema si tratta perché alla fine conta quello che ti arriva nel bicchiere, salute permettendo) potrebbe essere più ampio, non credi?
Guarda che l'articolo è scritto da un paladino dei naturali.
Lo shock del Moricchia è proprio nello scoprire che nel suo universo di angelica purezza alberga IL MALE (la tecnologia rettificatrice).
E lo shock è tanto maggiore, quanto elevata è la professione di purezza del settore. Come beccare un vescovo pedofilo, insomma.
Ed è giusta e meritevole questa indignazione, perchè non puoi buttare fango sui non naturali salvo poi comportarti di nascosto allo stesso modo, se non peggio.
Perciò finiamola di osannare a prescindere chiunque compia quella scelta di campo non interventista, togliamo le etichette di razza e religione, e guardiamo solo al risultato nel bicchiere, sperando sia onesto...
zampaflex ha scritto: togliamo le etichette di razza e religione, e guardiamo solo al risultato nel bicchiere, sperando sia onesto...
vinogodi ha scritto:- una cantina è una impresa economica , che fattura e produce profitti , se "sana" .
per l'appunto. il discorso è generale. forse lungo. te giustamente entri nel merito. ma il dialogo è difficile su tastiera.vinogodi ha scritto:...Infatti chi abiura tutto ciò e non ha competenze tecniche , può essere sostenuto dalle migliori intenzioni ma fa vini di merda
picenum ha scritto:pienamente d'accordo.
ps. non voglio credere che Alessandro si sia tanto scandalizzato. è troppo tempo che vive il mondo del vino a 90^
...imbarazzante...Timoteo ha scritto:picenum ha scritto:pienamente d'accordo.
ps. non voglio credere che Alessandro si sia tanto scandalizzato. è troppo tempo che vive il mondo del vino a 69^
ma che frasario!
picenum ha scritto:oh all'età vostra mica ve passa la voglia de gioca' coi numeri. bene così
picenum ha scritto:evviva la kimika
tenente Drogo ha scritto:"Attilio Scienza, professore Viticoltura ed Enologia dell'Università di Milano, e Riccardo Cotarella, presidente di Assoenologi, sono stati chiari: rischiamo gravi danni alla produzione di quest’anno, con perdite che potrebbero arrivare anche oltre un terzo del raccolto in Puglia, Abruzzo e Basilicata, ma con danni diffusi anche in Lazio, Umbria, Sicilia, Veneto e Lombardia, particolarmente nel caso dei vigneti cosiddetti biologici, dato che i trattamenti ammessi dal disciplinare sono molto meno efficaci rispetto a quelli convenzionali. “È necessario intervenire con prodotti fitosanitari”, dichiara il prof. Scienza; e a lui fa eco Cotarella, che ha a sua volta dichiarato: “Le malattie non sono scomparse ma soprattutto ancora non ci sono valide alternative ai prodotti chimici.”
E perché, come mai non ci sono alternative valide? Possibile che la ricerca non sia riuscita ad offrire nuovi mezzi di contenimento, e che, a fronte del fallimento del biologico in tempi di parassitosi e fitopatie, si debba necessariamente ricorrere ad agenti di sintesi di varia natura?
Prima di rispondere a questa domanda, vorrei citare un esempio, giusto per dimostrare un punto importante: la ricerca le soluzioni le ha individuate eccome, ed il problema non sta nella comunità scientifica. Meno di un mese fa, è stato pubblicato un lavoro che riguarda una pianta coltivata importante, non certo come la vite, ma con una sua nicchia specifica nel mercato alimentare: il basilico. Un ampio gruppo di ricercatori italiani, utilizzando CRISPR/Cas9, hanno editato il genoma di questa pianta per ottenere attraverso la modifica selettiva di un singolo gene la sua resistenza proprio nei confronti della peronospora. Per farlo, hanno inserito le “fornici molecolari” opportune nella pianta attraverso infezione con una vecchia conoscenza, il batterio Agrobacterium tumefaciens, usato da molto tempo e ben prima delle tecnologie moderne per ottenere piante geneticamente modificate. La resa è stata alta, perché quasi l’85 per cento delle piantine è risultato modificato, e le modifiche sono risultate trasmissibili alla progenie.
Uno specifico ceppo tra quelli ottenuti è risultato resistente all’infezione di un classico agente della peronospora (il protista Peronospora belbahrii), mostrando così la riuscita della strategia di modifica genomica attuata; non tutte le piante trasformate sono risultate ugualmente resistenti, a causa del fatto che la suscettibilità di partenza delle piantine utilizzate è probabilmente diversa e (forse) anche a causa di errori di editing dovuti al metodo utilizzato.
Inoltre, il profilo aromatico – ovvero la caratteristica organolettica più importante del basilico - è stato esaminato per tutte le piantine modificate geneticamente, ed è risultato indipendente dalla procedura sperimentale attuata, e legato invece alla variabilità intrinseca dei semi utilizzati dai ricercatori. In futuro, essi concludono, la progenie derivata da queste piante dovrà essere testata in prove in campo per valutarne il potenziale rispetto alle cultivar attuali, per poi creare nuove linee di basilico dolce resistente alla peronospora.
Ecco quindi dimostrato come la comunità scientifica, e particolarmente quella italiana, di fronte ad una fitopatia sia perfettamente in grado di dare risposte definitive che non si fondano sull’impiego massivo e periodico di agenti chimici; ma la demonizzazione delle biotecnologie vegetali in Italia, al grido di “no Ogm”, ha reso sin qui impossibile fare ciò che avrebbe diminuito l’inquinamento ambientale, aumentato le rese e reso più facile il lavoro degli agricoltori per quello che riguarda molteplici colture.
Adesso, dietro lo schermo linguistico dei Tea, le piante geneticamente modificate potranno essere sperimentate in campo, ma solo fino al 31 dicembre 2024, scadenza impossibile per ottenere informazioni utili nella maggior parte dei casi ove non sia già disponibile qualcosa da piantare (e speriamo che con il basilico ci si riesca). "
https://www.ilfoglio.it/scienza/2023/07 ... i-5469655/
....letto il pippone: e' gnocca, mi basta e puo' dire le fanciullezze che vuole, sia avesse come interlocutrice la stessa ,paziente,madre che i parenti stretti. Fra una tombolata e un gioco di famiglia la vigilia di Natale, quando sono tutti piu' buoni e pazienti, esaltati dalla buona tavola tradizionale, dai regali e dagli auguri...lapoelcan ha scritto:https://www.vice.com/it/article/ywkm57/vini-naturali-cosa-sono