Messaggioda egio » 16 mag 2022 09:44
L'appuntamento brisighellese non si smentisce, ma anzi riesce sempre a rinnovarsi con spirito e energie ogni volta più impressionanti da parte del padrone di casa, dei suoi figli e della splendida concrega di locali e forestieri, ormai adottati.
Da parte mia, mi son goduto ogni momento in pura modalità gozzoviglio, beandomi di tutto il bendiddio liquido e solido, volutamente senza concentrazione cerebrale sui singoli calici, ma abbandonandomi piuttosto al benessere complessivo dell'esperienza.
Piacevolissimo lo champagne iniziale, Dumenil; notevole davvero il Fallet-Prevostat da magnum anch'esso. E tutt'altro che disprezzabile il Pol Roger, un base che mi rendo conto di frequentare meno di quanto meriti.
Sui crostini il Pommard ci stava, la barbera di Conterno magari non tipicissima, ma un gran bel bicchiere, soprattutto dandole un poco di tempo. Dal Tignanello che in genere, almeno nelle annate più antiche di mia memoria, non disprezzo affatto, mi aspettavo sinceramente qualcosina in più. Barbaresco 2003 piuttosto affaticato. Il Lupicaia decisamente un vino molto ben fatto, la temperatura appena sotto gli standard "ufficiali" l'ha anche aiutato, secondo me, e con tutto quel selvatico in tavola, ci stava più che bene, anche se capisco che come stile e impostazione sia lontano dai paradigmi più frequentati da molti componenti della tavolata...
I due bordeaux di "riscaldamento" prima del big one, han fatto più che bene il loro dovere, con Duhart Milon con una bocca importante che i tordi succulenti hanno ringraziato a dovere.
Capitolo Cheval Blanc: mio primo incontro. Leggendone sul sito, mi aspettavo tutt'altro nel calice. Quello che viene descritto come vino gourmand e di piacere, setoso e morbido,da annata calda seppur non secca, l'ho trovato invece inizialmente piuttosto austero e reticente, per poi concedersi col passare dei minuti e favorito anche da un leggerissimo innalzamento della temperatura. Secondo me andava aperto anche prima, ma di certo non ha deluso, anzi; grande equilibrio, grande eleganza, bella maturità, naso più su note nobili di cuoio, grafite, leggera liquerizia, note verdi non presenti, ma piuttosto frutti neri. Bocca da grande bordeaux di razza, prima ancora che da St. Emilion, va a nozze con la selvaggina magistralmente servitaci da un cuoco in giornata di grazia. Ancora parecchia vita davanti a sé.
Le Pergole Torte: concordo con Ivo su una versione notevole e davvero subito godibilissima, il richiamo alla 2007 ci sta; non sono d'accordissimo sul fatto che tutte le annate di PT siano inizialmente così approcciabili, ad esempio la 16, pur mostrando il suo potenziale enorme, da subito era davvero troppo di tutto per essere armonica e chiedeva chiaramente tempo per mettere d'accordo tutte le componenti. Questa 2019 mi dà la sensazione che sarà buonissimo sempre e a lungo.
Capitolo a parte per l'albana Diletti 1879: che dire? Una esperienza folle e insensata, che si rinnova ogni volta grazie a Ivo, e che ogni volta all'apertura ha un che di miracoloso. Tra tutte quelle, diverse ormai, sinora assaggiate, la bottiglia di sabato era sicuramente ai livelli più elevati, emozione liquida.
Si è mangiato a livelli commoventi, e il casino a tavola era all'altezza della situazione.
Sempre grazie a te buon Ivo, che con la tua ospitalità inarrivabile sai rinnovare ogni volta, come detto, il magico appuntamento brisighellese.