LE BEVUTE DI FEBBRAIO 2018

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gp
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Re: LE BEVUTE DI FEBBRAIO 2018

Messaggioda gp » 22 feb 2018 17:35

vinogodi ha scritto:
gp ha scritto:
vinogodi ha scritto:
gp ha scritto:...La distinzione importante è tra
a)aromi naturali e
b) artificiali (parlo in senso concreto, a prescindere dal fatto che la normativa consenta di chiamare "aromi naturali" anche quelli artificiali).
...penso che prima di scrivere , sia necessario smaltire la sbornia più recente oppure i recenti , abbondanti (esagerati) assaggi alle varie anteprime toscane... 8)

Il tuo messaggio è offensivo, quindi contrario alle regole del forum, ma soprattutto inutile per chi legge, quindi contrario alla logica di un forum. Se hai qualcosa di utile da scrivere scrivilo, altrimenti stai zitto che il mondo (incredibile a dirsi) va avanti anche senza di te.
...io dico solo che chi comunica qualcosa pubblicandola abbia il dovere , soprattutto, di non perpetrare sciocchezze sesquipedali come quella che hai riportato , ammantandoti (aggravante) di saccenza su argomenti che si vede lontano un miglio non conosci , ma questo è un vizietto del vetero giornalismo o blogghismo da quattro soldi , quindi lascia perdere, se no mi viene voglia di chiederti che mestiere fai , nella vita intendo, oltre a riempire pagine di commenti sul web . Quindi la mia non è una offesa ma un invito a scrivere cose sensate quando ti addentri in campi che non ti competono , come quello in citazione.
PS: stai zitto lo dici a tua sorella ... se ce l'hai , altrimenti a tuo fratello o a un parente qualunque di tua scelta ... 8) ... non sto scherzando...

Continui a non fornire alcuna informazione a chi legge, nonostante questo sia un forum e non il tuo blog privato. Quindi se stavi zitto era meglio.

Nel merito, visto che non ci degni di un contributo: da molti anni sicuramente la normativa NON consente di chiamare "aromi naturali" anche quelli artificiali, diversamente da quello che ho scritto. Credo che ci sia stato un tempo lontano in cui questo era in qualche modo possibile, ma non trovo riscontri, e comunque quello che ci interessa è che oggi non si può.
Detto questo, oso sperare che l'aroma contenuto nei tè industriali alla pesca sia artificiale, dato il profumo orrendamente distorto che mi capita di sentire se entro in contatto olfattivo con questo prodotto (di berlo me ne guardo bene).
gp
landmax
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Re: LE BEVUTE DI FEBBRAIO 2018

Messaggioda landmax » 22 feb 2018 19:17

gp ha scritto:La distinzione importante è tra aromi naturali e artificiali (parlo in senso concreto, a prescindere dal fatto che la normativa consenta di chiamare "aromi naturali" anche quelli artificiali).
Il tè industriale alla pesca mi pare un buon esempio di aroma artificiale, così come il Solero Algida per la versione più esotica (mango, papaya, maracuya, sempre in versione artificiale).
Per come l'ho assaggiato anni fa, il Mariondino di Parusso mi sembra a sua volta un buon esempio di aroma artificiale tra la pesca e la frutta gialla tropicale. Su scala più ridotta, sono aromi che si trovano anche nei Valtellina Superiore Riserva di Rainoldi. In entrambi i casi, si tratta del risultato dell'interazione Nebbiolo-barrique.
Se invece parliamo di aroma naturale di pesca, nel Nebbiolo ci può essere, anche se in teoria non dovrebbe essere coprente; idem per il vasto e variegato mondo del tè vero.

vinogodi ha scritto:
gp ha scritto:...La distinzione importante è tra
a)aromi naturali e
b) artificiali (parlo in senso concreto, a prescindere dal fatto che la normativa consenta di chiamare "aromi naturali" anche quelli artificiali).
...penso che prima di scrivere , sia necessario smaltire la sbornia più recente oppure i recenti , abbondanti (esagerati) assaggi alle varie anteprime toscane... 8)

Marco, penso che questa volta tu abbia frainteso il senso del ragionamento di gp, che credo non volesse discettare di questioni tecnico-scientifiche, ma di percezioni sensoriali (come i numerosi esempi che ha fatto mi pare dimostrino).

Se assaggio un Borgogna maturo, tanto per dire, mi posso aspettare di sentire aromi di fragola spappolata (fragola "naturale"), non certo di Big Babol (fragola "artificiale").

Mutatis mutandis, è un pò la querelle sull'uso del termine "minerale" per descrivere determinate sensazioni gusto-olfattive di un vino (di roccia bagnata, sale, ecc.): chi usa il termine minerale non lo fa certo pensando che dentro ci siano disciolti rocce o sale, ma lo usa come descrittore, per analogia, non in senso tecnico-scientifico.
Messner
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Re: LE BEVUTE DI FEBBRAIO 2018

Messaggioda Messner » 22 feb 2018 19:47

Cabernet Franc Grand Mont Domaine Chevalerie 2012: prugna, erba tagliata, foglia di pomodoro, peperone, sandalo, tabacco e lavanda. Niente fuori posto, tannino finissimo, persistenza molto ma molto lunga. Vino veramente molto interessante, Bourgueil in gran spolvero
Ammetto che poteva stare in cantina tranquillamente 4-5 anni in più, ma ero curioso di provarlo
BarbarEdo
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Re: LE BEVUTE DI FEBBRAIO 2018

Messaggioda BarbarEdo » 22 feb 2018 22:44

Ziliovino ha scritto:.....

Grazie Ziliovino per l'interessante reportage e le belle foto!
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Wineduck
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Re: LE BEVUTE DI FEBBRAIO 2018

Messaggioda Wineduck » 23 feb 2018 01:12

Sulla questione del sentore di pesca penso semplicemente che gp non abbia la più pallida idea di come vengano prodotti al giorno d'oggi gli aromi naturali e di come vengano usati. Certi sentori "caricaturali" che si percepiscono in certi prodotti sono solo il frutto di scelte di marketing delle aziende. Questo perché tutti, dico tutti, risottolineo, tutti i produttori di alimenti utilizzano aromi naturali, senza i quali, con i processi di produzione attuali ed i protocolli obbligatori per l'igiene, quelli di conservazione ed altre amenità, i cibi sarebbero quasi tutti poco più che totalmente insapori. La differenza non è quindi fra industriale ed artigianale (vecchia classica zone in stile "puttanata galattica vetero bolscevica radical-chic") ma fra aromi naturali di seria A e quelli di serie B o C (più precisamente in funzione del livello qualitativo delle materie prime).
Lo stesso discorso vale anche per il vino dal momento che, come ho spiegato già diverse volte, l'uso dei tannini in polvere (estratti naturali dei legni di ciliegio, pero, pesco, castagno, ecc.) è talmente diffuso che se qualcuno di voi leggesse la lista dei prodotti italiani e francesi che li usano sarebbe colto da demenza perniciosa, prenderebbe a mazzate tutte le bottiglie della propria cantina e poi passerebbe il resto della vita sotto psicofarmaci.
Il tutto ovviamente solo se dovesse ancora soffrire della sindrome di Alice nel paese delle meraviglie ed essere così tontolone da credere che esistano ancora i produttori "poeti, artigiani veri, contadini con i calli nelle mani ed il cuore nelle vecchie botti grandi con decenni di vita" ed altre 100.000 *** da società decadente e lobotomizzata che mi tocca leggere/ascoltare sempre più frequentemente.
"People call me rude, I wish we all were nude, I wish there was no black and white, I wish there were no rules" [Controversy]

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Re: LE BEVUTE DI FEBBRAIO 2018

Messaggioda littlewood » 23 feb 2018 08:02

Wineduck ha scritto:Sulla questione del sentore di pesca penso semplicemente che gp non abbia la più pallida idea di come vengano prodotti al giorno d'oggi gli aromi naturali e di come vengano usati. Certi sentori "caricaturali" che si percepiscono in certi prodotti sono solo il frutto di scelte di marketing delle aziende. Questo perché tutti, dico tutti, risottolineo, tutti i produttori di alimenti utilizzano aromi naturali, senza i quali, con i processi di produzione attuali ed i protocolli obbligatori per l'igiene, quelli di conservazione ed altre amenità, i cibi sarebbero quasi tutti poco più che totalmente insapori. La differenza non è quindi fra industriale ed artigianale (vecchia classica zone in stile "puttanata galattica vetero bolscevica radical-chic") ma fra aromi naturali di seria A e quelli di serie B o C (più precisamente in funzione del livello qualitativo delle materie prime).
Lo stesso discorso vale anche per il vino dal momento che, come ho spiegato già diverse volte, l'uso dei tannini in polvere (estratti naturali dei legni di ciliegio, pero, pesco, castagno, ecc.) è talmente diffuso che se qualcuno di voi leggesse la lista dei prodotti italiani e francesi che li usano sarebbe colto da demenza perniciosa, prenderebbe a mazzate tutte le bottiglie della propria cantina e poi passerebbe il resto della vita sotto psicofarmaci.
Il tutto ovviamente solo se dovesse ancora soffrire della sindrome di Alice nel paese delle meraviglie ed essere così tontolone da credere che esistano ancora i produttori "poeti, artigiani veri, contadini con i calli nelle mani ed il cuore nelle vecchie botti grandi con decenni di vita" ed altre 100.000 *** da società decadente e lobotomizzata che mi tocca leggere/ascoltare sempre più frequentemente.

Tutto vero ma credimi un' altro vino e' possibile senza fare acetaie ovviamente
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Re: LE BEVUTE DI FEBBRAIO 2018

Messaggioda Messner » 23 feb 2018 20:45

Camin Larredya La Virada 2015: La piccola perla del Sud Ovest, dicono, ed è veramente così: albicocca, scorza di pompelmo, miele di arancio, glicine e zafferano. Sorso freschissimo, composto e molto duraturo con una leggera nota amaricante e salina sul finale che invoglia la beva in maniera incredibile. Chapeau
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Re: LE BEVUTE DI FEBBRAIO 2018

Messaggioda Spectator » 24 feb 2018 13:55

..Barbera 2015 Cascina F,G. Conterno. C'e' tutto quel che ci deve essere in una grande Barbera.Liquido rosso rubino scurissimo e denso,tumultuoso,prorompente e vibrante, ma tutto ancora in divenire,sia al naso che alla bocca.Beva,al momento,un tantino..faticosa x me,ma c'e' carattere e personalita'.Abbinamento: costolette di maiale ai ferri,..friarielli saltati, e un tocco di formaggio..piccante 30 mesi di Auricchio/Cremona.L'ho preferita con quest'ultimo!Con il senno di poi,tra le annate giovani che ho in cantina,forse avrei fatto meglio ad aprire una 2013.
vinogodi
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Re: LE BEVUTE DI FEBBRAIO 2018

Messaggioda vinogodi » 24 feb 2018 15:29

littlewood ha scritto:
Wineduck ha scritto:Sulla questione del sentore di pesca penso semplicemente che gp non abbia la più pallida idea di come vengano prodotti al giorno d'oggi gli aromi naturali e di come vengano usati. Certi sentori "caricaturali" che si percepiscono in certi prodotti sono solo il frutto di scelte di marketing delle aziende. Questo perché tutti, dico tutti, risottolineo, tutti i produttori di alimenti utilizzano aromi naturali, senza i quali, con i processi di produzione attuali ed i protocolli obbligatori per l'igiene, quelli di conservazione ed altre amenità, i cibi sarebbero quasi tutti poco più che totalmente insapori. La differenza non è quindi fra industriale ed artigianale (vecchia classica zone in stile "puttanata galattica vetero bolscevica radical-chic") ma fra aromi naturali di seria A e quelli di serie B o C (più precisamente in funzione del livello qualitativo delle materie prime).
Lo stesso discorso vale anche per il vino dal momento che, come ho spiegato già diverse volte, l'uso dei tannini in polvere (estratti naturali dei legni di ciliegio, pero, pesco, castagno, ecc.) è talmente diffuso che se qualcuno di voi leggesse la lista dei prodotti italiani e francesi che li usano sarebbe colto da demenza perniciosa, prenderebbe a mazzate tutte le bottiglie della propria cantina e poi passerebbe il resto della vita sotto psicofarmaci.
Il tutto ovviamente solo se dovesse ancora soffrire della sindrome di Alice nel paese delle meraviglie ed essere così tontolone da credere che esistano ancora i produttori "poeti, artigiani veri, contadini con i calli nelle mani ed il cuore nelle vecchie botti grandi con decenni di vita" ed altre 100.000 *** da società decadente e lobotomizzata che mi tocca leggere/ascoltare sempre più frequentemente.

Tutto vero ma credimi un' altro vino e' possibile senza fare acetaie ovviamente
...Gli aromi , come additivi, sono fra i più legiferati dell'intera legislatura alimentare italiana. Le classificazioni sono precise e proprio per l'importanza che rivestono nel campo alimentare, sono oggetto di continuo studio, controllo e revisione . Esistono liste positive dove si possono usare, altre dove intere aree merceologiche vengono escluse , quindi proibiti. Dove si insinua che "ci possono essere aromi" (siano essi natural identici, quelli di sintesi, sia "naturali" , ottenuti da distillazioni, estrazioni, concentrazioni) si rischia la denuncia per calunnia e chi li usa per frode e sofisticazione, quindi si va nel penale. Recentemente sono stati denunciati anche noti produttori "premiati" , e per loro sono cazzi, sia di immagine sia economiche sia giuridiche. E' per questo che sull'argomento andrebbe usata una certa cautela , nel parlarne, se non a ragion veduta e non per "sensazioni personali" che lasciano il tempo che trovano . Altrimenti potrei affermare con un certo coraggio e sprezzo del pericolo che alcuni produttori di vini biodinamici o bio bio (incapaci di casa nostra) aggiungono aroma merda proprio per rendere più credibile il loro manufatto... 8)
....Magari ricaviamo un altro piccolo appoggio un po' meno liscio e scivoloso su cui zompettare per attraversare le rapide dell'incomprensione, ed evitare di precipitare nel baratro delle cascate del conflitto perenne...

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biodinamico
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Re: LE BEVUTE DI FEBBRAIO 2018

Messaggioda biodinamico » 24 feb 2018 20:24

Piccola panoramica di Barolo in buone annate....

Castello di Verduno-Barolo Massara 2006
Bel colore rubino con unghia granata,molto brillante.Ciliegia,pepe bianco,violetta e nota balsamica di sottofondo.Bocca elegante con un tannino molto fine,mi piacciono i vini di quest'azienda,magari a volte mancano un po' di profondità ma si fanno bere sempre con soddisfazione.

Fenocchio-Barolo Cannubi 2006
Granato,frutto rosso sotto spirito,mentolo,terra bagnata.Bocca dura,tannino ancora da assestarsi,ancora lontano dal trovare l'equilibrio....

Brezza-Barolo Cannubi 2004
Granato scarico,qui si cambia registro...ciliegia,erbe aromatiche,terra,bella nota balsamica.Bocca elegante,tannino setoso e ben integrato,sicuramente andrà ancora avanti ma ora é davvero parecchio buono!

Luigi Oddero-Barolo Rocche Rivera 2004
Granato,foglie secche,violetta,lavanda e bella nota funginea.Bocca tesa,tannino fitto ma di buona finezza,ha ancora una grande acidità,sicuramente il più indietro della batteria...attendere.

Schiavenza-Barolo Broglio 2004
Granato cupo,naso non molto preciso tra note di ciliegia sotto spirito e balsamicitá.Bocca potente,dura,tannino fitto e asciugante con un po' d'alcol in evidenza.Non mi ha convinto.

Fratelli Oddero-Barolo Vigna Rionda 1999
Granato,lavanda,cuoio,piccoli frutti rossi,fiori secchi e terra bagnata.In bocca è imponente,tannino fitto ma di grande eleganza e finezza,sfaccettato come solo un grande Barolo sa essere.Vino della serata senza alcun dubbio.

Gigi Rosso-Barolo cascina Arione riserva 1982
Colore scarico e mattonato,mon cheri,erbe di montagna e cuoio.Bocca evoluta,sicuramente in fase calante ma non ancora scollinato,bella esperienza nonostante non sono un'amante dei vini troppo vintage...
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Re: LE BEVUTE DI FEBBRAIO 2018

Messaggioda Kalosartipos » 24 feb 2018 21:17

biodinamico ha scritto:Piccola panoramica di Barolo in buone annate....

Bella bevuta, ho visto oggi le foto di Fabio G.
"La vita è breve e bisogna che uno se la beva tutta".
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Re: LE BEVUTE DI FEBBRAIO 2018

Messaggioda biodinamico » 24 feb 2018 21:38

Kalosartipos ha scritto:
biodinamico ha scritto:Piccola panoramica di Barolo in buone annate....

Bella bevuta, ho visto oggi le foto di Fabio G.

Grazie,piccolo il mondo :D
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Re: LE BEVUTE DI FEBBRAIO 2018

Messaggioda gbaenergiaeco10 » 25 feb 2018 01:43

Ajola rosato (Sangiovese) 2015
Di solito sono aperto alle puzzette varie ma questo era proprio imbevibile..prima volta che lo restavo..spero in una bottiglia fallata

Mosnel brut sboccatura 01/15
L'ho bevuto ad una festa di compleanno, in mezzo al casino, frastuono eccetera..l'ho vista tra le bottiglie esposte e causa tedio (non è che sia propriamente un festaiolo) ho chiesto se ne avevano una fresco..sono stato accontentato..un bel Franciacorta..niente amarognolo, naso profondo, di mela verde e frutta gialla matura, biscotti al forno e un accenno iodato..in bocca la bolla è vigorosa, inizialmente fine a ingresso bocca, perde di eleganza al palato, ma aggiunge freschezza e distende la beva..si congeda morbido, appena cremoso..piaciuto.
Lorenzo
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Re: LE BEVUTE DI FEBBRAIO 2018

Messaggioda gbaenergiaeco10 » 25 feb 2018 16:20

Zero di babo bianco 2016, trebbiano grechetto e Malvasia

Oro antico riflessi ramati, naso variegato di citronella, limone, oliva verde in salamoia..sopraggiungono note minerali, sassose..un profilo solare, sfaccettato..bocca meravigliosa..sembra ci sia la tensione dei grandi Verdicchio e la pienezza cremosa di un grande Chardonnay..tutto in equilibrio, decisamente armonico, persistenza degna di nota..ragazzi che boccia e che prezzo..
Lorenzo
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Re: LE BEVUTE DI FEBBRAIO 2018

Messaggioda Ludi » 25 feb 2018 18:52

J. B. Schaefer, Dorsheimer Pittermanschen Riesling Spatlese 2007: tra idrocarburo incipiente, frutta tropicale, dolcezza soffusa stemperata da vivida acidità, è un bellissimo bere. Meglio però attenderlo ancora.
Domaine Corps de Loup, Condrieu 2015: un po' troppo burroso e amarognolo, lontano dai vertici dell'appellation.
Dalla Cia, Cabernet Sauvignon Classico 2013: nuovo mondo, con tutto ciò che ne consegue nell'uso del legno decisamente sopra le righe.
Josetta Saffirio, Langhe Rossese 2010: col tempo sta tirando fuori un carattere decisamente convincente. Sapido ai limiti del salato, con una mineralità sulfurea ed un buon percorso davanti. Davvero piaciuto.
Domaine Saumaize-Michelin, Pouilly Fuissé Pentacrine 2007: pietra focaia e nocciola a go go, per uno chardonnay che svolge assai bene il suo compito, senza troppo emozionare.
Domaine Henri Gouges, Nuits St Georges 1er Cru Clos des Porrets St. Georges 2008 : non adoro, lo confesso, la Borgogna rossa, ma riconosco che è un gran bel vino: amarena quasi sfacciata seguita da note animali e un sottofondo catramoso, in un continuo rincorrersi di sensazioni.
Antico Borgo dei Cavalli, Spumante MC Curticella Caballis S.A.: buono, davvero ben fatto ed appagante. Non è uno Champagne, per carità, ma c'è di peggio.
Bonci, Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore San Michele 2013: vino che non mi ha mai fatto impazzire, troppo grasso e ammandorlato con alcolicità un po' slegata.
Caprai, Sagrantino 25 Anni 2003: meglio di recenti assaggi; le note di cotto, almeno in questa bottiglia, non c'erano, ed il vino, pur tutt'altro che elegante, si beve bene.
Beaufort, Polisy Demi Sec 1996: bottiglia in stato di grazia, di una bontà assoluta quasi soprannaturale nei toni di agrume candito, gianduiotto, kerosene, mango e zenzero. Sublime abbinamento con pecorino stravecchio.
S. Pepe, Trebbiano d'Abruzzo Pepe Bianco 2006: Gravner de noantri
A. Voge, Cornas Vieilles Vignes 2005: buonissimo, giovanissimo, fresco e croccante, sparito in men che non si dica. Questi sono i "miei" vini.
A. Kracher, Welschriesling TBA Zwischen der Seen #11 1998: dolcezza incredibile, ma anche freschezza e note di fico, alloro e zafferano. Gourmand.
Ultima modifica di Ludi il 25 feb 2018 20:01, modificato 2 volte in totale.
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Re: LE BEVUTE DI FEBBRAIO 2018

Messaggioda biodinamico » 25 feb 2018 19:30

Nigl-Dornleiten riesling 2010
Verdolino scarico,agrume,idrocarburo e pietra spaccata.Bocca di medio corpo e finale di buona sapidità.

Weingut Max Ferd. Richter-Brauneberger Juffer riesling kabinett 2013
Dorato,ananas,mango e pesca sciroppata.Buon equilibrio tra acidità e residuo,finale elegante e pulito.

Montevertine-Montevertine 2006
Rubino con unghia granata,molto brillante.Piccoli frutti rossi,cuoio,pepe bianco.Fresco,elegante,tannino fine e acidità calibrata,bevute diverse bottiglie in quest'annata e devo dire che non tradisce mai...

Castello Monsanto-Chianti classico il poggio riserva 2006
Tappatissimo :cry:

Caprili-Brunello di Montalcino 2010
Granato,ciliegia,violetta,fiori secchi,spezie dolci e tocco balsamico.Bocca potente con qualche sbuffo alcolico,buona freschezza ed equilibrio in generale...assaggiato all'uscita non mi aveva fatto grande impressione ora pare stia trovando la sua dimensione.

Terre Bianche-Rossese di Dolceacqua Bricco Arcagna 2014
Rubino con riflessi granati.Naso molto particolare di nespola,pesca,iodio e acciuga.Bocca di buona tensione e struttura,finale con bel connubio tra acidità e sapidità,molto buono.

Gitton-Sancerre Galinot 2009
Paglierino,ananas,pesca,menta limoncella e fiori di sambuco,col passare del tempo emerge pure una nota elegante di asparago.Bocca di grande equilibrio tra grassezza e acidità,finale di buona lunghezza.Piaciuto un po' meno rispetto a un 2010 bevuto qualche tempo fa,forse di maggior carattere,rimane comunque una bella bottiglia probabilmente colta all'apice.

Anselma-Barbera d'Alba 2014
Rubino,ciliegia e pepe,leggera nota vegetale.Semplice e beverino,una barbera sicuramente giocata più sulla freschezza che sul corpo.

Carpante-Carignano del Sulcis 2015
Rubino cupo,mora,pepe nero e macchia mediterranea.In bocca non è molto complesso ma di piacevole equilibrio.
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Re: LE BEVUTE DI FEBBRAIO 2018

Messaggioda eliag » 25 feb 2018 22:42

Fattoria San Lorenzo - Verdicchio dei Castelli di Jesi Campo delle Oche 2012
Naso pesante. Uva fragola, colla e solvente. Bocca di buona acidità, ma con inizio di ossidazione.

Castello di Neive - Barbaresco 2014
Fragoline, ciliegia e bacche di ginepro. Succoso e di gran bevibilità. Piaciuto :D
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Re: LE BEVUTE DI FEBBRAIO 2018

Messaggioda picenum » 26 feb 2018 14:19

gbaenergiaeco10 ha scritto:Ajola rosato (Sangiovese) 2015
Di solito sono aperto alle puzzette varie ma questo era proprio imbevibile..prima volta che lo restavo..spero in una bottiglia fallata

gbaenergiaeco10 ha scritto:Zero di babo bianco 2016, trebbiano grechetto e Malvasia

Oro antico riflessi ramati, naso variegato di citronella, limone, oliva verde in salamoia..sopraggiungono note minerali, sassose..un profilo solare, sfaccettato..bocca meravigliosa..sembra ci sia la tensione dei grandi Verdicchio e la pienezza cremosa di un grande Chardonnay..tutto in equilibrio, decisamente armonico, persistenza degna di nota..ragazzi che boccia e che prezzo..

due belle realtà umbre e due belle bevute.
il rosato di Ajola a me ha dato sempre grandi soddisfazioni. portato anche alla cieca da amici è risultato il migliore della serata. ed era proprio la 2015. peccato.
alleg
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Re: LE BEVUTE DI FEBBRAIO 2018

Messaggioda alleg » 26 feb 2018 15:33

Sabato sera con alcuni amici abbiamo fatto una panoramica di robette interessanti Alto Atesine.

GSCHLEIER VECCHIE VIGNE VERNATSCH GIRLAN 2015: beverina e molto piacevole con i classici fruttini rossi in evidenza. Mi aspettavo di meglio però come carattere ed incisività.
PORTUGRIESER 2012 Zohlhof: l'affinamento gli ha fatto perdere la puzza che aveva anni fa appena si stappava la bottiglia. Ora è un bel vinello da pasto, rustico il giusto.
BLAUBURGUNDER RISERVA MAZZON 2010 BRUNNENHOF: chiuso a riccio. Indecifrabile. Muto. Peccato
BLAUBURGUNDER 2013 GARLIDER: Tutto il contrario. Una delle migliori versioni di PN italico che mi sia capitato di avere sotto il naso. Attenzione non ricercate rimandi borgognoni, è una roba diversa. Piacevole ma diversa!

LAGREIN RISERVA 2005 NUSSERHOF: una bomba a mano! uno dei vini più buoni che mi siano capitati negli ultimi 6 mesi! un incrocio tra rodano e borgogna di quella buona. Le ultime bottiglie che avevo bevuto ed il rialzo dei prezzi me ne avevano fatto allontanare un po' ma questa bottiglia era qualcosa di superlativo.... cercasi disperatamente bottiglie per rifornire la cantina...
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Re: LE BEVUTE DI FEBBRAIO 2018

Messaggioda gbaenergiaeco10 » 26 feb 2018 15:42

picenum ha scritto:
gbaenergiaeco10 ha scritto:Ajola rosato (Sangiovese) 2015
Di solito sono aperto alle puzzette varie ma questo era proprio imbevibile..prima volta che lo restavo..spero in una bottiglia fallata

gbaenergiaeco10 ha scritto:Zero di babo bianco 2016, trebbiano grechetto e Malvasia

Oro antico riflessi ramati, naso variegato di citronella, limone, oliva verde in salamoia..sopraggiungono note minerali, sassose..un profilo solare, sfaccettato..bocca meravigliosa..sembra ci sia la tensione dei grandi Verdicchio e la pienezza cremosa di un grande Chardonnay..tutto in equilibrio, decisamente armonico, persistenza degna di nota..ragazzi che boccia e che prezzo..

due belle realtà umbre e due belle bevute.
il rosato di Ajola a me ha dato sempre grandi soddisfazioni. portato anche alla cieca da amici è risultato il migliore della serata. ed era proprio la 2015. peccato.


infatti me lo avevano descritto come un grande rosato, e onestamente oltre al difetto si sentiva che c'era della materia interessante..ritesterò sperando in una boccia più fortunata..
Il bianco zero di babo è veramente una bomba..nei qualità/prezzo bianchi in italia, per la mia breve esperienza, mi viene da metterlo tra i migliori..anche chi ha il naso/palato ben più educato e navigato del mio credo lo troverebbe interessante..
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stecca
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Re: LE BEVUTE DI FEBBRAIO 2018

Messaggioda stecca » 26 feb 2018 15:44

Wineduck ha scritto:Sulla questione del sentore di pesca penso semplicemente che gp non abbia la più pallida idea di come vengano prodotti al giorno d'oggi gli aromi naturali e di come vengano usati. Certi sentori "caricaturali" che si percepiscono in certi prodotti sono solo il frutto di scelte di marketing delle aziende. Questo perché tutti, dico tutti, risottolineo, tutti i produttori di alimenti utilizzano aromi naturali, senza i quali, con i processi di produzione attuali ed i protocolli obbligatori per l'igiene, quelli di conservazione ed altre amenità, i cibi sarebbero quasi tutti poco più che totalmente insapori. La differenza non è quindi fra industriale ed artigianale (vecchia classica zone in stile "puttanata galattica vetero bolscevica radical-chic") ma fra aromi naturali di seria A e quelli di serie B o C (più precisamente in funzione del livello qualitativo delle materie prime).
Lo stesso discorso vale anche per il vino dal momento che, come ho spiegato già diverse volte, l'uso dei tannini in polvere (estratti naturali dei legni di ciliegio, pero, pesco, castagno, ecc.) è talmente diffuso che se qualcuno di voi leggesse la lista dei prodotti italiani e francesi che li usano sarebbe colto da demenza perniciosa, prenderebbe a mazzate tutte le bottiglie della propria cantina e poi passerebbe il resto della vita sotto psicofarmaci.


Wineduck puoi pubblicare questa lista o fare almeno qualche nome ? sono curioso :roll:
gp
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Re: LE BEVUTE DI FEBBRAIO 2018

Messaggioda gp » 26 feb 2018 17:38

Wineduck ha scritto:Sulla questione del sentore di pesca penso semplicemente che gp non abbia la più pallida idea di come vengano prodotti al giorno d'oggi gli aromi naturali e di come vengano usati. Certi sentori "caricaturali" che si percepiscono in certi prodotti sono solo il frutto di scelte di marketing delle aziende. Questo perché tutti, dico tutti, risottolineo, tutti i produttori di alimenti utilizzano aromi naturali, senza i quali, con i processi di produzione attuali ed i protocolli obbligatori per l'igiene, quelli di conservazione ed altre amenità, i cibi sarebbero quasi tutti poco più che totalmente insapori. La differenza non è quindi fra industriale ed artigianale (vecchia classica zone in stile "puttanata galattica vetero bolscevica radical-chic") ma fra aromi naturali di seria A e quelli di serie B o C (più precisamente in funzione del livello qualitativo delle materie prime).

Così come non è facile prendere due piccioni con una fava, non è da tutti riuscire a fare due errori con una sola affermazione. Pochi grandi (misconosciuti) hanno questa capacità, e lui ce l’ha.

E’ falso dire che “tutti i produttori di alimenti utilizzano aromi” (naturali o no, per il momento). Come ha giustamente sottolineato vinogodi, gli aromi sono strettamente regolamentati, e se li usi (ove ammessi) li devi elencare: se non lo fai e ti beccano, ti rovinano. Quindi, fino a prova contraria (onere che spetta a chi affermi il contrario), tutti i prodotti alimentari che non contengono nella lista degli ingredienti la dicitura “aromi” e le sue varianti sono privi di aromi aggiunti.

E’ se possibile ancora più falso (perché è sotto gli occhi di tutti, ove non ultra-ideologizzati come in questo caso) dire che “tutti i produttori di alimenti utilizzano aromi naturali”. Proprio per il discorso risparmio che fai, dato che gli aromi artificiali sono nati soprattutto per rimpiazzare a costo più basso quelli naturali (vinogodi, se sbalio corigème), i produttori industriali a cui ho fatto riferimento NON usano aromi naturali, bensì quelli artificiali, indicandoli in etichetta semplicemente come “aromi” (si può fare, se il consumatore non capisce l'omissis affari suoi). Per essere concreti: i té alla pesca Estathé e SanThé indicano in etichetta “aromi” tra gli ingredienti.

Riguardo al vino, rilancio la richiesta di Stecca qui sopra: dacci la lista!
gp
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Re: LE BEVUTE DI FEBBRAIO 2018

Messaggioda vinogodi » 26 feb 2018 18:53

gp ha scritto:
Wineduck ha scritto:Sulla questione del sentore di pesca penso semplicemente che gp non abbia la più pallida idea di come vengano prodotti al giorno d'oggi gli aromi naturali e di come vengano usati. Certi sentori "caricaturali" che si percepiscono in certi prodotti sono solo il frutto di scelte di marketing delle aziende. Questo perché tutti, dico tutti, risottolineo, tutti i produttori di alimenti utilizzano aromi naturali, senza i quali, con i processi di produzione attuali ed i protocolli obbligatori per l'igiene, quelli di conservazione ed altre amenità, i cibi sarebbero quasi tutti poco più che totalmente insapori. La differenza non è quindi fra industriale ed artigianale (vecchia classica zone in stile "puttanata galattica vetero bolscevica radical-chic") ma fra aromi naturali di seria A e quelli di serie B o C (più precisamente in funzione del livello qualitativo delle materie prime).

Così come non è facile prendere due piccioni con una fava, non è da tutti riuscire a fare due errori con una sola affermazione. Pochi grandi (misconosciuti) hanno questa capacità, e lui ce l’ha.

E’ falso dire che “tutti i produttori di alimenti utilizzano aromi” (naturali o no, per il momento). Come ha giustamente sottolineato vinogodi, gli aromi sono strettamente regolamentati, e se li usi (ove ammessi) li devi elencare: se non lo fai e ti beccano, ti rovinano. Quindi, fino a prova contraria (onere che spetta a chi affermi il contrario), tutti i prodotti alimentari che non contengono nella lista degli ingredienti la dicitura “aromi” e le sue varianti sono privi di aromi aggiunti.

E’ se possibile ancora più falso (perché è sotto gli occhi di tutti, ove non ultra-ideologizzati come in questo caso) dire che “tutti i produttori di alimenti utilizzano aromi naturali”. Proprio per il discorso risparmio che fai, dato che gli aromi artificiali sono nati soprattutto per rimpiazzare a costo più basso quelli naturali (vinogodi, se sbalio corigème), i produttori industriali a cui ho fatto riferimento NON usano aromi naturali, bensì quelli artificiali, indicandoli in etichetta semplicemente come “aromi” (si può fare, se il consumatore non capisce l'omissis affari suoi). Per essere concreti: i té alla pesca Estathé e SanThé indicano in etichetta “aromi” tra gli ingredienti.

Riguardo al vino, rilancio la richiesta di Stecca qui sopra: dacci la lista!
...molti presupposti da cui è partito il ragionamento di Alessandro sono corretti: l'industria alimentare , soprattutto di conserve , ha necessità dell'utilizzo di aromi per perseguire un concetto di qualità del manufatto finale, come la sua appetibilità, altrimenti irraggiungibile , in quanto gli aromi di alcuni alimenti nobili che caratterizzano fortemente le preparazioni, sono estremamente termolabili come molecole (il bismetiltiometano, ad esempio , oppure l'1-2 difenil pirrolo per i porcini secchi o i derivati pirrolici per i porcini freschi) , quindi difficilmente riscontrabili , sul finito, in prodotti derivati da stabilizzazione termica spinta. Ma così pure la maggior parte di alimenti , dove la shelf life prolungata produrrebbe off flavours talmente deviati, come matrici, da essere irriconoscibili nel tempo se non supportati da componente aromatica . Molti produttori di alimenti non li usano solo perché ... non ne hanno necessità , perché le caratteristiche dell'alimento non ne hanno bisogno, sopratttutto su prodotti ferschi o a brevissima shelf life. Altre classi di alimenti non sono nelle liste positive per l'utilizzo o , viceversa, molti aromi non sono consentiti in alcune classi di alimenti . Aromi artificiali , natural identici o di derivazione mista (miscele) sintesi/naturali possono venire dizionati solo come "aromi" . Quelli derivati da componenti naturali , distillazione , concentrazione, estrazione o similia , possono dichiararsi Aromi Naturali. Gli aromi naturali sono normalmente molto più costosi ma meno stabili ed efficaci di quelli di sintesi natural identici. Sulla loro tossicità , la farmacopea parla chiaramente : se vengono utilizzati significa che la componente atossica è stata ampiamente dimostrata ...
....Magari ricaviamo un altro piccolo appoggio un po' meno liscio e scivoloso su cui zompettare per attraversare le rapide dell'incomprensione, ed evitare di precipitare nel baratro delle cascate del conflitto perenne...

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gp
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Re: LE BEVUTE DI FEBBRAIO 2018

Messaggioda gp » 27 feb 2018 14:57

vinogodi ha scritto:
gp ha scritto:
Wineduck ha scritto:Sulla questione del sentore di pesca penso semplicemente che gp non abbia la più pallida idea di come vengano prodotti al giorno d'oggi gli aromi naturali e di come vengano usati. Certi sentori "caricaturali" che si percepiscono in certi prodotti sono solo il frutto di scelte di marketing delle aziende. Questo perché tutti, dico tutti, risottolineo, tutti i produttori di alimenti utilizzano aromi naturali, senza i quali, con i processi di produzione attuali ed i protocolli obbligatori per l'igiene, quelli di conservazione ed altre amenità, i cibi sarebbero quasi tutti poco più che totalmente insapori. La differenza non è quindi fra industriale ed artigianale (vecchia classica zone in stile "puttanata galattica vetero bolscevica radical-chic") ma fra aromi naturali di seria A e quelli di serie B o C (più precisamente in funzione del livello qualitativo delle materie prime).

Così come non è facile prendere due piccioni con una fava, non è da tutti riuscire a fare due errori con una sola affermazione. Pochi grandi (misconosciuti) hanno questa capacità, e lui ce l’ha.

E’ falso dire che “tutti i produttori di alimenti utilizzano aromi” (naturali o no, per il momento). Come ha giustamente sottolineato vinogodi, gli aromi sono strettamente regolamentati, e se li usi (ove ammessi) li devi elencare: se non lo fai e ti beccano, ti rovinano. Quindi, fino a prova contraria (onere che spetta a chi affermi il contrario), tutti i prodotti alimentari che non contengono nella lista degli ingredienti la dicitura “aromi” e le sue varianti sono privi di aromi aggiunti.

E’ se possibile ancora più falso (perché è sotto gli occhi di tutti, ove non ultra-ideologizzati come in questo caso) dire che “tutti i produttori di alimenti utilizzano aromi naturali”. Proprio per il discorso risparmio che fai, dato che gli aromi artificiali sono nati soprattutto per rimpiazzare a costo più basso quelli naturali (vinogodi, se sbalio corigème), i produttori industriali a cui ho fatto riferimento NON usano aromi naturali, bensì quelli artificiali, indicandoli in etichetta semplicemente come “aromi” (si può fare, se il consumatore non capisce l'omissis affari suoi). Per essere concreti: i té alla pesca Estathé e SanThé indicano in etichetta “aromi” tra gli ingredienti.

Riguardo al vino, rilancio la richiesta di Stecca qui sopra: dacci la lista!
...molti presupposti da cui è partito il ragionamento di Alessandro sono corretti: l'industria alimentare , soprattutto di conserve , ha necessità dell'utilizzo di aromi per perseguire un concetto di qualità del manufatto finale, come la sua appetibilità, altrimenti irraggiungibile , in quanto gli aromi di alcuni alimenti nobili che caratterizzano fortemente le preparazioni, sono estremamente termolabili come molecole (il bismetiltiometano, ad esempio , oppure l'1-2 difenil pirrolo per i porcini secchi o i derivati pirrolici per i porcini freschi) , quindi difficilmente riscontrabili , sul finito, in prodotti derivati da stabilizzazione termica spinta. Ma così pure la maggior parte di alimenti , dove la shelf life prolungata produrrebbe off flavours talmente deviati, come matrici, da essere irriconoscibili nel tempo se non supportati da componente aromatica . Molti produttori di alimenti non li usano solo perché ... non ne hanno necessità , perché le caratteristiche dell'alimento non ne hanno bisogno, sopratttutto su prodotti ferschi o a brevissima shelf life. Altre classi di alimenti non sono nelle liste positive per l'utilizzo o , viceversa, molti aromi non sono consentiti in alcune classi di alimenti . Aromi artificiali , natural identici o di derivazione mista (miscele) sintesi/naturali possono venire dizionati solo come "aromi" . Quelli derivati da componenti naturali , distillazione , concentrazione, estrazione o similia , possono dichiararsi Aromi Naturali. Gli aromi naturali sono normalmente molto più costosi ma meno stabili ed efficaci di quelli di sintesi natural identici. Sulla loro tossicità , la farmacopea parla chiaramente : se vengono utilizzati significa che la componente atossica è stata ampiamente dimostrata ...

Ammazza, che latinorum!
In buona sostanza, "molti presupposti da cui è partito il ragionamento di Alessandro sono corretti", ma il suo ragionamento è sbajato, c.v.d. :mrgreen:
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Wineduck
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Re: LE BEVUTE DI FEBBRAIO 2018

Messaggioda Wineduck » 27 feb 2018 18:48

gp ha scritto:
Wineduck ha scritto:Sulla questione del sentore di pesca penso semplicemente che gp non abbia la più pallida idea di come vengano prodotti al giorno d'oggi gli aromi naturali e di come vengano usati. Certi sentori "caricaturali" che si percepiscono in certi prodotti sono solo il frutto di scelte di marketing delle aziende. Questo perché tutti, dico tutti, risottolineo, tutti i produttori di alimenti utilizzano aromi naturali, senza i quali, con i processi di produzione attuali ed i protocolli obbligatori per l'igiene, quelli di conservazione ed altre amenità, i cibi sarebbero quasi tutti poco più che totalmente insapori. La differenza non è quindi fra industriale ed artigianale (vecchia classica zone in stile "puttanata galattica vetero bolscevica radical-chic") ma fra aromi naturali di seria A e quelli di serie B o C (più precisamente in funzione del livello qualitativo delle materie prime).

Così come non è facile prendere due piccioni con una fava, non è da tutti riuscire a fare due errori con una sola affermazione. Pochi grandi (misconosciuti) hanno questa capacità, e lui ce l’ha.

1) E’ falso dire che “tutti i produttori di alimenti utilizzano aromi” (naturali o no, per il momento). Come ha giustamente sottolineato vinogodi, gli aromi sono strettamente regolamentati, e se li usi (ove ammessi) li devi elencare: se non lo fai e ti beccano, ti rovinano. Quindi, fino a prova contraria (onere che spetta a chi affermi il contrario), tutti i prodotti alimentari che non contengono nella lista degli ingredienti la dicitura “aromi” e le sue varianti sono privi di aromi aggiunti.

2) E’ se possibile ancora più falso (perché è sotto gli occhi di tutti, ove non ultra-ideologizzati come in questo caso) dire che “tutti i produttori di alimenti utilizzano aromi naturali”. Proprio per il discorso risparmio che fai, dato che gli aromi artificiali sono nati soprattutto per rimpiazzare a costo più basso quelli naturali (vinogodi, se sbalio corigème), i produttori industriali a cui ho fatto riferimento NON usano aromi naturali, bensì quelli artificiali, indicandoli in etichetta semplicemente come “aromi” (si può fare, se il consumatore non capisce l'omissis affari suoi). Per essere concreti: i té alla pesca Estathé e SanThé indicano in etichetta “aromi” tra gli ingredienti.

Riguardo al vino, rilancio la richiesta di Stecca qui sopra: dacci la lista!


Discutere con la gente in malafede è sempre difficile ma se uno vuole stare sul forum si deve sorbire anche questo onere. Tu sei un personaggio da "punta alle matite", un burocrate da scrivania, io da fabbrica e da azienda in genere. Il nostro linguaggio è diverso: chi voleva capire ha capito benissimo il senso del mio discorso ma visto che tu vuoi fare il "precisino" (tipo quello che beve i vini annotandosi i lotti di imbottigliamento), cercherò di accontentarti (sapendo già che tanto tirerai fuori altre menate, all'infinito... :roll: )

Doverosa premessa: gli aromi e le altre sostanze lecite che si possono utilizzare negli alimenti hanno permesso all'industria alimentare di fare un vero e proprio balzo di miglioramento sulla qualità della nostra alimentazione. Il primo requisito per un qualsiasi consumatore è la totale corrispondenza gustativa dell'alimento alle proprie aspettative. Questo vale per tutti i consumatori, dai più "primitivi" ai più "fighetti e sofisticati" (come noi appassionati di vino). Anche noi che ricerchiamo nel vino "l'emozione" siamo sempre estremamente scocciati quando un produttore diventa famoso per la variabilità delle sue bottiglie. Trovare opacità, odori sgradevoli, sentori anomali ed altre difesottosità più o meno lievi (o caratteristiche borderline con i difetti), NON PIACE A NESSUNO: i soldi spesi male danno fastidio a tutti, dove "male" significa "prodotto disallineato (verso il basso) rispetto alle aspettative". Questa è infatti anche la principale definizione di "qualità".
Come ha già messo in evidenza vinogodi, non esisterebbe un'industria alimentare se non ci fossero prodotti in grado di garantire la ripetibilità di un determinato gusto in un determinato prodotto per tutti i pezzi immessi sul mercato. La Nutella non sarebbe diventata il successo galattico che è diventata senza gli aromi di nocciola "tonda gentile", lo stesso vale per la merendina Fiesta con il suo inconfondibile gusto all'arancia, oppure le Macine del Mulino Bianco con panna fresca, il Crodino "l'analcolico Biondo che ha conquistato il mondo" oppure l'aranciata Fanta che i bambini riconoscerebbero alla cieca meglio di Parker con Lafite, ed altri milioni di prodotti quasi tutti molto meno famosi di quelli che ho citato. Le materie prime naturali hanno un "bellissimo difetto" [ossimoro voluto]: sono variabili perchè sono prodotti della natura, quindi intrinsecamente instabili dal punto di vista della resa e dei sapori sprigionati. Cosa vogliono invece i consumatori? La sicurezza di trovare esattamente quello che si aspettano. Senza gli aromi non esisterebbe l'industria (anche piccola o piccolisisma) alimentare e di conseguenza tutta la ricchezza che questa genera (specialmente in un paese a forte vocazione all'export alimentare come l'Italia).
Tralascio ovviamente per brevità tutte le polemiche che scaturiscono dalla valutazioni sull'opportunità, liceità morale, opportunità ambientale, ecc. ecc. che una simile impostazione dell'industria alimentare scatenano. La situazione è questa è ignorarla sarebbe un errore gravissimo anche per gente come noi che è appassionata di un alimento particolare che si chiama vino.

Ora è più facile rispondere alle tue boiate:
1) non è falso affermarlo, può essere politicamente scorretto ma in base alla mia esperienza, devo ancora trovare un'azienda (dalla gigantesca a quella a conduzione familiare) che non li usi. Stiamo parlando del paese, ad esempio, in cui i mulini di farinacei dovrebbero fare una disinfestazione obbligatoria annuale ed invece la stragrande maggioranza evita di farla provocando la nascita di muffe cancerogene nei silos... :evil: (recente inchiesta delle Iene nella bassa emiliana). Di cosa stiamo parlando? Pensate che qualcuno si faccia problemi ad utilizzare sostanze (lecite oltretutto) e non dichiararle? Magari anche solo occasionalmente per "rinforzare" qualche sapore deboluccio a causa di una partita di materia prima meno saporita! Le mie sono sempre affermazioni che si rifanno all'esperienza empirica che ipotizzano un comportamento diffuso (potremmo dire la parte centrale della gaussiana, dentro al 1/2 sigma). Le cosidette "code" ovvero i comportamenti "fuori dal coro" ci sono e ci saranno sempre. Non ho mai preteso di avere l'attendibilità di un istituto di statistica e se qualcuno leggendomi mi interpreta così o ci è o ci fa (nel tuo caso si capisce benissimo a che partito appartieni).
2) Anche la seconda affermazione non può essere classificata come "falsa". Sempre in base alle mie esperienze, moltissimi ormai preferiscono utilizzare aromi naturali a basso costo (perchè a basso costo sono le materie prime da cui vengono estratti e le tecniche di estrazione), piuttosto che quelli di sintesi. Intanto va specificato che non vi è alcuna differenza sul livello di salubrità, anzi... "E’ molto diffusa l’opinione che le sostanze naturali, come tali, siano molto sicure, mentre esiste una certa diffidenza per quelle ottenute per sintesi chimica. La realtà è molto differente perché esistono sostanze naturali potenzialmente molto pericolose e sostanze di sintesi ritenute prive di pericoli significativi. [Fonte: consumatori.it]
Mi risulta che quelli di sintesi vengano utilizzati solo per arrivare a sapori particolari non ottenibili con quelli naturali (anche se alcune aziende stanno facendo "miracoli" con la loro capacità di "ricettazione" partendo da materie prime naturali). Tanto per dare un'idea il regolamente UE 872/2012 ne autorizza oltre 2000 ed altre 400 sono in fase di valutazione: hai voglia di creare combinazioni e percezioni uniche e quindi fortemente distintive del prodotto...!!! :lol:
In sintesi la mia era una semplificazione di tipo pratico, visto che tu fai l'intellettuale mentre io sono solo una sorta di manovale d'azienda. Chi voleva capire ha capito. Tu devii il discorso per naturale propensione al puntiglio ma la sostanza rimane immutata.

Tutto questo pippone per dire cosa?
Per ribadire quello che ho già espresso in massima sintesi: anche nel vino si fa largo uso di "sostanze aggiuntive" che non siano l'uva e la solforosa, tutte lecite ed innocue. Non solo tannini in polvere ma, avevo dimenticato nel post precedente, anche i lieviti selezionati. Senza i quali anche noi appassionati beremmo vini decisamente peggiori di quelli di cui possiamo godere.
Anche su questi dico, in modo "politicamente scorretto": li usano "tutti". Le eccezioni esisteranno sicuramente ma da consumatore sinceramente giudicherei "un cretino" un produttore che si ostinasse a non utilizzare prodotti (leciti e non nocivi) che migliorano il risultato delle bottiglie prodotte. Soprattutto, visti i prezzi raggiunti dai vini di alto livello, spendere tutti quei soldi per scoprire che "qualcosa è andato storto" (in vinificazione, in imbottigliamento, in affinamento, ecc.) mi farebbe girare gli zebedei in modo irreversibile!
Quindi per me fanno benissimo ad utilizzarle. Punto.
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