LE BEVUTE DI MAGGIO 2014...

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gp
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Re: LE BEVUTE DI MAGGIO 2014...

Messaggioda gp » 03 giu 2014 16:20

vinogodi ha scritto:
gp ha scritto:Veramente ho quotato l'interlocutore giusto, dopodiché se stavi facendo il ventriloquo di Vinogodi (con finalità di perculamento, immagino) come traspare dal link come facevo a saperlo? :roll:

Comunque su quel sito all'occorrenza la scala in 110mi o 120mi la usano ben volentieri, anche il 96 di Cappelloni al "miglior bianco d'Italia" (il Cuvée I 2011 della nota cantina altoatesina a cui abbiamo dedicato un thread qualche tempo fa) per me appartiene alla stessa categoria.

...beh , dal riferimento assoluto del forum, accetto qualsiasi lezione ... 8)

Hai quotato l'interlocutore sbagliato (cit.). Oltre a chi ti ha perculato, altri qui sopra hanno valutato quello specifico vino una 15ina di punti di meno. Io no, perché non l'ho bevuto.
Resta il fatto che non si tratta semplicemente di una questione di gusti come hai sostenuto. Come detto altre volte, "de gustibus non est disputandum", ma dei giudizi critici sì, eccome. 96/100 dati a un vino declassato nella peggiore annata del decennio, verosimilmente con scarse prospettive d'invecchiamento, suonano più come un'infatuazione che come un giudizio attendibile. Associare a un'infatuazione un voto numerico è un controsenso che produce effetti paradossali, come in questo caso.
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Re: LE BEVUTE DI MAGGIO 2014...

Messaggioda vinogodi » 03 giu 2014 16:45

gp ha scritto:
vinogodi ha scritto:
gp ha scritto:Veramente ho quotato l'interlocutore giusto, dopodiché se stavi facendo il ventriloquo di Vinogodi (con finalità di perculamento, immagino) come traspare dal link come facevo a saperlo? :roll:

Comunque su quel sito all'occorrenza la scala in 110mi o 120mi la usano ben volentieri, anche il 96 di Cappelloni al "miglior bianco d'Italia" (il Cuvée I 2011 della nota cantina altoatesina a cui abbiamo dedicato un thread qualche tempo fa) per me appartiene alla stessa categoria.

...beh , dal riferimento assoluto del forum, accetto qualsiasi lezione ... 8)

Hai quotato l'interlocutore sbagliato (cit.). Oltre a chi ti ha perculato, altri qui sopra hanno valutato quello specifico vino una 15ina di punti di meno. Io no, perché non l'ho bevuto.
Resta il fatto che non si tratta semplicemente di una questione di gusti come hai sostenuto. Come detto altre volte, "de gustibus non est disputandum", ma dei giudizi critici sì, eccome. 96/100 dati a un vino declassato nella peggiore annata del decennio, verosimilmente con scarse prospettive d'invecchiamento, suonano più come un'infatuazione che come un giudizio attendibile. Associare a un'infatuazione un voto numerico è un controsenso che produce effetti paradossali, come in questo caso.

..il bello di chi è demandato ad esprimere un giudizio numerico , è che si assume le responsabilità del suo giudizio in maniera abbastanza palese; più facile è condire una bella descrizione con tanti ghirigori un pò ambigui facilmente modulabili a seconda della mimica degli interlocutori. Sta di fatto che la questione del de gustibus è abbastanza singolare, se presa dall'ottica "Meursault" del soggettivismo empirico o quella del Victor/Vittocs di turno, dell'inalienabilità dell'oggettività dell'io ipertrofico, quindi con filosofie agli antipodi, accomunati solo da assonanza di chimica dei rapporti fra i due citati. Io sono convinto che una buona esperienza specifica possa in ogni caso avvicinare alla realtà delle cose, ma qui ci si inerpica in un ginepraio che mi fa rizzare i peli del pube...
PS: altri , all'interno degli assaggi effettuati ( è raro che beva da solo in quei contesti), hanno dato gli stessi giudizi che ho dato io, quindi si equilibrano i fattori , togliendomi come elemento "infatuato" di Madame. E non tirare fuori la possibilità di legittimazione singola dei presenti, a volte bevo con gente che, per fortuna loro e per risorse che a noi poveri umani non è dato possedere, possono permettersi frequenze di quelle bevute "quasi" quotidiane... 8)
....Magari ricaviamo un altro piccolo appoggio un po' meno liscio e scivoloso su cui zompettare per attraversare le rapide dell'incomprensione, ed evitare di precipitare nel baratro delle cascate del conflitto perenne...

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Re: LE BEVUTE DI MAGGIO 2014...

Messaggioda gp » 03 giu 2014 17:19

Lo stato dell'arte della querelle soggettivismo-oggettivismo a cui siamo arrivati al momento qui sul forum è un po' diverso da come lo sintetizzi. Il soggettivismo alla Mersault non è per il momento riuscito a sfuggire all'imputazione di essere "svicolone" (se non... svicolando), più che "empirico" che è un aggettivo assai nobilitante. L'oggettivismo alla Vittoxx e altri mi sembra che solo malevolmente (e in italiano poco comprensibile) si possa sintetizzare come "l'inalienabilità dell'oggettività dell'io ipertrofico", anzi in genere gli io ipertrofici si trovano assai a più agio in un ambito soggettivista ( 8) , cit.). Diciamo che ha una variante dialettica, proprio nel senso di stanare chi si rifugia dietro la "questione di gusti" alla fin fine indisputabili per portarlo sul terreno del confronto con le descrizioni dell'oggetto (che non a caso tu qui ridicolizzi) e dei criteri utilizzati. Non per riaprire la querelle, che tanto prima o poi si riapre da sola, ma solo per sottolineare che la tua veloce sintesi è di parte.

Riguardo a quello che dici nel P.S., il problema secondo me è che nell'assaggio di un insieme di vini non molti hanno la capacità di tenere a mente i vini che non ci sono oltre a quelli che ci sono. E' un'operazione necessaria per (tentare di) dare un voto assoluto, piuttosto che relativo a quell'insieme, altrimenti si rischia di dare un voto troppo vicino al massimo al vino che si considera migliore, quando ci sono in ballo "grandi vini" e/o grandi manici. Volendo essere empirici, si potrebbe inserire insieme al vino in questione e altri il "Saint Vivant di qualsiasi altra annata" citato da Baroloonline, anzi due (uno di grande annata e un altro di annata meno buona) e vedere che cosa succede ai voti. Tanto mi sembra di capire che voi non avete problemi di soldi, anzi...
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Re: LE BEVUTE DI MAGGIO 2014...

Messaggioda davidef » 04 giu 2014 19:05

gp ha scritto: il problema secondo me è che nell'assaggio di un insieme di vini non molti hanno la capacità di tenere a mente i vini che non ci sono oltre a quelli che ci sono. E' un'operazione necessaria per (tentare di) dare un voto assoluto, piuttosto che relativo a quell'insieme, altrimenti si rischia di dare un voto troppo vicino al massimo al vino che si considera migliore, quando ci sono in ballo "grandi vini" e/o grandi manici.


concetto che sposo totalmente, purtroppo sempre più spesso si danno valutazioni "sulla tavolata" e senza riferimenti ai vertici della categoria dove si inquadra il tutto, poi si può sempre circonstanziare per annata, zona, produttore, stile, ecc. ecc. però determinate valutazioni andrebbero parametrate proprio sui vini che appunto non sono presenti, esercizio non semplice ma che a certi livelli ci si aspetta sicuramente

nel dettaglio i 96 punti al Vosne 2004 Leroy mi fanno abbastanza pensare che manchino riferimenti a bottiglia importanti o che siano circostanziati ad un altro contesto, ne ho comunque un'altra a casa che stapperò quest'autunno ormai, la prima per me è stata una bella bottiglia sicuramente ma non over certi riferimenti senza andare sul catastrofismo Palmiano 8)

comunque, proprio se avessimo certi riferimenti solidi in testa, a questo punto cominciare a dare 87/88...85...84...83 punti ad un vino non suonerebbe certo come bocciatura ma come valorizzazione fatto 99 l'apice della tipologia, sembra invece che una bottiglia debba essere buona ormai solo se supera i 91 punti ed eccezionale solo se si avvicina ai 95
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Re: LE BEVUTE DI MAGGIO 2014...

Messaggioda vinogodi » 04 giu 2014 19:14

davidef ha scritto:... ed eccezionale solo se si avvicina ai 95
...personalmente solo se li si supera... 8)
....Magari ricaviamo un altro piccolo appoggio un po' meno liscio e scivoloso su cui zompettare per attraversare le rapide dell'incomprensione, ed evitare di precipitare nel baratro delle cascate del conflitto perenne...

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Re: LE BEVUTE DI MAGGIO 2014...

Messaggioda Palma » 05 giu 2014 11:37

vinogodi ha scritto:quella del Victor/Vittocs di turno, dell'inalienabilità dell'oggettività dell'io ipertrofico,

Detto da te... :mrgreen:
Provocazione per provocazione, a me pare che l'ego ipertrofico più facilmente porti a dare votoni anche a vini mediocri/discreti per mostrare come si beva sempre il meglio e/o per non voler ammettere di aver cappellato un giudizio. Quel 96, dato da uno che beve ed ha bevuto come te non sta davvero né in cielo, né in terra, anche se in effetti un punticino in più di un famoso 95 lo merita sena dubbio :mrgreen:
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Re: LE BEVUTE DI MAGGIO 2014...

Messaggioda vinogodi » 05 giu 2014 12:03

Palma ha scritto:
vinogodi ha scritto:quella del Victor/Vittocs di turno, dell'inalienabilità dell'oggettività dell'io ipertrofico,

Detto da te... :mrgreen:
Provocazione per provocazione, a me pare che l'ego ipertrofico più facilmente porti a dare votoni anche a vini mediocri/discreti per mostrare come si beva sempre il meglio e/o per non voler ammettere di aver cappellato un giudizio. Quel 96, dato da uno che beve ed ha bevuto come te non sta davvero né in cielo, né in terra, anche se in effetti un punticino in più di un famoso 95 lo merita sena dubbio :mrgreen:

...non posso replicare; per me , come degustatore, sei pure tu un punto di riferimento assoluto... 8)
PS: ... anche tu c'eri, se ricordo bene: sai che accetto di buon grado la variabilità di giudizio quando si assaggia in compagnia...
....Magari ricaviamo un altro piccolo appoggio un po' meno liscio e scivoloso su cui zompettare per attraversare le rapide dell'incomprensione, ed evitare di precipitare nel baratro delle cascate del conflitto perenne...

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Re: LE BEVUTE DI MAGGIO 2014...

Messaggioda apa » 15 giu 2014 22:27

cerco di mantenere quanto avevo detto, in ritardo... innanzitutto, complimenti sinceri a Zel, la sua battuta mi ha strappato veramente un sorriso di divertimento. Prima di qualche riflessione sul rapporto tra analisi olfattiva e gustativa (lettura che sconsiglio vivamente a chi non è in vena di leggere elucubrazioni) parliamo di ciliege: "appurato che le ciliege non sanno di nulla" (cit. dal post "tempo di ciliege..." nella sezione abbinamento cibo/vino) ed affermato in precedenza anche in questo post; l'appuramento è stato effettuato da chi è partito (in perfetta buona fede ma a suo uso e consumo) dal criterio che le ciliege vanno annusate integre e non aperte o recise (come gli hanno fatto notare meglio di me Pippuz e Marco). Se le ciliege sono aperte, di qualcosa profumano (noto per inciso che nelle mie brevi descrizioni della sola analisi olfattiva di alcuni vini, comparivano i termini ciliegia acida che non è esattamente la stessa cosa della ciliegia, come, ad esempio, la panna acida non è esattamente la stessa cosa della panna) e, quindi, è disconfermato che annusando una ciliegia aperta non si percepisce nulla. Basta intendersi sui criteri di riferimento e le contrapposizioni ed i non accordi, spesso, vengono meno.
Vorrei raccogliere l'invito ad un ampliamento del discorso sconsigliando però (come sopra accennato) la lettura delle note che seguiranno a chi non si vuole annoiare troppo.

L'esame olfattivo è la parte più variabile nella valutazione del vino, su questo punto, mi sembra, ci sia un consenso generale. Per alcuni è anche la parte che fornisce le informazioni meno attendibili e quelle superficiali, altri (autorevoli esperti, riconosciuti come tali a livello internazionale, come ad esempio Jaquì Rigaux) propongono addirittura di trascurarla utilizzando altri parametri di valutazione. Se ci soffermiamo per un attimo su Rigaux (che ho avuto modo di conoscere recentemente e con il quale si è stabilito un rapporto di simpatia, tanto che ci rivedremo il mese prossimo; forse verrà anche Giancarlo a cui ho esteso l'invito, visto che nel forum ormai latita), nella sua proposta di revisione dei criteri di valutazione di un vino, l'esame olfattivo non viene eliminato, ma gli elementi aromatici essenziali da considerare sono quelli percepiti per via retro olfattiva. Pur non concordando pienamente con la metodologia di Rigaux, come tra poco dirò, per onestà intellettuale devo riconoscere che avendo degustato insieme a lui qualche vino, seguendo il suo metodo di degustazione "geosensoriale" (che riprende alcuni concetti degli antichi gourmet, i quali valutavano il vino e ne riconoscevano la provenienza con il "taste-vin", apprezzando gli aromi prevalentemente per via retro olfattiva), mi sono ritrovato in accordo con molti dei giudizi espressi da Jaquì. Quindi c'è stata una convergenza empirica sui giudizi, che è quella che più conta (da notare che la stessa concordanza non è stata registrata dal sodale del papero, yayo 85, anche lui presente in quell'occasione).
Detto questo, ancora qualche osservazione molto semplice sulla valutazione olfattiva di un vino: le informazioni e le sensazioni che fornisce il corredo aromatico di un vino vanno colte e valutate, mi sembrerebbe riduttivo non considerarle, anche se sono la parte forse più variabile e superficiale del processo valutativo. Variabile perchè esposta ad un insieme di fattori che ne possono influenzare le percezioni e le relative interpretazioni. Mai come per l'analisi olfattiva, le interpretazioni fanno registrare la più forte discordanza tra degustatori. La fase olfattiva, quindi, non può essere la parte della valutazione di un vino su cui può poggiare il giudizio complessivo sullo stesso. Le informazioni che l'analisi olfattiva fornisce, però, non sono facilmente eliminabili, se non a prezzo di una riduzione nella conoscenza di un vino. A questo proposito si possono anche citare le numerosissime documentazioni di degustazioni (svolte in più paesi, con degustatori, quindi, appartenenti a culture diverse) in cui gli esperti, assaggiando bottiglie coperte, hanno saputo riconoscere tipologia dei vini, produttore ed annata. Quì stiamo parlando di dare il giusto valore all'analisi olfattiva e questa operazione va di pari passo con un chiarimento del valore delle altre fasi della degustazione, sopratutto della fase gustativa. Chi intende circoscrivere o ridurre il peso dell'analisi olfattiva, potrebbe interrogarsi (con il grado di complessità ed approfondimento che considererà opportuno) su come conduce l'analisi gustativa di un vino e su quali categorie articola il suo giudizio. Su questo punto critico si è mosso coerentemente Rigaux riformulando le fasi e le categorie del processo valutativo del vino, in cui non solo ha ridimensionato l'apporto dell'analisi aromatica ma ha anche rivisto le categorie dell'analisi gustativa. Tale operazione, pur non essendo da me del tutto condivisa per i motivi che ho sopra, in parte, accennato, ha il vantaggio della coerenza logica e formale e si fonda su una grande e profonda conoscenza storica ed analitica della materia.
A questo punto mi fermo perchè ho già scritto troppo esaurendo la pazienza del lettore ed il poco tempo a disposizione; entrare anche nell'esame delle categorie dell'analisi gustativa non mi è ora possibile (e poi... a ben guardare, nella proposta di "ampliare" il discorso, c'era, forse, indicato implicitamente un altro punto su cui riflettere, i rapporti tra la fisiologia della percezione e la sua interpretazione cognitiva. Si tratta di un punto critico che potrebbe contribuire a dirimere i nodi teorici su soggettività/oggettività, ma anche questo tema porterebbe troppo lontano rispetto alla mia disponibilità attuale ed inoltre, come scriveva un francese tanti anni fa, "..lo avevo lasciato per i buongustai.")
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Re: LE BEVUTE DI MAGGIO 2014...

Messaggioda vinogodi » 16 giu 2014 08:47

apa ha scritto:cerco di mantenere quanto avevo detto, in ritardo... innanzitutto, complimenti sinceri a Zel, la sua battuta mi ha strappato veramente un sorriso di divertimento. Prima di qualche riflessione sul rapporto tra analisi olfattiva e gustativa (lettura che sconsiglio vivamente a chi non è in vena di leggere elucubrazioni) parliamo di ciliege: "appurato che le ciliege non sanno di nulla" (cit. dal post "tempo di ciliege..." nella sezione abbinamento cibo/vino) ed affermato in precedenza anche in questo post; l'appuramento è stato effettuato da chi è partito (in perfetta buona fede ma a suo uso e consumo) dal criterio che le ciliege vanno annusate integre e non aperte o recise (come gli hanno fatto notare meglio di me Pippuz e Marco). Se le ciliege sono aperte, di qualcosa profumano (noto per inciso che nelle mie brevi descrizioni della sola analisi olfattiva di alcuni vini, comparivano i termini ciliegia acida che non è esattamente la stessa cosa della ciliegia, come, ad esempio, la panna acida non è esattamente la stessa cosa della panna) e, quindi, è disconfermato che annusando una ciliegia aperta non si percepisce nulla. Basta intendersi sui criteri di riferimento e le contrapposizioni ed i non accordi, spesso, vengono meno.
Vorrei raccogliere l'invito ad un ampliamento del discorso sconsigliando però (come sopra accennato) la lettura delle note che seguiranno a chi non si vuole annoiare troppo.

L'esame olfattivo è la parte più variabile nella valutazione del vino, su questo punto, mi sembra, ci sia un consenso generale. Per alcuni è anche la parte che fornisce le informazioni meno attendibili e quelle superficiali, altri (autorevoli esperti, riconosciuti come tali a livello internazionale, come ad esempio Jaquì Rigaux) propongono addirittura di trascurarla utilizzando altri parametri di valutazione. Se ci soffermiamo per un attimo su Rigaux (che ho avuto modo di conoscere recentemente e con il quale si è stabilito un rapporto di simpatia, tanto che ci rivedremo il mese prossimo; forse verrà anche Giancarlo a cui ho esteso l'invito, visto che nel forum ormai latita), nella sua proposta di revisione dei criteri di valutazione di un vino, l'esame olfattivo non viene eliminato, ma gli elementi aromatici essenziali da considerare sono quelli percepiti per via retro olfattiva. Pur non concordando pienamente con la metodologia di Rigaux, come tra poco dirò, per onestà intellettuale devo riconoscere che avendo degustato insieme a lui qualche vino, seguendo il suo metodo di degustazione "geosensoriale" (che riprende alcuni concetti degli antichi gourmet, i quali valutavano il vino e ne riconoscevano la provenienza con il "taste-vin", apprezzando gli aromi prevalentemente per via retro olfattiva), mi sono ritrovato in accordo con molti dei giudizi espressi da Jaquì. Quindi c'è stata una convergenza empirica sui giudizi, che è quella che più conta (da notare che la stessa concordanza non è stata registrata dal sodale del papero, yayo 85, anche lui presente in quell'occasione).
Detto questo, ancora qualche osservazione molto semplice sulla valutazione olfattiva di un vino: le informazioni e le sensazioni che fornisce il corredo aromatico di un vino vanno colte e valutate, mi sembrerebbe riduttivo non considerarle, anche se sono la parte forse più variabile e superficiale del processo valutativo. Variabile perchè esposta ad un insieme di fattori che ne possono influenzare le percezioni e le relative interpretazioni. Mai come per l'analisi olfattiva, le interpretazioni fanno registrare la più forte discordanza tra degustatori. La fase olfattiva, quindi, non può essere la parte della valutazione di un vino su cui può poggiare il giudizio complessivo sullo stesso. Le informazioni che l'analisi olfattiva fornisce, però, non sono facilmente eliminabili, se non a prezzo di una riduzione nella conoscenza di un vino. A questo proposito si possono anche citare le numerosissime documentazioni di degustazioni (svolte in più paesi, con degustatori, quindi, appartenenti a culture diverse) in cui gli esperti, assaggiando bottiglie coperte, hanno saputo riconoscere tipologia dei vini, produttore ed annata. Quì stiamo parlando di dare il giusto valore all'analisi olfattiva e questa operazione va di pari passo con un chiarimento del valore delle altre fasi della degustazione, sopratutto della fase gustativa. Chi intende circoscrivere o ridurre il peso dell'analisi olfattiva, potrebbe interrogarsi (con il grado di complessità ed approfondimento che considererà opportuno) su come conduce l'analisi gustativa di un vino e su quali categorie articola il suo giudizio. Su questo punto critico si è mosso coerentemente Rigaux riformulando le fasi e le categorie del processo valutativo del vino, in cui non solo ha ridimensionato l'apporto dell'analisi aromatica ma ha anche rivisto le categorie dell'analisi gustativa. Tale operazione, pur non essendo da me del tutto condivisa per i motivi che ho sopra, in parte, accennato, ha il vantaggio della coerenza logica e formale e si fonda su una grande e profonda conoscenza storica ed analitica della materia.
A questo punto mi fermo perchè ho già scritto troppo esaurendo la pazienza del lettore ed il poco tempo a disposizione; entrare anche nell'esame delle categorie dell'analisi gustativa non mi è ora possibile (e poi... a ben guardare, nella proposta di "ampliare" il discorso, c'era, forse, indicato implicitamente un altro punto su cui riflettere, i rapporti tra la fisiologia della percezione e la sua interpretazione cognitiva. Si tratta di un punto critico che potrebbe contribuire a dirimere i nodi teorici su soggettività/oggettività, ma anche questo tema porterebbe troppo lontano rispetto alla mia disponibilità attuale ed inoltre, come scriveva un francese tanti anni fa, "..lo avevo lasciato per i buongustai.")

...grazie...
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Re: LE BEVUTE DI MAGGIO 2014...

Messaggioda paperofranco » 16 giu 2014 09:30

apa ha scritto:Vorrei raccogliere l'invito ad un ampliamento del discorso sconsigliando però (come sopra accennato) la lettura delle note che seguiranno a chi non si vuole annoiare troppo.

Detto questo, ancora qualche osservazione molto semplice sulla valutazione olfattiva di un vino: le informazioni e le sensazioni che fornisce il corredo aromatico di un vino vanno colte e valutate, mi sembrerebbe riduttivo non considerarle, anche se sono la parte forse più variabile e superficiale del processo valutativo. Variabile perchè esposta ad un insieme di fattori che ne possono influenzare le percezioni e le relative interpretazioni. Mai come per l'analisi olfattiva, le interpretazioni fanno registrare la più forte discordanza tra degustatori. La fase olfattiva, quindi, non può essere la parte della valutazione di un vino su cui può poggiare il giudizio complessivo sullo stesso. Le informazioni che l'analisi olfattiva fornisce, però, non sono facilmente eliminabili, se non a prezzo di una riduzione nella conoscenza di un vino. A questo proposito si possono anche citare le numerosissime documentazioni di degustazioni (svolte in più paesi, con degustatori, quindi, appartenenti a culture diverse) in cui gli esperti, assaggiando bottiglie coperte, hanno saputo riconoscere tipologia dei vini, produttore ed annata. Quì stiamo parlando di dare il giusto valore all'analisi olfattiva e questa operazione va di pari passo con un chiarimento del valore delle altre fasi della degustazione, sopratutto della fase gustativa. Chi intende circoscrivere o ridurre il peso dell'analisi olfattiva, potrebbe interrogarsi (con il grado di complessità ed approfondimento che considererà opportuno) su come conduce l'analisi gustativa di un vino e su quali categorie articola il suo giudizio. Su questo punto critico si è mosso coerentemente Rigaux riformulando le fasi e le categorie del processo valutativo del vino, in cui non solo ha ridimensionato l'apporto dell'analisi aromatica ma ha anche rivisto le categorie dell'analisi gustativa. Tale operazione, pur non essendo da me del tutto condivisa per i motivi che ho sopra, in parte, accennato, ha il vantaggio della coerenza logica e formale e si fonda su una grande e profonda conoscenza storica ed analitica della materia.
a ben guardare, nella proposta di "ampliare" il discorso, c'era, forse, indicato implicitamente un altro punto su cui riflettere, i rapporti tra la fisiologia della percezione e la sua interpretazione cognitiva. Si tratta di un punto critico che potrebbe contribuire a dirimere i nodi teorici su soggettività/oggettività, ma anche questo tema porterebbe troppo lontano rispetto alla mia disponibilità attuale ed inoltre, come scriveva un francese tanti anni fa, "..lo avevo lasciato per i buongustai.")


Mi sono permesso di circoscrivere un po' il tuo intervento, tagliando alcune cose.

Ti ringrazio per avere raccolto il mio invito ad ampliare il discorso, ma vorrei fare una precisazione su ciò che ho scritto, a scanso di equivoci, immaginando che nel tuo intervento ti riferisca anche al mio post in particolare, oltre all’argomento(interessantissimo) in generale.
Secondo me, il naso del vino è importantissimo, al pari della bocca; e anche se stiamo parlando di qualcosa che alla fine va bevuta e quindi chi annusa e basta è solo un segaiolo, le sensazioni percepite per via retro-olfattiva, ad esempio, sono spesso decisive. Questo io lo davo per scontato, non mi sembrava neanche ci fosse bisogno di dirlo. E infatti, nel mio post, mi riferivo ad un certo modo di comunicare e di divulgare il vino e non all’importanza dell’analisi olfattiva in quanto tale, credo di averlo ben specificato. Un modo che parte dagli estensori della didattica ufficiale riconosciuta, passando per i giornalisti di settore, fino ai semplici appassionati che si divertono nel loro piccolo, e talvolta inconsapevolmente, a fare comunicazione e divulgazione. Un modo che mi ha un po’ stufato, e mi fa piacere sapere che un professionista dello spessore di Rigaux stia ripensando approccio e metodo.
Sempre riallacciandomi al mio post iniziale, avevo messo l’accento su quella che a me sembra una ricerca talvolta ossessiva dei descrittori odorosi. Resto fermamente convinto(è una riflessione che rivolgo anche su me stesso), sentendo o leggendo certe note, che si tratti molto spesso di suggestioni, e nella peggiore ipotesi di invenzioni.

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