dei dolcetti e delle pene

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ugc
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Re: dei dolcetti e delle pene

Messaggioda ugc » 19 nov 2012 12:40

Evito di quotare per semplicità ma son d'accordo con quanto detto finora e in particolare con l'oste e gp.
Ahimé l'immagine del dolcetto è viziata da due fattori: il nome (tutti pensano che sia dolce, specie all'estero), e la sua estrema variabilità da produttore a produttore, da zona a zona, da anno a anno...
Sotto il nome di dolcetto si sono vendute schifezze immonde, si sono effettuati esperimenti con barrique, si è andati sulla sovramaturazione, quando invece la sua essenza è il vino da pasto, da due chiacchiere, da scolarsi in compagnia, senza essere però perforza banale.
Come si diceva sopra, il dolcetto ahimé è tra i vitigni più ostici da coltivare e vinificare, perché è estremamente fragile ed è difficilmente recuperabile se qualcosa va storto. È inoltre a maturazione precoce, soffre il caldo così come la pioggia, etc... Tradizionalmente veniva messo nelle parti meno vocate e più esposte delle vigne di nebbiolo delle langhe, o nei versanti esposti peggio. Solo nei comuni dove non si coltivava nebbiolo come Diano e Dogliani, allora surgeva a rango di primadonna e si prendeva le esposizioni migliori. La qual cosa negli ultimi decenni ha però causato problemi di sovramaturazione da un lato e la ricerca spasmodica del prodotto di punta che potesse primeggiare nei mercati, creando quindi i dolcettoni barricati assolutamente imbevibili dei primi anni duemila.
Detto ciò, i miei favoriti sono langhetti, visto che l'unica denominazione decente al di fuori sarebbe Ovada, ma i cui dolcetti hanno per me una chiusura fin troppo ammandorlata che mi dà un po' fastidio.
Asti, forget it.
Nomi? Già detti quasi tutti: Rivella, Burlotto, Vajra, Roddolo, Cappellano, Accomasso, in misura minore pure Bartolo e Citrico, poi a Dogliani San Fereolo, Chionetti (occhio solo all'alcool), Marziano Abbona (Papà Celso è top dei "moderni ma con giudizio" :lol: ), infine a Diano Bricco Maiolica (più il base che la riserva) e Renzo Castella (top q/p), etc...
Rien n'y fait, menace ou prière, l'un parle bien, l'autre se tait;
et c'est l'autre que je préfère, il n'a rien dit, mais il me plaît.
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Re: dei dolcetti e delle pene

Messaggioda Palma » 19 nov 2012 12:44

Se uscisse una legge che obbliga a bere almeno un Dolcetto ogni tanto, punterei su quello di Roagna anche se Il meno tristo mai sentito però, forse porta la firma Accomasso.
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Re: dei dolcetti e delle pene

Messaggioda manichi » 19 nov 2012 12:46

Aggiungerei tra i Dogliani Anna Maria Abbona è da un po' che non li provo ma li ricordo molto piacevoli
Finii con i campi alle ortiche
finii con un flauto spezzato
e un ridere rauco
ricordi tanti
e nemmeno un rimpianto.
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Re: dei dolcetti e delle pene

Messaggioda Francvino » 19 nov 2012 12:47

Palma ha scritto:Se uscisse una legge che obbliga a bere almeno un Dolcetto ogni tanto, punterei su quello di Roagna anche se Il meno tristo mai sentito però, forse porta la firma Accomasso.


Se davvero uscisse una legge del genere tu saresti latitante da tempo. :D
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Re: dei dolcetti e delle pene

Messaggioda ugc » 19 nov 2012 12:47

Palma ha scritto:Se uscisse una legge che obbliga a bere almeno un Dolcetto ogni tanto, punterei su quello di Roagna anche se Il meno tristo mai sentito però, forse porta la firma Accomasso.

Io invece con Roagna ho beccato due boccie assolutamente imbevibili...una tappo, una invece no.
Accomasso è un grande, specie nelle sue versioni Late Bottled Vintage! :lol: :lol:
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Re: dei dolcetti e delle pene

Messaggioda gp » 19 nov 2012 14:54

ugc ha scritto:Nomi? Già detti quasi tutti: Rivella, Burlotto, Vajra, Roddolo, Cappellano, Accomasso, in misura minore pure Bartolo e Citrico, poi a Dogliani San Fereolo, Chionetti (occhio solo all'alcool), Marziano Abbona (Papà Celso è top dei "moderni ma con giudizio" :lol: ), infine a Diano Bricco Maiolica (più il base che la riserva) e Renzo Castella (top q/p), etc...

Beh, a Dogliani ce n'è, quasi tutti oltretutto con più di un Dolcetto, a volte perfino quattro...
Lo stesso Chionetti ha due cru diversi, il primo (San Luigi) un po' più leggero del secondo (Briccolero). Purtroppo escono presto e finiscono altrettanto rapidamente, ma sarebbero da sentire con qualche anno sulle spalle, come tutti i cru di Dogliani (vedi più sopra il sintetico Simba sul 2009).
Un esempio di durata in scioltezza l'ho trovato di recente nel biologico Dogliani Vigna Pirochetta 2008 Cascina Corte, di solido impianto minerale, un vino che dovrebbe essere abbastanza reperibile (ce l'ha Eataly -- almeno a Roma, dove si può trovare scavando in una pletora sproporzionata di rossi piemontesi, tra cui 52 Barbere diverse!).
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Re: dei dolcetti e delle pene

Messaggioda ugc » 19 nov 2012 15:37

gp ha scritto:
ugc ha scritto:Nomi? Già detti quasi tutti: Rivella, Burlotto, Vajra, Roddolo, Cappellano, Accomasso, in misura minore pure Bartolo e Citrico, poi a Dogliani San Fereolo, Chionetti (occhio solo all'alcool), Marziano Abbona (Papà Celso è top dei "moderni ma con giudizio" :lol: ), infine a Diano Bricco Maiolica (più il base che la riserva) e Renzo Castella (top q/p), etc...

Beh, a Dogliani ce n'è, quasi tutti oltretutto con più di un Dolcetto, a volte perfino quattro...

Of course.
Mi son spiegato male: volevo dire "già detti quasi tutti quelli che mi piacciono, che bevo più o meno regolarmente, e che secondo me potrebbe valer la pena di provare nel caso si fosse interessati, etc..." :D
Lo stesso vale per Diano. Ci sono poi altre centinaia di produttori, che per vari motivi non bevo e/o non mi piacciono e/o non conosco...e che quindi non menziono.
Chionetti lo conosco bene, prenotavo i sui dolcetti già una quindicina di anni fa. Ora ho perso la passione, però ogni tanto ne assaggio qualcuna, ad esempio il tanto decantato Briccolero 09 che detto per inciso un poco poco pesantuccio l'ho trovato :D
Tra l'altro, dovrei avere ancora una/due bozze di Briccolero e/o San Luigi fine anni 90 seppellite da qualche parte in cantina, magari mi metto a fare ordine :lol: e ne stappo una...
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Re: dei dolcetti e delle pene

Messaggioda Alberto » 19 nov 2012 16:34

l'oste ha scritto:
Alberto ha scritto:Ma con tanti vini buoni, proprio il dolcetto!?! Warum?!? :mrgreen:

Che ci siano vitigni autoctoni superiori al dolcetto è verissimo.
Però finire una bottiglia in due senza fatica significa che alcuni dolcetto sono vini buoni e poi durano qualche anno, si abbinano bene con il bicchiere quotidiano e costano poco.
La critica condivisibilissima è che il dolcetto sia un vitigno "neutro" che di suo ha poco di speciale, qualche fresco profumo di frutto ordinario e un filo di sottobosco, niente di esotico.
In più a volte è aciduletto e molte volte tannico.
Insomma, meno potenziale anche della bella contadinotta a nome barbera.
Ma quasi come la barbera, il dolcetto legge il territorio, lo "riproduce" per emulazione e quando lo fanno quelli che hanno un bel territorio e/o sono bravi e attenti in vigna, allora il vino arricchisce il suo corredo umile con qualche macchia di nobiltà tipo funghi, roselline, fragoline.
E' un vino della terra, non del vitigno.
Vista così non ti va di dargli un'altra occasione?

Caro Andrea, la mia era una voluta provocazione. Di dolcetti ne ho provati un numero non esagerato, ma credo già significativo: semplicemente, quasi sempre trovo siano vini davvero basilari, squadrati, di grana grossa; quando invece il dolcetto è lavorato per farne un vino "superiore", mi pare che voglia a tutti i costi vestire dei panni che non gli competono, con l'effetto di risultare goffo e pacchiano. E poi dai, ammettiamolo, pochi vini evolvono malamente come il dolcetto... :roll:
Sarò tranchant, ma se proprio non mi piacciono, non posso farci nulla!
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Re: dei dolcetti e delle pene

Messaggioda Palma » 19 nov 2012 16:37

Francvino ha scritto:
Palma ha scritto:Se uscisse una legge che obbliga a bere almeno un Dolcetto ogni tanto, punterei su quello di Roagna anche se Il meno tristo mai sentito però, forse porta la firma Accomasso.


Se davvero uscisse una legge del genere tu saresti latitante da tempo. :D

Purtroppo è come la Vodka alla pesca, mi ha fatto male una volta e non riesco più a berlo :mrgreen:
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Re: dei dolcetti e delle pene

Messaggioda meursault » 19 nov 2012 17:38

Palma ha scritto:
Francvino ha scritto:
Palma ha scritto:Se uscisse una legge che obbliga a bere almeno un Dolcetto ogni tanto, punterei su quello di Roagna anche se Il meno tristo mai sentito però, forse porta la firma Accomasso.


Se davvero uscisse una legge del genere tu saresti latitante da tempo. :D

Purtroppo è come la Vodka alla pesca, mi ha fatto male una volta e non riesco più a berlo :mrgreen:


Abbiamo trovato il rimedio per la borgognite, ti facciamo sbronzare di Montarchet, et voilà, via il dente via il dolore.
Terapia d'urto.
Sul breve periodo (quella sera) risulta forse un po' cara, ma nel lungo periodo si recupera di brutto..... :D :D
...non può superare un certo delta, altrimenti, scusassero, uno dei due non ci ha capito un cazzo di quel vino(vinogodi)
La valutazione è oggettiva a meno di un delta (limitato, diciamo circa 5 punti) dovuto alla inevitabile componente soggettiva(fufluns)
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Re: dei dolcetti e delle pene

Messaggioda gp » 19 nov 2012 18:32

Alberto ha scritto:
l'oste ha scritto:
Alberto ha scritto:Ma con tanti vini buoni, proprio il dolcetto!?! Warum?!? :mrgreen:

Che ci siano vitigni autoctoni superiori al dolcetto è verissimo.
Però finire una bottiglia in due senza fatica significa che alcuni dolcetto sono vini buoni e poi durano qualche anno, si abbinano bene con il bicchiere quotidiano e costano poco.
La critica condivisibilissima è che il dolcetto sia un vitigno "neutro" che di suo ha poco di speciale, qualche fresco profumo di frutto ordinario e un filo di sottobosco, niente di esotico.
In più a volte è aciduletto e molte volte tannico.
Insomma, meno potenziale anche della bella contadinotta a nome barbera.
Ma quasi come la barbera, il dolcetto legge il territorio, lo "riproduce" per emulazione e quando lo fanno quelli che hanno un bel territorio e/o sono bravi e attenti in vigna, allora il vino arricchisce il suo corredo umile con qualche macchia di nobiltà tipo funghi, roselline, fragoline.
E' un vino della terra, non del vitigno.
Vista così non ti va di dargli un'altra occasione?

Caro Andrea, la mia era una voluta provocazione. Di dolcetti ne ho provati un numero non esagerato, ma credo già significativo: semplicemente, quasi sempre trovo siano vini davvero basilari, squadrati, di grana grossa; quando invece il dolcetto è lavorato per farne un vino "superiore", mi pare che voglia a tutti i costi vestire dei panni che non gli competono, con l'effetto di risultare goffo e pacchiano. E poi dai, ammettiamolo, pochi vini evolvono malamente come il dolcetto... :roll:
Sarò tranchant, ma se proprio non mi piacciono, non posso farci nulla!

Il quadro che dipingi a tinte fosche era probabilmente più verosimile una decina di anni fa, in particolare nel doglianese, anche se già allora esistevano parecchi esempi contrari (a Barolo, per esempio, brillava la stella del Coste e Fossati di Vajra, che nel frattempo secondo me si è appannata, soprattutto causa maturità e alcol in eccesso).
Non faresti prima a procurarti un po' di robina che abbiamo segnalato in questo thread e a fare un ultimo tentativo? Fermo restando ovviamente che se vogliamo, tutti abbiamo diritto alle nostre idiosincrasie :wink:
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Re: dei dolcetti e delle pene

Messaggioda Dedalus » 20 nov 2012 04:22

gp ha scritto:
Alberto ha scritto:
l'oste ha scritto:
Alberto ha scritto:Ma con tanti vini buoni, proprio il dolcetto!?! Warum?!? :mrgreen:

Che ci siano vitigni autoctoni superiori al dolcetto è verissimo.
Però finire una bottiglia in due senza fatica significa che alcuni dolcetto sono vini buoni e poi durano qualche anno, si abbinano bene con il bicchiere quotidiano e costano poco.
La critica condivisibilissima è che il dolcetto sia un vitigno "neutro" che di suo ha poco di speciale, qualche fresco profumo di frutto ordinario e un filo di sottobosco, niente di esotico.
In più a volte è aciduletto e molte volte tannico.
Insomma, meno potenziale anche della bella contadinotta a nome barbera.
Ma quasi come la barbera, il dolcetto legge il territorio, lo "riproduce" per emulazione e quando lo fanno quelli che hanno un bel territorio e/o sono bravi e attenti in vigna, allora il vino arricchisce il suo corredo umile con qualche macchia di nobiltà tipo funghi, roselline, fragoline.
E' un vino della terra, non del vitigno.
Vista così non ti va di dargli un'altra occasione?

Caro Andrea, la mia era una voluta provocazione. Di dolcetti ne ho provati un numero non esagerato, ma credo già significativo: semplicemente, quasi sempre trovo siano vini davvero basilari, squadrati, di grana grossa; quando invece il dolcetto è lavorato per farne un vino "superiore", mi pare che voglia a tutti i costi vestire dei panni che non gli competono, con l'effetto di risultare goffo e pacchiano. E poi dai, ammettiamolo, pochi vini evolvono malamente come il dolcetto... :roll:
Sarò tranchant, ma se proprio non mi piacciono, non posso farci nulla!

Il quadro che dipingi a tinte fosche era probabilmente più verosimile una decina di anni fa, in particolare nel doglianese, anche se già allora esistevano parecchi esempi contrari (a Barolo, per esempio, brillava la stella del Coste e Fossati di Vajra, che nel frattempo secondo me si è appannata, soprattutto causa maturità e alcol in eccesso).
Non faresti prima a procurarti un po' di robina che abbiamo segnalato in questo thread e a fare un ultimo tentativo? Fermo restando ovviamente che se vogliamo, tutti abbiamo diritto alle nostre idiosincrasie :wink:


Concordo.

Il Dolcetto descritto dall'oste e da ugc è il Dolcetto di Alba destinato a fare per forza di cose da terzo vino nelle gamme dei produttori che hanno in listino Barolo e o Barbaresco.

Il Dolcetto descritto da Alberto è il Dolcetto ambizioso di dieci-quindici anni fa, i cui limiti sono stati peraltro condivisi nei medesimi anni anche dai Barolo e Barbaresco dello stesso giro maggioritario, come pure da molte altre denominazioni in tutta Italia. Essendo poi il Dolcetto un vitigno già di suo dal frutto scuro, dalla trama fitta e dal tannino piuttosto rilevato, ha sofferto la ricetta turbomodernista più di altri varietali.

Il Dolcetto fatto nella zona di Alba dai pochi produttori che lo fanno per tirarne fuori tutto il potenziale espressivo, come pure il Dolcetto fatto negli anni più recenti nelle altre denominazioni dove è vitigno principe, con le descrizioni dell'oste, di ugc e di Alberto semplicemente non c'entra quasi niente, sia quando ne descrivono le qualità sia quando ne descrivono i limiti.

Non a caso fra i nomi citati ad esempio di qualità, tutti apprezzabili, si mischiano indistintamente i dolcettini leggeri e beverini che sono buoni perché inoffensivi e quelli fitti e potenti perché cru di prima fascia, i vini in acciaio che se si potesse farebbero in vetro pure la fermentazione e uscirebbero a dicembre per essere bevuti insieme alle castagne e quelli fermentati ed affinati in barrique e commercializzati più invecchiati del Barolo. Eccetera. E parlo solo di quelli migliori, grossa parte dei quali non sono in realtà nemmeno stati nominati, pur essendo nomi non nuovi, affermati e premiati. Probabilmente nella maggior parte dei casi perché pagano ancora oggi lo scotto di edizioni anni '90 piuttosto pesanti, secondo la moda dell'epoca che come detto toccò anche gli altri vini, e di cui come è comprensibile pagarono molto più pesantemente lo scotto, dato che pochi hanno poi voluto concedere le molte altre chance di assaggio a largo raggio che per forza di cose tocca indirizzare verso le denominazioni più famose.
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Re: dei dolcetti e delle pene

Messaggioda Palma » 20 nov 2012 10:47

meursault ha scritto:
Palma ha scritto:
Francvino ha scritto:
Palma ha scritto:Se uscisse una legge che obbliga a bere almeno un Dolcetto ogni tanto, punterei su quello di Roagna anche se Il meno tristo mai sentito però, forse porta la firma Accomasso.


Se davvero uscisse una legge del genere tu saresti latitante da tempo. :D

Purtroppo è come la Vodka alla pesca, mi ha fatto male una volta e non riesco più a berlo :mrgreen:


Abbiamo trovato il rimedio per la borgognite, ti facciamo sbronzare di Montarchet, et voilà, via il dente via il dolore.
Terapia d'urto.
Sul breve periodo (quella sera) risulta forse un po' cara, ma nel lungo periodo si recupera di brutto..... :D :D

Se vuoi provare io accetto volentieri :mrgreen: Però, contro la sbronza di Montrachet, credo di essere stato vacinato da piccolo :mrgreen:
Qui comunque c'è parecchia gente che, secondo me, non esclude che si possano fare trasfusioni pure usando delle rape :mrgreen:
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Re: dei dolcetti e delle pene

Messaggioda ugc » 20 nov 2012 12:13

Dedalus ha scritto:Concordo.
Il Dolcetto descritto dall'oste e da ugc è il Dolcetto di Alba destinato a fare per forza di cose da terzo vino nelle gamme dei produttori che hanno in listino Barolo e o Barbaresco.
...
Il Dolcetto fatto nella zona di Alba dai pochi produttori che lo fanno per tirarne fuori tutto il potenziale espressivo, come pure il Dolcetto fatto negli anni più recenti nelle altre denominazioni dove è vitigno principe, con le descrizioni dell'oste, di ugc e di Alberto semplicemente non c'entra quasi niente, sia quando ne descrivono le qualità sia quando ne descrivono i limiti.
...

Concordo pure io. Però dopo aver fatto notare che la mia descrizione è assolutamente incompleta e per certi aspetti incongruente, cosa peraltro su cui sono perfettamente d'accordo, potresti magari indicare i prodotti per te emblematici se ci si volesse avvicinare al dolcetto in tutte le sue espressioni? Magari scopriremmo di avere perfino gusti simili... :wink: :D
Thanks in advance
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Re: dei dolcetti e delle pene

Messaggioda ugc » 27 nov 2012 15:11

direi che la richiesta è caduta nel vuoto.
Aggiungo solo un'ultima cosa: a mio parere col dolcetto è assai difficile poter perseguire uno stile definito, o se vogliamo omogeneo, da un'annata all'altra, forse perché è un vitigno che sente/soffre le annate in maniera più evidente di altri e ha bisogno in primis di un'estrema cura/pulizia nelle fasi di raccolta e fermentazione per ottenere un prodotto valido. Nei produttori che hanno poca vigna ciò è ben più evidente.
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Re: dei dolcetti e delle pene

Messaggioda Dudley » 28 nov 2012 11:45

ugc ha scritto:direi che la richiesta è caduta nel vuoto.
Aggiungo solo un'ultima cosa: a mio parere col dolcetto è assai difficile poter perseguire uno stile definito, o se vogliamo omogeneo, da un'annata all'altra, forse perché è un vitigno che sente/soffre le annate in maniera più evidente di altri e ha bisogno in primis di un'estrema cura/pulizia nelle fasi di raccolta e fermentazione per ottenere un prodotto valido. Nei produttori che hanno poca vigna ciò è ben più evidente.


Ma anche no.
Dipende dal manico, ovviamente, anche se ci sono zone (vedi Dogliani), dove, anche se si tratta solo di Dolcetto, potrebbero anche vendere un territorio, oltre che un vino.
Guarda un po' se il Vigna Tecc ti sembra un vino che faccia sentire l'annata debole o fresca, o invece il produttore (Poderi Einaudi) tenda a cercare sempre di farlo uguale a se stesso.
E ti parlo di un vino che negli anni ho riscoperto.

Per quanto riguarda il post di Rossano, magari non ha voglia di andare avanti, ma ha ragione da vendere e in parte ti hanno già risposto, vai a leggerti i post di gp, che mi sembrano quelli più ricchi e precisi.
Vai a uno degli eventi che la bottega del vino di Dogliani organizza.
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Re: dei dolcetti e delle pene

Messaggioda ugc » 28 nov 2012 11:53

Dudley ha scritto:
ugc ha scritto:direi che la richiesta è caduta nel vuoto.
Aggiungo solo un'ultima cosa: a mio parere col dolcetto è assai difficile poter perseguire uno stile definito, o se vogliamo omogeneo, da un'annata all'altra, forse perché è un vitigno che sente/soffre le annate in maniera più evidente di altri e ha bisogno in primis di un'estrema cura/pulizia nelle fasi di raccolta e fermentazione per ottenere un prodotto valido. Nei produttori che hanno poca vigna ciò è ben più evidente.


Ma anche no.
Dipende dal manico, ovviamente, anche se ci sono zone (vedi Dogliani), dove, anche se si tratta solo di Dolcetto, potrebbero anche vendere un territorio, oltre che un vino.
Guarda un po' se il Vigna Tecc ti sembra un vino che faccia sentire l'annata debole o fresca, o invece il produttore (Poderi Einaudi) tenda a cercare sempre di farlo uguale a se stesso.
E ti parlo di un vino che negli anni ho riscoperto.
Per quanto riguarda il post di Rossano, magari non ha voglia di andare avanti, ma ha ragione da vendere e in parte ti hanno già risposto, vai a leggerti i post di gp, che mi sembrano quelli più ricchi e precisi.
Vai a uno degli eventi che la bottega del vino di Dogliani organizza.

Indubbiamente a Dogliani la tendenza da me descritta è meno evidente, però ad esempio Einaudi ha un patrimonio vitato dimensionalmente non irrisorio e può giocare sulla selezione. Idem per Marziano Abbona col papà celso. San Fereolo e Chionetti invece sono un po' meno uguali a se stessi anno dopo anno, sempre IMHO e solo per fare alcuni nomi.
Resto comunque del parere che, nel bene e nel male, sul dolcetto la differenza di annata (a parità di manico) si senta più che su altri vitigni.
Riguardo ai nomi, mi sembrava che Rossano non fosse d'accordo con quanto scritto da me o da altri incluso gp, ma magari mi sbaglio.
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Re: dei dolcetti e delle pene

Messaggioda Dudley » 28 nov 2012 12:07

Beh il dolcetto é rognoso da coltivare e rognoso da vinificare, mi sembra che Carlo Romana in un'intervista a Enogea spiegasse bene il carico di lavoro in più che un ettaro di dolcetto comportava per il vignaiolo rispetto a un ettaro di nebbiolo.
Ma il risultato finale dipende sempre dalle scelte del manico.
Hai citato due produttori, San Fereolo in particolare, che fanno scelte precise, non sempre premiate dal mercato.
Altri, Einaudi, Abbona e Pecchenino, ne fanno altre. Pur sempre facendo vini che riescono a sfidare il tempo più di altri dolcetto.
Rossano si riferiva in particolare all doc d'Alba e in particolare a chi produce un dolcetto senza investire nel dolcetto come vino importante, pur magari facendo dei gran bei vini, penso a Rizzi, ad esempio.
Coste & Fossati, Barturot e company sono sempre dolcetto d'Alba ma hanno un altro progetto, dietro.
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Re: dei dolcetti e delle pene

Messaggioda ugc » 28 nov 2012 12:17

Dudley ha scritto:Beh il dolcetto é rognoso da coltivare e rognoso da vinificare, mi sembra che Carlo Romana in un'intervista a Enogea spiegasse bene il carico di lavoro in più che un ettaro di dolcetto comportava per il vignaiolo rispetto a un ettaro di nebbiolo.
Ma il risultato finale dipende sempre dalle scelte del manico.
Hai citato due produttori, San Fereolo in particolare, che fanno scelte precise, non sempre premiate dal mercato.
Altri, Einaudi, Abbona e Pecchenino, ne fanno altre. Pur sempre facendo vini che riescono a sfidare il tempo più di altri dolcetto.
Rossano si riferiva in particolare all doc d'Alba e in particolare a chi produce un dolcetto senza investire nel dolcetto come vino importante, pur magari facendo dei gran bei vini, penso a Rizzi, ad esempio.
Coste & Fossati, Barturot e company sono sempre dolcetto d'Alba ma hanno un altro progetto, dietro.

E anche qui siamo d'accordo. Il difetto della doc "Alba", che è poi lo stesso di "Asti" o ancor peggio "Langhe" e "Piemonte" è che si fa di tutt'erba un fascio. La cosa è certamente più evidente col Dolcetto, ma non è che Nebbiolo e Barbera siano messe molto meglio.
Dogliani, Diano e, parzialmente, Ovada stanno messe meglio da questo punto di vista.
Tornando ai nomi doglianesi, con Pecchenino e anche A.M. Abbona non è mai scoccata alcuna scintilla. Ma è da un po' che non li sento...
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Re: dei dolcetti e delle pene

Messaggioda gp » 28 nov 2012 12:55

Io al contrario di Pecchenino ho pochissimi assaggi nel corso degli anni, anche perché aveva la fama di fare vinoni. Se ho capito bene ha cambiato stile almeno in parte: il suo Siri d'Jermu 2010 bevuto da poco mi è piaciuto parecchio, è potente ma non sgraziato.
gp
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Re: dei dolcetti e delle pene

Messaggioda Dudley » 28 nov 2012 13:01

ugc ha scritto:
Dudley ha scritto:Beh il dolcetto é rognoso da coltivare e rognoso da vinificare, mi sembra che Carlo Romana in un'intervista a Enogea spiegasse bene il carico di lavoro in più che un ettaro di dolcetto comportava per il vignaiolo rispetto a un ettaro di nebbiolo.
Ma il risultato finale dipende sempre dalle scelte del manico.
Hai citato due produttori, San Fereolo in particolare, che fanno scelte precise, non sempre premiate dal mercato.
Altri, Einaudi, Abbona e Pecchenino, ne fanno altre. Pur sempre facendo vini che riescono a sfidare il tempo più di altri dolcetto.
Rossano si riferiva in particolare all doc d'Alba e in particolare a chi produce un dolcetto senza investire nel dolcetto come vino importante, pur magari facendo dei gran bei vini, penso a Rizzi, ad esempio.
Coste & Fossati, Barturot e company sono sempre dolcetto d'Alba ma hanno un altro progetto, dietro.

E anche qui siamo d'accordo. Il difetto della doc "Alba", che è poi lo stesso di "Asti" o ancor peggio "Langhe" e "Piemonte" è che si fa di tutt'erba un fascio. La cosa è certamente più evidente col Dolcetto, ma non è che Nebbiolo e Barbera siano messe molto meglio.
Dogliani, Diano e, parzialmente, Ovada stanno messe meglio da questo punto di vista.
Tornando ai nomi doglianesi, con Pecchenino e anche A.M. Abbona non è mai scoccata alcuna scintilla. Ma è da un po' che non li sento...


Con Pecchenino la scintilla scocca, a volte, e passato un po' di tempo, con il Bricco Botti.
Anna Maria Abbona fa un gran bel dolcetto da pronta beva, il Sorì dij but, i due Dogliani (il San Bernardo ed il Maioli) li trovo quasi sempre surmaturi.
Sui doglianesi, ci sarebbe da vedere se reggono il tempo, ma il San Bartolomeo di Zabaldano é uno dei migliori q/p della Doc, pure il prefilossera di Cozzo (Dusin) é buono come il San Matteo di Revelli non é male.
Ovada conosco poco, non so se globalmente stiano meglio, certo di tutte era la doc più sputtanata.
Mai sentito il dolcetto di Tenuta Il Grillo (Doc Monferrato, il vino si chiama Pratoasciutto), di cui si dice un gran bene.

Si potrebbe fare un passo a Dogliani quando a Carrù c'è la fiera del bue grasso......
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Dudley
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Re: dei dolcetti e delle pene

Messaggioda Dudley » 28 nov 2012 15:00

Aggiungo anche Cascina Corte con il Vigna Pirocchetta, che é un po' la nuova stella di Dogliani.....
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Re: dei dolcetti e delle pene

Messaggioda gp » 28 nov 2012 15:55

Lo sapevo che prima o poi scattavano i 7 euri... :D
(vedi in alto, sesto intervento della pagina)
gp
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Re: dei dolcetti e delle pene

Messaggioda Dudley » 28 nov 2012 18:10

gp ha scritto:Lo sapevo che prima o poi scattavano i 7 euri... :D
(vedi in alto, sesto intervento della pagina)


:mrgreen: :mrgreen:

Pago contento, talvolta sei spigoloso ma é un piacere leggerti.
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Re: dei dolcetti e delle pene

Messaggioda gp » 28 nov 2012 19:19

Grazie, Dudley.

ugc ha scritto:Riguardo ai nomi, mi sembrava che Rossano non fosse d'accordo con quanto scritto da me o da altri incluso gp, ma magari mi sbaglio.

Diciamo soprattutto che ha usato un metodo astratto-speculativo senza riferimenti specifici mentre noialtri i riferimenti li abbiamo fatti, quindi siamo più in consonanza sul piano del metodo. Se si volesse concretizzare pure lui, come ha detto Ugc scopriremmo magari che le distanze sono più virtuali che reali.
gp

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