Alcune defezioni al tavolo hanno determinato una scaletta un po' ridotta per la giornata di approfondimento sulla
Puglia rossa svolta ieri alla Trattoria dalla Bianca di Altavilla Vicentina.
Il mangiato ed il bevuto:
Con tartare di manzo al tartufo nero estivo dei Berici, un fuori tema, ovvero un complesso, cerebrale, azzeccatissimo
Abbazia di Rosazzo Bianco, Livio Felluga, 2009 (prima annata prodotta).
Con pappardelle di solo acqua e farina con "ragù" di lepre cotta al forno:
Patriglione, Cosimo Taurino, 2001
Le Braci, Azienda Monaci, 2001
Capitolo Laureto, MilleUna, 2001Vincitore unanime della batteria un balsamico, pieno, pimpantissimo e sorprendentissimo Capitolo Laureto, bottiglia con piglio da
grand vin per davvero. Granitico.
Patriglione solito naso straordinario di fico al forno, carruba ed altre 1000 note mediterranee, con bocca dalla trama relativamente più sciolta.
Le Braci un filo troppo "lavorato" sui sentori di appassimento, concede qualcosa di troppo alle morbidezze al palato. Vini tutti e tre in forma smagliante e lontani dal declino, comunque.
Con cinghiale in doppia cottura (stratosferico), polentina morbida, verze
sofegae e patate al forno:
Primitivo del Salento Old Vines, Morella, 2016
Primitivo di Puglia Ad Mira, Nicola Ferri, 2013
Primitivo di Manduria, Giuseppe Attanasio, 2015
Primitivo di Gioia del Colle Riserva, Nicola Chiaromonte, 2006Quattro vini, prevedibilmente, molto diversi tra loro...
Morella di stupenda eleganza, fresco di frutta rossa e di un'acidità quasi nordica, straordinariamente giovane ancora...alla cieca sfido tutti a dire primitivo e Manduria!
Attanasio di un vitalismo ed una naturalezza di espressione che definirei "dettoriani", alcol imponente (16,5%) gestito alla grande, goloso e gastronomico.
Ferri un bel ruffianone...naso di interessante mineralità sulfurea, e bocca un po' sbilanciata sulle parti morbide, mancante di sufficiente spunto acido finale.
Chiaromonte: un monumento, sì, ma dall'aspetto vagamente funebre...al confine tra vino e liquore (18% svolti), profondissimo ma introverso, quasi cupo, tannino impensabile per un primitivo, un vino così non so sinceramente che futuro arco evolutivo possa avere...di sicuro oggi si fà un po' fatica a leggerlo. Con un Vezzena stravecchio "serio" (non ho chiesto, ma saremmo stati sui 12-18 mesi) ha dialogato bene, comunque. Ne è avanzata mezza bottiglia che ho portato a casa e messo in frigo, lo risentirò con tutta calma (tanto siamo a livelli simil-Porto...

). Chi ce l'ha, non si azzardi a stappare ora, a mio parere. Prezzo attuale difficilmente giustificato, in ogni caso.
Finale con torta
putana (andatevi a guardare la ricetta...

) ed uno "scomplicato", ma efficace,
Primitivo di Manduria Dolce Naturale La Dolce Vite, Antico Palmento, 2011, di bella gioventù ancora.
E anche questa è andata!
