Diario economico

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maxer
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Re: Diario economico

Messaggioda maxer » 21 set 2017 23:58

:lol: :lol: :lol: :lol: :lol:
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zampaflex
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Re: Diario economico

Messaggioda zampaflex » 22 set 2017 14:43

Tedeschi a parole italiani nei fatti. Clientelismo e corruzione vanno di moda anche a Berlino

Le cronache raccontano che nell’estate del 2007, all’alba della crisi finanziaria destinata a frantumare certezze e bilanci dell’Occidente, la prima banca che implorò l’intervento pubblico per evitare il crack fu la tedesca Ikb, seguita di lì a poco dalla connazionale Sachsen LB. Da allora, secondo i calcoli più recenti, il governo di Berlino ha mobilitato quasi 200 miliardi di fondi statali per salvare il sistema creditizio del Paese: da colossi come Commerzbank fino alle Sparkasse locali, travolte da un decennio e più di cattiva gestione, tra speculazioni azzardate e prestiti a rischio.

L’esatto ammontare degli aiuti di Stato alle banche tedesche è da tempo oggetto di dibattito tra gli analisti. C’è chi è arrivato a calcolare, sommando al totale anche le garanzie e le linee di liquidità temporanee, un impegno complessivo superiore a 400 miliardi di euro. Prendendo per buona la cifra di 200 miliardi si arriva comunque a un esborso complessivo pari all’incirca al 7 per cento del prodotto interno lordo tedesco. Uno sforzo colossale per la più forte economia del continente che, come ha scoperto a sue spese, era sostenuta da un sistema bancario fragile e molto spesso corrotto. La crisi delle Landesbank, paragonabili alle nostre casse di risparmio, è stata amplificata da un sistema di clientele e favoritismi cementato dalla presenza di esponenti politici nei consigli di amministrazione degli istituti, nel cui capitale sociale erano (e sono) rappresentati in forze gli enti pubblici locali. Questa miscela esplosiva di corruzione e campanili ricorda molto quanto è successo nei film dell’orrore nostrani, dall’Etruria alle Popolari venete, fino a Banca Marche.

Nelle crisi delle banche regionali tedesche il rigore teutonico si è appannato fino a somigliare molto al familismo amorale di marca italiana. E qualcosa di simile pare sia successo anche nel caso del presunto accordo di cartello tra le grandi case automobilistiche tedesche, Volkswagen, Mercedes e Bmw. I colossi delle quattro ruote avrebbero imbrogliato il mercato stipulando intese segrete con l’obiettivo di contenere i costi e aggirare le normative. Comprese, per fare un esempio, anche le regole sulle emissioni dei motori diesel, già al centro di indagini e di super multe (14,7 miliardi di dollari a Volkswagen negli Usa) su entrambe le sponde dell’Atlantico.

Detto questo, i 17 miliardi stanziati per la crisi delle Popolari venete, e gli 8,3 miliardi impiegati per il salvataggio del Monte dei Paschi, restano ben poca cosa rispetto alle somme impiegate dalla Germania negli interventi a sostegno delle proprie banche. Va detto però che gli istituti che hanno ricevuto gli aiuti di Stato erano già in buona parte, per almeno il 40 per cento, a partecipazione pubblica. Il governo tedesco si è quindi mosso per salvaguardare un proprio cespite e non ha nazionalizzato beni in precedenza a controllo privato.

Una ricerca pubblicata di recente dall’ufficio studi di Mediobanca segnala che le sei maggiori Landesbank tra il 2008 e il 2009 hanno ricevuto circa 27 miliardi di euro di contributi pubblici, pari al 69 per cento dei loro mezzi propri all’inizio del periodo considerato. Le stesse banche, che rappresentano il 13 per cento circa delle attività del sistema creditizio del Paese, hanno inoltre beneficiato di garanzie statali per altri 96 miliardi. Buona parte di questi interventi si è concentrata nella prima fase della crisi finanziaria globale, tra il 2008 e il 2010, ma ancora nel 2015 banche come la Hsh Nordbank hanno evitato il naufragio grazie a un salvagente del valore di 3 miliardi messo a disposizione dai suoi principali azionisti: la municipalità di Amburgo e il Land dello Schleswig Holstein. Anche nella vicina Brema la locale Landesbank pare tutt’altro che risanata. Il bilancio 2016 si è chiuso con 1,3 miliardi di perdite per effetto di svalutazioni di prestiti a rischio per 1,5 miliardi.

Come dire che ci vorrà ancora tempo per coprire una volta per tutte i buchi delle casse locali, mentre sul futuro del sistema creditizio tedesco pende ancora l’incognita della Deutsche Bank, la più grande banca del Paese, un colosso globale messo quasi al tappeto da investimenti sbagliati ed eccesso di speculazione. Nel marzo scorso un nuovo aumento di capitale, il terzo in quattro anni, ha raccolto altri 8 miliardi di euro sul mercato per rafforzare il patrimonio come richiesto dalle autorità di controllo. E, dopo le maxi perdite degli anni scorsi (1,4 miliardi nel 2016 e 6,8 miliardi nel 2015), l’istituto con base a Francoforte ha chiuso il primo semestre del 2017 con profitti netti per un miliardo.
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Re: Diario economico

Messaggioda zampaflex » 23 set 2017 19:28

Gioco d'azzardo in Italia
la spesa totale per azzardo, scommesse e giochi vari è arrivata nel 2016 a 96,1 mld
Di questi, 76,6 sono tornati ai giocatori come vincite; 19,5 sono la parte degli organizzatori: 10,5 allo Stato e 9 alle aziende che li gestiscono.
Gli italiani spendo in media 280 euro per abitante, pari allo 0,85% del PIL: è la percentuale più alta tra i grandi stati. Per abitante spendono come noi gli inglesi ma molto di più (402 euro a testa) gli americani.
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Re: Diario economico

Messaggioda maxer » 25 set 2017 00:42

Lo scandalo vero sta nel fatto che quello che va allo Stato è SOLO IL 10,93 % dei 96,1 mld di €uro giocati.
Oltre a ciò dobbiamo aggiungere 1) le altissime spese sanitarie per la cura dei sempre più numerosi individui affetti da ludopatia, di ogni età 2) il non più sostenibile costo economico derivante dalle assenze sul lavoro e la scarsa produttività da parte dei malati 3) il costo sociale del disfacimento dei rapporti nelle famiglie e dei comportamenti dei ludopatici, che sempre più spesso sfociano nel penale (piccola malavita con furti, scippi, spaccio, fino all'omicidio di familiari per potersi dotare del denaro occorrente al gioco parossistico) 4) il sempre più crescente (e silenzioso...) aumento dell'usura, cui si rivolgono per poter continuare a giocare, con la sicura prospettiva della rovina economica personale e familiare.
Nonostante tutto ciò, l'unico scopo dello Stato resta quello, assolutamente MIOPE, di fare pronta cassa con questi dieci miliardi, magari per salvare un bilancio annuale, senza la capacità di avere uno sguardo più a medio-lungo termine dimenticando del tutto quanto il gioco progressivamente infiltri la società civile.
Sicuramente non tutti i giocatori sono ludopatici: ma lo sono di certo le persone deboli psicologicamente, più esposte delle altre a questa grave patologia.
E nonostante ciò, avanti con la pubblicità ormai invasiva su Tv e Internet, sale giochi dai colori e dalle insegne invitanti, rivendite di giornali e tabacchi ormai trasformate in bische rumorose, dove si possono osservare questi individui ormai robotizzati muovere leve in modo meccanico.
Ma andiamo avanti così, senza dimenticare il controllo di questo fenomeno della malavita organizzata (e di certi politici complici...), che in tal modo hanno la possibilità di riciclare denaro sporco e godere di una liquidità smisurata da reinvestire, magari in forma "ufficialmente" pulita.
E tutto tace, se non qualche piccola voce inascoltata.
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Re: Diario economico

Messaggioda zampaflex » 25 set 2017 09:39

L'articolo che ho letto e da cui ho tratto le cifre riportava infatti un commento simile, del genere: siamo sicuri che questi soldi, sottratti al normale consumo di beni e servizi, non generino una perdita netta di gettito fiscale per lo Stato?
Diciamo che sicuramente maggiore di questa somma è il costo sociale; dato che le sale giochi danno luogo comunque a investimenti, assunzioni, consumi che rimettono nel circuito economico una grossa parte di quei nove miliardi.

C'è poi oggi il dubbio sulla possibilità di ridurre il giro d'affari complessivo delle scommesse, visto che oramai basta un cellulare per fare partire tanti foglietti da 50 in direzione di qualunque sito dedicato...
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Re: Diario economico

Messaggioda Timoteo » 25 set 2017 11:37

"Corruzione e favori per spartirsi le cattedre:
arrestati 7 prof, indagato l'ex ministro Fantozzi
Anche 22 docenti interdetti, 59 coinvolti "

ecco i concorsi pubblici.
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Re: Diario economico

Messaggioda maxer » 25 set 2017 13:41

Augusto Fantozzi, Cavaliere della Repubblica, boiardo di Stato e uomo per tutte le stagioni ...
Interessante la lettura della sua biografia su Wikipedia.
Da preferire il mitico ragionier Fantozzi :mrgreen:
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Re: Diario economico

Messaggioda harmattan » 25 set 2017 14:26

Tornando alle beghe di casa nostra, ecco alcuni dati "promettenti":

Il debito scende dal 132,6% al 132%, mentre il deficit è aumentato da -2,4% a -2,5%.
http://www.istat.it/it/archivio/203741


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Re: Diario economico

Messaggioda maxer » 25 set 2017 22:42

Debito a 132,0 % ??? :shock: :shock: :shock:
VEDIAMO LA LUCEEE IN FONDO AL TÜNEL !
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Re: Diario economico

Messaggioda pippuz » 25 set 2017 22:59

Il mistero misterioso è come mai si possano aprire dei posti di merda pieni di gente di merda dove è legale giocare d'azzardo e non si possano aprire dei casinò dove ci va tutta un altra clientela e completano pure l'offerta turistica.
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Re: Diario economico

Messaggioda maxer » 25 set 2017 23:37

Non c'è un solo Casinò in Italia che non sia in perdita !
Ecco il motivo molto semplice.
Per quanto riguarda l'ambiente, quelle poche volte che li ho frequentati per curiosità molti anni fa, non vi ho trovato tutta quella "bella gente": tanti cumenda con amichetta a fianco, molti ludopatici del gioco delle carte, tanti disgraziati con le povere mogli che li aspettavano all'uscita. Non una buona esperienza.
In più la malavita (usura e riciclaggio in primis) controllava ...
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Re: Diario economico

Messaggioda zampaflex » 26 set 2017 09:50

pippuz ha scritto:Il mistero misterioso è come mai si possano aprire dei posti di merda pieni di gente di merda dove è legale giocare d'azzardo e non si possano aprire dei casinò dove ci va tutta un altra clientela e completano pure l'offerta turistica.


Hai presente i casini che il Comune di Campione ha combinato? E lo stato miserabile in cui versa Saint Vincent, con milioni a palate buttati dalla Regione Autonoma Val d'Aosta (iniziali maiuscole, che sennò si offendono)?

Ecco, due su quattro sono già sostanzialmente falliti...
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Re: Diario economico

Messaggioda pippuz » 26 set 2017 17:40

Forse avete ragione voi, io i casinò non li frequento. Però li vedo all'estero. Ad Ibiza ad esempio c'è; non so se sia in perdita, ma c'è. Siccome è PIENO di postacci di merda che sono casinò farlocchi non vedo perchè non debbano essercene con target più elevato, magari a Rimini, Forte, Capri, o dove c'è turismo
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Re: Diario economico

Messaggioda zampaflex » 28 set 2017 22:27

...e adesso, dopo l'ennesima intervista ad aziende che non trovano lavoratori, vediamo chi si alza a contestare "le politiche dei governi" o "le condizioni del mercato del lavoro" o "il problema sono le pensioni ritardate"...

Disgraziati. Questi qui sopra, che portano avanti agende lobbistiche, e questi qui sotto, FANNULLONI, che non hanno voglia di sporcarsi le mani perchè vogliono il posto da impiegato...

http://nuvola.corriere.it/2017/09/28/veneto-aziende-meccaniche-in-crisi-non-trovano-operai/

Il lavoro c’è. Mancano i lavoratori. Dal nordest, è un tam-tam di segnalazioni d’imprenditori metalmeccanici che non trovano operai.

Gianfranco Piva, a capo della Micromeccanica di Padova, produce minuteria metallica (anche) su specifica del cliente. Qualche settima fa, ha dichiarato di non riuscire a trovare apprendisti. La sua azienda ha 35 dipendenti e fattura 6 mln l’anno. “Eh sì che lo stipendio che darei io – dice – è ben più alto dei 900, euro che di solito portano a casa gli operai di altri settori a inizio carriera”.

“Siamo a caccia di 5 tornitori e fresatori con esperienza – fa eco Lino Beghin, titolare della Tiemme Srl con sede in provincia di Padova e 45 addetti -. Realizziamo componenti per macchine alimentari industriali. Specie per pastifici. Sto cominciando a cercarli in Romania. Altrimenti sono costretto a rifiutare lavori e rinviare l’espansione dell’azienda. Siamo attrezzati con macchinari modernissimi…ma l’intervento della mano dell’uomo è inderogabile”.

Piercarlo Marcato, a sua volta, guida l’omonima Meccanica Srl sempre nella zona di Padova. Produce accessori di pregio per griffe della moda e pezzi per il settore bike. Negli ultimi mesi, ha fatto 15 colloqui d’assunzione: risultati zero. “Un ragazzo mi ha persino detto – aggiunge – che alla sera esce…e non era sicuro di potersi presentare la mattina alle 8.00. Avevo raccolto un elenco di 130 neodiplomati tramite gli istituti professionali del bacino. Li ho convocati tutti. Se ne sono presentati 15. Nel sentire che avrebbero dovuto fare un po’ di gavetta in officina, storcevano il muso. D’altra parte – dice – non posso inserirli subito nell’ufficio tecnico. Il fatto è che la scuola non li prepara all’approccio col mestiere per cui si stanno formando. Bisogna migliorare la messa a fuoco dell’alternanza scuola-lavoro. Sottolineare, poi, che se pure ci si sporca le mani, la metalmeccanica è un ambito in continua evoluzione. E in cui la ‘fase controllo- prodotto’ stuzzica il cervello”.

Confapi Padova denuncia (pure) che se nella ricerca di diplomati una su 2 va a vuoto, in quella degli ingegneri meccanici va ancora peggio: la difficoltà di reperirli supera il 70%. “Scuole e università devono tener conto della specificità del territorio – nota il presidente Carlo Valerio – e adeguare i corsi. In Veneto e nella nostra provincia in particolare, esiste un tessuto di aziende metalmeccaniche solide che lavorano per conto terzi ed esportano moltissimo in Germania. Aziende che hanno bisogno di giovani a cui passare il testimone: cultura, cioè, della manifattura e della trasformazione meccanica. Rischiamo il paradosso: che le aziende si svuotino non per mancanza di lavoro, ma di lavoratori…”
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Re: Diario economico

Messaggioda zampaflex » 06 ott 2017 13:09

Il fenomeno del bike sharing a Milano e le dinamiche del settore, così apparentemente estraneo al fatturato (Milanese Imbruttito docet)

L’utilità del bike sharing è nel dare al Trasporto Pubblico Locale (Tpl) una maggiore capillarità, oltre le sue linee di forza più tipiche (treni, metropolitane, bus). In questo senso, il bike sharing è da intendersi sia come servizio per i city users, ovvero i pendolari, sia per i residenti, che dopo un periodo di collaudo possono in tutto o in parte passare poi alla bici di proprietà. Gli effetti positivi del bike sharing si vedono quindi sia come estensione del Tpl che come incentivo alla mobilità ciclistica.

Come sta reagendo l’Italia a questa rivoluzione delle sue abitudini di mobilità, centrate su un uso tuttora indiscriminato dell’auto privata? Milano può essere vista come la metropoli-laboratorio della mobilità in condivisione in Italia. In nessun’altra area urbana del Paese – e difficilmente anche in Europa – si trovano un Tpl così sviluppato e una tale concentrazione di car e bike sharing.

In Italia ci sono oltre 130 servizi, ma quelli davvero integrati si contano sulle dita di una mano. BikeMi, il bike sharing milanese station based (quello tradizionale, con gli stalli) ha da tempo una dimensione europea: 3,6 milioni di prelievi annuali (2016), 20 mila prelievi quotidiani; oltre 4.600 biciclette, delle quali 1.000 elettriche; più di 60 mila abbonati annuali che arrivano a 116.000 con gli occasionali. Gestito da Clear Channel, BikeMi è ormai parte delle abitudini di mobilità cittadine. Il 70% degli utenti usa anche la metropolitana nella stessa tratta. BikeMi costa 6 milioni di euro l’anno, una cifra coperta per circa due terzi dagli spazi pubblicitari che il gestore vende su bici, stazioni e suolo, e per un terzo dagli abbonamenti.

Dopo il successo dello station based, in estate è arrivato anche nella capitale lombarda il free floating (le bici si prendono e si lasciano dove capita) con altre 8.000 bici, presto in arrivo anche in altre città italiane e nel resto d’Europa. Il free floating è un successo istantaneo globale dei due principali player, Mobike e Ofobike. Nate in Cina nel 2014 da due giovani startup, queste iniziative hanno realizzato notevole valore e attirato investimenti a pochi mesi dalla loro nascita.

Mobike, la prima a entrare in lizza, all’inizio di quest’anno ha trovato capitali prima dal gigante web Tencent (quelli di WeChat, il Whatsapp cinese), per 215 milioni di dollari, poi anche da Foxconn, per un volume non dichiarato ma consistente, dato che dopo aver piazzato 100 mila bici in ciascuna di 4 importanti metropoli cinesi (Beijing, Shanghai, Guangzhou e Shenzhen), Mobike vorrebbe produrre la strabiliante cifra di 10 milioni di biciclette l’anno, entrando in almeno cento città solo in Cina (oggi sono 13).

Ofobike non sembra essere da meno. Partita come servizio di comunità, con un fondo di startup dell’Università di Pechino, Ofo è oggi in 20 città cinesi con 1,5 milioni di utenti registrati e 500 mila prelievi giornalieri. I campus sono tutt’ora un suo punto di forza, con 85 mila bici su strada. Anche qui, gli investitori non si sono fatti attendere: Didi Chuxing, azienda leader dei servizi di car service – ha recentemente acquisito Uber China – ha messo già lo scorso anno il suo zampino su Ofo, per una cifra ancora una volta non resa nota, dopo che la startup già nel 2016 aveva ricevuto un investimento di 100 milioni di dollari da Xiaomi Corporation ed era già stata valutata 500 milioni.

Certo, il servizio offerto dai due player del free floating non è esente da ostacoli e imprevisti. Intanto, le biciclette sono prodotti di qualità, quindi costose, pronte a sfatare l’equazione bici condivise uguale mezzo goffo e pesante.

Mobike ha investito sul design per attrarre i giovani, con un costo per unità che si aggira sui $ 440.

Ofo – il nome assomiglia graficamente a una bici – si è invece orientata su una normale city bike, anche per le sue radici universitarie, e una bici costa infatti circa la metà di quelle della sua concorrente.

Poi ci sono i costi di esercizio, compresi quelli dovuti alle amministrazioni partner, come nel caso di Milano, dove le due aziende verseranno all’amministrazione € 30/anno per ognuna delle 8.000 biciclette, per tre anni. Il vero imprevisto di gestione è proprio nella radice per così dire anarchica del loro utilizzo, praticamente libero da vincoli. A Milano si vedono, soprattutto la sera e in periferia, gruppi di giovanissimi in bici, magari al di sotto dei diciotto anni, che impazzano felici mentre chattano sui loro smartphone; qualcuna di quelle serate può finire con strane idee di parcheggio. Nonostante si sia cercato di mettere un limite ad analoghi comportamenti emersi nella stessa Cina, quello dell’utilizzo per così dire improprio è certamente un costo notevole da mettere in conto nella gestione, con una vita media per ciascuna bici di non più di sei mesi, e la necessità di personale sempre in giro per controlli tecnici.

Visto però il livello di apprezzamento dell’iniziativa da parte di importanti investitori, più di un commentatore ha neanche troppo timidamente avanzato la domanda: a fronte di un ricavo di pochi centesimi a corsa, e con tutti i costi di gestione, i vandalismi e la necessità di fare comunque utili, dov’è quindi la convenienza a lungo termine dell’iniziativa?

“Nei primi passi di un’azienda, espandersi è più importante di consolidarsi,” ha dichiarato a Bloomberg Dai Wei, il 26enne fondatore di Ofobike. A parte le dichiarazioni a sensazione, si va lentamente chiarendo la vera attrattiva per gli investitori, al confronto della quale sopportare gli “imprevisti” di gestione potrebbe valere la candela: l’accesso alle abitudini e ai comportamenti di milioni di utenti già orientati a uno stile di vita digitalizzato, il tutto da una fonte di dati non convenzionale e legata alle reali attività nello spazio fisico, non soltanto in rete.

Non per niente, come riferisce Forbes, dietro Ofo c’è Alibaba, attraverso il suo affiliato finanziario Ant Financial. Per la crescita di un tale gigante dell’e-commerce la raccolta di dati sul commuting, le abitudini di shopping e la capacità di spesa e di credito di chi usa normalmente le biciclette per muoversi è indispensabile. Ecco quindi perché il bike sharing free floating cresce ormai più velocemente delle società di ride sharing e delle piattaforme di consegna alimentare.



Di fronte a un tale spiegamento di innovazione, quale sarà il futuro del “vecchio” station based? “Penso che i due sistemi potranno convivere,” ha dichiarato l’assessore alla mobilità Marco Granelli a Business Insider Italia, “garantendo sia la capillarità del servizio su tutta la città, sia offrendo una grossa dotazione di biciclette sugli assi di forza del trasporto pubblico, in quei punti dove c’è bisogno di una grande, costante disponibilità di biciclette per sostenere l’intermodalità. Forse è un po’ presto per dirlo, ma è probabilmente questa la complementarità tra i due modelli.”
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Re: Diario economico

Messaggioda zampaflex » 06 ott 2017 17:52

Un piccolo, interessante articolo su affinità e divergenze tra il modello tedesco dei mini jobs e i tentativi italiano e francese

https://keynesblog.com/2017/09/19/quale-modello-tedesco-per-la-francia-e-litalia/
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Re: Diario economico

Messaggioda zampaflex » 10 ott 2017 17:50

Posto qui perché mi viene comodo, e per i riflessi futuri sulla popolazione e l'economia italiana.

Sono 3,7 milioni i cittadini non comunitari che hanno un permesso di soggiorno in Italia al primo gennaio 2017. Un dato per la prima volta in calo: nel 2016, i permessi di soggiorno a cittadini extraUe erano 3.931.133. A dare notizia è il report annuale dell'Istat sulla presenza straniera. Parte consistente della diminuzione (circa i due terzi, spiegano dall'Istituto di statistica) è attribuibile a nuovi sistemi di rilevazione, che hanno permesso di ripulire gli archivi da una serie di persone, soprattutto i bambini, che negli ultimi anni sono diventati cittadini. Ma il calo, che riguarda soprattutto le regioni del Centro-Nord, resta e si aggira intorno alle 70/75mila unità. Diminuiti anche i permessi di lungo periodo, di quasi 83mila unità.

Guardando ai flussi dell'ultimo anno, nel 2016 sono stati rilasciati 226.934 nuovi permessi, il 5% in meno rispetto al 2015. E a colpire nel quadro è l'aumento record dei documenti rilasciati per asilo politico e protezione internazionale (77.924), che rappresenta oltre un terzo dei nuovi titoli di soggiorno. Un dato che è al massimo storico, e riguarda persone provenienti quasi nella metà dei casi da tre soli Paesi: Nigeria, Pakistan e Gambia. Quanto alla distribuzione di rifugiati e richiedenti asilo, il Nord Ovest ne accoglie il 24,4%, il Nord Est il 23,6%; il Centro il 16,6% mentre il Sud, che è la porta d'ingresso principale, ha il 35,5% dei permessi.

In calo invece i nuovi arrivi per lavoro (12.873, ossia il 41% in meno rispetto al 2015), per effetto della mancata emanazione dei "decreti flussi" per i lavoratori provenienti dall'estero. Che quindi, come già accade da diversi anni, cercano altre strade per arrivare in Italia, come il ricongiungimento familiare, che continua a rappresentare il motivo d'ingresso più rilevante (45,1%). L'ingresso per lavoro è la strada maestra solo per figure qualificate provienenti dagli Stati Uniti (36,7% sul totale dei permessi) e dall'India (15,7%).

Da sempre, il mosaico delle nazionalità è molto variegato: le prime dieci coprono il 61,6% di presenze. In testa Marocco, Albania, Cina, Ucraina e Filippine. Ma proprio le comunità straniere più numerose fanno registrare un costante calo numerico dovuto alle acquisizioni di cittadinanza, un segnale - scrivono i ricercatori Istat - di crescente stabilità.

L'anno scorso, sono diventati italiani 184.638 cittadini extra Ue (+16% sul 2015). Un dato che conferma un trend di aumento stabile negli ultimi anni (i "nuovi italiani" erano meno di 50mila nel 2011) e che riguarda in modo crescente chi ottiene il passaporto per residenza, e chi, nato in Italia, prende la "cittadinanza elettiva" al raggiungimento della maggiore età: sono passati da circa 10mila nel 2011 a quasi 76mila nel 2016. "Si tratta - scrive l'Istat - di un numero sempre più rilevante di giovani" che diventano italiani. E nell'ultimo anno, "circa nel 67% dei casi, il passaggio è avvenuto senza che gli interessati abbiano mai vissuto l'esperienza migratoria". In netto calo invece (9% rispetto al 30% del 2012) le acquisizioni per matrimonio.

Tra le nazionalità di origine dei nuovi italiani spiccano albanesi e marocchini (rispettivamente 37mila e 35mila). Seguono, ma a notevole distanza, indiani, bengalesi, pachistani e macedoni mentre tra i primi dieci Paesi non c'è la Cina che pure conta su oltre 300mila soggiornanti. Ma non sempre l'acquisizione del passaporto implica l'intenzione di restare: su 541mila extracomunitari divenuti italiani dal 2012, 24mila hanno preso poi la residenza all'estero.

Sempre nel 2016, i permessi scaduti e non rinnovati sono stati circa 145.700, quasi il doppio dell'anno precedente. I nuovi flussi non sempre portano a una presenza stabile: da un'indagine Istat sui migranti arrivati nel 2012 emerge che solo poco più della metà (il 53,4%) era ancora in Italia al primo gennaio 2017. Coloro che arrivano in cerca di asilo politico hanno una permanenza più bassa degli altri: restano in Italia nel 51,5% dei casi.

Le donne nel 2016 sono state il 40% dei nuovi flussi, anche per effetto della quota consistente di profughi e richiedenti asilo (dove la componente maschile è fortemente maggioritaria: 88,4%). Mentre la componente femminile rimane in testa quanto agli ingressi per motivi di studio e familiari. Sono 1,3 milioni le famiglie in Italia che hanno almeno un componente straniero: di queste, 328mila sono miste (circa 1 su quattro). Spesso si tratta di nuclei single, mentre al Nord, dove la presenza di immigrati è più radicata, aumentano le coppie con figli.
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Re: Diario economico

Messaggioda Timoteo » 10 ott 2017 20:08

zampaflex ha scritto:Posto qui perché mi viene comodo.


ma sì,l'importante è che tu stia comodo.
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Re: Diario economico

Messaggioda pippuz » 11 ott 2017 09:31

Quindi quel deficiente di Del Rio mare può tornare a mangiare il tonno e smetterla rompere i coglioni.
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Re: Diario economico

Messaggioda maxer » 11 ott 2017 14:29

"Piccola" differenza tra Ius soli e Ius culturae (quest'ultimo vero oggetto della proposta di legge attuale):
lo Ius culturae prevede che chi è nato in Italia, figlio di genitori con un lavoro regolare, con una abitazione dignitosa, una capacità economica sufficiente e dopo la conclusione di un ciclo di studi in una scuola italiana della durata di almeno 5 anni, potrebbe chiedere, tramite i genitori se lo desiderano, la cittadinanza italiana.
Ciò interessa principalmente i giovani dai 6 ai 18 anni, quelli cioè che frequentano e sono gli amici dei nostri figli, parlano la nostra lingua e magari meglio di tanti italiani, si esprimono anche nei nostri dialetti, hanno studiato la cultura italiana nei vari livelli della scuola, riportano tale cultura nelle loro famiglie, insomma si integrano sempre di più, tra l'altro non restando ai pericolosi margini della società con conseguente aumento della nostra sicurezza, ma avendo un riconoscimento della loro condizione di immigrati regolari.
Nulla a che vedere con l'errato termine di Ius soli dato alla proposta di legge, per cui basterebbe essere nato in Italia per averne la cittadinanza e che men che meno non c'entra niente con i cosiddetti "clandestini" sbarcati da noi (che non avrebbero diritto alla cittadinanza né con lo Ius soli né con lo Ius culturae) come vogliono farci credere certi loschi personaggi politico-mediatici per aumentare il senso di paura e le pulsioni razzistiche degli italiani più deboli e/o ignoranti (= che ignorano la complessità dei problemi) solamente con lo scopo di raccattare voti dalla pancia dei cittadini.
Tanto per la precisione, Delrio o non Delrio.
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zampaflex
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Re: Diario economico

Messaggioda zampaflex » 12 ott 2017 10:55

maxer ha scritto:... come vogliono farci credere certi loschi personaggi politico-mediatici per aumentare il senso di paura e le pulsioni razzistiche degli italiani più deboli e/o ignoranti solamente con lo scopo di raccattare voti dalla pancia dei cittadini.


E' un paio di anni che propugno il voto per censo. Sperando di azzerare gli effetti nefasti dell'ignorante medio in un sistema democratico. Sei d'accordo? :D
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Re: Diario economico

Messaggioda maxer » 12 ott 2017 14:25

zampaflex ha scritto:
maxer ha scritto:... come vogliono farci credere certi loschi personaggi politico-mediatici per aumentare il senso di paura e le pulsioni razzistiche degli italiani più deboli e/o ignoranti solamente con lo scopo di raccattare voti dalla pancia dei cittadini.


E' un paio di anni che propugno il voto per censo. Sperando di azzerare gli effetti nefasti dell'ignorante medio in un sistema democratico. Sei d'accordo? :D

Dobbiamo intenderci cosa si intende per "censo".
Dicesi "censo" la ricchezza e il patrimonio economico di un cittadino. Per cui non ci siamo proprio come linea di demarcazione.
Potrei invece essere d'accordo (estremizzando un po' ...) con il voto per "cultura", concesso solo a coloro che abbiano superato determinate prove di cultura almeno generale per conseguire il diritto/dovere per l'ammissione ai seggi, tenute da commissioni di saggi imparziali ma intransigenti quanto basta. :D
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Re: Diario economico

Messaggioda Timoteo » 12 ott 2017 19:09

maxer ha scritto:
zampaflex ha scritto:
maxer ha scritto:... come vogliono farci credere certi loschi personaggi politico-mediatici per aumentare il senso di paura e le pulsioni razzistiche degli italiani più deboli e/o ignoranti solamente con lo scopo di raccattare voti dalla pancia dei cittadini.


E' un paio di anni che propugno il voto per censo. Sperando di azzerare gli effetti nefasti dell'ignorante medio in un sistema democratico. Sei d'accordo? :D

Dobbiamo intenderci cosa si intende per "censo".
Dicesi "censo" la ricchezza e il patrimonio economico di un cittadino. Per cui non ci siamo proprio come linea di demarcazione.
Potrei invece essere d'accordo (estremizzando un po' ...) con il voto per "cultura", concesso solo a coloro che abbiano superato determinate prove di cultura almeno generale per conseguire il diritto/dovere per l'ammissione ai seggi, tenute da commissioni di saggi imparziali ma intransigenti quanto basta. :D


essendo molto (molto) ricco e straordinariamente colto per ma va bene tutto.
ma levatemivicisi dai cojoni questi ignioranti.
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Re: Diario economico

Messaggioda maxer » 12 ott 2017 20:29

Pure per me :
levatemecisivibiptrictracfrrrsniffbuzgongsturmbleahahitripblufdindonpuffli dagli zibbbedei !
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Re: Diario economico

Messaggioda maxer » 12 ott 2017 20:36

Ipersdrucciola :shock:
Mi è venuta così :D
carpe diem 8)

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