CRONACHE D'OSTERIA

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paperofranco
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Re: CRONACHE D'OSTERIA

Messaggioda paperofranco » 18 dic 2013 13:39

vinogodi ha scritto:
paperofranco ha scritto:... E' in scioltezza la migliore bottiglia di rosso in quest'annata...
...il GE 2004 l'abbiamo pure lui bevuto in Bue House ed è davvero eccellente , come gli altri nominati. Sulla tua affermazione, permettimi qualche riserva, probabilmente ti riferivi alle "tue" bevute di 2004. La più grande in assoluto penso sia Cros Parantoux 2004 del da te citato Méo che quest'anno ha impressionato più di uno scettico, ma anche Chambertin di Rousseau, i villages di Leroy (quelli con dentro tutti i Grands Cru)e Richebourg e Grands Echezaux di DRC, fra i bevuti, non sono certo da meno, anzi...


Touché, certo, mi riferivo alle mie bevute, è che ogni tanto mi scappa l'affermazione perentoria..... :mrgreen:
M'avanza il crederlo il livello superiore di quelle che hai citato e che, ahimé, purtroppo non ho mai bevuto.
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Geo
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Re: CRONACHE D'OSTERIA

Messaggioda Geo » 18 dic 2013 23:25

paperofranco ha scritto:
vinogodi ha scritto:
paperofranco ha scritto:... E' in scioltezza la migliore bottiglia di rosso in quest'annata...
...il GE 2004 l'abbiamo pure lui bevuto in Bue House ed è davvero eccellente , come gli altri nominati. Sulla tua affermazione, permettimi qualche riserva, probabilmente ti riferivi alle "tue" bevute di 2004. La più grande in assoluto penso sia Cros Parantoux 2004 del da te citato Méo che quest'anno ha impressionato più di uno scettico, ma anche Chambertin di Rousseau, i villages di Leroy (quelli con dentro tutti i Grands Cru)e Richebourg e Grands Echezaux di DRC, fra i bevuti, non sono certo da meno, anzi...


Touché, certo, mi riferivo alle mie bevute, è che ogni tanto mi scappa l'affermazione perentoria..... :mrgreen:
M'avanza il crederlo il livello superiore di quelle che hai citato e che, ahimé, purtroppo non ho mai bevuto.

Tranquillo Papero, ahimé e purtroppo lo dico io che alcuni di quelli li ho bevuti.
Il Cros Parantoux di Meo é un bel vino, talmente buono da non sembrare un 2004. Misteri della fede.
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Re: CRONACHE D'OSTERIA

Messaggioda l'oste » 19 dic 2013 22:31

vinogodi ha scritto:
arnaldo ha scritto:A proposito di Engel.....dicono che l'ultima annata prodotta prima della scomparsa, e cioè la 2004, sia a dispetto della annata storta in generale,per questo produttore davvero buona. Qualcuno ha assaggi a sostegno di questa tesi ???
...si: Echezaux, Clos Vougeot e 1ers davvero eccellenti. Ma non aveva neppure steccato la 2003... era davvero un maestro...

Concordo con Marco all'infinito.
Riuscire a fare i vini che ha fatto nel 2003 e 2004 (di quest'ultima Philippe Engel ha purtroppo seguito solo i "primi passi" in botte), ovvero in due delle annate meno ideali climaticamente per qualsiasi vitigno ma in particolare per il pinot noir (canicola la prima e grandine la seconda), significa avere un'empatia e una sensibilità fuori dal comune con le proprie vigne (in primis credo la scelta del momento di vendemmia).
Del resto Renè Engel, capostipite della famiglia, sebbene in altri tempi e con mano diversa, è stato considerato uno dei grandi vigneron di Borgogna e il grappolo filiale in questo caso è caduto proprio vicino alla vite.
Peccato che nessuno abbia assorbito la sapienza e continuato la tradizione del nome Engel, anche se devo confessare che seppure li consideri ancora troppo cari, i vini del Domaine D'Eugenie (che ha acquistato le parcelle di Engel) dopo le prime annate che non avevo compreso e apprezzato per eccesso di legno e/o concentrazione, con il VR Aux Brulèes 2009 un po' mi ha fatto ricredere (piaciuto proprio).
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Re: CRONACHE D'OSTERIA

Messaggioda l'oste » 22 dic 2013 03:55

Bevutona prenatalizia con tanti amici, un po' di figli, tante cibarie di ogni genere: empanadas da ululare, patè cosmici, salmoni selvaggi, culatelli supremi. Bottiglie portate o aperte senza logica e tra le tante , portati da amici (anche le classiche sòle natalizie), c'erano un buon Pessac-Leognan 2005 e un Santenay 2010 notevole di cui non ricordo il nome.

Chianti Classico 2006 Monteraponi , se non erro è l'ultima annata prima dei cru, quindi forse c'era dentro un po' tutto il meglio, fatto sta che è un vino buonissimo, immediato nell'intrigo olfattivo con i fiori e le spezie e con una bocca scorrevole ma con forte presenza, vivacità nell'acidità, arriva tondo al centro della bocca e lentamente si apre, in modo equilibrato, senza mai "bruciare" e senza arruffianare. Dritto e piacevole, sembra facile. Piaciuto un bel po'

Grignolino 2012 Oreste Buzio, colore da dipingerci una stanza, rosso leggermente aranciato, trasparente, luminoso. Il geranio arriva per primo, poi altri fiori secchi che cadono a terra e la senti, oh se la senti, bagnata, ricca, minerale. Il frutto è leggemente acidulo ma mi piace. Mi viene in mente la Schiava, qualcosa di fresco e algido insieme me li fa accomunare. La bocca è leggera, ma è un pregio, si risente una punta di acidità mista al frutto nel retrogusto. Abbinamento perfetto con un roast beef d'arista di vitello pancettata. Un Grignolino così buono era tempo che non lo bevevo. Piaciuto.

Chianti Classico 1990 Monsanto, o hanno inventato la macchina del tempo o questo è un vino immortale, alla cieca si poteva dire 1999 ad dargli del vecchio. Bellissimi profumi come in un bosco di notte, ci sono frutti scuri, erbe mediche. Bocca sempre costante, senza cedimenti, sapore pieno, un filo di sapidità, resta impresso sulle papille per qualche minuto. Piaciuto proprio.

Volnay 1er Champans 1996 De Montille, scuro opaco, ossidato, ciao ciao, peccato.

Nobile di Montepulciano riserva 1990 Fattoria del Cerro magnum da 5 lt, vino che sta per iniziare una fase di terziarizzazione scura che a me non piace molto ma che ancora riesce ad offrire un filo di frutto, di spezie e di salmastro da sentire nelle narici e una buona scorrevolezza al palato, senza pretese ma senza dar fastidio. Piaciutino.

Chateau Clinet 2010 - Pomerol, magnum 1,5 lt, non si devono bere i bordeaux così giovani, non si devono bere i bordeaux così giovani, non si devono bere i bordeaux così giovani, non si devono bere i bordeaux così giovani, non si devono bere i bordeaux così giovani. Detto questo sarà un Pomerol notevole. Piaciuto un bel po'.

Amarone La Permuta 2005 e 2007 Benedetti, probabilmente entrambe le bottiglie erano malconservate o taroccate, perchè personalmente non conoscendo tipologia nè produttore trovo impossibile bere un vino così.
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Re: CRONACHE D'OSTERIA

Messaggioda il chiaro » 22 dic 2013 06:47

l'oste ha scritto:Bevutona prenatalizia con tanti amici, un po' di figli, tante cibarie di ogni genere: empanadas da ululare, patè cosmici, salmoni selvaggi, culatelli supremi. Bottiglie portate o aperte senza logica e tra le tante , portati da amici (anche le classiche sòle natalizie), c'erano un buon Pessac-Leognan 2005 e un Santenay 2010 notevole di cui non ricordo il nome.

Chianti Classico 2006 Monteraponi , se non erro è l'ultima annata prima dei cru, quindi forse c'era dentro un po' tutto il meglio, fatto sta che è un vino buonissimo, immediato nell'intrigo olfattivo con i fiori e le spezie e con una bocca scorrevole ma con forte presenza, vivacità nell'acidità, arriva tondo al centro della bocca e lentamente si apre, in modo equilibrato, senza mai "bruciare" e senza arruffianare. Dritto e piacevole, sembra facile. Piaciuto un bel po'.


Erri. Nel 2006 baron'ugo c'era. :D
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Re: CRONACHE D'OSTERIA

Messaggioda alì65 » 22 dic 2013 10:02

il chiaro ha scritto:
l'oste ha scritto:Bevutona prenatalizia con tanti amici, un po' di figli, tante cibarie di ogni genere: empanadas da ululare, patè cosmici, salmoni selvaggi, culatelli supremi. Bottiglie portate o aperte senza logica e tra le tante , portati da amici (anche le classiche sòle natalizie), c'erano un buon Pessac-Leognan 2005 e un Santenay 2010 notevole di cui non ricordo il nome.

Chianti Classico 2006 Monteraponi , se non erro è l'ultima annata prima dei cru, quindi forse c'era dentro un po' tutto il meglio, fatto sta che è un vino buonissimo, immediato nell'intrigo olfattivo con i fiori e le spezie e con una bocca scorrevole ma con forte presenza, vivacità nell'acidità, arriva tondo al centro della bocca e lentamente si apre, in modo equilibrato, senza mai "bruciare" e senza arruffianare. Dritto e piacevole, sembra facile. Piaciuto un bel po'.


Erri. Nel 2006 baron'ugo c'era. :D


il 2004 c'era la ris. senza cru, dal 2006 cru in etichetta e prezzo raddoppiato!! :evil: :evil: :evil:
futuro incerto...ma w la gnocca!!!
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Re: CRONACHE D'OSTERIA

Messaggioda paperofranco » 22 dic 2013 10:10

l'oste ha scritto:[Chianti Classico 1990 Monsanto, o hanno inventato la macchina del tempo o questo è un vino immortale, alla cieca si poteva dire 1999 ad dargli del vecchio. Bellissimi profumi come in un bosco di notte, ci sono frutti scuri, erbe mediche. Bocca sempre costante, senza cedimenti, sapore pieno, un filo di sapidità, resta impresso sulle papille per qualche minuto. Piaciuto proprio.
[b].


Lo stupore per la gioventù, è un sentimento che ricorre spesso quando si stappa un vecchio Poggio. Questo è un Gran Cru chiantigiano, caro Oste :D : prima annata 1962(l'hai mai vista la vigna?). Posso dire che le ultime annate seguono, a mio modesto parere, la strada di una "facilità di approccio"(chiamiamola così, ma è un dire relativo, eh?) maggiore rispetto al passato. Forse si perderà qualcosa in capacità d'invecchiamento infinita, guadagnando qualcosina in piacere di beva, l'importante è che lo spirito autentico di questo gran vino rimanga intatto. Tutto sommato non mi dispiace questo "nuovo corso".
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Re: CRONACHE D'OSTERIA

Messaggioda l'oste » 22 dic 2013 20:22

paperofranco ha scritto:
l'oste ha scritto:[Chianti Classico 1990 Monsanto, o hanno inventato la macchina del tempo o questo è un vino immortale, alla cieca si poteva dire 1999 ad dargli del vecchio. Bellissimi profumi come in un bosco di notte, ci sono frutti scuri, erbe mediche. Bocca sempre costante, senza cedimenti, sapore pieno, un filo di sapidità, resta impresso sulle papille per qualche minuto. Piaciuto proprio.
[b].


Lo stupore per la gioventù, è un sentimento che ricorre spesso quando si stappa un vecchio Poggio. Questo è un Gran Cru chiantigiano, caro Oste :D : prima annata 1962(l'hai mai vista la vigna?). Posso dire che le ultime annate seguono, a mio modesto parere, la strada di una "facilità di approccio"(chiamiamola così, ma è un dire relativo, eh?) maggiore rispetto al passato. Forse si perderà qualcosa in capacità d'invecchiamento infinita, guadagnando qualcosina in piacere di beva, l'importante è che lo spirito autentico di questo gran vino rimanga intatto. Tutto sommato non mi dispiace questo "nuovo corso".

Del nuovo secolo ho assaggiato solo 2001, 2004, 2006 e sono d'accordo con te su un approccio più immediato negli ultimi anni sebbene il profilo del vino sia sempre coerente con indole e territorio.
Solo per la cronaca ricordo sul forum qualche discussione su ipotetiche pirazine presenti in alcune bottiglie 2001.
Mio padre è della stessa cittadina di cui è originario Fabrizio Bianchi e c'era un'enoteca il cui proprietario era un suo amico, quindi da lui anni fa ho acquistato una serie di "chicche", a parte il Monsanto (tra le quali questa superba 1990) anche il suo 100% cabernet di cui non ricordo il nome e di cui ne ho più (etichetta nera mi pare) e il sangiovese 100% non "consorzizzato chianti" che produce dagli anni '70 ma mi pare abbia cambiato nome (etichetta di sicuro).
Lo stupore quindi è abbastanza relativo perchè ho avuto la fortuna di bere anche annate più vecchie, ricordo da vinogodi una '78 (se non erro comunque anni '70) in super spolvero e più di recente una '83 di grande finezza ed eleganza con una veste più "leggera".
E' (o era) un vino davvero lentissimo nell'invecchiare, qualità che lo mette insieme a miei sangiovese storici preferiti all times (con Pergole, BS, Soldera, i vecchi Castell'in Villa, i Flaccianello ben invecchiati ecc ecc).
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Re: CRONACHE D'OSTERIA

Messaggioda l'oste » 22 dic 2013 20:25

il chiaro ha scritto:
l'oste ha scritto:Bevutona prenatalizia con tanti amici, un po' di figli, tante cibarie di ogni genere: empanadas da ululare, patè cosmici, salmoni selvaggi, culatelli supremi. Bottiglie portate o aperte senza logica e tra le tante , portati da amici (anche le classiche sòle natalizie), c'erano un buon Pessac-Leognan 2005 e un Santenay 2010 notevole di cui non ricordo il nome.

Chianti Classico 2006 Monteraponi , se non erro è l'ultima annata prima dei cru, quindi forse c'era dentro un po' tutto il meglio, fatto sta che è un vino buonissimo, immediato nell'intrigo olfattivo con i fiori e le spezie e con una bocca scorrevole ma con forte presenza, vivacità nell'acidità, arriva tondo al centro della bocca e lentamente si apre, in modo equilibrato, senza mai "bruciare" e senza arruffianare. Dritto e piacevole, sembra facile. Piaciuto un bel po'.


Erri. Nel 2006 baron'ugo c'era. :D

Opps, sorry, credevo che il primo Baron Ugo fosse del 2007.
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Re: CRONACHE D'OSTERIA

Messaggioda Andyele » 22 dic 2013 22:25

alì65 ha scritto:
il chiaro ha scritto:
l'oste ha scritto:Bevutona prenatalizia con tanti amici, un po' di figli, tante cibarie di ogni genere: empanadas da ululare, patè cosmici, salmoni selvaggi, culatelli supremi. Bottiglie portate o aperte senza logica e tra le tante , portati da amici (anche le classiche sòle natalizie), c'erano un buon Pessac-Leognan 2005 e un Santenay 2010 notevole di cui non ricordo il nome.

Chianti Classico 2006 Monteraponi , se non erro è l'ultima annata prima dei cru, quindi forse c'era dentro un po' tutto il meglio, fatto sta che è un vino buonissimo, immediato nell'intrigo olfattivo con i fiori e le spezie e con una bocca scorrevole ma con forte presenza, vivacità nell'acidità, arriva tondo al centro della bocca e lentamente si apre, in modo equilibrato, senza mai "bruciare" e senza arruffianare. Dritto e piacevole, sembra facile. Piaciuto un bel po'.


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il 2004 c'era la ris. senza cru, dal 2006 cru in etichetta e prezzo raddoppiato!! :evil: :evil: :evil:


Ma il Campitello Riserva non c'era già addirittura dal 2003?
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Re: CRONACHE D'OSTERIA

Messaggioda Andyele » 22 dic 2013 22:26

l'oste ha scritto:
paperofranco ha scritto:
l'oste ha scritto:[Chianti Classico 1990 Monsanto, o hanno inventato la macchina del tempo o questo è un vino immortale, alla cieca si poteva dire 1999 ad dargli del vecchio. Bellissimi profumi come in un bosco di notte, ci sono frutti scuri, erbe mediche. Bocca sempre costante, senza cedimenti, sapore pieno, un filo di sapidità, resta impresso sulle papille per qualche minuto. Piaciuto proprio.
[b].


Lo stupore per la gioventù, è un sentimento che ricorre spesso quando si stappa un vecchio Poggio. Questo è un Gran Cru chiantigiano, caro Oste :D : prima annata 1962(l'hai mai vista la vigna?). Posso dire che le ultime annate seguono, a mio modesto parere, la strada di una "facilità di approccio"(chiamiamola così, ma è un dire relativo, eh?) maggiore rispetto al passato. Forse si perderà qualcosa in capacità d'invecchiamento infinita, guadagnando qualcosina in piacere di beva, l'importante è che lo spirito autentico di questo gran vino rimanga intatto. Tutto sommato non mi dispiace questo "nuovo corso".

Del nuovo secolo ho assaggiato solo 2001, 2004, 2006 e sono d'accordo con te su un approccio più immediato negli ultimi anni sebbene il profilo del vino sia sempre coerente con indole e territorio.
Solo per la cronaca ricordo sul forum qualche discussione su ipotetiche pirazine presenti in alcune bottiglie 2001.
Mio padre è della stessa cittadina di cui è originario Fabrizio Bianchi e c'era un'enoteca il cui proprietario era un suo amico, quindi da lui anni fa ho acquistato una serie di "chicche", a parte il Monsanto (tra le quali questa superba 1990) anche il suo 100% cabernet di cui non ricordo il nome e di cui ne ho più (etichetta nera mi pare) e il sangiovese 100% non "consorzizzato chianti" che produce dagli anni '70 ma mi pare abbia cambiato nome (etichetta di sicuro).
Lo stupore quindi è abbastanza relativo perchè ho avuto la fortuna di bere anche annate più vecchie, ricordo da vinogodi una '78 (se non erro comunque anni '70) in super spolvero e più di recente una '83 di grande finezza ed eleganza con una veste più "leggera".
E' (o era) un vino davvero lentissimo nell'invecchiare, qualità che lo mette insieme a miei sangiovese storici preferiti all times (con Pergole, BS, Soldera, i vecchi Castell'in Villa, i Flaccianello ben invecchiati ecc ecc).


Recentemente abbiamo bevuto un 1968 stupendo!
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Re: CRONACHE D'OSTERIA

Messaggioda paperofranco » 22 dic 2013 22:40

l'oste ha scritto:
paperofranco ha scritto:
l'oste ha scritto:[Chianti Classico 1990 Monsanto, o hanno inventato la macchina del tempo o questo è un vino immortale, alla cieca si poteva dire 1999 ad dargli del vecchio. Bellissimi profumi come in un bosco di notte, ci sono frutti scuri, erbe mediche. Bocca sempre costante, senza cedimenti, sapore pieno, un filo di sapidità, resta impresso sulle papille per qualche minuto. Piaciuto proprio.
[b].


Lo stupore per la gioventù, è un sentimento che ricorre spesso quando si stappa un vecchio Poggio. Questo è un Gran Cru chiantigiano, caro Oste :D : prima annata 1962(l'hai mai vista la vigna?). Posso dire che le ultime annate seguono, a mio modesto parere, la strada di una "facilità di approccio"(chiamiamola così, ma è un dire relativo, eh?) maggiore rispetto al passato. Forse si perderà qualcosa in capacità d'invecchiamento infinita, guadagnando qualcosina in piacere di beva, l'importante è che lo spirito autentico di questo gran vino rimanga intatto. Tutto sommato non mi dispiace questo "nuovo corso".

Del nuovo secolo ho assaggiato solo 2001, 2004, 2006 e sono d'accordo con te su un approccio più immediato negli ultimi anni sebbene il profilo del vino sia sempre coerente con indole e territorio.
Solo per la cronaca ricordo sul forum qualche discussione su ipotetiche pirazine presenti in alcune bottiglie 2001.
Mio padre è della stessa cittadina di cui è originario Fabrizio Bianchi e c'era un'enoteca il cui proprietario era un suo amico, quindi da lui anni fa ho acquistato una serie di "chicche", a parte il Monsanto (tra le quali questa superba 1990) anche il suo 100% cabernet di cui non ricordo il nome e di cui ne ho più (etichetta nera mi pare) e il sangiovese 100% non "consorzizzato chianti" che produce dagli anni '70 ma mi pare abbia cambiato nome (etichetta di sicuro).
Lo stupore quindi è abbastanza relativo perchè ho avuto la fortuna di bere anche annate più vecchie, ricordo da vinogodi una '78 (se non erro comunque anni '70) in super spolvero e più di recente una '83 di grande finezza ed eleganza con una veste più "leggera".
E' (o era) un vino davvero lentissimo nell'invecchiare, qualità che lo mette insieme a miei sangiovese storici preferiti all times (con Pergole, BS, Soldera, i vecchi Castell'in Villa, i Flaccianello ben invecchiati ecc ecc).


Il cabernet 100% è il Nemo, che sinceramente non mi è mai piaciuto, e devo dire che, rispetto a tanti altri sangiovesi, anche il "Fabrizio Bianchi" l'ho sempe trovato inferiore. Dico rispetto ad un Cepparello, un Fontalloro, ecc., ad esempio. Mentre, un vino misconosciuto che può essere sorprendente, è lo Chardonnay "Fabrizio Bianchi".
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Re: CRONACHE D'OSTERIA

Messaggioda l'oste » 21 gen 2014 23:30

Finalmente dopo molto tempo, domani sera torna a ritrovarsi una buona parte della Gang del Bosco.
Oltre alla solita serie di bottiglie random alla cieca, il focus della serata sarà una verticalina di un vino alla presenza del suo produttore che ringraziamo di cuore.
Ancora poche ore di "mistero"...
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Re: CRONACHE D'OSTERIA

Messaggioda pippuz » 22 gen 2014 02:00

l'oste ha scritto:Finalmente dopo molto tempo, domani sera torna a ritrovarsi una buona parte della Gang del Bosco.
Oltre alla solita serie di bottiglie random alla cieca, il focus della serata sarà una verticalina di un vino alla presenza del suo produttore che ringraziamo di cuore.
Ancora poche ore di "mistero"...

Era ora :wink:
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Re: CRONACHE D'OSTERIA

Messaggioda l'oste » 23 gen 2014 03:14

E' molto tardi e si è bevuto tanto.
Perdonate la sintesi, domani spero nell'aiuto dei presenti per completare la lista e mettere qualche nota.
Il ricordo immediato della serata è l'entusiasmo personale per aver conosciuto una persona diretta e piacevole fin dal primo istante, nonchè un produttore totalmente innamorato della sua azienda, dei suoi vini, che ti sa parlare con passione autentica delle sue (grandi) bottiglie fin dalla nascita, dalla loro storia fino ai dati più tecnici. Ho il sospetto che ne avrebbe parlato anche di più se non lo avessimo stordito di "stappature".
Se la metà di tutti i produttori chiantigiani fossero così sarebbe molta più alta la nomea e il "percepito" di uno dei terroir più preziosi del pianeta, il Chianti Classico e nello specifico Radda, l'elegante. Per fortuna molti produttori "nuovi" o discendenti stanno dando lustro ed emozioni con i loro vini e spero fortemente che la grinta e l'età giovane di molti di loro, permettano di cambiare alcune cose in un territorio che un marketing vecchio e conservatore ha rischiato di sputtanare.
Per esempio, come si diceva questa sera, chissà quando in etichetta, oltre al "brand" Chianti Classico, verrà dato uno spazio in corpo tipografico uguale (se non maggiore) al comune di provenienza, come per esempio si fa in Borgogna.

Serata Monteraponi (in origine Monterraponi se non ricordo male), con Michele Braganti, Alessandra e un manipolo di collaudati amici e forumisti appassionati.
Sul tavolo tutte le ultime annate del Baron Ugo, 2006, 2007, 2009, 2010, una mini verticale non ancora fatta in pubblico e in più il Trebbiano di Monteraponi (2012?) e (lo splendido) Vin Santo 2005.
Oltre a queste si è aperto un po' a caxxo di random, per gioco, passione, curiosità e naturalmente sete.
Adesso a nanna, inseguendo e sbobinando mentalmente le info e i tanti momenti belli della serata.
Grazie Michele e grazie a tutti, dal profondo.
Ultima modifica di l'oste il 23 gen 2014 03:29, modificato 1 volta in totale.
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Re: CRONACHE D'OSTERIA

Messaggioda Pigigres » 23 gen 2014 03:23

l'oste ha scritto:E' molto tardi e si è bevuto tanto.
Perdonate la sintesi, domani spero nell'aiuto dei presenti per completare la lista e mettere qualche nota.
Il ricordo immediato della serata è l'entusiasmo personale per aver conosciuto una persona immediata e piacevole fin dal primo impatto nonchè un produttore totalmente innamorato della sua azienda, che ti sa raccontare con passione il suo (grande) vino dalla nascita, dalla sua storia, fino ai dati più tecnici.
Se metà dei produttori chiantigiano fossero così sarebbe molta più alta la nomea e il "percepito" di uno dei terroir più preziosi del pianeta, il Chianti Classico e nello specifico Radda, l'elegante.
Come si diceva questa sera, chissà quando in etichetta, oltre al "brand" Chianti Classico, verrà dato uno spazio in corpo tipografico uguale (se non maggiore) al comune di provenienza, come si fa in Borgogna.

Serata Monteraponi (in origine Monterraponi se non ricordo male), con Michele Braganti, Alessandra e un manipolo di collaudati amici e forumisti appassionati.
Sul tavolo tutte le ultime annate del Baron Ugo, 2006, 2007, 2009, 2010, una mini verticale mai fatta in pubblico, più il Trebbiano di Monteraponi e (lo splendido) Vin Santo 2005.
Adesso a nanna, inseguendo e sbobinando mentalmente le info e i momenti gioviali della serata.
Grazie Michele e grazie a tutti, dal profondo.

Vini splendidi, il 2009 e il 2007 per me in particolare. Grazie Andrea per tutto, in particolare grazie per lo splendido tortino al paté e quaglia, roba da brividi.
In this land
There shall be one cigarette to two men,
To two women one half pint of bitter
Ale. In this land
No man has hired us.
Our life is unwelcome, our death
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Re: CRONACHE D'OSTERIA

Messaggioda pippuz » 23 gen 2014 13:10

Parte del bevuto.

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Re: CRONACHE D'OSTERIA

Messaggioda l'oste » 23 gen 2014 17:04

Baron Ugo 2010, nonostante i giudizi positivi della critica e parecchi ottimi assaggi un po' ovunque (in Francia, come in Langa e a Montalcino), Michele racconta di un'annata travagliata con un po' di grandine e un andamento climatico non sempre ideale. Ovviamente si parla di microterroir e in altri comuni chiantigiani forse è andata diversamente. Il risultato in bottiglia è comunque positivo anche se al primo impatto il vino gioca a fare il riccio con i profumi. Lasciatelo nel bicchiere e le cose cambieranno in un'ora scarsa mentre in bocca anche se giovane e scalpitante è già oggi un bel bicchiere. E lasciatelo in cantina, tra qualche annetto ci hanno detto che saprà stupire di più. Piaciuto.

Baron Ugo 2009, difficile trovare difetti a parte non averne un paio di casse in cantina. Annata seducente, immediatamente "simpatica" di suo, ammalia con sfaccettature aromatiche che vanno dal frutto croccante al balsamico, tanta mineralità, una bocca rotonda ma con nerbo "da sangiovese" di razza. Piaciuto proprio.

Baron Ugo 2007, diversa dall'estroverso 2009, più austero, elegante e probabilmente chi conosce meglio di me il sangiovese la troverà una versione esemplare, raffinata e da intenditori. Piaciuto molto.

Baron Ugo 2006, alle annate più vecchie evidentemente il viaggio in macchina non fa mai bene e lo sconcerto negli occhi di Michele dice che oltre al lato affettivo (la sua prima annata di Baron Ugo) un'altra bottiglia di 2006 non viaggiata avrebbe saputo raccontare di molto la sua. Non giudicabile, mi riprometto di assaggiarla in primavera direttamente in loco.

In conclusione ho la sensazione è che di Monteraponi se ne parli troppo poco nonostante credo se ne beva molto, dato che puntualmente esaurisce ogni annata (anche del Campitello).
La produzione non è certo di numeri mostruosi ma non sono poi così introvabili, mentre non è tanto usuale trovare nel Chianti una cura al limite del maniacale per la selezione dell'uva, per la personalità delle scelte e dei metodi di vinificazione e di lavoro in vigna (bellissima la battuta: "noi siamo lì anche a pettinare i grappoli"), per gli autorevoli contributi all'inizio della produzione (Gambelli), per la ricchezza dei suoli di quella zona, per le vigne vecchie, eccetera.
La mia sensazione (vorrei fosse un pronostico ma non ho certo l'autorevolezza nè la presunzione di saperne fare, al limite è un augurio) è che se Michele continua per la sua testarda e convinta strada, in pochi anni si parlerà di Monteraponi come di una grandissima realtà toscana.
E speriamo non passi RobertParker col punteggiomentro da quelle valli.
Se avverrà, Michè, non scordarti degli amici...
Sorriso.
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Re: CRONACHE D'OSTERIA

Messaggioda paperofranco » 23 gen 2014 19:52

l'oste ha scritto:Baron Ugo 2010, nonostante i giudizi positivi della critica e parecchi ottimi assaggi un po' ovunque (in Francia, come in Langa e a Montalcino), Michele racconta di un'annata travagliata con un po' di grandine e un andamento climatico non sempre ideale. Ovviamente si parla di microterroir e in altri comuni chiantigiani forse è andata diversamente. Il risultato in bottiglia è comunque positivo anche se al primo impatto il vino gioca a fare il riccio con i profumi. Lasciatelo nel bicchiere e le cose cambieranno in un'ora scarsa mentre in bocca anche se giovane e scalpitante è già oggi un bel bicchiere. E lasciatelo in cantina, tra qualche annetto ci hanno detto che saprà stupire di più. Piaciuto.

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In conclusione ho la sensazione è che di Monteraponi se ne parli troppo poco nonostante credo se ne beva molto, dato che puntualmente esaurisce ogni annata (anche del Campitello).
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La mia sensazione (vorrei fosse un pronostico ma non ho certo l'autorevolezza nè la presunzione di saperne fare, al limite è un augurio) è che se Michele continua per la sua testarda e convinta strada, in pochi anni si parlerà di Monteraponi come di una grandissima realtà toscana.
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Beh, non è che il Baron Ugo costi proprio pochino, già adesso.
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Re: CRONACHE D'OSTERIA

Messaggioda l'oste » 24 gen 2014 00:13

paperofranco ha scritto:
l'oste ha scritto:Baron Ugo 2010, nonostante i giudizi positivi della critica e parecchi ottimi assaggi un po' ovunque (in Francia, come in Langa e a Montalcino), Michele racconta di un'annata travagliata con un po' di grandine e un andamento climatico non sempre ideale. Ovviamente si parla di microterroir e in altri comuni chiantigiani forse è andata diversamente. Il risultato in bottiglia è comunque positivo anche se al primo impatto il vino gioca a fare il riccio con i profumi. Lasciatelo nel bicchiere e le cose cambieranno in un'ora scarsa mentre in bocca anche se giovane e scalpitante è già oggi un bel bicchiere. E lasciatelo in cantina, tra qualche annetto ci hanno detto che saprà stupire di più. Piaciuto.

Baron Ugo 2009, difficile trovare difetti a parte non averne un paio di casse in cantina. Annata seducente, immediatamente "simpatica" di suo, ammalia con sfaccettature aromatiche che vanno dal frutto croccante al balsamico, tanta mineralità, una bocca rotonda ma con nerbo "da sangiovese" di razza. Piaciuto proprio.

Baron Ugo 2007, diversa dall'estroverso 2009, più austero, elegante e probabilmente chi conosce meglio di me il sangiovese la troverà una versione esemplare, raffinata e da intenditori. Piaciuto molto.

Baron Ugo 2006, alle annate più vecchie evidentemente il viaggio in macchina non fa mai bene e lo sconcerto negli occhi di Michele dice che oltre al lato affettivo (la sua prima annata di Baron Ugo) un'altra bottiglia di 2006 non viaggiata avrebbe saputo raccontare di molto la sua. Non giudicabile, mi riprometto di assaggiarla in primavera direttamente in loco.

In conclusione ho la sensazione è che di Monteraponi se ne parli troppo poco nonostante credo se ne beva molto, dato che puntualmente esaurisce ogni annata (anche del Campitello).
La produzione non è certo di numeri mostruosi ma non sono poi così introvabili, mentre non è tanto usuale trovare nel Chianti una cura al limite del maniacale per la selezione dell'uva, per la personalità delle scelte e dei metodi di vinificazione e di lavoro in vigna (bellissima la battuta: "noi siamo lì anche a pettinare i grappoli"), per gli autorevoli contributi all'inizio della produzione (Gambelli), per la ricchezza dei suoli di quella zona, per le vigne vecchie, eccetera.
La mia sensazione (vorrei fosse un pronostico ma non ho certo l'autorevolezza nè la presunzione di saperne fare, al limite è un augurio) è che se Michele continua per la sua testarda e convinta strada, in pochi anni si parlerà di Monteraponi come di una grandissima realtà toscana.
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Beh, non è che il Baron Ugo costi proprio pochino, già adesso.
Comunque complimenti per la bevuta e grazie per l'approfondimento.

Figurati è un piacere condividere...i piaceri.
Sul prezzo del Baron Ugo, ti dico la verità, prima di ieri pensavo che in effetti 30/35 € è un posizionamento in una fascia non economica. Dopo averlo bevuto (in precedenza avevo bevuto parecchio CC base e un po' di volte il Campitello) e soprattutto dopo aver appreso da Michele la cura davvero maniacale (e non così diffusa) di selezione degli acini, delle rese, mi rendo conto di tutto il lavoro e i costi che stanno dietro ad un prezzo. Oltretutto stiamo parlando del vino di punta dell'azienda, prodotto in un numero basso per poco più di un ettaro di vigna.
Un vino chiantigiano ma diverso anche dai suoi fratellini aziendali e bevendolo in verticale si riesce ad intuire l'idea di vino che ha in mente il produttore e nonostante le ovvie differenze stilistiche (Baron Ugo solo botte grande ed è un CC) è quasi spontaneo pensare al Pergole Torte come ispiratore o riferimento per la ricchezza, lo spessore, le potenzialità d'invecchiamento e non ultima la pulizia (pulizia, pulizia, pulizia, uno dei motti di Gambelli).

Confesso di avere da sempre un debole per Radda e dintorni stretti, passione nata negli anni '90 quando visitai per la prima volta Montevertine (c'era ancora Sergio Manetti) e in seguito per aver conosciuto ed apprezzato l'ospitalità e la simpatia di Martino e aver avuto l'onore di pranzare in casa Manetti seduto di fianco del compianto Bruno Bini. Ma a parte questi motivi personali Radda mi piace molto per il gruppo di giovani viticoltori che stanno dando nuovi impulsi e gran bei vini; oltre a Martino e a Michele penso a Paolo Cianferoni e a Roberto Bianchi per esempio.
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Re: CRONACHE D'OSTERIA

Messaggioda paperofranco » 24 gen 2014 09:58

l'oste ha scritto:
paperofranco ha scritto:
l'oste ha scritto:Baron Ugo 2010, nonostante i giudizi positivi della critica e parecchi ottimi assaggi un po' ovunque (in Francia, come in Langa e a Montalcino), Michele racconta di un'annata travagliata con un po' di grandine e un andamento climatico non sempre ideale. Ovviamente si parla di microterroir e in altri comuni chiantigiani forse è andata diversamente. Il risultato in bottiglia è comunque positivo anche se al primo impatto il vino gioca a fare il riccio con i profumi. Lasciatelo nel bicchiere e le cose cambieranno in un'ora scarsa mentre in bocca anche se giovane e scalpitante è già oggi un bel bicchiere. E lasciatelo in cantina, tra qualche annetto ci hanno detto che saprà stupire di più. Piaciuto.

Baron Ugo 2009, difficile trovare difetti a parte non averne un paio di casse in cantina. Annata seducente, immediatamente "simpatica" di suo, ammalia con sfaccettature aromatiche che vanno dal frutto croccante al balsamico, tanta mineralità, una bocca rotonda ma con nerbo "da sangiovese" di razza. Piaciuto proprio.

Baron Ugo 2007, diversa dall'estroverso 2009, più austero, elegante e probabilmente chi conosce meglio di me il sangiovese la troverà una versione esemplare, raffinata e da intenditori. Piaciuto molto.

Baron Ugo 2006, alle annate più vecchie evidentemente il viaggio in macchina non fa mai bene e lo sconcerto negli occhi di Michele dice che oltre al lato affettivo (la sua prima annata di Baron Ugo) un'altra bottiglia di 2006 non viaggiata avrebbe saputo raccontare di molto la sua. Non giudicabile, mi riprometto di assaggiarla in primavera direttamente in loco.

In conclusione ho la sensazione è che di Monteraponi se ne parli troppo poco nonostante credo se ne beva molto, dato che puntualmente esaurisce ogni annata (anche del Campitello).
La produzione non è certo di numeri mostruosi ma non sono poi così introvabili, mentre non è tanto usuale trovare nel Chianti una cura al limite del maniacale per la selezione dell'uva, per la personalità delle scelte e dei metodi di vinificazione e di lavoro in vigna (bellissima la battuta: "noi siamo lì anche a pettinare i grappoli"), per gli autorevoli contributi all'inizio della produzione (Gambelli), per la ricchezza dei suoli di quella zona, per le vigne vecchie, eccetera.
La mia sensazione (vorrei fosse un pronostico ma non ho certo l'autorevolezza nè la presunzione di saperne fare, al limite è un augurio) è che se Michele continua per la sua testarda e convinta strada, in pochi anni si parlerà di Monteraponi come di una grandissima realtà toscana.
E speriamo non passi RobertParker col punteggiomentro da quelle valli.
Se avverrà, Michè, non scordarti degli amici...
Sorriso.


Beh, non è che il Baron Ugo costi proprio pochino, già adesso.
Comunque complimenti per la bevuta e grazie per l'approfondimento.

Figurati è un piacere condividere...i piaceri.
Sul prezzo del Baron Ugo, ti dico la verità, prima di ieri pensavo che in effetti 30/35 € è un posizionamento in una fascia non economica. Dopo averlo bevuto (in precedenza avevo bevuto parecchio CC base e un po' di volte il Campitello) e soprattutto dopo aver appreso da Michele la cura davvero maniacale (e non così diffusa) di selezione degli acini, delle rese, mi rendo conto di tutto il lavoro e i costi che stanno dietro ad un prezzo. Oltretutto stiamo parlando del vino di punta dell'azienda, prodotto in un numero basso per poco più di un ettaro di vigna.
Un vino chiantigiano ma diverso anche dai suoi fratellini aziendali e bevendolo in verticale si riesce ad intuire l'idea di vino che ha in mente il produttore e nonostante le ovvie differenze stilistiche (Baron Ugo solo botte grande ed è un CC) è quasi spontaneo pensare al Pergole Torte come ispiratore o riferimento per la ricchezza, lo spessore, le potenzialità d'invecchiamento e non ultima la pulizia (pulizia, pulizia, pulizia, uno dei motti di Gambelli).

Confesso di avere da sempre un debole per Radda e dintorni stretti, passione nata negli anni '90 quando visitai per la prima volta Montevertine (c'era ancora Sergio Manetti) e in seguito per aver conosciuto ed apprezzato l'ospitalità e la simpatia di Martino e aver avuto l'onore di pranzare in casa Manetti seduto di fianco del compianto Bruno Bini. Ma a parte questi motivi personali Radda mi piace molto per il gruppo di giovani viticoltori che stanno dando nuovi impulsi e gran bei vini; oltre a Martino e a Michele penso a Paolo Cianferoni e a Roberto Bianchi per esempio.


Ma infatti, non volevo dire che è un vino caro, semplicemente che già si posiziona nella fascia alta di prezzo del Chianti Classico, quindi i margini di crescita del prezzo, se per noi consumatori è auspicabile che siano ridottissimi, d’altro canto dovrebbero essere meno sensibili al suono di eventuali tromboni.

Su Radda, oltre ai bravi produttori da te citati, che apprezzo, ci potrebbero essere un paio di novità interessanti :wink: .
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Re: CRONACHE D'OSTERIA

Messaggioda il chiaro » 24 gen 2014 10:28

Bravo Andrea, bella rece che combacia parecchio con i miei giudizi sui vini, 2010 escluso che non ho ancora provato.
Purtroppo, nonostante l'invito di Michele alla vostra serata, dovendo partire molto presto il giorno dopo (nobile e Cortona :mrgreen: ) non son potuto venire.
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Re: CRONACHE D'OSTERIA

Messaggioda arnaldo » 24 gen 2014 20:36

Belle note,Andrea...ci hai dato un ottima idea della serie dei vini.Ti ringrazio per questo....dovresti intervenire un po'piu'spesso... 8)
follow my tasting notes and pics on http://instagram.com/ARNALDO2262/
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Re: CRONACHE D'OSTERIA

Messaggioda l'oste » 26 gen 2014 21:49

paperofranco ha scritto:Su Radda, oltre ai bravi produttori da te citati, che apprezzo, ci potrebbero essere un paio di novità interessanti :wink: .

Un'azienda che apprezzo e non è molto nominata è il Barlettaio, ho bevuto ieri sera il CC 2009, era una lezione liquida di geografia del luogo.
Non importa chi sarà l'ultimo a spegnere la luce. E' già buio.


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Re: CRONACHE D'OSTERIA

Messaggioda il chiaro » 26 gen 2014 21:51

l'oste ha scritto:
paperofranco ha scritto:Su Radda, oltre ai bravi produttori da te citati, che apprezzo, ci potrebbero essere un paio di novità interessanti :wink: .

Un'azienda che apprezzo e non è molto nominata è il Barlettaio, ho bevuto ieri sera il CC 2009, era una lezione liquida di geografia del luogo.


Pure l'erta du Radda sembra funzionare.
Invece sono rimast deluso dalle ultime bevute di caparsino. :|
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