The Drunk Ducks' Nest ...fall-winter 2018-19

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easy11
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Re: The Drunk Ducks' Nest ...fall-winter 2018-19

Messaggioda easy11 » 18 set 2018 15:42

AUGURIIIIIIIIIII
Questo thread ha più di 10 anni, complimenti
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Wineduck
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Re: The Drunk Ducks' Nest ...fall-winter 2018-19

Messaggioda Wineduck » 19 gen 2019 16:07

Meravigliosa bottiglia di Farò Palari 1998
Olfattivamente è partito a mille! Terra vulcanica, rosa, liquirizia, cardamomo, carciofo bollito, thè nero. Ha poi avuto una fase calante in cui ho lasciato che l'ossigenazione facesse il suo giusto lavoro. Dopo oltre due ore è arrivato un incenso leroyano dopo essere passato dalla fase fruttata (durone affogato nel cacao) e della scorza d'arancia. Il cacao è rimasto una costanza di tutte le fasi, percepito fin nella PAI praticamente infinita che mi accompagnava anche dopo molti minuti al sorso successivo.
In bocca aveva una freschezza quasi sbarazzina, un classico caso di "potenza senza peso" nel suo colore diafano, granato luminosissimo che attraeva in modo ipnotico.
La bocca è stata senza dubbio la sua parte migliore: ingresso fresco, tannini fittissimi, levigati ma estremamente vivi, assolutamente non ancora domi... un vino decisamente ancora non arrivato. Finale in crescendo con un vortice di sentori freschi e caldi in perfetta armonia: ancora cacao in polvere, scorza d'arancia, menta, nocciola, terra, thè nero....tanto altro a cui non sono riuscito a dare un nome.
Un applauso scrosciante a Salvatore Geraci: è sempre un gran vino (il più sottovalutato d'Italia, senza se e senza ma) e la '98 rimane di gran lunga la sua migliore annata.
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Re: The Drunk Ducks' Nest ...fall-winter 2018-19

Messaggioda Fedevarius » 19 gen 2019 18:16

Wineduck ha scritto:....Olfattivamente è partito a mille!.....Ha poi avuto una fase calante in cui ho lasciato che l'ossigeno.... Dopo oltre due ore è arrivato un incenso leroyano dopo essere passato dalla fase fruttata


chiedo scusa se approfitto di questo thread e vado un po' OT per fare una domanda da pivello quale sono: come vi regolate in questi casi? come si stabilisce se il vino avrà o meno una evoluzione in positivo nel giro di qualche ora oppure no??
si tratta semplicemente di cultura ed esperienza?

recentemente un 1er cru di Borgogna (niente di impegnativo) appena aperto aveva tutta la frutta rossa immaginabile, lamponi, caramelle alla fragola... poi parita nel giro di qualche minuto per lasciare un naso non molto espressivo che dopo un paio d'ore sì è aperto ma senza mai ritrovare la dolcezza e futtosità iniziale... sbaglio qualcosa? tempi? bicchiere? (vino? :-D)
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Re: The Drunk Ducks' Nest ...fall-winter 2018-19

Messaggioda Messner » 19 gen 2019 19:01

Fedevarius ha scritto:
Wineduck ha scritto:....Olfattivamente è partito a mille!.....Ha poi avuto una fase calante in cui ho lasciato che l'ossigeno.... Dopo oltre due ore è arrivato un incenso leroyano dopo essere passato dalla fase fruttata


chiedo scusa se approfitto di questo thread e vado un po' OT per fare una domanda da pivello quale sono: come vi regolate in questi casi? come si stabilisce se il vino avrà o meno una evoluzione in positivo nel giro di qualche ora oppure no??
si tratta semplicemente di cultura ed esperienza?

recentemente un 1er cru di Borgogna (niente di impegnativo) appena aperto aveva tutta la frutta rossa immaginabile, lamponi, caramelle alla fragola... poi parita nel giro di qualche minuto per lasciare un naso non molto espressivo che dopo un paio d'ore sì è aperto ma senza mai ritrovare la dolcezza e futtosità iniziale... sbaglio qualcosa? tempi? bicchiere? (vino? :-D)


Corretto, giusto che aromi di quel tipo con l'ossigenazione pian piano affievoliscano lasciando spazio a terziari.. Poi oh, dipende da tanti fattori, da che bottiglia è, chi l'ha fatta, quanti anni ha il vino...
Se ci fai caso con bottiglie vecchiotte ma non troppo appena le apri te la puoi trovare subito tutta su aromi di frutta e dopo pochissimo già terziari e la frutta quasi inesistente. Può anche capitarti che la bottiglia sia chiusa tantissimo e la frutta venga fuori dopo adeguata ossigenazione e poi escano i terziari assieme ad essa, o proprio non esca perchè il vino è evoluto. Diciamo che aromi standard tipo fragolina, ribes, lampone sono più una prerogativa di un vino "giovane" con un passaggio in legno ben dosato..Man mano che evolve vengono fuori aromi evolutivi e questi affievoliscono sino a scomparire. Ma anche questa non è una regola, dipende dal vino...Troppe variabili in gioco
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Re: The Drunk Ducks' Nest ...fall-winter 2018-19

Messaggioda l'oste » 20 gen 2019 02:06

Wineduck ha scritto:Meravigliosa bottiglia di Farò Palari 1998
Olfattivamente è partito a mille! Terra vulcanica, rosa, liquirizia, cardamomo, carciofo bollito, thè nero. Ha poi avuto una fase calante in cui ho lasciato che l'ossigenazione facesse il suo giusto lavoro. Dopo oltre due ore è arrivato un incenso leroyano dopo essere passato dalla fase fruttata (durone affogato nel cacao) e della scorza d'arancia. Il cacao è rimasto una costanza di tutte le fasi, percepito fin nella PAI praticamente infinita che mi accompagnava anche dopo molti minuti al sorso successivo.
In bocca aveva una freschezza quasi sbarazzina, un classico caso di "potenza senza peso" nel suo colore diafano, granato luminosissimo che attraeva in modo ipnotico.
La bocca è stata senza dubbio la sua parte migliore: ingresso fresco, tannini fittissimi, levigati ma estremamente vivi, assolutamente non ancora domi... un vino decisamente ancora non arrivato. Finale in crescendo con un vortice di sentori freschi e caldi in perfetta armonia: ancora cacao in polvere, scorza d'arancia, menta, nocciola, terra, thè nero....tanto altro a cui non sono riuscito a dare un nome.
Un applauso scrosciante a Salvatore Geraci: è sempre un gran vino (il più sottovalutato d'Italia, senza se e senza ma) e la '98 rimane di gran lunga la sua migliore annata.

D'accordo su tutto Alessandro, compro e ho bevuto più volte il Faro Palari dalla '98 in poi, praticamente tutte le annate fino alla penultima uscita (solo perchè penso sia un vino che abbisogni ancora di un paio d'annetti di attesa appena messo in commercio).
Non concordo sul sottovalutato, in Italia viene lodato, premiato e bevuto con soddisfazione, ma temo che forse ti riferisca al prezzo ancora umano e senza strappi esagerati di anno in anno, perchè il suo produttore è un signore vero, oltre che bravo a fare vino.
Aspetta solo che arrivi un punteggione dal signor Critico Famoso o una posizione alta nella classifica di una Rivista Importante e ci giochiamo un'altro tra i più buoni rossi italiani e tra i più costanti dell'ultimo ventennio.
Non importa chi sarà l'ultimo a spegnere la luce. E' già buio.


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Wineduck
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Re: The Drunk Ducks' Nest ...fall-winter 2018-19

Messaggioda Wineduck » 17 mar 2019 21:26

Bellissimo pranzo in famiglia con l'aggiunta di due storici forumisti. E' stato veramente un grandissimo piacere condividere con loro alcune bottiglie. In particolare:

- Champagne Brut Blanc de Blancs Heurtebise 2008 Chartogne-Taillet partito un po' contratto e leggermente amaro in chiusura, si è aperto con l'ossigenazione e con un filo di calore, evidenziando una bellissima parata di pasticceria sostenuta da un'acidità da manuale dello Champagne. Stile ossidativo ma di quelli di cui capisci il senso e la direzione. Con una tartare di chianina stra-to-sfe-ri-ca :shock: accostata a capperi sotto sale e/o patè d'olive.... sesso puro!

- Champagne Brut Grand Année 2005 Bollinger meno profondo che in annate più nobili ma sempre un grande vino, uno stile possente ma sempre molto equilibrato; gli manca un filo di complessità ma in abbinamento con i crostini di acciughe del cantabrico e burro di Peppino Occelli è goduria pura....

- Meursault Charmes 2001 Comtes Lafon ...punto, game, set, partita! :shock: Maremma impestata che vino! Solo all'olfatto ti faceva girare la testa per una girandola di sentori affumicati, di limone candito, di fiori gialli, di burro d'alpeggio, di pesca fresca, di confetture di albicocche, di crema al limone e tanti altri che dopo un po' non può più memorizzare nemmeno se avessi 2 terabyte di memoria! Una mobilità pazzesca al naso che trova poi nella bocca la sua sublimazione: fresco ma voluminoso, dolce ma salato, ampio ma dritto, soprattutto con una lungheeeeeezza... chilometrica! Vino che ti stordisce poi ti ristora e poi di annichilisce! Super!

- Cote Rotie La Serene 2005 Noir Gangloff all'inzio mi ha lasciato perplesso malgrado un'apertura anticipata di oltre 2 ore; naso da manuale della cote rotie ma bocca non legatissima e non proprio voluminosa con una grande acidità ma una caduta abbastanza rapida almeno rispetto alle aspettative. Il tempo però è stato galantuomo e la parte finale della bottiglia è stata sublime: tutte le parti morbide e dure si sono fuse insieme per un risultato di grande livello: carne cruda, oliva fresca, fumè di prim'ordine ed una cremosità (di cassis, di frullato di mirtilli, di carne frollata, di faggio affumicato) veramente splendida. In questa annata gli manca comunque un filino di volume rispetto alle annate più recenti ma il manico è davero di primissimo ordine. Come sostengo da sempre, è il numero uno in Cote Rotie entro i primi vent'anni di invecchiamento dei vini.

- Leoville Las Cases 1989 per me è stata la sorpresona della giornata: naso inizialmente un po' contratto, ferroso ed erbaceo, ma non ampio e variegato come mi sarei aspettato. La bocca però è partita subito bene ed è addirittura migliorata con il passare del tempo! Tutto quello che potreste desiderare da Saint Julienne e non avete mai osato chiedere! Sempre molto elegante, quasi abbottonato ma infinatamente nobile con i suoi tannini finissimi, dolcissimi e super saporiti. La freschezza è dominante e rende piacevole tutti i sentori, dalle erbe da tisana fino al peperone rosso perfettamente maturo e ben condito.
Ancora giovane, non è ancora al top ma è già bevibile con estremo piacere.
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Re: The Drunk Ducks' Nest ...fall-winter 2018-19

Messaggioda vinogodi » 18 mar 2019 08:50

Ringraziando Ale e deliziosa consorte , confermo in toto la spettacolarità di alcune bottiglie e la qualità totale della bevuta. Sono in viaggio e in ritardo , appena mi fermo qualche dettaglio...
....Magari ricaviamo un altro piccolo appoggio un po' meno liscio e scivoloso su cui zompettare per attraversare le rapide dell'incomprensione, ed evitare di precipitare nel baratro delle cascate del conflitto perenne...

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Re: The Drunk Ducks' Nest ...fall-winter 2018-19

Messaggioda maxer » 18 mar 2019 09:27

Wineduck ha scritto:Bellissimo pranzo in famiglia con l'aggiunta di due storici forumisti. E' stato veramente un grandissimo piacere condividere con loro alcune bottiglie. In particolare:

- Champagne Brut Blanc de Blancs Heurtebise 2008 Chartogne-Taillet partito un po' contratto e leggermente amaro in chiusura, si è aperto con l'ossigenazione e con un filo di calore, evidenziando una bellissima parata di pasticceria sostenuta da un'acidità da manuale dello Champagne. Stile ossidativo ma di quelli di cui capisci il senso e la direzione. Con una tartare di chianina stra-to-sfe-ri-ca :shock: accostata a capperi sotto sale e/o patè d'olive.... sesso puro!

- Champagne Brut Grand Année 2005 Bollinger meno profondo che in annate più nobili ma sempre un grande vino, uno stile possente ma sempre molto equilibrato; gli manca un filo di complessità ma in abbinamento con i crostini di acciughe del cantabrico e burro di Peppino Occelli è goduria pura....

- Meursault Charmes 2001 Comtes Lafon ...punto, game, set, partita! :shock: Maremma impestata che vino! Solo all'olfatto ti faceva girare la testa per una girandola di sentori affumicati, di limone candito, di fiori gialli, di burro d'alpeggio, di pesca fresca, di confetture di albicocche, di crema al limone e tanti altri che dopo un po' non può più memorizzare nemmeno se avessi 2 terabyte di memoria! Una mobilità pazzesca al naso che trova poi nella bocca la sua sublimazione: fresco ma voluminoso, dolce ma salato, ampio ma dritto, soprattutto con una lungheeeeeezza... chilometrica! Vino che ti stordisce poi ti ristora e poi di annichilisce! Super!

- Cote Rotie La Serene 2005 Noir Gangloff all'inzio mi ha lasciato perplesso malgrado un'apertura anticipata di oltre 2 ore; naso da manuale della cote rotie ma bocca non legatissima e non proprio voluminosa con una grande acidità ma una caduta abbastanza rapida almeno rispetto alle aspettative. Il tempo però è stato galantuomo e la parte finale della bottiglia è stata sublime: tutte le parti morbide e dure si sono fuse insieme per un risultato di grande livello: carne cruda, oliva fresca, fumè di prim'ordine ed una cremosità (di cassis, di frullato di mirtilli, di carne frollata, di faggio affumicato) veramente splendida. In questa annata gli manca comunque un filino di volume rispetto alle annate più recenti ma il manico è davero di primissimo ordine. Come sostengo da sempre, è il numero uno in Cote Rotie entro i primi vent'anni di invecchiamento dei vini.

- Leoville Las Cases 1989 per me è stata la sorpresona della giornata: naso inizialmente un po' contratto, ferroso ed erbaceo, ma non ampio e variegato come mi sarei aspettato. La bocca però è partita subito bene ed è addirittura migliorata con il passare del tempo! Tutto quello che potreste desiderare da Saint Julienne e non avete mai osato chiedere! Sempre molto elegante, quasi abbottonato ma infinatamente nobile con i suoi tannini finissimi, dolcissimi e super saporiti. La freschezza è dominante e rende piacevole tutti i sentori, dalle erbe da tisana fino al peperone rosso perfettamente maturo e ben condito.
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Splendida descrizione di cinque vini goduriosi : complimenti !
("quasi" come averli bevuti insieme ..... :wink: )
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Re: The Drunk Ducks' Nest ...fall-winter 2018-19

Messaggioda Wineduck » 18 mar 2019 23:38

maxer ha scritto:
Splendida descrizione di cinque vini goduriosi : complimenti !
("quasi" come averli bevuti insieme ..... :wink: )


Grazie maxer, capiterà sicuramente l'occasione prima o poi, magari dalle parti delle comuni amicizie... :wink:
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Re: The Drunk Ducks' Nest ...fall-winter 2018-19

Messaggioda Wineduck » 19 mar 2019 00:21

Oggi ripensando e riassaporando con la memoria il fantastico Las Cases '89 di ieri mi sono ricordato dell'insegnamento di uno dei "padri fondatori" di questo forum e di una relativa curiosità.
Immagino e spero che molti di voi abbiamo avuto modo di conoscere Roberto-cortomaltese-lafacciazza uno dei più grandi esperti di Bordeaux del globo terracqueo, uno che quando io ho iniziato a bere vini seri stava già bevendo da vent'anni tutto lo scibile possibile ed immaginabile sia della riva sinistra che da quella destra. Insomma subito dopo vinogodi, a cui mettevano Lafite nel biberon per non farlo piangere, è venuto Roberto con il suoi pantaloni corti, merendina in una mano e bottiglione di Margaux dall'altra! :lol:
Cosa mi insegnò Il nostro Robertino? Una regoletta tanto semplice quanto efficace: "il vero esperto della finezza di Bordeaux non è Robert Jr. Parker ma il suo antagonista James Suckling! Parker premia la concentrazione e la potenza, Suckling la definizione, la sinuosità e le sfaccettature". Ammetto che questa affermazione inizialmente mi lasciò interdetto anche perché non avevo l'esperienza per poterla né verificare né confutare.
Con il passare del tempo non ho mai dimenticato il suo insegnamento ed ho cominciato ad osservare se potesse avere un fondamento. Diversi casi mi insinuarono il dubbio che ci fosse del vero (ricordo un clamoroso Pichon Baron ''98 che una sera stupì una platea di bevitori fra cui alcuni molto esperti), fino a quando non ebbi la fortuna di imbattermi in una serie di bottiglie di Margaux '89. Grazie al punteggio infimo che Robertino gli affibbiò all'uscita (89 punti, se non ricordo male) le bottiglie che giravano una decina di anni or sono sul forum costavano decisamente poco rispetto alle altre annate più punteggiate. Suckling al contrario, lo aveva già segnalato come vino top! La prima che comprai la stappai senza molta enfasi a causa delle aspettative bassine. Il risultato però fu entusiasmante. Allora ne presi altre ed iniziai a condividerle con gente più esperta di me per capire se non dipendesse dalla mia scarsa esperienza. Tutti rimanevano basiti: vino della madonna e forse anche di tutti gli arcangeli! Purtroppo anche i nostri due critici se ne accorsero, tanto che James lo porto a 100/100esimi e Parker ad un più dignitoso 96. La differenza però rimaneva e, a mio parere, a totale vantaggio di Suckling (poi possiamo discutere sul fatto che un qualunque vino possa meritare o meno i 100 punti).
La storia del Las Cases 89 è simile: 90 pt. RP e 96 JS. Dopo averlo bevuto la voce di Roberto mi riecheggia nelle orecchie: "ci capisce molto di più Suckling...."
Voi avete esperienze di vini di Bordeaux che vi sono sembrati molto più buoni di quanto Parker non li avesse valutati?
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Re: The Drunk Ducks' Nest ...fall-winter 2018-19

Messaggioda vinogodi » 19 mar 2019 08:34

Wineduck ha scritto:Oggi ripensando e riassaporando con la memoria il fantastico Las Cases '89 di ieri mi sono ricordato dell'insegnamento di uno dei "padri fondatori" di questo forum e di una relativa curiosità.
Immagino e spero che molti di voi abbiamo avuto modo di conoscere Roberto-cortomaltese-lafacciazza uno dei più grandi esperti di Bordeaux del globo terracqueo, uno che quando io ho iniziato a bere vini seri stava già bevendo da vent'anni tutto lo scibile possibile ed immaginabile sia della riva sinistra che da quella destra. Insomma subito dopo vinogodi, a cui mettevano Lafite nel biberon per non farlo piangere, è venuto Roberto con il suoi pantaloni corti, merendina in una mano e bottiglione di Margaux dall'altra! :lol:
Cosa mi insegnò Il nostro Robertino? Una regoletta tanto semplice quanto efficace: "il vero esperto della finezza di Bordeaux non è Robert Jr. Parker ma il suo antagonista James Suckling! Parker premia la concentrazione e la potenza, Suckling la definizione, la sinuosità e le sfaccettature". Ammetto che questa affermazione inizialmente mi lasciò interdetto anche perché non avevo l'esperienza per poterla né verificare né confutare.
Con il passare del tempo non ho mai dimenticato il suo insegnamento ed ho cominciato ad osservare se potesse avere un fondamento. Diversi casi mi insinuarono il dubbio che ci fosse del vero (ricordo un clamoroso Pichon Baron ''98 che una sera stupì una platea di bevitori fra cui alcuni molto esperti), fino a quando non ebbi la fortuna di imbattermi in una serie di bottiglie di Margaux '89. Grazie al punteggio infimo che Robertino gli affibbiò all'uscita (89 punti, se non ricordo male) le bottiglie che giravano una decina di anni or sono sul forum costavano decisamente poco rispetto alle altre annate più punteggiate. Suckling al contrario, lo aveva già segnalato come vino top! La prima che comprai la stappai senza molta enfasi a causa delle aspettative bassine. Il risultato però fu entusiasmante. Allora ne presi altre ed iniziai a condividerle con gente più esperta di me per capire se non dipendesse dalla mia scarsa esperienza. Tutti rimanevano basiti: vino della madonna e forse anche di tutti gli arcangeli! Purtroppo anche i nostri due critici se ne accorsero, tanto che James lo porto a 100/100esimi e Parker ad un più dignitoso 96. La differenza però rimaneva e, a mio parere, a totale vantaggio di Suckling (poi possiamo discutere sul fatto che un qualunque vino possa meritare o meno i 100 punti).
La storia del Las Cases 89 è simile: 90 pt. RP e 96 JS. Dopo averlo bevuto la voce di Roberto mi riecheggia nelle orecchie: "ci capisce molto di più Suckling...."
Voi avete esperienze di vini di Bordeaux che vi sono sembrati molto più buoni di quanto Parker non li avesse valutati?
... i vini degli anni settanta sono quasi un buco nero per la critica: all'uscita erano durotti , non equilibratissimi per tannini abrasivi , relativamente sottili strutturalmente . Proprio per i bassi prezzi d'uscita , riempita la cantina e ancor oggi ne godo i benefici, perché quelle erano annate con caratteristiche per durare . Oggi sono deliziosi, chiaramente se conservati alla perfezione . solitamente l'annata calda , proprio perché fruibile da subito, ha molto più impatto sulla critica. Domenica il Las Cases era magnifico , serafico , teso ma rilassato . Aveva note speziate che rivaleggiavano con il Cote Rotie , una balsamicità pennellata , una struttura salda , senza ipertrofie sensoriali. Bordeaux, quando è grande, ha definizione da acquerello , più che da tela ad olio . E' sfumato e discreto , nel caso di domenica anche una sensualità data da rotondi ammiccamenti sensoriali . Difficile resistergli , come sempre coi vecchi Bordeaux ...che dico , "maturi" ... 8)
....Magari ricaviamo un altro piccolo appoggio un po' meno liscio e scivoloso su cui zompettare per attraversare le rapide dell'incomprensione, ed evitare di precipitare nel baratro delle cascate del conflitto perenne...

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Re: The Drunk Ducks' Nest ...fall-winter 2018-19

Messaggioda Vinos » 19 mar 2019 08:55

Wineduck ha scritto:Bellissimo pranzo in famiglia con l'aggiunta di due storici forumisti. E' stato veramente un grandissimo piacere condividere con loro alcune bottiglie. In particolare:

- Champagne Brut Blanc de Blancs Heurtebise 2008 Chartogne-Taillet partito un po' contratto e leggermente amaro in chiusura, si è aperto con l'ossigenazione e con un filo di calore, evidenziando una bellissima parata di pasticceria sostenuta da un'acidità da manuale dello Champagne. Stile ossidativo ma di quelli di cui capisci il senso e la direzione. Con una tartare di chianina stra-to-sfe-ri-ca :shock: accostata a capperi sotto sale e/o patè d'olive.... sesso puro!

- Champagne Brut Grand Année 2005 Bollinger meno profondo che in annate più nobili ma sempre un grande vino, uno stile possente ma sempre molto equilibrato; gli manca un filo di complessità ma in abbinamento con i crostini di acciughe del cantabrico e burro di Peppino Occelli è goduria pura....

- Meursault Charmes 2001 Comtes Lafon ...punto, game, set, partita! :shock: Maremma impestata che vino! Solo all'olfatto ti faceva girare la testa per una girandola di sentori affumicati, di limone candito, di fiori gialli, di burro d'alpeggio, di pesca fresca, di confetture di albicocche, di crema al limone e tanti altri che dopo un po' non può più memorizzare nemmeno se avessi 2 terabyte di memoria! Una mobilità pazzesca al naso che trova poi nella bocca la sua sublimazione: fresco ma voluminoso, dolce ma salato, ampio ma dritto, soprattutto con una lungheeeeeezza... chilometrica! Vino che ti stordisce poi ti ristora e poi di annichilisce! Super!

- Cote Rotie La Serene 2005 Noir Gangloff all'inzio mi ha lasciato perplesso malgrado un'apertura anticipata di oltre 2 ore; naso da manuale della cote rotie ma bocca non legatissima e non proprio voluminosa con una grande acidità ma una caduta abbastanza rapida almeno rispetto alle aspettative. Il tempo però è stato galantuomo e la parte finale della bottiglia è stata sublime: tutte le parti morbide e dure si sono fuse insieme per un risultato di grande livello: carne cruda, oliva fresca, fumè di prim'ordine ed una cremosità (di cassis, di frullato di mirtilli, di carne frollata, di faggio affumicato) veramente splendida. In questa annata gli manca comunque un filino di volume rispetto alle annate più recenti ma il manico è davero di primissimo ordine. Come sostengo da sempre, è il numero uno in Cote Rotie entro i primi vent'anni di invecchiamento dei vini.

- Leoville Las Cases 1989 per me è stata la sorpresona della giornata: naso inizialmente un po' contratto, ferroso ed erbaceo, ma non ampio e variegato come mi sarei aspettato. La bocca però è partita subito bene ed è addirittura migliorata con il passare del tempo! Tutto quello che potreste desiderare da Saint Julienne e non avete mai osato chiedere! Sempre molto elegante, quasi abbottonato ma infinatamente nobile con i suoi tannini finissimi, dolcissimi e super saporiti. La freschezza è dominante e rende piacevole tutti i sentori, dalle erbe da tisana fino al peperone rosso perfettamente maturo e ben condito.
Ancora giovane, non è ancora al top ma è già bevibile con estremo piacere.



Bellissima descrizione Ale. Complimenti.

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