Denominazioni ai margini

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vinogodi
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Denominazioni ai margini

Messaggioda vinogodi » 08 mar 2017 08:56

...Ci sono denominazioni assolutamente poco cagate, perché fuori dai riflettori della ribalta mediatica, perché poco di moda , perché forse non si esprimono con livelli qualitativi altisonanti ma che potrebbero svolgere onestamente il loro compitino a tavola a prezzi anche sostenibili. Mi ha sempre incuriosito, questo fatto. Non solo italiani . Parto con un italiano che storicamente era un caposaldo , sia storico che qualitativo, ma che oggi è involuto in un limbo conoscitivo che ha pochi epigoni : il Carmignano ... eppure , nel passato mi cimentai con approfondimento specifico e " ci trassi buone soddisfazioni" ... oggi sembra una denominazione estinta, almeno sul forum... e nelle enoteche , salvo non locali in quel di Toscana , anche in questo caso relegato ad angoli dalle dimensioni assai relative ...
....Magari ricaviamo un altro piccolo appoggio un po' meno liscio e scivoloso su cui zompettare per attraversare le rapide dell'incomprensione, ed evitare di precipitare nel baratro delle cascate del conflitto perenne...

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Re: Denominazioni ai margini

Messaggioda FedericoI » 08 mar 2017 10:24

Dalle mie parti c'è una DOC pressoché sconosciuta....la Val Polcevera DOC....Il problema è che non ne vale la pena, nel senso che quel poco che ho bevuto non mi è piaciuto, la cui principale forma viene data dalla bianchetta Genovese (e in minor parte credo la Lumassina), che sono vitigni autoctoni, ma ripeto, non mi da soddisfazioni. Poi è proprio l'area geografica inadatta, essendo diventata la periferia industriale del Genovesato (pur essendo del levante, lavoro da queste parti), ormai la si produce in zone più a nord nei confini della doc, ergo Sant'Olcese, Serra Ricco, Campomorone e Ceranesi (e più a ovest credo anche Mele). Pensate che c'è anche una sotto denominazione, penso ormai scomparsa, che si chiama Val Polcevera Coronata che è proprio un quartiere alle spalle di Cornigliano (quest'ultimo postaccio industriale, una delle zone più brutte del Genovesato, almeno per me)

Meglio, e un po' più conosciuta, dove tra l'altro si usa anche la bianchetta, è la doc di Portofino-Golfo del Tigullio. E qua, ripeto, va decisamente meglio, anche se la reperibilità fuori zona è scarsetta. Principale produttore, Bisson. Produce sia una bianchetta Genovese (sempre senza grandi soddisfazione), sia un dolcetto/barbera che fa parte della doc(cosi cosi). Punta di diamante, e qua si sale decisamente, è il portofino spumante abissi dello stesso dove le bottiglie dopo la fermentazione vengono messe in gabbie metalliche ed immerse a 60 metri per un paio d'anni. A dire il vero l ho assaggiato una volta sola, però, per quanto ricordo, rimane un buon prodotto, anche se non proprio economico (eh te lo credo) con vitigni di bianchetta genovese e vermentino, ma anche cimixia a volte. Mentre la versione rosè mi pare sia fatta con ciliegiolo e granaccia! Ho visto che una volta è passato anche qua sul Forum con tutta la gamma, ma non ricordo chi lo vendesse.

Andando a ponente, togliendo alcune doc come quella della riviera di ponente, ben più conosciuta (anche se poco trovabile fuori), ma che cmq sa dare ottimi prodotti (Il Pigato di Bruna già ampiamento discusso in questo lido, ma che tuttavia non ho mai trovato in vendita sul forum), troviamo la doc Ormeasco di Pornassio (dolcetto), che non ha grande riscontro fuori regione, vedendosi poco al di fuori della Liguria (quasi nulla sul forum). Nessuna grande pretesa, ma cmq qualche soddisfazione la da.

Ben più conosciuto qua in questi lidi, anche se non se ne vede tantissimi, e che in generale regala qualche spunto in più (da bersi anche fresco con determinati piatti più complessi di pesce, eh secondo me sa rendere maggiormente) è il Rossese di dolceacuqa. Credo che qui si ha un maggior potenziale che negli ultimi anni sta venendo fuori.
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Re: Denominazioni ai margini

Messaggioda Alberto » 08 mar 2017 16:57

FedericoI ha scritto:Principale produttore, Bisson.

Sui dolci di Bisson mi sai dare qualche indicazione?
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Re: Denominazioni ai margini

Messaggioda Alberto » 08 mar 2017 17:00

Mi permetto: Gavi, un bianco con grande storia e che a mio avviso sa essere mooolto interessante, di cui sul forum non c'è più traccia (una volta almeno, in questi lidi, di La Scolca e Broglia si bevevano cose e se ne parlava).
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Re: Denominazioni ai margini

Messaggioda vinogodi » 08 mar 2017 17:23

Alberto ha scritto:Mi permetto: Gavi, un bianco con grande storia e che a mio avviso sa essere mooolto interessante, di cui sul forum non c'è più traccia (una volta almeno, in questi lidi, di La Scolca e Broglia si bevevano cose e se ne parlava).
...ti dirò : io ho continuato a berne con alterne fortune . Parlo di Gavi dei Gavi etichetta nera di La Scolca . Sembra essersi un po' imborghesito; anni fa era ai vertici , ma bisognava aspettarlo con pazienza qualche anno . Oggi è meno tagliente e più "consolatorio" già da subito, anche se ho diradato decisamente gli acquisti. Gli rimane , però , uno dei più grandi spumanti italiani e , per personalità, fra i più particolari (e buoni) del mondo con il suo D'Antan , assolutamente una bolla splendida e originalissima... 8)
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Re: Denominazioni ai margini

Messaggioda FedericoI » 08 mar 2017 18:16

Alberto ha scritto:
FedericoI ha scritto:Principale produttore, Bisson.

Sui dolci di Bisson mi sai dare qualche indicazione?


Poco, so che fa dei passiti, uno di bianchetta e uno di cimixa, oltre che allo sciacchetrà. Personalmente ho solo assaggiato quest'ultimo....sicuramente sa svilupparlo bene. E' un ottimo prodotto, (Ora se riesco mi organizzerò per assaggiare gli altri due passiti!) a mio parere meglio di quello delle cantine cinque terre. Forse anche di quello di Lunae. Devo dire che però non ho tutta questa familiarità con questo vino, visto che ne ho bevuto poco in alcuni assaggi.

C'è da considerare che lo sciacchetrà è un po' la punta di diamante di tutta la regione, uno sciacchetrà che non mi dia soddisfazione lo devo ancora incontrare, anche se viaggia a prezzi un po' altini, che tuttavia sono giustificati sia dalla provenienza (i terrazzamenti delle 5 terre, la difficolta oggettiva nel trasportare l'uva, dove si usano ancora quei trenini lentissimi su binari che si inerpicano per poter trasportare poi le cassette), che dai limiti (giusti) della disciplinare stessa. Tutto ciò ovviamente si ripercuote nei numeri produttivi, che sono limitati, e nei prezzi che sono appunto più elevati.
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Re: Denominazioni ai margini

Messaggioda FedericoI » 08 mar 2017 18:20

Per quanto riguarda Gavi: Beh, essendo qui vicino nelle enoteche c'è pieno (a parte che sulle enoteche Genovesi ci sarebbe da aprire un capitolo :evil: ). Il problema che produttori che sviluppano un prodotto di qualità, o meglio, un prodotto interessante, sono rari e nascosti tra mille etichette che di interessante hanno ben poco! :cry:
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Re: Denominazioni ai margini

Messaggioda venicka » 08 mar 2017 18:22

di carmignano so una mazza, ergo se c'è qualche boccia da provare sparate pure.
Per me più che ai margini due denominazioni che sono state rovinate dalla classica gestione "all'italiana" sono marsala e brachetto d'acqui.
Il primo dovrebbe stare a giocarsela con sherry porto e madeira nel campo lussuoso dei grandi vini liquorosi da invecchiamento invece sta in cucina tra scaloppine e zabaioni, il secondo quando è vinificato con logica non ha niente in meno dei bugey-cerdon che impazzano nei wine bar alternativi di los angeles e san francisco come aperitivi da "gente che ne sa", tutti fragolosi e dolci, perfetti per sostituire un cocktail mentre si chiacchera al bancone.
Del resto è emblematico che due tra i produttori più rappresentativi, de bartoli e cascina garitina (ma quanto è buono il brachetto niades?) siano costretti ad imbottigliare fuori dalle rispettive denominazioni per i soliti motivi burocratici.
Last et least secondo me una denominazione che potrebbe far avvicinare ai vini dolci chilate di persone neanche troppo competenti o appassionate è l'alto adige moscato rosa, lo trovo sempre un vino di grande immediatezza capace di far colpo sui palati più disparati.
In conclusione io affiderei l'intera gestione legislativa del sistema vitivinicolo italiano all'inao.
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Re: Denominazioni ai margini

Messaggioda FedericoI » 08 mar 2017 18:36

vinogodi ha scritto:
Alberto ha scritto:Mi permetto: Gavi, un bianco con grande storia e che a mio avviso sa essere mooolto interessante, di cui sul forum non c'è più traccia (una volta almeno, in questi lidi, di La Scolca e Broglia si bevevano cose e se ne parlava).
...ti dirò : io ho continuato a berne con alterne fortune . Parlo di Gavi dei Gavi etichetta nera di La Scolca . Sembra essersi un po' imborghesito; anni fa era ai vertici , ma bisognava aspettarlo con pazienza qualche anno . Oggi è meno tagliente e più "consolatorio" già da subito, anche se ho diradato decisamente gli acquisti. Gli rimane , però , uno dei più grandi spumanti italiani e , per personalità, fra i più particolari (e buoni) del mondo con il suo D'Antan , assolutamente una bolla splendida e originalissima... 8)


Bene a sapersi per La Scolca. hanno qualche proddotto in un enoteca qua vicino, ovviamente non il d'antan (che viaggia on line oltre i 50 euro) .
Il Gavi dei Gavi etichetta nera di La Scolca , costa 25 Eurio nella suddetta, prezzi sul forum magari sarebbero stati migliori (anche per lo spumante).
di spumante ho visto di recente il RUGRE' (sempre nella setta enoteca), ma non l ho preso perché non credo sia un buon prodotto....magari lo provo cmq, visto che costa poco!
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Re: Denominazioni ai margini

Messaggioda FedericoI » 08 mar 2017 18:44

venicka ha scritto:di carmignano so una mazza, ergo se c'è qualche boccia da provare sparate pure.
Per me più che ai margini due denominazioni che sono state rovinate dalla classica gestione "all'italiana" sono marsala e brachetto d'acqui.
Il primo dovrebbe stare a giocarsela con sherry porto e madeira nel campo lussuoso dei grandi vini liquorosi da invecchiamento invece sta in cucina tra scaloppine e zabaioni, il secondo quando è vinificato con logica non ha niente in meno dei bugey-cerdon che impazzano nei wine bar alternativi di los angeles e san francisco come aperitivi da "gente che ne sa", tutti fragolosi e dolci, perfetti per sostituire un cocktail mentre si chiacchera al bancone.
Del resto è emblematico che due tra i produttori più rappresentativi, de bartoli e cascina garitina (ma quanto è buono il brachetto niades?) siano costretti ad imbottigliare fuori dalle rispettive denominazioni per i soliti motivi burocratici.
Last et least secondo me una denominazione che potrebbe far avvicinare ai vini dolci chilate di persone neanche troppo competenti o appassionate è l'alto adige moscato rosa, lo trovo sempre un vino di grande immediatezza capace di far colpo sui palati più disparati.
In conclusione io affiderei l'intera gestione legislativa del sistema vitivinicolo italiano all'inao.


bevuto quello di fFranz Haas qualche anno fa,e me lo ricordo come uno dei miglior dolci Italiani mai bevuti!
Eh costa pure poco!
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Re: Denominazioni ai margini

Messaggioda FedericoI » 08 mar 2017 18:45

Dimenticavo, moscato rosa bevuto anche quello dell'Abbazia di Novacella, ed anch'esso me lo ricordo straordinario!
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Re: Denominazioni ai margini

Messaggioda Kalosartipos » 08 mar 2017 20:41

venicka ha scritto:e cascina garitina (ma quanto è buono il brachetto niades?)

Buonerrimo.. il mese prossimo passerò da Gianluca a fare scorta..
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Re: Denominazioni ai margini

Messaggioda littlewood » 08 mar 2017 21:20

Ma quanto e' buono il brachetto passito di forteto della luja!!! :D
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Re: Denominazioni ai margini

Messaggioda bruber73 » 08 mar 2017 21:32

Una denominazione delle mie parti con la quale non sono mai riuscito ad entrare in sintonia è quella del Marzemino.
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Re: Denominazioni ai margini

Messaggioda Bruciato » 08 mar 2017 21:40

secondo me uno dei problemi principali del Carmignano è il prezzo delle bottiglie buone...
per dire, PIAGGIA a me piace sempre... sopratutto la riserva... ma a quei prezzi guardo altrove.

stessa cosa mi capita per i BOCA...
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Re: Denominazioni ai margini

Messaggioda bettioldieci » 09 mar 2017 00:21

da me a treviso e provincia si produce il raboso, da non confondere con il rabosetto. Hanno creato il malanotte docg ma io consiglierei di bere qualche raboso classico. Ho sempre pensato che prima o poi un "pontoni" lo valorizzasse.
Ci ha provato cecchetto, comunque qualcosa di buono c'è...
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Re: Denominazioni ai margini

Messaggioda venicka » 09 mar 2017 11:12

FedericoI ha scritto:
bevuto quello di fFranz Haas qualche anno fa,e me lo ricordo come uno dei miglior dolci Italiani mai bevuti!
Eh costa pure poco!


ottimo anche secondo me, io recentemente ho bevuto il rosis della cantina di bolzano ed è stato un bel bere, boccia davvero piacevole.
Sul fatto che possa essere tra i migliori dolci italiani boh, io ammetto di non aver alcuna esperienza con moscato rosa invecchiati ergo non ho idea se e come possano evolversi in cantina.
Si aspettano delucidazioni da bevitori più esperti o da chi visita spesso quelle zone ergo magari qualche produttore gli ha aperto una boccia bella invecchiata.
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Re: Denominazioni ai margini

Messaggioda quellocheaspetta » 14 mar 2017 22:57

vinogodi ha scritto:potrebbero svolgere onestamente il loro compitino a tavola a prezzi anche sostenibili.

Sicuramente il Gutturnio è una di queste denominazioni. Vino gastronomico a base di Barbera ( per la quale ho un debole) lo considero uno dei vini più gastronomici, in particolare legato alla cucina territoriale dove è il maiale a fare da padrone. Se lavorato nella maniera giusta, quindi fermo e non frizzante, ha anche ottime potenzialità di invecchiamento. Purtroppo è diventato la brutta copia del lambrusco quando avrebbe la possibilità di diventare un vino ben più nobile, senza nulla togliere al tanto amato lambrusco. Una denominazione che non ha ancora trovato la sua identità.
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Re: Denominazioni ai margini

Messaggioda quellocheaspetta » 14 mar 2017 22:58

vinogodi ha scritto:potrebbero svolgere onestamente il loro compitino a tavola a prezzi anche sostenibili.

Sicuramente il Gutturnio è una di queste denominazioni. Vino gastronomico a base di Barbera ( per la quale ho un debole) lo considero uno dei vini più gastronomici, in particolare legato alla cucina territoriale dove è il maiale a fare da padrone. Se lavorato nella maniera giusta, quindi fermo e non frizzante, ha anche ottime potenzialità di invecchiamento. Purtroppo è diventato la brutta copia del lambrusco quando avrebbe la possibilità di diventare un vino ben più nobile, senza nulla togliere al tanto amato lambrusco. Una denominazione che non ha ancora trovato la sua identità.
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Re: Denominazioni ai margini

Messaggioda Alberto » 15 mar 2017 00:22

quellocheaspetta ha scritto:
vinogodi ha scritto:potrebbero svolgere onestamente il loro compitino a tavola a prezzi anche sostenibili.

Sicuramente il Gutturnio è una di queste denominazioni. Vino gastronomico a base di Barbera ( per la quale ho un debole) lo considero uno dei vini più gastronomici, in particolare legato alla cucina territoriale dove è il maiale a fare da padrone. Se lavorato nella maniera giusta, quindi fermo e non frizzante, ha anche ottime potenzialità di invecchiamento. Purtroppo è diventato la brutta copia del lambrusco quando avrebbe la possibilità di diventare un vino ben più nobile, senza nulla togliere al tanto amato lambrusco. Una denominazione che non ha ancora trovato la sua identità.

A parte che anche il Lambrusco ed il Gutturnio frizzante sanno essere a loro modo "nobili" se fatti con cura e aspirazione a rendere onore al territorio da cui provengono, secondo me l'"identità da trovare" di vini come il Gutturnio o l'Oltrepó Rosso non è quella del "grande" vino da invecchiamento, ma come dici giustamente tu quella di essere campioni di versatilità a tavola.
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Re: Denominazioni ai margini

Messaggioda quellocheaspetta » 15 mar 2017 01:09

Alberto ha scritto:
quellocheaspetta ha scritto:
vinogodi ha scritto:potrebbero svolgere onestamente il loro compitino a tavola a prezzi anche sostenibili.

Sicuramente il Gutturnio è una di queste denominazioni. Vino gastronomico a base di Barbera ( per la quale ho un debole) lo considero uno dei vini più gastronomici, in particolare legato alla cucina territoriale dove è il maiale a fare da padrone. Se lavorato nella maniera giusta, quindi fermo e non frizzante, ha anche ottime potenzialità di invecchiamento. Purtroppo è diventato la brutta copia del lambrusco quando avrebbe la possibilità di diventare un vino ben più nobile, senza nulla togliere al tanto amato lambrusco. Una denominazione che non ha ancora trovato la sua identità.

A parte che anche il Lambrusco ed il Gutturnio frizzante sanno essere a loro modo "nobili" se fatti con cura e aspirazione a rendere onore al territorio da cui provengono, secondo me l'"identità da trovare" di vini come il Gutturnio o l'Oltrepó Rosso non è quella del "grande" vino da invecchiamento, ma come dici giustamente tu quella di essere campioni di versatilità a tavola.

Fai bene a citare anche i vini dell'oltrepó, stesso uvaggio. In effetti intendevo un'altra cosa: non sarebbero dei grandi vini DA invecchiamento ma dei grandi vini SE invecchiati. La Croatina ha una carica tannica elevatissima che necessita di anni prima di svolgersi completamente, questo è il limite di questo uvaggio. E il discorso vale sia per i frizzanti che per i fermi.
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Re: Denominazioni ai margini

Messaggioda la_crota1925 » 15 mar 2017 13:02

Erbaluce di Caluso, sia secco come aperitivo e antipasti che quello passito (meglio con qualche anno sulle spalle).
spedizione al ricevimento del pagamento.

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