Montepulciano e trebbiano d'Abruzzo

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GabrieleB.
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Re: Montepulciano e trebbiano d'Abruzzo

Messaggioda GabrieleB. » 30 giu 2018 09:45

Caro Riccardo,grazie per ciò che scrivi e che ci permette di entrare sempre di più in sintonia con i vini di Valentini.Ho aperto poche settimane fa portata da un carissimo amico una bottiglia di Trebbiano 2013 e l'ho trovato sicuramente giovane ma già molto centrato come vino,sia in bocca che nei profumi,con un'eleganza e una finezza di fondo credimi sorprendenti.Nessun accenno di carbonica,vino molto limpido e senza odori "rustici".Tra le ultime annate mi dicono sicuramente una delle migliori riuscite,non ho metri di paragone perché le bottiglie che ho non le ho ancora aperte,a questo proposito,a che punto del loro cammino evolutivo valuti in questo momento 2010 e 2011?
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Re: Montepulciano e trebbiano d'Abruzzo

Messaggioda AedesLaterani2012 » 30 giu 2018 11:17

GabrieleB. ha scritto:Caro Riccardo,grazie per ciò che scrivi e che ci permette di entrare sempre di più in sintonia con i vini di Valentini.Ho aperto poche settimane fa portata da un carissimo amico una bottiglia di Trebbiano 2013 e l'ho trovato sicuramente giovane ma già molto centrato come vino,sia in bocca che nei profumi,con un'eleganza e una finezza di fondo credimi sorprendenti.Nessun accenno di carbonica,vino molto limpido e senza odori "rustici".Tra le ultime annate mi dicono sicuramente una delle migliori riuscite,non ho metri di paragone perché le bottiglie che ho non le ho ancora aperte,a questo proposito,a che punto del loro cammino evolutivo valuti in questo momento 2010 e 2011?


Gabri, anzitutto grazie della stima che non merito, soprattutto per le mie modeste capacità di analisi e scrittorie. Il 2011 è l'imprevedibilità fatta vino - se mi passi la metafora - quantunque lo giudichi a tutti gli effetti già pronto, godibile, non facilissimo da abbinare per i suoi descrittori 'sulfurei' che rimandano alla pietra focaia e vegetali che richiamano la ginestra in fiore. Il 2010 è un bambino, con un nerbo tutto erbaceo, quasi 'masticabile', e una scodata acida che lascia presagire una lunghissima parabola evolutiva di questa fantastica annata che in prospettiva, concordo nel dire che sia un "alter 1978". Anche nell'andamento climatico stagionale della 2010 ci sono stati molti punti di contatto con la calda e ventilata annata di fine anni '70. Un caro saluto, Gabri.
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Re: Montepulciano e trebbiano d'Abruzzo

Messaggioda AedesLaterani2012 » 30 giu 2018 11:19

maxer ha scritto:
AedesLaterani2012 ha scritto:No, Giovanni, volendo acquistare la 2014 a fine luglio in cantina, non la degusterò prima di settembre; agosto vado di bianchi e rosati alto-atesini, come tradizione vuole! Sai che ti dico, riflettendo sulla dicotomia - tutt'altro che banale - "varietale vs territoriale"? Che dalla insignificante varietà di Trebbiano abruzzese - come diceva Antinori - si ottiene un vino così territoriale con Valentini, al punto che un artigiano come lui, sa sorprenderti con annate 'anomale', al pari della '99 o della 2011, o con "unica" da uve con maturazioni fenoliche così indietro, come nella 2009, in cui fai davvero fatica a pensare a ben due attacchi di botrytis in meno di un mese, quantunque il frutto diluito resti indicatore di anticipazioni vendemmiali e di un lavoro in vigna fuori del comune. 2007, 2010 e 2013 che hai citato sono annate con prospettive evolutive di lunga, lunghissima gittata, questo è arcinoto; da bere e ribere nel tempo per testarne il divenire.
Ho avuto la fortuna di assaggiare quasi tutte le annate di Trebbiano dal '78, molte di esse più volte. Apprezzo la forte identità e singolarità di un prodotto che reputo prossimo ai vertici assoluti nella sua peculiare diversità da millesimo a millesimo, da lotto a lotto, nel suo essere selezione, quando imbottigliato, e felice espressione di quella vendemmia e di quella soltanto. Il resto è destinato solo alla memoria succedanea dei privati e dei ristoratori che ogni anno acquistano lo sfuso per la mescita quotidiana. Una sorta di sapiente declassamento delle uve; il Trebbiano abruzzese, etimologicamente parlando, ritorna "vino casareccio", alimento quotidiano, non più 'cavallo di razza' figlio del genotipo che si è integrato con l'ambiente territorio, come scrisse qualcuno.
Che altro dire, Giovanni? Il bianco di casa Valentini che preferisco? Il 2006, mai commercializzato per vari motivi: un piccolo capolavoro di umiltà ed artigianalità.
Perdonate - e perdonami anche tu Giovanni - ma quando leggo del Trebbiano del Maestro lauretano - come piace chiamarlo - interpretato e categorizzato con caparbia devozione come un "vino varietale" attraverso la sequela trita e ritrita dei descrittori comuni, dico sempre tra me e me: "Ragazzi, o io non sento nulla o qui non ci si capisce proprio nulla!". Poi ripenso all'ubicazione delle vigne nel comprensorio lauretano, alla latitudine, all'influenza della costa, e a come si sia espresso il Trebbiano abruzzese in quel fazzoletto d'Abruzzo bene individuabile. E penso che senza il gran MANICO di Valentini non si parlerebbe così a lungo, nel bene e nel male, di Trebbiano d'Abruzzo.

Perfetta traduzione della filosofia interpretativa del Trebbiano da parte del grande Valentini.
Complimenti per la chiarezza con cui esprimi la tua passione per l' opera del Maestro lauretano. :wink:


Troppo buono, Vincenzo, grazie. Non merito tanto plauso :oops: :oops:
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Re: Montepulciano e trebbiano d'Abruzzo

Messaggioda AedesLaterani2012 » 30 giu 2018 11:24

SommelierSardo ha scritto:
AedesLaterani2012 ha scritto:
SommelierSardo ha scritto:
AedesLaterani2012 ha scritto:Visto che il thread ormai sta prendendo un'altra piega, ricordo - così, tanto per notiziare i più - che i vini di Valentini non sono 'limpidi' perché non subiscono interventi di chiarifica, in fase fermentativa del mosto, con alcun tipo di stabilizzante. Dal mio modesto punto di vista dovrebbe essere un valore aggiunto piuttosto che un 'difetto', se con assenza di limpidità ci riferiamo alla velatura nel calice alla mescita.


Appunto corretto Ric, non è un dettaglio da nulla.
2007, 2010 e 2013 sono belle interpretazioni.
2011 non all'altezza del nome.
2014? Cosa ci racconterà? Lo hai già provato?
Non sono mai prevenuto sulle annate tribolate, sono il San Tommaso dell'assaggio :wink:


No, Giovanni, volendo acquistare la 2014 a fine luglio in cantina, non la degusterò prima di settembre; agosto vado di bianchi e rosati alto-atesini, come tradizione vuole! Sai che ti dico, riflettendo sulla dicotomia - tutt'altro che banale - "varietale vs territoriale"? Che dalla insignificante varietà di Trebbiano abruzzese - come diceva Antinori - si ottiene un vino così territoriale con Valentini, al punto che un artigiano come lui, sa sorprenderti con annate 'anomale', al pari della '99 o della 2011, o con "unica" da uve con maturazioni fenoliche così indietro, come nella 2009, in cui fai davvero fatica a pensare a ben due attacchi di botrytis in meno di un mese, quantunque il frutto diluito resti indicatore di anticipazioni vendemmiali e di un lavoro in vigna fuori del comune. 2007, 2010 e 2013 che hai citato sono annate con prospettive evolutive di lunga, lunghissima gittata, questo è arcinoto; da bere e ribere nel tempo per testarne il divenire.
Ho avuto la fortuna di assaggiare quasi tutte le annate di Trebbiano dal '78, molte di esse più volte. Apprezzo la forte identità e singolarità di un prodotto che reputo prossimo ai vertici assoluti nella sua peculiare diversità da millesimo a millesimo, da lotto a lotto, nel suo essere selezione, quando imbottigliato, e felice espressione di quella vendemmia e di quella soltanto. Il resto è destinato solo alla memoria succedanea dei privati e dei ristoratori che ogni anno acquistano lo sfuso per la mescita quotidiana. Una sorta di sapiente declassamento delle uve; il Trebbiano abruzzese, etimologicamente parlando, ritorna "vino casareccio", alimento quotidiano, non più 'cavallo di razza' figlio del genotipo che si è integrato con l'ambiente territorio, come scrisse qualcuno.
Che altro dire, Giovanni? Il bianco di casa Valentini che preferisco? Il 2006, mai commercializzato per vari motivi: un piccolo capolavoro di umiltà ed artigianalità.
Perdonate - e perdonami anche tu Giovanni - ma quando leggo del Trebbiano del Maestro lauretano - come piace chiamarlo - interpretato e categorizzato con caparbia devozione come un "vino varietale" attraverso la sequela trita e ritrita dei descrittori comuni, dico sempre tra me e me: "Ragazzi, o io non sento nulla o qui non ci si capisce proprio nulla!". Poi ripenso all'ubicazione delle vigne nel comprensorio lauretano, alla latitudine, all'influenza della costa, e a come si sia espresso il Trebbiano abruzzese in quel fazzoletto d'Abruzzo bene individuabile. E penso che senza il gran MANICO di Valentini non si parlerebbe così a lungo, nel bene e nel male, di Trebbiano d'Abruzzo.


Questo è vero amore!
Un applauso


Sì, vero amore, e non mi stancherò di scrivere di questo straordinario bianco. Grazie Giovanni, con sincera stima per le tue indiscusse capacità di degustatore e per la tua invidiabile collezione di italiche gemme... e non solo. :wink:
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Re: Montepulciano e trebbiano d'Abruzzo

Messaggioda gabresso » 30 giu 2018 11:31

AedesLaterani2012 ha scritto:
SommelierSardo ha scritto:
AedesLaterani2012 ha scritto:
SommelierSardo ha scritto:
AedesLaterani2012 ha scritto:Visto che il thread ormai sta prendendo un'altra piega, ricordo - così, tanto per notiziare i più - che i vini di Valentini non sono 'limpidi' perché non subiscono interventi di chiarifica, in fase fermentativa del mosto, con alcun tipo di stabilizzante. Dal mio modesto punto di vista dovrebbe essere un valore aggiunto piuttosto che un 'difetto', se con assenza di limpidità ci riferiamo alla velatura nel calice alla mescita.


Appunto corretto Ric, non è un dettaglio da nulla.
2007, 2010 e 2013 sono belle interpretazioni.
2011 non all'altezza del nome.
2014? Cosa ci racconterà? Lo hai già provato?
Non sono mai prevenuto sulle annate tribolate, sono il San Tommaso dell'assaggio :wink:


No, Giovanni, volendo acquistare la 2014 a fine luglio in cantina, non la degusterò prima di settembre; agosto vado di bianchi e rosati alto-atesini, come tradizione vuole! Sai che ti dico, riflettendo sulla dicotomia - tutt'altro che banale - "varietale vs territoriale"? Che dalla insignificante varietà di Trebbiano abruzzese - come diceva Antinori - si ottiene un vino così territoriale con Valentini, al punto che un artigiano come lui, sa sorprenderti con annate 'anomale', al pari della '99 o della 2011, o con "unica" da uve con maturazioni fenoliche così indietro, come nella 2009, in cui fai davvero fatica a pensare a ben due attacchi di botrytis in meno di un mese, quantunque il frutto diluito resti indicatore di anticipazioni vendemmiali e di un lavoro in vigna fuori del comune. 2007, 2010 e 2013 che hai citato sono annate con prospettive evolutive di lunga, lunghissima gittata, questo è arcinoto; da bere e ribere nel tempo per testarne il divenire.
Ho avuto la fortuna di assaggiare quasi tutte le annate di Trebbiano dal '78, molte di esse più volte. Apprezzo la forte identità e singolarità di un prodotto che reputo prossimo ai vertici assoluti nella sua peculiare diversità da millesimo a millesimo, da lotto a lotto, nel suo essere selezione, quando imbottigliato, e felice espressione di quella vendemmia e di quella soltanto. Il resto è destinato solo alla memoria succedanea dei privati e dei ristoratori che ogni anno acquistano lo sfuso per la mescita quotidiana. Una sorta di sapiente declassamento delle uve; il Trebbiano abruzzese, etimologicamente parlando, ritorna "vino casareccio", alimento quotidiano, non più 'cavallo di razza' figlio del genotipo che si è integrato con l'ambiente territorio, come scrisse qualcuno.
Che altro dire, Giovanni? Il bianco di casa Valentini che preferisco? Il 2006, mai commercializzato per vari motivi: un piccolo capolavoro di umiltà ed artigianalità.
Perdonate - e perdonami anche tu Giovanni - ma quando leggo del Trebbiano del Maestro lauretano - come piace chiamarlo - interpretato e categorizzato con caparbia devozione come un "vino varietale" attraverso la sequela trita e ritrita dei descrittori comuni, dico sempre tra me e me: "Ragazzi, o io non sento nulla o qui non ci si capisce proprio nulla!". Poi ripenso all'ubicazione delle vigne nel comprensorio lauretano, alla latitudine, all'influenza della costa, e a come si sia espresso il Trebbiano abruzzese in quel fazzoletto d'Abruzzo bene individuabile. E penso che senza il gran MANICO di Valentini non si parlerebbe così a lungo, nel bene e nel male, di Trebbiano d'Abruzzo.


Questo è vero amore!
Un applauso


Sì, vero amore, e non mi stancherò di scrivere di questo straordinario bianco. Grazie Giovanni, con sincera stima per le tue indiscusse capacità di degustatore e per la tua invidiabile collezione di italiche gemme... e non solo. :wink:



qui si va oltre l'amore caro Riccardo . Nel leggerti o nell'ascoltarti trascendi passione pura per il vino , stima per la persona , legame intrinseco col territorio ....sei andato oltre la curiosità, hai voluto conoscere, hai studiato , sei andato a vedere coi tuoi occhi , a sentire i rumori , a toccare i suoli... è un legame viscerale il tuo ... per quello non si puo' far altro ogni volta che leggere le tue parole con ammirazione .. ammirazione per questo sentimento !
complimenti ...
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Re: Montepulciano e trebbiano d'Abruzzo

Messaggioda maxer » 30 giu 2018 14:04

AedesLaterani2012 ha scritto:.....

maxer ha scritto:Perfetta traduzione della filosofia interpretativa del Trebbiano da parte del grande Valentini.
Complimenti per la chiarezza con cui esprimi la tua passione per l' opera del Maestro lauretano. :wink:

AedesLaterani2012 ha scritto:Troppo buono, Vincenzo, grazie. Non merito tanto plauso :oops: :oops:

Qui (Vincenzo/Vinos)
pro :?:
quo (Massimo/maxer)
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Re: Montepulciano e trebbiano d'Abruzzo

Messaggioda AedesLaterani2012 » 30 giu 2018 14:12

maxer ha scritto:
AedesLaterani2012 ha scritto:.....

maxer ha scritto:Perfetta traduzione della filosofia interpretativa del Trebbiano da parte del grande Valentini.
Complimenti per la chiarezza con cui esprimi la tua passione per l' opera del Maestro lauretano. :wink:

AedesLaterani2012 ha scritto:Troppo buono, Vincenzo, grazie. Non merito tanto plauso :oops: :oops:

Qui (Vincenzo/Vinos)
pro :?:
quo (Massimo/maxer)


Scusa, Max... chiedo venia! :wink:
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Re: Montepulciano e trebbiano d'Abruzzo

Messaggioda maxer » 30 giu 2018 16:58

:wink: :wink: :wink:
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Re: Montepulciano e trebbiano d'Abruzzo

Messaggioda paoly » 30 giu 2018 18:48

a mio parere il trebbiano, bevuto 2013 settimana scorsa, non è più quello di una volta, trovo che ci sia più tecnicismo rispetto a prima e questo ha levato un po' di anima al vino, (al cerasuolo in maniera anche più evidente).
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Re: Montepulciano e trebbiano d'Abruzzo

Messaggioda AedesLaterani2012 » 01 lug 2018 09:02

paoly ha scritto:a mio parere il trebbiano, bevuto 2013 settimana scorsa, non è più quello di una volta, trovo che ci sia più tecnicismo rispetto a prima e questo ha levato un po' di anima al vino, (al cerasuolo in maniera anche più evidente).


Paoly, perdona, senza alcuna velleità polemica da parte mia o pretesa alcuna di voler standardizzare il gusto di un prodotto così complesso, spesso associato al descrittore "rustico": potresti dirmi in che modo la tecnica (pulizia olfattiva, dominante alcolica nel Cerasuolo?) ha 'tolto anima al vino'? Qual è il terminus a quo secondo te: il cambio generazionale? Quale pertanto l'annata in cui più nettamente si discosta dal Trebbiano d'antan dell'azienda Valentini? Anticipatamente ringrazio e saluto :D
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Nebbiolino
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Re: Montepulciano e trebbiano d'Abruzzo

Messaggioda Nebbiolino » 01 lug 2018 14:23

AedesLaterani2012 ha scritto:
paoly ha scritto:a mio parere il trebbiano, bevuto 2013 settimana scorsa, non è più quello di una volta, trovo che ci sia più tecnicismo rispetto a prima e questo ha levato un po' di anima al vino, (al cerasuolo in maniera anche più evidente).


Paoly, perdona, senza alcuna velleità polemica da parte mia o pretesa alcuna di voler standardizzare il gusto di un prodotto così complesso, spesso associato al descrittore "rustico": potresti dirmi in che modo la tecnica (pulizia olfattiva, dominante alcolica nel Cerasuolo?) ha 'tolto anima al vino'? Qual è il terminus a quo secondo te: il cambio generazionale? Quale pertanto l'annata in cui più nettamente si discosta dal Trebbiano d'antan dell'azienda Valentini? Anticipatamente ringrazio e saluto :D


Vi leggo con interesse, ma fatico tanto a seguire certi ragionamenti.
D’accordo la passione, il territorio e il manico.
Ma ormai parliamo di bottiglie molto care, molto.
Il trebbiano non è più la bottiglia da 25/30 euro che si trovava non troppi anni fa qui sul forum.
Ormai viaggia sui 75.
Io mi aspetterei sempre un vino di livello, affidabile e... buono. Ma buono forte.
Che ogni bottiglia faccia storia a se, personalmente non mi va bene.
Non a questi prezzi.
A questo punto, sarei curiosissimo di bermi lo scudo, di cui ho sempre sentito parlare bene ma che non ho mai assaggiato.
Si dice che bisogna partire dal basso, per capire un produttore...
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Re: Montepulciano e trebbiano d'Abruzzo

Messaggioda Nebbiolino » 01 lug 2018 14:23

AedesLaterani2012 ha scritto:
paoly ha scritto:a mio parere il trebbiano, bevuto 2013 settimana scorsa, non è più quello di una volta, trovo che ci sia più tecnicismo rispetto a prima e questo ha levato un po' di anima al vino, (al cerasuolo in maniera anche più evidente).


Paoly, perdona, senza alcuna velleità polemica da parte mia o pretesa alcuna di voler standardizzare il gusto di un prodotto così complesso, spesso associato al descrittore "rustico": potresti dirmi in che modo la tecnica (pulizia olfattiva, dominante alcolica nel Cerasuolo?) ha 'tolto anima al vino'? Qual è il terminus a quo secondo te: il cambio generazionale? Quale pertanto l'annata in cui più nettamente si discosta dal Trebbiano d'antan dell'azienda Valentini? Anticipatamente ringrazio e saluto :D


Vi leggo con interesse, ma fatico tanto a seguire certi ragionamenti.
D’accordo la passione, il territorio e il manico.
Ma ormai parliamo di bottiglie molto care, molto.
Il trebbiano non è più la bottiglia da 25/30 euro che si trovava non troppi anni fa qui sul forum.
Ormai viaggia sui 75.
Io mi aspetterei sempre un vino di livello, affidabile e... buono. Ma buono forte.
Che ogni bottiglia faccia storia a se, personalmente non mi va bene.
Non a questi prezzi.
A questo punto, sarei curiosissimo di bermi lo scudo, di cui ho sempre sentito parlare bene ma che non ho mai assaggiato.
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Re: Montepulciano e trebbiano d'Abruzzo

Messaggioda gianni femminella » 01 lug 2018 19:41

Dico la mia, senza pretese.

Ho bevuto una sola volta, l'anno scorso, il trebbiano di Valentini. Era un 2005 e lo ricordo come privo delle imprecisioni cui fate cenno. Dotato di un profilo che definirei, se me lo passate, parecchio severo, che non concedeva niente a ruffianerie di vario genere. Mi viene in mente l'espressione, desueta, "dritto come un fuso".

Mi piace il trebbiano, ma quella bottiglia non ha lasciato il segno. Un solo assaggio però fa poco testo.
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Re: Montepulciano e trebbiano d'Abruzzo

Messaggioda Kalosartipos » 01 lug 2018 20:52

Nebbiolino ha scritto:
Vi leggo con interesse, ma fatico tanto a seguire certi ragionamenti.
D’accordo la passione, il territorio e il manico.
Ma ormai parliamo di bottiglie molto care, molto.
Il trebbiano non è più la bottiglia da 25/30 euro che si trovava non troppi anni fa qui sul forum.
Ormai viaggia sui 75.
Io mi aspetterei sempre un vino di livello, affidabile e... buono. Ma buono forte.
Che ogni bottiglia faccia storia a se, personalmente non mi va bene.
Non a questi prezzi.
A questo punto, sarei curiosissimo di bermi lo scudo, di cui ho sempre sentito parlare bene ma che non ho mai assaggiato.
Si dice che bisogna partire dal basso, per capire un produttore...

Ciao Marzio e bentornato.. io una bottiglia di bianco sfuso 2014 ce l'ho ancora..
"La vita è breve e bisogna che uno se la beva tutta".
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Re: Montepulciano e trebbiano d'Abruzzo

Messaggioda Nebbiolino » 02 lug 2018 22:49

Kalosartipos ha scritto:
Nebbiolino ha scritto:
Vi leggo con interesse, ma fatico tanto a seguire certi ragionamenti.
D’accordo la passione, il territorio e il manico.
Ma ormai parliamo di bottiglie molto care, molto.
Il trebbiano non è più la bottiglia da 25/30 euro che si trovava non troppi anni fa qui sul forum.
Ormai viaggia sui 75.
Io mi aspetterei sempre un vino di livello, affidabile e... buono. Ma buono forte.
Che ogni bottiglia faccia storia a se, personalmente non mi va bene.
Non a questi prezzi.
A questo punto, sarei curiosissimo di bermi lo scudo, di cui ho sempre sentito parlare bene ma che non ho mai assaggiato.
Si dice che bisogna partire dal basso, per capire un produttore...

Ciao Marzio e bentornato.. io una bottiglia di bianco sfuso 2014 ce l'ho ancora..


Ciao caro,

una settimana di ferie dopo due anni...
Mi piacerebbe ritrovarci intorno a un tavolo e berla insieme.
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Re: Montepulciano e trebbiano d'Abruzzo

Messaggioda Kalosartipos » 03 lug 2018 05:05

Nebbiolino ha scritto:
Kalosartipos ha scritto:Ciao Marzio e bentornato.. io una bottiglia di bianco sfuso 2014 ce l'ho ancora..


Ciao caro,

una settimana di ferie dopo due anni...
Mi piacerebbe ritrovarci intorno a un tavolo e berla insieme.

Quando vorrai.
"La vita è breve e bisogna che uno se la beva tutta".
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Re: Montepulciano e trebbiano d'Abruzzo

Messaggioda Ziliovino » 12 lug 2018 07:03

Unica visita che sono riuscito a concedermi durante le ferie: Nicola Santoleri.

Curiosità: già citato in Vino al Vino di Soldati:
https://books.google.it/books?id=2003DwAAQBAJ&pg=PT389&lpg=PT389&dq=soldati+vino+al+vino+santoleri&source=bl&ots=gbQxO485qe&sig=W4thz_S2qv0OJDQeJxTBOSWhAa0&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwjRuPf6vJfcAhVJ-6QKHViIAbkQ6AEIajAK#v=onepage&q=soldati%20vino%20al%20vino%20santoleri&f=false

Immagine

L'azienda si trova a Guardiagrele, siamo a circa una trentina di Km dalla costa, all'altezza di Ortona, e siamo quindi parecchio più a sud sia dalle colline teramane che da Loreto Aprutino (tanto per citare il comune più conosciuto da queste parti...), a circa 500m di altitudine, ed i vigneti hanno alle spalle l'imponente Majella e di fronte il mare. Il terroir e clima è di conseguenza molto differente dalle altre zone, ed in particolare ci troviamo praticamente su calanchi di argilla, con un terreno bianco che a sorpresa, con tutti i distinguo del caso, mostra diverse somiglianze con le famose "Rocche" di Barolo e Barbaresco (la foto non mi è uscita benissimo...).
Nicola Santoleri è citato in Vino al Vino di Soldati, le vigne parecchio vecchie, come anche le fallanze ed i cloni, Giovanni Santoleri mi parla di Bombino bianco utilizzato per il trebbiano d'Abruzzo, che niente ha da spartire con il Trebbiano Toscano, e che potrebbe invece essere imparentato con l'omonimo vitigno pugliese (ma non ho capito benissimo la questione). I vigneti sono gestiti da sempre in biologico e da pochi anni in biodinamico, la cantina ha sede in una grande casa coloniale, bombardata durante la seconda guerra mondiale ed oggi interamente ristrutturata (un gioiellino), mentre la bottaia è in centro al paese.
Dei 190 ettari di proprietà (si producono anche cereali) solo 28 sono vitati, ma solo il meglio finisce in bottiglia (circa 20/30 mila bott.) mentre il resto venduto sfuso ad imbottigliatori, ed il tempo non è assolutamente un problema, in quanto vini escono solo quando ritenuti pronti (vedasi le annate attualmente in commercio...).
L'accoglienza cordialissima di Giovanni, innamorato del suo territorio e desideroso di raccontarlo, comprende anche l'assaggio di prodotti tipici dei dintorni, e tra salsicce, salumi vari e ricotte, assaggiammo:
il trebbiano non filtrato 2015 (ne fa anche una versione filtrata, strana scelta) è la prima sorpresa, da criomacerazione che in genere odio, regala un naso fragrante e sussurrato di mela verde, cedro, sorso fresco e teso, amarognolo appena accennato, pecca in lunghezza ma scaldandosi continua a cambiare al naso.
Sii Me Brut Rosé, da metodo Charmat lungo che fanno spumantizzare a Gambellara (io tenterei sicuramente un metodo classico, o al limite un col fondo) è un divertissement da pizza e niente di più, con una bella fragolina e melograno.
Capitolo Montepulciano:
Vignaladra 2012 è la versione più facile, un'esplosione di frutta tridimensionale che farebbe venire non pochi pruriti a Luca Maroni, con una ciliegiona scura e polputa, ma senza marmellatone, ed anzi molto piacevole, bocca fresca e agile, da godere subito. Crognaleto 2007 acquista eleganza nei profumi, meno sparati e con qualche spezia, e maggior lunghezza al sorso. Crognaleto Riserva 2000, attualmente in commercio, gioca molto più sulla spezia, frutta scura, prugna secca quella polposa, fondo di caffè e una bella bocca piena. Direi un ottima linea.

Il Cerasuolo Crognaleto 2015 (si, 2015 rosato, alla faccia delle pizzerie che già oggi vogliono il 2018...) l'ho assaggiato a casa, di colore bello intenso, non da salasso ma da vendemmia leggermente anticipata, concede poco al naso, se non un po' di melagrana e fruttini rossi vari, appaga sicuramente di più al sorso dove è di mirabile equilibrio nel riuscire ad unire corpo, 13,5 di alcol, sapidità e giusta acidità.
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alì65
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Re: Montepulciano e trebbiano d'Abruzzo

Messaggioda alì65 » 12 lug 2018 07:08

Ziliovino ha scritto:Unica visita che sono riuscito a concedermi durante le ferie: Nicola Santoleri.

Curiosità: già citato in Vino al Vino di Soldati:
https://books.google.it/books?id=2003DwAAQBAJ&pg=PT389&lpg=PT389&dq=soldati+vino+al+vino+santoleri&source=bl&ots=gbQxO485qe&sig=W4thz_S2qv0OJDQeJxTBOSWhAa0&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwjRuPf6vJfcAhVJ-6QKHViIAbkQ6AEIajAK#v=onepage&q=soldati%20vino%20al%20vino%20santoleri&f=false

Immagine

L'azienda si trova a Guardiagrele, siamo a circa una trentina di Km dalla costa, all'altezza di Ortona, e siamo quindi parecchio più a sud sia dalle colline teramane che da Loreto Aprutino (tanto per citare il comune più conosciuto da queste parti...), a circa 500m di altitudine, ed i vigneti hanno alle spalle l'imponente Majella e di fronte il mare. Il terroir e clima è di conseguenza molto differente dalle altre zone, ed in particolare ci troviamo praticamente su calanchi di argilla, con un terreno bianco che a sorpresa, con tutti i distinguo del caso, mostra diverse somiglianze con le famose "Rocche" di Barolo e Barbaresco (la foto non mi è uscita benissimo...).
Nicola Santoleri è citato in Vino al Vino di Soldati, le vigne parecchio vecchie, come anche le fallanze ed i cloni, Giovanni Santoleri mi parla di Bombino bianco utilizzato per il trebbiano d'Abruzzo, che niente ha da spartire con il Trebbiano Toscano, e che potrebbe invece essere imparentato con l'omonimo vitigno pugliese (ma non ho capito benissimo la questione). I vigneti sono gestiti da sempre in biologico e da pochi anni in biodinamico, la cantina ha sede in una grande casa coloniale, bombardata durante la seconda guerra mondiale ed oggi interamente ristrutturata (un gioiellino), mentre la bottaia è in centro al paese.
Dei 190 ettari di proprietà (si producono anche cereali) solo 28 sono vitati, ma solo il meglio finisce in bottiglia (circa 20/30 mila bott.) mentre il resto venduto sfuso ad imbottigliatori, ed il tempo non è assolutamente un problema, in quanto vini escono solo quando ritenuti pronti (vedasi le annate attualmente in commercio...).
L'accoglienza cordialissima di Giovanni, innamorato del suo territorio e desideroso di raccontarlo, comprende anche l'assaggio di prodotti tipici dei dintorni, e tra salsicce, salumi vari e ricotte, assaggiammo:
il trebbiano non filtrato 2015 (ne fa anche una versione filtrata, strana scelta) è la prima sorpresa, da criomacerazione che in genere odio, regala un naso fragrante e sussurrato di mela verde, cedro, sorso fresco e teso, amarognolo appena accennato, pecca in lunghezza ma scaldandosi continua a cambiare al naso.
Sii Me Brut Rosé, da metodo Charmat lungo che fanno spumantizzare a Gambellara (io tenterei sicuramente un metodo classico, o al limite un col fondo) è un divertissement da pizza e niente di più, con una bella fragolina e melograno.
Capitolo Montepulciano:
Vignaladra 2012 è la versione più facile, un'esplosione di frutta tridimensionale che farebbe venire non pochi pruriti a Luca Maroni, con una ciliegiona scura e polputa, ma senza marmellatone, ed anzi molto piacevole, bocca fresca e agile, da godere subito. Crognaleto 2007 acquista eleganza nei profumi, meno sparati e con qualche spezia, e maggior lunghezza al sorso. Crognaleto Riserva 2000, attualmente in commercio, gioca molto più sulla spezia, frutta scura, prugna secca quella polposa, fondo di caffè e una bella bocca piena. Direi un ottima linea.

Il Cerasuolo Crognaleto 2015 (si, 2015 rosato, alla faccia delle pizzerie che già oggi vogliono il 2018...) l'ho assaggiato a casa, di colore bello intenso, non da salasso ma da vendemmia leggermente anticipata, concede poco al naso, se non un po' di melagrana e fruttini rossi vari, appaga sicuramente di più al sorso dove è di mirabile equilibrio nel riuscire ad unire corpo, 13,5 di alcol, sapidità e giusta acidità.


visita fatta nel 2003/04, spiace la scomparsa del padre, il vero genio dell'azienda
nelle annate pre2000 la riserva non aveva vita molto lunga; anni che non seguo più questa azienda ma spero che i figli siano stati in grado di portare avanti tutto quello (e anche di più) che a creato il loro padre.....se lo meritano
profilo, perdente sfigato....l'ha detto wineduck.... :mrgreen:
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Re: Montepulciano e trebbiano d'Abruzzo

Messaggioda AedesLaterani2012 » 12 lug 2018 09:19

Ziliovino ha scritto:Unica visita che sono riuscito a concedermi durante le ferie: Nicola Santoleri.

Curiosità: già citato in Vino al Vino di Soldati:
https://books.google.it/books?id=2003DwAAQBAJ&pg=PT389&lpg=PT389&dq=soldati+vino+al+vino+santoleri&source=bl&ots=gbQxO485qe&sig=W4thz_S2qv0OJDQeJxTBOSWhAa0&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwjRuPf6vJfcAhVJ-6QKHViIAbkQ6AEIajAK#v=onepage&q=soldati%20vino%20al%20vino%20santoleri&f=false

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L'azienda si trova a Guardiagrele, siamo a circa una trentina di Km dalla costa, all'altezza di Ortona, e siamo quindi parecchio più a sud sia dalle colline teramane che da Loreto Aprutino (tanto per citare il comune più conosciuto da queste parti...), a circa 500m di altitudine, ed i vigneti hanno alle spalle l'imponente Majella e di fronte il mare. Il terroir e clima è di conseguenza molto differente dalle altre zone, ed in particolare ci troviamo praticamente su calanchi di argilla, con un terreno bianco che a sorpresa, con tutti i distinguo del caso, mostra diverse somiglianze con le famose "Rocche" di Barolo e Barbaresco (la foto non mi è uscita benissimo...).
Nicola Santoleri è citato in Vino al Vino di Soldati, le vigne parecchio vecchie, come anche le fallanze ed i cloni, Giovanni Santoleri mi parla di Bombino bianco utilizzato per il trebbiano d'Abruzzo, che niente ha da spartire con il Trebbiano Toscano, e che potrebbe invece essere imparentato con l'omonimo vitigno pugliese (ma non ho capito benissimo la questione). I vigneti sono gestiti da sempre in biologico e da pochi anni in biodinamico, la cantina ha sede in una grande casa coloniale, bombardata durante la seconda guerra mondiale ed oggi interamente ristrutturata (un gioiellino), mentre la bottaia è in centro al paese.
Dei 190 ettari di proprietà (si producono anche cereali) solo 28 sono vitati, ma solo il meglio finisce in bottiglia (circa 20/30 mila bott.) mentre il resto venduto sfuso ad imbottigliatori, ed il tempo non è assolutamente un problema, in quanto vini escono solo quando ritenuti pronti (vedasi le annate attualmente in commercio...).
L'accoglienza cordialissima di Giovanni, innamorato del suo territorio e desideroso di raccontarlo, comprende anche l'assaggio di prodotti tipici dei dintorni, e tra salsicce, salumi vari e ricotte, assaggiammo:
il trebbiano non filtrato 2015 (ne fa anche una versione filtrata, strana scelta) è la prima sorpresa, da criomacerazione che in genere odio, regala un naso fragrante e sussurrato di mela verde, cedro, sorso fresco e teso, amarognolo appena accennato, pecca in lunghezza ma scaldandosi continua a cambiare al naso.
Sii Me Brut Rosé, da metodo Charmat lungo che fanno spumantizzare a Gambellara (io tenterei sicuramente un metodo classico, o al limite un col fondo) è un divertissement da pizza e niente di più, con una bella fragolina e melograno.
Capitolo Montepulciano:
Vignaladra 2012 è la versione più facile, un'esplosione di frutta tridimensionale che farebbe venire non pochi pruriti a Luca Maroni, con una ciliegiona scura e polputa, ma senza marmellatone, ed anzi molto piacevole, bocca fresca e agile, da godere subito. Crognaleto 2007 acquista eleganza nei profumi, meno sparati e con qualche spezia, e maggior lunghezza al sorso. Crognaleto Riserva 2000, attualmente in commercio, gioca molto più sulla spezia, frutta scura, prugna secca quella polposa, fondo di caffè e una bella bocca piena. Direi un ottima linea.

Il Cerasuolo Crognaleto 2015 (si, 2015 rosato, alla faccia delle pizzerie che già oggi vogliono il 2018...) l'ho assaggiato a casa, di colore bello intenso, non da salasso ma da vendemmia leggermente anticipata, concede poco al naso, se non un po' di melagrana e fruttini rossi vari, appaga sicuramente di più al sorso dove è di mirabile equilibrio nel riuscire ad unire corpo, 13,5 di alcol, sapidità e giusta acidità.


Molto belle le note di degustazione ed il diario di viaggio, che si leggono tutte d'un fiato. Interessante la questione del Bombino bianco, ampelograficamente "imparentato" col quello delle Murge. Come tu ben sai qui da noi, in Italia centrale, il Bombino bianco è un'istituzione, a cominciare dalle denominazioni tuscolane come il Cannellino, per finire con il Pagadebit varcando il Metauro...
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Re: Montepulciano e trebbiano d'Abruzzo

Messaggioda bpdino » 12 lug 2018 12:14

Ziliovino ha scritto:Unica visita che sono riuscito a concedermi durante le ferie: Nicola Santoleri.

Curiosità: già citato in Vino al Vino di Soldati:
https://books.google.it/books?id=2003DwAAQBAJ&pg=PT389&lpg=PT389&dq=soldati+vino+al+vino+santoleri&source=bl&ots=gbQxO485qe&sig=W4thz_S2qv0OJDQeJxTBOSWhAa0&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwjRuPf6vJfcAhVJ-6QKHViIAbkQ6AEIajAK#v=onepage&q=soldati%20vino%20al%20vino%20santoleri&f=false

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L'azienda si trova a Guardiagrele, siamo a circa una trentina di Km dalla costa, all'altezza di Ortona, e siamo quindi parecchio più a sud sia dalle colline teramane che da Loreto Aprutino (tanto per citare il comune più conosciuto da queste parti...), a circa 500m di altitudine, ed i vigneti hanno alle spalle l'imponente Majella e di fronte il mare. Il terroir e clima è di conseguenza molto differente dalle altre zone, ed in particolare ci troviamo praticamente su calanchi di argilla, con un terreno bianco che a sorpresa, con tutti i distinguo del caso, mostra diverse somiglianze con le famose "Rocche" di Barolo e Barbaresco (la foto non mi è uscita benissimo...).
Nicola Santoleri è citato in Vino al Vino di Soldati, le vigne parecchio vecchie, come anche le fallanze ed i cloni, Giovanni Santoleri mi parla di Bombino bianco utilizzato per il trebbiano d'Abruzzo, che niente ha da spartire con il Trebbiano Toscano, e che potrebbe invece essere imparentato con l'omonimo vitigno pugliese (ma non ho capito benissimo la questione). I vigneti sono gestiti da sempre in biologico e da pochi anni in biodinamico, la cantina ha sede in una grande casa coloniale, bombardata durante la seconda guerra mondiale ed oggi interamente ristrutturata (un gioiellino), mentre la bottaia è in centro al paese.
Dei 190 ettari di proprietà (si producono anche cereali) solo 28 sono vitati, ma solo il meglio finisce in bottiglia (circa 20/30 mila bott.) mentre il resto venduto sfuso ad imbottigliatori, ed il tempo non è assolutamente un problema, in quanto vini escono solo quando ritenuti pronti (vedasi le annate attualmente in commercio...).
L'accoglienza cordialissima di Giovanni, innamorato del suo territorio e desideroso di raccontarlo, comprende anche l'assaggio di prodotti tipici dei dintorni, e tra salsicce, salumi vari e ricotte, assaggiammo:
il trebbiano non filtrato 2015 (ne fa anche una versione filtrata, strana scelta) è la prima sorpresa, da criomacerazione che in genere odio, regala un naso fragrante e sussurrato di mela verde, cedro, sorso fresco e teso, amarognolo appena accennato, pecca in lunghezza ma scaldandosi continua a cambiare al naso.
Sii Me Brut Rosé, da metodo Charmat lungo che fanno spumantizzare a Gambellara (io tenterei sicuramente un metodo classico, o al limite un col fondo) è un divertissement da pizza e niente di più, con una bella fragolina e melograno.
Capitolo Montepulciano:
Vignaladra 2012 è la versione più facile, un'esplosione di frutta tridimensionale che farebbe venire non pochi pruriti a Luca Maroni, con una ciliegiona scura e polputa, ma senza marmellatone, ed anzi molto piacevole, bocca fresca e agile, da godere subito. Crognaleto 2007 acquista eleganza nei profumi, meno sparati e con qualche spezia, e maggior lunghezza al sorso. Crognaleto Riserva 2000, attualmente in commercio, gioca molto più sulla spezia, frutta scura, prugna secca quella polposa, fondo di caffè e una bella bocca piena. Direi un ottima linea.

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Comunque l'ultimo Montepulciano Riserva di Santoleri in commercio sarebbe questo:

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Re: Montepulciano e trebbiano d'Abruzzo

Messaggioda Ziliovino » 12 lug 2018 12:26

bpdino ha scritto:
Ziliovino ha scritto:Unica visita che sono riuscito a concedermi durante le ferie: Nicola Santoleri.



Comunque l'ultimo Montepulciano Riserva di Santoleri in commercio sarebbe questo:

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Quando ci sono stato aveva in vendita la riserva Crognaleto 2000 (assaggiata), e l'edizione limitata 2001 in foto, con etichetta storica commemorativa e selezione di una particolare botte che ha avuto un affinamento in legno prolungato (non assaggiato). Se l'hai stappata tu come l'hai trovata?
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Re: Montepulciano e trebbiano d'Abruzzo

Messaggioda bpdino » 12 lug 2018 14:04

Ziliovino ha scritto:
bpdino ha scritto:
Ziliovino ha scritto:Unica visita che sono riuscito a concedermi durante le ferie: Nicola Santoleri.



Comunque l'ultimo Montepulciano Riserva di Santoleri in commercio sarebbe questo:

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Quando ci sono stato aveva in vendita la riserva Crognaleto 2000 (assaggiata), e l'edizione limitata 2001 in foto, con etichetta storica commemorativa e selezione di una particolare botte che ha avuto un affinamento in legno prolungato (non assaggiato). Se l'hai stappata tu come l'hai trovata?


Se devo essere sincero un po' chiuso ma con tanta materia in corpo: forse ha bisogno di almeno un paio di anni ancora per trovare il giusto equilibrio. Credo sia frutto di una botte rimasta intonsa da quel tempo e che solo un annetto fa ha avuto il piacere di entrare in btg (ecco il motivo del lungo affinamento). Se non ricordo male la Riserva 2000 è uscita oramai da oltre 4-5 anni e da allora diciamo pure che in Santoleri si erano chiusi i giochi fintanto che il "figlio" non ha ripreso a rimettere in moto la macchina seriamente, ma solo negli ultimi 2-3 anni.

Tutto questo per dire comunque come il Montepulciano d'Abruzzo sia un vitigno che se espresso nella giusta maniera può offrire uno di quei vini che possono benissimo correre molti lustri insieme a noi senza cedere il passo: non è sempre necessario andare a Loreto per scoprirlo.
Bernardo
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